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sabato 27 febbraio 2021

Film 1961 - The Beautician and the Beast

Intro: Durante la pausa natalizia tra un semestre e l'altro, io e Bizzy ci siamo concessi qualche filmetto serale in compagnia. E dopo i toni più drammatici di "Perfetti sconosciuti", abbiamo pensato di optare per qualcosa di totalmente diverso...
Film 1961: "The Beautician and the Beast" (1997) di Ken Kwapis
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Bizzy
In sintesi: non che sia un gran film, ma una parte di me è affezionata a questo "The Beautician and the Beast, una sorta di mix tra "La bella e la bestia" e "La tata" se l'incontro tra questi due mondi apparentemente inconciliabili avvenisse nella tenuta di "The Haunting". Il tutto con un pizzico di "Norma Rae" a favore dei diritti per i lavorati. Insomma, è chiaro che il risultato finale di questo film sia bizzarro, quantomeno.
La realtà è che questa pellicola non è nient'altro che un tentato trampolino di lancio per la carriera cinematografica di Fran Drescher che, ancorata al ruolo di Tata Francesca, tenta qui di riplicare la magia di quel personaggio riciclandolo in chiave principesca. Il risultato finale è una giga boiata, ma una giga boiata che funziona.
Cast: Fran Drescher, Timothy Dalton, Lisa Jakub, Ian McNeice, Patrick Malahide, Heather DeLoach, Adam LaVorgna, Michael Lerner, Phyllis Newman.
Box Office: $11.5 milioni
Vale o non vale: Sarà che io Fran Drescher la amo senza se e senza ma, sarà che ogni tanto si ha bisogno di vedere qualche titolo più leggero, in ogni caso questo "The Beautician and the Beast" è il titolo giusto per una serata senza pensieri e con un pizzico di nostalgia per i tempi che furono. E le promesse di carriera per Fran.
Premi: Candidato al Razzie per la Peggior attrice (Drescher).
Parola chiave: Insegnante.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

sabato 15 agosto 2020

Film 1907 - Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga

Intro: Proprio nell'anno in cui l'Eurovision Song Contest viene cancellato per l'emergenza sanitaria globale, esce il film di Netflix a lui dedicato. Una coincidenza sfortunata nonché una magra consolazione per i fan del famosissimo evento made in EU.
Film 1907: "Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga" (2020) di David Dobkin
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: ci ho messo un po' per capire se questo film mi fosse piaciuto o no, più che altro perché, da grande fan dell'Eurovision, ho faticato a decidere quanto ci fosse di omaggio rispetto alla manifestazione e quanto di americanata superficiale. Perché sì, l'Eurovision sarà anche una baracconata da un certo punto di vista, ma vive di una filosofia che oggi più che mai va rispettata e coltivata.
Dunque, dicevo, ci ho messo un po' a capire quanto di questo "Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga" fosse un omaggio bonaccione e quanto, invece, un'interpretazione dello show troppo semplicistica, per giungere alla conclusione che, forse, una pellicola sulla manifestazione europea più avvolgente e coinvolgente di sempre meritasse un occhio e una prospettiva più europei. E non perché non sia apprezzabile che anche gli americani si affaccino alla manifestazione - sicuramente gli organizzatori ci avranno visto una grande opportunità pubblicitaria quando Netflix ha abbracciato il progetto -, anche se credo che nel complesso il film manchi di comprendere la bizzarria che la competizione canora è in grado di generare e celebrare in maniera così naturale. Nel senso che sì, Lars Erickssong (Will Ferrell) e Sigrit Ericksdóttir (Rachel McAdams) sono ampiamente inquadrati come strambi outsiders per tutta la storia, ma di fatto sono più goffamente rincoglioniti che consapevolmente fuori dalle righe. Ed è qui che, secondo me, la pellicola ha propriamente il suo limite: l'Eurovision ha visto esibirsi drag queen barbute e non, anziane nonnine, performer sui trampoli, provocanti contadine sessualmente ammiccanti ed Emma Marrone, il tutto per un mix talmente eterogeneo di esibizioni memorabili (per innumerevoli ragioni) che riassumere la bizzarria dei due protagonisti attraverso outfit sgargianti e colossali figure di merda non rende giustizia all'idea che sta dietro a un progetto come quello che fa qui da sfondo alla storia.
Insomma, "Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga" fa del suo meglio per dare degna visibilità alla manifestazione (di cui l'Italia è uno dei Paesi fondatori*, nonché ispiratore grazie al Festival di Sanremo) e da un certo punto di vista il film riesce nel suo intento, celebrando vincitori e concorrenti passati (manca in toto il nostro Paese), mettendo la Russia alla berlina e riuscendo a veicolare quell'idea di inclusione, partecipazione ed orgoglio nazionale che caratterizzano l'evento; non riesce, però, a riflettere in maniera più efficace l'anima odierna del progetto, il cui pregio principale è quello di abbracciare ogni cultura e minoranza, riuscendo a promuovere con invidiabile leggerezza lo spirito della diversità inteso come affermazione e celebrazione di ogni identità quale necessario tassello di un gigantesco puzzle europeo (e non) che funziona proprio perché così eterogeneamente composto.
*Gli altri Paesi sono: Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Francia.
Cast: Will Ferrell, Rachel McAdams, Dan Stevens, Melissanthi Mahut, Mikael Persbrandt, Ólafur Darri Ólafsson, Graham Norton, Demi Lovato, Pierce Brosnan, Jamie Demetriou, Natasia Demetriou; (cameo) Loreen, Conchita Wurst, Netta, Salvador Sobral, Jamala.
Box Office: /
Vale o non vale: Tempi un po' troppo lunghi e bizzarrie un po' superficiali vengono compensati dalle buone intenzioni e una francamente inaspettata piacevole colonna sonora, il tutto per un risultato finale che certamente non rende giustizia all'anima della manifestazione, ma ha quantomeno il pregio di A) far conoscere l'Eurovision Song Contest anche al di fuori dei suoi più naturali confini e B) di regalarci una simbolica edizione proprio nell'anno in cui si è stati costretti a cancellare qualsiasi evento globale.
Premi: /
Parola chiave: Elfi.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi