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domenica 15 dicembre 2024

Film 2329 - Conclave

Intro: E dopo i film visti in aereo, uno che ho visto al cinema. Curiosamente a Salem, Massachussets, dove mi sono recato per ritrovarmi con Bizzy, la mia compagnia di appartamento durante il master alla DCU. Non solo è stato bellissimo rivederla, ma ho trovato curioso che la città delle streghe ci offrisse come unica scelta cinematografica quella di una pellicola sulla Chiesa di Roma.

Film 2329: "Conclave" (2024) di Edward Berger
Visto: al cinema
Lingua: inglese, italiano, spagnolo, latino
Compagnia: Bizzy
In sintesi: uno dei migliori film che ho visto quest'anno, "Conclave" è il primo film di Edward Berger dopo l'incredibile successo di "All Quiet on the Western Front" e le 4 vittorie agli Oscar del 2023 (su 9 nomination, una delle quali allo stesso Berger per la Miglior sceneggiatura originale). Se già non fosse difficile realizzare un buon film in generale, figuriamoci un buon film che ne segue un altro topo tale trionfo. Per guanto mi riguarda Berger è riuscito nell'impresa.
Nonostante potrebbe sembrare a una prima occhiata che "Conclave" sia un titolo biografico, in realtà si tratta di un thriller. A seguito della morte del Papa, i vari cardinali si radunano in preparazione dell'elezione del nuovo pontefice. Per quanto importante, parebbe semplicemente l'esecuzione di un compito semplice se non addirittura noioso mentre, man mano che la storia evolve, verranno rivelati i vari intrighi e ambizioni personali che si nascondo dietro ad un evento solitamente così inaccessibile.
Nonostante la sua facciata più "pia", questa pellicola si rivela ben presto per essere quasi un thriller politico, il che mi ha abbastanza stupito. Non che non mi aspettassi varie macchinazioni e una certa dose di campagna elettorale, per così dire, però non avevo capito sarebbe stato il focus di tutta la storia. Non avrei potuto esserne più contento. Tra tentativi di influenzare il voto, scandali da nascondere e una rosa di candidati che inizialmente sembra nutrita, ma man mano va ad assottigliarsi, "Conclave" racconta lucidamente i meccanismi che si celano dietro una delle elezioni ancora oggi più blindate e lo fa mai in maniera banale ma, anzi, riuscendo sempre a trovare un punto di vista interessante da mostrare allo spettatore (penso ad esempio alla bellissima scena degli ombrelli bianchi). Non solo un thriller, quindi, ma anche uno spettacolo per gli occhi.
In tutto questo si inserisce un altro insieme di elementi che vanno a completare il quadro di questo piccolo gioiellino di pellicola: un cast magnifico capitanato da un Ralph Fiennes mai così vicino alla sua terza nomination all'Oscar (la seconda risale al 1997 per "Il paziente inglese" e la prima al '94 per "Schindler's List" che, diciamocelo pure onestamente, Fiennes avrebbe dovuto vincere. Non credo Fiennes abbia alcuna chance di vincere, ma trovo assurdo che le sue uniche nomination risalgano agli anni '90), un certo senso di orgoglio patriottico per le performance di Sergio Castellitto e Isabella Rossellini (la cui performance ricordo specificamente di aver lodato all'uscita dal cinema, pur sentenziando che fosse una parte troppo piccola e senza un vero e proprio momento "wow" per poter ricevere alcuna attenzione in termini di premi che contano: i Golden Globes mi hanno subito smentino. Non penso che questa nomination si tramuterà, però, in una successiva candidatura all'Oscar, ma sarei felicissimo di essere smentito!), una colonna sonora pazzesca firmata da (già vincitore di Oscar e BAFTA per "All Quiet on the Western Front") in grado di conferire al film toni drammatici e momenti di suspense che ho trovato meravigliosi, una fotografia molto interessante e, come già dicevo prima, un punto di vista estetico chiaramente sviluppato che conferisce al film un tono artistico che va oltre al semplice "bel film".
Due menzioni speciali, poi, che ho trovato personalmente gratificanti: la campagna di comunicazione che ha giocato tantissimo coi poster, tanto che ho fatto fatica a scegliere quello che più mi piacesse + un estremamente soddisfacente rimando a quel capolavoro che è "Doubt" di John Patrick Shanley. Mi rendo perfettamente conto che questa connessione non sia intenzionale e che, ovviamente, stia negli occhi di chi guarda - in questo caso io - ma mi ha comunque colpito ritrovare certe allusioni molto simili a quelle della pellicola del 2008, penso in particolare (*SPOILER*) al momento in cui Cardinal Lawrence (Fiennes) decide finalmente di votare per se stesso e si verifica l'attentato che fa saltare in aria una delle finestre della Cappella Sistina.
Un'unica nota negativa che per me ha leggermente stonato il risultato finale: non so quanto il colpo di scena che riguarda il nuovo Cardinal Benitez (Carlos Diehz) fosse necessario. Capisco il motivo dietro la scelta, specialmente quando per tutto il racconto ci è stato mostrato quanto le donne non vengano considerate all'interno del mondo della Chiesa cattolica, però rispetto alla storia nel suo complesso, mi è sembrato che il finale decida improvvisamente di piegarsi alla regola del soprendere a tutti i costi comune a titoli più commerciali di questo che, invece, parrebbe aver più interesse nello stimolare una conversazione sui temi della sua trama. Mi immagino che la scelta sia, ovviamente, da ritrovarsi nel romanzo omonimo di Robert Harris da cui "Conclave" è tratto.
In generale, comunque, il film di Berger è una boccata d'aria fresca in un anno cinematografico non particolarmente costellato da titoli indimenticabili. Assolutamente da vedere.
Film 2327 - Conclave
Film 2332 - Conclave
Film 2351 - Conclave
Film 2479 - Conclave
Cast: Ralph Fiennes, Stanley Tucci, John Lithgow, Sergio Castellitto, Lucian Msamati, Carlos Diehz, Isabella Rossellini.
Box Office: $44.7 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: "Conclave" (che ho già visto due volte) durante la visione mi ha spesso ricordato altri titoli per un motivo o per un altro, penso a "Doubt", ma anche alla serie "The Handmaid's Tale" o il ben più commerciale "Angels & Demons". Al pari della pellicola di John Patrick Shanley, "Conclave" presenta molti spunti di riflessione sul mondo della Chiesa, nonché in questo caso la sua rilevanza e il suo essere così ancorata al passato e alle sue tradizioni da risultare quasi sconnessa dal mondo contemporaneo. In un susseguirsi di intrighi e colpi di scena, la pellicola di Berger si rivela presto per l'ottimo thriller che è e, allo stesso tempo, lascia lo spettatore con non pochi spunti di riflessione. A questo si aggiungono l'ottimo cast, una colonna sonora pazzesca e una visione estetica particolarmente spiccata e gratificante da guardare.
Premi: 6 nomination ai Golden Globe nella categoria drammatica per Miglior film, attore protagonista (Fiennes), attrice non protagonista (Rossellini), regia, sceneggiatura e colonna sonora.
Parola chiave: Papa.
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Bengi

sabato 9 novembre 2024

Film 2319 - The Omen

Intro: Altra scelta di Michael, questa volta perfettamente in linea con il mood del momento. Visto il 30 ottobre, ci sembrava il titolo perfetto per prepararci alla notte di Halloween.

Film 2318: "The Omen" (1976) di Richard Donner
Visto: dal computer
Lingua: inglese
Compagnia: Michael
In sintesi: non sono mai stato particolarmente fan di questo franchise, anche se nel tempo ho recuperato alcuni titoli connessi alla serie, il più recente giusto quest'anno. Vedere l'originale è stato sicuramente interessante e mi ha permesso di mettere insieme alcuni pezzi del puzzle che, a posteriori, adesso hanno molto più senso.
Premesso che "The Omen" non mi è dispiaciuto, il fatto di conoscere già parti della storia mi ha un po' rovinato la visione perché, inevitabilmente, sapevo dove si sarebbe andato a parare. Qualcuno potrebbe anche dire che, essendo un titolo degli anni '70, sarei comunque stato in grado di anticipare alcuni dei colpi di scena, ma tant'è.
In ogni caso, gli horror in generale mi piacciono sempre e sicuramente questa pellicola ha il suo posto d'onore tra quelle che hanno portato alta la bandiera del genere. Per i miei gusti da spettatore odierno il film in generale è un po' lento, però tutto sommato davvero nessuna critica. Ho trovato anche molto interessante tutto il lavoro fatto con gli animali (il che deve aver richiesto un sacco di preparazione) e con gli effetti speciali.
Film 2279 - The First Omen
Film 2318 - The Omen
Film 775 - Omen - Il presagio
Cast: Gregory Peck, Lee Remick, David Warner, Billie Whitelaw, Harvey Spencer Stephens, Patrick Troughton.
Box Office: $60,922,980 (solo Stati Uniti e Canada)
Vale o non vale: Un classico imperdibile per i fan dell'horror. Forse non un prodotto per tutti, ma una buona scelta se si sta cercando qualcosa di meno contemporaneo (e/o non troppo spaventoso). Per chi apprezza "L'esorcista", un titolo da recuperare.
Premi: Candidato a 2 premi Oscar per Miglior canzone originale ("Ave Satani") e colonna sonora, il film ha vinto per quest'ultima. 1 nomination ai BAFTA per la Miglior attrice non protagonista (Billie Whitelaw) e 1 nomination ai Golden Globe per Harvey Spencer Stephens (Miglior attore esordiente). La colonna è stata candidata al Grammy per Best Album of Original Score Written for a Motion Picture or Television Special.
Parola chiave: 666.
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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 28 maggio 2024

Film 2279 - The First Omen

Intro: Non so se sarei corso al cinema a vederlo, onestamente, ma Niamh er interessata e dico sempre volentieri di sì ad un horror.

Film 2279: "The First Omen" (2024) di Arkasha Stevenson
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Niamh
In sintesi: non avevo mai sentito parlare di twin films anche se, a posteriori, ovvio che il mondo (anglofono) abbia pensato a un modo per descrivere razionalmente questo fenomeno. In pratica, e molto brevemente, si tratta di due o più titoli che escono più o meno nello stesso periodo e presentano una trama simile. Questo è il caso di "The First Omen" e "Immaculate".
E' particolarmente sorprendente quanti aspetti della trama queste due pellicole abbiano in comune: la protagonista (novizia) che sta per prendere i voti, l'arrivo in un nuovo convento, eventi sinistri che che cominciano a verificarsi all'arrivo della ragazza, una gravidanza, il colpo di scena poco prima del finale (ovvero, cosa sta succedendo davvero), la location italiana.
Se le similarità sono molteplici, va detto che i due film non sono identici e, personalmente, ho preferito "Immaculate". Quest'ultimo, infatti, ha un'idea più chiara di che tipo di film vuole essere: c'è un chiaro senso artistico (la location, i costumi, l'atmosfera generale e, in generale, manca quel tono hollywoodiano che solitamente fa somigliare un prodotto a tutti gli altri) e la performance di Sydney Sweeney è più di impatto. Nell Tiger Free qui non fa un cattivo lavoro, semplicemente il personaggio è meno interessante di quello che interpreta Sweeney.
Tutto sommato "The First Omen" è un horror che funziona, presenta anche qualche spunto interessante (penso, ad esempio, alla novizia che, prima di prendere i voti, sperimenta la vita al di fuori del convento) e come prequel del famoso "The Omen" è certamente di successo, l'unica sua sfortuna è stata quella di uscire a poche settimane dal suo twin film "Immaculate".
Film 2279 - The First Omen
Film 2318 - The Omen
Film 775 - Omen - Il presagio
Cast: Nell Tiger Free, Tawfeek Barhom, Sônia Braga, Ralph Ineson, Charles Dance, Ishtar Currie-Wilson, Andrea Arcangeli, Bill Nighy.
Box Office: $53.6 milioni
Vale o non vale: I fan dell'horror in generale e della saga di "The Omen" in particolare dovrebbero apprezzare. Il film è molto simile ad "Immaculate" con Sydney Sweeney uscito poco tempo fa, per cui può essere anche interessante vedere entrambe le pellicole per confrontarle.
Premi: /
Parola chiave: Antichrist.
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giovedì 9 novembre 2023

Film 2215 - The Exorcist

Intro: A parte qualche rara eccezzione, praticamente a ottobre ho visto solo horror. Si parte da qui, con la versione estesa di questo classico dell'orrore ritornato nelle sale in occasione del 50esimo anniversario dall'uscita nelle sale.

Film 2215: "The Exorcist" (1973) di William Friedkin
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: John
In sintesi: ho avuto due problemi con la visione di questo film. Il primo, tecnico, è legato al fatto che per qualche motivo la sfiga vuole che la maggior parte delle volte che vado da Cineworld a Dublino finisco nella sala 11 che ha la qualità audio peggiore che io abbia mai sentito. E' talmente pessima che si sente respirare le persone che si hanno sedute accanto. Considerato che "The Exorcist" è un film degli anni '70 e la qualità della traccia audio è quella che è, ho fatto estrema fatica a sentire i dialoghi (per non parlare della necessità di rimanere costantemente concentrato per non rischiare di perdermi qualcosa al minimo rumore). Il secondo problema è, invece, legato alla pellicola in sé o, in questo caso specifico, alla versione che ho visto, ovvero quella estesa, più lunga dell'originale di circa 20 minuti. Non che mi sia risultata pesante l'aggiunta di tempo, semplicemente ho trovato alcune scene un po' fini a se stesse, che non aggiungessero granché al risultato finale generale.
A parte questo, "The Exorcist" è sempre un classico meraviglioso, un gioiellino dell'horror che, per quanto datato per certi aspetti, funziona ancora benissimo al giorno d'oggi. La storia si conosce, ma non smette mai di affascinare.
Cast: Ellen Burstyn, Max von Sydow, Lee J. Cobb, Kitty Winn, Jack MacGowran, Jason Miller, Linda Blair.
Box Office: $441.3 milioni
Vale o non vale: Gli amanti dell'horror non possono assolutamente perdersi questo cult, precursore di tutti i recenti film su esorcismi vari e possessioni. Imperdibile, specialmente in vista di Halloween.
Premi: 2 premi Oscar vinti per Miglior sceneggiatura non originale e sonoro su 10 nomination (tra cui Miglior film, regia, attrice protagonista per Burstyn, attrice non protagonista per Blair, attore non protagonista per Miller e fotografia). 1 nomination ai BAFTA per Miglior colonna sonora e 4 vittorie ai Golden Globe per Miglior film drammatico, regia, attrice non protagonista (Blair) e sceneggiatura su 7 nomination (attrice protagonista per Burstyn, attore non protagonista per von Sydow e attrice esordiente per Blair)
Parola chiave: Medaglietta.
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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 15 maggio 2023

Film 2186 - The Pope's Exorcist

Intro: Visto addirittura in anteprima su invito del mio amico Paul a recuperarlo assieme al cinema. E anche se non mi immaginavo certo che sarebbe stato un capolavoro... diciamo che l'anteprima me la potevo risparmiare.

Film 2186: "The Pope's Exorcist" (2023) di Julius Avery
Visto: al cinema
Lingua: inglese, italiano
Compagnia: Paul
In sintesi: "The Pope's Exorcist" è una boiata pazzesca che, però, nel finale vira inaspettatamente in una sorta di thriller soprannaturale a tinte fantascientifiche che, per quanto non elevi lo status di boiata, sicuramente coglie inaspettati. Ma andiamo con calma.
Innanzitutto, si capisce fin dal primo minuto che a Russell Crowe di sto film non gliene può fregar di meno (e giustamente). La trama non ha senso, i "trucchetti" horror sono da B-movie e tutta la questione dell'esorcismo/esorcista serve solo ad irretire potenziali spettatori. Detto cioò, e tornando a Crowe, dico solo che ho dovuto leggere i sottotitoli in inglese quando il suo personaggio - basato su Gabriele Amorth, realmente esistito - parla in italiano. Non si capisce una mazza. Per carità, sforzo encomiabile e apprezzo la buona volontà, ma per qualche motivo la produzione ha deciso che avesse assolutamente senso realizzare un buon 30% di questa pellicola (principalmente ambientata in Spagna) in italiano e il risultato è terribile. Per dire, Franco Nero parla un inglese 100 meglio dell'"italiano" di Crowe.
Poi, la storia. Il problema vero è questa storia non ha niente di nuovo da raccontare. Ci sono tutti i cliché del genere e per di più sbandierati senza alcun ritegno come se questa storia se li fosse appena inventati di sana pianta. Non che mi aspettassi originalità, ma almeno un vago tentativo di vendere un po' meglio la storia... Una volta che abbiamo passato le varie profanità del bambino posseduto, le occhiaie, le visioni, i crocifissi al contrario, le spruzzate di acqua santa, il latino come lingua salvifica (anche quella parlata allo stesso livello dell'italiano) e il demone che deve rivelare il suo nome per essere sconfito, di fatto la sceneggiatura prende una piega inaspettata, rilanciando una seconda parte di storia che - senza vole rivelare troppo - include l'Inquisizione spagnola e un gigantesco insabbiamento della Chiesa.
Insomma, per quanto questo "The Pope's Exorcist" sia di una banalità pazzesca, sicuramente sono rimasto colpito da un secondo tempo più originale, certamente preambolo di un eventuale sequel nel caso questo primo film avesse fatto faville (sequel che poi è stato confermato). Quello che più ho apprezzato è stato il piglio più thriller che prende la storia, resuscitando un vago interesse nello spettatore e promettendo nuove avventure per il nostro Russell Crowe in versione clero (lontani i tempi de "Il gladiatore" cari miei...).
Ps. In termini di location, ho trovato questo film molto confuso. Le scene in Vaticano non sembrano girate in loco (la chiesa dove si trova il Papa tutte le volte che è in una scena mi è sembrata alquanto modesta), mentre in vari punti della storia cercando di far passare per biblioteca vaticana quella che palesemente è la biblioteca del Trinity College di Dublino dove si trova il famoso Book of Kells.
Cast: Russell Crowe, Daniel Zovatto, Alex Essoe, Laurel Marsden, Peter DeSouza-Feighoney, Franco Nero.
Box Office: $70.2 milioni
Vale o non vale: Non esattamente un horror, né totalmente un film sugli esorcismi, "The Pope's Exorcist" è un prodotto dalle tante anime, nessuna delle quali particolarmente riuscita. Il casting è tremendo - salvo solo Franco Nero e il mood menefreghista di Russell Crowe che conferisce al suo personaggio una certa spavalderia (volontaria o involontaria) - e la storia non particolarmente ispirata, eppure nel finale il film un po' si salva. C'è di meglio, ma bisogna anche dire che ultimamente ho visto molto di peggio.
Premi: /
Parola chiave: Inquisizione spagnola.
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Bengi

sabato 13 agosto 2022

Film 2123 - Doubt

Intro: Ogni tanto ritornano...

Film 2123: "Doubt" (2008) di John Patrick Shanley
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: uno dei miei film preferiti che non mi stanco mai di rivedere, "Doubt" e il suo simbolismo mi lasciano ogni volta senza fiato. Motivo per cui ho voluto condividere la mia passione per questo film con Ciarán che, devo dire, ha apprezzato.
Cast pazzesco - una sorta di scontro fra titani attoriale - e storia intrigante e disturbante, "Doubt" lascia lo spettatore con, inevitabilmente, molti dubbi oltre che la possibilità di interpretare la storia secondo la propria sensibilità.
Da vedere.
Film 60 - Il dubbio
Film 125 - Il dubbio
Film 342 - Il dubbio
Film 2123 - Doubt
Cast: Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Viola Davis, Joseph Foster, Carrie Preston.
Box Office: $50.9 milioni
Vale o non vale: Una delle mie pellicole preferite in assoluto. Intelligente, ben scritto, interpretato magnificamente da un quartetto di attori assolutamente perfetti per la parte, "Doubt" richiede l'attenzione massima dello spettatore perché questo film sta tutto nei particolari.
Premi: Candidato a 5 Oscar (Miglior sceneggiatura non originale, attrice protagonista Streep, attore protagonista Hoffman e attrici non protagoniste Adams e Davis), 3 BAFTA (Miglior attrice protagonista Streep, attore non protagonista Hoffman e attrice non protagonista Adams), 5 Golden Globe (Miglior sceneggiatura non originale, attrice protagonista Streep, attore protagonista Hoffman e attrici non protagoniste Adams e Davis).
Parola chiave: Alcol.
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mercoledì 19 agosto 2020

Film 1910 - Corpus Christi

Intro: Estate 2020, la quarantena è finita circa (in Italia...), ma la pandemia no. Il Cinema Galliera è chiuso da febbraio, ergo nessuna proiezione pubblica da circa 6 mesi, ma siccome lo spettacolo deve andare avanti, lo staff si ritrova a porte chiuse a visionare i titoli per la prossima stagione. Tra questi, il primo è un film polacco che si promette molto interessante.
Film 1910: "Corpus Christi" (2019) di Jan Komasa
Visto: al cinema
Lingua: polacco
Compagnia: Marta, Mattia
In sintesi: del cinema made in Poland non so praticamente niente, per cui mi sono approcciato a questa pellicola con estrema curiosità. Visto il contesto, quasi un atto di fede. E devo dire che "Boże Ciało" non solo non mi ha deluso ma, anzi, mi ha convinto appieno.
Forte di un'idea pazzesca alla base della storia - ex galeotto dalla ritrovata fede cattolica si spaccia per il nuovo prete di un paesino della campagna rurale polacca finendo per costringerne gli abitanti a fare i conti con una tragedia avvenuta anni prima -, questa pellicola riesce a catturare per tutta la sua durata grazie al mix esplosivo di sceneggiatura e performance del suo protagonista (Bartosz Bielenia).
"Corpus Christi" è un prodotto potentissimo sia per gli aspetti trattati che per la ferocia delle sue immagini spesso evocative (il finale è una bomba), tanto che si parte da subito mettendo in parallelo religione e violenza, portando man mano in superficie tutta una serie di ipocrisie riconducibili inizialmente alla realtà della prigione, per poi allargarsi e coinvolgere la comunità del villaggio, il suo protagonista, la diocesi. Daniel (Bielenia), che sogna di diventare prete ma si vede respinto dalla curia a causa del suo passato criminale, paradossalmente sarà proprio colui che riuscirà a far scendere a patti la comunità cittadina con il suo passato attraverso un approccio non convenzionale e certamente talvolta bizzarro, eppure efficace. Senza contare che, nonostante la dottrina cristiana predichi il perdono e professi atti di misericordia, la comunità religiosa viene qui ritratta come conservatrice e pigra, fallimentare nel dare conforto proprio a coloro che ne avrebbero più bisogno. Emblematico che il vicario della chiesa cittadina lasci Daniel da solo a gestire gli obblighi religiosi in quanto si debba assentare per un periodo a causa della sua dipendenza dall'alcol...
Insomma, per quanto "Corpus Christi" non sia un film sulla religione né sulla galera, sicuramente la sua storia non risparmia critiche a entrambe, pur facendolo sempre senza sensazionalismi o alla ricerca di una morale. Daniel è il protagonista, con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue cicatrici, il suo desiderio di migliorarsi, appartenere a una comunità, a qualcosa di "altro" che lo distacchi da quell'unica decifrazione di sé che il mondo attorno a lui parrebbe concedergli. Daniel è attirato dalla purezza del sentimento cattolico, dalla sacralità dei suoi riti, eppure come ogni essere umano deve fare i conti con il terreno, gli impulsi e le scelte cui la vita ci mette di fronte. Ed è proprio qui che la pellicola di Jan Komasa funziona alla perfezione, mettendo in evidenza le difficoltà del predicare bene, l'arcaicità di certi meccanismi, l'omertà, la fatica assoluta del perdono e alla violenza di certe esistenze. Un insieme di tematiche eterogeneo e pulsante che ci ricorda quanto, in fin dei conti, tutto ciò che conta sia di fatto sopravvivere.
Cast: Bartosz Bielenia, Aleksandra Konieczna, Eliza Rycembel, Leszek Lichota, Łukasz Simlat, Tomasz Ziętek, Barbara Kurzaj, Zdzisław Wardejn.
Box Office: $8.6 milioni
Vale o non vale: Sicuramente non una storia facile, ma decisamente un film da vedere.
Premi: Candidato all'Oscar come Miglior film straniero.
Parola chiave: Tabellone.

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lunedì 23 marzo 2020

Film 1847 - The Two Popes

Intro: Netflix l'ha sponsorizzato a manetta e sembrava impossibile sottrarsi alla possibilità di vederlo. Anche perché quando mi ricapitava di vedere il film sul Papa argentino... in Argentina?!
Film 1847: "The Two Popes" (2019) di Fernando Meirelles
Visto: dalla tv di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Karen, Lucas, Evelin
In sintesi: il film è più dinamico di quanto mi potessi aspettare la storia di due ultra ottantenni che parlano di pensione e Chiesa potesse essere. Ci sono diversi scenari globali (Città del Vaticano, Buenos Aires, Roma, Castel Gandolfo), una multiculturalità a confronto, numerose lingue parlate (inglese, spagnolo, italiano), c'è la guerra e la dittatura, la finale del campionato mondiale di calcio, la Cappella Sistina, il conclave e "Il commissario Rex". Insomma, un mix di elementi del tutto eterogenei che conferiscono a questo prodotto un'aria meno solenne e pesante e, certamente, più contemporanea e godibile dal punto di vista della cultura popolare.
Invece di una costante indagine sulla fede, l'introspezione personale o, magari, un morboso attaccamento riguardo al perché Papa Benedetto XVI abbia preso la decisione di lasciare la sua carica, la trama si concentra più sull'aspetto umano e il contorno assolutamente straordinario in cui si trovano immersi i due protagonisti, qui chiamati dalla storia a scrivere un nuovo, inaspettato capitolo: non solo, infatti, Ratzinger sarà il primo Papa dal 1415 a decidere di rinunciare al ministero petrino, ma Bergoglio sarà anche il primo capo della Chiesa cattolica proveniente dal continente americano.
Il racconto di questa amicizia agli antipodi ha il suo fascino e Hopkins e Pryce fanno un egregio lavoro non solo ad assomigliare a chi stanno interpretando, ma anche ad arricchire le loro performance di quello spessore che necessitano prodotti di questo tipo, altrimenti piatta illustrazione di una sequenza di fatti avvenuti che portano all'argomento centrale della pellicola. In questo devo dire che ho particolarmente apprezzato il mimetismo preciso, gentile e pulito di Pryce e la grandezza di Hopkins, fenomenale attore con ancora tantissimo da dire, che qui riesce nell'impresa di rendere umana una delle figure ecclesiastiche più "chiacchieratamente" fredda e distaccata. Inutile dire che i due attori (e i due personaggi) fanno tutto il film.
Detto questo, comunque, non sono rimasto travolto dall'entusiasmo una volta visto "The Two Popes". Non che non mi sia piaciuto, ma non ho nemmeno gridato al miracolo. Troppi green screen mi hanno guastato la visione, l'illuminazione di certi set era tanto posticcia da risultare fastidiosa e, forse per me, l'argomento in generale aveva poco presa. Mi sono comunque interessato alla storia umana dietro a due figure importanti del nostro tempo, avrei forse pepato un po' di più il tutto, rendendolo meno pulito o corretto.
Cast: Anthony Hopkins, Jonathan Pryce, Juan Minujín, Cristina Banegas, Luis Gnecco, Sidney Cole, Lisandro Fiks.
Box Office: $758,711
Vale o non vale: Sicuramente da vedere non solo perché è gratis su Netflix, ma anche perché si focalizza sulla storia che ha portato alla situazione attuale della Chiesa cattolica (per chi interessa) e racconta l'amicizia improbabile di due persone diametralmente opposte per modi e pensieri. E' un prodotto molto luminoso, avrei gradito forse qualche ombra in più, ma comunque interessante.
Premi: Candidato a 3 Oscar per Miglior attore protagonista (Pryce), attore non protagonista (Hopkins) e sceneggiatura non originale; stesse nomination ai Golden Globe, a cui va aggiunta quella per Miglior film drammatico; 5 nomination ai BAFTA per Miglior film britannico, attore protagonista e non protagonista, sceneggiatura e casting.
Parola chiave: Retirement.

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martedì 16 aprile 2019

Film 1545 - Spotlight

Intro: Volevo rivederlo a tutti i costi, il prima possibile.
Film 1545: "Spotlight" (2015) di Tom McCarthy
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: Film 1085 - Spotlight
Cast: Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, John Slattery, Stanley Tucci, Brian d'Arcy James, Billy Crudup, Paul Guilfoyle.
Box Office: $98.3 milioni
Vale o non vale: Uno dei film più potenti e meglio riusciti del 2015. Assolutamente da vedere, ma meglio essere preparati.
Premi: Candidato al 6 Oscar ne ha vinti 2: Miglior film e sceneggiatura. 3 nomination ai Golden Globes (film, regia, sceneggiatura) e 3 ai BAFTA (dove ha vinto per la sceneggiatura).
Parola chiave: Articolo.

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venerdì 31 marzo 2017

Film 1333 - The Ring 3

Dopo mesi di pubblicità, ero davvero curioso di scoprire cosa avessero pensato per riportare in vita questa saga. In più Poe, cosa rarissima, voleva proprio vedere questo horror, per cui non potevamo mancare.

Film 1333: "The Ring 3" (2017) di F. Javier Gutiérrez
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Già il secondo "The Ring" non mi aveva convinto e con questo terzo devo dire che non ho particolarmente ritrovato l'entusiasmo che avevo provato quando al cinema vidi per la prima volta l'originale (ovvero il remake americano del giapponese "Ringu").
Il problema è che sì, la cassetta è sempre inquietante e le varie conseguenze e implicazioni da paura affascinanti, ma la storia di questo "Rings" non ingrana fino al secondo tempo, di Samara si parla molto ma di fatto quasi non c'è e il risultato finale è davvero traballante. Perché la storia sulla carta funziona, ma la realizzazione non rende giustizia alle (poche) idee che ci sono.
Il cast è, come da tradizione del genere, semisconosciuto - riconoscibili solo Galecki e D'Onofrio -: Matilda Lutz, la protagonista un po' inespressiva, è pure italiana e frequenta il cinema di Muccino ("L'estate addosso") mentre il suo fidanzato di fiction tutto sopracciglia Alex Roe sembra quasi più un toy boy da esibizione. Nel mezzo davvero il nulla, almeno sino al finale. Il quale, va detto, ha un certo appeal nell'ottica di un prodotto relativamente scadente che ha come unico elemento a favore quello di provenire da una saga famosissima e un tempo fruttifera (di incasso). Qui, a 15 anni dal primo successo in VHS, il risultato finale è mediocre, non spaventa né scandalizza e, che è peggio, non fa venire voglia di rivedere l'originale. Peccato.

Film 1272 - The Ring
Film 2219 - The Ring
Film 1333 - The Ring 3
Cast: Matilda Lutz, Alex Roe, Johnny Galecki, Vincent D'Onofrio, Aimee Teegarden.
Box Office: $81.7 (ad oggi)
Consigli: Chi ha apprezzato la saga troverà l'appuntamento con questo sequel irresistibile, com'è giusto che sia. in realtà il film è un così così, ma si lascia comunque guardare senza troppi sussulti. Certo, ci si aspettava molto di più, ma in un momento in cui l'horror in sala non si trova, anche "The Ring 3" diventa una valida alternativa.
Parola chiave: Rinascita.

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lunedì 23 gennaio 2017

Film 1287 - Angeli e demoni

Seconda ed ultima serata in Trentino: cena sul letto con pizza e film!

Film 1287: "Angeli e demoni" (2009) di Ron Howard
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Avevo ricordi più positivi rispetto a quello che è, di fatto, un film mediocre. Il che mi ha portato a pensare, in tutta onestà, che l'intera trilogia tratta dai romanzi a cardiopalma di Dan Brown sia in realtà una gran delusione. "Inferno" è stato un fregatura e il mio tentativo di qualche anno fa di rivedere per la seconda volta "Il codice da Vinci" è rimasto senza seguito, il che, insieme al ripensamento che ho avuto in parte anche su questo titolo, mi ha fatto giungere alla conclusione di cui sopra.
Qualcuno penserà che io abbia scoperto l'acqua calda, ma ammetto che per me sia stata un po' una delusione. Sia perché di "Angeli e demoni" ho sempre avuto un buon ricordo, sia perché consideravo l'intrattenimento facile facile di questa trilogia una sorta di dato di fatto. La verità è che si tratta di pellicola perfette - e nemmeno tutte e 3 - per una prima visione, nel senso che già alla seconda hanno esaurito il loro appeal. Il fatto di conoscerne gli snodi narrativi, gli indizi, i colpi di scena, mina ampiamente il gusto della visione, sottraendo il piacere della scoperta che necessariamente appartiene soltanto alla prima irripetibile occasione. Il che di per sé non è un problema - chi non ha rivisto mille volte lo stesso film? -, solo che qui rovina tutto, dato che questi prodotti basano la loro intera storia sulla sequenza di sorprese in serbo per lo spettatore e sulla spettacolarità della rivelazione. Il Papa avvelenato, la figlia di Gesù, il doppio gioco sono tutti elementi narrativi che vedi una volta e ricordi, andando a compromettere l'unico vero pilastro su cui tutti e tre i capitoli si basano: la sconcertante verità cui solo Robert Langdon saprà arrivare.
Venuta a mancare quella, né questo né gli altri film hanno granché da regalare.
Film 2448 - The Da Vinci Code
Film 81 - Angeli e demoni
Film 1287 - Angeli e demoni
Film 2451 - Angels & Demons
Film 1237 - Inferno

Cast: Tom Hanks, Ewan McGregor, Ayelet Zurer, Stellan Skarsgård, Pierfrancesco Favino, Nikolaj Lie Kaas, Armin Mueller-Stahl.
Box Office: $485.9 milioni
Consigli: Il mio preferito della trilogia e forse il più interessante. Scienza e religione, intrighi, conclave, Illuminati, marchiature a fuoco e una serie di improbabili omicidi, il tutto per l'elezione del Papa più movimentata del mondo. Il secondo episodio con protagonista Robert Langdon è piuttosto indipendente rispetto agli altri titoli della trilogia e, quindi, non richiede alcun pregresso e si lascia guardare senza problemi. Frenetico, per certi versi elettrizzante (grazie ad una perfetta colonna sonora di Hans Zimmer), volontariamente esagerato e dal cast un po' random anche se intrigante, "Angels & Demons" lascia soddisfatti la prima volta, anche se non mancherà di deludervi la seconda.
Parola chiave: Antimateria.

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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 16 gennaio 2016

Film 1085 - Spotlight

Non so se sia perché li sto guardando tutti in inglese, oppure perché sono particolarmente interessato o ancora perché, pur sembrando scontato, li trovo ottimi prodotti di qualità, in ogni caso trovo che le scelte dell'Academy quest'anno particolarmente azzeccate. Speravo in una nomination per Tom Hardy che è finalmente arrivata, al pari di quella per George Miller (per il quale tifo), Jennifer Jason Leigh e, naturalmente Charlotte Rampling; la nomino per ultima, perché qui coinvolta, ma bellissima sorpresa è stata anche quella di vedere finalmente riconosciuta una candidatura alla brava Rachel McAdams, troppo a lungo considerata solo una da commedia o filmetti romantici.
Intriso di questa gioia, il mio umore è dunque assolutamente ben disposto, questo 2016 più che mai. Sto recuperando titolo dopo titolo, li sto divorando, e non ce n'è uno che mi abbia, finora, deluso. Questo compreso.
Film 1085: "Spotlight" (2015) di Tom McCarthy
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Film che racconta la storia vera dei giornalisti di Spotlight - l'unità investigativa permanente del Boston Globe - che, indirizzati dal nuovo editore Marty Baron (Liev Schreiber), si ritroveranno tra le mani uno degli scandali più gravi della storia recente della comunità: migliaia di vittime di abusi sessuali da parte di premi della Chiesa cattolica locale.
Ampiamente insabbiato il tutto onde evitare lo scandalo, questo non fermerà i giornalisti che, sempre più motivati man mano che procedono con la loro inchiesta, riusciranno a mettere insieme tutti i pezzi necessari a scrivere l'articolo-verità partendo da un singolo, primo caso per arrivare ad 87 preti coinvolti e una miriade di storie raccolte in testimonianza. Inutile dire quanto questo "Spotlight" sia un vero e proprio tour de force emotivo.
Al di là della storia vera, della rilevanza dell'inchiesta e dell'importanza di raccontare una storia del genere, c'è anche altro, ovvero un bel film, maledettamente ben recitato e dal cast strepitoso, un titolo in grado di lasciare senza parole sia a causa del tremendo tema che tratta, sia per l'ottima realizzazione.
Senza fronzoli o giri di parole, la trama arriva al suo fulcro in maniera precisa e dettagliata, aiutata da una regia efficace e un montaggio ben realizzato, precisi nel presentare personaggi e situazioni e puliti nel realizzare le scene. Ho trovato questo aspetto particolarmente d'aiuto a focalizzare sulle cose importanti raccontate qui: non si tratta di dare spazio a virtuosismi attoriali o sbrodolamenti di sceneggiatura, ma di rimanere concentrati sul tema e sui fatti e, per farlo, c'è bisogno di rimanere sul soggetto di tutta la faccenda, ovvero la storia. Quest'ultima è il cuore di tutto ed è giusto che prenda il sopravvento sul resto.
Bravi a darle spazio non solo il cast tecnico (regia e sceneggiatura in primis), ma anche un gruppo di attori in grado di fare la differenza, capitanati da un Mark Ruffalo maledettamente convincente. Solo 5 anni a lui pensavo in termini negativi, promessa fallita di quella Hollywood incapace di fare la differenza; oggi, invece, è un attore affermato e impegnato, capace di spezzare il cuore come in "The Normal Heart" o sprigionare passione e indignazione come qui. Insieme a lui, perché non è solo, Michael Keaton (redivivo), John Slattery, Stanley Tucci, Brian d'Arcy James, Schreiber e, come nell'introduzione dicevo, Rachel McAdams, una delle attrici che preferisco da sempre. Bella senza sforzi (e forse per questo un po' penalizzata), perfetta per ruoli da 'sweetheart', finalmente trova il giusto riconoscimento con il ruolo di Sacha Pfeiffer, unica donna del team Spotlight. Per lei già il riconoscimento con la nomination all'Oscar è un traguardo, dubito nella vittoria anche se ammetto che, in fondo in fondo, ingenuamente tifo per lei.
In generale, comunque, "Spotlight" è davvero un bel film. Difficilissimo, pesante, sconvolgente e da far venire i brividi, eppure necessario da vedere. Le inchieste giornalistiche di questa portata posso davvero fare la differenza e direttamente, o indirettamente come facendone un film, è giusto e doveroso dar loro ascolto e voce. Ero magneticamente attirato da questo titolo prima ancora di vederne il trailer: la frenesia della redazione giornalistica, gli appunti con taccuino, i grandi casi da gestire e plasmare per trarne un articolo bomba (questo premiato con il Pulitzer) , le interviste, gli assi nella manica da giocarsi al momento opportuno, i risvolti inaspettati... Tutto quello che potevo aspettarmi da una pellicola del genere, "Spotlight" me lo ha regalato e sono felice di essermi preso del tempo, oggi, per dare una chance a questo film. Uno dei migliori dell'anno.
Ps. 6 candidature agli Oscar (Miglior film, regia, sceneggiatura, attore mon protagonista e attrice non protagonsta, montaggio) e 3 sia ai Golden Globes (tutte rimaste tali) che ai BAFTA.
Film 1545 - Spotlight
Cast: Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, John Slattery, Stanley Tucci, Brian d'Arcy James, Liev Schreiber, Billy Crudup, Paul Guilfoyle, Len Cariou.
Box Office: $29.3 milioni
Consigli: Quando i tuoi amici un po' alternativi o che hanno studiato all'estero o che sanno l'inglese meglio di te ti dicono che vedere i film e le serie tv in lingua originale fa la differenza tu sai che hanno ragione, anche se poi nel concreto la pigrizia è sempre in agguato. Io guardo film in inglese da non so più quanti anni ormai, l'ho sempre fatto perché mi interessava e piaceva, sia a casa che in vacanza (sono stato al cinema a Londra, Parigi, Amsterdam, New York, Lussemburgo, Nizza, ...), eppure voler vedere un film in lingua è sempre stata una scelta da dover decidere di affrontare, non un processo naturale e diretto. Per uno che dice di amare il cinema e che divora qualunque tipo di prodotto è una confessione alquanto rischiosa da fare. Non so cosa sia cambiato ultimamente, sta di fatto che la scelta del titolo "in originale" mi è apparsa in questi giorni quale l'unica inevitabilmente possibile. Cosa c'entra, direte voi, tutto questo preambolo personale con "Spotlight"? Beh, il punto è questo: se avessi visto questa pellicola - come le altre che ho visto in questi giorni - doppiata, mi sarei perso una parte chiave di tutta l'operazione, snaturata da un doppiaggio, sì, funzionale eppure distorcente. Non avrei mai scoperto che Isabella Rossellini parla un inglese tanto buono da fare invidia (ci mancherebbe, si potrebbe dire, eppure scoprirlo mi ha lasciato di stucco), non avrei mai scommesso su una nomination all'Oscar per Tom Hardy e, qui, non avrei goduto del lavoro corale di un cast che mi ha davvero coinvolto. Ecco perché tutto il preambolo: ogni tanto fare uno sforzo in più per superare la pigrizia può essere un bellissimo regalo da fare a se stessi. Fatevi un regalo, dunque, e non solo guardate "Spotlight", ma fatelo in lingua originale.
Parola chiave: Cardinal Law.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 20 settembre 2013

Film 586 - Colpi di fulmine

Anche in questo caso sono finito a guardare il film solo perchè non avevo praticamente altra scelta (il catalogo di film in streaming di Sky non è esattamente di mio gradimento...).


Film 586: "Colpi di fulmine" (2012) di Neri Parenti
Visto: dal computer di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi (che ha dormito)
Pensieri: Sarò breve. Il film è diviso in due parti: la prima con De Sica, Arisa e la Ranieri, la seconda con Lillo & Greg. Per quanto io stesso ne sia sconvolto, ho apprezzato solamente la prima, con un'Arisa giusta per la parte e un De Sica anche simpatico (nonostante le solite smorfie, il solito personaggio). Lillo & Greg li avrei presi a schiaffi.
Passo e chiudo.
Consigli: Decisamente una pellicola evitabile, anche se devo ammettere che il primo tempo non mi è dispiaciuto. Chiaramente mi aspettavo una totale idiozia da cerebrolesi, quindi il fatto che sia solo una totale idiozia ha certamente aiutato a migliorare la mia impressione totale. Comunque, ripteto, meglio guardare altro, possibilmente con nessuno di questo cast presente.
Parola chiave: Chiesa cattolica.

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Bengi

mercoledì 5 settembre 2012

Film 446 - L'altra faccia del diavolo

Eppure, nel genere horror qualsiasi, sembrava potesse essere almeno un film decente. E invece proprio no.


Film 445: "L'altra faccia del diavolo" (2012) di William Brent Bell
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Ad un certo punto della storia si entra in un ospedale, nel film presentato come 'Ospedale Psichiatrico Centrino, Roma, Italia'. La protagonista varca la soglia, l'inquadratura si allarga e, nell'angolo in alto a destra, l'insegna dell'Ospedale dice: 'Ospedale Santo Spirito'. Cominciamo bene.
Forse dovrei stupirmi del mio essere stupito a riguardo, comunque "The Devil Inside" è un film fatto male, con una trama insensata e nell'insieme un concentrato di luoghi comuni e stupidaggini malamente assemblati insieme.
La prima idiozia la si capisce subito. La storia, ambientata (teoricamente) a Roma, ha come protagonista la posseduta Sig.ra Maria Rossi. Ora, neanche cercando su Google il nome italiano più banale e abusato in abbinamento al cognome più diffuso in penisola. E già agli autoctoni scatta qualcosa.
Poi per tutto il film - che ripeto, dovrebbe essere ambientato a Roma - si ha la sensazione di stare in una cittadina dell'est europeo. Mai il sole, case piccole, spoglie e buie, un'architettura generale non molto conforme, donne che si aggirano fasciate da fazzoletti sulla testa, ospedali fatiscenti dalle attrezzature molto all'avanguardia per gli anni '90... Documentandosi si scopre che il film è stato girato, oltre che nella nostra capitale, anche a Bucarest, in Romania.
Ora, dopo questa premessa, si capisce già che la superficialità con cui è stato realizzato questo prodotto è a dir poco disarmante. In aggiunta a ciò, bisogna dire che la completa negazione dei vari protagonisti per la recitazione rende il risultato finale, oltre che poco accurato, anche brutto.
Non bastano le evoluzioni circensi o le parolacce delle possedute a rendere questo film passabile, perchè nell'insieme è un concentrato di banalità già trita e insensatezze della trama. Cito un unico esempio. La protagonista che vuole girare un documentario (la cui madre è la famosa Sig.ra Rossi, pluriomicida per conto del diavolo), entra come se niente fosse in Vaticano girando indisturbata con il suo cameraman per girare il suo documentario. Certo, plausibile.
Insomma un bruttissimo lavoro, mal costruito e con un finale frettoloso ed insensato, il cui unico scopo, invece di essere quello di raccontare una storia, è quello di incassare soldi. E, purtroppo, nonostante tutto "L'altra faccia del diavolo" è riuscito ad guadagnare 100 milioni di dollari netti. Mah.
Consigli: Meglio guardarsi "The Exorcism of Emily Rose" o la fotocopia (ma meglio recitata) "Il rito" con Anthony Hopkins, sicuramente più riusciti nell'intento di inquietare o, perlomeno, approfondire l'argomento esorcismo in relazione con la Chiesa. Qui, a parte banali contorsioni e linguaggi scurrili, non c'è alcun intento documentaristico o di approfondimento, ma solo l'intenzione di proporre al pubblico (stupido?) un 'giocattolo' volgare che dovrebbe divertire e/o spaventare. Pessimo.
Parola chiave: Possessione.

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BB

martedì 24 maggio 2011

Film 260 - Il rito

Appuntamento cinematografico con Licia. Questa volta in casa, questa volta horror.


Film 260: "Il rito" (2011) di Mikael Håfström
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Licia
Pensieri: Questo banale film sulla scia de "L'esorcista" e - grazie al suo protagonista - "Il silenzio degli innocenti" non aggiunge nulla di nuovo alla scena dell'horror contemporaneo. Vive di rendita, sopratutto, grazie a Anthony Hopkins che, azzeccato un ruolo, fatica tuttora a toglierselo di dosso.
Poco il successo commerciale in America, ma del resto non è sorpresa: il pubblico si è stufato delle poche idee. E qui, infatti, niente di inedito. Prete novizio che però non crede in Dio che viene spedito a Roma a far praticantato con gli esorcismi. Roma è bellissima (e pulitissima) e il soggiorno di studio prende presto una piega sinistra: il diavolo non tarderà ad entrare in scena per sconvolgere la quotidianità di Michael Kovak/Colin O'Donoghue. A seguirlo Angeline/Alice Braga, interessata all'argomento per via dell'articolo che sta scrivendo. Ovviamente cadrà nella trappola del maligno anche Padre Lucas Trevant/Hopkins.
Tra sensi di colpa e dilemmi anticristiani, questa pellicola non decolla e, anzi, delude come da aspettative. Se da un lato l'atmosfera è giusta (leggere tenebrosa quanto basta), dall'altro la banalità di dialoghi e trama è disarmante.
E' palesemente trovata commerciale, ma il pubblico non si è fatto ingannare e ha stoppato la pellicola a $33,037,754 a fronte di una spesa di 37ml per produrlo. Visto lo scarsissimo risultato (ha comunque raggiunto il primo posto nella classifica dei film più visti in America la sua prima settimana di uscita), si spera che i produttori ci pensino bene la prossima volta. Non si può più vivere di rendita.
Ps. Molti italiani nel cast. La più famosa è Maria Grazia Cucinotta, che ha una parte talmente insulsa da risultare ridicola. Peccato, dopo il cameo in "Il mondo non basta" ci si aspettava di più.
Consigli: Solo per appassionati o affezionati del genere. Davvero un film insignificante.
Parola chiave: Fede.

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Ric

giovedì 25 febbraio 2010

Film 81 - Angeli e demoni

Dopo aver visto questa pellicola al cinema a maggio, ho scoperto di recente che i miei non erano riusciti ad andarlo a vedere. Così, come regalo di natale ho comprato loro il dvd (quello del primo film glielo avevo già comprato) e poi, una volta che lo hanno visto, me lo sono fatto prestare.


Film 81: "Angeli e demoni" (2009) di Ron Howard
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Ale
Pensieri: Al cinema mi era sembrato migliore del primo episodio, però effettivamente ora come ora non ne sono più tanto convinto... Sarà che il cinema propone un'esperienza visiva ovviamente migliore e più appagante, comunque certi passaggi un po' lenti li ho accusati (ma è anche vero che ero super stanco). Diciamo che c'è sicuramente un aspetto di questo film che più di tutti ho adorato: la colonna sonora!
Hans Zimmer è un mago nello scrivere e condurre la musica, in questo caso particolare ho trovato la sua produzione davvero ben riuscita! Ho perfino salvato sull'ipod la prima traccia del cd della colonna sonora (per chi fosse interessato è "I60 BPM"). Meno male che di certi blockbuster americani c'è almeno qualcosina da salvare, perchè altrimenti ci sarebbe da strapparsi i capelli al cinema...
Comunque, per tornare a questo sacro e profano versione 2000, posso dire che effettivamente il mistero è meno intrigante. Ale mi aveva (e si era) gasato un casino nella prima parte girata al CERN di Ginevra con l'acceleratore di particelle e quant'altro, però mi ha fatto notare le numerose informazioni errate riferite durante il film (ma per questa considerazioni lascio a lui il piacere di deliberare). Diciamo che, volendo sorvolare sulle quisquiglie da cervelloni, rimangono un po' di dubbi sulla natura del film. Io capisco che con gli oltre 700milioni di $ incassati con "Il codice Da Vinci" un sequel era quasi d'obbligo - tanto il libro c'era già - però farlo un po' alla buona non ha senso... Tom Hanks non ha più lo smalto di un tempo e recita come vezzo da accompagnare alla sua ormai fortunata carriera da produttore. Ron Howard dirige senza aggiungere niente di particolare al mondo della cinematografia. La storia già fa acqua sulle questioni scientifiche. Tutti gli attori sembrano incazzati con l'universo. E poi: alle 8 di sera c'è il sole che neanche a mezzogiorno, documenti dal CERN possono arrivare a Roma in un'ora - evidentemente non con poste italiane - e Pierfrancesco Favino recita meglio che in "Baciami ancora". Insomma, di roba strana ce n'è in abbondanza!
Tutto sommato, comunque, è un intrattenimento piacevole per chi ama non pretendere troppo. Quando lo abbiamo visto, lunedì, eravamo entrambi stanchi e decisi a spegnere il cervello. Missione assolutamente compiuta! Ps. Ma Dan Brown ce l'ha un po' con la Chiesa, eh?

Film 2448 - The Da Vinci Code
Film 81 - Angeli e demoni
Film 1287 - Angeli e demoni
Film 2451 - Angels & Demons
Film 1237 - Inferno
Consigli: Da guardare di seguito a "Il Codice Da Vinci" per comprendere bene il personaggio un po' saccente del prof. Robert Langdon.
Parola chiave: Illuminati.



#HollywoodCiak
Bengi