Horror in cantina mentre corro da solo sul mio tapis-roulant? Non posso chiedere di meglio!
Film 950: "So cosa hai fatto" (1997) di Jim Gillespie
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Uno dei titoli cult tra gli horror più mainstream degli anni '90, con un titolo sufficientemente iconico da rimanere impresso e in grado perfino di entrare nella rosa dei film parodiati nel primo "Scary Movie". Insomma, dovevo recuperare "I Know What You Did Last Summer" assolutamente!
Non ricordavo molto a parte titolo, 4 protagonisti (Jennifer Love Hewitt, Sarah Michelle Gellar, Ryan Phillippe, Freddie Prinze Jr.) e incipit del film, che vede i 4 ragazzi investire con la macchina uno sconosciuto e, pensando di averlo ucciso, decidere di fare un patto che li legherà per sempre: occultare il cadavere e giurare di non parlare mai più dell'accaduto.
La cosa si dimostra più facile a dirsi che a farsi, considerato che dopo un anno i ragazzi - che si ritrovano nella loro cittadina tutta pesca e furgoni - cominceranno a ricevere strani messaggi che, come nel titolo, annunciano di sapere cosa hanno fatto l'estate scorsa. Comincia il panico, ma anche la caccia con uncino e, piano piano, i vari testimoni dell'incidente verranno arpionati e uccisi in un'escalation di vendetta di cui l'epilogo ci svelerà cause e mandante, anche se il motivo per cui ci si fiondò al cinema quasi vent'anni fa era più che altro assistere alla paura dell'inseguimento a tinte survivor.
Già perché proprio come in "Scream" - il caso vuole che scopra mentre scrivo che lo sceneggiatore sia lo stesso e, non bastasse, che in "Scream 2" comparirà la qui presente Gellar - più che nello scoprire i colpevoli, il brivido sta nel vedere cosa accade, chi muore, chi ce la fa e come. La spettacolarizzazione delle morti nel film di Wes Craven è più marcata dal fatto che ci sia la reporter ficcanaso il cui unico scopo sta nel fare notizia, anche se pure qui si spinge lo spettatore ad essere attratto dalla "modalità di squartamento". Fa parte del gioco e, diciamocelo, ci si assume l'onere con estrema tranquillità. E così, uno dopo l'altro, i vari personaggi verranno a mancare fino a quando la protagonista Julie (Love Hewitt) riuscirà a capire chi ce l'abbia tanto con loro (e anche a riprendersi da quell'orrendo colorito pallido).
In generale, quindi, non possiamo aspettarci tanto da questa pellicola, il cui unico scopo è quello di intrattenere e far paura, creare scene di sbudellamento più o meno cruente ma che garantiscano comunque un lasciapassare da parte della censura. Gli attori sono accessori, anche se il casting fece bene i suoi conti: la Love Hewitt è stata per anni la fidanzatina d'America, Sarah Michelle Gellar e Ryan Phillippe finirono entrambi in quel "Cruel Intentions" che fece scalpore due anni dopo (per non parlare di "Buffy, l'ammazzavampiri" cui la Gellar è tuttora protagonista indimenticata), Freddie Prinze Jr. è finito in quel "Kiss Me" che è stato un altro successo commerciale di fine anni '90, per non parlare di quel giovanissimo Johnny Galecki che qui viene sacrificato per primo ma che oggi è la superstar nientemeno che di "The Big Bang Theory"... Insomma, la cultura pop c'è andata a nozze.
Chiaramente "So cosa hai fatto" è un filmaccio buono solo a regalare un bel tuffo nel passato e qualche salto di battito cardiaco quando il volume decide di sparare al massimo un urlo, ma nell'ipotesi che si stesse cercando nient'altro che del sano disimpegno fabbricato - è pur sempre un'industria culturale - ai tempi in cui i gruppi musicali si creavano a tavolino, eccoci serviti! La recitazione è quel che è, per non parlare della trama che praticamente non quadra quasi mai, però un po' l'effetto nostalgia, un po' quell'attaccamento bonario nei confronti di certi titoli come questo fanno sì che, nonostante tutto, l'ora e mezza di pellicola in questione non solo non ci danneggi in alcun modo ma, al contrario, ci lasci perfino sufficientemente soddisfatti.
Box Office: $125.2 milioni
Consigli: Oggi gli horror sono fatti d'altro, più violenti e veloci, fissati a riprendere sangue e viscere e lasciare poco all'immaginazione. Qui siamo di fronte ad un titolo decisamente diverso, addirittura interessato a raccontarci qualche implicazione emotiva - pur senza riuscirci - per caratterizzare personaggi e situazione. Anche se apparizioni e sparizioni nel giro di secondi sono altamente improbabili, un assassino il cui cappuccio cancella il volto impossibile e l'onniscienza di quest'ultimo altamente impraticabile (nell'era pre-iPhone, pre massificazione di internet quest'assassino è perfino più veloce, forzuto in anticipo su tutto e tutti che in confronto -A di "Pretty Little Liars" è un principiante), l'atmosfera che "So cosa hai fatto" riesce a creare ha un suo perché e nonostante tutta la superficialità dell'impresa, la produzione è riuscita a creare alcune delle scene più cult del decennio passato (la più famosa è certamente quella del concorso di bellezza durante il quale il fidanzato della vincitrice uscente viene ucciso sulla balconata). Quindi, lasciando critiche e pregiudizi facili a casa, rivedere questo film può avere il suo valore per chi sia nostalgico o affezionato a questo tipo di operazioni commerciali o semplicemente essere un'intrattenimento leggermente diverso per chi cercasse un divertimento senza pretese.
Parola chiave: Uncino.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Visualizzazione post con etichetta anni '90. Mostra tutti i post
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lunedì 13 luglio 2015
giovedì 25 dicembre 2014
Film 841 - Pretty Woman
Alla scoperta della carriera cinematografica di Julia Roberts - Atto terzo.
Film 841: "Pretty Woman" (1990) di Garry Marshall
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Pretty woman, walking down the street
Pretty woman, the kind I'd like to meet"
Una canzone famosissima per un film ancora più famoso, addirittura di culto. "Pretty Woman" è la storica pellicola che ormai più di 20 anni fa lanciò letteralmente nell'olimpo delle star mondiali la Roberts e Richard Gere, un duo che, tra l'altro, saprà bissare il clamoroso successo sul grande schermo grazie alla successiva commedia romantica sempre diretta da Garry Marshall: "Se scappi, ti sposo" (pellicola che, parentesi degenerativa tutta italiana, ha avuto l'infausto merito di inaugurare la tutt'ora attiva stagione del 'se... ti'. Esempi celebri "Se mi lasci ti cancello", "Se sei così ti dico sì", "Se ti investo mi sposi?" e altre fregnacce simili).
Tornando a noi, "Pretty Woman" è uno di quei film che DEVI aver visto, che sai a memoria, che non manca nella tua collezione di dvd, che richiama una serie di ricordi, che ha fatto sognare un paio di generazioni. Tutte cose che, fino a qualche settimana fa, per me erano solo vuote parole, frasi celebri più volte pronunciate da amici prima di apostrofarmi stupefatti: "Come non lo hai mai visto?!".
A questa sconcertante verità si è dovuto porre rimedio, cosicché non si dica più che mi manchi un tassello fondamentale della cultura pop anni 90, esempio perfetto di cinema di massa che collega alla perfezione le due decadi fra cui è a cavallo.
La nostra Vivian Ward, signorina allegra della strada, è una che ha un gran fisico e chiacchiera a manetta, colpisce per il giga-sorriso ma ancora di più per il volume della chioma e, successivamente, delle parolacce che spara. Vivian è forgiata dalla strada da cui proviene, si è adattata giocoforza e ora è quello che è: una con degli stivali alla coscia e un vestitino che è il risultato dell'incrocio tra l'elastan e un buco nero.
Al contrario, Edward Lewis è uno che può permettersi tutto - anche la strada, ovviamente - ma è scontento della sua vita, almeno da un certo punto di vista. Ma non solo, perché è anche onesto e con uan certa morale per gli affari, che sopraggiunge dopo, a dire il vero, che la morale puritana è stata scaricata sul marciapiede.
Questi due tipi umani sono la ciliegina e la torta, un connubio perfetto di amore in divenire che saprà diventare non solo reale, ma anche cult. Ed è così che si forgia una carriera: con ruoli forti e un titolo stellare. I due signori in carrozza a questo giro, Roberts e Gere, sapranno fare tesoro di questo mantra della vita, finendo più volte a rivestire panni decisamente simili in titoli decisamente romantici, il tutto per un'eterna spirale che, vissuta al contrario, riporterà sempre e comunque al punto di partenza: questo.
E allora diciamolo pure che "Pretty Woman" tutto sommato mi è piaciuto, mi ha divertito e intrattenuto. Ho amato questa Julia scurrile e bagascia (all'acqua di rose però) impreziosita di Chanel e desiderosa di riscatto sulle commesse frigide. E' naturale che questo ruolo femminile così forte mi abbia ricordato quello di "Erin Brockovich" e la naturale congiunzione è stata ben gradita. Gere, dal canto suo, era già "Ufficiale e gentiluomo", ma anche e soprattutto un "American Gigolo", titolo che lo avvicina di molto alla protagonista qui. E comunque bisogna concedergli che fosse proprio un bell'uomo.
Tutto sommato, quindi, pollice in su per questo titolo di riferimento del cinema moderno, classico esempio di come il mainstream riesca sempre a farla da padrone al pari del lieto fine. Che c'è anche qui, ma poi che ve lo dico a fare? Lo sapevate già da molto, molto più tempo di me.
Ps. Questo ruolo è valso alla Roberts la sua seconda nomination all'Oscar e il suo secondo Golden Globe vinto di fila. I precedenti erano stati, alle rispettive cerimonie del 1990, per "Fiori d'acciaio".
Box Office: $463,407,268
Consigli: Tra i film migliori per le feste. Non perché abbia un particolare spirito natalizio, pasquale o di fine anno, ma semplicemente perché è un titolo per tutte le occasioni. Ci si siede sul divano, si fa partire il film e si lascia che la storia ci coinvolga, ci rilassi, ci faccia dimenticare che poi, se ci pensiamo un attimo, la festa è già finita. E allora va bene, sognano ancora un po'. Con Julia, che riesce quasi sempre a farcelo fare.
Parola chiave: Baciare con la lingua.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 841: "Pretty Woman" (1990) di Garry Marshall
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Pretty woman, walking down the street
Pretty woman, the kind I'd like to meet"
Una canzone famosissima per un film ancora più famoso, addirittura di culto. "Pretty Woman" è la storica pellicola che ormai più di 20 anni fa lanciò letteralmente nell'olimpo delle star mondiali la Roberts e Richard Gere, un duo che, tra l'altro, saprà bissare il clamoroso successo sul grande schermo grazie alla successiva commedia romantica sempre diretta da Garry Marshall: "Se scappi, ti sposo" (pellicola che, parentesi degenerativa tutta italiana, ha avuto l'infausto merito di inaugurare la tutt'ora attiva stagione del 'se... ti'. Esempi celebri "Se mi lasci ti cancello", "Se sei così ti dico sì", "Se ti investo mi sposi?" e altre fregnacce simili).
Tornando a noi, "Pretty Woman" è uno di quei film che DEVI aver visto, che sai a memoria, che non manca nella tua collezione di dvd, che richiama una serie di ricordi, che ha fatto sognare un paio di generazioni. Tutte cose che, fino a qualche settimana fa, per me erano solo vuote parole, frasi celebri più volte pronunciate da amici prima di apostrofarmi stupefatti: "Come non lo hai mai visto?!".
A questa sconcertante verità si è dovuto porre rimedio, cosicché non si dica più che mi manchi un tassello fondamentale della cultura pop anni 90, esempio perfetto di cinema di massa che collega alla perfezione le due decadi fra cui è a cavallo.
La nostra Vivian Ward, signorina allegra della strada, è una che ha un gran fisico e chiacchiera a manetta, colpisce per il giga-sorriso ma ancora di più per il volume della chioma e, successivamente, delle parolacce che spara. Vivian è forgiata dalla strada da cui proviene, si è adattata giocoforza e ora è quello che è: una con degli stivali alla coscia e un vestitino che è il risultato dell'incrocio tra l'elastan e un buco nero.
Al contrario, Edward Lewis è uno che può permettersi tutto - anche la strada, ovviamente - ma è scontento della sua vita, almeno da un certo punto di vista. Ma non solo, perché è anche onesto e con uan certa morale per gli affari, che sopraggiunge dopo, a dire il vero, che la morale puritana è stata scaricata sul marciapiede.
Questi due tipi umani sono la ciliegina e la torta, un connubio perfetto di amore in divenire che saprà diventare non solo reale, ma anche cult. Ed è così che si forgia una carriera: con ruoli forti e un titolo stellare. I due signori in carrozza a questo giro, Roberts e Gere, sapranno fare tesoro di questo mantra della vita, finendo più volte a rivestire panni decisamente simili in titoli decisamente romantici, il tutto per un'eterna spirale che, vissuta al contrario, riporterà sempre e comunque al punto di partenza: questo.
E allora diciamolo pure che "Pretty Woman" tutto sommato mi è piaciuto, mi ha divertito e intrattenuto. Ho amato questa Julia scurrile e bagascia (all'acqua di rose però) impreziosita di Chanel e desiderosa di riscatto sulle commesse frigide. E' naturale che questo ruolo femminile così forte mi abbia ricordato quello di "Erin Brockovich" e la naturale congiunzione è stata ben gradita. Gere, dal canto suo, era già "Ufficiale e gentiluomo", ma anche e soprattutto un "American Gigolo", titolo che lo avvicina di molto alla protagonista qui. E comunque bisogna concedergli che fosse proprio un bell'uomo.
Tutto sommato, quindi, pollice in su per questo titolo di riferimento del cinema moderno, classico esempio di come il mainstream riesca sempre a farla da padrone al pari del lieto fine. Che c'è anche qui, ma poi che ve lo dico a fare? Lo sapevate già da molto, molto più tempo di me.
Ps. Questo ruolo è valso alla Roberts la sua seconda nomination all'Oscar e il suo secondo Golden Globe vinto di fila. I precedenti erano stati, alle rispettive cerimonie del 1990, per "Fiori d'acciaio".
Box Office: $463,407,268
Consigli: Tra i film migliori per le feste. Non perché abbia un particolare spirito natalizio, pasquale o di fine anno, ma semplicemente perché è un titolo per tutte le occasioni. Ci si siede sul divano, si fa partire il film e si lascia che la storia ci coinvolga, ci rilassi, ci faccia dimenticare che poi, se ci pensiamo un attimo, la festa è già finita. E allora va bene, sognano ancora un po'. Con Julia, che riesce quasi sempre a farcelo fare.
Parola chiave: Baciare con la lingua.
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