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lunedì 12 agosto 2024

Film 2223 - Killers of the Flower Moon

Intro: Torniamo nuovamente indietro all'elenco di titoli che avevo lasciato indietro l'anno scorso.

Film 2223: "Killers of the Flower Moon" (2023) di Martin Scorsese
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Paul
In sintesi: la prima parte di film - o forse, per meglio dire, i primi due terzi - mi è molto piaciuta, ero decisamente molto interessato e coinvolto dalla storia e i suoi personaggi. Poi, però, ho perso interesse.
A dire il vero perdere interesse non descrive nemmeno lontanamente come mi sia sentito. Il racconto volge a una conclusione naturale: i "cattivi" sono identificati, chi si deve rimettere si rimette e la storia sembrerebbe essere giunta alla fine, conclusa. E invece no, si continua, e non per poco tra l'altro. Già, perché "Killers of the Flower Moon" dura nientepopodimeno che 206 minuti, ovvero 3 ore e 20 minuti, di cui l'ultima ora, ora e venti (il che fa ridere solo a pensarci, considerato che un prodotto cinematografico generalmente dura un'ora e trenta) per me è stata un vero tormento. Ho già espresso in passato la mia attuale difficoltà a seguire pellicole dalla durata epica e, forse, il problema è nato proprio qui.
Capisco perfettamente come sia nato questo progetto: è quasi un "vanity project" di Scorsese, prodotto da Apple (sganciando $200–215 milioni solo per produrlo) che sicuro non ha problemi di soldi (quindi ha meno interesse a trovare un riscontro positivo al box-office), quanto più un interesse a stabilirsi come casa di produzione di prodotti di qualità: in questo senso, penso sia stata lasciata carta bianca al leggendario regista (che qualunque cosa realizza ha garanzia di essere quantomeno candidata all'Oscar). Il contrappasso di questa decisione è, però, un prodotto difficilissimo da piazzare commercialmente, in quanto una durata così lunga limita il numero di proiezioni giornaliere del film, per non parlare del fatto che una buona fetta di audience si è sicuramente lasciata spaventare dall'eccessiva lunghezza oltre che, va detto, da una trama dai temi alquanto pesanti.
Questo discorso per dire che, lo ammetto, anche io sono caduto un po' in questo "mood" generale. "Killers of the Flower Moon" è girato meravigliosamente, la fotografia è impeccabile e la regitazione, neanche a dirlo, è superba come ci si aspettava, eppure questo non basta a salvarlo del tutto o, quantomeno, a riscattarne il finale. Perché la storia finisce a un certo punto, ma il film decide di andare avanti e, francamente, continuo ancora a non comprenderne il motivo. So che si tratta di un prodotto tratto dal romanzo di David Grann, dunque mi aspetto che la trama si adegui alla conclusione del libro, ma non posso fare a meno di chiedermi se certe parti non potessero davvero essere tagliate o accorciate.
Certamente questo non ha aiutato troppo la mia visione, anche se conservo un ricordo positivo del film tutto sommato, specialmente grazie alle magnifiche performance del trio Leonardo DiCaprio, Lily Gladstone e Robert De Niro (che però fa sempre un po' la stessa parte).
Continuo a pensare che se Lily Gladstone fosse stata candidata come non protagonista agli Oscar avrebbe avuto più possibilità di vincere, soprattutto perché Emma Stone in "Poor Things" di fatto è il film, mentre qui Gladstone manca per parte della storia e anche se sì, di fatto lei è la protagonista femminile del film, non so quanto si possa dire che sia la protagonista in generale (protagonista che, invece, è DiCaprio). Peccato, perché Gladstone è sicuramente la rivelazione di questo "Killers of the Flower Moon" e forse il suo elemento più innegabilmente riuscito e, per questa performance, un Oscar se lo sarebbe davvero meritato.
Cast: Leonardo DiCaprio, Robert De Niro, Lily Gladstone, Jesse Plemons, John Lithgow, Brendan Fraser, Elden Henson, Tantoo Cardinal.
Box Office: $157 milioni
Vale o non vale: Prodotto tecnicamente inattacabile, recitato benissimo e dalla storia potente e rilevante più che mai, "Killers of the Flower Moon" non è però un film per tutti anche a causa della sua durata eccessiva. I fan di Scorsese dovrebbero apprezzare.
Premi: Candidato a 10 premi Oscar per Miglior film, regia, attrice protagonista (Gladstone), attore non protagonista (De Niro), fotografia, montaggio, costumi, scenografia, colonna sonora e canzone originale ("Wahzhazhe (A Song for My People)" di Scott George). 9 nomination ai BAFTA (film, regia, attore non protagonista, casting, fotografia, costumi, montaggio, trucco e acconciature, colonna sonora e scenografia) e una vittoria ai Golden Globe per Lily Gladstone come Miglior attrice protagonista su 6 nomination nella categoria drama (film, regia, attore protagonista per DiCaprio, attore non protagonista, sceneggiatura e colonna sonora). Nomination come Miglior film straniero ai David di Donatello 2024.
Parola chiave: Insulina.
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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 16 novembre 2017

Film 1437 - Wind River

Il cinema ad un prezzo accettabile qui non è esattamente facile da trovare, per cui quando ho scoperto che un multisala in città proietta film a $7 e $9 non ho perso tempo e sono subito andato a controllare. Con, in programma, 5 papabili titoli da vedere. Ne ho guardati 3.

Film 1437: "Wind River" (2017) di Taylor Sheridan
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ero molto curioso di recuperare questo film, specialmente per due motivi, ovvero le buone critiche ricevute e i due protagonisti che personalmente trovo molto bravi. Relativamente a quest'ultimo punto ho trovato l'ennesima conferma e devo dire che sia Jeremy Renner che Elizabeth Olsen sono due bravissimi e capaci attori tra i quali mi pare evidente una certa alchimia. Assieme li abbiamo già visti in nei film sugli Avengers e già allora si poteva notare il misto di complicità e simpatia che, mi sembra, traspare anche sullo schermo. Vederli recitare in lingua, poi, ha costituito quel valore aggiunto alla visione della pellicola.
"Wind River" racconta una storia triste, anzi molteplici storie tristi che coinvolgono le donne della comunità degli indiani d'America, relativamente alle quali non esiste una statistica sulle persone scomparse. E' questo il cuore della storia, una sceneggiatura tratta da fatti realmente accaduti che è spesso un pugno nello stomaco - pur non mancando di una certa ironia che aiuta lo spettatore ad arrivare alla fine della visione.
Personalmente ho trovato questo film molto bello, tremendamente glaciale, eppure capace di una buona dose di umanità grazie a due personaggi protagonisti agli antipodi in grado di imparare a comunicare perché uniti dall'importanza della causa. Le storie di amicizia che nascono dopo il superamento di un'iniziale avversità mi sono sempre piaciute; inoltre la trama spinge molto sul percorso di formazione della giovane e inesperta agente FBI, altro elemento che trovo interessante quando si tratta di esplorare le varie possibilità narrative di una storia.
Forse l'anello debole di questo prodotto si riscontra una volta svelato il crimine, nel senso che una volta conosciuto nei minimi dettagli il tremendo svolgimento degli eventi parte del mistero svanisce o, forse, viene semplicemente soffocato dal dolore e la sensazione ripugnante che non si può fare a meno di provare. Questo è uno di quei rari casi in cui lasciare indefinito il destino di alcuni personaggi avrebbe permesso alla storia di concentrarsi sulla parte dell'importante messaggio da lanciare: ogni anno migliaia (milioni?) di persone scompaiono in America e di queste molte sono donne e tante sono native americane; nonostante questo non esiste ad oggi una statistica relativa a queste ultime, involontariamente quasi a fomentare di nuovo un rapporto troppo spesso limitato alla superficialità e noncuranza e ancora così labilmente stabile.
Ciò detto, a me "Wind River" è piaciuto e non poco, mi ha colpito e ha lasciato in parte scosso a seguito di un'esperienza cinematografica soddisfacente quanto emotivamente provante.
Ps. Vincitore del premio alla Miglior regia a Cannes 2017 nella categoria Un Certain Regard.
Cast: Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Gil Birmingham, Jon Bernthal, Julia Jones, Kelsey Chow, Graham Greene, Martin Sensmeier, James Jordan, Jon Bernthal, Ian Bohen.
Box Office: $40.3 milioni
Consigli: Sicuramente una storia forte e difficile, un film che richiede una certa dose di consapevolezza nel momento in cui si intenda recuperarlo. Bello, recitato perfettamente, con due protagonisti bravi ed in parte, "Wind River" è sicuramente una delle belle sorprese di stagione da recuperare, potendo.
Parola chiave: Roulotte.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 8 novembre 2017

Film 1434 - Pocahontas

Era letteralmente una vita che volevo rivederlo, considerato che dopo la prima visione in sala non ho più ripetuto l'esperienza... E come al solido ci pensa Netflix.

Film 1434: "Pocahontas" (1995) di Mike Gabriel, Eric Goldberg
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Da bambino, dopo averlo visto al cinema, ci sono rimasto così male tanto non mi era piaciuto che ho deciso di non volerlo più vedere, che non ero interessato ad investirci altro tempo. E così è stato fino a quando, non so bene per quale motivo, è maturato in me il desiderio di rivedere "Pocahontas" e capire se, in effetti, ricordassi bene o, invece, mi stessi semplicemente attaccando ai ricordi (e ai capricci) di un ragazzino di 8 anni.
Questa pellicola ha dei disegni bellissimi, dei colori così spettacolari da incantare lo spettatore. Disney riesce nella magia dell'atmosfera, capace come molte altre volte di consegnare al suo pubblico un prodotto ad alto impatto visivo. L'espressività dei personaggi è straordinaria, così come la resa di tanti dettagli (le ombre, i capelli nel vento, il mare in tempesta) che contribuiscono a un risultato finale tecnicamente perfetto.
D'altro canto la storia è quella che è. Sicuramente un tema diverso dal solito, questo film è costretto ad abbracciare una maturità conseguente al racconto di fatti realmente accaduti da cui proviene - seppur ampiamente rimaneggiati - per cui è indubbio ci sia stato un cambio di rotta rispetto ai prodotti precedenti, anche se mi sento in parte di giustificarlo. Meno fiaba e più storia per adulti, questa pellicola paga lo scotto di una serie di passaggi forzati che impongono allo spettatore elementi più seri e complessi che, forse, fino ad allora il pubblico della Disney non era abituato. Ciò non toglie che una certa mancanza di verve interna al racconto sia innegabile, per un risultato finale più insipido (e breve) del previsto.
Comunque non ho trovato questa seconda visione così tremenda o insostenibile come ricordavo, anche se rimango dell'idea che, tra i vari capolavori Disney susseguitisi nel tempo, questo titolo non sia a tutti gli effetti in grado di reggere il confronto. Esteticamente magnifico, ma non speciale.
Ps. 2 Oscar su 2 nomination per la Miglior colonna sonora e la Miglior canzone originale ("Colors of the Wind", "I colori del vento" in italiano), quest'ultima ha vinto anche il Golden Globe e il Grammy.
Cast: Irene Bedard, Judy Kuhn, Mel Gibson, David Ogden Stiers, John Kassir, Russell Means, Christian Bale, Linda Hunt, Danny Mann, Billy Connolly, Joe Baker, Frank Welker, Michelle St. John, James Apaumut Fall, Gordon Tootoosis.
Box Office: $346.1 milioni
Consigli: 33esimo classico Disney, "Pocahontas" ebbe il difficile compito di traghettare la casa di Topolino oltre il colossale successo de "Il re leone" uscito esattamente un anno prima. Nonostante un risultato decisamente inferiore, va detto che il film non è così male come potrebbe sembrare ad una prima visione, soprattutto se paragonato a certi prodotti animati oggi in distribuzione. Disegni e colori sono stupendi, per non parlare di certe canzoni indimenticabili e una serie di personaggi spalla piacevolmente simpatici, il tutto per una striminzita ora e venti di incontro fra culture, persone e mondi totalmente diversi. Disney è stata coraggiosa a portare al cinema una storia così complessa, pur necessariamente dovendola riscrivere per il proprio pubblico. Tutto sommato un risultato sufficientemente appagante.
Parola chiave: Bussola.

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Bengi