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mercoledì 15 novembre 2023

Film 2216 - The Nun II

Intro: Continua la saga dell'horror in vista dell'imminente notte delle streghe.

Film 2216: "The Nun II" (2023) di Michael Chaves
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: già il primo "The Nun" non è che sia un capolavoro e certamente questo sequel non è migliore in termini di qualità, però per quello che vale, ammetto di non aver odiato questo secondo capitolo. Probabilmente anche perché, dopo la cocente delusione del primo film, per questa nuova uscita del franchise le aspettative erano decisamente molto, molto più basse.
La verità è che la saga di "The Nun" ha poco da dire in termini di storia e vive in buona sostanza delle atmosfere inquietanti che la pellicola è in grado di creare. Visivamente, infatti, il risultato finale è particolarmente ben riuscito, soprprendentemente interessante a volte (penso alla scena delle riviste che si sfogliano da sole), anche se ciò non basta a salvare una trama troppo sconnessa e generica, in particolar modo quando si tratta di approfondire l'antagonista, nonché personaggio princiale, del demone-suora. In questo secondo titolo, in particolare, si fatica a comprendere le modivazioni del personaggio, non vi è alcun approfondimento del suo passato - immagino che il tutto sia rimandato al primo film, o origin story in questo caso - che fornisca allo spettatore qualche indizio che vada oltre la mera assunzione che il demone sia malvagio e quindi tenti di uccidere chiunque (che poi non succede sempre, ma solo quando fa comodo alla trama, il che rende il tutto ancora più confuso). In aggiunta a questa generale superficialità, gli altri personaggi che compongono la storia (alcuni ripresi dal primo film) non hanno granché da dire in quanto, per la maggior parte del racconto, sono a servizio del sadico giochino che preme raccontare alla trama. Per capirsi, lo scopo di "The Nun II" non è tanto raccontare una storia, quanto spaventare il pubblico.
Detto ciò, ribadisco che non ho dedestato questo sequel e, anzi, mi sono sorpreso ad apprezzarlo molto più di quanto mi sarei immaginato. Semplicemente bisogna tenere presente che "The Nun II" è un horror che ha ragione di esistere nel contesto di quest 3 assunzioni: a) è il sequel di un franchise famoso e particolarmente lucrativo, b) è uscito in tempo per il periodo di Halloween e c) ha come unica vocazione quello del facile spavento.
Film 578 - L'evocazione - The Conjuring
Film 1179 - L'evocazione - The Conjuring
Film 1190 - The Conjuring - Il caso Enfield
Film 1450 - The Conjuring 2
Film 2029 - The Conjuring: The Devil Made Me Do It
Film 2412 - The Conjuring: Last Rites
Film 804 - Annabelle
Film 1157 - Annabelle
Film 1405 - Annabelle: Creation
Film 1657 - Annabelle: Creation
Film 1782 - Annabelle Comes Home
Film 1673 - The Nun
Film 2216 - The Nun II
Film 1774 - The Curse of La Llorona
Cast: Taissa Farmiga, Jonas Bloquet, Storm Reid, Anna Popplewell, Bonnie Aarons, Patrick Wilson, Vera Farmiga.
Box Office: $268.1 milioni
Vale o non vale: Non imprescindibile, ma tutto sommato nemmeno terribile. Il finale non è all'altezza di tutta la premessa, però di per sé il film ha un'estetica coesa e spaventa quanto basta. In più, cameo finale con la possibile promessa di un ritorno dei coniugi Ed e Lorraine Warren (rispettivamente Patrick Wilson e Vera Farmiga).
Premi: /
Parola chiave: Occhi.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

martedì 5 novembre 2019

Film 1673 - The Nun

Intro: Adoro "The Conjuring" e gli horror in generale: potevo farmi scappare questo titolo?!
Film 1673: "The Nun" (2018) di Corin Hardy
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: beh, beh, beh, da chi ha portato al cinema "The Conjuring" e "Annabelle" mi aspettavo davvero molto, molto di più. Questo "The Nun" non solo non aggiunge niente alla saga in sé, ma è proprio un prodotto mal riuscito. La trama è inesistente, il film non fa paura - gli unici momenti di spavento sono costruiti tramite apparizioni improvvise o balzi del suono - e il risultato finale è a dir poco deludente. Peccato, perché l'ambientazione e l'atmosfera ci sono tutte e le premesse parrebbero sufficienti a far sperare all'ennesimo buon prodotto di paura. La realtà è che questa volta il franchise ha toppato e non di poco (nonostante l'ottimo risultato al botteghino parrebbe suggerire il contrario. Non a caso ci sarà un sequel).
Ps. La protagonista Taissa Farmiga è la sorella minore di Vera Farmiga che, in "The Conjuring", interpreta Lorraine Warren.
Film 578 - L'evocazione - The Conjuring
Film 1179 - L'evocazione - The Conjuring
Film 1190 - The Conjuring - Il caso Enfield
Film 1450 - The Conjuring 2
Film 2029 - The Conjuring: The Devil Made Me Do It
Film 2412 - The Conjuring: Last Rites
Film 804 - Annabelle
Film 1157 - Annabelle
Film 1405 - Annabelle: Creation
Film 1657 - Annabelle: Creation
Film 1782 - Annabelle Comes Home
Film 1673 - The Nun
Film 2216 - The Nun II
Film 1774 - The Curse of La Llorona
Cast: Demián Bichir, Taissa Farmiga, Jonas Bloquet, Bonnie Aarons, Charlotte Hope, Ingrid Bisu, Patrick Wilson, Vera Farmiga, Lili Taylor.
Box Office: $365.6 milioni
Vale o non vale: Chi ha apprezzato quanto finora fatto fin qui dalla saga di "The Conjuring" & co. potrebbe apprezzare, nonostante l'evidente dislivello qualitativo tra i prodotti precedenti e questo titolo. A tutti gli altri consiglio di rivolgersi altrove.
Premi: /
Parola chiave: Valak.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 16 gennaio 2017

Film 1282 - Elle

Un po' per caso e un po' per curiosità mi sono avvicinato a questa pellicola che, sorprendentemente, ho trovato disponibile in streaming in versione originale.

Film 1282: "Elle" (2016) di Paul Verhoeven
Visto: dal computer di casa
Lingua: francese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Dopo qualche settimana di ponderazione e "digestione" della storia, sono giunto alla conclusione che probabilmente "Elle" sia il film del 2016 che ho preferito in assoluto.
Innanzitutto la premessa: ho scelto di vederlo - benché si trovasse solo in lingua - perché c'è Isabelle Huppert e perché sembrava fosse il riscatto di Paul Verhoeven. Non sapevo altro di questa pellicola e in tutta onestà non ero nemmeno troppo convinto sarei rimasto soddisfatto della visione.
E' bastato cominciare la storia per rimanerne rapito e, naturalmente, massacrato. Si tratta di un racconto duro, feroce e crudele, oltre che a volte tremendamente onesto per quanto riguarda la singolarità della natura umana. La protagonista Michèle Leblanc - una Huppert che si meriterebbe davvero l'Oscar - viene aggredita in casa sua e stuprata e la sua reazione a posteriori sarà spiazzante, disarmante per chi guarda e sa in tutto e per tutto quali comportamenti la donna metterà in atto. Essere spettatori di questa storia è difficile, è forte ed è a tratti doloroso, sia perché l'efferatezza della violenza fa star male, sia perché il modo di raccontare di Verhoeven è asciutto e senza fronzoli, crudo, quasi che l'attacco alla protagonista passi, per chi guarda, anche attraverso una regia che non risparmia nulla, non volta lo sguardo e, anzi, denuda la molteplicità della natura umana e non ha paura di confrontarcisi.
Michèle è una persona forte e indipendente che non perde tempo e non si finge qualcuna che non è per gli altri e, allo stesso tempo, 
mi è sembrata fragile, quasi bipolare nei suoi comportamenti di mamma "mammona" che concede tutto al figlio scansafatiche e di donna desiderosa di un contatto umano malato con il suo aggressore. La ricerca della violenza e dell'estremo, oltre che la ciclica necessità di avventure con uomini già occupati, fanno pensare al costante bisogno di deviare dal comune, dall'ordinario o da quella che semplicisticamente si potrebbe definire normalità, alla ricerca dell'eccitazione da situazioni al limite e rischiose persino per se stessa. Insomma, una facciata alto-borghese che racconta una storia di successo e inserimento all'interno della comunità e, nonostante ciò, un'insoddisfazione viscerale che passa attraverso l'umiliazione, l'aggressione e la sottomissione all'estraneo. E dove Michèle ha certamente molto su cui lavorare, quello che accade durante la visione è che anche lo spettatore non può fare a meno di porsi delle domande, di analizzare le situazioni cui assiste, di vivere con lei le aggressioni, gli atterramenti e le violenze in un mix di emozioni forti e spesso contrastanti verso la donna e verso il film.
Forse Michèle è la versione moderna e senza mediazioni di pudore di Séverine Serizy, una Bella di Giorno che ha già scoperto attraverso quali mezzi ottenere il proprio piacere e alla quale di certo non servono gli infiocchettamenti e le spinte altrui per convincersi ad abbracciare le proprie pulsioni più inconfessabili, animalesche e degradanti. Ci vuole fegato per raggiungere certi livelli di bassezza nei confronti di sé e riuscire a trarne qualcosa. Michèle sfrutterà la sua intelligenza per uscire da un gioco perverso che la mette in pericolo e le sfugge presto di mano. Noi che guardiamo proviamo - ognuno per sé - sentimenti contrastanti ed opinioni differenti di fronte ad una storia che è tutto tranne che ordinaria, convenzionale o stupida. Quello che rimane di "Elle" è un viaggio decisamente inaspettato all'interno di una vita che è totalmente personale, com'è giusto che sia, quanto umanamente discutibile. Ed è proprio quest'ultimo punto che considero vincente: una storia che fa discutere, che non lascia indifferenti, che ti rimane attaccata costringendoti più spesso di quanto non ti vada al confronto con qualcosa di scomodo ed inusuale; una storia che ha vinto perché, nel bene o nel male, è riuscita a trasmetterti qualcosa, a regalarti più di un'emozione e a lasciarti con numerosi spunti su cui riflettere.
Io la storia di Michèle Leblanc l'ho vissuta così, come un viaggio che è cominciato con la visione del film e che non sono più riuscito a togliermi da dosso, rapito e colpito da un personaggio tanto diretto e disarmante, tanto umano quanto apparentemente privo di emozioni. Non è facile trovare una pellicola che ti faccia provare tutto ciò (soprattutto di questi tempi) e io credo davvero di essermene innamorato.
Ps. Per una volta la stampa estera si è dimostrata più lungimirante di altre giurie e ha concesso a questa pellicola ben 2 Golden Globes su 2 candidature: Miglior film straniero e Miglior attrice protagonista drammatica (Huppert). Il film, inoltre, ha gareggiato in concorso al Festival di Cannes 2016.
Cast: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny, Charles Berling, Virginie Efira, Judith Magre, Christian Berkel, Jonas Bloquet, Alice Isaaz, Vimala Pons, Arthur Mazet, Raphaël Lenglet, Lucas Prisor.
Box Office: $10.2 milioni
Consigli: Non è un film per tutti, non è un film che piacerà a tutti, non è un film per qualsiasi occasione. Tenetelo ben presente nel momento in cui valuterete la possibilità di dare una chance a questa pellicola. Si tratta certamente di un prodotto provocatorio, ma fatevi il favore di non aprire questioni di morale o gusti personali mentre state seguendo la storia: le riflessioni si fanno a racconto concluso, lasciandosi trasportare dalla franchezza e trasparenza con cui il film tratta i suoi elementi.
In ogni caso una Huppert mostruosa, magistrale nella sua interpretazione, stupenda, francamente inarrivabile e nonostante la mia personale ammirazione per Emma Stone e l'onesta felicità che provo nel pensarla vincitrice di un Oscar per "La La Land", ritengo che difficilmente la sua interpretazione saprà battere nel mio cuore quella che ben presto sarà l'Oscar mancato di Isabelle Huppert.
Parola chiave: Ferita alla mano.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi