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sabato 9 novembre 2024

Film 2319 - The Omen

Intro: Altra scelta di Michael, questa volta perfettamente in linea con il mood del momento. Visto il 30 ottobre, ci sembrava il titolo perfetto per prepararci alla notte di Halloween.

Film 2318: "The Omen" (1976) di Richard Donner
Visto: dal computer
Lingua: inglese
Compagnia: Michael
In sintesi: non sono mai stato particolarmente fan di questo franchise, anche se nel tempo ho recuperato alcuni titoli connessi alla serie, il più recente giusto quest'anno. Vedere l'originale è stato sicuramente interessante e mi ha permesso di mettere insieme alcuni pezzi del puzzle che, a posteriori, adesso hanno molto più senso.
Premesso che "The Omen" non mi è dispiaciuto, il fatto di conoscere già parti della storia mi ha un po' rovinato la visione perché, inevitabilmente, sapevo dove si sarebbe andato a parare. Qualcuno potrebbe anche dire che, essendo un titolo degli anni '70, sarei comunque stato in grado di anticipare alcuni dei colpi di scena, ma tant'è.
In ogni caso, gli horror in generale mi piacciono sempre e sicuramente questa pellicola ha il suo posto d'onore tra quelle che hanno portato alta la bandiera del genere. Per i miei gusti da spettatore odierno il film in generale è un po' lento, però tutto sommato davvero nessuna critica. Ho trovato anche molto interessante tutto il lavoro fatto con gli animali (il che deve aver richiesto un sacco di preparazione) e con gli effetti speciali.
Film 2279 - The First Omen
Film 2318 - The Omen
Film 775 - Omen - Il presagio
Cast: Gregory Peck, Lee Remick, David Warner, Billie Whitelaw, Harvey Spencer Stephens, Patrick Troughton.
Box Office: $60,922,980 (solo Stati Uniti e Canada)
Vale o non vale: Un classico imperdibile per i fan dell'horror. Forse non un prodotto per tutti, ma una buona scelta se si sta cercando qualcosa di meno contemporaneo (e/o non troppo spaventoso). Per chi apprezza "L'esorcista", un titolo da recuperare.
Premi: Candidato a 2 premi Oscar per Miglior canzone originale ("Ave Satani") e colonna sonora, il film ha vinto per quest'ultima. 1 nomination ai BAFTA per la Miglior attrice non protagonista (Billie Whitelaw) e 1 nomination ai Golden Globe per Harvey Spencer Stephens (Miglior attore esordiente). La colonna è stata candidata al Grammy per Best Album of Original Score Written for a Motion Picture or Television Special.
Parola chiave: 666.
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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 13 luglio 2017

Film 1387 - Il buio oltre la siepe

Avevo già visto questa pellicola anni fa, ma era da un po' che desideravo rivederla, più che altro per rispolverarne il ricordo. Avevo anche comprato il dvd, senza mai concretizzare una visione. Ci ha pensato Netflix e la necessità di scegliere un film da guardare a cena a creare la giusta opportunità.

Film 1387: "Il buio oltre la siepe" (1962) di Robert Mulligan
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Edo
Pensieri: Che fosse un gran film lo ricordavo, eppure faticavo a mettere insieme i pezzi di tutta la trama.
Tratto dall'omonimo romanzo premio Pulitzer di Harper Lee - l'unico che abbia mai scritto, a dire il vero - "Il buio oltre la siepe" racconta la storia di Atticus Finch, dei suoi due bambini e del processo che sconvolgerà la cittadina in cui abitano (la fittizia Maycomb, Alabama). Accusato di stupro un ragazzo di colore, Finch ne diventerà l'avvocato difensore e dimostrerà alla giuria e alla cittadinanza bigotta e razzista che il ragazzo è sempre stato innocente. Il finale agrodolce sottolineerà ancora di più il difficoltoso rapporto di convivenza tra i diversi cittadini e le rispettive mentalità, tra retrogradi e discriminatori, chi accetta la via più facile e conveniente e chi, invece, lotta per l'uguaglianza dei diritti o semplicemente crede nel rispetto degli altri a prescindere dal colore della pelle.
Questo è il quadro che "To Kill a Mockingbird" dipinge per lo spettatore, una piccola speranza in un mare di odio e miopia, una lotta costante e ancora oggi attuale su quanto sia facile lasciarsi influenzare da egemonie e prepotenze sociali e quanto, invece, sia ancora necessario fare per assicurare a tutti uguaglianza e rispetto.
Detto questo, rimane il fatto che questa pellicola sia uno stupendo classico, senza contare che è stata il trampolino di lancio per un Robert Duvall qui asso nella manica nel finale. Gregory Peck si aggiudica il suo primo ed unico Oscar come Miglior attore protagonista (consegnatoglia da Sophia Loren, N.d.A.) e bisogna dire che, da solo, fa praticamente tutto il film.
Insomma, un classico imperdibile per tanti differenti motivi, un titolo che non può mancare nella filmografia dei cinefili più appassionati.
Ps. Candidato a 8 premi Oscar, tra cui Miglior film e regia, ne ha vinti 3: Miglior attore protagonista, sceneggiatura e scenografia (bianco e nero).
Cast: Gregory Peck, Mary Badham, Phillip Alford, John Megna, Ruth White, Paul Fix, Brock Peters, Frank Overton, Robert Duvall, William Windom, Alice Ghostley.
Box Office: $13.1 milioni
Consigli: Certo non un titolo per ogni occasione, ma sicuramente una pellicola da vedere almeno una volta nella vita. Intelligente e raffinato, questo film riesce davvero ad incantare lo spettatore anche dopo 55 anni dalla sua uscita al cinema.
Parola chiave: Stupro.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 2 dicembre 2012

Film 486 - Cape Fear - Il promontorio della paura

Di recente il compleanno del mitico Martin Scorsese su cui, per l'occasione, mi ero documentato. E questa pellicola, tra le tante, spiccava come esempio di sperimentazione (di un genere filmico poco frequentato dal regista) tra i più riusciti.


Film 486: "Cape Fear - Il promontorio della paura" (1991) di Martin Scorsese
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Guardo "Cape Fear - Il promontorio della paura" e non capisco. Non capisco dove stia il capolavoro di un maestro, per essere più chiari. E' passata poco più di una settimana da quando l'ho visto, eppure ancora non riesco ad avere un'idea chiara in mente, a non pensare semplicemente che non mi è piaciuto.
Scopro questa mattina, invece, che "Cape Fear" è un remake di un film del '62 dallo stesso titolo, diretto da J. Lee Thompson con Gregory Peck, Robert Mitchum, Martin Balsam e Polly Bergen. A parte quest'ultima, tutti e tre gli altri attori sono presenti anche in questo film, declassati a comparse in favore di attori più consoni ad attirare il pubblico di inizio anni '90: Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange e una giovanissima Juliette Lewis (le due signore hanno ricevuto perfino una nomination all'Oscar per la loro interpretazione qui).
Detto - e nonostante - questo, il mio atteggiamento nei confronti del film in questione rimane comunque di perplessità. Di per sé non ha nulla di particolarmente fatto male, ma non ha nemmeno nulla, a mio avviso, che possa far gridare al miracolo cinematografico. Sono perfettamente conscio che 20 anni di distanza sono un gap notevole da affrontare come audience, ma nonostante la mia miglior predisposizione, sono comunque rimasto deluso dal risultato.
Partirei dal titolo, in cui ritrovo la parola 'paura': per cosa dovrei spaventarmi? Non c'è un momento di terrore nemmeno a pagarlo. Lo strampalato vestiario di Max Cady/De Niro - che mi dispiace dirlo, ma recita sempre uguale - mi ha costantemente distratto dalla possibilità di seguire seriamente i passaggi di tensione. Al contrario della paura, infatti, spesso mi è sembrato che la recitazione fosse troppo esasperata, quasi caricaturale, tanto da far perdere la sensazione di pathos che, invece, mi aspettavo di trovare come costante.
Ho trovato, poi, poco funzionale far intraprendere la strada di sgualdrina alla piccola Danielle/Juliette Lewis perchè più che la troietta eccitata dal commettere qualcosa che finalmente va contro il volere dei genitori, finisce per risultare qualcosa di ridicolo e a tratti infelice da rappresentare. Quasi mette a disagio. In questa situazione, però, ammetto che la Lewis se l'è cavata alla grande (ma scommetto che in lingua originale avrebbe reso ancora meglio la sua interpretazione).
Per il resto Nolte come passivo uomo di casa trovo sia fallimentare, mentre la Lange, per quanto abbia una mitica carriera alle spalle (due Oscar e pellicole come "Il postino suona sempre due volte", "Blue Sky", il "King Kong" del '76 e, chiaramente, "American Horror Story"), molte volte mi sembra venga sopravvalutata.
Tutto sommato "Cape Fear - Il promontorio della paura" mi è sembrato un film con ragione di esistere magari 20anni fa, ma che ha perso una parte di appeal con il passare del tempo. Vuoi perchè i generi thriller, horror, splatter o di tensione si sono omogeneizzati in un calderone ormai difficile da distinguere, vuoi perchè alla resa dei conti ultimamente De Niro si è dimostrato un attore fotocopia di sé stesso o forse ancora perchè c'è una componente recitativa che un tempo poteva risultare plausibile mentre oggi è talmente calcata da risultare buffa, di fatto questo prodotto cinematografico del mitico Scorsese non mi ha convinto e, anzi, deluso. "Shutter Island" è stato un gioiellino di sorpresa che, paragonato a questo, non sembra nemmeno provenga dalla mano dello stesso regista.
Consigli: Bella l'ambientazione del North Carolina dove il fiume Cape Fear bagna delle terre che mi hanno spesso ricordato una palude. Brutta la scena finale in barca con le rapide più finte del mondo. Sinceramente un po' trash il finale.
Tutto sommato è un pezzo di storia di un cineasta come Scorsese e sono felice di averlo visto. Ma non posso dire che sia uno dei suoi film che preferisco. Si fa guardare, ma io non l'ho amato.
Parola chiave: Vendetta.

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