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mercoledì 14 ottobre 2026

Film 2509 - Reading Lolita in Tehran

Intro: Years ago, I started reading the book this movie is adapted from because "Lolita" is my favourite novel of all time. I'll be honest, I couldn't finish it -- my English wasn't as good as it is now, and I was struggling big time to follow it -- so when I learned about the movie adaptation, I immediately gave it a go.

Film 2509
: "Reading Lolita in Tehran" (2026), directed by Eran Riklis
Watched: From the computer
Language: Italian
Watched with: No one
Thoughts: I tried to watch this film in its original language, but I found the English subtitles too distracting. So I decided to go with the Italian-dubbed version, as it was much easier to follow. I don't regret this decision, although I would usually prefer to watch a movie in its original language.
I have to admit I didn't remember much about the story, so watching "Reading Lolita in Tehran" felt like discovering it for the first time. To be honest, "Lolita" isn't at the centre of the story, as it's just one of the many banned books that this group of women read. It's interesting to see how something I found so accessible when I first decided to read "Lolita" has a completely different meaning and set of implications here: reading this book is dangerous, and these women know it all too well, as the regime has forbidden them, along with the rest of Iran's population, from reading it or even talking about it. Instead, I read "Lolita" while on holiday in Greece.
I enjoyed "Reading Lolita in Tehran". It explores the history and culture of a country I know very little about, and it felt refreshing to consume content that wasn't produced or conceived for a Western audience (or specifically an American one).
It's a very quiet movie in the sense that, although deeply unsettling things happen, tragedy isn't sensationalised. I'd say this is mainly thanks to Golshifteh Farahani's portrayal of the protagonist, Azar Nafisi, the author of the book the film is based on. She's assertive but never loud, and practises a form of quiet, almost understated rebellion, with real-life consequences: she refuses to wear the veil, creates a book club for her students, and discusses forbidden Western literature with them.
Her marriage dynamic also feels quite modern, especially considering this story is set in the 70s: she's on equal footing with her husband, has her own job and career, and fights for what she believes in, risking everything in the process. Compared to the other women's romantic relationships, the contrast couldn't be greater. All in all, "Reading Lolita in Tehran" succeeds in showcasing the struggle, uncertainty, and fear that define this period in Iran's history. I'm no expert on the subject, so I'm judging it solely on what I saw in the film. I wish the story had focused more on the actual discussions of the books the women read. I think the film would have benefited from including more of those conversations, but I understand that, with so many characters, historical events to portray, and the challenge of doing the novel justice, there was a lot to cover. All these elements inevitably compete for screen time. I wouldn't say the movie completely succeeds in delivering a balanced story, but its achievements outweigh its limitations.
Cast: Golshifteh Farahani, Zar Amir Ebrahimi, Mina Kavani, Bahar Beihaghi, Isabella Nefar, Raha Rahbari, Lara Wolf, Arash Marandi, Catayoune Ahmadi, Reza Diako, Shahbaz Noshir.
Box Office: $1,580,815
Worth a watch?: It's not a loud film, and its subject matter might limit its appeal to a wider audience. Still, I'd recommend it. It's well made and focuses on topics we rarely get to see in modern mainstream cinema.
Awards: At the 2024 Rome Film Fest the film was nominated for Best Film in the Progressive Cinema section.
Key word: Iranian Revolution.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 2 settembre 2013

Film 577 - Lolita

Ho letteralmente divorato il libro durante la vacanza in Grecia, rapito dallo stile del'autore e dalla trama che, man mano che si sviluppava, non sapevo in quale scabroso meandro avrebbe potuto condurmi.
Tornato dalle ferie non ho perso tempo e ho subito guardato la trasposizione cinematografica realizzata nientemeno che da Stanley Kubrick.


Film 577: "Lolita" (1962) di Stanley Kubrick
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ammetto che avessi aspettative altissime per questa pellicola, disattese in particolare per la sceneggiatura.
Innanzitutto era impossibile non chiedersi come, negli anni '60, fosse stato possibile trarre un film da un libro così complesso e dalle tematiche così impossibili da prendere di petto. Per quanto nel romanzo di Nabokov non sia presentata mai alcuna espressione volgare, è comunque vero che le immagini evocate sono inequivocabili; rendere, dunque, ciò che nel libro è 'nascosto' dalla parola è stata certamente una sfida all'interno del contesto cinematografico, specialmente considerato il target tendenzialmente generico della pellicola. Questa sfida, a mio avviso, per l'occhio di uno spettatore moderno è totalmente persa. Il magnetismo erotico, malizioso e al contempo innocente di Dolores è completamente perso nella trasposizione per il cinema e, considerato il periodo storico, si fa leva su altri fattori per noi oggi privi di rilievo. Sue Lyon è relativamente in grado di suscitare la morbosità curiosa di chi guarda sapendo ciò che sta per accadere, non riesce in toto a ricreare quel giochetto perverso di autoconsapevolezza e smarrimento, dolcezza e scabrosità che, invece, sarebbero dovuti appartenere alla piccola protagonista che, già a 12anni, riesce a far impazzire il suo futuro patrigno Humbert Humbert. Tra l'altro, in un'ottica più contemporanea, si sarebbe potuto giocare di più con un repertorio di immagini plausubilmente più accettate. Per esempio si sarebbero potuti rendere tutti quei particolari, causa di eccitazione per Humbert, come la peluria infantile di braccia ed ascelle, il vezzo dell'osservazione voyeristica di scapole e spalle oltre che delle gambette da bambina. Senza voler scadere in nulla di più, l'aiuto di qualche suggerimento di malsano attaccamento da parte di lui avrebbe delineato meglio e reso più fedelmente giustizia al libro e alle magnificamente lucide considerazioni del suo malato narratore. Ma ritorniamo alla realtà dei fatti.
Già, perché "Lolita" era un qualcosa di troppo rovente all'epoca per non tentare di sfruttarne la eco, dovendone però delineare nettamente i confini all'interno della decenza più auspicabilmente raggiungibile. E allora tutta la trasudazione di (s)piacevole confessione erotica perde di valore dal primo all'ultimo minuto di pellicola. Non perché Kubrick sia incapace di suscitare immagini adatte all'atmosfera del film, ma perché di fatto questo prodotto cinematografico ha tutta un'altra storia rispetto al romanzo originale. Nonostante libro e sceneggiatura appartengano entrambi a Nabokov - anche se la seconda subirà non pochi rimaneggiamenti da parte di altri - di fatto solo gli snodi principali sono affrontati nel film, quasi a suggerire un percorso, senza però rispettarlo appieno. E così già si comincia con il finale, per poi spiegare che cosa ha portato all'omicidio da parte di Humbert/James Mason dello scrittore Clare Quilty/Peter Sellers. Ma già da quella scena, a causa di ciò che mi aspettavo dopo la lettura, mi sono reso conto che l'istrionico genio malato di Humbert non fosse in grado di fuoriuscire dall'interpretazione granitica resa da Mason, bloccato in una resa di statuaria impotenza, quasi inconsapevole della sua deviazione e talmente succube da esserne stordito e pietrificato. Quello, invece, che rende particolare H.H. nel libro è proprio la sua sciolta consapevolezza di mostruosità che riesce ad essere mascherata da una brillante messa in scena pubblica, dinamica quanto basta da distrarre per lungo tempo l'occhio dell'uomo medio da qualsivoglia sospetto. Per farla breve: Mason sembra subito colpevole o, quantomeno, portatore di qualche inconfessata stranezza.
Dico la verità, non so se un "Lolita" rivisto oggi sarebbe comunque in grado di soddisfarmi. L'esplicito quotidiano cui siamo abituati riuscirebbe probabilmente ad intaccare un lavoro di parola che suscita immagini nitidissime ma evitando sempre il contatto con il reale, magia che l'esplicito non riesce a regalare. Anche se, forse, una come Chloë Grace Moretz sarebbe in grado di suscitare quella malizia di bambina perversa, già ninfetta della sua generazione.
Insomma, "Lolita" di Kubrick appartiene al suo regista come "Lolita" di Nabokov appartiene al suo autore. Sono prodotti profondamente, inevitabilmente diversi. Ho preferito il libro per il semplice fatto che è stupendo, mentre il film presenta una versione della storia diversa e su cui è richiesta una fantasia d'approccio che, di fatto, se non avessi letto il libro avrebbe limitato la mia comprensione.
Ps. Nomination all'Oscar per Miglior sceneggiatura non originale a Vladimir Nabokov.
Consigli: I fans del libro o i fans di Kubrick non possono certo perdersi questa pellicola. Gli altri decidano: il tema è pesante, ma trattato con un certo garbo (da censura). Il finale è triste e lascia con un profondissimo amaro in bocca. Ma consiglio infinitamente di leggere il libro, da cui recuperare la disperata descrizione di hotel e motel, oltre che la paesaggistica americana. Non meno che la viva confessione di un uoma che sa di aver distrutto l'infanzia di una bambina.
Parola chiave: Ninfetta.

Trailer

Bengi