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venerdì 17 aprile 2020

Film 1871 - Little Women

Intro: Ho aspettato mesi per vederlo, mi sono rifiutato di guardare una versione che non fosse quella in originale, essendo assolutamente elettrizzato all'idea di recuperare questo titolo (di cui praticamente chiunque aveva parlato benissimo, senza contare il grandioso successo al botteghino mondiale). Insomma, ero carico. E non a caso è stata la pellicola con cui abbiamo dato battesimo alla quarantena a casa della mia amica Claudia, con la quale ho scientemente deciso di condividere questo incarcerante capitolo dell'esistenza umana, all'epoca appena cominciato.
Film 1871: "Little Women" (2019) di Greta Gerwig
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Claudette
In sintesi: come sempre avevo gigantesche aspettative che si sono miseramente dovute scontrare con la realtà. La verità è che a questo punto forse sono io a non capire dove stia quella magia nei titoli di Greta Gerwig da cui tutti rimangono affascinati, comunque "Little Women" mi è sembrato un prodotto esteticamente bellissimo, molto glamour grazie a un cast stellare, recitato bene, ma di fatto niente di indimenticabile. Anzi, ad essere onesti l'ho trovato un po' difficile da seguire, con i vari flashback non dichiarati a rendere la trama ancora più oscura.
Rispetto a quest'ultima affermazione, una precisazione: non ho mai letto "Piccole donne", né visto una pellicola precedentemente realizzata che fosse tratta dal romanzo di Louisa May Alcott, per cui ero vergine rispetto all'argomento. E ho trovato questo film particolarmente contorto a livello temporale, con una narrazione ballerina che non ha aiutato a chiarirmi le idee.
Per cui sì, si tratta di un bel film in costume tecnicamente ineccepibile, però in generale non sono riuscito a farmi trascinare dalla storia delle quattro sorelle March, tanto simile per molti aspetti a quella delle quattro sorelle Bennet. Probabilmente avrei dovuto scegliere un altro prodotto che mi facesse da battesimo sulla questione - o magari leggere la stessa fonte di ispirazione... -, in ogni caso ho faticato a rimanere impressionato. Tra l'altro mi è mancato un po' di backup rispetto alla storia d'amore tra Jo (Ronan) e Laurie (Chalamet) che viene dichiarata dalla sceneggiatura stessa quale una potentissima e struggente love story dalle tempistiche sfortunate, ma di fatto è mostrata in maniera molto blanda rispetto ai sentimenti che vengono esplicitati dai due personaggi che, all'improvviso, si inalberano e discutono per quello che provano, ma di fatto fino ad allora la sensazione è che si tratti più di una fraterna amicizia che altro.
Per quanto riguarda il cast, Saoirse Ronan è sempre bravissima e sono rimasto davvero sorpreso dalla perfetta performance di Florence Pugh onestamente, anche se mi è parso che di quando in quando l'accento "american" di Emma Watson variasse o sparisse del tutto; Meryl Streep ormai pare faccia sempre un po' le stesse cose, per cui la sua presenza non mi ha particolarmente svoltato la visione. Sorpreso in positivo, invece, da Louis Garrel che infila una presenza hollywoodiana di tutto rispetto e ritorna sui radar del pubblico mainstream dopo una latitanza fin troppo prolungata.
Insomma, "Little Women" non è stato niente di quello che avrei voluto - amori struggenti scritti dal destino -, ma non si può assolutamente dire si tratti di un brutto film. Probabilmente gli amanti del romanzo, sapendo cosa aspettarsi, avranno gioito più di quanto non lo abbia fatto io.
Cast: Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Eliza Scanlen, Laura Dern, Timothée Chalamet, Meryl Streep, Tracy Letts, Bob Odenkirk, James Norton, Louis Garrel, Chris Cooper.
Box Office: $206 milioni
Vale o non vale: Anche se non sono rimasto impressionato dall'ingresso nella mia vita della famiglia March, non si può dire che il lavoro fatto qui non sia degno di valore. C'è una fortissima impronta femminista che pervade tutta l'operazione, nonché un inno all'indipendenza che vale la pena di valorizzare. Ho trovato un filino snervante la querelle amorosa della protagonista e la conseguente risoluzione sentimentale, ma si tratta di miei gusti personali (altra epoca, altra storia). Onestamente non lo rivedrei, ma una chance gliela si può dare.
Premi: Candidato a 6 Oscar - Miglior film, attrice protagonista (Ronan) e non protagonista (Pugh), sceneggiatura non originale e colonna sonora, il film ha vinto per i Migliori costumi, categoria in cui ha trionfato anche ai BAFTA (su 5 nomination, le stesse degli Academy Awards tranne la menzione tra le migliori pellicole); 2 nomination ai Golden Globe (attrice protagonista e colonna sonora).
Parola chiave: Indipendenza.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 18 settembre 2017

Film 1409 - Viceroy's House

Ero rimasto incuriosito dal poster di questo film e dalla sua protagonista femminile. Così quando lo streaming lo ha messo a disposizione non ho perso tempo e l'ho recuperato!

Film 1409: "Viceroy's House" (2017) di Gurinder Chadha
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Una storia che non mi aspettavo, un film che non riuscivo. a decifrare e che, a sorpresa, mi ha lasciato soddisfatto. Non un capolavoro, ma nemmeno un prodotto non riuscito. Trovo che riesca a dare significativa visibilità e valore a una vicenda storica complicata, difficile e soffre. Si parla della liberazione dell'India dopo 300 anni di sottomissione all'Impero Britannico, un'indipendenza che costerà cara alla popolazione, costretta dalla politica ad una traumatica scissione che, a cose fatte, porterà non solo all'autonomia del paese, ma anche alla nascita del Pakistan.
In tutto questo si inseriscono le vicende dell'ultimo Viceré di sua maestà e di sua moglie, una coppia pragmatica in grado di distinguersi dai propri predecessori e in generale dalle varie altre rappresentanze per apertura mentale, rispetto culturale, visione d'insieme. Questo non li metterà al riparo da errori - purtroppo difficilmente evitabili in situazioni con grandi interessi in ballo -, ma non verrà mai messa in dubbio (almeno qui) la loro buona fede.
La storia di "Viceroy's House" analizza in parallelo le vicende politiche e quelle private dei vari protagonisti. Non manca l'amore alla "Giulietta e Romeo", né il colpo di scena finale che conferisce un tocco thriller a un racconto che è comunque basato su fatti reali. Ho apprezzato l'ampio spazio dedicato alle questioni politiche e sociali, privilegiate rispetto a romanticismo o scorci di coppia. La questione è seria e gli snodi non facili per cui anche se effettivamente l'approccio buonista e la fotografia patinata tradiscono un eccessivo standardizzarci a canoni prestabiliti, ho comunque trovato ammirevole la scelta di non limitarsi a lasciare la storia sullo sfondo, decidendo al contrario di farne la vera protagonista.
Personalmente mi sono molto interessato al ritratto dei due coniugi protagonisti (interpretati da Hugh Bonneville e Gillian Anderson), una coppia interessante e certamente affascinante, fuori dai canoni dell'epoca. In particolare sono stato proprio rapito dall'interpretazione della Anderson, in un ruolo che fino ad ora non le avevo mai visto interpretare: è un piacere vederla recitare, costruire il personaggio e renderlo credibile. Bonneville è un bravo attore, anche se troppo spesso costretto in confini nobiliari che inevitabilmente portano alla mente il meraviglioso "Downton Abbey".
In ogni caso una pellicola con evidenti buone intenzioni che no, non pecca per originalità, ma palesa in maniera inequivocabile la volontà di raccontare uno spaccato difficile e complesso e renderlo accessibile anche a chi non lo ha vissuto o non ne sapeva nulla. Anche solo per questo, "Viceroy's House" funziona.
Cast: Hugh Bonneville, Gillian Anderson, Manish Dayal, Huma Qureshi, Michael Gambon, Om Puri, Simon Callow.
Box Office: $7,199,150
Consigli: Non una storia per ogni occasione, ma sicuramente il racconto di un avvenimento che ha segnato la satira e di cui, in qualche modo, sarebbe meglio avere anche solo una vaga nozione. Di sicuro non si tratta di un film perfetto, ma ha i suoi buoni momenti, la cornice esotica è intrigante, i protagonisti in parte. Insomma, perché no?
Parola chiave: Ripartizione.

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