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mercoledì 30 novembre 2022

Film 2148 - Barbarian

Intro: Tornato da un velocissimo weekend a Barcellona, dopo l'ufficio me ne vado al cinema per recuperare un horror di cui avevo sentito parlare molto bene...

Film 2148: "Barbarian" (2022) di Zach Cregger
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: era da un po' che non mi capitava di rimanere incollato alla sedia della sala mentre attendo che sopraggiunga l'ennesimo momento di spavento. E, per una buona parte della storia, che spavento!
"Barbarian" funziona alla grande per l'80% della sua durata, partendo in quarta con un'atmosfera inquietante e cupa che mette ansia già a pochi minuti dall'inizio: ragazza (Georgina Campbell) da sola che cerca di entrare nell'Airbnb che ha prenotato, non ci riesce perché il prorpietario non le ha lasciato la chiave. poi, all'improvviso, nell'appartamento (isolatissimo!) si accende una luce e, neanche a dirlo, pare esserci qualcuno...
Questo, in realtà, è solo l'inizio di un inizio di storia che prenderà il largo spaziando ben oltre i confini di una casa maledetta che emana energie sinistre dal momento in cui vi mettiamo piede dentro. E' tutto a posto, eppure si capisce fin da subito che c'è qualcosa che non va... E poi ci possiamo davvero fidare dell'altro ragazzo (Bill Skarsgård) che parrebbe essere solamente un altro affittuario dell'Airbnb?
Insomma, il pretesto parrebbe semplicissimo - un appartamento, ma due prenotazioni sovrapposte per lo stesso giorno, ovvero un caso di overbooking - eppure man mano che prosegue il racconto, il film di Zach Cregger non smette mai di rivelare un nuovo strato della storia che, vedere per credere, va sempre più a fondo in una vicenda inquietante e bizzarra.
Ed è sul bizzarro che "Barbarian" un po' incespica, finendo per raccontare un finale che perde di quell'aura di mistero e a tratti sfiora un comico che non mi aspettavo. Non necessarimente un male, ma sicuro altera l'atmosfera creata fino a quel momento sapientemente, per sfociare in una sorta di caccia all'uomo che, pur nella sua assurdità, non manca di mantenere alta l'attenzione dello spettatore.
In ogni caso un ottimo film dell'orrore, tesissimo e per niente scontato (per quanto a tratti mi abbia ricordato "Don't Breathe") che regala momenti spaventosi e una valanga di colpi di scena, per un tour de force emotivo che, di questi tempi, è una gioia rara.
Cast: Georgina Campbell, Bill Skarsgård, Justin Long, Richard Brake, Kurt Braunohler, Kate Bosworth.
Box Office: $45.3 milioni
Vale o non vale: Gli amanti dell'horror apprezzeranno. Il miglior film di paura che ho visto quest'anno (e da un bel po' a questa parte).
Premi: /
Parola chiave: Corda nel muro.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 1 luglio 2021

Film 2022 - Kiss Kiss Bang Bang

Intro: Filmetto casalingo in cucina scelto da Oisin, sicuro di optare per qualcosa che ci avrebbe fatto tutti divertire.

Film 2022
: "Kiss Kiss Bang Bang" (2005) di Shane Black
Visto: dall'iMac
Lingua: inglese
Compagnia: Oisin, Kate
In sintesi: senza volerlo con questo titolo ho recuperato il titolo mancante della filmografia da regista di Shane Black. Ora che li ho visti tutti e 4 ("Iron Man 3", "The Nice Guys", "The Predator") mi sento decisamente meglio.
Boiate a parte, "Kiss Kiss Bang Bang" sembrerebbe avere tutte le carte in regola per essere un film divertente ed estremamente politicamente scorretto - si fa pipì su un cadavere... per dire... - il problema per me è stato che di fatto non ho capito quasi una mazza dei dialoghi. Sì, a grandi linee ho compreso la storia e Oisin ogni tanto mi riassumeva passaggi che non avevo recepito - che anche lui poi non è che lo comprenda sempre alla perfezione col suo accento stretto e il tono di voce al decibel del bisbiglio - sta di fatto che questa pellicola mi è scivolata un po' addosso con indifferenza. Non è assolutamente colpa del film in sé, ma delle circostanze.
Detto questo Robert Downey Jr. e Michelle Monaghan funzionano bene insieme e Val Kilmer ha una parte interessante. Tutto il resto sullo sfondo fa molto rumore, ma non sono sicuro a giusta ragione.
Cast: Robert Downey Jr., Val Kilmer, Michelle Monaghan, Corbin Bernsen, Ariel Winter.
Box Office: $15.8 milioni
Vale o non vale: Un po' sulla scia del (successivo) "The Nice Guys", tra il divertente e lo sgangherato e con un Robert Downey Jr. che fa Robert Downey Jr. al suo meglio, "Kiss Kiss Bang Bang" è probabilmente una buona scelta di disponete di un buon impianto audio, sottotitoli, una versione in una lingua a voi familiare. Poi sistemati questi dettagli magari vi divertite anche...
Premi: /
Parola chiave: Underwear.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 30 novembre 2015

Film 1040 - Crimson Peak

Cinemino prima della discoteca!

Film 1040: "Crimson Peak" (2015) di Guillermo del Toro
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea
Pensieri: Aspettarsi un capolavoro da ogni pellicola che si sceglie di vedere è sciocco e anche superfluo, per cui il nostro approccio all'ultima fatica di Guillermo del Toro è stato molto onesto: ci aspettavamo una mezza scemata ed eravamo assolutamente alla ricerca di quello. Per cui non siamo incappati in alcuna delusione.
"Crimson Peak" ha, innanzitutto, un buon cast (Mia Wasikowska, Jessica Chastain, Tom Hiddleston), dei costumi estremamente curati e un'atmosfera perfetta per la storia: gotica e molto decadente, dà una sensazione quasi viscosa. L'impatto visivo, oltre che essere essenziale, è quindi ben strutturato. Già da solo questo aspetto fa metà del lavoro. In aiuto all'atmosfera vengono gli effetti speciali che sono, sì, palesemente finti, ma non per questo meno affascinanti. L'orrore portato al disgusto di ogni fantasma che viene presentato, infatti, è kitsch, eppure funzionale a rendere il racconto ancora più suggestivo e a tratti macabro. Quest'ultimo aspetto in particolare finirà per risultare preponderante nella parte finale della pellicola, che scenderà sempre più nello scabroso e contorto, regalando allo spettatore una storia ancora più torbida del previsto.
Tutti questi elementi insieme, ai miei occhi hanno portato "Crimson Peak" dall'essere un banale intrattenimento preserale a un interessante esperimento cinematografico, sufficientemente creativo da risultare piacevole. E anche se parliamo, appunto, di una mezza scemata, non per questo l'ho trovata meno piacevole.
Il viso da eterna bambina della Wasikowska le dà la giusta dose di innocenza e candore e l'ambientazione ottocentesca le sta veramente a pennello; la malizia negli occhi dei fratelli Sharpe fa subito capire che qualche sporco segreto è dietro l'angolo, per non parlare del trucco e parrucco della Chastain che la fa apparire più vecchia di vent'anni, oltre che più brutta e inquietante (forse un po' troppo). Dunque ci sono tutti i presupposti per una storia estremamente dark, a tratti dell'orrore, condita con le giuste dosi di mistero e pulp. Io ho apprezzato. Poi mi rendo conto che parliamo di un titolo non esattamente "forte" quanto ci si sarebbe aspettati, forse troppo concentrato nella prima parte a mascherare una trama in fin dei conti deducibilissima e, in generale, meno realistico di quanto siamo abituati (vedi effetti speciali di cui sopra). L'elemento fiabesco permea tutta la storia e ne influenza toni e rappresentazione, per cui quell'anima horror e splatter che un po' il trailer promette finisce per andare a quel paese e ci riporta, invece, a quella mezza delusione che è stato "La madre", con il quale questo film ha anche in comune la presenza delle falene. Le somiglianze, comunque, ci sono anche con "Non avere paura del buio", dei 3 titoli sicuramente il più debole per quanto riguarda le recenti produzioni di del Toro a tinte dark.
In generale, comunque, "Crimson Peak" non è una brutta pellicola e riesce nell'intento di intrattenere in maniera più che soddisfacente il suo pubblico di massa, raccontando una storia macabra e scabrosa che pianta le sue radici nelle viscere di una terra melmastra e oleosa, sporca e sanguinolenta quanto le persone che la abitano in superficie. Non siamo, come si diceva, in presenza di un capolavoro, né un'impresa visionaria - come vorrebbe suggerire il poster italiano del film -, eppure il risultato finale non è male e personalmente sono rimasto colpito in positivo da questa storia.
Cast: Mia Wasikowska, Jessica Chastain, Tom Hiddleston, Charlie Hunnam, Jim Beaver, Burn Gorman, Jonathan Hyde.
Box Office: $74 milioni
Consigli: Niente di innovativo, ma sufficientemente intrigante a livello visivo da risultare una buona scelta cinematografica nel panorama delle pellicole recentemente uscite. "Crimson Peak" è, di fatto, un non-horror, un film che ha tutti gli elementi per esserlo, ma che gioca diversamente le sue carte, preferendo la suggestione e l'atmosfera giusta alla violenza fine a se stessa. Poi sì, il finale è maledettamente crudo, e c'è una scena di sesso incestuoso particolarmente esplicita, però non si può dire che la pellicola abbia come fine ultimo quello di spaventare. Direi più che altro di intrigare e creare un mondo a sé nelle particolarità che questa produzione propone. In quest'ottica scegliere il film di del Toro non lascerà delusi; se, invece, si cerca un titolo di spavento e orrore forse siamo un pochino lontani.
Parola chiave: Veleno.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 2 settembre 2013

Film 577 - Lolita

Ho letteralmente divorato il libro durante la vacanza in Grecia, rapito dallo stile del'autore e dalla trama che, man mano che si sviluppava, non sapevo in quale scabroso meandro avrebbe potuto condurmi.
Tornato dalle ferie non ho perso tempo e ho subito guardato la trasposizione cinematografica realizzata nientemeno che da Stanley Kubrick.


Film 577: "Lolita" (1962) di Stanley Kubrick
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ammetto che avessi aspettative altissime per questa pellicola, disattese in particolare per la sceneggiatura.
Innanzitutto era impossibile non chiedersi come, negli anni '60, fosse stato possibile trarre un film da un libro così complesso e dalle tematiche così impossibili da prendere di petto. Per quanto nel romanzo di Nabokov non sia presentata mai alcuna espressione volgare, è comunque vero che le immagini evocate sono inequivocabili; rendere, dunque, ciò che nel libro è 'nascosto' dalla parola è stata certamente una sfida all'interno del contesto cinematografico, specialmente considerato il target tendenzialmente generico della pellicola. Questa sfida, a mio avviso, per l'occhio di uno spettatore moderno è totalmente persa. Il magnetismo erotico, malizioso e al contempo innocente di Dolores è completamente perso nella trasposizione per il cinema e, considerato il periodo storico, si fa leva su altri fattori per noi oggi privi di rilievo. Sue Lyon è relativamente in grado di suscitare la morbosità curiosa di chi guarda sapendo ciò che sta per accadere, non riesce in toto a ricreare quel giochetto perverso di autoconsapevolezza e smarrimento, dolcezza e scabrosità che, invece, sarebbero dovuti appartenere alla piccola protagonista che, già a 12anni, riesce a far impazzire il suo futuro patrigno Humbert Humbert. Tra l'altro, in un'ottica più contemporanea, si sarebbe potuto giocare di più con un repertorio di immagini plausubilmente più accettate. Per esempio si sarebbero potuti rendere tutti quei particolari, causa di eccitazione per Humbert, come la peluria infantile di braccia ed ascelle, il vezzo dell'osservazione voyeristica di scapole e spalle oltre che delle gambette da bambina. Senza voler scadere in nulla di più, l'aiuto di qualche suggerimento di malsano attaccamento da parte di lui avrebbe delineato meglio e reso più fedelmente giustizia al libro e alle magnificamente lucide considerazioni del suo malato narratore. Ma ritorniamo alla realtà dei fatti.
Già, perché "Lolita" era un qualcosa di troppo rovente all'epoca per non tentare di sfruttarne la eco, dovendone però delineare nettamente i confini all'interno della decenza più auspicabilmente raggiungibile. E allora tutta la trasudazione di (s)piacevole confessione erotica perde di valore dal primo all'ultimo minuto di pellicola. Non perché Kubrick sia incapace di suscitare immagini adatte all'atmosfera del film, ma perché di fatto questo prodotto cinematografico ha tutta un'altra storia rispetto al romanzo originale. Nonostante libro e sceneggiatura appartengano entrambi a Nabokov - anche se la seconda subirà non pochi rimaneggiamenti da parte di altri - di fatto solo gli snodi principali sono affrontati nel film, quasi a suggerire un percorso, senza però rispettarlo appieno. E così già si comincia con il finale, per poi spiegare che cosa ha portato all'omicidio da parte di Humbert/James Mason dello scrittore Clare Quilty/Peter Sellers. Ma già da quella scena, a causa di ciò che mi aspettavo dopo la lettura, mi sono reso conto che l'istrionico genio malato di Humbert non fosse in grado di fuoriuscire dall'interpretazione granitica resa da Mason, bloccato in una resa di statuaria impotenza, quasi inconsapevole della sua deviazione e talmente succube da esserne stordito e pietrificato. Quello, invece, che rende particolare H.H. nel libro è proprio la sua sciolta consapevolezza di mostruosità che riesce ad essere mascherata da una brillante messa in scena pubblica, dinamica quanto basta da distrarre per lungo tempo l'occhio dell'uomo medio da qualsivoglia sospetto. Per farla breve: Mason sembra subito colpevole o, quantomeno, portatore di qualche inconfessata stranezza.
Dico la verità, non so se un "Lolita" rivisto oggi sarebbe comunque in grado di soddisfarmi. L'esplicito quotidiano cui siamo abituati riuscirebbe probabilmente ad intaccare un lavoro di parola che suscita immagini nitidissime ma evitando sempre il contatto con il reale, magia che l'esplicito non riesce a regalare. Anche se, forse, una come Chloë Grace Moretz sarebbe in grado di suscitare quella malizia di bambina perversa, già ninfetta della sua generazione.
Insomma, "Lolita" di Kubrick appartiene al suo regista come "Lolita" di Nabokov appartiene al suo autore. Sono prodotti profondamente, inevitabilmente diversi. Ho preferito il libro per il semplice fatto che è stupendo, mentre il film presenta una versione della storia diversa e su cui è richiesta una fantasia d'approccio che, di fatto, se non avessi letto il libro avrebbe limitato la mia comprensione.
Ps. Nomination all'Oscar per Miglior sceneggiatura non originale a Vladimir Nabokov.
Consigli: I fans del libro o i fans di Kubrick non possono certo perdersi questa pellicola. Gli altri decidano: il tema è pesante, ma trattato con un certo garbo (da censura). Il finale è triste e lascia con un profondissimo amaro in bocca. Ma consiglio infinitamente di leggere il libro, da cui recuperare la disperata descrizione di hotel e motel, oltre che la paesaggistica americana. Non meno che la viva confessione di un uoma che sa di aver distrutto l'infanzia di una bambina.
Parola chiave: Ninfetta.

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Bengi

mercoledì 28 agosto 2013

Film 576 - Il gladiatore

L'avevo visto al cinema più di 10 anni fa, senza che mi avesse esaltato particolarmente. Così ho deciso di dare a questo film un'altra possibilità.


Film 576: "Il gladiatore" (2000) di Ridley Scott
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Sinceramente non sono mai stato un grande fan di questo film, né di Russell Crowe, il che in effetti mi ha per anni inibito nei confronti di quello che da molti è considerato un piccolo capolavoro del cinema moderno.
Settimana scorsa, però, ho avuto un momento di puro desiderio di full-immersion-antica-Roma e questo mi sembrava il titolo giusto per qualche ora di svago in compagnia di me stesso e un po' di effetti speciali (a memoria) ben fatti. Joaquin Phoenix, poi, è sempre bravo in qualsiasi ruolo reciti, perchè non rispolverare, quindi, la sua prima parte veramente famosa? E leporino fu.
"Gladiator" è certamente una pellicola che nel 2000 ha saputo stregare in molti con le sue scenografia grandiose, il fascino dell'Impero Romano e l'epicità di dialoghi e battaglie; chi, poi, non avrebbe amato la storia di riscatto e vendetta di Massimo Decimo Meridio?
Io, personalmente, ho gradito il packaging, ma di fatto rimango fedele alla mia idea originale: "Il gladiatore" è un blockbuster come un altro, nulla di speciale anche se genericamente ben fatto. Mi sembra si inquadri perfettamente con quella serie di pellicole che negli anni '90-'00 ha regnato agli Academy Awards nella categoria Miglior film, dove più che ai meriti artistici, si badava ad una serie di altre voci correlate: qualità tecnica (oltre alla statuetta più ambita, tutti questi film si portano a casa una valanga di altri premi 'minori'), popolarità e incassi (necessariamente molto alti). Si inseriscono in questa lista una decina di titoli:
Miglior film 1991 - "Balla coi lupi" (7 Oscar e $424,208,848 di incasso);
Miglior film 1995 - "Forrest Gump" (6 Oscar e $677,387,716 di incasso);
Miglior film 1996 - "Braveheart - Cuore impavido" (5 Oscar e $210,409,945 di incasso);
Miglior film 1997 - "Il paziente inglese" (9 Oscar e $231,976,425 di incasso);
Miglior film 1998 - "Titanic" (11 Oscar e $2,185,372,302 di incasso);
Miglior film 1999 - "Shakespeare in Love" (7 Oscar e $289,317,794 di incasso);
Miglior film 2000 - "American Beauty" (5 Oscar e $356,296,601 di incasso);
Miglior film 2002 - "A Beautiful Mind" (4 Oscar e $313,542,341 di incasso);
Miglior film 2003 - "Chicago" (6 Oscar e $306,776,732 di incasso);
Miglior film 2004 - "Il signore degli anelli - Il ritorno del re" (11 Oscar e $1,119,929,521 di incasso).
Dopo quest'ultimo titolo, qualcosa effettivamente è cambiato e i 3 fattori spesso determinanti la sorte di una pellicola che si considerasse la migliore del suo anno sono cambiati. Tra l'altro, sarebbe da notare come molti dei vincitori di quegli anni non fossero esattamente tra i prodotti artisticamente più di valore, quanto certamente tra i più significativi a rappresentare la loro annata. In quest'ottica si inserisce anche "Il gladiatore" che con i suoi 5 premi Oscar e un botteghino mondiale di $457,640,427, nell'edizione 2001 sconfisse rivali quali "La tigre e il dragone", "Erin Brockovich - Forte come la verità", Chocolat" e "Traffic" (solo per citare i compagni di cinquina).
E' da questo punto di vista che io considero il film di Ridley Scott, ovvero prendendolo in considerazione solo nella cornice di un fenomeno che ha certamente rappresentato un periodo di storia del cinema moderno, ma che di fatto non mi sembra abbia posto le basi di alcunché. Sia perché di fatto le inesattezze storiche svalutano il lavoro complessivo - molto rumore, in particolare, fecero gli errori di latino - sia perché non mi pare proprio si possa parlare di capolavoro.
Le strane luci utilizzate spesso sbiancano i volti degli attori e comunque vi è un lavoro discontinuo, secondo me, di fotografia che non inquadra precisamente lo stile che ci si era prefissi di seguire. La trama è pompata eccessivamente di coraggio, onestà, integrità e tutto ciò che di qualificante ed edificante si possa regalare ad un solo personaggio, retto e giusto, religioso e devoto alla famiglia, neanche fossimo all'apice del periodo della censura. E, sinceramente, Commodo/Phoenix avrebbe dovuto essere maggiormente valorizzato ed analizzato, concentrandosi sul suo disturbo, la morbosa relazione incestuosa con la sorella e la sua perversa natura (nonché fragilità) messa a nudo in qualche scena madre da strappare al granitico eroe tutto muscoli e grande virtù.
Anche perché, di fatto, una volta entrato nella prima arena, Massimo non farà altro che passarci tutto il suo tempo, sballottato da un campo di battaglia e l'altro. Una volta introdotta la sua nuova condizione di famoso gladiatore che sa come giocare con la folla, la storia procede lineare verso quello che sarà necessariamente l'epilogo e sono veramente pochissimi i colpi di scena che vengono architettati per infittire la trama. Peccato. Insomma, mi sono certamente goduto questa pellicola a cui non manca il dono dell'intrattenimento e di una certa visione spettacolare (le bighe sono indubbiamente figlie di "Ben-Hur"), ma tutto sommato continuo a non pervenire quella magia e quell'incanto che ho visto spesso negli occhi di chi mi ha parlato di questo film. Tutto sommato, diciamo, non mi sembra nulla più di un ben fatto blockbuster.
Film 576 - Il gladiatore
Film 2363 - Gladiator
Film 2325 - Gladiator II
Consigli: Il titolo più popolare della cinematografia di Russell Crowe che, in quel momento, era all'apice della sua carriera oltre che uno degli attori più pagati di Hollywood. Vale certamente la pena di dare una chance a questo titolo, anche solo per farsi intrattenere dalla spettacolarità di alcune delle scene di lotta tra gladiatori. A mio avviso, però, non si va molto oltre lo spettacolo puro. Quindi è un buon titolo per una serata in compagnia.
Parola chiave: Roma.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 24 aprile 2012

Film 394 - Anonymous

Viaggio di ritorno in groppa alla speranza. La tv a disposizione di ogni viaggiatore, nel mio settore,chiaramente non va e - dopo numerose lamentele - otteniamo una proiezione di gruppo neanche fossimo alla gita di gruppo organizzata in pullman sulla via di casa. Eccoci al primo film del viaggio di ritorno!


Film 394: "Anonymous" (2011) di Roland Emmerich
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: No, la seconda visione 'ad alta quota' non ha migliorato il parere negativo che ho nei confronti di questa pellicola. Al di là di voler credere a questa versione dei fatti o meno, trovo la realizzazione di questo film piuttosto superficiale, tetra e con colpi di scena alla soap delle tre di pomeriggio.
Il cast è notevole, ma non viene sfruttato a dovere da una trama che preferisce giocare sullo sconcerto della notizia finale piuttosto che proporre qualcosa di veramente innovativo per questa pellicola commerciale, sì, ma pur sempre sulla grande figura di Shakespeare! Non c'è poesia per le opere dell'autore, c'è solo una trasposizione ammirata, sì, ma priva del trasporto necessario ad allacciare un contatto cool grande pubblico che sarebbe dovuto accorrere se la produzione fosse stata di qualità. E invece è stato flop.
Una nomination all'Oscar per i costumi e una grande interpretazione dell'attore gallese Rhys Ifans sono tra le poche cose che salvano "Anonymous".
Film 341 - Anonymous
Consigli: Tra tutti i film su intrighi a Corte e/o Shakespeare, questo non è tra i più significativi. Meglio, se proprio, "Elizabeth" o (addirittura) "Shakespeare in Love".
Parola chiave: Segreto.

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Ric

sabato 10 dicembre 2011

Film 341 - Anonymous

Un bel film in costume mi piace sempre. Se è bello, appunto.


Film 341: "Anonymous" (2011) di Roland Emmerich
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco, Serena
Pensieri: Parrebbe andare tutto bene fino a un certo punto in questo film. Roland Emmerich, con mia non poca sorpresa, dirige una pellicola completamente fuori dal suo standard (suoi i catastrofici "2012", "Independence Day", "Godzilla", "The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo", "Stargate", ma anche "Il patriota" e il noiosissimo "10000 A.C.") e si avventura nel film storico riveduto e scorretto. La tesi è la seguente: non è stato William Shakespeare a scrivere le opere che portano il suo nome, ma il Conte di Oxford che, essendo nobile, non poteva abbassarsi alla pubblicazione di opere scritte e recanti la sua firma. Ingaggerà uno sciocco attoruncolo - Shakespeare, appunto - che, spacciandosi per autore, coprirà il conte ma intascherà anche la sua gloria.
Non fosse che della tesi di complotto non mi interesso in questa sede e lascio pure che ciò che sostiene la pellicola possa eventualmente avere un senso, mi vorrei soffermare su certi aspetti, invece, che mi hanno infastidito.
Innanzitutto Vanessa Redgrave, che sulla carta pareva un Regina Elisabetta I di grande impatto, risulta invece una sciocca marionetta in mano ai suoi consiglieri. I complotti di corte hanno sempre un fascino, ma ciò che mi ha sempre colpito della figura di questa monarca era il carattere deciso e autoritario. Qui, invece, è più infantile di una bambina, più insicura che mani nel compiere qualsivoglia azione. E, permettetemi di rovinare parte della trama, è anche un bel po' zoccola. La interpreta in età giovanile la più sconosciuta Joely Richardson ("Nip/Tuck", "Il patriota", "La carica dei 101 - questa volta la magia è vera"), casualmente reale figlia di Vanessa Redgrave nella realtà. La somiglianza, però, non c'è.
Altro momento veramente poco piacevole, per non dire di cattivo gusto, il punto - chiave per la trama? - in cui viene rivelato l'incesto. E' un po' disgustoso, a mio avviso, oltre che una scelta per la storia poco felice e a mio avviso non per forza necessario.
Tutto questo va incorniciato in un ambito quasi per niente riuscito per una pellicola ad alte pretese (con addirittura un inizio a teatro con Derek Jacobi a introdurre un prologo e ad alzare di molto le mire stilistiche della sceneggiatura, con forse qualche pretesa di serietà di troppo), con una produzione ad alto budget e dettagli tecnici piuttosto curati, soprattutto deducibile dai bei costumi.
Il contorno, però, è scarno e la trama non decolla mai, anzi regala più di uno sbadiglio. Il rammarico per la triste condizione del Conte di Oxford/Rhys Ifans ("Harry Potter e i doni della morte: Parte I", "Notting Hill") non arriva mai allo spettatore, forse anche per via dello scetticismo che regna attorno alla tesi proposta da questo "Anonymous". Un protagonista, poi, così di poco richiamo e un resto del cast piuttosto sconosciuto ai più, ha decretato un insuccesso decisamente evidente di questa pellicola: $14,158,978 di incasso, meno della metà di quelli spesi per produrlo.
Ps. Il cast inglese è composto da ben 3 attori che hanno partecipato alla saga di Harry Potter: il protagonista Rhys Ifans (Xenophilius Lovegood), David Thewlis (Prof. Lupin) e Jamie Campbell Bower (Grindelwald).
Consigli: Non esattamente un film brillante, ma per chi ama le storie di epoca elisabettiana con sontuosi costumi e una buona ricostruzione scenica, questo è sicuramente un prodotto di valore. Se, invece, si guarda alla trama, meglio essere preparati. E clementi...
Parola chiave: Incesto.

Trailer
#HollywoodCiak
Ric