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domenica 4 giugno 2017

Film 1367 - The Great Wall

Sinceramente ero molto curioso di vedere questo film, ma quando è uscito nelle sale non sono riuscito ad andarlo a vedere. Così appena lo streaming lo ha permesso, l'ho recuperato, ansioso di capire quanto potesse essere davvero disastroso.

Film 1367: "The Great Wall" (2016) di Yimou Zhang
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Il film è una baggianata, anche se non così distante dalle tante altre boiate di successo che si sono alternate sul grande schermo negli anni. Non capisco, quindi, perché un così netto rifiuto del pubblico nei confronti di questo specifico prodotto, tra l'altro in linea con le promesse/premesse che genera. Forse l'unico aspetto veramente deludente sono gli effetti speciali.
Matt Damon devo dire che ultimamente lo trovo un tantino sotto tono, qui più volte messo in ombra dalla spalla Pedro Pascal. Forse non era il protagonista giusto.
Restando sugli aspetti negativi, ho trovato francamente ridicole le armature dell'esercito cinese. Più che soldati sembrano i Power Rangers: ci sono il blu, il rosso, il nero e il giallo a suddividere attraverso i colori le diverse mansioni di ogni gruppo dell'armata. Una scelta stilistica un po' infelice.
Molto scenografici, invece, i momenti musicali con i tamburi, belli da vedere e da ascoltare.
In ogni caso "The Great Wall" è il classico esempio di blockbuster facile facile che approda al cinema e fa sfaceli al box-office, pur in questa occasione al contrario di come ci si sarebbe aspettati. Né meglio né peggio di altri, semplicemente un prodotto molto commerciale altrettanto superficiale. Si poteva fare meglio.
Cast: Matt Damon, Jing Tian, Pedro Pascal, Willem Dafoe, Andy Lau, Zhang Hanyu, Lu Han, Eddie Peng, Kenny Lin, Wang Junkai, Zheng Kai, Huang Xuan, Cheney Chen.
Box Office: $332 milioni
Consigli: Si può vedere senza problemi in qualunque momento si abbia necessità di svago. E' intrattenimento puro, la storia è sufficientemente già vista per risultare scontata. Niente sorprese, giusto qualche ora di azione al sapore orientale.
Parola chiave: Taotie.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 18 maggio 2015

Film 917 - The Last Samurai

Penultimo film prima dell'atterraggio a Mosca, una scelta voluta per salutare il Paese del Sol Levante. #TokyoDays: film 6.

Film 917: "The Last Samurai" (2003) di Edward Zwick
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: inglese, giapponese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Poco furbescamente non sottotitolato in inglese, tutte le parti in giapponese mi sono rimaste oscure. E, a dispetto di quanto avessi ipotizzato a inizio visione, non sono state poche....
Al di là del divario linguistico invalicabile, ho comunque rivisto volentieri questo film, titolo emblema del mio addio al Giappone, un modo personale per salutare una terra che in effetti un po' di cuore me l'ha rubato. Quindi, carico anche di questo bagaglio sentimentale, ho scelto di vedere nuovamente "The Last Samurai" con il signor Cruise in gran spolvero, mai così tanto tutto d'un pezzo e ricolmo di valori positivi al massimo grado superlativo. La sua carriera all'epoca era ancora di quelle da invidiare, con titoli di indubbio successo, 3 Golden Globe vinti, 3 candidature all'Oscar e incassi stellari per le sue pellicole e il suo portafoglio. In quest'ottica anche "The Last Samurai" riflette lo stato di salute del suo protagonista, rigonfio di steroidi e buoni sentimenti, nobiltà d'animo e grandi azioni, per un mix finale che sa di americanata, ma non infastidisce più di tanto. Ecco, diciamo che Tom Cruise testimonial del Giappone mi fa un po' ridere, ma a questo titolo riconosco il merito di avermi fatto scoprire più di dieci anni fa Ken Watanabe, attore giapponese che tutt'ora seguo con interesse.
Insomma, a parte il finale veramente troppo teatrale, questo film ha i suoi buoni momenti e regala un po' di quella filosofia spiccia che sì è superficiale, ma ha un'evidente buona intenzione alla base. Cruise è credibile e riveste bene i panni dell'eroe a 360°, anche se spesso a rubargli la scena è proprio Watanabe, non a caso premiato con una canidatura all'Oscar per la sua interpretazione. Tutta la storia regge bene e la sceneggiatura riesce nel coinvolgere emotivamente lo spettatore, che non mancherà di parteggiare per i samurai e l'americano convertito Algren. Di certo non spensierato, ma un bel colossal.
Ps. Nel cast oltre a Cruise e Watanabe anche Timothy Spall, Billy Connolly, Tony Goldwyn, Hiroyuki Sanada, Koyuki.
Box Office: $456.8 milioni
Consigli: Prima di "Memorie di una geisha" l'America più commerciale aveva già tentato la "colonizzazione" dell'oriente con questo titolo che potremmo quasi vedere come una versione per uomini del più delicato titolo diretto da Rob Marshall. "The Last Samurai" ha una bella fotografia e presenta un'esotica curiosità per l'occhio dello spettatore occidentale grazie a bellissimi paesaggi e costumi tradizionali. Anche se la filosofia giapponese si perde in un miscuglio di valori più occidentali, questo film rimane un titolo commerciale di valore per chi desiderasse immergersi in maniera facile facile in un mondo così differente da quello che viviamo. E' intrigante e per certi versi emozionante, il che anche solo per questo vale una visione. Non è un capolavoro, ma le buone intenzioni sono evidenti.
Parola chiave: Seppuku.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 12 settembre 2013

Film 580 - Mulan

Pian piano riguardo tutti i classici Disney per rinfrescarmi la memoria. Specialmente quelli che da bambino non mi erano particolarmente piaciuti. Così, dopo una seconda possibilità ad "Hercules"...


Film 580: "Mulan" (1998) di Tony Bancroft, Barry Cook
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Mulan" non mi ha mai detto granché e non mi ero mai sentito spinto a rivedere questo 36esimo film targato Disney. Quando uscì al cinema avevo 11anni e in effetti, rispetto ad altri classici della casa di produzione cinematografica, non mi aveva particolarmente colpito. Né in positivo né in negativo.
Questa forma di indifferenza mi ha riportato a questa pellicola con un atteggiamento di pacata 'verginità', come se non avessi di fatto mai visto prima "Mulan" nella mia vita. Il che ha giovato alla causa, nel senso che effettivamente, ripartendo da zero, la mia idea di fondo è leggermente migliorata. Non posso dire di provare uno spassionato trasporto nei confronti della storia, ma devo ammettere che questo prodotto ha tutte le carte in regola per funzionare nell'ottica dei classici Disney (molto più di pellicole come "Chicken Little" o "La principessa e il ranocchio", per esempio).
Ho trovato proprio belli i disegni in primis e interessante il lavoro di inserimento degli effetti digitali all'interno dell'immagine disegnata. L'interazione è buona e funzionale. Il racconto d'avventura è stranamente insolito per il target solitamente fiabesco: qui si parla di tradizione Samurai, onore, rispetto della famiglia ed ideali piuttosto forti per un pubblico di ragazzini che, fino ad un paio di pellicole precedenti vedevano l'eroina femminile come personaggio di sfondo in cerca di un'emancipazione plastificata e plasmata al pari del suo aspetto fisico). Mulan, in effetti, di femminile ha poco - nel senso che per la maggior parte del film è vestita da uomo - e ancora meno di principesco (per lo meno nell'ottica occidentale dell'accezione). Piuttosto collaudato, invece, l'inserimento del personaggio-spalla che aiuta il/la protagonista a districarsi nei momenti complessi della trama giocando principalmente sul fattore simpatia (da noi qui rovinato grazie alla scelta di Enrico Papi come doppiatore di Mushu).
Comunque direi che tutto sommato "Mulan" è giustamente come doveva essere, ovvero un cartone animato ben disegnato con una stori(ell)a che si segue tranquillamente e serenamente per quegli 88minuti richiesti dal copione. Non è il migliore dei Disney, ma certamente l'ho definitivamente depennato dalla lista dei peggiori (che si sa, nell'incertezza, se non ti ricordi di una cosa non è certo perché ti fosse piaciuta...).
Ps. $304,320,254 di incasso al botthegino mondiale e una nomination all'Oscar per la Miglior colonna sonora.
Pps. Con "Mulan" comincia la carriera musicale di spessore di Christina Aguilera che cantava le canzoni del film. In particolare "Reflection" si trova nell'album di debutto della cantante che porta il suo nome.  

Consigli: 36esimo film della prolifica stirpe Disney: non si può non vederlo. Quantomeno per la storia dalla cornice un po' più innovativa del solito e per i bei disegni ispirati all'estetica orientale.
Parola chiave: Guardiano della famiglia.

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Bengi