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domenica 20 ottobre 2024

Film 2312 - The Substance

Intro: Non sapevo davvero cosa aspettarmi da questa pellicola, ma dalle recensioni sembrava davvero un evento da non perdere.

Film 2312: "The Substance" (2024) di Coralie Fargeat
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Niamh, Débora
In sintesi: forse non un film perfetto, ma assolutamente il titolo della stagione.
Inaspettato, assurdo, macrabo e, al contempo, in grando di veicolare chiaramente il proprio messaggio - c'è chi addirittura dice tropo poco velatamente - "The Substance" non è un prodotto per tutti i palati, ma ha il grande pregio di sapere di novità. Il che, visto il recente panorama cinematografico, è già di per sé un miracolo.
La premessa è intrigante: showgirl con carriera in declino, decide di iniettarsi una sostanza in grado di liberare una versione migliore di se stessi. Entrambe le versioni coesistono, ma mai allo stesso tempo perché quando una è sveglia, l'altra è in una sorta di coma. Questo ciclo si ripete settimanalmente e, in teroria, se si rispetta le regole, tutto dovrebbe filare liscio. Ovviamente non sarà così.
Interessante sia a livello narrativo che estetico (c'è anche un po' di "The Shining" nei vari corridoi televisivi), "The Substance" funziona alla grande, ma funziona anche e soprattutto grazie a una Demi Moore mai così decisa a mettersi in gioco. Sicuramente qualche nomination dovrebbe uscirne, ma il vero colpaccio sarebbe la candidatura a non protagonista agli Oscar. È ancora molto presto per parlarne, ma io un po' ci spero.
Uniche critiche personali, ho trovato l'inizio un po' lento mentre il finale qualche volta mi ha perso. Non in toto, però il passaggio da totale fragilità fisica del personaggio di Elisabeth (Moore) a improvvisamente un combattimento da pellicola d'azione con lanci contro le pareti e botte da orbi mi ha lasciato perplesso. Poi capisco che sia tutto in chiave assurda e faccia parte del finale sopra le righe, violento e splatter, però il cambio di passo è talmente repentino che lì per lì mi ha infastidito.
Detto ciò, sceneggiatura e regia pazzesca di Coralie Fargeat, grande colonna sonora, visione estetica generale chiarissima e d'impatto e due performance complementari e che si complimentano grazie Demi Moore e Margaret Qualley che davvero in questo film danno tutte se stesse.
Per parafrasare Charli XCX, "The Substance" IS Brat.
Film 2312 - The Substance
Film 2349 - The Substance
Cast: Demi Moore, Margaret Qualley, Dennis Quaid, Gore Abrams, Oscar Lesage, Christian Erickson, Hugo Diego Garcia.
Box Office: $32.3 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Non per tutti, ma sicuramente un'esperienza. Per chi non si lascia spaventare da un po' di slatter e gore qua e là, "The Substance" è l'evento della stagione. Da non perdere.
Premi: In concorso a Cannes 2024, dove Coralie Fargeat ha vinto per la Miglior sceneggiatura.
Parola chiave: Perfect candidate.
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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 11 ottobre 2024

Film 2311 - Ecce bombo

Intro: Non mi capita spesso di andare al cinema in Italia, men che meno di andare a vedere un vecchio film in un cinema da poco restaurato. Così, quando la mia amica Alessandra mi ha proposto di andare a vedere una vecchia pellicola di Nanni Moretti al Modernissimo di Bologna, ho accettato al volo.

Film 2310: "Ecce bombo" (1978) di Nanni Moretti
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Alessandra, Pippo
In sintesi: forse quello che mi è piaciuto di più di questa esperienza cinematografica è stata la cornice architettonica del Modernissimo, restaurato ad opera d'arte. Per chiunque ne abbia l'opportunità, un'occasione da non perdere.
Per il resto, devo ammettere che "Ecce bombo" non sia un prodotto che faccia per me: trama difficile da seguire - ne ho dovuto leggere il riassunto su Wikipedia per capire meglio le sfumature di certe parti che non avevo capito - e una particolare modalità recitativa monotono, insieme a un montaggio asettico, hanno reso la visione difficile e a tratti soporifera (non è stato saggio andare a fare aperitivo prima della visione, tra l'altro cominciata alle 10 di sera passate).
Insomma, nonostante tutte le mie buone intenzioni, per me "Ecce bombo" è un no.
Cast: Nanni Moretti, Fabio Traversa, Luisa Rossi, Glauco Mauri, Lina Sastri, Piero Galletti, Susanna Javicoli.
Box Office: /
Vale o non vale: I fan di Moretti della prima ora apprezzeranno. Per lo spettatore medio o chi non sia abituato con questo tipo di pellicole, una visione confusa e difficile da seguire.
Premi: In concorso a Cannes 1978.
Parola chiave: Autocoscienza.
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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 2 settembre 2020

Film 1912 - Papicha

Intro: L'esperienza del cinema all'aperto mi mancava da un po', così quando si è presentata l'occasione di vedere alla'arena estiva del cinema Tivoli questa pellicola, l'ho colta al volo. Anche perché avevo un ospite speciale.
Film 1912: "Papicha" (2019) di Mounia Meddour
Visto: al cinema
Lingua: algerino, francese
Compagnia: Andrea
In sintesi: mi sfugge un attimo a cosa si riferisca il titolo italiano "Non conosci Papicha", in ogni caso il film di Mounia Meddour è un bellissimo pugno nello stomaco. Ricordo che dopo la visione ho pensato che la storia riuscisse sempre e con efficacia a raccontare le sue vicende accompagnando una carezza a uno schiaffo, come se non ci fosse mai davvero il tempo di assaporare un bel momento, quell'attimo di pace, che subito la dura realtà della situazione reclama il suo spazio.
Trovo che la grande forza di "Papicha" stia principalmente nel fatto che non cerchi di impietosire, abituando velocemente lo spettatore ad aspettarsi note molto dolorose, pur riuscendo a veicolare il messaggio che ogni momento positivo guadagnato vada assaporato appieno. Non c'è tempo per cantare vittoria, la tensione è continua, eppure ogni conquista è un piccolo passo avanti che si custodisce gelosamente.
E' così che Nedjma,'Papicha' (Lyna Khoudri), vive la sua vita di studentessa universitaria, tra lo studio per diventare fashion designer e uno scenario culturale che, da mero sfondo, si insinua sempre più violentemente nel suo quotidiano: siamo nell'Algeri degli anni '90 e, dopo anni di occidentalizzazione più o meno accettata, la situazione cambia rapidamente quando si affaccia la realtà della guerra civile. Nedjma e le sue amiche non vogliono arrendersi ai nuovi diktat culturali e a modo loro combattono per le cause in cui credono, non senza perdite notevoli.
Ed è così per tutto il film che, da spettatori occidentali degli anni 2000 (belli inoltrati), tifiamo per le quattro protagoniste e auguriamo loro di affacciarsi ad un futuro migliore e più libero, pur sapendo che terrorismo ed estremismo non lasciano spazio a quel lieto fine cui ci hanno troppo spesso abituato. "Papicha" non racconta una storia per farci sentire bene o meglio con noi stessi, invece mette lucidamente a fuoco una realtà molto lontana dalla nostra, inevitabilmente ricordandoci quanto siamo stati fortunati a crescere in un clima di accettazione e determinazione della propria identità - per quanto oggi più che mai siano valori messi ampiamente in discussione a favore di populismo e superficialità - che ci ha permesso e ci permettere di vivere le nostre vite con un'ampissima dose di autonomia. E' un bene, dunque, che esistano pellicole come questa, storie che ci ricordino quanto sia facile scivolare indietro nel tempo, quanto sia semplice cadere nell'odio e con quanta naturalezza siamo capaci di imporre agli altri un'unica visione del mondo che segua la massima della moralità soffocando ogni altra prospettiva sulle cose. Provare a chiedersi "Cosa avrei fatto se fossi stato/a Nedjma?" è un esercizio mentale che, al giorno d'oggi, fa sicuramente bene.
Cast: Lyna Khoudri, Shirine Boutella, Amira Hilda Douaouda, Yasin Houicha, Zahra Doumandji, Nadia Kaci.
Box Office: $2 milioni
Vale o non vale: Potente e spesso straziante, "Papicha" trova il suo modo di veicolare una poeticità rinfrescante. Perfetto il cast, il film funziona grazie soprattutto alle performance delle quattro protagoniste, così diverse eppure interconnesse tra loro dal bisogno di determinare il loro percorso attraverso le proprie scelte.
Un titolo per niente facile che sicuramente non convincerà tutti ad essere visto ma, per tutti quelli che fossero nel dubbio, "Papicha" è assolutamente una storia su cui puntare.
Premi: In concorso a Cannes 2019 per la categoria Un Certain Regard. 2 vittorie su 2 candidature ai César di quest'anno per Miglior opera prima e Miglior attrice esordiente (Lyna Khoudri).
Parola chiave: Défilé.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 7 agosto 2020

Film 1904 - Paris, Texas

Intro: Ormai non so più quanti anni fa comprai il dvd di questo film, ma non l'ho mai usato. E, a dire il vero, nemmeno questa volta dato che ho usufruito dello streaming...
Film 1904: "Paris, Texas" (1984) di Wim Wenders
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: onestamente non ero sicuro al 100% che "Paris, Texas" fosse la scelta giusta per la mia serata, più che altro perché un film indie di 147 minuti diretto da Wenders (di cui ho visto finora solo "The Salt of the Earth") e vincitore della Palma d'Oro a Cannes di solito non è esattamente il genere di cui sono più appassionato.
La realtà è che ultimamente mi ritrovo sempre più spesso a confrontarmi con generi, registi o storie che prima non avrei mai preso in considerazione e, seppure abbia ancora tanta strada da fare, sono decisamente orgoglioso di questa nuova piega multitematica. Soprattutto perché sono uno che coi cambiamenti inizialmente ci fa a pugni. Meno male, invece, che sto attraversando questa fase di sperimentazione, perché "Paris, Texas" è un bellissimo film che mi ha molto soddisfatto. Più o meno inaspettatamente.
La storia si concentra su Travis Henderson (Harry Dean Stanton) che, ritrovato a vagabondare per il deserto e incapace di ricordare la propria identità a causa di un'amnesia, finirà per riacquistare lentamente la memoria grazie al ricongiungersi con i suoi famigliari - il fratello e il figlioletto - finendo per mettersi sulle tracce della moglie Jane (Nastassja Kinski). Nel mentre, noi come lui rimettiamo insieme i pezzi di una vita che pare essersi messa in pausa.
Il film di Wenders parte pianissimo e lascia temere che sarà una di quelle pellicole che, con la scusa della componente artistica, giochi tutto su tempistiche bibliche per raccontari fatti riassumibili in una mezzora. La realtà è che "Paris, Texas" ingrana bene e sancisce il suo ritmo, in un crescendo emotivo che ha il suo culmine nell'incontro tra i due ex, separati da un vetro oscurato e impossibilitati a comunicare se non tramite un telefono (fa molto Covid-19).
Insomma, sono rimasto soddisfatto dalla visione e, anzi, mi ha persino invogliato a recuperare qualche classicone di Wenders come "Il cielo sopra Berlino", "Tokyo-Ga", "Buena Vista Social Club" o "Pina".
Cast: Harry Dean Stanton, Nastassja Kinski, Dean Stockwell, Aurore Clément, Hunter Carson.
Box Office: $2.2 milioni
Vale o non vale: Non è un film per tutti, non è un film per tutte le occasioni ma, voleste decidervi a dare una chance a questo film, sono sicuro che in qualche modo ne rimarrete affascinati. Lasciatevi trasportare dalla storia e, soprattutto, dalla grandissima performance di Harry Dean Stanton.
Premi: Candidato al Golden Globe e ai César per il Miglior film straniero. 4 nomination ai BAFTA (Miglior film, sceneggiatura non originale e colonna sonora) ha vinto per la Miglior regia. Candidato a 2 David di Donatello (film straniero e attrice straniera Nastassja Kinski). Vincitore a Cannes della Palma d'Oro.
Parola chiave: Passato.

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Bengi

sabato 25 maggio 2019

Film 1597 - Only God Forgives

Intro: Non avevo alcuna intenzione di vederlo, ma Ryan è Ryan e ogni tanto cambiare un po' genere può fare bene. O no?
Film 1597: "Only God Forgives" (2013) di Nicolas Winding Refn
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: visivamente intrigante ed esteticamente sicuramente riuscito, nel complesso "Only God Forgives" è, però, un brutto film. Privo di qualcosa da raccontare, Nicolas Winding Refn tenta di bissare il successo ottenuto con "Drive", esasperando il racconto e richiedendo allo spettatore un grandissimo atto di fede che si tramuta in un attesa senza speranza. Un film immobile, una narrazione priva di pathos, di suspense, che prende vita solamente nel finale pur non riuscendo a lasciare lo spettatore soddisfatto. Non è colpa degli attori, né della regia. La verità è che questa pellicola si basa sul nulla e col nulla ti lascia.
Cast: Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas, Vithaya Pansringarm, Rhatha Phongam, Gordon Brown, Tom Burke.
Box Office: $10.6 milioni
Vale o non vale: Nicolas Winding Refn ha fatto di meglio (davvero, però?) e sicuramente Ryan Gosling può annoverare titoli più riusciti nella sua filmografia. Non perdete tempo con questa pellicola.
Premi: In concorso al Festival di Cannes 2013.
Parola chiave: Spada.

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giovedì 4 aprile 2019

Film 1542 - Mr. Bean's Holiday

Intro: Giuro che è stata mia cugina ad insistere per vederlo! Mai avrei pensato di recensire questa pellicola: cosa non si fa per la famiglia...
Film 1542: "Mr. Bean's Holiday" (2007) di Steve Bendelack
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: una grandissima scemenza con rari momenti divertenti e un tripudio di gag snervanti e surreali. Mr. Bean è un personaggio che ho sempre trovato profondamente irritante, questa pellicola non ha cancellato questa mia convinzione.
Cast: Rowan Atkinson, Emma de Caunes, Max Baldry, Willem Dafoe, Karel Roden, Jean Rochefort, Preston Nyman, Lily Atkinson.
Box Office: $229.7 milioni
Vale o non vale: Assolutamente perdibile.
Premi: /
Parola chiave: Spiaggia.

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Bengi

martedì 2 ottobre 2018

Film 1514 - The Killing of a Sacred Deer

Intro: I was intrigued by the the incomprehensible plot and the tense trailer, not to mention the good reviews and the best screenplay win at the Cannes Film Festival last year. That's why I was so keen to see the latest Lanthimos directorial effort.
Film 1514: "The Killing of a Sacred Deer" (2017), Yorgos Lanthimos
Watched: my laptop
Language: English
Watched with: Fre
Briefly: tense, but particularly slow, "The Killing of a Sacred Deer" aims to be a thriller with horror vibes even though it just manages to exacerbate the viewers with its deviant plot. In my opinion it's more boring than scaring;
Farrell and Kidman are beautiful actors and they carry the story as far as they can, the problem is that nothing really happens here until the end and it's frustrating that you have to wait for the very last minutes to get the plot moving forward. Probably it was one of Lanthimos goals to induce these kind of emotions in the viewers, yet still you really need to be committed to the cause to actually enjoying it;
"The Killing of a Sacred Deer" has a really powerful finale that partially redeems its previous 90minutes of nothing happening while you wait for the good stuff to come, but I don't think it's enough to appreciate a 2 hour-long movie that leads nowhere for the most of its running time. I think "The Lobster" has a powerful message underneath that is missing here. And you can definitely feel it.
Cast: Colin Farrell, Nicole Kidman, Barry Keoghan, Raffey Cassidy, Sunny Suljic, Alicia Silverstone, Bill Camp.
Box Office: $6.1 milion
Worth watching?: Yorgos Lanthimos fans will find it interesting and probably entertaining, but for those who don't know the previous Greek director works it's probably better if they start with "The Lobster" first: "The Killing of a Sacred Deer" is even slower and less fun.
Awards: Best Screenplay at the 2017 Cannes Film Festival (tied with Lynne Ramsay for You Were Never Really Here).
Key word: Alcoholism.

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Bengi

martedì 14 febbraio 2017

Film 1305 - Io, Daniel Blake

Come ho già detto, tra i vari vantaggi di lavorare per/in un cinema, oltre a quello di conoscere persone interessanti, c'è quello di poter vedere le pellicole in proiezione...

Film 1305: "Io, Daniel Blake" (2016) di Ken Loach
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Gli unici film di Ken Loach che avevo visto nella mia vita ("Un bacio appassionato" e "Il vento che accarezza l'erba") francamente non mi avevano sconvolto e la fama da regista impegnato che segue ed alleggia sul famoso artista mi frenavano leggermente. In realtà già alla fine del primo tempo ero stato ampiamente conquistato da Daniel Blake e la sua dolce e triste storia.
"I, Daniel Blake" è un gran film che non ha bisogno di scelte pietose per arrivare al cuore del pubblico. La trama è straziante e i pugni nello stomaco arrivano piano, ma tutti ben assestati, eppure la lensazione alla fine della visione è quella di aver assistito a qualcosa di quasi magico.
L'umanità alla base del personaggio protagonista (interpretato da Dave Johns) colpisce e lascia non pochi spunti su cui riflettere e il bel rapporto che nasce tra Daniel, Katie (Hayley Squires) e la sua famiglia è quel racconto di cui ogni tanto abbiamo bisogno per rivedere del buono, una speranza negli altri, un aiuto se necessario che arrivi grauito e fatto in nome della semplice gentilezza e disponibilità. In un mondo fatto di ostacoli, burocrazia ed un cieco automatismo in cui è facile sentirsi presto lasciati fuori - soprattutto quando si è poveri -, la necessità di sopravvivvere spinge ognuno verso scelte differenti e anche il semplice conforto di un nuovo amico può rappresentare quell'elemento di differenza capace di cambiare tutto.
Qui Daniel Blake non è solo una persona, ma è un messaggio, a volte disarmante e sconcertante, a volte umanamente potente. Fossimo in America si potrebbe anche ribattezzare "The People vs. Daniel Blake", un cittadino qualunque che vuole semplicemente vivere l'ultima parte della sua vita con dignità e decoro, ma che finirà per scontrarsi contro la gigantesca montagna statale della previdenza sociale. Non c'è pietà per chi non rispetta le regole, non ci sono soluzioni alle contraddizioni interne, non c'è limite al senso di solitudine e impotenza e, nonostante questo, Daniel non getterà la spugna in nome dei suoi diritti e della ragione che è dalla sua parte. Eppure, dopo la gioia del trovare finalmente ascolto, il racconto non tarderà a ricordarci che spesso la vita è anche più dura di quanto non sia riuscita già ad essere fino a quel momento. Ma il messaggio di Daniel lo abbiamo recepito forte e chiaro.
Ps. Palma d'Oro a Cannes 2016 e BAFTA per il Miglior film britannico.
Cast: Dave Johns, Hayley Squires, Dylan McKiernan, Briana Shann, Sharon Percy.
Box Office: $12.45 milioni
Consigli: "Io, Daniel Blake" è un film potente e raffinato, privo di fronzoli e certamente triste. Non è una pellicolà che soddisferà tutti e certamente non è adatta ad ogni occasione, ma sono sicuro che una volta vista non mancherà di lasciare il segno.
Parola chiave: Lavoro.

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Bengi

venerdì 19 giugno 2015

Film 942 - It Follows

Ho scoperto l'esistenza di questo film per caso su Instagram e ne sono rimasto da subito incuriosito. Così ho cercato in internet per recuperarlo il prima possibile.

Film 942: "It Follows" (2014) di David Robert Mitchell
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Luigi
Pensieri: Piacevolmente inquietante pellicola che, a sorpresa, si rivela piccolo gioiellino nel suo genere. Un po' horror, un po' mistero, "It Follows" racconta la storia di Jay (Maika Monroe) che, dopo aver fatto sesso con Hugh (Jake Weary), scopre di essere stata "infettata" da una sorta di maledizione: un'entità che può assumere l'aspetto di qualunque persona la seguirà ovunque con l'intento di ucciderla. Segue (da qui il titolo), non corre, ma non preoccupatevi che arriva.
Da qui la necessità di Jay di capire di cosa si tratti, quanto seria sia la cosa e, soprattutto, come se ne possa liberare. Le strade sono due: o segue il consiglio di Hugh e, tramite il sesso, la passa a qualcun'altro (col rischio che, quando l'ipotetico qualcun'altro muoia a causa dell'entità, quest'ultima torni a trovare Jay) o cerca di escogitare un modo per uccidere l'entità.
La trama, che certo non è niente di complicato, riesce però a creare le giuste suggestioni, a smuovere certe inquietanti paure. L'entità è mortale, come una malattia sessualmente trasmissibile diversa solo perché non è un virus, ma quasi più un alieno. In questo il film di David Robert Mitchell mi ha ricordato "Under the Skin".
In generale, comunque, la storia è riuscita ad interessarmi, procurando perfino qualche momento di sussulto. L'atmosfera che riesce a creare, il buio avvolgente, le strade vuote, il profilo sfocato di qualcuno in lontananza che sta arrivando... Insomma, se chi guarda è disposto a lasciarsi coinvolgere, "It Follows" può regalare una piacevole esperienza cinematografica.
Maika Monroe è un'ottima scelta, giovanissima - e francamente sconosciuta - eppure in grado di reggere sulle proprie spalle tutta la storia, lasciando chi guarda a chiedersi chi sia la brava protagonista. Anche lei è una picevole, collaterale sorpresa di questa produzione presentata a Cannes durante la settimana della critica.
Insomma, bel film, ben realizzato e con qualcosa da mostrare. Non tanto perché innovativo, ma perché capace di presentare una storia - che pure, in qualche modo, ha elementi già visti - in maniera inedita e personalizzata grazie al buon occhio di Mitchell e alla bravura dello sconosciuto cast.
Box Office: $17.4 milioni
Consigli: Se si cerca un tipo di horror più particolare e, se vogliamo, sofisticato questo titolo è perfetto. Parte lentamente, ma non la storia non ne soffre e, anzi, ci si abitua in fretta al ritmo che la pellicola scandisce. Maika Monroe regge bene il peso del personaggio protagonista e si lascia dirigere efficacemente da Mitchell, per un risultato finale che, a mio avviso, vale la pena di essere visto. Senza bisogno di fiumi di sangue, possessioni demoniache o violenza a profusione, "It Follows" inquieta e fa paura riuscendo a colpire l'immaginario dello spettatore che, se si lascia trasportare dalla storia, finisce per rimanerne coinvolto. E allora sì che la paura che qualcosa possa arrivarci alle spalle si concretizza...
Parola chiave: Piscina.

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Bengi

giovedì 8 gennaio 2015

Film 851 - Mommy

Appuntamento di gruppo al cinema per vedere un film che incuriosiva tutti.

Film 851: "Mommy" (2014) di Xavier Dolan
Visto: al cinema
Lingua: Francese, Joual
Compagnia: Paola, Luigi, Roberta, Patty
Pensieri: "Mommy" è un film che bisognerebbe vedere preparati. Racconta una storia dura, un percorso fatto di alti e bassi, di una famiglia che deve barcamenarsi tra precarietà e malattia, dolori e momenti di gioia. Il risultato finale sarà un pugno allo stomaco fortissimo, una violenza alla speranza che lo spettatore nutre nei confronti di Steve (Antoine-Olivier Pilon), il bel figlio della protagonista Diane 'Die' Després (Anne Dorval).
Il ragazzo, che soffre di sindrome da deficit di attenzione e iperattività, uscito dopo un episodio violento dalla struttura in cui era ricoverato dalla morte del padre, tornerà a vivere con la madre, consapevole in partenza che le attenzioni richieste dalla malattia di Steve non le permetteranno di riuscire a lavorare.
Questo è solo l'incipit di "Mommy", un inizio difficile e già da subito crudo nei toni, sia quelli di violenza che quelli d'amore. Dove, infatti, Steve dimostrerà la sua indole violenta e iper suscettibile, sarà anche in grado di dimostrare amore e affetto alla madre, pur nell'originale forma che gli appartiene. Si aggiungerà al quadro famigliare anche la vicina Kyla (Suzanne Clément), balbuziente quasi muta a seguito di un trauma, la morte di un figlio, che si è presa un anno sabbatico dall'insegnamento. Questo nuovo, inusuale trio, sarà il fulcro della storia, un gruppo di persone diverse eppure unite e desiderose di aiutarsi, amarsi, starsi vicino. Ognuno apporta qualcosa a questo gruppo, ognuno ne è elemento peculiare.
Non mancheranno i drammi, naturalmente, e dopo l'episodio al supermercato - dove Steve si taglierà le vene - la situazione sarà definitivamente compromessa, ovvero succederà proprio quello che dall'inizio si scongiurava non succedesse.
Proprio questa conclusione, intuibile e suggerita all'interno della trama, eppure parzialmente sviata ad un certo punto attraverso la messa in scena di un sogno che è tale in quanto perennemente sfocato - e soprattutto troppo stranamente hollywoodiano per questa pellicola -, renderà straziante il finale, certamente una sfida per lo spettatore forse ancora un po' confuso dai momenti felici evocati dal sogno ad occhi aperti.
Steve, fuori controllo, impossibile da gestire per Diane e Kyla, sarà nuovamente affidato ad una struttura, questa volta però ricoverato presso un istituto psichiatrico contro la sua volontà. Le urla, lo strazio e la violenza si mischiano a formare un turbinio di emozioni che chi guarda fatica a digerire per un bel po'.
Come si evince, quindi, "Mommy" è una pellicola che fa male per un'infinità di ragioni, che vanno dalla storia, alla consapevolezza della malattia, alla tristezza di sapere Steve ricoverato in un istituto psichiatrico - ma il peggio sarà il salto -, al dolore di vedere una donna forte come Diane sgretolarsi lentamente, consumare la sua grinta fatica dopo fatica, dolore dopo dolore. Anche Kyla con i suoi silenzi, la sua remissività riuscirà a comunicare i suoi disagi, le sue frustrazioni, ma anche la fugace felicità che il nuovo gruppo di amici saprà regalarle. Tutti e tre i personaggi sono in grado di comunicare perfettamente con il pubblico, regalando ottime performance e riuscendo a caratterizzare profondamente i protagonisti che il giovane regista Xavier Dolan ha saputo creare. In particolare Anne Dorval è davvero una sorpresa, un continuo piacere da guardare, un'emozione dietro l'altra. Davvero difficile non immedesimassi nella sua "Die", non chiedersi cosa si provi a far rinchiudere il proprio figlio, a dover gestire una malattia così presente eppure intangibile, a vivere un quotidiano fatto di qualche speranza e conversazioni che passano solamente per urla e parolacce. Eppure Diane sembra sempre non scalfirsi, sembra sempre pronta a ricominciare, a rialzarsi. Potrebbe sembrare che faccia finta di non vedere, di voltarsi dall'altra parte - ed è così che mi pare Kyla la veda nel finale -, ma io credo semplicemente che la vita l'abbia maltrattata talmente tante volte che l'unico modo per lei di sopravvivere al vario dolore sia quello di mandare giù e andare avanti.
Insomma, è sorprendente questo film principalmente per il fatto che un ragazzo così giovane sia riuscito a realizzare una storia così complessa, così profonda e, ancora più stupefacente, riuscire a portarla sullo schermo senza sminuirla, appiattirla. Sono rimasto davvero colpito dalla potenza di "Mommy", da ciò che questa storia riesce a generare in chi guarda, sia piaciuto o meno il risultato finale. Come fa un 25enne a pensare un racconto del genere? Com'è a conoscenza di tanto dolore? Come riesce ad evocare tutte queste emozioni attraverso i suoi dialoghi, la direzione degli attori, le sue inquadrature?
Sono tutte domande che non puoi fare a meno di porti una volta uscito dal cinema, una volta che i titoli di coda sono cominciati e che il film ti abbandona sulle note di "Born to Die" di Lana Del Rey.
Poi ripercorri il film a ritroso, colleghi le immagini, i rallenty, i passaggi di formato (Wikipedia ci insegna: "[...] un'inquadratura claustrofobica, più stretta di un 4:3. Inusuale e con un'altezza leggermente maggiore della larghezza che costringe a inquadrare una sola persona per volta"), le urla, il disagio, la violenza, la felicità, le speranze da sogno, l'amore di una madre e l'istinto di sopravvivenza, rivivi tutti gli elementi che si sono mescolati a formare "Mommy" e pensi che, cazzo!, a 25 anni Xavier Dolan è fottutamente bravo.
Box Office: $8.7 milioni
Consigli: Già scartato agli Oscar 2015 dalla possibile cinquina per il film straniero (le nomination annunciate il 15 gennaio), fuori anche da quella della stessa categoria ai Golden Globe (che si terranno questa domenica), ma meritatamente viciniore del Jury Prize all'ultimo Festival di Cannes, "Mommy" è un film che se incuriosisce o intriga va visto assolutamente. Premesso che non è per niente un titolo spensierato o dai risvolti felici, aggiungo solo che la visione in lingua è stata sorprendentemente affascinante e maledettamente difficile da comprendere. Diversamente da ciò che riportano le varie schede sul film in giro per internet, la lingua che parlano i protagonisti non è francese puro, ma più precisamente il dialetto Québécois che si parla, come intuibile, in Quebec, Canada. Una lingua intricatissima e stranissima, una sorpresa da ascoltare. Certamente da quel qualcosa in più alla visione.
In definitiva consiglio "Mommy" perché è una pellicola ben costruita, con personaggi caratterizzati a dovere e una trama che segue l'imprevedibilità degli snodi della vita. Non ci sono sconti per nessuno e ad ogni azione corrisponde una conseguenza. Alle persone rimangono solo i momenti condivisi insieme, le felicità personali, i ricordi. A tutto questo bisogna aggrapparsi per andare avanti.
Parola chiave: Legge S-14.

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Bengi