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domenica 8 dicembre 2019

Film 1690 - First Man

Intro: Una storia incredibile, un regista e un attore che insieme hanno già fatto un miracolo cinematografico, la luna, lo spazio e un pezzo di storia dell'umanità. Vogliamo altro da una sola pellicola?
Film 1690: "First Man" (2018) di Damien Chazelle
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Jenny
In sintesi: Damien Chazelle e Ryan Gosling si ritrovano dopo i fasti e gli onori di "La La Land" in una pellicola che più distante dal precedente musical non si può e, nonostante tutti i buoni propositi, vanno meno a segno di quanto non ci si sarebbe aspettato.
Non perché "First Man" sia un prodotto non valido, per carità, ma sicuramente manca di una certa freschezza e leggerezza che avrebbero giovato ad un film la cui storia è sicuramente elettrizzante: Neil Armstrong è il primo uomo (first man, appunto) a sbarcare sulla luna.
Lo spettatore si trova di fronte ad una storia meno glam e sfarzosa del previsto e, anzi, si scava nel profondo dei personaggi fin da subito, mettendo da parte per troppo tempo quello che è il motore principale del racconto, ovvero come sia stata organizzata e messa in pratica la missione. E' chiaro che contesto e mise-en-scène giocano due ruoli fondamentali enlla narrativa cinematografica, il punto è che qua si tende un po' troppo al dettaglio e il risultato è che la storia ingrana - finalmente - dopo troppo tempo.
Per il resto "First Man" giova di un bravo protagonista (Gosling, ingiustamente lasciato da parte da qualsiasi premio che conti) e una Claire Foy sulla cresta dell'onda dopo le fortune di "The Crown", nonché di una regia capace e una storia che ha sicuramente dell'incredibile e riesce ancora oggi ad affascinare e lasciare senza parole (sì che ci siamo atterrati sulla luna, dai). Colonna sonora particolarmente intensa, effetti speciali credibili, ma a cui non avrei consegnato alcun Oscar.
Cast: Ryan Gosling, Claire Foy, Jason Clarke, Kyle Chandler, Corey Stoll, Christopher Abbott, Ciarán Hinds, Lukas Haas, Pablo Schreiber, Shea Whigham, Ethan Embry, Brian d'Arcy James, Olivia Hamilton.
Box Office: $105.7 milioni
Vale o non vale: Toni molto drammatici e una durata eccessiva ammazzano un po' un progetto altrimenti certamente interessante. La storia la conosciamo tutti, qui ci forniscono i dettagli.
Interessante e ben recitato, ma sicuramente non una pellicola per qualunque serata.
Premi: Candidato a 4 Oscar per Miglior scenografia, montaggio e missaggio sonoro ed effetti speciali, il film ha vinto per questi ultimi; 2 nomination ai Golden Globe per Miglior attrice non protagonista e colonna sonora, ha vinto per quest'ultima; 7 nomination ai BAFTA tra cui Miglior attrice non protagonista, sceneggiatura non originale, montaggio e fotografia. In competizione per il Leone d'Oro a Venezia.
Parola chiave: Braccialetto.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 30 aprile 2019

Film 1569 - The Revenant

Intro: Avevamo già provato a rivederlo, ma il dvd che avevamo a disposizione era rovinato e non siamo riusciti. Fortuna che esistono streaming e download.
Film 1569: "The Revenant" (2012) di Alejandro G. Iñárritu
Visto: dal pc portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: avevo un sacco voglia di rivederlo, principalmente per confermare una serie di ricordi che avevo relativamente alla mia prima visione: DiCaprio e Hardy fantastici, atmosfera desolata e destabilizzante, una messa in scena potentissima grazie alla crudezza della realizzazione, una storia (semi-biografica) molto forte. Tutto confermato.
Film 1081 - The Revenant
Cast: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck, Paul Anderson, Lukas Haas.
Box Office: $533 milioni
Vale o non vale: Potente, agghiacciante, fortissimo. Imperdibile!
Premi: Vincitore di 3 premi Oscar per Miglior regia, attore protagonista e fotografia su 12 nomination (tra cui Miglior film e attore non protagonista), 3 Golden Globes su 4 nomination (Miglior fil, regia, attore protagonista) e 5 BAFTA su 8 candidature (Miglior film, regia, attore protagonista, sonoro e fotografia).
Parola chiave: Hawk.

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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 9 gennaio 2016

Film 1081 - The Revenant

Per la prima recensione del 2016 faccio un salto in avanti e anticipo una pellicola che ho appena finito di vedere. Insieme ad altre due che la precedono e che ho visto nei giorni scorsi, è una delle candidate favorite alla stagione dei premi di quest'anno e che, a mio avviso, potrebbe essere l'Oscar come Miglior attore per Leonardo DiCaprio. Finalmente.
Film 1081: "The Revenant" (2015) di Alejandro G. Iñárritu
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Come dicevo nell'introduzione, "The Revenant" è uno dei film legati all'imminente stagione di premi (che comincia proprio domani con i Golden Globes) che ho visto più di recente. Insieme a "The Big Short" e "Il ponte delle spie" fa parte di quel gruppo di film che sto cercando di recuperare in modo da arrivare preparato agli Oscar di fine febbraio. Più degli altri due, però, questo mi ha colpito, motivo per il quale sto anticipando la recensione per averne un ricordo che sia fresco. Eccoci, quindi.
Più che un film, un corso di sopravvivenza. Più che una storia, un pugno nello stomaco. "The Revenant" è il titolo di Iñárritu che avrei voluto vedere l'anno scorso, un'avventura che mi ha sorpreso molto di più che il tanto acclamato "Birdman". Quest'ultimo, pur meritevole di lode, ha mancato comunque di interessarmi pienamente, mentre qui tutto si può fare tranne che distrarsi. Violentissimo, crudo, in un certo senso cattivo e maledettamente freddo, il racconto di vendetta che si ispira alla vera storia di Hugh Glass (che Wikipedia descrive come frontiersman, fur trapper, and explorer) è un magnetico diario che sfoglia pagine della storia americana tra paesaggi mozzafiato e la disperata necessità di sopravvivere.
Vero e proprio scontro tra razze, culture e uomini, lo scenario dipinto qui è desolante e spaventoso tanto quanto i boschi in cui siamo costretti ad inoltrarci senza la dovuta preparazione. Già perché fin dalla prima, interminabile scena, Iñárritu non ci risparmia nulla: scalpi, frecce, sparatorie, sgozzamenti, agguati, accoltellamenti, il tutto per una rappresentazione tanto realistica che, a pensarci, fa venire la pelle d'oca. Il drammatico incontro con l'orso sarà qualcosa di straziante, ma niente paragonato al confronto finale fra i due antagonisti, stremati dal freddo e dal dolore eppure incessantemente decisi a braccarsi l'un l'altro.
Per quanto non possa dire che questo sia il mio personale miglior film dell'anno, non posso negare di aver subito il magnetismo di "The Revenant". Molto del merito - se non la maggior parte - va ad un grandissimo DiCaprio: non lo dico tanto per dire, la sua immersione nella parte è totale e evidente, il suo talento non si può discutere perché è sotto gli occhi di chi guarda. Dolorante, ferito non solo nella carne, abbattuto eppure inarrestabile, il suo Glass è uno di quegli uomini che, motivati da una causa, non molleranno fino al suo raggiungimento. E' solo così che l'uomo sopravvive ad una serie surreale di eventi sfortunati di cui mamma orsa è solo l'inizio.
Da questo particolare punto di vista, la storia raccontata qui mi ha ricordato quella di un'altra pellicola votata al martirio del suo protagonista: "Unbroken". Anche lì dopo mille soprusi, violenze, sfortune e vere e proprie torture, lo spettatore si trova disarmato di fronte all'accanimento della vita che, quando vuole, riesce veramente ad essere bastarda (anche il film della Jolie è tratto da fatti accaduti realmente). "The Revenant", inevitabilmente, mi ha riportato alla mente anche altri ricordi legati a pellicole del passato, come "Il Grinta" dei Coen (o il prossimo "The Hateful Eight" di Tarantino) o "Into the Wild". E, voluto o no, la totale assenza di tagli del montaggio (qui solo nella prima parte), ha fatto da ponte col precedente "Birdman", al quale il regista ha regalato una finta assenza di intervento del montaggio. Il confronto fra i due ultimi titoli del regista messicano è quindi inevitabile e anche se il soggetto è totalmente diverso, non si può fare a meno di chiedersi durante la visione quale dei due la spunterà. Personalmente scelgo "The Revenant", che ho trovato narrativamente molto forte e visivamente potentissimo. Sarà il fascino della terra sconosciuta e desolata, la grande performance di DiCaprio, una buona dose di oniricità, la naturalezza di una regia che sembra voler scomparire, eppure rimane sempre ben presente (come quando il fiato di Glass appanna lo schermo o quanto il sangue di Fitzgerald (Tom Hardy) macchia la videocamera a sancire la presenza del vetro). Tutti insieme questi elementi - a cui aggiungo una speciale menzione per Hardy, veramente bravo a proporre un accento così marcatamente yankee per lui che è inglese di Londra - producono un risultato finale compatto e solido, un film che non manca di lasciare il proprio segno e per il quale mi auguro DiCaprio ottenga finalmente il suo meritato riconoscimento. Ha dormito nudo nella carcassa di un cavallo... Cosa deve fare di più?
Film 1569 - The Revenant
Cast: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Will Poulter, Domhnall Gleeson, Lukas Haas, Forrest Goodluck, Paul Anderson, Kristoffer Joner, Melaw Nakehk'o.
Box Office: $16 milioni ad oggi (la pellicola è uscita ieri in tutta America dopo una distribuzione limitata cominciata il giorno di Natale)
Consigli: 4 candidature ai Golden Globes (Miglior film drammatico, regia, attore protagonista e colonna sonora del grandissimo Ryuichi Sakamoto) e 8 ai BAFTA, a cui sicuramente si aggiungeranno quelle degli Oscar (spero anche per Hardy), "The Revenant" è il film con cui il Miglior regista del mondo in carica ritorna al cinema per raccontare la sua nuova storia. Tratto dalla vita dell'esploratore e uomo di frontiera Hugh Glass, e più precisamente dal libro di Michael Punke, questo film è un viaggio serrato e violento in una sorta di terra di nessuno nella quale, per sopravvivere, bisogna uccidere il proprio vicino. Niente infiocchettature o abbellimenti, qui si va dritti al punto: o si sa come sopravvivere o si muore. Lo stesso, per trasposizione, vale per lo spettatore che, se vuole uscire sano e salvo da questa narrazione, deve essere certo di avere stomaco forte e un'imperitura convinzione che, alla fine, anche qualcosa di buono potrebbe succedere. O no?
Parola chiave: Vendetta.

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#HollywoodCiak
Bengi