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mercoledì 18 dicembre 2024

Film 2331 - Hidden Figures

Intro: Tornato a casa, rivedo Michael e qual è il titolo che gli propongo di vedere? Ma ovviamente quello che "Fly Me to the Moon" mi aveva ricordato qualche giorno prima...

Film 2331: "Hidden Figures" (2016) di Theodore Melfi
Visto: dalla tv
Lingua: inglese
Compagnia: Michael
In sintesi: ancora non posso credere che Michael non lo avesse mai visto prima. Io, alla mia ennesima visione, trovo sempre - se non ancora di più - che "Hidden Figures" sia un gran bel film, con un bel messaggio e ben realizzato, nonché portato sulle spalle di 3 fantastiche protagoniste che fanno un lavoro egregio: Taraji P. Henson, Octavia Spencer e Janelle Monáe.
Grande pellicola.
Film 1320 - Hidden Figures
Film 1665 - Hidden Figures
Film 2329 - Hidden Figures
Cast: Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst, Jim Parsons, Mahershala Ali, Aldis Hodge, Glen Powell.
Box Office: $236.2 milioni
Vale o non vale: Un film che riguardo sempre volentieri e riesce, tutte le volte, a mettermi di buon umore. La storia è bella (e vera) e ben raccontata, le protagoniste interagiscono tra di loro magnificamente, il resto del cast è ottimo, le musiche accompagnano alla perfezione. Insomma, per me, un titolo da recuperare.
Premi: Candidato a 3 premi Oscar per Miglior film, sceneggiatura non originale e attrice non protagonista (Octavia Spencer). 1 nomination ai BAFTA per la Miglior sceneggiatura non originale e 2 ai Golden Globes per attrice non protagonista (Spencer) e colonna sonora. 2 candidature ai Grammy per Best Score Soundtrack for Visual Media e Best Compilation Soundtrack for Visual Media. 2 vittorie agli MTV Movie + TV Award per Best Hero (Taraji P. Henson) e Best Fight Against the System e 1 nomination per Best Actor in a Movie (Henson).
Parola chiave: Computer.
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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 8 dicembre 2019

Film 1690 - First Man

Intro: Una storia incredibile, un regista e un attore che insieme hanno già fatto un miracolo cinematografico, la luna, lo spazio e un pezzo di storia dell'umanità. Vogliamo altro da una sola pellicola?
Film 1690: "First Man" (2018) di Damien Chazelle
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Jenny
In sintesi: Damien Chazelle e Ryan Gosling si ritrovano dopo i fasti e gli onori di "La La Land" in una pellicola che più distante dal precedente musical non si può e, nonostante tutti i buoni propositi, vanno meno a segno di quanto non ci si sarebbe aspettato.
Non perché "First Man" sia un prodotto non valido, per carità, ma sicuramente manca di una certa freschezza e leggerezza che avrebbero giovato ad un film la cui storia è sicuramente elettrizzante: Neil Armstrong è il primo uomo (first man, appunto) a sbarcare sulla luna.
Lo spettatore si trova di fronte ad una storia meno glam e sfarzosa del previsto e, anzi, si scava nel profondo dei personaggi fin da subito, mettendo da parte per troppo tempo quello che è il motore principale del racconto, ovvero come sia stata organizzata e messa in pratica la missione. E' chiaro che contesto e mise-en-scène giocano due ruoli fondamentali enlla narrativa cinematografica, il punto è che qua si tende un po' troppo al dettaglio e il risultato è che la storia ingrana - finalmente - dopo troppo tempo.
Per il resto "First Man" giova di un bravo protagonista (Gosling, ingiustamente lasciato da parte da qualsiasi premio che conti) e una Claire Foy sulla cresta dell'onda dopo le fortune di "The Crown", nonché di una regia capace e una storia che ha sicuramente dell'incredibile e riesce ancora oggi ad affascinare e lasciare senza parole (sì che ci siamo atterrati sulla luna, dai). Colonna sonora particolarmente intensa, effetti speciali credibili, ma a cui non avrei consegnato alcun Oscar.
Cast: Ryan Gosling, Claire Foy, Jason Clarke, Kyle Chandler, Corey Stoll, Christopher Abbott, Ciarán Hinds, Lukas Haas, Pablo Schreiber, Shea Whigham, Ethan Embry, Brian d'Arcy James, Olivia Hamilton.
Box Office: $105.7 milioni
Vale o non vale: Toni molto drammatici e una durata eccessiva ammazzano un po' un progetto altrimenti certamente interessante. La storia la conosciamo tutti, qui ci forniscono i dettagli.
Interessante e ben recitato, ma sicuramente non una pellicola per qualunque serata.
Premi: Candidato a 4 Oscar per Miglior scenografia, montaggio e missaggio sonoro ed effetti speciali, il film ha vinto per questi ultimi; 2 nomination ai Golden Globe per Miglior attrice non protagonista e colonna sonora, ha vinto per quest'ultima; 7 nomination ai BAFTA tra cui Miglior attrice non protagonista, sceneggiatura non originale, montaggio e fotografia. In competizione per il Leone d'Oro a Venezia.
Parola chiave: Braccialetto.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 27 ottobre 2019

Film 1665 - Hidden Figures

Intro: Lo rivedo sempre con piacere.
Film 1665: "Hidden Figures" (2016) di Theodore Melfi
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: storia vera interessante ed edificante - ovviamente -che racconta le vicende inizialmente non molto felici di tre donne afroamericane che, negli anni '60, si apprestano inconsapevolmente a rivoluzionare non solo il loro luogo di lavoro (nientemeno che la NASA), ma anche collateralmente il corso della storia dell'uomo nello spazio.
Film 1320 - Hidden Figures
Film 1665 - Hidden Figures
Film 2329 - Hidden Figures
Cast: Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst, Jim Parsons, Mahershala Ali, Aldis Hodge, Glen Powell.
Box Office: $236 milioni
Vale o non vale: Bella storia con bel messaggio annesso che ci ricorda quanto razzismo e sessismo siano questioni aperte che solo una sessantina di anni fa erano considerate la norma. Tre donne magnifiche che, in silenzio, hanno portato un po' di rivoluzione nella loro vita e nel mondo.
Premi: Candidato a 3 Oscar (Miglior film, sceneggiatura non originale e attrice non protagonista), a 2 Golden Globe (attrice non protagonista, colonna sonora) e al BAFTA per la sceneggiatura. 2 nomination ai Grammy per Best Score Soundtrack for Visual Media e Best Compilation Soundtrack for Visual Media.
Parola chiave: Calcoli.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 6 ottobre 2017

Film 1417 - Life

Ripartito da Dubai all volta di Adelaide, ho deciso di sfruttare il più possibile il mio tempo in volo (12 ore) regalandomi tanti nuovi film e tutti recentemente usciti e tutti che mi ero perso al cinema. Ecco il primo.

Film 1417: "Life" (2017) di Daniel Espinosa
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Anche se di fatto a questo film non manca nessun elemento utile al fine di una positiva riuscita, il risultato finale è comunque meno soddisfacente di quanto ci si aspetterebbe. L'ottimo cast non è ben sfruttato da una storia che, innanzitutto, non propone niente di innovativo e poi manca nel consegnare allo spettatore quantomeno qualcosa di piacevolmente intrattenitivo. Di fatto "Life" rasenta il minimo sindacale, propone la solita solfa dell'alieno assetato di sangue che finirà per sterminare un equipaggio che non aveva alcuna possibilità dal momento in cui l'organismo extraterreste fa il suo ingresso in scena.
Non possono salvare la situazione certamente la bella fotografia e gli effetti speciali efficaci, perché quando non c'è niente di nuovo da raccontare, l'aspetto tecnico può tentare di abbellire, ma da solo non può fare tutto il lavoro. Non che si sia di fronte ad una brutta pellicola, semplicemente un prodotto un po' troppo insipido rispetto alle premesse/promesse di trailer e poster, per non parlare del marketing. Sembrava un'avventura al cardiopalma, il racconto di una situazione che precipita vertiginosamente nel momento in cui si fronteggia l'ostile ospite di Marte e, invece, ci si ritrova di fronte ad un prodotto lento e molto parlato, a tratti soporifero - ma di sicuro io ero particolarmente stanco -, con un epilogo che cerca la sorpresa finale e, invece, non fa che confermare ciò che ci si era già prefigurati sarebbe accaduto. Peccato.
Cast: Jake Gyllenhaal, Rebecca Ferguson, Ryan Reynolds, Hiroyuki Sanada, Ariyon Bakare, Olga Dihovichnaya.
Box Office: $100.5 milioni
Consigli: Non tremendo, ma nemmeno riuscito. Mi aspettavo molto di più da questa pellicola che, di fatto, si è dimostrata priva di idee originali e incapace di valorizzare quelle già viste che sceglie di sviluppare. Tecnicamente curato, con un cast pazzesco e una regia che riesce a valorizzare la particolare location spaziale, il risultato finale però non convince. Si guarda, soprattutto se si è fan del genere sci-fi, ma di certo non rimane impresso.
Parola chiave: Guscio di salvataggio.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 6 marzo 2017

Film 1320 - Hidden Figures

Altro giro, altro regalo: in arrivo per l'8 marzo in Italia, una delle pellicole che più mi aveva incuriosito di questi Oscar 2017.

Film 1320: "Hidden Figures" (2016) di Theodore Melfi
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Tra i candidati a Miglior film che quest'anno ho visto, "Hidden Figures" è, assieme a "La La Land", quello che ho preferito. In tutta sincerità ero ben disposto in partenza verso questa pellicola, sia perché le tre attrici protagoniste mi incuriosivano assieme, sia perché dal trailer sembrava che la storia potesse essere davvero interessante e il risultato finale dinamico, edificante e del tutto piacevole. E' stato così quasi per tutto.
"Hidden Figures" è tratto dall'omonimo romanzo di Margot Lee Shetterly che, a sua volta, si ispira alla vera storia delle tre donne afroamericane, dette "computer", impiegate alla NASA con differenti ruoli, tutti riconducibili ad un'indiscutibile capacità cerebrale: Katherine Goble Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson. Le tre attrici che rispettivamente le interpretano - Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe - sono una scelta di cast perfetta e da sole valgono la visione della pellicola. Anche se forse la Spencer non si meritava così tanto la nomination all'Oscar (fa lo stesso ruolo che aveva in "The Help"), insieme sono un bel gruppo affiatato e credibile per il quale non si può non finire per fare il tifo. Inoltre il resto del cast è particolarmente ricco ed è bello ritrovare Costner e la Dunst finalmente in una produzione che fa centro.
La storia che si racconta ha dell'incredibile ed è un piacere da seguire e, man mano che il racconto procede, diventa sempre più coinvolgente, tanto che non si fatica a vivere le stesse ansie e gioie provate dai protagonisti sullo schermo. La lungimiranza di certi comportamenti, la gentilezza di alcuni gesti, la cattiveria gratuita, l'assurdità dell'impostazione raziale della società dell'epoca sono tutti elementi che vanno a comporre la trama caratterizzandola e contestualizzandola, pur evitando toni tragici o facili buonismi. Questo, in particolare, è l'aspetto che più mi ha colpito: ci sono meno fronzoli del previsto. Credevo che la produzione avrebbe giocato su toni più "patetici" e, invece, per quanto si conceda non pochi momenti edificanti, non cede troppo alla voglia di strafare. Così ne esce un film bello e godibile, interessante e ben costruito intorno a tre protagoniste forti e bellissime. Unico neo, a volte si pecca di ritmo.
Al di là di questo, comunque, il vero piacere di seguire "Hidden Figures" sta nel vedere come la NASA diventi una sorta di campus epurato dalle leggi raziali (certo non è tutto rose e fiori, ma da qualche parte bisogna pur cominciare) ed evolve rapidamente esattamente come cambiano i dati da elaborare per le varie missioni. E queste ultime richiedono lo sofrzo di tutti, bianchi e neri, per poter essere portate a termine. Dunque il programma spaziale bada poco al colore della pelle e tanto ai risultati e al lavoro di squadra in vista di un traguardo che è un goal per tutti.
In un momento storico in cui l'unità e il senso di comunità e identità vacillano, è bello ricordare come bastino intelligenza e lungimiranza per superare le proprie paure per la diversità altrui.
Ps. 3 nomination all'Oscar (Miglior film, sceneggiatura non originale, attrice non protagonista), 2 ai Golden Globes (attrice non protagonista, colonna sonora) e una ai BAFTA (sceneggiatura).
Film 1320 - Hidden Figures
Film 1665 - Hidden Figures
Film 2329 - Hidden Figures
Cast: Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst, Jim Parsons, Glen Powell, Mahershala Ali.
Box Office: $195 milioni
Consigli: Non un capolavoro, ma sicuramente una pellicola piacevole da seguire, con una bella storia da raccontare e un gruppo di attori veramente ben assortito (finalmente Jim Parsons esce dal personaggio di Sheldon Cooper). In lingua originale è stata un'esperienza particolarmente soddisfacente - cercando di decodificare i vari accenti - e anche se sono sicuro che l'imminente uscita in sala e la pigrizia faranno optare per il doppiaggio, come sempre mi sento di dire che la versione originale batte quella tradotta a mani basse. Non è una presa di posizione ma un dato di fatto: il lavoro che c'è dietro i personaggi sta anche nel tono e nell'impostazione della voce. E il piacere di seguire una nuova storia sta anche nel non sentirsela raccontare sempre dalle solite quattro voci.
Parola chiave: Euler method.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 18 novembre 2016

Film 1241 - Deep Impact

Tornato a casa, il Netflix italiano mi propone una pellicola che da anni desideravo recuperare. Anche perché l'ho sempre confusa con un milione di altri titoli, per cui mi piaceva l'idea di fare un attimo di chiarezza...

Film 1241: "Deep Impact" (1998) di Mimi Leder
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Gli effetti speciali sono quelli che sono (del resto eravamo negli anni '90!) e rivisti oggi sono il segno tangibile di quanto la tecnologia sia stata migliorata, in ogni caso questo disaster movie non fa particolarmente centro e la colpa non è certo della computer grafica.
Tra tutti i titoli di questo genere, devo dire che "Deep Impact" è certamente quello più debole e disomogeneo per cast, personaggi, storia. Troppi intrecci narrativi conducono ad un epilogo poco soddisfacente, senza contare che dei protagonisti ci frega davvero il giusto (a parte di Téa Leoni, che ovviamente è l'unica a sacrificarsi per fare pace col papi). Dunque molto, molto rumore per nulla che si risolve in un nulla di fatto francamente troppo facile e forse un po' ingenuo. Non so se la scelta di mandare a segno solo uno degli asteroidi sia stata voluta dalla sceneggiatura o dalle mancanze degli effetti speciali (o del budget, fermo a 80 milioni), in ogni caso la sensazione è che l'arco narrativo rimanga incompiuto in quanto tutto ciò per cui ci si era preparati - noi che guardiamo e i personaggi - non avviene e tutti i dialoghi, le scene, i drammi annunciati e verificati si vanificano in nome di una sorta di happy ending molto comodo.
In tutto questo, come dicevo, un universo sovraffollato di personaggi che, necessariamente, finisce per rimanere sulla superficie, per una bidimensionalità che, in quel momento, era ancora solida prerogativa dei blockbuster senz'anima. "Deep Impact" non si sottrae al diktat dell'epoca e si gioca una diversificazione umana che passa solamente attraverso lo stereotipo e finisce per svilire una storia già di per sé ricca di avvenimenti senza il bisogno di un sovraccarico di racconti personali che poi, vuoi o non vuoi, si risolvono in un sadico gioco di sceneggiatura: o sopravvivi o muori. Non c'è tempo per conoscere tutti, figuriamoci per appassionarsi a loro.
In tutto questo marasma di testosterone eroico - abbiamo perfino il ragazzino che per salvare la sua innamorata decide di emanciparsi e sposarla -, la cosa che mi ha colpito in positivo è stata un non trascurabile dettaglio tecnico: la regia è di una donna, il che è inusuale in questo genere. Alla Leder niente da recriminare, anzi, mi pare che il suo lavoro l'abbia svolto egregiamente considerato il contesto.
Dunque un risultato finale così così per una pellicola di "distruzione di massa" che parte in quarta ma finisce per tradire il genere a cui vuole appartenere per concentrarsi su un finale all'"Armageddon - Giudizio finale", rovinando il classico piacere del vedere tutto radersi al suolo. Per finta.
Cast: Robert Duvall, Téa Leoni, Elijah Wood, Vanessa Redgrave, Maximilian Schell, Morgan Freeman, James Cromwell, Jon Favreau, Laura Innes, Richard Schiff, Leelee Sobieski, Blair Underwood, Dougray Scott.
Box Office: $349.5 milioni
Consigli: Pellicola ludica imperdibile per chi apprezza il genere che tutto distrugge e poco risparmia, anche se il risultato finale è più ibrido del solito. Il che non è necessariamente un bene, visto il caos di personaggi e sottotrame che la storia ci profila, finanedo per mischiare e chiamare in causa troppo e concludere con troppo poco. Il cast è variegato e non si faticano a riconoscere i volti famosi (c'è perfino un giovanissimo e sempiterno Frodo Baggins), gli effetti speciali sicuramente all'avanguardia per l'epoca, in ogni caso "Deep Impact" è una pellicola solo per chi ha davvero voglia di recuperarla.
Parola chiave: Meteorite.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 4 novembre 2014

Film 810 - Gravity

Dopo un esame abbastanza pesante, ho scelto di farmi un regalo comprando questo DVD. Dopo più di un mese sono riuscito a vederlo...

Film 810: "Gravity" (2013) di Alfonso Cuarón
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Questa volta ho optato per la versione originale in lingua e senza sottotitoli. In effetti gli aspetti legati alle procedure tecniche sono un po' complessi da capire - ma anche in italiano poi non è che posso dirmi ferratissimo - comunque la cosa ha influenzato davvero poco la visione. Essendo una pellicola che racconta la storia di due soli personaggi, una volta che la protagonista Sandra Bullock rimane sola è abbastanza facile seguire anche senza conoscere l'inglese così approfonditamente (però consiglierei i sottotitoli, nel caso di poca dimestichezza).
E' inutile, Cuarón secondo me ha sfornato un capolavoro del genere sci-fi. Suspense dall'inizio alla fine, empatia con la protagonista, effetti speciali mastodontici e una storia che ti incolla alla sedia. Bello, drammaticissimo, ti fa sudare freddo dall'ansia. Ce la farà la povera Ryan a tornare sulla terra?
Scelte di regia assolutamente azzeccate, un turbinio di emozioni che lo spettatore è forzato a vivere con la Bullock, si quando è inquadrata con primissimi piani sia quando ci viene imposta la sua visuale e noi come lei siamo persi nello spazio. La sensazione di smarrimento è totale, il panico agghiacciante, palpitazioni e fiato corto come se fossimo noi a roteare all'infinito, puntino bianco in un'oscurità perenne.
Se questo non è sufficiente a convincervi, bisogna aggiungere che gli effetti speciali sono da paura - anche senza il 3D si capisce bene che è il lavoro fatto è superlativo - e man mano che la poveretta si ritrova ad affrontare una nuova difficoltà e la sceneggiatura richiede un ulteriore sforzo di realismo, la computer grafica permette di realizzare in immagini scenari tanto catastrofici quanto plausibili per l'occhio umano.
Bello, potente e raccontato bene. Poco importa se scientificamente ha inesattezze, qui parliamo di fiction e le regole di una buona storia non per forza devo coincidere con una veridicità scientifica a prova di università e professori. Io ho davvero apprezzato anche questa seconda visione casalinga. 7 Oscar assolutamente meritati - e sì, secondo me Miglior film ci stava eccome - e una performance per la Bullock che molto più di "The Blind Side" avrebbe meritato un riconoscimento (ma poi come la batteva Cate Blanchett per "Blue Jasmine"?).
Film 605 - Gravity 3D
Box Office: $716,392,705
Consigli: Da vedere assolutamente! Meglio se con un buon impianto dolby e uno schermo come si deve, immersi nel buio e nel silenzio. "Gravity", se lo si lascia fare, può trasportare chi guarda all'interno della sua storia drammatica e al cardiopalma, regalando un'esperienza cinematografica forte e da ricordare. Chi ha attacchi di ansia forse dovrebbe desistere all'idea di vederlo... In ogni caso un bel film.
Parola chiave: Sopravvivere.

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Bengi

mercoledì 20 agosto 2014

Film 759 - Apollo 13

Erano anni che volevo rivederlo, manca sempre l'occasione giusta. Ora ho rimediato.

Film 759: "Apollo 13" (1995) di Ron Howard
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Un film che è certamente entrato nell'immaginario collettivo, una pellicola fortissima che ancora oggi funziona alla grande. Effetti speciali super, una storia coinvolgente e ricca di pathos, un tema mitico - la conquista della luna - e un cast stellare (Tom Hanks, Bill Paxton, Kevin Bacon, Gary Sinise, Ed Harris, Kathleen Quinlan). Insomma, "Apollo 13" mi era mancato.
Inutile dire che il paragone con "Gravity" sia inevitabile, che lo si voglia o no. Manca la luna come punto centrale della trama, ma per il resto molti degli snodi principali si somigliano: spazio, missione spaziale, catastrofe, necessità di sopravvivere, missione disperata di rientro. Da questo punto di vista credo si possa dire che "Apollo 13" abbia fatto scuola.
Certo, la differenza tra 20 anni fa e oggi c'è. Ne è esempio lampante la quasi totalità di scene in interno, a differenza della pellicola con Sandra Bullock, quasi in toto girata nello spazio. Anche se qui ciò che viene mostrato grazie alla computer grafica sembra ancora a tratti un videogioco, non si può comunque non riconoscergli il merito di rendere vero e 'finto' ben coesi nella resa finale e di riuscire ad utilizzare gli effetti speciali a totale vantaggio della creazione di meraviglia, suspense e ammirazione che tanto rendono magnetica questa pellicola.
Insomma, penso si possa dire serenamente che questo film sia ormai indiscutibilmente parte dell'immaginario collettivo per quanto riguarda i film sulle missioni spaziali, senza considerare il fatto che si deve a questa pellicola una delle frasi più celebri della storia del cinema: "Houston, abbiamo un problema". Mica roba da niente...
Ps. 9 candidature ai premi Oscar del 1996 e 2 vittorie, nessuna delle quali nella categoria degli effetti speciali. Quell'anno, infatti, a vincere nella categoria fu "Babe - Maialino coraggioso". E non è uno scherzo.
Box Office: $355,237,933
Consigli: Storia non felice degli astronauti Jim Lovell, Fred Haise e Jack Swigert, desiderosi di camminare sulla luna, ma beffati dal destino. Rischieranno tutto per poterla toccare, ma il loro sogno rimane, di fatto, tale. Ron Howard confeziona un blockbuster potentissimo, ricco di avvenimenti, mai noioso e tecnicamente all'avanguardia, riuscendo nel compito di tenere lo spettatore incollato alla sedia per tutta la durata dei 140 minuti di pellicola. E' un film che racconta una storia realmente accaduta, che parla di eroismo e - inevitabilmente - di valori e che strizza l'occhio anche ai più tecnologici portando chi guarda non solo nello spazio, ma anche nel cuore di una vera e propria avventura. Un classico.
Parola chiave: Ossigeno.

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Bengi

martedì 29 ottobre 2013

Film 605 - Gravity 3D

Sandra Bullock è tornata alla grande parte 2.


Film 605: "Gravity" (2013) di Alfonso Cuarón
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Praticamente un film a due, "Gravity" anche solo per questo è una grande scommessa vinta. Sandra Bullock, che fino a pochi anni fa non sarebbe nemmeno stata presa in considerazione per il ruolo, dimostra, invece, di saper reggere sulle proprie spalle un intero blockbuster con forza e determinazione. Sono rimasto letteralmente ipnotizzato.
La visione in 3D degli zigomi di Sandra e del suo amico George Clooney non mi ha per nulla infastidito e, anzi, è riuscita in un coinvolgimento più realistico che nemmeno immaginavo. Le grandi scene distruttive, visivamente potenti, vengono esaltate dalla fuoriuscita di oggetti dallo schermo, con qualche scena in cui lo spettatore tenta di schivare uno dei detriti che gli si dirige inevitabilmente in faccia. Quindi si presenta in un paio di occasioni anche un sottotesto ludico da parco divertimenti che coinvolge piacevolmente.
Nonostante questo aspetto marginale - creato, neanche a dirlo, grazie all'enorme lavoro di effetti speciali sapientemente adoperati - "Gravity" rimane comunque una pellicola che tenta un approccio non solamente visivo e spettacolare, ma si concentra anche su una trama che, grazie al cielo, c'è. E' vero che il destino pare accanirsi un po' troppo - alla lunga - sulla povera Ryan Stone dispersa e sola nello spazio, ma ogni disastro apparentemente irrisolvibile diventa per lo spettatore motivo di suspense e tensione altissima. Come riuscirà la poveretta a cavarsela per l'ennesima volta?
Questa è la domanda più ricorrente durante la visione dell'ultima fatica di Cuarón (assente in sala dal 2006 dopo il faticoso "I figli degli uomini") e, nonostante la ripetizione durante i 91 minuti di pellicola, la risposta che man mano viene fornita dalla trama è sempre maledettamente intrigante e soddisfacente. Un susseguirsi di sfighe - sì, diciamocelo pure - che costituiranno il percorso di formazione (quasi un training) nello spazio della Stone che, dopo aver perso i suoi compagni di missione, sarà costretta, lei che non è nemmeno un vero astronauta, a sopravvivere all'incertezza del ritorno a casa, dopo che la sua missione è disastrosamente fallita.
Il viaggio che la donna dovrà affrontare dentro di sé è certamente accelerato dalla cornice di solitudine e infinita desolazione che la circonda, prima spinta al confronto coi suoi demoni interiori dal compagno di missione Matt Kowalski, poi aiutata dalla disperazione e dal ritrovato appiglio per la vita a tentare un tutto per tutto nel tragitto verso la Terra.
La donna che uscirà dalla capsula di salvataggio sarà la nuova Stone, rinata conscia e consapevole del suo fortissimo io, nuovamente attaccata a una Terra e una vita che aveva da tempo disimparato ad amare. In questo senso "Gravity" è la storia della gestazione di un nuovo io lucido e consapevole.
Dall'altra parte, come si diceva, abbiamo invece la rappresentazione spettacolare di una storia ambientata chilometri sopra la nostra testa, fatta di silenzio e buio, ambientata in quello spazio di cui siamo soliti soltanto immaginare. 

Non sono state poche, infatti, le contestazioni puramente scientifiche legate alla vicenda, con alcuni ex astronauti critici nei confronti di certi passaggi enfatizzati in nome della spettacolarità. Al di là della veridicità scientifica, però, va detto che anche se queste manipolazioni in funzione di un effetto maggiorato potrebbero sembrare quasi un giocare sporco, il risultato, invece, è assolutamente armonico. La trama bilancia perfettamente gli snodi critici con una realizzazione drammatica, sì, ma che non calca mai la mano oltre al limite funzionale alla storia stessa. Non vi è mai la sensazione, infatti, che si sia di fronte ad effetti speciali utilizzati per raccontare una serie di scene che si susseguono senza un filo conduttore. "Gravity", così, risulta anche in quest'ottica effettivamente una vittoria, ormai raro esempio di narrazione in grado di sottomettere la tecnologia alla fantasia di un racconto e non viceversa.
Ho apprezzato moltissimo questo prodotto cinematografico, grande esempio di intrattenimento dei giorni nostri, capace di utilizzare intelligentemente le migliori tecnologie disponibili al fine di raccontare una storia semplicissima (perché "Apollo 13" esiste già dal lontano 1995) e di arricchirla proprio grazie all'apporto tecnico. 
Inutile dire che, se l'Academy avrà abbastanza memoria, "Gravity" potrebbe avere ottime speranze per ricevere qualche nomination ai prossimi Oscar (sceneggiatura, effetti speciali, colonna sonora, montaggio e, azzardo, anche Sandra Bullock miglior attrice) portando a casa quasi certamente quella per i visual effects. Cuarón si è rivelato capace narratore, confrontandosi con una nuova sfida e portando a casa un risultato ottimale.
Bel film!
Ps. "Gravity", che ha aperto la 70ª edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ad oggi ha incassato $364,049,748 in tutto il mondo.
Consigli: Possibilmente da vedere assolutamente al cinema. Vederlo in 3D mi è piaciuto e devo dire che la cosa mi a sorpreso non poco.
Per godere totalmente di questo prodotto di intrattenimento, meglio evitare di porsi troppe domande su come potrebbe catastroficamente andare a finire e, invece, lasciarsi trasportare dall'ansia e dalla preoccupazione per le vicende della povera Ryan Stone.
Parola chiave: Allucinazione.

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Bengi

sabato 25 settembre 2010

Film 139 - The Box

Grazie ad Enrico che ce l'aveva caldamente consigliato, in una sera d'estate, ci siamo 'goduti' la visione di questo film dalla trama sicuramente intrigante...


Film 139: "The Box" (2009) di Richard Kelly
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco, Diego, Andrea Puffo
Pensieri: Richard Kelly ha la frustrante capacità di raccontare il nulla più assoluto e di venire pure acclamato per averlo fatto. "Donnie Darko"? Bah. "Southland Tales"? Chi l'ha visto? Questo "The Box"? Orrendo. Un nonsense pasticciato e pretenzioso, privo della più vaga logica, noioso inverosimilmente. Unico pezzo salvabile? La premessa, interessante, di cosa succederebbe se, per un milione di dollari, si premesse un bottone consapevoli che qualcuno - sconosciuto - nel mondo morirà. Peccato a fare questa proposta sia un uomo dal volto per metà deturpato, con mascella bene in vista...
Non fosse che si perde metà del tempo a fissare la parte di viso mancante di Frank Langella, si noterebbe da subito il tedio di questo film senza capacità di apportare nulla di nuovo al thriller fantascientifico. C'è l'astronauta (James Marsden) che prepara il tutore definitivo alla moglie storpia (Cameron Diaz), i primi accadimenti strani, il sangue dal naso, i posseduti, le vasche d'acqua, dialoghi assurdi ("Dannazione eterna!"), costumi orrendi (ma la Diaz quelle due spalle enormi le ha sempre avute?!) e una conclusione da far rabbrividire per la banalità.
"The Box", la scatola, sarebbe un esperimento (degli alieni). Decisamente fallito.
Consigli: Evitare tutta la filmografia di Kelly. Meno male che c'è poco...
Parola chiave: Bottone.



Ric