Netflix lo ha reso disponibile all'interno del suo catalogo e la curiosità di recuperare questo titolo ha preso il sopravvento.
Film 1289: "Magnifica presenza" (2012) di Ferzan Ozpetek
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: "Magnifica presenza" non è il primo film di Ozpetek che vedo, ma sicuramente è il suo più almodovariano. Si potrebbe già dire in partenza di Ozpetek che sia il regista italiano più simile al famoso spagnolo e certamente nel caso di questa pellicola non mancano le similitudini con Almodóvar: tematiche LGBT, un timido protagonista gay isolato dalla società che vive in un mondo tutto suo, fantasmi, atmosfere musicali ad hoc che connotano inconfutabilmente il prodotto finale.
I fantasmi sono il fulcro della vicenda, una compagnia teatrale appariscente quanto fuori dal tempo che il giovane Pietro (Elio Germano) scambia per inquilini abusivi del suo appena affittato appartamento. Dovendo necessariamente passare sopra all'assurda premessa - non dei fantasmi, ma del ragazzo ostinato a sfrattarli -, nell'insieme il film costituisce comunque un azzardo per il cinema nostrano che è giusto incoraggiare nonostante un risultato finale non all'altezza delle aspettative. L'ottimo cast risulta un po' sprecato per una storia che, di fatto, fatica a trovare quella spinta che ne giustifichi la realizzazione oltre la trovata commerciale della casa infestata all'interno di un prodotto, se vogliamo, d'autore. E il tono drammatico che si vorrebbe trovare nella scelta di legare la Compagnia Apollonio alla Seconda Guerra Mondiale oltre che, addirittura, alla Resistenza, francamente perde di credibilità nella scena finale del confronto con Livia Morosini (Anna Proclemer), anziana ed unica sopravvissuta dell'originale compagnia con la quale Pietro si scontrerà in un dialogo inutilmente volgare e aggressivo, surreale e comunque fuori luogo rispetto ai toni precedenti (senza contare che nel momento di massima rabbia la Signora assomiglia spaventosamente a Bilbo Baggins quando rivede l'Anello al collo di Frodo, il che rende tutto ancora più ridicolo).
Ultime due considerazioni finali. La prima è che Vittoria Puccini è palesemente stata ingaggiata solo per la (bellissima) scena alla Greta Garbo. Per il resto è l'unica di cui si può distintamente dire che stia recitando. La seconda è una questione più generale, legata a una tendenza di certe storie del cinema italiano che ho trovato anche qui. Perché, mi chiedo, si intraprendono mille percorsi narrativi che poi non si finiscono? Che fine fanno, per esempio, la storia d'amore con il vicino, il provino, il medico che pensa di averlo curato e pure sa che non è così? La sensazione è che si voglia a tutti i costi arricchire il racconto, aggiungerne parti che, nel momento in cui si è giunti allo snodo principale che si intendeva affrontare, vengono abbandonate senza fornirne adeguato sviluppo narrativo. Lo trovo frustrante, oltre che inutile. Allungare la broda non fa bene né al film, né a chi lo guarda.
Insomma, "Magnifica presenza" mi è sembrato un esperimento molto teatrale sia per l'alto numero di scene al chiuso, sia per una certa impostazione dei personaggi (uno su tutti la Badessa di Platinette). Il risultato finale non mi ha onestamente soddisfatto, anche se ho apprezzato l'idea al cuore della storia e il tentativo di svincolarsi dalle solite tematiche del cinema drammatico made in Italy. NC'è il potenziale, ma manca qualcosa che dia la spinta giusta.
Cast: Elio Germano, Margherita Buy, Vittoria Puccini, Beppe Fiorello, Andrea Bosca, Paola Minaccioni, Ambrogio Maestri, Anna Proclemer, Cem Yılmaz, Mauro Coruzzi, Massimiliano Gallo, Gianluca Gori, Loredana Cannata, Daniele Luchetti.
Box Office: € 3.180.000
Consigli: Dopo aver visto questo film ho sempre più la sensazione che ci sia un legame tra le opere di Ozpetek e il cibo. Magari anche questa osservazione può essere uno spunto per dicidersi a scegliere "Magnifica presenza" o un altro tra i titoli del regista turco, per verificarne una sorta di attendibilità. Al di là di questo, il film non è esattamente la scelta perfetta per una serata spensierata e allegra. Se il primo tempo riesce a consegnare qualche momento simpatico legato allo straniamento delle due compagini che si trovano all'improvviso a doversi sopravvivere, nella seconda parte i toni si fanno decisamente più seri e, in ogni caso, il drammatico destino della compagnia non potrà che appesantire i toni. In ogni caso, per quanto non abbia trovato esattamente quello che mi aspettassi di trovare, un titolo italiano al di fuori dei soliti canoni è comunque già di per sé un buon risultato.
Parola chiave: Soffiata.
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#HollywoodCiak
Bengi
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venerdì 27 gennaio 2017
Film 1289 - Magnifica presenza
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mercoledì 4 giugno 2014
Film 723 - Tutta colpa di Freud
Commedia italiana che mi ero perso e volere assolutamente recuperare.
Film 723: "Tutta colpa di Freud" (2014) di Paolo Genovese
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Consigliato dai miei genitori, mi sono approcciato a questa pellicola italiana con le migliori intenzioni e, soprattutto, sorvolando sulla presenza come protagonista di Valeria Puccini. Purtroppo, ancora una volta, devo dire che mi trovo in disaccordo con l'opinione cinematografica dei miei: questo film è una boiata spacciata per commediola semi-impegnata.
L'errore di partenza è scopiazzare l'idea di "In Treatment" e rivederla per la commedia nostrana, semplificandola e cambiandone i connotati fino a trasportarla nella dimensione famigliare, ovvero padre psicologo che analizza i problemi delle figlie che lo utilizzano come medico invece di vederlo come padre. In secondo luogo - come se già non riuscire a partorire un'idea originale non fosse abbastanza - la trama si concentra sulle vite stereotipiche delle tre figlie, chiaramente una l'opposto dell'altra così da poter coprire tutte le variabili della banalità. Dunque abbiamo, come dicevo, la Puccini che è l'anima romantica e dolce, bellezza classica che si realizza attraverso l'emancipazione culturale (che si traducono in citazioni colte da Bacio Perugina) e lo spirito da crocerossina.
Poi la sorella più piccola, interpretata da Laura Adriani, che appena maggiorenne sta con uno che ha l'età di suo padre. Credo che questa coppia voglia rappresentare quello che potremmo definire il 'decadimento morale' di questi ultimi tempi, dove ragazzine e anzianotti si accoppiano come funghi per ragioni che parrebbero quelle del baratto: un corpo per della richezza. Nonostante l'intento anche apprezzabile di mettere in ridicolo un tale comportamento oggi così di moda, la rappresentazione fatta qui è alla stregua della macchietta e non approfondisce in alcun modo le dinamiche sociali e mentali che stanno dietro a tali tipi di scelte. Inevitabile, quindi, che l'Alessandro Gassman fedifrago vorrà poi tornara tra le braccia della riscoperta moglie Claudia Gerini (candidata ai David di Donatello 2014 per questo ruolo).
Infine, la sorella più ridicola: Anna Foglietta è Sara, lesbica pentita. Con le donne non gliene va una giusta e allora cosa fa? Sceglie (e sottolineo il carattere decisionale di questo atto) di tornare etero. Per quanto i toni da commedia e l'evidente limite di approfondimento della trama rendano il risultato finale un calderone di banalità inoffensive, ho trovato comunque stupida la scelta di presentare un tale tipo di personaggio. Anche se per scherzo, l'identità sessuale è una cosa che non va ridicolizzata né presa troppo alla leggera. Mi è sembrato indelicato rappresentare un personaggio del genere.
Sorelle + padre psicologo a parte, il resto del film si snoda per vicende sentimentali per la maggior parte del tempo, componendo e disfando coppie con qualche effetto domino sulla trama. Il risultato finale è banale e non tutti gli attori all'altezza del ruolo. Una pellicola cinematografica non dovrebbe mai essere recitata come una fiction tv a mio avviso. Motivo per il quale ritengo che molti dei nostri prodotti non siano esportabili all'estero.
In ogni caso mi aspettavo un prodotto più maturo e - magari! - incentrato sull'approfondimento psicologico dei personaggi, considerato chi è il protagonista maschile (interpretato da Marco Giallini). Più inaspettata la scelta di dare spazio al personaggio sordomuto Fabio/Vinicio Marchioni, che regala al grande pubblico una prospettiva solitamente ignorata riguardo alla condizione di chi non sente e non parla. In ogni caso, il tutto è, come al solito, il classico esempio di cinema italiano contemporaneo, ovvero principalmente vuoto e, anche se a tratti divertente, spesso fine a se stesso. "Tutta colpa di Freud" si vede tranquillamente, ma non brilla per alcun motivo particolare.
Box Office: € 7.747.527
Consigli: Quando l'Italia incontra la psicoanalisi e brucia le possibilità legate a questa opzione per regalare al pubblico la solita commedia che ha per finale la coesione familiare, l'amore e la realizzazione di sé. Troppo banale per spiccare in qualche cosa. Si lascia guardare con la stessa facilità con cui lo si dimentica. Puccini e Foglietta recitano quasi sempre male.
Parola chiave: Famiglia+amore.
Trailer
Bengi
Film 723: "Tutta colpa di Freud" (2014) di Paolo Genovese
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Consigliato dai miei genitori, mi sono approcciato a questa pellicola italiana con le migliori intenzioni e, soprattutto, sorvolando sulla presenza come protagonista di Valeria Puccini. Purtroppo, ancora una volta, devo dire che mi trovo in disaccordo con l'opinione cinematografica dei miei: questo film è una boiata spacciata per commediola semi-impegnata.
L'errore di partenza è scopiazzare l'idea di "In Treatment" e rivederla per la commedia nostrana, semplificandola e cambiandone i connotati fino a trasportarla nella dimensione famigliare, ovvero padre psicologo che analizza i problemi delle figlie che lo utilizzano come medico invece di vederlo come padre. In secondo luogo - come se già non riuscire a partorire un'idea originale non fosse abbastanza - la trama si concentra sulle vite stereotipiche delle tre figlie, chiaramente una l'opposto dell'altra così da poter coprire tutte le variabili della banalità. Dunque abbiamo, come dicevo, la Puccini che è l'anima romantica e dolce, bellezza classica che si realizza attraverso l'emancipazione culturale (che si traducono in citazioni colte da Bacio Perugina) e lo spirito da crocerossina.
Poi la sorella più piccola, interpretata da Laura Adriani, che appena maggiorenne sta con uno che ha l'età di suo padre. Credo che questa coppia voglia rappresentare quello che potremmo definire il 'decadimento morale' di questi ultimi tempi, dove ragazzine e anzianotti si accoppiano come funghi per ragioni che parrebbero quelle del baratto: un corpo per della richezza. Nonostante l'intento anche apprezzabile di mettere in ridicolo un tale comportamento oggi così di moda, la rappresentazione fatta qui è alla stregua della macchietta e non approfondisce in alcun modo le dinamiche sociali e mentali che stanno dietro a tali tipi di scelte. Inevitabile, quindi, che l'Alessandro Gassman fedifrago vorrà poi tornara tra le braccia della riscoperta moglie Claudia Gerini (candidata ai David di Donatello 2014 per questo ruolo).
Infine, la sorella più ridicola: Anna Foglietta è Sara, lesbica pentita. Con le donne non gliene va una giusta e allora cosa fa? Sceglie (e sottolineo il carattere decisionale di questo atto) di tornare etero. Per quanto i toni da commedia e l'evidente limite di approfondimento della trama rendano il risultato finale un calderone di banalità inoffensive, ho trovato comunque stupida la scelta di presentare un tale tipo di personaggio. Anche se per scherzo, l'identità sessuale è una cosa che non va ridicolizzata né presa troppo alla leggera. Mi è sembrato indelicato rappresentare un personaggio del genere.
Sorelle + padre psicologo a parte, il resto del film si snoda per vicende sentimentali per la maggior parte del tempo, componendo e disfando coppie con qualche effetto domino sulla trama. Il risultato finale è banale e non tutti gli attori all'altezza del ruolo. Una pellicola cinematografica non dovrebbe mai essere recitata come una fiction tv a mio avviso. Motivo per il quale ritengo che molti dei nostri prodotti non siano esportabili all'estero.
In ogni caso mi aspettavo un prodotto più maturo e - magari! - incentrato sull'approfondimento psicologico dei personaggi, considerato chi è il protagonista maschile (interpretato da Marco Giallini). Più inaspettata la scelta di dare spazio al personaggio sordomuto Fabio/Vinicio Marchioni, che regala al grande pubblico una prospettiva solitamente ignorata riguardo alla condizione di chi non sente e non parla. In ogni caso, il tutto è, come al solito, il classico esempio di cinema italiano contemporaneo, ovvero principalmente vuoto e, anche se a tratti divertente, spesso fine a se stesso. "Tutta colpa di Freud" si vede tranquillamente, ma non brilla per alcun motivo particolare.
Box Office: € 7.747.527
Consigli: Quando l'Italia incontra la psicoanalisi e brucia le possibilità legate a questa opzione per regalare al pubblico la solita commedia che ha per finale la coesione familiare, l'amore e la realizzazione di sé. Troppo banale per spiccare in qualche cosa. Si lascia guardare con la stessa facilità con cui lo si dimentica. Puccini e Foglietta recitano quasi sempre male.
Parola chiave: Famiglia+amore.
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Bengi
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domenica 7 febbraio 2010
Film 73 - Baciami ancora
Il primo film del 2010 che vedo nel 2010...

Film 73: "Baciami ancora" (2010) di Gabriele Muccino
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Ale
Pensieri: Ci terrei subito a precisare che NON volevamo assolutamente vedere questa disgrazia del cinema italiano, ma avevo dei biglietti gratis per il cinema e, traditori, hanno cambiato il film in cartellone a sorpresa dopo una sola settimana di "Tra le nuvole" preferendo questa oscenità al film con Clooney.
Detto questo, non credo nemmeno che si possa parlare di film riferendoci al suddetto prodotto di massificazione e smercio di falsità sui sentimenti umani over 30. Io dubito seriamente che la realtà italiana che ci regala questa (che potrebbe essere una puntata di una qualunque fiction italiana di oggi) 'pellicola' riferita agli adulti di oggi possa anche solo avvicinarsi alla realtà.
Ovviamente è sempre il pisello a farla da padrone, nel senso che una scopata vale sempre molto di più di un sentimento. Si tradisce perchè infelici, ma poi si ritorna all'ovile da brave sperdute pecorelle; ci si fa mettere incinta dall'ex marito mentre il nuovo boy è fuori casa; ci si urla in faccia perchè il bambino avuto con un altro è troppo piccolo per capire che mamma si sbatte il migliore amico del(l'ex) babbo.
Io non so Muccino che idea di persone sui 30-40 abbia, ma di sicuro qui non ci siamo. E' tutto un sussurro, una recitazione posticcia, una serie di situazioni frustranti. Al cinema, giuro!, è stata un'agonia dover seguire i 155 minuti di interminabili cazzate.
La Puccini sembra sempre sperduta nella foresta di Bambi; Accorsi è arrugginitissimo con la recitazione; l'Impacciatore a volte è talmente sopra le righe che neanche Ambra Angiolini mi aveva fatto venire una pelle d'oca simile; Santamaria sembra Gesù Cristo strabico e strambo; e, dulcis in fundo, Pasotti: ma che gli hanno fatto?!?! Ma è stato uno sfogo del truccatore o ha un senso renderlo così brutto?! E' inguardabile, ma senza motivo! Solo perchè te ne stai in giro per il mondo diventi quasi calvo e brutto?! Oppure dovrebbe rappresentare la punizione del suo personaggio per le colpe commesse? O, più semplicemente, un vezzo di trucco?
Io, scusate, ma non mi capacito della bruttezza di un film del genere, di un narratore come Muccino che, non so se per sua volontà, pretende di passare per l'analista favorito degli ex giovanissimi. Io non biasimo la sua necessità di cavalcare l'onda finchè c'è (a proposito: non poteva mancare la famigliola davanti alla tv che si guarda uno degli ultimi film di Will Smith, "Io sono leggenda"... Ma Muccino caro, tanto valeva autocitarsi e farla finita!), però tirando troppo la corda si rischia sempre che si spezzi!
Orrendo, veramente bruttissimo. Ringrazio il cielo di non aver pagato.
Ps. L'unica che si salva è Valeria Bruni Tedeschi, sorellastra di Carla Bruni, che è anche l'unica che riesca a recitare degnamente. Ma che sia Muccino che non ha saputo dirigere il proprio cast? Mah...
Consigli: Non andatelo a vedere. E' una cosa che non si guarda, davvero!
Parola chiave: Boh... La noia?!
Ric

Film 73: "Baciami ancora" (2010) di Gabriele Muccino
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Ale
Pensieri: Ci terrei subito a precisare che NON volevamo assolutamente vedere questa disgrazia del cinema italiano, ma avevo dei biglietti gratis per il cinema e, traditori, hanno cambiato il film in cartellone a sorpresa dopo una sola settimana di "Tra le nuvole" preferendo questa oscenità al film con Clooney.
Detto questo, non credo nemmeno che si possa parlare di film riferendoci al suddetto prodotto di massificazione e smercio di falsità sui sentimenti umani over 30. Io dubito seriamente che la realtà italiana che ci regala questa (che potrebbe essere una puntata di una qualunque fiction italiana di oggi) 'pellicola' riferita agli adulti di oggi possa anche solo avvicinarsi alla realtà.
Ovviamente è sempre il pisello a farla da padrone, nel senso che una scopata vale sempre molto di più di un sentimento. Si tradisce perchè infelici, ma poi si ritorna all'ovile da brave sperdute pecorelle; ci si fa mettere incinta dall'ex marito mentre il nuovo boy è fuori casa; ci si urla in faccia perchè il bambino avuto con un altro è troppo piccolo per capire che mamma si sbatte il migliore amico del(l'ex) babbo.
Io non so Muccino che idea di persone sui 30-40 abbia, ma di sicuro qui non ci siamo. E' tutto un sussurro, una recitazione posticcia, una serie di situazioni frustranti. Al cinema, giuro!, è stata un'agonia dover seguire i 155 minuti di interminabili cazzate.
La Puccini sembra sempre sperduta nella foresta di Bambi; Accorsi è arrugginitissimo con la recitazione; l'Impacciatore a volte è talmente sopra le righe che neanche Ambra Angiolini mi aveva fatto venire una pelle d'oca simile; Santamaria sembra Gesù Cristo strabico e strambo; e, dulcis in fundo, Pasotti: ma che gli hanno fatto?!?! Ma è stato uno sfogo del truccatore o ha un senso renderlo così brutto?! E' inguardabile, ma senza motivo! Solo perchè te ne stai in giro per il mondo diventi quasi calvo e brutto?! Oppure dovrebbe rappresentare la punizione del suo personaggio per le colpe commesse? O, più semplicemente, un vezzo di trucco?
Io, scusate, ma non mi capacito della bruttezza di un film del genere, di un narratore come Muccino che, non so se per sua volontà, pretende di passare per l'analista favorito degli ex giovanissimi. Io non biasimo la sua necessità di cavalcare l'onda finchè c'è (a proposito: non poteva mancare la famigliola davanti alla tv che si guarda uno degli ultimi film di Will Smith, "Io sono leggenda"... Ma Muccino caro, tanto valeva autocitarsi e farla finita!), però tirando troppo la corda si rischia sempre che si spezzi!
Orrendo, veramente bruttissimo. Ringrazio il cielo di non aver pagato.
Ps. L'unica che si salva è Valeria Bruni Tedeschi, sorellastra di Carla Bruni, che è anche l'unica che riesca a recitare degnamente. Ma che sia Muccino che non ha saputo dirigere il proprio cast? Mah...
Consigli: Non andatelo a vedere. E' una cosa che non si guarda, davvero!
Parola chiave: Boh... La noia?!
Ric
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