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giovedì 5 maggio 2022

Film 2105 - White Hot: The Rise & Fall of Abercrombie & Fitch

Intro: Mi apparso un giorno tra i trailer consigliati da Netflix e devo ammettere che mi ha incuriosito. Così l'ho recuperato una sera di un paio di settimane fa.

Film 2105: "White Hot: The Rise & Fall of Abercrombie & Fitch" (2022) di Alison Klayman
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: da un certo punto di vista un documentario molto glam e certamente incentrato sul lato scandalistico della vicenda - e forse meno sull'impatto umano di quanto mi sarei aspettato - anche se tutto sommato "White Hot: The Rise & Fall of Abercrombie & Fitch" è stata una visione interessante.
Conoscendo Abercrombie & Fitch solo di fama, non avevo idea dell'impatto che avesse avuto nella società e cultura americane, per cui non mi aspettavo ci fossero state ricadute così pesanti. C'è anche da dire che, considerata l'immagine che il brand ha costruito per se stesso nel corso degli anni, non sorprende ci siano state accuse di discriminazione e razzismo nel corso degli anni.
Detto ciò, questo documentario è sicuramente in grado di intrattenere, anche se a tratti pare quasi una campagna riabilitativa messa in piedi dal brand per ripulirsi la coscienza.
Cast: Mike Jeffries, Benjamin O'Keefe, Bobby Blanski, Carla Barrientos, Anthony Ocampo, Kelly Blumberg, Kjerstin Gruys, Moe Tkacik, Jose Sanchez, Cindy Smith-Maglione, Charles Martin.
Box Office: /
Vale o non vale: Interessante quanto basta da lasciarsi guardare, anche se a tratti pare ricreare un'aura glam attorno all'immagine di quel brand che starebbe cercando di mettere spalle al muro.
Premi: /
Parola chiave: Razzismo.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 10 maggio 2021

Film 1992 - The Mauritanian

Intro: Jodie Foster vince il suo terzo Golden Globe per un film di cui non avevo ancora sentito parlare, il che mi ha convinto a recuperare la pellicola per la sua performance.
Film 1992: "The Mauritanian" (2021) di Kevin Macdonald
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: "Mohamedou Ould Slahi, in seguito all'attentato dell'11 settembre, viene arrestato dal governo degli Stati Uniti e viene trasferito presso il campo di prigionia di Guantánamo, dove viene trattenuto senza un'accusa o un processo. Slahi trova degli alleati nell'avvocato difensore Nancy Hollander e nella sua associata Teri Duncan." (Wikipedia)
Wikipedia riassume e spiega cento volte meglio di me l'idea al centro di questo film, un prodotto potente e ben fatto che Kevin Macdonald dirige sulla base della storia vera di Mohamedou Ould Slahi e del suo libro "Guantanamo Diary" che racconta dei 14 - QUATTORDICI - anni di prigionia che l'uomo ha passato dal 2002 al 2016 presso la prigione di Guantánamo senza una formale accusa di qualche crimine commesso. Non fosse che si tratta di una storia vera, penserei ad un film dell'orrore.
Il pensiero che si possa essere trattenuti in custodia sulla base di congetture/speculazioni/prove fittizie - buttando alle ortiche anni della propria vita, relazioni umane, reputazione - è qualcosa di terrificante e dimostra ancora una volta, ce ne fosse stato bisogno, che non è tutto oro quello che luccica e che, a volte, credere fermamente in qualcosa (o avere semplicemente più mezzi per portare avanti il proprio credo) non significhi necessariamente avere ragione.
"The Mauritanian" è un bel film e Tahar Rahim è un grandissimo protagonista che regge il film sulle proprie spalle dall'inizio alla fine; Jodie Foster forse non sarà la miglior attrice non protagonista dell'anno, ma sicuramente fa un egregio lavoro come sempre ed è un piacere vederla sullo schermo insieme a Shailene Woodley (la cui carriera vedo ultimamente un po' affaticata); chiude un Benedict Cumberbatch che mi è parso un po' spento e dall'appeal vagamente appiattito, ma è probabilmente un effetto di personaggio interpretato e makeup.
In generale, comunque, questo film funziona e regala uno scossone emotivo bello potente. Non fa male provare a mettersi nei panni di Mohamedou Ould Slahi (o Patrick Zaki, se vogliamo essere più contemporanei) e pensare a come reagiremmo noi dovendo affrontare le stesse ingiustizie, gli stessi sopprusi, le stesse violenze fisiche e psicologiche. No, "The Mauritanian" non è un film facile né un film perfetto, ma è sicuramente un titolo a cui vale la pena dare una chance.
Cast: Tahar Rahim, Jodie Foster, Shailene Woodley, Benedict Cumberbatch, Zachary Levi, Denis Ménochet.
Box Office: $3.3 milioni
Vale o non vale: Probabilmente non il film da pandemia che tutti stavano aspettando, ma un titolo che vale la pena di vedere. Ottime interpretazioni, storia vera che ha dell'incredibile e numerosi spunti di riflessione su razzismo, pregiudizio, vendetta, potere e l'idea che ritenere di essere nel giusto si traduca nell'aver necessariamente ragione.
Premi: Vincitore del Golden Globe per la Miglior attrice non protagonista (Foster) e candidato a quello per il Miglior attore protagonista (Rahim); 5 nomination ai BAFTA per Miglior film, attore protagonista (Rahim), sceneggiatura non originale, fotografia e Miglior film britannico.
Parola chiave: Confessione.

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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 15 febbraio 2020

Film 1751 - BlacKkKlansman

Intro: Avevo voglia di recuperarlo, anche se non sapevo cosa aspettarmi sinceramente.
Film 1751: "BlacKkKlansman" (2018) di Spike Lee
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: il secondo film di Spike Lee visto nella mia vita mi è molto piaciuto. E' ben scritto e recitato, geniale nella sua esecuzione e tagliente quanto basta per rendere Ku Klux Klan e supremazisti bianchi derisibili e imbarazzanti. E il pretesto è molto semplice: cosa succede quando il primo poliziotto di colore della contea di Colorado Springs per un'indagine sotto copertura decide di spacciarsi non solo per bianco, ma oltretutto per fervente credente di quella stessa ideologia che lo vuole inferiore per razza e colore della pelle?
Sta tutta qui la genialata di "BlacKkKlansman" - tratto dal libro "Black Klansman" di Ron Stallworth che a sua volta si rifà ad una storia vera -, una faccenda che ha dell'incredibile e che intriga lo spettatore dall'inizio alla fine grazie alle grandi performance di John David Washington (Ron Stallworth) e Adam Driver (Flip Zimmerman) e una sceneggiatura che bilancia bene momenti comici e drammatici e sa mettere alla berlina con intelligenza gli aspetti più brutali e raccapriccianti che hanno coinvolto il Ku Klux Klan e i suoi seguaci. Insomma, un titolo interessante e ben realizzato.
Cast: John David Washington, Adam Driver, Laura Harrier, Topher Grace, Jasper Pääkkönen, Ryan Eggold, Corey Hawkins, Alec Baldwin.
Box Office: $93.4 milioni
Vale o non vale: Si tratta chiaramente di una storia drammatica, eppure per toni e realizzazione il film presenta una certa leggerezza e un divertimento che difficilmente ci si aspetterebbe da un racconto su razzismo, intolleranze, diritti civili e Ku Klux Klan. Sta proprio qui la grande forza comunicativa di "BlacKkKlansman", capace di coinvolgere lo spettatore e interessarlo, pur mantenendo quell'umorismo tagliente che caratterizza tutta la narrazione. Da vedere.
Premi: Candidato a 6 premi Oscar (tra cui Miglior film, regia e attore non protagonista), ha vinto quello per la sceneggiatura non originale; 4 nomination ai Golden Globe (film, regia, attore protagonista e attore non protagonista); 5 nomination ai BAFTA (tra cui film, regia e attore non protagonista) e 1 premio per la Miglior sceneggiatura non originale. Gran premio della giuria a Cannes 2018.
Parola chiave: Bomba.

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#HollywoodCiak
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venerdì 20 dicembre 2019

Film 1715 - Green Book

Intro: Potevo forse perdermi uno dei film più (positivamente) chiacchierati dell'anno? Mai, soprattutto perché candidato praticamente a qualunque premio che conta.
Film 1715: "Green Book" (2018) di Peter Farrelly
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: un bel film, di quelli che ti rimettono in sesto lo spirito, buonista a livelli estremi, recitato benissimo e, nonostante tutto questo, il miglior film del 2018? Sicuramente non il mio.
Detto questo, nonostante le altissime aspettative, "Green Book" non mi ha deluso, semplicemente mi è parso più semplice di quanto non mi sarei aspettato, quasi lineare. Probabilmente, visto il gigantesco successo ottenuto, mi immaginavo una storia più complessa, più elaborata; il che non vuol dire che si tratti di un prodotto "semplice", ma che nonostante le avversità affrontate dai protagonisti, il lieto fine che fa sentire bene e soddisfatto lo spettatore è inevitabile e la vicenda straordinaria va a parare proprio dove ti immagini. Chiaro, colpisce che sia una storia vera e non è certo mia intenzione sminuire quanto mostrato qui, dico solo che "Green Book" è stata una scelta fin troppo sicura da parte dell'Academy nel momento in cui si è trattato di fare una scelta legata alla qualità della produzione 2018.
In ogni caso ho trovato Viggo Mortensen magnifico e assolutamente meritevole di vittoria nella sua categoria - nonostante fosse più una speranza mia che una possibilità concreta -, più di quel Mahershala Ali già vincitore per un'interpretazione in "Moonlight" che tutt'oggi non mi ha minimamente colpito. Ciò detto, il racconto dell'amicizia tra Frank "Tony Lip" Vallelonga e Don Shirley andava regalata al pubblico, specialmente in un momento storico in cui intolleranza, razzismo e omofobia sono problematiche reali e preoccupanti. Il film di Peter Farrelly, infatti, ci ricorda che al di là di qualsiasi pregiudizio una persona possa nutrire, se dotata di intelligenza saprà superare il suo limite tanto da andare contro ciò in cui fermamente credeva prima, così da abbracciare il nuovo, il diverso, l'inaspettato. E questo, per quanto semplice, non può fare a meno di farci sentire bene. O quantomeno speranzosi.
Cast: Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini, Sebastian Maniscalco, Dimiter D. Marinov, Mike Hatton, P.J. Byrne.
Box Office: $323.5 milioni
Vale o non vale: Storia vera di un'amicizia che per epoca storica e persone coinvolte sembrerebbe impensabile e, invece, diventa una solida realtà. Seguiamo Tony e Don in giro per la razzista America del sud, siamo testimoni delle ingiustizie e delle cattiverie, prendiamo coscienza dell'esistenza di quel libricino verde (una guida annuale per viaggiatori prettamente afroamericani) e, nonostante tutte le avversità, abbiamo sempre la sensazione che le cose andranno per il meglio.
Un film ben fatto, una storia edificante e sicuramente coinvolgente, un titolo che è un peccato perdere. Non il mio preferito della passata stagione, ma non per questo meno meritevole del raccontare la propria storia.
Premi: Vincitore di 3 premi Oscar per Miglior film, sceneggiatura originale e attore non protagonista (Ali) su 5 nomination (Miglior attore protagonista e montaggio); 3 Golden Globes vinti su 5 nomination (rispettivamente Miglior film commedia o musical, attore non protagonista, sceneggiatura e Miglior attore protagonista e regia); 1 BAFTA vinto per il Miglior attore non protagonista su 4 nomination (film, attore protagonista e sceneggiatura originale). Peter Farrelly è stato candidato al Razzie per il Redeemer Award (categoria che premia chi si è riscattato dopo performance o titoli considerati di bassa qualità).
Parola chiave: Tour.

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#HollywoodCiak
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domenica 27 ottobre 2019

Film 1665 - Hidden Figures

Intro: Lo rivedo sempre con piacere.
Film 1665: "Hidden Figures" (2016) di Theodore Melfi
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: storia vera interessante ed edificante - ovviamente -che racconta le vicende inizialmente non molto felici di tre donne afroamericane che, negli anni '60, si apprestano inconsapevolmente a rivoluzionare non solo il loro luogo di lavoro (nientemeno che la NASA), ma anche collateralmente il corso della storia dell'uomo nello spazio.
Film 1320 - Hidden Figures
Film 1665 - Hidden Figures
Film 2329 - Hidden Figures
Cast: Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst, Jim Parsons, Mahershala Ali, Aldis Hodge, Glen Powell.
Box Office: $236 milioni
Vale o non vale: Bella storia con bel messaggio annesso che ci ricorda quanto razzismo e sessismo siano questioni aperte che solo una sessantina di anni fa erano considerate la norma. Tre donne magnifiche che, in silenzio, hanno portato un po' di rivoluzione nella loro vita e nel mondo.
Premi: Candidato a 3 Oscar (Miglior film, sceneggiatura non originale e attrice non protagonista), a 2 Golden Globe (attrice non protagonista, colonna sonora) e al BAFTA per la sceneggiatura. 2 nomination ai Grammy per Best Score Soundtrack for Visual Media e Best Compilation Soundtrack for Visual Media.
Parola chiave: Calcoli.

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domenica 21 luglio 2019

Film 1631 - The Help

Intro: Lo potrei rivedere anche 1000, non mi stanco mai.
Film 1631: "The Help" (2011) di Tate Taylor
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: ho già espresso milioni di altre volte quanto mi piaccia questa pellicola e per quali motivi. Quindi, questa volta, qualche curiosità.
Delle cinque protagoniste principali - Stone, Davis, Spencer, Chastain e Janney - quattro hanno vinto l'Oscar per o dopo questa pellicola. Ad oggi solo la Chastain (che ha all'attivo 2 nomination agli Academy Awards e una vittoria ai Golden Globes) rimane senza statuetta;
Stone e Davis hanno vinto l'Oscar lo stesso anno, rispettivamente come Miglior attrice protagonista per "La La Land" e Miglior attrice non protagonista per "Fences" all'89esima edizione degli Academy Awards. L'anno successivo Janney ha vinto come Miglior attrice non protagonista per il film "I, Tonya";
sempre in riferimento agli Oscar, Davis e Spencer al momento sono le due attrici di colore con il maggior numero di nomination all'attivo (3). Spencer, inoltre è stata la prima attrice di colore a riceve a) due candidature consecutive (2017-18) e b) due nomination dopo aver già vinto una volta.
Film 386 - The Help
Film 395 - The Help
Film 526 - The Help
Film 1631 - The Help
Cast: Emma Stone, Viola Davis, Octavia Spencer, Bryce Dallas Howard, Jessica Chastain, Allison Janney, Ahna O'Reilly, Sissy Spacek, Chris Lowell, Mike Vogel, Cicely Tyson, Anna Camp, Mary Steenburgen, Leslie Jordan, David Oyelowo.
Box Office: $216.6 milioni
Vale o non vale: Cast perfetto, storia magari non perfetta ma in grado di colpire nel segno, un risultato finale ben riuscito. Per me sempre un gran film.
Premi: Candidato a 4 premi Oscar per Miglior film, attrice protagonista (Davis) e attrice non protagonista (Chastain) ha vinto quello per la Miglior attrice non protagonista (Spencer). 5 nomination ai Golden Globes e ai BAFTA, tra cui Miglior film, e vittoria per la Spencer ad entrambe le premiazioni.
Parola chiave: Libro.

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mercoledì 10 luglio 2019

Film 1625 - Get Out

Intro: Horror e Academy Awards non vanno spesso a braccetto, per cui valeva la pena rivedere questo film a distanza di poco tempo dal suo trionfo agli Oscar 2018.
Film 1625: "Get Out" (2017) di Jordan Peele
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: devo ammettere che ho parzialmente rivalutato questa pellicola. Non che non l'avessi apprezzata la prima volta, ma da un certo punto di vista penso che, al solito, le alte aspettative create da critica e successo di pubblico mi avessero spinto ad immaginare qualcosa di pazzesco, indimenticabile, nonché particolarmente spaventoso. "Get Out" presenta sicuramente un tipo di inquietudine più legato all'idea centrale della storia che per ciò che mette in mostra sullo schermo. Poi sangue e violenza ci sono, ma l'ansia che ti rimane addosso a visione terminata è deriva più che altro dalla disturbante realtà che mette in scena il film. Ciò detto, non ho cambiato idea su una cosa: possono averlo candidato a tutti i premi del pianeta, per me la performance di Daniel Kaluuya non è al livello degli altri protagonisti.
Film 1378 - Scappa: Get Out
Film 1625 - Get Out
Film 2455 - Get Out
Cast: Daniel Kaluuya, Allison Williams, Bradley Whitford, Caleb Landry Jones, Stephen Root, Catherine Keener, Marcus Henderson, Betty Gabriel, LaKeith Stanfield, Lil Rel Howery.
Box Office: $255.4 milioni
Vale o non vale: Interessante lo spunto della trama, sicuramente tagliente la critica sociale messa in scena da Jordan Peele. Migliore sceneggiatura dell'anno agli Oscar 2018? Per me "Three Billboards Outside Ebbing, Missouri" rimane imbattibile. Detto questo, un film che ha il suo perché.
Premi: Candidato a 4 premi Oscar, tra cui Miglior film, regia e attore protagonista, ha vinto quello per la Miglior sceneggiatura originale; candidato a 2 Golden Globes per Miglior film drama e attore protagonista e 2 BAFTA per la Miglior sceneggiatura originale e il Miglior attore protagonista.
Parola chiave: Flash.

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lunedì 20 maggio 2019

Film 1588 - Mother's Day

Intro: Non che lo vorresti rivedere, ma ogni tanto anche i film orrendi ritornano...
Film 1588: "Mother's Day" (2016) di Garry Marshall
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: Film 1186 - Mother's Day
Cast: Jennifer Aniston, Kate Hudson, Shay Mitchell, Julia Roberts, Jason Sudeikis, Britt Robertson, Héctor Elizondo, Timothy Olyphant, Jack Whitehall, Margo Martindale, Sarah Chalke, Jennifer Garner, Aasif Mandvi, Jessi Case.
Box Office: $48.4 milioni
Vale o non vale: Assolutamente dimenticabile.
Premi: Candidato a 2 Razzie Award per Peggior attrice (Roberts) e Peggior attrice non protagonista (Hudson).
Parola chiave: Televendita.

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sabato 21 luglio 2018

Film 1502 - American History X

Intro: Uno di quei titoli classificabili nel mio processo di scelta delle pellicole sotto la voce “Prima o poi lo vedrò, ma sicuramente non oggi”. Ci voleva la spinta di mia cugina per decidere di sceglierlo, finalmente.
Film 1502: "American History X" (1998) di Tony Kaye
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: in quanto a pesantezza non c’è male. “American History X” è un film difficile da guardare e durissimo nei confronti di uno spettatore che non può fare a meno che rimanere spiazzato. C’è tanto dolore ed odio, ci sono idee impossibili da condividere, c’è un Edward Norton bravissimo e incazzato come non lo avevo mai visto. Lui è il film;
mentre segui la storia senti sempre di più crescere in te il disgusto per quella mentalità razzista ed estremista, brutale nel riconoscersi un diritto di supremazia stupido, ignorante e infondato, crudele nel costruire un’escalation di violenza che non farà altro che portare a morte e desolazione, anche quando parrebbe esserci la speranza di un recupero. Ma si sa che in questo tipo di storie il lieto fine non è mai parte del racconto e, infatti, dopo il mare di sangue già ampiamente versato, non tarderà ad arrivare quel colpo di scena finale che lascerà lo spettatore ammutolito e con non poco materiale su cui riflettere. Che senso ha odiare gli altri a tal punto da volerne fare la propria ragione di vita?
Cast: Edward Norton, Edward Furlong, Fairuza Balk, Stacy Keach, Elliott Gould, Avery Brooks, Beverly D'Angelo.
Box Office: $23.9 milioni
Vale o non vale: decisamente non un prodotto per ogni occasione. E’ fortemente violento e ideologicamente fuorviante, racconta una storia complicata in cui tutti i passi falsi della famiglia Vinyard verranno pagati a carissimo prezzo. Bisogna avere la voglia e lo stomaco per immergersi in un film del genere.
Premi: Candidato all'Oscar per la performance da protagonista di Norton.
Parola chiave: Stupro.

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sabato 3 marzo 2018

Film 1475 - Detroit

Intro: Non che ne sia certo al 100% visto quanto in fretta e quante cose cambiano e succedono di recente nella mia vita, comunque credo si possa dire si tratti del primo film visto in questo 2018. In macchina, durante una delle nostre tappe verso il futuro lavoro… nel buco del culo del mondo (per gli interessati il Takarakka Bush Resort).

Film 1475: "Detroit" (2017) di Kathryn Bigelow
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: il film è un vero e proprio pugno nello stomaco, a tratti quasi un horror per quanto riesce a spaventare e tenere lo spettatore in balia di una storia tremenda e assurda, cruda, eppure verissima;
gli accadimenti ricostruiti in questa pellicola riguardano il vero episodio che, nel '67, vide protagoniste numerose sfortunate persone di colore succubi di una polizia corrotta e arrabbiata in una realtà, Detroit, in cui le rivolte per i diritti civili stavano trasformando la città in un vero e proprio campo di battaglia. La storia qui si concentra su uno degli eventi più traumatici a testimonianza della tensione e della precarietà della situazione;
la Bigelow dimostra di saper costruire un prodotto capace di centrare il suo bersaglio, anche se per farlo ci impiega all’inizio troppo tempo. La lunga scena nell’edificio che vede i poliziotti tenere in ostaggio senza un valido motivo le persone presenti nel motel è un piccolo capolavoro per quanto perfettamente architettata. Tensione allo stato puro, ricorda la sfuriata di DiCaprio nel tarantiniano “Django”;
tra i vari volti riconoscibili spiccano il John Boyega di “Star Wars” e, soprattutto, un Will Poulter magnifico, vero cattivo, perfidamente interpretato. Fa accapponare la pelle.
Cast: John Boyega, Will Poulter, Algee Smith, Jason Mitchell, John Krasinski, Anthony Mackie.
Box Office: $21.5 milioni
Vale o non vale: Sicuramente da vedere, se non altro per la tremenda – eppure vera – storia che racconta. C’è ancora molta attualità, purtroppo.
Parola chiave: Razzismo.

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giovedì 13 luglio 2017

Film 1387 - Il buio oltre la siepe

Avevo già visto questa pellicola anni fa, ma era da un po' che desideravo rivederla, più che altro per rispolverarne il ricordo. Avevo anche comprato il dvd, senza mai concretizzare una visione. Ci ha pensato Netflix e la necessità di scegliere un film da guardare a cena a creare la giusta opportunità.

Film 1387: "Il buio oltre la siepe" (1962) di Robert Mulligan
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Edo
Pensieri: Che fosse un gran film lo ricordavo, eppure faticavo a mettere insieme i pezzi di tutta la trama.
Tratto dall'omonimo romanzo premio Pulitzer di Harper Lee - l'unico che abbia mai scritto, a dire il vero - "Il buio oltre la siepe" racconta la storia di Atticus Finch, dei suoi due bambini e del processo che sconvolgerà la cittadina in cui abitano (la fittizia Maycomb, Alabama). Accusato di stupro un ragazzo di colore, Finch ne diventerà l'avvocato difensore e dimostrerà alla giuria e alla cittadinanza bigotta e razzista che il ragazzo è sempre stato innocente. Il finale agrodolce sottolineerà ancora di più il difficoltoso rapporto di convivenza tra i diversi cittadini e le rispettive mentalità, tra retrogradi e discriminatori, chi accetta la via più facile e conveniente e chi, invece, lotta per l'uguaglianza dei diritti o semplicemente crede nel rispetto degli altri a prescindere dal colore della pelle.
Questo è il quadro che "To Kill a Mockingbird" dipinge per lo spettatore, una piccola speranza in un mare di odio e miopia, una lotta costante e ancora oggi attuale su quanto sia facile lasciarsi influenzare da egemonie e prepotenze sociali e quanto, invece, sia ancora necessario fare per assicurare a tutti uguaglianza e rispetto.
Detto questo, rimane il fatto che questa pellicola sia uno stupendo classico, senza contare che è stata il trampolino di lancio per un Robert Duvall qui asso nella manica nel finale. Gregory Peck si aggiudica il suo primo ed unico Oscar come Miglior attore protagonista (consegnatoglia da Sophia Loren, N.d.A.) e bisogna dire che, da solo, fa praticamente tutto il film.
Insomma, un classico imperdibile per tanti differenti motivi, un titolo che non può mancare nella filmografia dei cinefili più appassionati.
Ps. Candidato a 8 premi Oscar, tra cui Miglior film e regia, ne ha vinti 3: Miglior attore protagonista, sceneggiatura e scenografia (bianco e nero).
Cast: Gregory Peck, Mary Badham, Phillip Alford, John Megna, Ruth White, Paul Fix, Brock Peters, Frank Overton, Robert Duvall, William Windom, Alice Ghostley.
Box Office: $13.1 milioni
Consigli: Certo non un titolo per ogni occasione, ma sicuramente una pellicola da vedere almeno una volta nella vita. Intelligente e raffinato, questo film riesce davvero ad incantare lo spettatore anche dopo 55 anni dalla sua uscita al cinema.
Parola chiave: Stupro.

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venerdì 23 giugno 2017

Film 1378 - Scappa: Get Out

Il team del Cinema Galliera in gita al cinema per vedere uno dei thriller più attesi della stagione!

Film 1378: "Scappa: Get Out" (2017) di Jordan Peele
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Alessandra, Marta, Mattia, Adriano, Anna, Matteo, Roberto
Pensieri: Un bel thriller, forte e inquietante con numerosi spunti ben costruiti e un colpo di scena finale ben architettato. Questo è "Get Out", pellicola che in America ha fatto letteralmente il botto: costata 4.5 milioni di dollari, solo nel primo weekend di uscita è riuscita ad incassarne $33.4 e finire prima al box-office!
Visto il grande successo di pubblico e critica, devo dire che da parte mia ci fossero non poche aspettative rispetto a questa vera e propria rivelazione del 2017. Soprattutto quando si parla di horror/thriller è difficile che ciò che ci si aspetta da un prodotto riesca effettivamente a soddisfarci, per cui devo dire che la sorpresa c'è stata eccome quando, a fine proiezione, mi sono ritrovato particolarmente soddisfatto della visione. Si tratta di un ottimo titolo, funzionale e ben scritto, capace di costruire un crescendo di pathos e ansia che culmina nel momento in cui la vera natura delle cose si rivelerà allo sfortunato protagonista.
Non sono pochi, infatti, i tasselli mancanti al quadro della famiglia Armitage e non si tarderà a capirlo. Molte stranezze coinvolgono i vari membri - a partire dallo stranissimo fratello Jeremy - per continuare con una coppia di domestici non esattamente in linea con la sanità mentale. Non bastassero già questi elementi, la trama non tarderà a farci capire che non si tratta di una situazione isolata in quanto tutta la comunità locale si dimostrerà non poco... fuori dal comune.
Senza voler svelare troppo, basti sapere che (come al solito) niente è davvero come sembra e fino all'ultimo non mancheranno le sorprese ed inaspettate virate narrative. Il tutto per un risultato finale all'altezza delle premesse e promesse di trailer e recensioni entusiaste.
Unici nei che personalmente ho riscontrato sono due aspetti legati a protagonista e trama. Per quanto riguarda il primo, devo ammettere che l'interpretazione di Daniel Kaluuya non mi ha sempre convinto al 100%; il secondo, invece, si collega al fatto che la sceneggiatura mi è sembrata alla lunga troppo ossessivamente concentrata sulla questione razziale, tanto da dover troppo spesso tirare fuori l'argomento, a volte in maniera un po' troppo forzata.
A parte questo ho trovato "Get Out" un ottimo esordio alla regia - ma non alla sceneggiatura - dell'attore Jordan Peele (creatore della serie per cui ha vinto un Emmy "Key and Peele"), un raro esempio di come si possa ancora aggiungere qualcosa al genere horror/thriller senza dover scopiazzare da altre pellicole o dover utilizzare come uniche armi a disposizione i rumori improvvisi o la violenza inaudita. Si può giocare con lo spettatore e riuscire ad impressionarlo anche senza a ricorrere a mezzucci ormai datati e, per farlo, basta scrivere e produrre sceneggiature di valore. "Basta" forse andava virgolettato... In ogni caso, un film riuscito.
Film 1378 - Scappa: Get Out
Film 1625 - Get Out
Film 2455 - Get Out
Cast: Daniel Kaluuya, Allison Williams, Bradley Whitford, Caleb Landry Jones, Stephen Root, LaKeith Stanfield, Catherine Keener, LilRel Howery.
Box Office: $251.3 milioni
Consigli: Sinceramente, se piace il genere questa è un'ottima scelta per una serata all'insegna di suspense e mistero. Ben architettato, con i ritmi giusti e una dose sempre maggiore di stranezze che portano l'atmosfera a farsi sempre più ambigua e indecifrabile, "Get Out" è uno di quei titoli da cui ti aspetti molto e che non ti delude. Vedere per credere.
Parola chiave: Imbottitura.

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lunedì 6 marzo 2017

Film 1320 - Hidden Figures

Altro giro, altro regalo: in arrivo per l'8 marzo in Italia, una delle pellicole che più mi aveva incuriosito di questi Oscar 2017.

Film 1320: "Hidden Figures" (2016) di Theodore Melfi
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Tra i candidati a Miglior film che quest'anno ho visto, "Hidden Figures" è, assieme a "La La Land", quello che ho preferito. In tutta sincerità ero ben disposto in partenza verso questa pellicola, sia perché le tre attrici protagoniste mi incuriosivano assieme, sia perché dal trailer sembrava che la storia potesse essere davvero interessante e il risultato finale dinamico, edificante e del tutto piacevole. E' stato così quasi per tutto.
"Hidden Figures" è tratto dall'omonimo romanzo di Margot Lee Shetterly che, a sua volta, si ispira alla vera storia delle tre donne afroamericane, dette "computer", impiegate alla NASA con differenti ruoli, tutti riconducibili ad un'indiscutibile capacità cerebrale: Katherine Goble Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson. Le tre attrici che rispettivamente le interpretano - Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe - sono una scelta di cast perfetta e da sole valgono la visione della pellicola. Anche se forse la Spencer non si meritava così tanto la nomination all'Oscar (fa lo stesso ruolo che aveva in "The Help"), insieme sono un bel gruppo affiatato e credibile per il quale non si può non finire per fare il tifo. Inoltre il resto del cast è particolarmente ricco ed è bello ritrovare Costner e la Dunst finalmente in una produzione che fa centro.
La storia che si racconta ha dell'incredibile ed è un piacere da seguire e, man mano che il racconto procede, diventa sempre più coinvolgente, tanto che non si fatica a vivere le stesse ansie e gioie provate dai protagonisti sullo schermo. La lungimiranza di certi comportamenti, la gentilezza di alcuni gesti, la cattiveria gratuita, l'assurdità dell'impostazione raziale della società dell'epoca sono tutti elementi che vanno a comporre la trama caratterizzandola e contestualizzandola, pur evitando toni tragici o facili buonismi. Questo, in particolare, è l'aspetto che più mi ha colpito: ci sono meno fronzoli del previsto. Credevo che la produzione avrebbe giocato su toni più "patetici" e, invece, per quanto si conceda non pochi momenti edificanti, non cede troppo alla voglia di strafare. Così ne esce un film bello e godibile, interessante e ben costruito intorno a tre protagoniste forti e bellissime. Unico neo, a volte si pecca di ritmo.
Al di là di questo, comunque, il vero piacere di seguire "Hidden Figures" sta nel vedere come la NASA diventi una sorta di campus epurato dalle leggi raziali (certo non è tutto rose e fiori, ma da qualche parte bisogna pur cominciare) ed evolve rapidamente esattamente come cambiano i dati da elaborare per le varie missioni. E queste ultime richiedono lo sofrzo di tutti, bianchi e neri, per poter essere portate a termine. Dunque il programma spaziale bada poco al colore della pelle e tanto ai risultati e al lavoro di squadra in vista di un traguardo che è un goal per tutti.
In un momento storico in cui l'unità e il senso di comunità e identità vacillano, è bello ricordare come bastino intelligenza e lungimiranza per superare le proprie paure per la diversità altrui.
Ps. 3 nomination all'Oscar (Miglior film, sceneggiatura non originale, attrice non protagonista), 2 ai Golden Globes (attrice non protagonista, colonna sonora) e una ai BAFTA (sceneggiatura).
Film 1320 - Hidden Figures
Film 1665 - Hidden Figures
Film 2329 - Hidden Figures
Cast: Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst, Jim Parsons, Glen Powell, Mahershala Ali.
Box Office: $195 milioni
Consigli: Non un capolavoro, ma sicuramente una pellicola piacevole da seguire, con una bella storia da raccontare e un gruppo di attori veramente ben assortito (finalmente Jim Parsons esce dal personaggio di Sheldon Cooper). In lingua originale è stata un'esperienza particolarmente soddisfacente - cercando di decodificare i vari accenti - e anche se sono sicuro che l'imminente uscita in sala e la pigrizia faranno optare per il doppiaggio, come sempre mi sento di dire che la versione originale batte quella tradotta a mani basse. Non è una presa di posizione ma un dato di fatto: il lavoro che c'è dietro i personaggi sta anche nel tono e nell'impostazione della voce. E il piacere di seguire una nuova storia sta anche nel non sentirsela raccontare sempre dalle solite quattro voci.
Parola chiave: Euler method.

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Bengi

martedì 28 febbraio 2017

Film 1319 - Loving

Oltre ad essermi affrettato a recuperare il maggior numero di film candidati agli Oscar, curiosamente e in maniera del tutto casuale ho visto tutti quelli relativi al tema della razza (non a caso quest'anno è stato anche ribattezzato #OscarSoBlack).

Film 1319: "Loving" (2016) di Jeff Nichols
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ho visto questa pellicola in due momenti abbastanza distanti uno dall'altro, eppure non ne ho un ricordo disomogeneo o frammentato, il che già di per sé è una buona cosa. "Loving" è un bel film, molto dolce nelle parti di coppia, delicatissimo, stranamente pacato nell'esporre gli abusi, lo sconforto, l'incertezza di una famiglia discriminata ed esiliata semplicemente perché composta da un uomo bianco e una donna di colore. Perché siamo a cavallo degli anni '50-'60 e la legge riteneva sbagliato che si mettessero al mondo bambini di etnia mista.
Assistere al racconto di questa storia, oggi, fa venire i brividi. Non tanto per azioni violente o bellicose, che qui a dire il vero non sono molte, ma soprattutto per l'impostazione mentale ben radicata all'interno del sistema legislativo e quindi umano e quotidiano che va addirittura oltre la libertà di pensiero o espressione e coinvolge qualcosa che oggi è, sì, garantito per legge, ma non ancora una conquista universale: la libertà di amare.
Il film sui coniugi Loving è ancora oggi un esempio utile a rinfrescare la mente in un mondo non sempre pronto ad accogliere le differenze. Ed è bello ricordarsi che ogni tanto anche nella vita vera il lieto fine arriva sul serio. Quello che mi è piaciuto qui è proprio il desiderio di ricordare, di dare voce ad una storia altrimenti non così scontatamente popolare. Perché Mildred e Richard sono esistiti davvero, hanno combattuto davvero e si sono fatti avanti per difendere il proprio matrimonio, la propria famiglia e il proprio amore. Per essere un film che tratta non marginalmente anche la parte prettamente giuridica, "Loving" mi è sembrato un film pieno d'amore, di quelli in cui non serve sbandierarlo perché il sentimento c'è e si vede. Non tutti sono in grado di raccontare questo tipo di storie senza scadere in retoriche facili o calcare la mano e in questo devo dire che Jeff Nichols è stato particolarmente abile ed efficace (diversamente dal suo precedente "Midnight Special").
Ruth Negga e Joel Edgerton sono una dolcissima coppia, affiatata, molto concreta. Ho veramente apprezzato la loro costruzione dei personaggi, si vede che c'è un lavoro dietro fatto di studio di mosse e accenti, sguardi e silenzi. Sono loro l'anima di questa pellicola e sono stati certamente la scelta più giusta per impersonare la coppia. Loro, insieme alla bella sceneggiatura (e storia, naturalmente) sono gli elementi portanti di "Loving", quegli aspetti che conferiscono al risultato finale del film quel senso di soddisfazione che alla fine ti rimane addosso.
Ps. Candidato a 2 Golden Globe per i migliori attori drammatici e a 1 Oscar per la Miglior attrice protagonista (Negga).
Cast: Joel Edgerton, Ruth Negga, Marton Csokas, Nick Kroll, Michael Shannon.
Box Office: $8.4 milioni
Consigli: Bel film, bella storia. Non è certamente un titolo da scegliere a cuor leggero sia per quanto riguarda l'argomento della trama, sia perché il ritmo non è certo dei più forsennati (il chemi par di capire sia una sorta di tratto distintivo degli ultimi film di Nichols). Però, se la disposizione d'animo è quella giusta e si cerca qualcosa di non scontato da guardare, "Loving" è sicuramente una buona scelta.
Parola chiave: Corte suprema.

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Bengi

mercoledì 12 marzo 2014

Film 680 - 12 anni schiavo

In perfetto tempismo con la cerimonia degli Oscar, abbiamo recuperato il futuro Miglior film 2014 proprio nel pomeriggio di domenica scorsa, poche ore prima che lo show iniziasse.

Film 680: "12 anni schiavo" (2013) di Steve McQueen
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Il problema di quelle produzioni che si vedono dopo averne tanto sentito parlare e tanto bene - specialmente quelle in lizza per il Miglior film agli Oscar - è che ci si aspetta non un film, bensì un capolavoro. E forse anche di più.
"12 anni schiavo" non è certo un brutto prodotto cinematografico su nessun fronte, però, personalmente, non lo trovo un capolavoro. Non mi ha entusiasmato e, anzi, fino al primo tempo non mi ha visto particolarmente coinvolto dalla narrazione. Con l'ingresso in scena, finalmente, di personaggi potenti come quelli di Edwin e Mistress Epps (Michael Fassbender, Sarah Paulson) e, soprattutto, Patsey (Lupita Nyong'o) la storia entra nel vivo e nel senso del racconto, il che aiuta ampiamente a recuperare l'interesse. Molte le scene cruente e difficili da digerire, ma trovo sia sempre apprezzabile l'onestà (visiva) quando si raccontano storie vere. Il buonismo da finto contegno non avrebbe giovato ai fini della storia.
Certo la vicenda vera di Solomon Northup/Chiwetel Ejiofor ha dell'incredibile e, inutile dirlo, racconta la disavventura di una persona in un contesto storico veramente terribile: Solom è, infatti, un americano nero libero che viene rapito e venduto come schiavo. Da lì il cammino per ritornare dalla sua famiglia sarà un lungo calvario di sofferenza, violenza fisica e psicologica, umiliazione e solitudine.
Il punto, qui, non è che si possa dire che il film non abbia un valore intrinseco, ma, invece, sta tutto in quel "inutile dirlo". Già, perché una storia sulla schiavitù, i campi di cotone, la violenza cruda, l'umiliazione, la discriminazione e il razzismo è già stata raccontata tantissime volte con sfumature più o meno simili. Rimango scettico riguardo la scelta di eleggere questa pellicola a migliore dell'anno non tanto perché non voglia riconoscere meriti al lavoro di Steve McQueen - che ha dimostrato, invece, di sapere cambiare completamente contesto dopo il metropolinato e solitario "Shame" - ma perché sinceramente l'ho trovata la scelta più ovvia e, di conseguenza, banale.
Detto questo, rimane che Lupita Nyong'o sia stata una delle scelte di casting più riuscite della stagione (considerato che ha vinto quasi tutto, comepreso l'Oscar, al suo esordio sul grande schermo) e che, in generale "12 Years a Slave", nella figura del suo regista, ha visto un ottimo cast concretizzare le sue capacità in un'interpretazione di gruppo che, da sola, vale la visione. Per altri aspetti più tecnici sono, invece, un po' meno d'accordo (nomination per Migliori costumi e montaggio? Ma soprattutto Oscar per la Miglior sceneggiatura non originale?).
Tutto sommato, quindi, al di là dell'impossibilità di definirlo brutto o inutile, non posso comunque dire che il risultato finale mi sia piaciuto tanto da elevarlo a capolavoro. Ho preferito di gran lunga "American Hustle - L'apparenza inganna", "Gravity", "The Wolf of Wall Street" e soprattutto "Her".
Ps. Curiosità: sia Brad Pitt che Steve McQueen sono riusciti a vincere il loro primo Oscar grazie a questa pellicola, entrambi in una categoria estranea al loro lavoro di riferimento, ovvero recitazione e regia. Il premio, invece, è stato riconosciuto loro in quanto produttori del film e, quindi, per la categoria Miglio film.
Box Office: $158,607,000 (ad oggi)
Consigli: Avendo ricevuto così tanti riconoscimenti (tra cui 3 Oscar e 1 Golden Globe) è certamente uno dei titoli di riferimento della stagione 2013 e, per questo, vale la pena farsi un'opinione a proposito. La mia non è entusiasta semplicemente perché le aspettative erano piuttosto alte e i macrotemi che costituiscono la besa di questa storia sono comuni a numerose altre produzioni.
Bravi la Nyong'o e Fassbender, dimostra grandissime capacità (e finalmente viene notato) Chiwetel Ejiofor.
Parola chiave: Rapimento.

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Bengi

venerdì 5 aprile 2013

Film 526 - The Help

Quarto appuntamento con la malattia di Leoo. Non che andassimo verso la guarigione, ma è il penultimo film visto insieme. Così abbiamo scelto il dvd di una pellicola di cui sono fan. E di cui ogni tanto parlo...


Film 526: "The Help" (2011) di Tate Taylor
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Leoo
Pensieri: La terza volta è quella buona. La prima volta che ho visto "The Help", infatti, era nel periodo pre Oscar dell'anno scorso e la qualità del file che avevo trovato era veramente pessima. Poi, qualche tempo dopo, ho rivisto il film in aereo, di ritorno dal Giappone. Qualità accettabile, ma schermo piccolino piccolino. Finalmente questa volta sono riuscito a gustarmelo in alta definizione, dal mio pc con un audio chiaro e definito: tutta un'altra cosa.
Non che "The Help" sia una di quelle pellicole che necessiti di grandi apparecchiature per essere seguita, però di certo l'immagine pulita e l'audio chiaro aiutano a seguire questa bella storia di riscatto, emancipazione e crescita.
E' un film buonista, per carità, incentrato su buoni sentimenti, seconde possibilità e il diktat del fare la cosa giusta, però personalmente non riesco a stancarmi di questo prodotto. Adoro il personaggio di Jessica Chastain - la svampita Celia Foote, tenera e vulnerabile, silenziosa nel promuovere cambiamenti, ma una delle poche che lo fa veramente e di cuore -, che trovo costruito sapientemente dall'attrice e che, a mio avviso, perde un po' con il doppiaggio italiano che ne accentua una 'stupidità' in eccessive moine nel parlato.
Inutile ribadire, comunque, quanto questo film riesca tutte le volte a piacermi. La storia ha nella parte finale proprio quel riscatto che non mi stanco mai di rivedere e, seppure rimanga l'amaro in bocca per certi aspetti, il ricordo generale che mi rimane dopo la visione è di piacevole soddisfazione. Non è perfetto, per carità, ma vive della buona recitazione delle sue protagoniste. E, secondo me, non è né poco, né scontato.
Ps. Gran cast: Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Allison Janney, Jessica Chastain, Ahna O'Reilly, Chris Lowell, Cicely Tyson, Mike Vogel, Sissy Spacek, Anna Camp, LaChanze, Mary Steenburgen, Leslie Jordan, David Oyelowo e Dana Ivey.
Film 386 - The Help
Film 395 - The Help
Film 526 - The Help
Film 1631 - The Help
Consigli: Piacevole, garbato, simpatico, ma anche capace di far ragionare. Richiede un minimo di impegno, ma di quelli che si sopportano volentieri perchè alla fine ne è valsa la pena.
Brave le protagoniste Emma Stone, Viola Davis, Octavia Spencer, Jessica Chastain, Bryce Dallas Howard, Allison Janney, Anna Camp che, insieme, sono state capaci di ricreare un gruppo affiatato sullo schermo e veramente credibile. Oscar alla Spencer come Miglior attrice non protagonista e $211,608,112 di incasso mondiale.
Parola chiave: Libro.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 24 aprile 2012

Film 395 - The Help

Secondo film 'di gruppo' sul maxi schermo dell'aereo verso Roma. Un altro film che avevo già visto ma, questa volta, in italiano.


Film 395: "The Help" (2011) di Tate Taylor
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Desideravo rivederlo proprio nella mia rotta verso la capitale e, anche se pareva che il destino non volesse permetterlo, sono riuscito comunque nel mio intento di godermi "The Help" per la seconda volta.
A un mese dagli Academy Awards mi rendo sempre più conto che Octavia Spencer, per quanto simpatica, non meritasse più di altre quell'Oscar alla non protagonista della stagione 2011. Non più di Jessica Chastain, per esempio. Eppure nell'insieme la cosa mi infastidisce il giusto e godo piacevolmente dello svolgersi della trama.
Tra le magnifiche signore qui presenti, oltre alle due già citate, anche un'altra gettata di nomi della Hollywood che emerge (Emma Stone, Bryce Dallas Howard) e di quella che già più collaudata (Viola Davis, Allison Janney) a formare un cast femminile di grande impatto al servizio di una pellicola che conquista per molti motivi.
La trama è ben sviluppata e presenta un colpo di scena finale piuttosto ad effetto che, mi spiace dirlo, non piacerà ai palati raffinati. Vincente la scelta di personaggi semisconosciuti ma ognuno funzionale al suo ruolo a formare un ensemble omogeneo e corale al punto giusto. Abbastanza evidenti - ma tenuti giustamente alla larga - i richiami ai classici della cinematografia ormai cult sul tema del razzismo e del riscatto sociale ("Il colore viola", "Precious", "Le regole della casa del sidro", "Fiori d'acciaio", ecc). Bene, infine, la parte tecnica stranamente ignorata in toto dall'Academy (costumi, fotografia tanto per dire).
E' una di quelle classiche pellicole che piace al pubblico bisognoso di avere un lieto fine, collocabile tra il blockbuster 'impegnato' e il chick flick per signore. Ma, tutto sommato, è un'ottima compagnia e, se ci si ragiona un secondo, parla senza cadere nell'autocommiserazione di un momento della storia umana che non può non lasciare impressionati. Aibileen è buona nonostante nella vita abbia ricevuto solo merda (mi scuserete, ma il termine è appropriato) e riesce a riscattare sé stessa con dignità e senza mai sporcarsi le mani. L'integrità morale - al cinema come nella vita - è difficile da trovare. Anche se in toni decisamente 'easy' ogni tanto è bello sentirsi raccontare una storia che ne parla.
Ps. Il cast: Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Allison Janney, Jessica Chastain, Ahna O'Reilly, Chris Lowell, Cicely Tyson, Mike Vogel, Sissy Spacek, Anna Camp, LaChanze, Mary Steenburgen, Leslie Jordan, David Oyelowo e Dana Ivey.

Film 386 - The Help
Film 395 - The Help
Film 526 - The Help
Film 1631 - The Help
Consigli: Bello e con l'anima. Non un capolavoro, ma nel panorama 'Oscar 2012' è una delle poche pellicole che vale davvero la pena di vedere.
Parola chiave: Harper & Row.

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Bengi

venerdì 13 aprile 2012

Film 379 - Il colore viola

Un classico della cinematografia USA che non ero sicuro di avere visto tutto per intero.


Film 379: "Il colore viola" (1985) di Steven Spielberg
Visto: dal computer di di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Sarà sacrilegio, ma a me non è piaciuto. Probabilmente ricordavo male certi pezzi o semplicemente ricordavo cose inventate negli anni e catalogate erroneamente come ricordi. Comunque "The Color Purple" non mi è piaciuto e non lo rivedrei. I tempi filmici sono totalmente insensati per i meccanismi di oggi, la recitazione è stramba e la storia sembra volerti sempre propinare qualcosa di ancora più triste e degradante, come se per ritrovare il paradiso fosse necessario passare non dall'inferno, ma da ancora più in basso. Non capisco perchè una persona innocente e pura dovrebbe avere bisogno di riscattarsi, tra l'altro, ma evidentemente insistere sulla condizione di sfortunata perenne del personaggio di Whoopi Goldberg/Celie Johnson doveva avere il suo senso per la scrittrice Alice Walker, l'autrice del romanzo omonimo. Io ho trovato tutta questa crudeltà gratuita, questo accanimento piuttosto fastidiosi. E' vero, un percorso di formazione è tale e non spetta a noi decidere cosa si deve passare attraverso per migliorare, però qui mi pare che si esageri un po' tra avvilimenti, percosse e delusioni. E ce n'è un po' per tutti i personaggi.
Non lo rivedrei, chiaramente, e giudico eccessive le 11 nomination all'Oscar che nel 1986 ottenne la pellicola (tra cui film, sceneggiatura e per le attrici Goldberg, Margaret Avery e Oprah Winfrey). Inutile dire che, per collegamento, viene subito in mente il recentissimo "The Help", ma, mi spiace, a mio avviso non ci sono paragoni. Sia perchè, in effetti, il tema non è così simile sia perchè per toni, trama e scorrevolezza - nonché piacevolezza nel seguire la vicenda per lo spettatore - "Il colore viola" è evidentemente un 'antenato', con tutti i limiti che la parola contiene.
Peccato, mi aspettavo una storia di dolore e riscatto, consapevolezza e affermazione con toni epici e momenti di grande intensità. Purtroppo mi sono spesso ritrovato, invece, a domandarmi se non si sia sprecata un'occasione. Sì, erano gli anni '80 e le pellicole di tutto il mondo si facevano, scrivevano e producevano in maniera molto differente rispetto ad oggi, sempre considerando che il linguaggio (filmico e non) è fortemente cambiato. Eppure non riesco, consapevole di tutto ciò, a ripensare a questo film in maniera positiva.
Consigli: Uno dei primi ruoli decisamente famosi per Whoopi, un altro grande incasso per Spielberg ($142,000,000), la prima e unica nomination all'Oscar per Oprah Winfrey. Le carte in regola per avere una chance questo film ce le ha tutte. A voi giudicare se abbia, però, valore o meno.
Parola chiave: Nettie.

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Ric

venerdì 24 febbraio 2012

Film 386 - The Help

Altro giro, altro regalo: ancora Miglior film e tantissime ottime interpretazioni...


Film 386: "The Help" (2011) di Tate Taylor
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Solo 4 candidature agli Oscar, eppure questo "The Help" è il film che, fino ad ora, mi ha sorpreso di più. In positivo.
Tratto dal romanzo di Kathryn Stockett, senza urlare o barcamenarsi tra mille effetti speciali, questa pellicola racconta la storia delle domestiche di colore in servizio, o meglio schiavitù, delle signore 'per bene' bianche. Dopo averle allevate, in silenzio, rimangono alle loro dipendenze una volta cresciute e sposate, senza che la situazione troppo migliori da una generazione e l'altra: diritti praticamente inesistenti e lavoro, solo lavoro.
Lo so, detta così sembrerebbe il solito film su razzismo, lotta, emancipazione e buonismo. Per carità, difficilmente si riesce a prescindere da una certa dose di buonismo in questi casi, comunque posso assicurare che non c'è autocommiserazione, ma solo desiderio di giustizia (dove la parità sembra ancora utopia).
Compatto e ben organizzato, a differenza dei film 'super nominati' che ho visto sino ad adesso, l'idea che lascia è di un piacevole senso di rivincita, di riordine della coscienza. Troppo facile, diranno alcuni, eppure non si può evitare di tifare per il trio rivoluzionario Skeeter-Aibileen-Minny (nell'ordine Emma Stone e le due candidate all'Oscar Viola Davis e Octavia Spencer, quest'ultima favorita tra le non protagoniste). Sono troppe le cattiverie e le angherie, troppa la certezza che niente di tutto quello raccontato non sia almeno una volta accaduto nella realtà. E, allora, è bello e liberatorio vedere che, nel finale, la speranza di una prospettiva migliore è possibile, anche dove non ce lo si sarebbe mai aspettato.
Nel panorama puramente celebrativo della stagione 2011, devo dire che questa pellicola è quella che mi ha colpito di più assieme a "Midnight in Paris". Purtroppo me ne mancano ancora moltissime da vedere, ma tirando un po' le somme posso essere certo che, tra realizzazione tecnica e messaggio, "The Help" vale la pena di essere visto. In inglese, poi, rende moltissimo per la stupenda parlata 'di colore'.
Inutile dire che il tifo sia sempre per loro, ma bisogna ammettere che ci sono alcuni personaggi davvero ben recitati anche nella schiera incolore. In primis ho amato la svampita e adorabile Celia/Jessica Chastain (nominata all'Oscar anche lei) che mi ha ricordato tantissimo per attitudine e parlata l'ultima Jessica Lange di "American Horror Story"; poi, bisogna dirlo, è maledettamente perfida Hilly Holbrook/Bryce Dallas Howard, figlia di un finto perbenismo e bigotta fino al midollo, capace di infettare con la sua perfidia e la sua invidia tutto ciò che le sta intorno. E' un'ape regina, per citare un'altra pellicola tutta al femminile, ma di una cattiveria ancora più subdola e, certamente, causa di complicazioni molto più pericolose e e socialmente inaccettabili. La sua punizione sarà esemplare. Si ama la Howard per l'interpretazione, si odia Holly per la sua natura da vera bitch.
Chiaramente il target di riferimento per un prodotto come questo è il pubblico femminile più incline alla lacrima dietro l'angolo, ma una rinfrescatina su temi forti e ancora attuali come questo fa sempre bene al pubblico tutto. E, se questo non bastasse, il buon cast dovrebbe convincere anche i più scettici. Oltre alla ragazze già citate, troviamo Sissy Spacek ("Carrie - Lo sguardo di Satana", Oscar per "La ragazza di Nashville", "North Country - Storia di Josey"), Allison Janney ("Juno", "West Wing"), Mike Vogel ("Pan Am", "Non aprite quella porta"), Anna Camp ("True Blood") e Chris Lowell ("Private Practice").
Nell'attesa di sapere quanti Oscar "The Help" riuscirà a portarsi a casa domenica - 1 sicuramente -, un ultimo motivo per dare al film una chanche: $25 milioni di spesa per produrlo e $206,701,321 di incasso mondiale.
Ps. Un integrazione per quanto riguarda il cast: Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Allison Janney, Jessica Chastain, Ahna O'Reilly, Chris Lowell, Cicely Tyson, Mike Vogel, Sissy Spacek, Anna Camp, LaChanze, Mary Steenburgen, Leslie Jordan, David Oyelowo e Dana Ivey.
Film 386 - The Help
Film 395 - The Help
Film 526 - The Help
Film 1631 - The Help
Consigli: Vedere e godere. Una buona opera di trasposizione da un romanzo, equilibrata dose di sentimenti, denuncia sociale e spirito per un film chick-flick gradevolmente ambientato negli anni '60. Un post-colore viola (ma il periodo storico è differente) che vive, però, anche di momenti divertenti. Si può dire che sia decisamente un film dei giorni nostri.
Parola chiave: Torta al cioccolato.

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Bengi

giovedì 16 settembre 2010

Film 137 - L'ospite inatteso

Me against TV: episodio 3. Questa è la volta buona.


Film 137: "L'ospite inatteso" (2007) di Thomas McCarthy
Visto: dalla TV
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Miracolosamente la tv della seconda serata mi propone qualcosa di buono, interessante e recente. Un film uscito al cinema qualche anno fa e che mi aveva colpito perchè casualmente visto dalla mia capa di allora che me lo aveva consigliato. E, in effetti, non è per niente male come film.
Molte tematiche emergono da un'unica storia, qui raccontata col garbo della semplicità, dal razzismo ai pregiudizi, dal fallimento all'amore alla musica ai sogni. C'è n'è per tutti, basta lasciarsi trasportare.
Richard Jenkins - che per questo ruolo ha ottenuto nel 2008 la sua prima nomination all'Oscar - interpreta un professore che scopre degli intrusi in una sua seconda casa e, in un primo momento di spavento, li caccia. Non ci vorrà molto perchè il prof. Vale torni suoi suoi passi per cominciare una convivenza, e un'amicizia, che cambierà le vite di tutti i protagonisti.
La solitudine dell'uomo, poi, farà sì che la sua disponibilità ad interagire ed integrarsi con quelli che erano estranei (anche a livello culturale) sia totale e, dai nuovi interessi che nasceranno, quello per la musica porterà ad avventure decisamente impensate dall'uomo che fino a pochi mesi prima si nascondeva dietro la menzogna di un lavoro soddisfacente ed appagante.
Consigli: Una pellicola decisamente alternativa in cui, per una volta, è il 'bianco' che si mescola e fonde con l'amico 'nero'. E' un bell'esperimento, garbato e profondo.
Parola chiave: Immigrazione.


Ric