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venerdì 26 gennaio 2024

Film 2244 - Lifeboat

Intro: Malato e costretto a casa al mio secondo weekend bolognese sui tre che avevo a disposizione, ho deciso di recuperare un film che volevo vedere da tempo, ma non ero mai riuscito a recuperare.

Film 2244: "Lifeboat" (1944) di Alfred Hitchcock
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: sono da sempre un grandissimo fan di Hitchcock, ho visto e rivisto i suoi film e, in aggiunta, in questo caso ero particolarmente interessato a scoprire questa pellicola per la presenza di Tallulah Bankhead (che non avevo mai visto in alcun film).
Forse perché troppo abituato ai prodotti più misteriosi del grande regista, forse perché mi aspettavo qualcosa di più movimentato o elettrizzante, di fatto ho faticato veramente a finire questo "Lifeboat". Sicuramente un prodotto del suo tempo, contemporaneo per l'epoca nel portare sullo schermo una storia che includesse anche il nemico numero uno del momento (i nazisti), questo film ha sicuramente momenti interessanti e una certa dose di suspense, ma non riesce mai davvero ad andare oltre una certa impostazione da cinema classico che rende il risultato finale così differente da tutto ciò a cui siamo abituati. Non che la cosa di solito mi disturbi, ma in questa occasione speravo mi sarei trovato di fronte a qualcosa di più emozionante e meno "tradizionale", anche se sul finire del racconto le cose sicuramente si movimentano un po'. Per me non è stato abbastanza, forse anche perché ho faticato un po' a seguire i dialoghi a causa dell'audio non perfetto e un inglese più arcaico.
Cast: Tallulah Bankhead, William Bendix, Walter Slezak, Mary Anderson, John Hodiak, Henry Hull, Heather Angel, Hume Cronyn, Canada Lee.
Box Office: $1 milioni (incasso dai noleggio del film)
Vale o non vale: Lo spettatore moderno non abituato a un certo tipo di cinema più classico (forse c'è chi direbbe rétro) potrebbe faticare durante la visione del film considerato che la storia è completamente girata su una scialuppa di salvataggio. Per me è mancato un po' il mordente, quell'esuberanza a cui il regista ci ha abituato con i suoi titoli più famosi. Sono contento di aver visto "Lifeboat", Tallulah Bankhead fa tutto il film, ma onestamente il risultato finale è incapace di raggiungere i livelli di iconicità degli altri titoli di Hitchcock. In italiano il film si chiama "Prigionieri dell'oceano".
Premi: Candidato all'Oscar per la Miglior regia, sceneggiatura e fotografia (bianco e nero).
Parola chiave: Braccialetto di diamanti.
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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 8 settembre 2020

Film 1918 - For the Boys

Intro: Pellicola che avevo sempre voluto recuperare, ne ho approfittato un tranquillo pomeriggio di agosto bolognese.
Film 1918: "For the Boys" (1991) di Mark Rydell
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Andrea
In sintesi: trovo che il talento di Bette Midler avrebbe dovuto attirare molti più consensi in termini di premi, per cui sono sempre stato interessato a recuperare la carriera dell'attrice, qui alla sua seconda e per ora ultima nomination all'Oscar. Non posso dire che "For the Boys" mi sia piaciuto, è un film troppo lungo (2 ore e 18 minuti) e si perde per troppo tempo in dettagli che appesantiscono la storia nel suo insieme, ma è innegabile che si tratti di un prodotto perfetto per mettere in mostra le doti artistiche della diva, qui in versione 'intrattenimento per le truppe'.
Schiacciato tra tre flashback temporali ai tempi della guerra - Seconda guerra mondiale, guerra di Corea e guerra del Vietnam - e contornato da un presente che è l'escamotage per raccontare le gesta della protagonista Dixie Leonard, "For the Boys" fatica ad ingranare a causa di ritmi eccessivamente lenti e, mi permetto di dire, una storia a cui si fatica troppo spesso ad appassionarsi. Il tutto per un risultato finale che, anche se storicamente attento a fornire il più possibile un quadro veritiero alla storia - che è di fatto un finto biopic -, ingrana solamente verso la fine del racconto, affaticando la visione. Non un titolo malvagio, ma sicuramente mi aspettavo qualcosa di più dinamico e spassoso.
Cast: Bette Midler, James Caan, George Segal, Patrick O'Neal, Christopher Rydell, Arye Gross.
Box Office: $23.2 milioni
Vale o non vale: Non è né un film di guerra, né un patinato prodotto hollywoodiano, per cui chiunque sia alla ricerca di questi tipi di pellicola è meglio che guardi altrove. I fans della Midler apprezzeranno sicuramente, qui unica vera protagonista di tutta la vicenda. Un titolo da recuperare solo se veramente motivati.
Premi: Candidato all'Oscar per la Miglior attrice protagonista (Midler). 1 vittoria ai Golden Globes (Miglior attrice protagonista) su 2 nomination (Miglior colonna sonora).
Parola chiave: Truppe.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 20 novembre 2017

Film 1439 - Dunkirk

Stessa giornata al cinema, terzo e ultimo film di fila.

Film 1439: "Dunkirk" (2017) di Christopher Nolan
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: E va bene, lo ammetto, non ho capito quasi niente dei dialoghi. Senza sottotitoli è stata un'impresa riuscire a comprendere appieno ogni battuta e anche se dopo un po' ci ho fatto l'orecchio - diciamo - ho sperimentato una certa difficoltà di base per tutta la visione. Fortuna che non è esattamente un film che si basa sui dialoghi quanto più su ciò che mostra. E in questo Nolan è quasi imbattibile.
"Dunkirk" è una pellicola sulla guerra, ma di quelle che non la rendono bella o quasi divertente: ogni attacco aereo è una strage, ogni bomba che esplode un momento di panico, ogni raffica di proiettili un attentato alla vita. La guerra di Nolan fa paura, è dura e pericolosa e vuoi solo che finisca, speri solo di sopravvivere. Con questa consapevolezza addosso - che si acquisisce in pochi istanti a dire il vero - si segue la storia con non poca ansia, sollecitati da una colonna sonora incalzante, spinti dalla sceneggiatura ad una immedesimazione quasi istantanea con i poveri soldati che attendono solo di essere portati in salvo da qualcuno. Inglesi e francesi, bloccati sulla riva della cittadina del titolo, sono letteralmente spalle al muro, bloccati dal nemico tedesco che non intende concedere tregua. Sarà anche con l'aiuto della popolazione civile alla guida delle proprie imbarcazioni private che riuscirà la miracolosa evacuazione di oltre 300,000 soldati raccontata qui.
Al di là del valore che può avere di per sé ricordare e dare spazio a questo episodio storico, va detto che l'esperienza "Dunkirk" vale senz'altro la pena di essere vissuta. Il film è tecnicamente perfetto, montato divinamente, aiutato dalla mano esperta di Nolan che si dimostra per l'ennesima volta un impareggiabile narratore. Non gli servono infiniti dialoghi per costruire la suspense e tenere lo spettatore incollato allo schermo: è attraverso le immagini, infatti, che questo lavoro meglio si racconta. Inseguimenti aerei, bombardamenti, i volti giovani di centinaia di migliaia di ragazzi sperduti, l'umanità di chi decide di rischiare la propria vita per aiutare chi è in pericolo, la sensazione di smarrimento dovuta alla situazione incerta, la paura della morte, l'annegare, il sentirsi un mirino addosso... Tutti questi elementi fanno di "Dunkirk" un perfetto film di guerra, un'esperienza coinvolgente oltre che uno strumento utile per le domande del caso (una su tutte: ha senso sprecare tante vite umane?). Il risultato finale è qualitativamente molto alto e certamente questo sarà uno dei titoli contendenti in tante categorie dei prossimi Oscar 2018, soprattutto in quelle tecniche dato che Nolan non viene spesso considerato dall'Academy, non quanto dovrebbe comunque. Agli aspetti tecnici si aggiunge un cast "silenzioso" ma per nulla sconosciuto: trai tanti volti noti Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Mark Rylance, Tom Hardy e nientemeno che Harry Styles (ex One Direction) qui al suo debutto come attore.
Insomma, una pellicola che non vedevo l'ora di recuperare e, in definitiva, sono contento di non essermi fatto scappare. Un bel prodotto, ben costruito, profondo, sincero.
Film 1529 - Dunkirk
Cast: Fionn Whitehead, Tom Glynn-Carney, Jack Lowden, Harry Styles, Aneurin Barnard, James D'Arcy, Barry Keoghan, Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Mark Rylance, Tom Hardy.
Box Office: $525 milioni
Consigli: Se non si capisce bene l'inglese è meglio affidarsi ad una versione quantomeno sottotitolata, altrimenti diventa difficile comprendere il tutto. A parte questo, si tratta probabilmente di uno dei titoli-evento dell'anno, di quelli che è meglio non perdersi in vista dei vari premi e soprattutto perché hanno qualcosa da raccontare.
Un bel film solido, tecnicamente eccellente, girato e accompagnato musicalmente in maniera coinvolgente ed efficace, "Dunkirk" è certamente un prodotto che richiede attenzione e dedizione, non un passatempo per una serata qualsiasi. Consapevoli di questo, immergetevi in questa esperienza lasciandovi totalmente trascinare, spaventare, terrorizzare. E poi tirate un sospiro di sollievo.
Parola chiave: Sopravvivere.

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Bengi

giovedì 13 aprile 2017

Film 1341 - Allied: Un'ombra nascosta

Dalla famigerata volta in cui, per sbaglio, conviti di vedere questo film io ed Erika ci siamo infilati nella sala sbagliata a vedere "Split" (...), sono rimasto con la voglia di recuperarlo. Lo streaming mi è venuto in contro.

Film 1341: "Allied: Un'ombra nascosta" (2016) di Robert Zemeckis
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano, francese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Mi ha ricordato un incrocio tra "Casablanca" e "By the Sea", con una certa dose di ispirazione dal primo, pur senza saperne riprodurre i magici fasti, e abuso del francese come succede nel secondo (tra l'altro avevo lo streaming senza sottotitoli...). Il risultato è uno strano mix che, lo ammetto, mi è dispiaciuto meno del previsto. Nel finale ero particolarmente coinvolto e la scena madre della Cotillard non mi ha fatto staccare gli occhi dallo schermo. E' veramente un'attrice fantastica. Pitt è un po' un pesce lesso in certi momenti, anche se a tratti la trama lo richiede. Ah, la scena di sesso in macchina in mezzo alla tempesta di sabbia del deserto marocchino fa tanto "Titanic", più di quanto non si possa spiegare a parole.
In ogni caso si tratta certamente di un film non perfetto. Tanti gli aspetti positivi - Cotillard, riscostruzioni ad alto budget (85 milioni di dollari), bei costumi, contestualizzazione storica meticolosa, ottimi effetti sonori -, ma la sensazione generale è comunque che manchi qualcosa. Sicuramente il difetto più evidente di "Allied" sta nella mancanza di ritmo. Verso la fine la storia e gli intrecci contribuiscono al ridestarsi dell'azione e dell'interesse (dello spettatore), ma per tutta la parte centrale del film si fatica ad ingranare nonostante un inizio intrigante in perfetto stile spy movie. Il crossover di generi confonde un po' la trama e la costringe a sottostare a passaggi che non sempre le giovano. Insinuare il sospetto un pochino prima ritengo avrebbe aiutato a movimentare le cose, invece che solamente verso la fine. Aggiungo, ma questo riguarda prettamente i gusti personali, che ho trovato i titoli di coda orrendi e la cosa strana è che non si tratta della prima volta che lo penso di un film di Zemeckis.
Dunque "Allied: Un'ombra nascosta" spreca un po' il suo fascinoso potenziale di spie, attori sexy e capaci, budget importante e generico richiamo globale per un'operazione di questo tipo, consegnando allo spettatore un prodotto così così che fallisce nel tentativo di risultare incisivo. Si guarda, ma non colpisce.
Ps. Candidato all'Oscar per i Migliori costumi.
Cast: Brad Pitt, Marion Cotillard, Jared Harris, Simon McBurney, Lizzy Caplan.
Box Office: $119.5 milioni
Consigli: Poteva essere un capolavoro - sicuramente sulla carta lo sembrava - e invece non ha funzionato tutto a dovere. Per carità, si tratta di una pellicola godibile, certamente affascinante, ma manca sempre qualcosa. Sicuramente del ritmo, poi anche quel "guizzo" che lo trasformasse in un'esperienza indimenticabile e non solo un'impalcatura perfetta al cui centro si evidenzia un certo senso di vuoto. Peccato. In ogni caso i fan di Pitt e della Cotillard apprezzeranno di sicuro.
Parola chiave: Pianoforte.

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Bengi

domenica 26 febbraio 2017

Film 1316 - Hacksaw Ridge

Oggi è il giorno degli Oscar e questo film è candidato a 6 statuette!

Film 1316: "Hacksaw Ridge" (2016) di Mel Gibson
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ho visto per la prima volta la locandina di questo film ad ottobre, appesa all'interno di un cinema di Copenhagen. L'avevo guardata distrattamente, colpito dall'iimmagine di sofferenza che mi dava il soldato con in spalla il suo compagno. Qualche tempo dopo ho scoperto che il film stava andando bene al botteghino e che si trattava di una sorta di perdono da parte di Hollywood alla controversa figura di Mel Gibson che, per essere uno cui piace tanto parlare di Dio, non si presenta particolarmente tollerante. Al di là di questo, l'insieme di fattori, oltre che le buone critiche che ne parlavano bene, mi hanno convinto a vedere questa pellicola ancor prima che le nomination importanti cominciassero a fioccare. Ecco perché appena ho trovato "Hacksaw Ridge" in streaming ho voluto subito recuperarlo.
La prima cosa che mi è saltata all'occhio è che quest'anno Andrew Garfield sembra perseguitato da ruoli che richiedono una ferrea credenza nella religione cattolica. Anche qui come in "Silence", il suo personaggio Desmond Doss, militare realmente esistito, è un fervente credente che si appoggerà per tutta la storia alla preghiera e al Signore. Curiosa anche la coincidenza che lega i ruoli: entrambi vengono perseguitati per le loro convinzioni.

Garfield è molto bravo e credibile nella parte e sfodera un accento del sud tanto stretto che a volte è praticamente incomprensibile. Come lui anche Teresa Palmer, che certamente qui non sfigura e, anzi, dimostra di riuscire a vestire perfettamente i panni del personaggio femminile protagonista. E di rimanere impressa, per di più. Il ruolo di Vince Vaughn, invece, sembra ricalcato su quello del sergente di "Full Metal Jacket" che fu di R. Lee Ermey, specialmente nella scena in cui si presenta alle reclute nel dormitorio e, in seguito, quando le allena in preparazione alle attività militari. Non mancano grida, insulti e vessazioni.
Uscendo un attimo dalla categoria attoriale, la regia di Gibson è spietata, quasi morbosa. La guerra è alla nostra porta e, come i poveri soldati, ci troviamo a doverci confrontare con gli orrori, la violenza e le atrocità che porta con sé.  Il serrato montaggio, le scene tanto credibili, l'ansia generata da un nemico costantemente nascosto sono tutti elementi che contribuiscono a creare un'idea particolarmente suggestiva ed efficace della guerra anche per chi, come me, non l'hai fortunatamente mai dovuta vivere dal vivo. In contrapposizione a questo iperrealismo bellico, l'idillio amoroso tra Desmond e Dorothy sembra quasi un altro film, un'altra storia, come se non potessero coesistere allo stesso tempo due realtà tanto agli antipodi. Queste due apparentemente inconciliabili storie parallele si compongono in un film che mostra una storia straordinaria e ne eleva l'esempio pacifico oltre che la casistica peculiare ed irripetibile. Nonostante i presupposti da dramma strappalacrime, in realtà "Hacksaw Ridge" sfrutta in minima parte, rispetto a quanto avrebbe effettivamente potuto, le occasioni alla "supereroe" - o meglio eroe sovrumano -, optando per un taglio più sobrio (per esempio non ci sono musiche eroiche durante i combattimenti, ma solo i crudi rumori della battaglia) e andando a celebrare il suo protagonista soprattutto attraverso i titoli di coda, dedicandogli un momento fuori dalla ricostruzione in cui, attraverso filmati d'archivio, i suoi commilitoni e lo stesso Doss si raccontano alcuni degli episodi accaduti nella realtà e che sono raccontati nel film.
Dunque una storia potente raccontata, sì, con forza, ma senza esagerare nei toni. Un ottimo risultato finale - francamente migliore rispetto alle mie aspettative -, per una storia tanto pazzesca da sembrare di finzione, con scene di guerra da togliere il fiato per tutto ciò che riescono ad evocare.
Ps. 6 nomination agli Oscar 2017: Miglior film, regia, attore protagonista, montaggio, missaggio sonoro, montaggio sonoro.
Cast: Andrew Garfield, Sam Worthington, Luke Bracey, Teresa Palmer, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Vince Vaughn.
Box Office: $175 milioni
Consigli: Nonostante le non poche scene di guerra e le implicazioni che ne conseguono, questo non è un titolo che fa suoi i classici elementi della pellicola d'azione o di quella a sfondo storico (siamo durante la Seconda Guerra Mondiale), o meglio li utilizza, ma come strumenti di confronto per il proprio caso esemplare. Nella fattispecie si tratta di un militare, un ragazzo che per scelta personale decide di arruolarsi pur non avendo alcuna intenzione di impugnare alcuna pistola, figuriamoci sparare. Il paradosso è evidente a tutti, eppure la storia raccontata qui funziona sia perché è vera, sia perché, appunto, la pellicola sceglie quegli elementi di cui sopra solamente per far risaltare ancora di più il proprio grande protagonista. Un bel titolo, efficace e convincente, una regia priva di fronzoli, un bel cast e un risultato finale che non manca di colpire lo spettatore.
Parola chiave: Obiettore di coscienza.

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venerdì 27 gennaio 2017

Film 1289 - Magnifica presenza

Netflix lo ha reso disponibile all'interno del suo catalogo e la curiosità di recuperare questo titolo ha preso il sopravvento.

Film 1289: "Magnifica presenza" (2012) di Ferzan Ozpetek
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: "Magnifica presenza" non è il primo film di Ozpetek che vedo, ma sicuramente è il suo più almodovariano. Si potrebbe già dire in partenza di Ozpetek che sia il regista italiano più simile al famoso spagnolo e certamente nel caso di questa pellicola non mancano le similitudini con Almodóvar: tematiche LGBT, un timido protagonista gay isolato dalla società che vive in un mondo tutto suo, fantasmi, atmosfere musicali ad hoc che connotano inconfutabilmente il prodotto finale.
I fantasmi sono il fulcro della vicenda, una compagnia teatrale appariscente quanto fuori dal tempo che il giovane Pietro (Elio Germano) scambia per inquilini abusivi del suo appena affittato appartamento. Dovendo necessariamente passare sopra all'assurda premessa - non dei fantasmi, ma del ragazzo ostinato a sfrattarli -, nell'insieme il film costituisce comunque un azzardo per il cinema nostrano che è giusto incoraggiare nonostante un risultato finale non all'altezza delle aspettative. L'ottimo cast risulta un po' sprecato per una storia che, di fatto, fatica a trovare quella spinta che ne giustifichi la realizzazione oltre la trovata commerciale della casa infestata all'interno di un prodotto, se vogliamo, d'autore. E il tono drammatico che si vorrebbe trovare nella scelta di legare la Compagnia Apollonio alla Seconda Guerra Mondiale oltre che, addirittura, alla Resistenza, francamente perde di credibilità nella scena finale del confronto con Livia Morosini (Anna Proclemer), anziana ed unica sopravvissuta dell'originale compagnia con la quale Pietro si scontrerà in un dialogo inutilmente volgare e aggressivo, surreale e comunque fuori luogo rispetto ai toni precedenti (senza contare che nel momento di massima rabbia la Signora assomiglia spaventosamente a Bilbo Baggins quando rivede l'Anello al collo di Frodo, il che rende tutto ancora più ridicolo).
Ultime due considerazioni finali. La prima è che Vittoria Puccini è palesemente stata ingaggiata solo per la (bellissima) scena alla Greta Garbo. Per il resto è l'unica di cui si può distintamente dire che stia recitando. La seconda è una questione più generale, legata a una tendenza di certe storie del cinema italiano che ho trovato anche qui. Perché, mi chiedo, si intraprendono mille percorsi narrativi che poi non si finiscono? Che fine fanno, per esempio, la storia d'amore con il vicino, il provino, il medico che pensa di averlo curato e pure sa che non è così? La sensazione è che si voglia a tutti i costi arricchire il racconto, aggiungerne parti che, nel momento in cui si è giunti allo snodo principale che si intendeva affrontare, vengono abbandonate senza fornirne adeguato sviluppo narrativo. Lo trovo frustrante, oltre che inutile. Allungare la broda non fa bene né al film, né a chi lo guarda.
Insomma, "Magnifica presenza" mi è sembrato un esperimento molto teatrale sia per l'alto numero di scene al chiuso, sia per una certa impostazione dei personaggi (uno su tutti la Badessa di Platinette). Il risultato finale non mi ha onestamente soddisfatto, anche se ho apprezzato l'idea al cuore della storia e il tentativo di svincolarsi dalle solite tematiche del cinema drammatico made in Italy. NC'è il potenziale, ma manca qualcosa che dia la spinta giusta.
Cast: Elio Germano, Margherita Buy, Vittoria Puccini, Beppe Fiorello, Andrea Bosca, Paola Minaccioni, Ambrogio Maestri, Anna Proclemer, Cem Yılmaz, Mauro Coruzzi, Massimiliano Gallo, Gianluca Gori, Loredana Cannata, Daniele Luchetti.
Box Office: € 3.180.000
Consigli: Dopo aver visto questo film ho sempre più la sensazione che ci sia un legame tra le opere di Ozpetek e il cibo. Magari anche questa osservazione può essere uno spunto per dicidersi a scegliere "Magnifica presenza" o un altro tra i titoli del regista turco, per verificarne una sorta di attendibilità. Al di là di questo, il film non è esattamente la scelta perfetta per una serata spensierata e allegra. Se il primo tempo riesce a consegnare qualche momento simpatico legato allo straniamento delle due compagini che si trovano all'improvviso a doversi sopravvivere, nella seconda parte i toni si fanno decisamente più seri e, in ogni caso, il drammatico destino della compagnia non potrà che appesantire i toni. In ogni caso, per quanto non abbia trovato esattamente quello che mi aspettassi di trovare, un titolo italiano al di fuori dei soliti canoni è comunque già di per sé un buon risultato.
Parola chiave: Soffiata.

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venerdì 26 agosto 2016

Film 1201 - The Others

Mi avevano regalato il dvd tantissimi anni fa ed era da altrettanto tempo che desideravo rivedere questa pellicola. L'occasione perfetta si è presentata di recente. Questo il diktat: un horror, sì, ma che non spaventi troppo!

Film 1201: "The Others" (2001) di Alejandro Amenábar
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: In effetti si tratta più che di un vero e proprio horror, di un thriller costruito con dell'ottima suspense. Inaspettatamente accattivante, per essere totalmente girato in una casa buia, dà il suo meglio nel finale al cardiopalma, un misto di verità svelate e macabre confessioni che mettono a dura prova la protagonista quanto lo spettatore che non riesce a distrarsi nemmeno per un secondo.
La premessa è questa: sola con due bambini in una casa gigantesca, con il marito in guerra (la Seconda) e alla ricerca di domestici competenti, Grace (Nicole Kidman) ha il non poco rilevante problema di aver dato alla luce due creature talmente fotosensibili da non poter essere espostE alla luce. Come ci verrà spiegato una volta trovata la servitù, ogni porta dovrà quindi essere necessariamente richiusa prima che la successiva possa essere aperta, cosicché i ragazzi non corrano il rischio di incappare in stanze in cui la luce non sia stata accuratamente regolata. Amenábar, quindi, confeziona fin da subito una storia molto cupa e soffocante, ma non è l'unico elemento di disturbo. Perché, non bastassero gli scricchiolii e gli angoli bui, scopriremo ben presto che la casa è infestata da qualche presenza che non ha la minima intenzione di andarsene...
Pur rimanento tutto nella dimensione del suggerito, la storia è in grado di costruire una serie di ansie e paure che riescono efficacemente ad influenzare chi guarda. Verso la fine si capisce che c'è qualcosa che non torna e l'apparizione del marito al grido di «A volte sanguino» non fa che confermare i sospetti. Il tutto sta nel capire cosa esattamente stia succedendo, il che non è detto sia così facile da individuare.
Pur conoscendo già la storia - che a suo tempo avevo visto al cinema -, "The Others" è riuscito di nuovo a rapirmi, a influenzarmi e lasciarmi conquistato. Non si tratta di un prodotto ad alto budget che punta sulla paura mostrata, eppure grazie ad una serie di accorgimenti e una brava Kidman, la storia riesce a produrre quell'inquietudine e quella strana morbosità che ogni film di paura dovrebbe essere in grado di generare. Un risultato non da poco, ovviamente, che mi ha colpito in positivo anche questa volta.
Ps. Nicole Kidman candidata al Golden Globe come Miglior attrice drammatica.
Cast: Nicole Kidman, Fionnula Flanagan, Christopher Eccleston, Elaine Cassidy, Eric Sykes, Alakina Mann, Michelle Fairley, James Bentley.
Box Office: $209.9 milioni
Consigli: E' una di quelle storie da cui è meglio lasciarsi coinvolgere e trasportare. E' inutile farsi troppe domande, tentare di indovinare: si finisce solo per rovinarsi la visione. Vale la pena lasciare che "The Others" si racconti e stupisca con il suo finale ad effetto.
Parola chiave: Libro dei morti.

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Bengi

lunedì 1 giugno 2015

Film 926 - Black Sea

Ero assolutamente intenzionato a non perdermi questo film al cinema e, appena ho potuto, mi sono fiondato in sala costringendo gli altri ad accompagnarmici!

Film 926: "Black Sea" (2014) di Kevin Macdonald
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: Cosa succede quando metti insieme su un sottomarino un equipaggio tutto al maschile, metà inglese e metà russo, che non comunica e fatica ad attenersi agli ordini? E' quanto immagina "Black Sea", un buon titolo thriller capitanato da un Jude Law sufficientemente in forma per guidare questa operazione cinematografica.
Unico vero titolare della pellicola, Law interpreta il disperato capitano Robinson, appena licenziato dalla compagnia per cui lavorava come capitano di sommergibili per il recupero di relitti. In cerca di soldi e disponibile a tutto pur di non rimanere disoccupato, si imbarcherà letteralmente per una rischiosa avventura in fondo al mare, alla ricerca di un vecchio sottomarino tedesco della Seconda Guerra Mondiale che si vocifera essere pieno d'oro. Il punto è questo: per raggiungerlo serve l'equipaggio specializzato e il mezzo giusto, due elementi che metterà insieme a fatica. Come si diceva all'inizio, le difficioltà di comunicazione, unite ai pregiudizi e al carattere non esattamente colto dell'equipaggio saranno fatali per lo svolgimento della missione segreta, già complicata da svolgere anche senza problematiche collaterali.
Il fascino di questo "Black Sea" sta proprio nella natura claustrofobica di tutta l'idea, che mette in gioco una serie di componenti psicologiche capaci di attanagliare lo spettatore, rinchiuso all'interno del sottomarino come qualunque altro membro dell'equipaggio. Lungi dall'essere un elemento nuovo, l'ambientazione è comunque in grado di suscitare non poca ansia in chi guarda e, grazie ai colpi di scena, la storia riesce nel suo intento di essere di intrattenimento e al contempo carica di suspense.
Pur non essendo un capolavoro né il migliore nel proporre un racconto ambientato in fondo al mare ("Caccia a Ottobre Rosso" decisamente migliore), questo film porta comunque sullo schermo una storia piacevole da seguire nei suoi vari, catastrofici sviluppi e, alla fine della visione, non ci si pente di essersi imbarcanti per questa missione.
Box Office: $1,171,559
Consigli: L'incasso è misero e non se ne è sentito molto parlare nonostante il famoso protagonista e un plausibile appeal legato alla misteriosa storia e il "fascino sottomarino". Eppure questa pellicola non è male, racconta una storia godibile, con una buona serie di colpi di scena ed effetti speciali ben fatti. Non è un capolavoro, ma funziona, intrattiene bene ed è perfetta per una serata che abbia bisogno di qualche emozione in più.
Parola chiave: Tute di salvataggio.

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mercoledì 4 febbraio 2015

Film 871 - The Imitation Game

Uno dei titoli candidati all'Oscar che ero più sinceramente curioso di vedere.

Film 871: "The Imitation Game" (2014) di Morten Tyldum
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "The Imitation Game" sarà quest'anno quello è stato l'anno scorso "American Hustle", ovvero il grande escluso. Da cosa? Dai vincitori agli Oscar 2015.
I suoi concorrenti, infatti, sembrano essere più forti un po' su ogni fronte (soprattutto nelle categorie attoriali, dove apparentemente sono imbattibili sia Eddie Redmayne/Michael Keaton che Patricia Arquette) e anche la speranza di vedere questa pellicola trionfare come Miglior film pare ogettivamente improbabile ("Boyhood" e "Birdman" i più quotati).
Fatta questa premessa, devo dire che questo titolo storico-biografico su Alan Turing e la sua macchina in grado di codificare l'indecifrabile Enigma è stato molto interessante e il risultato finale mi è molto piaciuto.
Benedict Cumberbatch è uno di quegli attori bravi e riconosciuti universalmente che sembra sempre riscuotere il successo che merita, anche se nel concreto non è proprio così. Per l'attore, infatti, siamo alla prima nomination all'Oscar e a parte un Emmy vinto per "Sherlock" (per l'episodio "His Last Vow"), quanto a premi conseguiti siamo in una fase ancora acerba. E' plausibile pensare che, in un futuro, potrebbe vedersi riconoscere ben altri successi, ma per il momento non mi pare si possa pronosticare una vittoria. Un vero peccato perché la sua interpretazione del geniale matematico omosessuale è veramente buona, appassionata e appassionante, struggente nel finale.
E', quindi, molto per merito di Cumberbatch se il film funziona. Il suo personaggio, oltre a mettere in ombra gli altri soprattutto per motivi caratteriali, è un enigma da risolvere pari a quello che lui stesso si promette di districare. In una specie di parallelismo tra le molte ombre di Turing e l'incapacità di capire il meccanismo cifrato dietro Enigma, la trama ripercorre idee e tentativi, successi e illusioni, frustrazioni ed espisodi di un quotidiano fatto di guerra (Mondiale, seconda) e di molte idee (per far funzionare "Christopher", la macchina inventata dal matematico).
Al di là del fatto angosciante che si tratti di un episodio reale e che, naturalmente, lo spettatore non possa mai prescindere da una dimensione storica e concreta, rimane comunque costantemente presente l'aspetto intrigante di questo racconto, legato ad un personaggio sufficientemente fuori dal comune da piacere. Lo accompagnano un buon cast di comprimari (Matthew Goode, Rory Kinnear, Charles Dance, Mark Strong, Allen Leech) capitanati da una Keira Knightley in gran forma e giustamente candidata all'Oscar nel ruolo dell'amore di facciata di Turing, Joan Clarke.
Molti temi si intrecciano, e l'aspetto centrale di Enigma è solo uno dei tanti: la complicità tra i due futuri coniugi, l'omosessualità di Turing e la conseguente infelicità (a cui si aggiunge l'episodio di Christopher), la difficoltà dei rapporti umani e la diffidenza degli altri membri del gruppo, gli episodi di spionaggio e il durissimo momento in cui, di fronte alla soluzione di Enigma, diventa chiaro a tutti che per sconfiggere il nemico nazista sarà necessario conservare ancora per molto il segreto.
E' chiaro, dunque, che "The Imitation Game" sia nel suo complesso un titolo difficile, nel senso che presenta verità complesse da digerire e gestire per lo spettatore. In questo sta il grande pregio della pellicola, che non si risparmia, non nasconde e non addolcisce la pillola, pur riuscendo a valorizzare e non denaturalizzare le azioni di un gruppo di persone che, diverse una dall'altra, hanno avuto il difficilissimo compito di impedire ad un nemico globale di terrorizzare ulteriormente l'Europa e i suoi abitanti. Si parla di un pezzo di storia doloroso e un film che ne tratta non può che rifletterne le implicazioni.
Eppure consiglio caldamente la visione di questo prodotto cinematografico nato "di nicchia" (14 milioni di dollari di budget) e riuscito a diventare vero e proprio fenomeno commerciale. "The Imitation Game" ripaga lo spettatore dell'attenzione che richiede regalando un risultato finale forte e compatto in cui spicca un protagonista che merita di essere ricordato e celebrato.
Box Office: $132.9 milioni
Consigli: Tratto dalla storia vera di Alan Turing, questo film racconta dettagliatamente le vicende del matematico che, negli anni della seconda Guerra Mondiale, fu messo a capo di una squadra di persone incaricate dal governo inglese di risolvere il codice criptato dietro alla macchina usata dai tedeschi per comunicare, chiamata Enigma. La soluzione, oltre a portare alla salvezza di milioni di vite, sarà anche la base di una delle scoperte scientifico-tecnologiche più importanti della storia moderna.
Anche solo per queste premesse che coinvolgono sia il genere biografico che quello thriller, bisognerebbe tenere in considerazione "The Imitation Game", ottimo esempio cinematografico di quale sia lo stato dell'arte del cinema britannico (che quest'anno ha 3 titoli, sugli 8 disponibili, in lizza per il Miglior film agli Oscar). E' chiaramente una storia che richiede attenzione e non si presta ad un intrattenimento spensierato adatto ad ogni momento. Eppure, più di altri titoli, questo è certamente tra quelli da vedere tra i migliori prodotti nella stagione scorsa.
Parola chiave: Computer.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 24 febbraio 2014

Film 674 - Monuments Men

La 3 ci riporta al cinema, questa volta con un prodotto decisamente superiore per qualità agli ultimi che lo hanno preceduto.

Film 674: "Monuments Men" (2014) di George Clooney
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: "Un plotone dell'esercito americano, composto da critici ed esperti d'arte, direttori di musei ed elementi simili, durante la seconda guerra mondiale ha il compito di cercare e recuperare le opere d'arte trafugate nei paesi occupati dai nazisti per salvarle dall'ordine di distruggerle di Adolf Hitler e restituirle ai legittimi proprietari." - da Wikipedia. 'Elementi simili' a parte, quoto ogni parola.
Il nuovo film da regista (e attore. E sceneggiatore. E produttore) di George Clooney presenta il nobile intento di portare alla luce la bella storia di amore e sacrificio per l'arte, senza, però, suscitarne un vero e proprio trasporto. La combricola di esperti dell'arte trasformati in militanti dell'esercito è simpatica, ma non trascinante e l'umorismo di fondo della sceneggiatura spesso è un po' troppo sommerso per arrivare al pubblico generalista (per intenderci, durante la visione, nella mia sala c'erano ragazzi che si tiravano i pop-corn e ridacchiavano criticando la lentezza della pellicola, priva del brivido della guerra che si aspettavano).
Maleducazione da aspettative fuorvianti a parte, "The Monuments Men" rimane una pellicola ben girata e interpretata, che presenta un cast di tutto rispetto tra cui 4 premi Oscar (Clooney, Matt Damon, Cate Blanchett e Jean Dujardin), 2 candidati all'Oscar (Bill Murray, Bob Balaban), il vincitore del Golden Globe John Goodman e il candidato al Golden Globe Hugh Bonneville. Insomma, qualche valido motivo per andare a vederlo al cinema c'è.
Non bastasse questo, bisogna dire che la storia è sinceramente interessante e, per coloro che fossero appassionati di storia o di arte, la sceneggiatura offre certamente numerosi punti di interesse. Questo prodotto cinematografico, infatti, è tratto dall'opera omonima di Robert M. Edsel, a sua volta basata sui fatti realmente accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Quindi il risultato finale è meno riuscito di quanto sperassi prima di vedere il film, ma ha certo i suoi pregi. L'inizio è un po' lento e forse qualche parte si sarebbe potuta accorciare, ma comunque quando si entra nel vivo dei vari intrecci narrativi la storia ingrana la marcia giusta e il tutto procede senza intoppi fino alla fine.
Ps. Cameo del compositore parigino Alexandre Desplat qui anche autore della colonna sonora. Desplat, a quota sei candidature, è in lizza anche quest'anno per l'Oscar alla Miglior colonna sonora del film "Philomena".
Box Office: $84,450,000 (ad oggi)
Consigli: Carino ed interessante Ha certamente i suoi pregi, primo fra tutti quello di portare il messaggio dell'importanza dell'arte nella cultura di ogni popolo. Va detto, però, che è un film di guerra non sulla guerra o, per precisione, non su come la guerra viene oggi rappresentata nei film (azione, sparatorie, esplosioni, rumore, rumore, rumore). Il risultato finale è comunque positivo, soprattutto grazie al buon cast.
Parola chiave: Opere d'arte.

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Bengi

lunedì 14 novembre 2011

Film 327 - Un tè con Mussolini

Film del martedì tra tè e cenni storici.


Film 327: "Un tè con Mussolini" (1999) di Franco Zeffirelli
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Marco C., Andrea Puffo, Andrea, Diego
Pensieri: Arzille vecchiette anglofone risiedono a Firenze frequentando i giri migliori e godendosi il piacere della vita italiana. Sconvolge l'idillio la guerra.
Mussolini creduto eroe ed innovatore da una parte, dall'altra la vita sconvolta del popolo e, in questo particolare caso, delle signore inglesi che diventano, di fatto, nemiche della Patria.
Cuore della vicenda le storie di queste magnifiche signore (Maggie Smith, Judi Dench, Joan Plowright, Cher, Lily Tomlin) che, tra un'inamicizia e un ricredersi, una passione e un affetto e, soprattutto, l'amore per un bambino, attraversano gli orrori della guerra a modo loro. Come dirà in battuta finale Lady Hester Random/Maggie Smith, neanche la guerra e i tedeschi riusciranno a farle soccombere.
Un bel battaglione di star per Zeffirelli che amministra il tutto con un certo piglio da esportazione. Grandi nomi, ovviamente, richiamo pubblico, ma c'è da dire che la produzione investe in costumi ed effetti speciali come difficilmente si vede fare per una produzione italiana. Lo sforzo è premiato: i 12 milioni di dollari che richiede la pellicola, solo in America vengono ampiamente ripagati con un'ulteriore guadagno di 2 milioni rispetto all'investimento per produrlo. Non male per un film di guerra con protagoniste donne di una certa età.
"Un tè con Mussolini" mi è piaciuto, stupito soprattutto dalla ricostruzione della guerra con bombe e carri armati a rendere il tutto molto realistico. Inutile dire che il gruppo di attrici è il valore aggiunto, anche se devo dire che nessuno dei loro personaggi mi ha veramente conquistato. Non lo rivedrei, ma l'ho visto con piacere.
Consigli: Per chi ama il cinema storico o quando il cinema italiano incontra un badget tale da rendere degna di visione la rappresentazione della storia.
Parola chiave: Luca.

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Ric

martedì 9 novembre 2010

Film 178 - Memorie di una geisha

Comprato il dvd anni fa, aspettavo il momento di rivederlo. Qualche giorno fa l'occasione giusta si è presentata.


Film 178: "Memorie di una geisha" (2005) di Rob Marshall
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Visivamente di grande impatto, un film dai colori bellissimi e una fotografia indimenticabile. Rimangono impresse nella mente le raffinatissime immagini che ricreano un mondo esotico a noi totalmente estraneo. Inutile dire che la potenza di questo film risieda tutta in questo.
Rob Marshall è un narratore spesso incapace e limitato nella visione d'insieme. Accompagnare i personaggi non basta per innalzarli al successo che meritano. Peccato, questa inaguatezza non ha reso il film del tutto indimenticabile.
Certo la spettacolarità di certe scene è innegabile, molte sono di una raffinatezza assoluta. Perfino i titoli di coda mi sono piaciuti (tranne il momento con i nomi abbinati ai volti dei personaggi, cosa che trovo piuttosto pacchiana e quindi fuori luogo per un film che narra il culto del buon gusto). Ma l'aspetto puramente tecnico non può bastare a rendere un film un capolavoro. Forse la meticolosa ricerca dell'immagine perfetta ha distolto l'attenzione dalla visione d'insieme delle cose. Rimane tutto un po' freddo, la sensazione è che manchi qualcosa. Rigidi diktat che vanno rispettati dalla geisha riflettono i rigidi canoni che Marshall ha voluto seguire per la realizzazione del suo film. Peccato che di cultura giapponese un americano ne sappia il giusto e, perdonatemi, un po' il prodotto ne risente.
Alla lunga pare che in questo film si parli per frasi fatte. Grandi massime della geisha sono, grosso modo, le seguenti: non sei fatta per amare; non puoi vivere una vita che sia tua; devi saper fermare un uomo con lo sguardo; vendi la tua verginità al più alto prezzo possibile e riscatta il tuo debito. Queste sono solo alcune delle sconcertanti asserzioni che popolano il film. Spaventosa l'idea che la vita di una persona possa essere sacrificata per l'accondiscendere alle volontà e piaceri altrui. Io non sono per niente esperto della cultura giapponese, ma un po' di amaro in bocca questo tipo di concezione della figura femminile me l'ha lasciato. La geisha non è nulla senza il suo danna, personaggio ricco che provvede a lei e alle sue spese. Non sono qui per criticare usanze e costumi di altri paesi, ovviamente. Ammetto solo che la cosa mia abbia lasciato un po' perplesso.
Il film in sé, comunque, ripercorre un tratto di storia intenso (c'è anche la seconda guerra mondiale) e lo fa attraverso il ricordo di una Sayuri/Ziyi Zhang ("La tigre e il dragone", "La foresta dei pugnali volanti") ormai anziana che narra di sé e di quando è stata la più famosa geisha di tutto l'hanamachi.
Ps. 3 Oscar su sei nomination: migliori scenografie, costumi e fotografia. Niente da fare per la stupenda colonna sonora di John Williams per cui il compositore, però, ha vinto il Golden Globe e il Grammy.
Film 178 - Memorie di una geisha
Film 261 - Memorie di una geisha
Film 1775 - Memoirs of a Geisha
Film 2369 - Memoirs of a Geisha
Consigli: Un film che lascia sicuramente incantati per come è stato ben confezionato. Va visto quantomeno per il bell'excursus all'interno di una cultura a noi totalmente ignota.
Parola chiave: Mizuage.


#HollywoodCiak
Bengi