Visualizzazione post con etichetta scomparsa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scomparsa. Mostra tutti i post

giovedì 27 aprile 2023

Film 2181 - Searching

Intro: Solo dopo aver visto "Missing" ho realizzato che il film fosse il sequel di questa pellicola uscita nel 2018. E, una volta realizzata la connessione, tutto ha avuto subito più senso.

Film 2181: "Searching" (2018) di Aneesh Chaganty
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: 5 anni prima di "Missing", c'è stato "Searching" che, evidentemente, ha funzionato bene considerato che hanno pensato di fare un copia-incolla totale per il sequel (del resto questo film è costato $880,000 e ne ha incassati più di 75 milioni...).
Anche visto una seconda volta - e, soprattutto in questo caso, dopo aver visto il sequel - "Searching" funziona bene e regala ottimi momenti thriller e di suspence. Ammetto, però, che il secondo film del franchise è addirittura meglio di questo primo (che ha un colpo di scena finale meno soddisfacente).
Tutto sommato un buon film.
Film 1704 - Searching
Film 2181 - Searching
Film 2180 - Missing
Cast: John Cho, Debra Messing, Michelle La, Sara Sohn, Joseph Lee, Steven Michael Eich.
Box Office: $75.6 milioni
Vale o non vale: Se è piaciuto "Missing", sicuramente piacerà anche questo film (sono praticamente identici, eppure perfettamente distinguibili l'uno dall'altro). Colpi di scena a gogo e un ottimo John Cho protagonista, con una Debra Messing in un ruolo per lei inusuale.
Premi: /
Parola chiave: Lagoo.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

sabato 15 aprile 2023

Film 2180 - Missing

Intro: Era da un po' che volevo recuperare questo film, quindi appena ho avuto l'occasione ho proposto a Ciarán di vederlo. Senza sapere che si trattasse del sequel di un altra pellicola che avevo visto anni fa...

Film 2180: "Missing" (2023) di Will Merrick, Nick Johnson
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: abbiamo guardato tutto il film senza sapere che si trattasse del seuqel di "Searching", per cui non ho fatto troppo caso alle varie somiglianze narrative ed estetiche. A posteriori posso dire che, nonostante abbia trovato entrambi i titoli particolarmente godibili, questo secondo episodio è superiore al primo.
Qui la trama è molto più intricata e c'è un'ottima dose di colpi di scena dall'inizio alla fine che mantengono lo spettatore sempre interessato. Storm Reid è una perfetta protagonista, capace, pur non comparendo mai di fatto in un'inquadratura che non includa il layout di una piattaforma social o una videocamera di sorveglianza, di portare sulle proprie spalle tutta la storia.
"Missing" è un buon thriller contemporaneo, capace di incorporare con intelligenza gli elementi classici del genere assieme a tutti quegli strumenti che utilizziamo quotidianamente per comunicare, senza che questo approccio inusuale risulti mai forzato (o, peggio ancora, ridicolo). Chiaro, si tratta di una storia esagerata, però il risultato finale intrattiene a dovere e la conclusione lascia decisamente soddisfatti.
Film 1704 - Searching
Film 2181 - Searching
Film 2180 - Missing
Cast: Storm Reid, Joaquim de Almeida, Ken Leung, Amy Landecker, Daniel Henney, Megan Suri, Tim Griffin, Nia Long.
Box Office: $45.1 milioni
Vale o non vale: Non si riscrive certo la storia del cinema qui, però il risultato finale funziona bene e, nonostante l'inusuale utilizzo di immagini unicamente tratte da social media, cellulari o camere di sorveglianza (che nelle mani sbagliate sarebbe potuto essere disastroso), "Missing" funziona benissimo e, anzi, ha un ritmo particolarmente sostenuto e incalzante. Oltre che una trama che non manca di regalare colpi di scena.
Premi: /
Parola chiave: Lucchetto.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 8 giugno 2020

Film 1718 - Tomb Raider

Intro: Avevo provato a cominciarlo ancora in Australia durante i sei mesi di reclusione al Takarakka, ma la qualità del file scaricato era tremenda, così ho deciso di posticipare. Ne ho approfittato una volta in aereo verso la mia nuova avventura: America (Los Angeles durante gli Oscar 2019, Las Vegas e San Francisco) e Nuova Zelanda.
Film 1718: "Tomb Raider" (2018) di Anthony Russo, Joe Russo
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: c'era bisogno di un reboot della saga su Lara Croft? Assolutamente no, ma ho abbracciato la nuova proposta cinematografica principalmente per la presenza della mia adorata Alicia Vikander, qui in nel suo ruolo finora più commerciale. Dopo produzioni europee ("A Royal Affair"), ruoli provocatori ("Ex Machina") e un Oscar ("The Danish Girl"), era giunto inevitabilmente il momento per lei di confrontarsi con qualcosa di più globale e mainstream in termini di carriera. Il risultato finale? Niente di elettrizzante onestamente, anche se è indubbio che la ragazza ce l'abbia messa tutta per riportare in vita l'eroina dei videogames della Crystal Dynamics.
Precedentemente interpretata da Angelina Jolie - che ha reso il ruolo francamente iconico in termini di look e stile -, la produzione qui ha voluto giocare più su un dinamismo da film d'azione tradizionale, piuttosto che su una plasticità gonfiata e una realizzazione palesemente fittizia, il tutto per ricercare un realismo in grado di validare la storia. Niente di nuovo, è quello che, per dire, è successo di recente con il reboot di "Jumanji", anche se qui mi pare il risultato finale sia decisamente meno riuscito. Manca sicuramente una componente divertita e divertente, il che appesantisce un prodotto votato teoricamente all'intrattenimento facile e spensierato. Poi, per carità, "Tomb Raider" si lascia guardare, ma decisamente non rimane impresso. Vikander non ha ancora conseguito uno star power tale da mobilitare le masse al cinema, la pellicola manca di un'estetica propria che la contraddistingua dalle altre o dalle precedenti e il progetto finisce per rimanere schiacciato tra il tentativo di sganciarsi dai precedenti due capitoli cinematografici e l'esigenza di presentarsi come rilevante in quanto più serio rispetto a quanto prodotto finora sul personaggio di Lara Croft. Servono più idee e una trama più accattivante, ma a mio avviso Alicia Vikander risulta una scelta azzeccata.
Cast: Alicia Vikander, Dominic West, Walton Goggins, Daniel Wu, Kristin Scott Thomas, Derek Jacobi, Nick Frost.
Box Office: $274.7 milioni
Vale o non vale: Niente di entusiasmante, "Tomb Raider" funziona per chi fosse in cerca di una distrazione facile e dimenticabile per una serata tranquilla all'insegna dell'avventura e dell'azione. Ma niente di più. Un sequel è in lavorazione.
Premi: /
Parola chiave: Himiko.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

martedì 12 maggio 2020

Film 1704 - Searching

Intro: Continua l'offerta dell'aereo.
Film 1704: "Searching" (2018) di Aneesh Chaganty
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: non sapevo cosa aspettarmi da questa pellicola, però devo dire che me la sono proprio goduta. Un buon mistery thriller ai tempi dei social, "Searching" riesce sufficientemente ad intrattenere e confondere lo spettatore quanto basta per lasciarlo interessato fino alla fine del racconto. Meno scontato di quanto non ci si sarebbe aspettato. Bene anche John Cho come protagonista, un attore troppo spesso sottovalutato o lasciato a margine in quelle produzioni ad alto budget che preferiscono protagonisti occidentali; per lui la conferma - ce ne fosse stato bisogno - che è perfettamente in grado di portare una pellicola interamente sulle sue spalle.
Film 1704 - Searching
Film 2181 - Searching
Film 2180 - Missing
Cast: John Cho, Debra Messing, Michelle La, Joseph Lee.
Box Office: $75.5 milioni
Vale o non vale: Pur non trattandosi di un capolavoro, "Searching" funziona e riesce nell'intento di presentarsi come valida alternativa a basso budget - con cast prevalentemente asiatico, tutto ambientato sui social - alle grandi produzioni thriller (o quasi horror) cui ci hanno abituato. La storia è buona, il cast è in parte e l'atmosfera è quella giusta. Si può vedere.
Premi: /
Parola chiave: Social networks.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

sabato 9 novembre 2019

Film 1675 - A Simple Favor

Intro: Prima volta la cinema in Nuova Zelanda!
La scelta di titoli non era il massimo, per cui si è optato per questo, che francamente mi attirava il giusto... Anche perché era stato venduto da alcuni critici come un "Gone Girl" tutto al femminile. Non solo amo particolarmente questo tipo di comparazioni, ma creare un tipo di aspettativa del genere di solito non giova alla pellicola "fotocopia".
Film 1674: "A Simple Favor" (2018) di Paul Feig
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Greg
In sintesi: le premesse sono intriganti, il cast è in parte, la mise-en-scène ha il suo perché grazie allo stile sofisticato e glam, ma "A Simple Favor" non mantiene le promesse e si risolve in un finale francamente facile da indovinare. Non che questo riduca la possibilità di godersi la storia - nessuno si aspettava certo che fossimo di fronte ad un capolavoro -, però è un peccato che dopo un buon primo tempo, la seconda parte del film opti per una risoluzione che non aggiunge niente di nuovo a quanto già proposto da titoli simili;
Anna Kendrick, Blake Lively e Henry Golding formano un ottimo trio: giovani, belli e desiderosi di mettersi in gioco. La Lively ha qui probabilmente uno dei ruoli più creativi della sua carriera, mentre la Kendrick torna sui toni rigidini di "Up in the Air". Insieme le due si spartiscono bene lo screentime da protagoniste;
insomma, "A Simple Favor" poteva essere più eccitante, eccentrico o addirittura selvaggio? Definitivamente. Il risultato finale però non è male, molto fresco e porta sul grande schermo un gruppo di attori giovani che, inevitabilmente, conferisce alla pellicola un'anima più vitale e frizzante: la storia non sarà troppo originale, ma nell'insieme questo film si merita la sufficienza.
Cast: Anna Kendrick, Blake Lively, Henry Golding, Andrew Rannells, Linda Cardellini, Jean Smart, Rupert Friend, Eric Johnson.
Box Office: $97.6 milioni
Vale o non vale: Tratta dall'omonimo romanzo di Darcey Bell, questa pellicola non sarà indimenticabile, ma funziona in termini di personalizzazione del progetto, cast e ritmo. C'è sicuramente di meglio, ma è comunque in titolo godibile.
Premi: /
Parola chiave: Twins.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 16 novembre 2017

Film 1437 - Wind River

Il cinema ad un prezzo accettabile qui non è esattamente facile da trovare, per cui quando ho scoperto che un multisala in città proietta film a $7 e $9 non ho perso tempo e sono subito andato a controllare. Con, in programma, 5 papabili titoli da vedere. Ne ho guardati 3.

Film 1437: "Wind River" (2017) di Taylor Sheridan
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ero molto curioso di recuperare questo film, specialmente per due motivi, ovvero le buone critiche ricevute e i due protagonisti che personalmente trovo molto bravi. Relativamente a quest'ultimo punto ho trovato l'ennesima conferma e devo dire che sia Jeremy Renner che Elizabeth Olsen sono due bravissimi e capaci attori tra i quali mi pare evidente una certa alchimia. Assieme li abbiamo già visti in nei film sugli Avengers e già allora si poteva notare il misto di complicità e simpatia che, mi sembra, traspare anche sullo schermo. Vederli recitare in lingua, poi, ha costituito quel valore aggiunto alla visione della pellicola.
"Wind River" racconta una storia triste, anzi molteplici storie tristi che coinvolgono le donne della comunità degli indiani d'America, relativamente alle quali non esiste una statistica sulle persone scomparse. E' questo il cuore della storia, una sceneggiatura tratta da fatti realmente accaduti che è spesso un pugno nello stomaco - pur non mancando di una certa ironia che aiuta lo spettatore ad arrivare alla fine della visione.
Personalmente ho trovato questo film molto bello, tremendamente glaciale, eppure capace di una buona dose di umanità grazie a due personaggi protagonisti agli antipodi in grado di imparare a comunicare perché uniti dall'importanza della causa. Le storie di amicizia che nascono dopo il superamento di un'iniziale avversità mi sono sempre piaciute; inoltre la trama spinge molto sul percorso di formazione della giovane e inesperta agente FBI, altro elemento che trovo interessante quando si tratta di esplorare le varie possibilità narrative di una storia.
Forse l'anello debole di questo prodotto si riscontra una volta svelato il crimine, nel senso che una volta conosciuto nei minimi dettagli il tremendo svolgimento degli eventi parte del mistero svanisce o, forse, viene semplicemente soffocato dal dolore e la sensazione ripugnante che non si può fare a meno di provare. Questo è uno di quei rari casi in cui lasciare indefinito il destino di alcuni personaggi avrebbe permesso alla storia di concentrarsi sulla parte dell'importante messaggio da lanciare: ogni anno migliaia (milioni?) di persone scompaiono in America e di queste molte sono donne e tante sono native americane; nonostante questo non esiste ad oggi una statistica relativa a queste ultime, involontariamente quasi a fomentare di nuovo un rapporto troppo spesso limitato alla superficialità e noncuranza e ancora così labilmente stabile.
Ciò detto, a me "Wind River" è piaciuto e non poco, mi ha colpito e ha lasciato in parte scosso a seguito di un'esperienza cinematografica soddisfacente quanto emotivamente provante.
Ps. Vincitore del premio alla Miglior regia a Cannes 2017 nella categoria Un Certain Regard.
Cast: Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Gil Birmingham, Jon Bernthal, Julia Jones, Kelsey Chow, Graham Greene, Martin Sensmeier, James Jordan, Jon Bernthal, Ian Bohen.
Box Office: $40.3 milioni
Consigli: Sicuramente una storia forte e difficile, un film che richiede una certa dose di consapevolezza nel momento in cui si intenda recuperarlo. Bello, recitato perfettamente, con due protagonisti bravi ed in parte, "Wind River" è sicuramente una delle belle sorprese di stagione da recuperare, potendo.
Parola chiave: Roulotte.

Ti è piaciuto? ACQUISTALO QUI

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 13 luglio 2016

Film 1172 - The Nice Guys

Molto, molto curioso di vedere questo film!

Film 1172: "The Nice Guys" (2016) di Shane Black
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Tipico caso nel quale il trailer è più divertente dell'intero film, questo "The Nice Guys" in realtà è un buon titolo, non conforme, però, alle aspettative.
Per capirci, dal trailer sembrava che si trattasse di un prodotto particolarmente dinamico e avventuroso, ricolmo di momenti spettacolari e divertenti; la realtà, che pur mantiene una comicità spiccata e di valore, manca di quella dimensione action che invece pareva essere elemento distintivo. Insomma, quasi due ore di pellicola, parzialmente sforbiciabile.
In generale, comunque, grazie al buon cast e alla chimica tra i due protagonisti Russell Crowe e Ryan Gosling, strana coppia particolarmente riuscita, il risultato finale è buono per davvero, e pure simpatico, ma si sente la mancanza di ritmi più sostenuti. Le atmosfere seventies sono davvero ben ricostruite, la trama ben articolata e con un caso centrale da risolvere che non mancherà di avere un colpo di scena finale. Insomma, "The Nice Guys" è a tutti gli effetti un prodotto estivo efficace ed efficente - se si pensa all'unica missione intrattenitivo-spettacolare -, anche se certamente qualche miglioria poteva essere apportata. In ogni caso un buon, simpatico film.
Cast: Russell Crowe, Ryan Gosling, Angourie Rice, Matt Bomer, Margaret Qualley, Keith David, Kim Basinger, Yaya DaCosta, Ty Simpkins.
Box Office: $56.9 milioni
Consigli: Sulla carta apparentemente un'operazione vincente, nella realtà il film di Shane Black non ha suscitato particolari clamori al botteghino (il budget ammonta a 50 milioni di dollari). Il che è francamente un po' strano, visto l'appeal di uno come Gosling e l'(ormai un po' datato) appeal dell'ex gladiatore Crowe, il quale fatica a risollevare le sorti di una carriera che dalla fine degli anni '00 stenta a trovare una rotta definita. "The Nice Guys" sembrava destinato a ravvivare non solo la nostra estate, ma proprio il nome dell'attore australiano. Il risultato, invece, non è stato roseo, anche se davvero non mi riesco a spiegare il perché dato che si tratta di un prodotto simpatico e ben confezionato. Forse un po' meno "veloce" di quanto non parrebbe promettere la promozione, ma pur sempre un titolo riuscito. Io una chance gliela darei.
Parola chiave: Ti piace la mia macchina, bambolone?.

Se ti interessa/ti è piaciuto

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 30 marzo 2016

Film 1109 - Room

Ultimo titolo da Oscar che volevo recuperare!
Film 1109: "Room" (2015) di Lenny Abrahamson
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Ogni anno succede. Vedo quel film di cui la critica ha parlato benissimo, quella pellicola pronta a portarsi a casa Oscar e riconoscimenti e... rimango puntualmente deluso. Così lo dico, senza girarci troppo intorno: a me "Room" non ha sconvolto, Bree Larson non mi è sembrata inarrivabile e, in definitiva, il film non mi ha convinto.
Ora che finalmente posso liberarmi di questo peso - avendo visto "Room" il giorno stesso degli Oscar è un mese che attendevo di scrivere questa recensione -, mi sento un po' meglio. Ci ho riflettuto a lungo, ci ho pensato e ripensato. Per non perdermi proprio niente della pellicola l'ho anche vista in inglese. Eppure niente, non è scoccato l'idillio. Sì, la Larson è brava, il giovanissimo Jacob Tremblay particolarmente portato, ma mi ha aspettavo qualcos'altro, forse addirittura di più. Ecco perché cerco di evitare il più possibile di documentarmi sui vari titoli prima di vederli, il rischio di guastarmi la visione è sempre dietro l'angolo.
Chiaramente in questo caso era difficile schivare lo spoiler, salvaguardarsi dall'approfondimento: negli ultimi mesi il film e il suo cast sono stati sotto la lente d'ingrandimento hollywoodiana e non solo (ad oggi il film è a quota 116 candidature sparpagliate per le premiazioni e i festival di tutto il mondo), il che ha necessariamente portato a un'avvicinamento a storia e protagonisti, voluto o meno che fosse. Ed ecco perché le mie aspettative erano altre.
Da quello che avevo capito, dall'idea che mi ero fatto, pensavo che "Room" fosse più una sorta di thriller incentrato sul perché mai una donna e suo figlio avessero deciso di vivere isolati all'interno di una stanza. Magari lei era pazza. Magari al di fuori vi era uno scenario postapocalittico. Magari...
E invece la storia raccontata qui è molto diversa, è un pugno nello stomaco e, però, un colpo assestato solo a metà. Il dramma della prigionia è molto ben rappresentato, pur rimanendo all'interno di quelli che saranno sì e no 10 m²; la storia non soffre di una claustrofobia che sarebbe stata plausibile: la brava mamma di Jack è stata in grado di rendere quella prigione quasi confortevole, nonostante tutto. Una volta fuori, la storia cambia temi e, naturalmente, scenari e quella magia e chimica tra i due protagonisti si perde leggermente in favore di una scoperta del mondo da parte di Jack e della scoperta da parte del mondo dei due poveri reclusi. In questa parte, in particolare, ho sentito di più la mancanza di connessione con la vicenda, forse gelata dal mio spezzare la visione di "Room" in due parti. In ogni caso ho gradito maggiormente l'inizio.
Insomma, è chiaramente un'opinione personale viziata da una serie di aspettative e circostanze, in ogni caso "Room" non mi ha tra i suoi sostenitori, come era stato qualche anno fa con "Silver Linings Playbook". Vedremo se la carriera della Larson prenderà definitivamente il volo dopo il successo legato a questa produzione - come era successo alla Lawrence - o se l'exploit ottenuto rimarrà legato a qualche anno di strascichi e nient'altro. In bocca al lupo!
Ps. Candidato a 4 Oscar, tra cui Miglior film, "Room" ha vinto nella categoria Miglior attrice protagonista. Brie Larson per questo ruolo ha vinto anche un Golden Globe e un BAFTA.
Cast: Brie Larson, Jacob Tremblay, Joan Allen, Sean Bridgers, William H. Macy, Justin Mader, Amanda Brugel, Tom McCamus.
Box Office: $35.4 milioni
Consigli: Considerato che ha vinto così tanti premi per la sua attrice protagonista e che ha raccolto così tanti commenti positivi tra la critica di tutto il mondo, vale certamente la pena di dare una chance a questa pellicola, consci che si tratta di un viaggio non facile da intraprendere. Può piacere, ma non è per tutti.
Parola chiave: Old Nick.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

domenica 29 novembre 2015

Film 1039 - Città di carta

Molto, molto interessato a vedere questo film, ho dovuto recuperarlo in streaming dato che lo avevo perso al cinema.

Film 1039: "Città di carta" (2015) di Jake Schreier
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: "Colpa delle stelle" è stato bello, ma molto duro da digerire. "Città di carta" è tutta un'altra storia che, lo ammetto, mi è piaciuta.
Anche questa pellicola tratta dal romanzo di John Green, la mia paura è che potesse verificarsi una sorta di operazione fotocopia grazie al successo dell'anno scorso della storia con Shailene Woodley anche considerata la presenza di Nat Wolff in entrambi i film, l'idea young adults-glam che si respira in entrambi i casi e, naturalmente, per via dell'autore in comune. La realtà è che sono due titoli completamente diversi e a parte le piccole connessioni di cui prima, il risultato è diverso e piacevole in entrambi i casi.
Innanzitutto in "Paper Towns" nessuno è malato o muore, semplicemente la protagonista Margo (Cara Delevingne) ad un certo punto sparisce e il povero Quentin (Wolff), innamorato di lei fin da bambino, finirà per andare a cercarla dopo aver trovato una serie di indizi che ritiene lo condurranno da lei. Il fulcro della vicenda è quindi la ricerca di Margo che di fatto segue l'avventura di una notte che cambierà la vita dei due ragazzi: lei perché, dopo essersi vendicata dei suoi amici e del suo ex fidanzato fedifrago, sparirà nel nulla; lui perché finalmente si concede di vivere un po'. Il risultato finale sarà una raccolta di indizi e un viaggio on the road per Quentin e i suoi amici nerd che regalerà a tutti il ricordo di un'avventura indimenticabile prima di salutarsi in vista dell'università.
Un percorso di formazione, dunque, mascherato da spy story - molto alla leggera -, eppure pur non risultando totalmente efficace, "Città di carta" riesce a far appassionare il suo spettatore man mano che la storia evolve, proponendo non solo un'avventura anche divertente, ma dei personaggi piacevoli e simpatici, sufficientemente veri e onesti da risultare credibili. In questo Wolff dimostra certamente il suo valore, mentre la Delevingne ha una parte più maliziosa che, sì, le si addice, ma richiede inevitabilmente meno talento per essere rappresentata. Su di lei, dunque, mi riservo di vedere altro per capire se abbia davvero qualcosa da dire o sia il classico esempio di personalità famosa per un motivo che finisce a tentare altre strade più o meno artistiche fino a quando la fama regge. Vedremo.
In definitiva, comunque, "Paper Towns" è un buon esempio di cinema per - come vuole la catalogazione anglofona - giovani adulti e riesce nell'intento di mantenere le aspettative legate alla misteriosa figura di Margo. Il finale è decisamente più inaspettato del normale per un prodotto mirato a un tale target, il che mi ha sorpreso in positivo, soprattutto perché si muovono motivazioni sensate e ponderate legate alla ricerca di se stessi e l'affermazione della propria personalità in opposizione alle imposizioni sociali e alle precostituite categorie umane. Questo, pur semplificato all'interno della trama e probabilmente utilizzato quale strumento per elevare i toni della storia da semplice film per ragazzi a pellicola sufficientemente impegnata, rimane un punto a favore della storia che riconosce quanto sia importante capire prima chi si è per poter decidere quali scelte fare o percorsi seguire nella vita. Poi, certamente, il tutto rimane un'operazione commerciale mirata a creare una sorta di seguito alle fortune di "Colpa delle stelle", ma devo dire che tutto sommato la storia che racconta "Città di carta" non mi ha deluso.
Ps. Ma poi cosa sono queste città di carta del titolo? Errori volontari degli autori delle mappe, sotto forma di nomi di città inventati, che servono a tutelare dalla violazione di copyright delle stesse.
Cast: Nat Wolff, Cara Delevingne, Halston Sage, Austin Abrams, Justice Smith, Jaz Sinclair, Cara Buono, Ansel Elgort (cameo).
Box Office: $85.5 milioni
Consigli: Colonna sonora pazzesca che mi è entrata subito in testa, bella fotografia, un protagonista dal viso dolce e l'aspetto da peluche arruffato, una modella come ragazza scomparsa e un romanzo dallo stesso autore di "Colpa delle stelle": insomma, qualche elemento valido per vedere questa pellicola c'è sicuramente. Il risultato finale è buono, la storia si segue bene e volentieri e il finale è meno scontato di quanto non si potrebbe pensare. In una domenica pomeriggio di quasi inverno come questa, una chance a "Città di carta" si può tranquillamente dare.
Parola chiave: Agloe.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 9 gennaio 2015

Film 853 - L'amore bugiardo - Gone Girl

Uno dei titoli che aspettavo con più interesse e per il quale avevo non poche aspettative.

Film 853: "L'amore bugiardo - Gone Girl" (2014) di David Fincher
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Ho sempre avuto un debole per David Fincher, culminato in passione dopo "Il curioso caso di Benjamin Button". Anche per questo film ero piuttosto ben disposto, sia perché era un nuovo titolo del regista, sia perché le critiche suggerivano davvero un buon risultato (anche se poi troppe aspettative creano quasi sempre una discreta delusione).
In questo caso, invece, per quanto mi riguarda si è verificato il contrario: "Gone Girl" è un fiume in piena, un thriller brillante pieno di colpi di scena, di sottotrame che si ribaltano, si intrecciano e formano una storia avvincente e controversa di cui non si vuole perdere nemmeno un passaggio.
Chiaramente il merito non può che essere condiviso con Gillian Flynn, qui sceneggiatore, ma in partenza autore del romanzo (in Italia dal titolo "L'amore bugiardo") da cui questa pellicola è tratta. La sua storia, così ben articolata e architettata è un piacere da seguire, esempio di racconto da cui farsi volentieri trascinare e trasportare, capace di scatenare dibattiti, ipotesi e interpretazioni, capace di lasciare sorpreso e sconvolto lo spettatore che proprio quell'aspetto lì, quell'inaspettata svolta non se li aspettava.
Personalmente ho trovato "Gone Girl" davvero ben fatto, uno dei pochi titoli di questa stagione che mi ha veramente convinto e lasciato con il desiderio di rivederlo quanto prima. Ben Affleck conduce quasi in solitaria questa storia, protagonista suo malgrado della psicopatica moglie e del suo folle piano per farlo incolpare del suo omicidio. Quest'ultima fuori di testa è magistralmente interpretata da colei che mai avrei immaginato perfetta per il ruolo, ovvero Rosamund Pike (già candidata ai Golden Globe e che spero bisserà con la nomination all'Oscar). L'attrice inglese, dopo numerosi ruoli minori, qualche blockbuster e uno 007, finalmente riesce a conquistarsi il ruolo di protagonista in una produzione che conta, giocandosi un tutto per tutto che è fin da subito una scommessa vinta. Chiaramente il suo personaggio è qualcosa di magnificamente inquietante - e ciò agevola -, ma bisogna davvero riconoscerle di essere riuscita a tirare fuori una Amy Dunne coi fiocchi. Al povero marito Nick, quindi, non resterà che, perlomeno all'inizio, restare a guardare.
E allora il nostro ragazzone buono ma fedifrago, come farà a salvarsi da un'accusa di omicidio che si fa sempre più pressante, nonostante lui e noi sappiamo perfettamente che, atteggiamento da GGG (grande gigante gentile) a parte, è stato solamente incastrato? Ah, signori, il come non si può dire, ma di sicuro vale la pena di scoprirlo!
In tutto questo turbinio di emozioni, accuse, trame e trip mentali non da poco, si sviscererà bene in profondità la storia d'amore apparentemente perfetta dei due coniugi Dunne, esseri che parrebbero appartenersi come pochi sulla terra, affini e innamorati come solo il racconto personalissimo dal diario di Amy ci potrà raccontare. Lo stesso diario che finirà con l'essere la prova della distruzione da parte di Nick del tanto decantato perfetto idillio, manoscritto che consegnerà alla polizia tutti i dettagli necessari di una violenza domestica tra il fisico e lo psicologico. Il Detective Rhonda Boney (Kim Dickens) raccoglierà tutti gli indizi sapientemente posizionati da Amy, fino a quando anche lei comincerà a porsi delle domande con la sua testa.
In tutto questo bel casino, ci sono da aggiungere alcuni aspetti di contorno che rendono ancora più interessante la vicenda. Innanzitutto c'è la questione dei media e della costruzione del caso. Proprio come "Nightcrawler" mi aveva appena mostrato, il nuovo giornalismo d'assalto, figlio di un voyeurismo pubblico di cui è schiavo quotidiano, spinge le news a passare dalla natura prettamente informativa cui sarebbe lo scopo a un'appiccicosa morbosità la cui unica utilità è quella di richiamare l'attenzione del pubblico su chi quella news l'ha costruita. Per farla più semplice: "L'amore bugiardo - Gone Girl" descrive alla perfezione come i media (tv, giornali e, uscendo dalla fiction, il cinema) delineino le notizie, ci ricamino sopra, le screditino o ci diano peso, le ribaltino, le cestinino. Il gioco della costruzione del caso, della messa in scena pubblica, dell'opinione di ognuno come opinione che conta, della lapidazione a priori, dello sproloquio senza prove: tutto qui è presentato in maniera realistica, plausibile e drammatica. Nick è messo alla conga per colpa di un sorriso, è considerato troppo disinvolto per uno la cui moglie adorata è appena scomparsa. Eppure basta un'intervista, l'ammissione del peccato e la redenzione, ed ecco che l'opinione del pubblico sovrano si ribalta, si schiera all'opposto e in contrapposizione a tutto cil che prima era stato detto e fatto. Al giorno d'oggi questo è il quotidiano e bisogna solo pregare di non finire in mezzo a questo perverso meccanismo senza uscita.
In secondo luogo c'è l'approfondimento personale dei personaggi, che è davvero ben fatto. Amy è una ragazza evidentemente disturbata, una che deve aver sofferto per essere arrivata ad una tale concezione malata delle relazioni personali. Non credo sia un caso che la ragazza, nella storia, sia anche la "Amazing Amy" di un popolare libro per bambini scritto dai suoi genitori. La protagonista del libro è Amy, con la differenza che è migliore di lei. Più perfetta, astratta e, probabilmente, più amata. Questo non può non creare nella donna vera, imperfetta ma reale, qualche problematica.
Dall'altra parte la figura di Nick è altrettanto interessante. E' un ragazzo tranquillo, di certo meno intricato e calcolatore e pare genuino nei suoi sentimenti. Capiamo subito che è innocente, non c'è i sogno che la storia ce lo confermi. Eppure cos'è che, nella storia, la gente non vede e non capisce di lui? Come dicevo prima, Nick sorride, è gentile con chi gli dimostra affetto e lo aiuta e, fatale, ha già commesso l'errore di tradire la moglie con una soda ragazzina sempliciotta. E allora, mancando Amy e prove che suggeriscano il contrario, non rimane che interpretare quel sorriso come espressione di serenità e tranquillità, quasi sdrammatizzazione involontaria di una situazione pericolosa alla quale si è scampati. Da lì a ritenere interessate le attenzioni che riserva alle vicine gentili con lui, o stranamente inusuale che non conosca il tipo sanguigno della moglie o che amiche frequenti il passo è breve.
E allora, per terminare questo sproloquio, cosa posso dire di "Gone Girl"? Come si capisce, mi è davvero piaciuto, soprattutto perché mi ha sorpreso con i suoi molteplici risvolti, l'ottima caratterizzazione dei personaggi e la geniale architettura che struttura la trama e la sorregge alla perfezione. Questo film è solido e ben fatto, ha la regia di un maestro e la fortuna di avere un ottimo cast (anche Neil Patrick Harris, Tyler Perry e Sela Ward). Inoltre l'inizialmente solo curiosa collaborazione tra Fincher e Trent Reznor e Atticus Ross per quanto riguarda la colonna sonora è, invece, sempre di più uno dei valori aggiunti alle pellicole del regista.
Insomma, un bel film. Teso, adrenalinico e sorprendente.
Ps. 4 candidature ai Golden Globes 2015: Miglior attrice drammatica, regia, sceneggiatura e colonna sonora.
Film 853 - L'amore bugiardo - Gone Girl
Film 1020 - L'amore bugiardo - Gone Girl
Film 1544 - L'amore bugiardo - Gone Girl
Film 1739 - Gone Girl
Film 2156 - Gone Girl
Film 2331 - Gone Girl
Box Office: $362.3 milioni
Consigli: Incasso da blockbuster, Reese Witherspoon (a sopresa) alla produzione, una storia veramente ben pensata e scritta, la grande mano di Fincher e due protagonisti (Ben Affleck, Rosamund Pike) che in questo caso fanno davvero la differenza. "Gone Girl" è un thriller teso, pieno di indizi che conducono esattamente dove la storia finirà per cambiare prospettiva, è cruento e scioccante, ha un finale a sorpresa e una discreta dose di scene di nudo. Non è difficile capire, quindi, che non si tratta esattamente di un film per tutti. Agli altri, invece, dico: guardatelo, ne vale la pena.
Parola chiave: Apparenza.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi