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venerdì 12 giugno 2026

Film 2466 - Bring Her Back

Intro: I remember watching the trailer and thinking I really wanted to see this movie. Then I never actually got around to it when it was out in theaters. So, one evening when my twink boy was at mine, we decided to give it a go.

Film 2466
: "Bring Her Back" (2025), Danny Philippou, Michael Philippou
Watched: From the computer
Language: English
Watched with: Bill
Thoughts: I surely enjoyed it, but I wouldn't say I'd watch it again anytime soon. Reality is, I had big expectations for this one because it was Danny and Michael Philippou's follow-up movie (and only their second overall) after the unexpectedly good "Talk to Me". I say unexpectedly only because I knew nothing about that film and watched it on a whim, not because no one expected it to be good, mind you. Anyway, with this one I definitely had expectations, which we all know what that means. "Bring Her Back" is a decent horror story supported by an amazing Sally Hawkins performance. I would say she carries the whole movie herself, but that wouldn't be entirely true, as her younger co-stars are quite good as well. Sora Wong and Billy Barratt work well off each other, and you'd believe they're actually step-siblings; Jonah Wren Phillips undergoes a physical transformation for the ages, and at such a young age the visual result is absolutely impressive. What I would consider the weakest link of "Bring Her Back" is the plot. It delivers the conventional horror scares, but the mystery behind it all is fairly easy to figure out by the midpoint. From then on, the story lost me a little, in the sense that I was more interested in seeing whether my theories were correct than actually following along and enjoying the movie. I think if you've seen a fair share of horror movies before, it's not too difficult to figure out what's cooking before the screenplay decides to tell you. I understand it's hard nowadays to deliver a truly original story—especially in the horror genre—so I wasn't too bothered by it, but I remember thinking about it while watching the film, and that feeling has stayed with me since. Especially now that I've seen "Obsession" twice and "Backrooms", two of the most successful horror movies of all time, both of which came out almost back-to-back. And with "Weapons" and "Sinners" making such a splash last year, both culturally and at the Oscars, it's impossible not to keep that in mind when checking out other horror films.
Cast: Billy Barratt, Sora Wong, Jonah Wren Phillips, Sally Hawkins.
Box Office: $39.1 million
Worth a watch?: Solid enough, but not the most original horror movie I've seen recently. If you liked "Talk to Me", give this one a go..
Awards: /
Key word: Grapefruit.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 4 marzo 2024

Film 2256 - Anyone But You

Intro: Passati i fasti del compleanno la sera prima, il 10 febbraio sono andato al cinema per recuperare un film facile facile che volevo vedere prima che uscisse dalla programmazione.

Film 2256: "Anyone But You" (2023) di Will Gluck
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Jayce
In sintesi: era da un po' di tempo che non usciva una commedia romantica intesa nel più classico senso del termine e, lo ammetto, ritrovare questo genere mi ha fatto piacere.
Poi "Anyone But You" non ridefinisce certo i canoni di questo tipo di prodotto e, tutto sommato, il risultato finale non è certo eclatante, eppure non posso dire di non aver seguito questa storiella con piacere.
Piacevole quanto basta, fedele alle aspettative e con due bei protagonisti che si mettono sufficientemente in gioco, questo film è esattamente ciò che ci si aspetta, overo un prodotto di facile consumo che aiuta a spegnere il cervello per un'oretta e mezza di spensieratezza e sogno. Nulla di più e non c'è niente di male.
Cast: Sydney Sweeney, Glen Powell, Alexandra Shipp, GaTa, Hadley Robinson, Michelle Hurd, Dermot Mulroney, Darren Barnet, Bryan Brown, Rachel Griffiths.
Box Office: $207.1 milioni
Vale o non vale: Commedia romantica che segue i canoni del genere e consegna allo spettatore esattamente quello che promette, un prodotto facile e divertente quanto basta per un momento di spensieratezza e cervello a sinapsi spente.
Premi: /
Parola chiave: Matrimonio.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 14 dicembre 2023

Film 2237 - Talk to Me

Intro: Con la cugina ancora in visita, tornati dal nostro girovagare irlandese ci siamo concessi una serata casalinga con cibo caldo e film dal letto.

Film 2237: "Talk to Me" (2022) di Danny Philippou, Michael Philippou
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: per una volta, i toni entusiastici della critica sono risultati attendibili. "Talk to Me", infatti, è un bell'horror che funziona dall'inizio alla fine.
Supportato da un buon cast e beneficiando dell'ottima sceneggiatura dei Danny Philippou e Bill Hinzman, questo film riesce a regalare buoni momenti di spavento, oltre che a un'oretta e mezza di interessante intrattenimento meno scontato dei soliti titoli americani. Il finale, in particolare, mi ha ricordato moltissimo il colpo di scena alla fine del magnifico "The Others" di Alejandro Amenábar.
Il tema della possessione come metodo di "sballo" ad una festa è certamente un punto di inizio inaspettato e l'ho trovato particolarmente intrigante, in particolare considerata la vulnerabilità del soggetto posseduto che decide di mettersi in questa situazione pericolosa davanti a un gruppo di adolescenti muniti di cellulare. Io, personalmente, sarei terrorizzato. Forse la potenza di "Talk to Me" sta proprio in questo, è in grado di mettere in scena in maniera efficace situazioni borderline, renderle plausibili e, di conseguenza, avere un impatto sullo spettatore.
Non si tratta di niente di rivoluzionario, per carità, però è bello scoprire punti di vista differenti dal solito mainstream, specialmente quando il risultato finale è così ben riuscito.
Cast: Sophie Wilde, Alexandra Jensen, Joe Bird, Otis Dhanji, Miranda Otto, Zoe Terakes, Chris Alosio, Marcus Johnson, Alexandria Steffensen.
Box Office: $92 milioni
Vale o non vale: Per gli amanti del genere dell'orrore, sicuramente un titolo da recuperare. Le interpretazioni sono buone e l'idea alla base del progetto funziona, per un risultato finale che inquieta.
Premi: /
Parola chiave: Mano.
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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 13 dicembre 2021

Film 2067 - Matthias et Maxime

Intro: Ho visto questo film non tanto perché fossi interessao a recuperarlo, quanto perché è uno dei titoli preferiti dalla persona che, per un po' (o per un attimo), ha riportato un inaspettato sapore romantico nella mia vita. Anche se per poco.

Film 2067: "Matthias et Maxime" (2019) di Xavier Dolan
Visto: dal computer portatile
Lingua: francese, inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: per alcuni aspetti c'è una parte di questa storia con cui sono riuscito a connettermi facilmente (l'omosessualità, il viaggio in cerca di fortuna in Australia), anche se devo dire che per una serie di motivi "Matthias et Maxime" è stato meno d'impatto di quanto mi aspettassi.
Sì, il film è bello e ben recitato ma, innanzitutto, non è "Mommy". E lo so che è difficile fare paragoni e che le storie sono differenti (ma la figura della madre è chiave anche qui), eppure quel primo, scioccante incontro con il mondo di Xavier Dolan rimane ad oggi imbattuto.
Poi il gap della lingua mi ha costretto ad una concentrazione doppia e a l contempo non funzionale, desideroso di seguire le scene (in francese), al contempo necessitando di leggere i sottotitoli (in inglese)... per poi processare tutto in italiano. Insomma, un po' un caos.
Altro elemento non d'aiuto il fatto che, per necessità, la visione è stata spezzata in due, il che ha smorzato pathos e ritmo della narrazione.
Un ultimo fattore, non lo negherò, lo ha rivestito la presenza di Ciarán che, pur non avendomi distratto, ha giocato certamente una parte rilevante. Sono sicuro che sia capitato a tutti di essere un po' distratti da altri pensieri e prime volte che si guarda un film con la persona che ti piace.
Tutto considerato, comunque, "Matthias et Maxime" esplora con sufficiente profondità il rapporto tra i due protagonisti del titolo, amici d'infazia e forse amanti, etero dichiarati eppure capaci di complici sguardi, il tutto incorniciato da una sorta di corsa contro il tempo - Maxime (Dolan) sta per trasferirsi in Australia) -, fragilità e insicurezze - Matthias (D'Almeida Freitas) è sempre in bilico tra il vorrei e il non dovrei, tanto combattuto e schiacciato dal peso del giudizio altrui che rischia di compromettere l'amicizia, se non addirittura l'amore, con l'amico - e abusi che portano dietro cicatrici (la madre di Maxime è alcolizzata).
Insomma, c'è sicuramente tanta carne al fuoco e anche se a volte mi è parso che il film fosse più una sorta di esercizio di stile o un prodotto di Dolan per se stesso e/o i suoi fan, il risultato finale è comunque di qualità e per certi versi d'impatto, considerato che non si possa fare a meno di chiedersi cosa ne sarà di Matthias e Maxime una volta che l'Australia diventerà realtà.
Cast: Gabriel D'Almeida Freitas, Xavier Dolan, Pier-Luc Funk, Samuel Gauthier, Antoine Pilon, Adib Alkhalidey, Anne Dorval, Micheline Bernard, Marilyn Castonguay, Catherine Brunet, Harris Dickinson.
Box Office: $1.8 milioni
Vale o non vale: Non una pellicola per tutti (o tutte le occasioni), ma sicuramente un prodotto per i fan del regista canadese che, anche qui, fa la sua magia (e sicuramente di più che con i suoi titoli fuori patria). L'omosessualità è qui solo un elemento secondario, mentre è l'amicizia a farne da padrone, per una sorta di studio sui rapporti umani, le convenzioni sociali e le aspettative che sentiamo derivarci dagli altri o da certe situazioni in cui ci troviamo. Come dicevo non per tutti, ma non per questo meno di valore.
Premi: In concorso Cannes 2019 per la Palma d'oro e la Queer Palm.
Parola chiave: Lettera di raccomandazione.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 23 maggio 2021

Film 2006 - Muriel's Wedding

Intro: Una commedia australiana degli anni '90 con protagonista Toni Collette?! Non potevo chiedere di meglio per una serata casalinga.

Film 2006
: "Muriel's Wedding" (1994) di P.J. Hogan
Visto: dall'iMac
Lingua: inglese
Compagnia: Salmon
In sintesi: assolutamente diverso da ciò che mi aspettavo, "Muriel's Wedding" è una pellicola simpatica che non riflette assolutamente i canoni contemporanei - o Hollywoodiani in generale - della commedia spensierata e, invece, predilige un percorso più personale che caratterizza il risultato finale in maniera totalmente personale. Mi ha fatto impazzire? No, ma sicuramente il film mi è rimasto impresso.
Toni Collette è una perfetta protagonista che incarna Muriel alla perfezione e la sua compagna di avventure Rachel Griffiths è una fantastica spalla che aggiunge carattere e un elemento pungente a tutta la storia. Storia che, diciamocelo, è una montagna russa di emozioni e situazioni al limite del paradossale che, però, nell'insieme funziona e fa divertire quanto basta. Non mancano, poi, i momenti drammatici che fanno riflettere.
Insomma, "Muriel's Wedding" è stato un piacevole diversivo dalla miriade di pellicole fotocopia prodotte ultimamente, un film con una personalità che, anche se non perfetto, non manca di lasciare il segno.
Cast: Toni Collette, Bill Hunter, Rachel Griffiths, Sophie Lee, Jeanie Drynan, Gennie Nevinson, Daniel Lapaine, Matt Day.
Box Office: $57.5 million
Vale o non vale: Simpatico e certamente originale, "Muriel's Wedding" è una commedia meno convenzionale di quanto ci si aspetterebbe che punta tutto su una protagonista impacciata e alla ricerca di se stessa e il messaggio politicamente (assolutamente) non corretto che la rivincita si misuri in termini di successo.
Premi: Candidato al Golden Globe per la Miglior attrice protagonista commedia o musical (Collette) e al BAFTA per la Miglior sceneggiatura originale.
Parola chiave: Blank check.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 21 agosto 2020

Film 1911 - Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin

Intro: Si continua con la visione al Galliera dei film per la prossima stagione: questa volta ho scelto io.
Film 1911: "Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin" (2019) di Werner Herzog
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Marta, Mattia
In sintesi: il trailer mi aveva catturato per due motivi fondamentali: il film parla della Patagonia, in ordine temporale la parte finale dei miei 2 anni e mezzo di viaggio (ho vissuto 3 mesi ad Ushuaia, la città più a sud del mondo), e, a sorpresa, del popolo indigeno argentino dei Selk'nam, di cui mi sono tatuato sulla caviglia la figura di un indigeno vestito secondo i costumi locali.
Nonostante non sapessi nulla di Bruce Chatwin e della sua opera, è chiaro che questo documentario mi abbia attirato dal primo istante, incuriosendomi non poco rispetto alla storia di un viaggio, una vita e un'amicizia di cui mi pareva ci fosse molto su cui parlare.
La realtà è che "Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin" è un prodotto che se la canta e se la suona da solo, con Herzog - qui anche cantilenante narratore - che pensa più che altro a mettere in scena le fasi dell'amicizia che lo ha stretto a Chatwin in una glorificazione totale che, anche se affonda le sue considerazioni in fatti concreti, finisce inevitabilmente per risultare di parte e a tratti noiosa. Perché Chatwin era un grande scrittore, un uomo affascinato dalle molteplici sfaccettature dell'esistenza umana, eppure Herzog perde troppo tempo a rintracciare un percorso iniziale che rimane spesso vago e difficilmente comprensibile a chi non conosca già l'oggetto dell'analisi, finendo per lasciare lo spettatore medio ancora più confuso e stordito. Insomma, c'è troppa carne al fuoco e anche se la pellicola dura nemmeno un'ora e mezza, la sensazione che si ha a fine visione è quella di aver assistito ad uno spettacolo eterno che si è protratto per tappe eterogenee (Galles, Australia, Cile, Argentina, Africa) e difficili da interconnettere.
Sicuramente la forza di questo film sta nel dare visibilità a un personaggio degno di nota, ma il problema a mio avviso è che le buone intenzioni si perdono nel mix caotico di auto-citazioni, simbolismi, rimandi dati per scontato e un senso generale di mancanza di un baricentro di una storia che propone diverse angolature per l'analisi del suo oggetto di studio, ma fatica a decidere quale sia il suo leitmotiv: è il viaggio in Patagonia? E' l'opera artistic di Chatwin? E' l'amicizia con Herzog? E' l'interesse mistico? E' l'ultimo periodo di vita dell'autore, segnato dalla malattia dell'HIV? Non si capisce. E la divisione in 8 capitoli (troppi!) non aiuta a dare un senso di unità, nonostante l'evidente omaggio/rimando alla struttura di un'opera letteraria.
Insomma, per quanto abbia apprezzato il rivedere sullo schermo parti del mio viaggio (Australia, Argentina, Cile) e abbia fatto la conoscenza di un autore prima di allora a me sconosciuto, non posso dire che "Nomad" mi abbia aiutato a delineare un'opinione precisa e ben strutturata sulla figura di Bruce Chatwin. Forse meglio leggere il suo libro "In Patagonia" per cominciare a farsi una propria idea.
Cast: Werner Herzog, Bruce Chatwin, Karin Eberhard, Nicholas Shakespeare, Elizabeth Chatwin.
Box Office: /
Vale o non vale: Sicuramente gli amanti del cinema di Herzog e gli estimatori di Chatwin apprezzeranno, anche se credo che chi non conosca nessuno dei due autori faticherà a farsi un'idea concreta sullo scrittore. "Nomad" è più che altro un documentario di sensazioni e misticismo che approfondisce poco i temi centrali dell'opera del suo oggetto di studio e si concentra molto sull'idea di ripercorrere parti del viaggio di Chatwin e nel rendere omaggio a un'amicizia. In questo senso credo che, appunto, la pellicola sia più che altro un atto d'amore e, per questo, perda un po' di vista quell'oggettività necessaria a far da sfondo ad un progetto di questo tipo. Non fa certo male vederlo, ma non è un film per tutti.
Premi: /
Parola chiave: Songlines.

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Bengi

domenica 31 marzo 2019

Film 1539 - Finding Nemo

Intro: Ogni tanto un bel film d'animazione non guasta!
Film 1539: "Finding Nemo" (2003) di Andrew Stanton
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: sempre carino e divertente, "Finding Nemo" è sicuramente una delle pellicole Pixar più riuscite, di quelle che non ti stanchi mai di rivedere;
inutile dire che il personaggio di Dory (Ellen DeGeneres) è assolutamente magnifico, in grado di rubare la scena in maniera memorabile. Il sequel/spin-off a lei dedicato è forse meno d'impatto, ma allo stesso tempo un buon esempio di come si possa portare avanti una storia e un personaggio senza snaturare quanto di buono si fosse fatto in precedenza. Due film che si completano a vicenda;
spassoso e geniale, capace di regalare al pubblico non solo una storia ben scritta, ma allo stesso un perfetto esempio di come si possa consegnare al pubblico - di bambini e adulti - un film d'animazione esteticamente bellissimo da guardare.
Film 295 - Alla ricerca di Nemo
Film 1175 - Alla ricerca di Nemo
Film 1539 - Finding Nemo
Film 1227 - Alla ricerca di Dory
Film 1573 - Finding Dory
Cast: Albert Brooks, Ellen DeGeneres, Alexander Gould, Willem Dafoe, Brad Garrett, Allison Janney, Stephen Root, Austin Pendleton, Vicki Lewis, Joe Ranft, Geoffrey Rush, Elizabeth Perkins, Eric Bana.
Box Office: $940.3 milioni
Vale o non vale: Uno dei miei film d'animazione preferiti. Ben fatto e scritto, divertente e godibile, da guardare e riguardare.
Premi: Candidato a 4 Oscar (tra cui Miglior sceneggiatura originale) ne ha vinto 1 per il Miglior film d'animazione; 1 candidatura ai Golden Globe (Miglior film commedia/musical) e 1 ai BAFTA (Miglior sceneggiatura).
Parola chiave: Dentista.

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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 10 febbraio 2018

Buoni propositi per il 2018

Non ho mai avuto il dono della sintesi. O meglio, so sintetizzare gli elementi di una storia in maniera ritengo sufficientemente efficace, ma quando non sono costretto a farlo o non mi sforzo per ottenere un risultato conciso, finisco per lasciarmi prendere la mano.
Non sono mai stato per così tanto tempo lontano da HollywoodCiak, lontano da quella che considero la mia creatura, un prodotto della mia forza di volontà e passione che, però, rischia di risultare davvero solo mio. Nel tempo, negli anni, ho dato per assodato che la strada intrapresa fosse necessariamente quella giusta in quanto più sensata per me. Il blog è diventato troppo spesso un soliloquio, il racconto del mio racconto e non è questa l’intenzione che avevo in mente. Il senso è sempre e comunque confrontarmi con la mia passione, ma il punto era ed è farlo in chiave personale, meno scontata e certamente non accademica.
Negli anni ce l’ho messa tutta per perfezionare un prodotto nato da un mio interesse e diventato, di fatto, un lavoro a tempo pieno. Un blog, un profilo Instagram in inglese con quasi 3000 follower, un canale YouTube (grazie al cielo abbandonato), un profilo Twitter, una pagina Facebook bilingue. Insomma, per starci e starmi dietro ci sono voluti impegno, costanza e tanto tempo.
Niente mi ha dato più soddisfazione personale di questo progetto, un qualcosa che ho curato e portato avanti senza che niente sia riuscito a farmi desistere.
Come dicevo, la sintesi non mi contraddistingue, eppure è arrivato il momento di lanciarmi in un nuovo capitolo di HollywoodCiak.
Il 2018 mi sta richiedendo un enorme spirito di adattamento, oltre che una rimessa in discussione di tutti gli elementi fondamentali della mia vita fino a qui. Sono in un paese straniero, lavoro duro per mantenermi, vivo in uno stato di semi-isolamento, non ho la possibilità di accedere a nuove pellicole, né a quegli strumenti che ho quotidianamente utilizzato per portare avanti il progetto. Ecco perché ne devo approfittare per cominciare un nuovo capitolo della pagina, che la metta non solo in discussione nei suoi termini fondamentali, ma che mi permetta al contempo di tenerla ben ancorata a me come progetto parallelo alle altre cose della mia vita; inoltre vorrei trovare un modo più onesto e schietto di trattare ciò che vedo: meno formalismi e più onestà intellettuale, schietta e veloce.
L’ultima volta che sono entrato in una sala cinematografica è stato il 28 dicembre 2017 quando sono andato a vedere “The Greatest Showman”. Trovo giusto concludere con quella pellicola il mio vecchio modo di parlare dei film che vedo, inaugurando con la successiva il nuovo approccio più sintetico e diretto che mi piacerebbe provare a portare avanti. Non sarà facile, ma mi impegnerò affinché questo blog diventi per tutti più accessibile: per me che scrivo e sono sempre indietro con le recensioni, per i pochi, gentili, che leggono.

Bengi
#HollywoodCiak

giovedì 4 gennaio 2018

Sorry, temporarily closed

HollywoodCiak is taking some time off.
Since we arrived in Australia we really had a lot of great experiences and now it’s time to get even more extreme: to get lost in the middle of nowhere.
In the next months we’ll be too far away from society and no wifi connection will be available, so saying goodbye for a while is probably for the best.
It’s not actually a real goodbye, but we just wanted to let you know that, even thought we’ll continue doing our favourite thing in the world – watching movies, of course – we wouldn’t be able to write and post a lot for some time. We will post, but we can’t say when…
So, thank you for all your support and enjoy 2018!
We’ll be back sooner than you think.


HollywoodCiak si prende una pausa.
Da quando ci siamo trasferiti in Australia sono state tantissime le esperienze magnifiche che abbiamo fatto ed è giunto il momento di passare a un livello più estremo: perdersi nel bel mezzo del nulla.
Nei prossimi mesi saremo troppo lontani dalla civiltà e non avremo accesso al wifi, quindi dirsi arrivederci è, per il momento, la cosa più giusta da fare.
Non è un addio, volevamo solo rendervi partecipi del fatto che, anche se continueremo a fare ciò che preferiamo in assoluto – vedere film, ovviamente – non saremo in grado di scrivere e postare granché per un po’ di tempo. Posteremo, ma non possiamo dire quando…
Quindi grazie per il tutto il supporto e passate un buon inizio 2018!
Torneremo prima di quanto non pensiate.

Bengi
#HollywoodCiak

venerdì 29 settembre 2017

Film 1415 - Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales

Primo film "da viaggio". Partito alla volta dell'Australia, il viaggio più lungo della mia vita prevedeva numerosi titoli a disposizione per un totale di ore utilizzabili veramente impressionante (quasi 20). La realtà dei fatti è stata leggermente diversa... Stanco come non mai, provato da giorni pre-partenza particolarmente intensi ed emozionanti, una volta davvero partito ho attraversato una serie di fasi emozionali un po' impegnative. Il numero delle ore a disposizione si è così ridotto drasticamente, soprattutto nella prima parte di volo in direzione Dubai: 6 ore di volo e soli due film. Questo è il primo.

Film 1415: "Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales" (2017) di Joachim Rønning, Espen Sandberg
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ho scelto questo titolo per primo perché avevo bisogno di una distrazione facile facile. Ammetto che non smaniassi per vederlo, ma l'offerta di Emirates era particolarmente ricca e questo era uno dei titoli più recenti usciti al cinema presenti in catalogo... non ho davvero saputo resistere. Senza contare che vederlo in inglese mi sembrava un'impresa fattibile. Non mi sbagliavo.
Mi sorprendo a dire che, dopo tutto, "Pirates of the Caribbean 5" non è così male come pensavo. E' sicuramente di grande intrattenimento, spettacolare, con effetti speciali magnifici e un cast ricchissimo che non manca nemmeno questa volta di presentare numerose apparizioni speciali (Orlando Bloom, Keira Knightley, Paul McCartney). Nel complesso è l'ennesimo sequel di un franchise sempre più spremuto all'osso che, però, osservato da questo punto di vista è migliore di quanto non sarebbe potuto essere. Rinnovato il comparto attoriale - dopo la Cruz si passa a suo marito Bardem -, ripreso il piglio avventuriero da missione in mare, con un nuovo super cattivo e uno Jack Sparrow sufficientemente divertente, il risultato finale è piacevolmente schiocco e visivamente intrigante, tanto che a conti fatti non si rimane delusi. Personalmente l'episodio di questa saga che uso come paragone è il terzo, che ho trovato brutto e noioso: a confronto "Dead Men Tell No Tales" mi ha convinto, con qualche risata, un piglio sufficientemente dinamico ed uno sfoggio di effetti speciali ancora più pompato del solito - perché, diciamocelo, la Disney in questi prodotti ci tiene a sfoggiare tutto il suo machismo testosteronico da budget sovraumano (230 milioni di dollari) -. Quindi, contro ogni mi previsione, ho finito per apprezzare un prodotto che non mi sarei mai aspettato di trovare piacevole. Nessun capolavoro, per carità, si tratta di un titolo mainstream cui manca la verve dell'originale, ma non penso si possa dire che difetti di piglio intrattenitivo innocuo e, in fin dei conti, godibile. Poi sì, credo che ormai i Pirati non abbiano più molto da dire, ma questa è un'altra storia (e visti gli incassi dubito che siano in molti a pensarla come me...).
Film 240 - La maledizione della prima luna
Film 1560 - Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl
Film 1570 - Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest
Film 1579 - Pirates of the Caribbean: At World's End
Film 1242 - Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare
Film 1415 - Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales
Cast: Johnny Depp, Javier Bardem, Brenton Thwaites, Kaya Scodelario, Kevin McNally, Geoffrey Rush, David Wenham, Martin Klebba, Golshifteh Farahani, Orlando Bloom, Keira Knightley, Paul McCartney.
Box Office: $794 milioni
Consigli: Gli amanti della saga non si pentiranno della scelta che, comunque, mi trovo a dover dire essere stata anche per me felice. Più piacevole di quanto mi aspettassi, sufficientemente diverte sicuramente visivamente d'impatto, "Pirates of the Caribbean 5" è un quinto episodio certamente non paragonabile al primo, ma lo stesso divertente e avventuroso. Adatto a una necessità di disimpegno totale.
Parola chiave: Trident of Poseidon.

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Bengi

sabato 30 aprile 2016

Film 1125 - The Dressmaker

Appena uscito in Italia, ho visto questo film un mesetto fa perché non riuscivo a trattenermi dalla curiosità!
Film 1125: "The Dressmaker" (2015) di Jocelyn Moorhouse
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Ammetto che mi aspettassi un prodotto più sciocchino, forse quasi più una commedia all'americana. Invece "The Dressmaker", che pure è simpatico e suscita qualche risata, non disdegna momenti anche molto drammatici, oltre che una certa cattiveria di fondo, il che mi ha sorpreso.
Tutto comincia con la bellissima Tilly Dunnage (Kate Winslet) che torna nel suo sperduto paesino natale australiano dopo essersi girata il mondo grazie al suo lavoro e al suo talento: la nostra protagonista è donna di stile e gusto capace di creare abiti da red carpet e di valorizzare la fisicità praticamente di chiunque. Ovviamente il suo ritorno a Dungatar creerà non poco scompiglio, sia perché la donna si presenterà ai suoi concittadini in abiti cui certamente loro non sono abituati, sia perché il suo andarsene via era legato ad un fatto del passato che aveva scosso la comunità, che aveva finito per odiarla.
Queste, a grandi linee, le premesse di una trama in grado di regalare non poche sorprese. Principalmente perché fin dall'inizio la sensazione è che di questa pellicola se ne voglia trarre un prodotto principalmente comico, uno di quelli cui siamo solitamente abituati, ma in realtà si tratta di qualcosa di meno convenzionale che si rifà a canoni leggermente diversi da quelli più (ab)usati. Anche solo per questo "The Dressmaker" si guadagna non pochi punti. In aggiunta a ciò, va detto che la Winslet è la solita ottima scelta in grado di valorizzare una pellicola con la sua capacità e bravura e qui anche con una bellezza spiazzante. Insieme a lei, altri aspetti positivi sono assolutamente i non protagonisti: la madre pazza Molly (Judy Davis) e il poliziotto en travesti Farrat (Hugo Weaving, che qui ripercorre i vecchi fasti di quel gioiellino che è "Priscilla - La regina del deserto"), insieme al sempre ben piazzato Liam Hemsworth nella parte dell'amore della protagonista.
In generale, quindi, un titolo riuscito, sorpresa piacevole e meno convenzionale di quanto non ci si potrebbe aspettare all'inizio. Sarà l'animo australiano della produzione, sarà il materiale da cui è tratto - dal romanzo di Rosalie Ham - o la semplice presenza magnetica di una Winslet in gran forma, di fatto "The Dressmaker" riesce nell'impresa di piacere e coinvolgere sufficientemente lo spettatore che, neanche a dirlo, per tutta la durata del film tiferà per l'emarginata Tilly. Insomma, un ottimo lavoro.
Ps. Vincitore di 4 AACTA Awards - gli Oscar australiani - su 13 nomination totali: Miglior attrice protagonista (Winslet) e Migliori attori non protagonisti (Davis e Weaving), Migliori costumi.
Cast: Kate Winslet, Judy Davis, Liam Hemsworth, Hugo Weaving, Sarah Snook, Kerry Fox, Rebecca Gibney, Julia Blake, Gyton Grantley, James Mackay.
Box Office: $18.34 milioni
Consigli: Un titolo carino da tenere in considerazione, soprattutto ora che è appena uscito al cinema da noi. Gran bei costumi, una Winslet che porta sulle sue spalle tutta la produzione - e ci riesce divinamente -, un cast veramente ben assortito, con due piacevoli ritrovamenti: Hugo Weaving e una grandissima Judy Davis. La storia non sarà sempre tutta lustrini e scollature pericolose, il che potrebbe stupire chi da "The Dressmaker" si aspetta solo qualche passerella e un mondo di battute, però il risultato finale è piacevole e meno 'a catena di montaggio' del solito, per cui correte al cinema e date una chance a questo film!
Parola chiave: Stewart Pettyman.

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venerdì 26 febbraio 2016

Film 1078 - Katy Perry: The Prismatic World Tour

Regalo di Natale che più azzeccato non poteva esserci!
Film 1078: "Katy Perry: The Prismatic World Tour" (2015) di Russell Thomas
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Katy è Katy e non ci posso fare niente: a me piace.
Lo so, canta dal vivo che a volte fa orrore e le canzoni sono più che altro molto orecchiabili, ma non so cosa ci sia in lei che tanto mi attrae. Tant'è, il dvd di questo concerto me lo sono gustato per bene. E' stato come tornare a Milano alla tappa del 21 febbraio 2015 quando ho assistito dal vivo al tour - il suo secondo su 3 che vedo - qui però con una vista preferenziale. Questo titolo, diversamente dal precedente "Katy Perry: Part of Me" apparso al cinema è esclusivamente il racconto filmato di tutto il concerto, un one woman show tutto in mano alla Perry che canta, balla, si dimena, vola e parla abbondantemente con il pubblico (australiano). E' tutto molto spettacolare e, a livello di montaggio, davvero ben architettato, così da sembrare un eterno videoclip dinamico, costantemente in movimento, coloratissimo. Piaccia o meno l'artista, è innegabile che l'esperienza del Prismatic World Tour sia piacevole e di grande intrattenimento. Per chi lo ha apprezzato, questo regalo portato in tv da Epix è certamente un ulteriore strumento con cui apprezzare lo show.
La scaletta:
"Roar"
"Part of Me"
"Wide Awake"
"This Moment" / "Love Me"
"Dark Horse"
"E.T."
"Legendary Lovers"
"I Kissed a Girl"
"Hot n Cold"
"International Smile" / "Vogue"
"By the Grace of God"
"The One That Got Away" / "Thinking of You"
"Unconditionally"
"Walking on Air"
"It Takes Two"
"This Is How We Do" / "Last Friday Night (T.G.I.F.)"
"Teenage Dream"
"California Gurls"
"Birthday"
Encore
"Firework"
Ps. Questo tour ha incassato in tutto il mondo circa $204.3 milioni di dollari.
Film 455 - Katy Perry: Part of Me
Cast: Katy Perry.
Box Office: /
Consigli: Stiamo parlando di un prodotto mirato esclusivamente ai fans della Perry o degli show musicali in grande stile. Se le canzoni o la cantante non piacciono, meglio lasciar perdere. Gli indecisi potrebbero anche trovarlo piacevole, visto che si tratta di un concerto molto ben organizzato, cantato discretamente e molto, molto spettacolare. Anche solo il finale con "Fireworks" basta da solo a dimostrarlo. Nel caso si avesse voglia di un po' di musica pop coloratissima, spensierata, piacevole, questo "Katy Perry: The Prismatic World Tour" può essere un valido accompagnamento.
Parola chiave: Live.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 16 febbraio 2016

Film 1069 - Priscilla - La regina del deserto

E' vero, non lo avevo mai visto. E sì, sapevo che dovevo assolutamente recuperarlo.
Film 1069: "Priscilla - La regina del deserto" (1994) di Stephan Elliott
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Stupendo capolavoro, non so perché ho aspettato tanto per recuperarlo!
Colorato, pazzo, ironico, spesso geniale, glitterato e pailettato, "The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert" è un vero cult del genere e ora so anche perché. Si tratta di un vero e proprio viaggio - non solo attraverso l'Australia -, un'avventura molto gay e molto drag che diverte e intrattiene, riuscendo anche a lasciare un bel messaggio, costruttivo e positivo (che noi che ancora stiamo a discutere di unioni civili e disegni di legge siamo indietro anni luce).
Al di là dell'evidente imbarazzo retrogrado italiano, vedere una commedia del genere e scoprire che è datata 1994 fa capire non solo che accettare gli altri indipendentemente da chi o come siano è possibile, ma che lo è allo stesso tempo produrre una cultura popolare che sappia affrontare e gestire serenamente e in maniera matura un tipo di prodotto che della diversità non solo fa un vanto, ma anche uno sfoggio eccessivo. Mi rendo conto che non sia un prodotto per tutti, ma constatare che dopo tanti anni questa pellicola è diventata un vero e proprio cult, con tanto di musical e tournée, fa capire che qualche speranza pare esserci.
Le fantastiche Mitzi Del Bra, Bernadette Bassinger e Felicia Jollygoodfellow (rispettivamente Hugo Weaving, Terence Stamp e Guy Pearce) affronteranno non solo il deserto e la paura del palcoscenico ignoto, ma anche una serie di soggetti cafoni, violenti o strampalati, riuscendo a cavarsela rimanendo se stesse e ricordandosi a vicenda che l'amicizia è più forte della paura, dell'odio o della violenza. Io le ho amate.
Cast: Hugo Weaving, Guy Pearce, Terence Stamp, Bill Hunter, Sarah Chadwick.
Box Office: $29.7 milioni
Consigli: Una piacevole scoperta, questa commedia australiana ha saputo conquistarmi con i suoi toni sopra le righe, irriverenti e simpatici. E' una storia on the road - o più che road direi desert - che mixa subcultura omosessuale, musical e battute taglienti per un risultato finale davvero da non perdere. Al giorno d'oggi è un prodotto non ancora per tutti, mi pare evidente, eppure una chance bisognerebbe dargliela.
Parola chiave: Torpedone.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 21 gennaio 2015

Film 864 - The Inbetweeners 2

Appena scoperto che esisteva questo secondo capitolo l'ho voluto recuperare!

Film 864: "The Inbetweeners 2" (2014) di Damon Beesley, Iain Morris
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Luigi
Pensieri: Seguito del primo "The Inbetweeners Movie" - che in Italia si è trasformato in "Finalmente maggiorenni" - questo sequel sui quattro amici un po' nerd un po' scemi e le loro disavventure amorose è meno efficace del primo, ma spassoso quanto basta per regalare a chi guarda esattamente quello che cercava.
Tra parchi acquatici, un viaggio in Australia e una camminata nel deserto che richiama il ricordo delle 4 carampane di "Sex and the City 2" negli Emirati, questa commedia sbroccata e volgare è riuscita comunque a strapparmi più di una risata e lasciandomi con la domanda: e la serie tv da cui questi due film sono tratti, come sarà?
Anche se penso rimarrò ancora per un bel po' di tempo senza risposta, in ogni caso bisogna ammettere che la produzione sia riuscita bene a creare un prodotto vendibile anche in quei paesi che la serie non la trasmettono o nemmeno conoscono. Non importa, infatti, conoscere il pregresso, le due storie cinematografiche si capiscono bene lo stesso (non che ci sia niente di complicato, per carità).
In ogni caso ho rivisto volentieri le facce da scemi di Will, Jay, Neil e Simon (rispettivamente Simon Bird, James Buckley, Blake Harrison e Joe Thomas) e mi sono fatto ritrasformare volentieri all'interno del loro folle modo di vedere le cose della vita: limitato, ma divertente.
Film 373 - Finalmente Maggiorenni
Film 864 - The Inbetweeners 2
Box Office: $62,724,372
Consigli: Un film così sciocco, volgare e semplice che, se è ciò che si sta cercando, sarà un piacere da seguire! In linea col suo predecessore, anche questo "The Inbetweeners 2" si compone di parolacce, dialoghi osceni, offensivi e assurdi, sessismo, sesso e qualche scena di nudo (circa), quindi chi ha apprezzato la prima pellicola non potrà che fare lo stesso anche con questa. Chiaramente non è una commedia per tutti, considerato il livello di volgarità mostrate, però se si sta al gioco e non si hanno pretese (e si apprezza la visione in lingua, dato che non esiste nemmeno una data di uscita italiana), di certo questo film non deluderà. Politicamente super scorretto.
Parola chiave: Australia.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 18 settembre 2012

Film 449 - Shark 3D

Con Licia un piano su larga scala per prendere in considerazione la visione di tantissime pellicole horror che ci siamo persi/volevamo vedere!


Film 449: "Shark 3D" (2012) di Kimble Rendall
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Licia
Pensieri: Di fatto niente di granché horror o di paura per questo film (australiano, non USA!) che di titolo originale fa solo "Bait", esca. Perfetto titolo, tra l'altro, perchè attira spettatori con un'idea quando, in realtà, la pellicola non è esattamente quello che ci si aspetterebbe di vedere.
Il film, che con mia non poca sorpresa è stato presentato fuori concorso alla 69ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ha certamente il pregio di non essere fotocopia dei soliti prodotti con squali assassini annessi, ma certamente non apporta nulla di nuovo al filone.
L'idea di partenza è anche interessante: tsunami improvviso colpisce la costa e dei cittadini, dentro un centro commerciale, sopravvivono alla grande onda, ma rimangono intrappolati all'interno dell'edificio allagato su più livelli.
In questa cornice catastrofica, la parte davvero pericolosa la fanno i due squali bianchi che si godono le corsie del supermercato e, principalmente, il sapore di chi ci è bloccato dentro.
Ma, ad essere sinceri, le vittime sono poche come lo sono le scene di paura e, oltre a qualche passaggio splatter, il resto è tutto affidato alla solita suspense. Io, che ho infinita paura dei famelici pescioni, subisco facilmente lo stress cercato dai produttori di pellicole come questa e, sinceramente, mi rendo conto di non essere troppo attendibile nella misurazione oggettiva dell'ansia da qualcosa-sta-per-accadere in questo caso. Comunque si può dire che l'atmosfera ricreata è giusta ad installare nello spettatore l'attesa del momento in cui qualcosa di brutto si verificherà.
Anche se poi la promessa non è sempre mantenuta, ho preso in simpatia questo "Shark 3D", esempio meno scontato dei banali esperimenti tutto squartamenti e poca trama che di solito passano quando si parla di animali assassini. Nonostante non sia effettivamente nulla di che - ho anche un dubbio tecnico riguardo il finale con supermercato totalmente allagato e città completamente all'asciutto e, anzi, quasi desertica - direi che si possa definire "Bait" un film guardabile e un attimino più pensato rispetto a quanto siamo solitamente abituati.
Ps. Unico attore conosciuto anche qui da noi è Julian McMahon, famoso protagonista di "Streghe" e Dottor Troy di "Nip/Tuck".
Consigli: Si può anche decidere di vederlo al cinema (io avevo l'ingresso della 3), però il 3D inizialmente è fastidioso e, diciamocelo, al solito non particolarmente necessario. Effetti speciali funzionali, ma non eccelsi. Tutto sommato è un film carino, preso per quello che è: intrattenimento easy e senza alcuna pretesa.
Parola chiave: Cagnolino.

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BB

mercoledì 25 novembre 2009

Film 16 - Irina Palm

Nell'attesa di fare aperitivo con Andrea (il disegnatore), io e Fra (il pasticciere) abbiamo deciso di guardarci un film. Tra i miei dvd acquistati e ancora non visti ce n'era uno in particolare che lui non aveva mai visto...


Film 16: "Irina Palm" (2007) di Sam Garbarski
Visto: dalla tv di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Fra
Pensieri: Cosa ci si aspetta da un film su una che fa le seghe in un night club? Che sia una roba volgarissima... E, invece, qui è tutto il contrario. La prima volta che l'ho visto (questa era la seconda) mi aspettavo una protagonista sboccata e sbroccata, gergo cafone e sensibilità di un criceto. Ma, al contrario, Marianne Faithfull interpreta Maggie/Irina Palm in modo delicato, pacato e dignitoso. Le leggi l'amore per il nipote solo dallo sguardo e capisci subito che è pronta a tutto per lui. Questo aspetto da brava nonna del nipotino malato, da una come la Faithfull, non te lo aspetti... Cito Wikipedia: "Dopo un periodo di oblio seguito alla fine della sua relazione con Jagger e caratterizzato da una vita irrequieta e da storie di droga, Marianne Faithfull torna al successo". In quest'ottica di vita si inserisce meglio la parte della masturbazione, in effetti. E anche qui niente di troppo volgare. Diciamo che la dimensione night club è squallida, ma di per sé, non tanto nel film.
Quindi man mano che il film prosegue ti appassioni alle vicende di questa povera famiglia londinese che deve pagare le spese mediche del bambino malato che può essere curato solo in Australia. Rapporti familiari difficili, nuora e suocera che si rispettano ma non si adorano, un lavoro come quello di hostess che non può essere raccontato a nessuno perchè disdicevole. Ma Maggie si dispera? No, mai! Deve far le seghe? Bene, le ci mette tutto il suo impegno e diventa la mano più famosa di Londra! Se non è dedizione alla causa, questa...
Dunque il film l'ho trovato carinissimo, delicato nonostante l'argomento che tratta e molto ben interpretato. Sicuramente una storia originale che non oltrepassa mai il limite. Ho trovato tenerissima la love story tra Maggie e il titolare del night Miki, prima rude e duro con lei, poi duro dal cuore tenero.
Grandissima è la scena dell'ultimo thé con le (false) amiche, dove Maggie, stanca di essere sempre maltrattata dalle altre, scopre le carte in tavola e sconvolge le tre rigide (ormai ex) amiche con la storia del suo lavoro. E' una sequenza talmente bella che la rivedresti subito un'altra volta! Una donna che è una santa finalmente si prende la sua rivincita su tutti i soprusi che la vita le ha inflitto e lo fa con grande classe! Ecco, di Maggie ti rimane sicuramente impressa la pacatezza, la cortesia, l'educazione e una dignità infinita. Quindi rendo merito a Marianne Faithfull che ha saputo rendere giustizia ad un personaggio così atipico. Brava!
Consigli: Per quanto l'argomento del film potrebbe far pensare ad un tema goliardico, in realtà ESISTE una trama, il che potrebbe inibire chi cerca solo divertimento...
Parola chiave: Gomito del seghista




Ric