Luigi voleva assolutamente recuperarlo e, appena lo streaming lo ha permesso, abbiamo recuperato.
Film 862: "Posh" (2014) di Lone Scherfig
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Posh", ovvero una cocente delusione.
Nonostante non fossi particolarmente interessato a vederlo, c'è da dire che il cast (Sam Claflin, Max Irons, Douglas Booth, Jessica Brown Findlay, Natalie Dormer), la bellissima ambientazione ad Oxford (Harry Potter-style) e un sedimentato amore per il cinema inglese sempre presente, mi avessero comunque fatto sperare in qualcosa di buono.
Da Wiki: "Dieci studenti dell'università di Oxford, ricchi, cinici e viziati, vengono ammessi all'esclusivo e antico Riot Club, fondato nel lontano 1776. I giovani aspirano a standard di vita elevati e vogliono lasciare un segno all'interno del club. Ma una sera, complice l'alcol, un evento tragico rischia di rovinare le loro reputazioni." (ho tagliato il finale, che lascio a chi desidera guardare il film).
Ora, come si capisce dal riassunto - e dalla locandina originale - qui si punta tutto sull'enfatizzare un rapporto deviato, eppure direttissimo, tra la ricchezza e la mancanza di morale, il rango sociale e il classismo che sfocia in mancanza di tolleranza, odio, violenza. La storia è tutta qui e non va oltre l'episodio finale di pestaggio selvaggio che riduce coloro che per tutta la storia si erano elevati a superiori rispetto al resto del mondo al rango di branco animale. Non credo che "The Riot Club" (titolo originale) aggiunga nulla che non si sia già visto a questa ennesima riflessione che mette a confronto ricchezza e moralità.
Come esperimento cinematografico, quindi, il film non sviscera alcun pensiero proprio che valorizzi il tempo che la visione richiede e, a parte gli scossoni emotivi che può suscitare in chi guarda vedere con quanta superbia e arroganza i 10 , non ha molto altro da dire. Il che è un peccato se si pensa che gli attori accorsi ad interpretare questa storia sono tra i giovani promettenti esponenti della nuova leva attoriale britannica.
In definitiva mi è sembrata un'occasione sprecata per dire qualcosa di nuovo, per regalare al pubblico qualcosa di un po' più personale e meno scontato a proposito di come si possano frapporre il potere derivante da soldi e posizione sociale e il rispetto per gli altri indipendentemente dal loro ceto sociale. L'idea che mi sono fatto è che ci si sia concentrati quasi unicamente sulla violenza fine a sé stessa (che lo diventa, quindi, anche in questo film), così da degradare il possibile dibattito successivo alla visione a semplice indignazione per le immagini aggressive e il disgusto per i protagonisti.
Tecnicamente "Posh" è ben curato, ha una bella fotografia, delle scenografie suggestive e un buon gruppo di giovani attori, peccato che la storia del Riot Club non solo sia triste, ma artisticamente impersonale.
Ps. Il film è tratto dall'opera teatrale "Posh" di Laura Wade, qui sceneggiatrice.
Box Office: € 394.959 (incasso italiano), £497,000 (incasso d'esordio nel Regno Unito)
Consigli: Se siete infastiditi da ricchi ragazzini prepotenti, egocentrici, classisti, elitari, violenti, ecc ecc questa pellicola è meglio evitarla, sia per i dialoghi che per i risvolti della trama. Il Riot Club, così esclusivo, è un covo di vizi e viziati, un mix letale per moralità, tolleranza, educazione. La pellicola di per sé è un po' vuota, nel senso che manca un tocco più personale che valorizzi un racconto così spiazzante e rischioso se non viene direzionato con attenzione. Si può vedere, ben consci che non si tratta di una pellicola per 'tutte le occasioni'.
Parola chiave: Ristorante.
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#HollywoodCiak
Bengi
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lunedì 19 gennaio 2015
Film 862 - Posh
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giovedì 8 gennaio 2015
Film 852 - Lo sciacallo - Nightcrawler
Ero molto curioso di vederlo, anche perché ero certo che sarebbe finito tra i possibili ad aggiudicarsi qualche nomination ai vari premi della stagione. Non mi sbagliavo...
Film 852: "Lo sciacallo - Nightcrawler" (2014) di Dan Gilroy
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Sebbene sia stato felice di rivedere Jake Gyllenhaal e Rene Russo sul grande schermo e - finalmente! - con un titolo in grado di suscitare interesse e addirittura finire al #1 del box office americano (con il piuttosto modesto incasso del primo weekend di $10.4 milioni), non posso comunque dire che la cosa sia bastata a farmi piacere "Nightcrawler", primo esperimento registico dello sceneggiatore Dan Gilroy (sue le storie e sceneggiature di "The Fall", "Real Steel", "The Bourne Legacy").
La storia, inquietante e molto cruda, vede Gyllenhaal (per questo ruolo candidato ai Golden Globes 2015) interpretare Lou Bloom, un disoccupato disposto a tutto pur di lavorare che, per un caso fortuito viene in contatto con il mondo del giornalismo incentrato su servizi di cronaca nera. La disperazione di quest'ultimo, combinata al "desiderio di sangue" (da mostrare in tv) della direttrice del network televisivo per cui Lou finirà per lavorare saranno il motore di questo prodotto, più che film quasi esperimento sociologico.
Infatti la trama si spinge molto oltre e arriva a mostrare ciò che l'assenza di un limite - personale, etico, morale - può arrivare a creare: Lou diventerà, sì, un talentuoso venditore di sé stesso e pure di grande successo, ma a discapito dei molti che avranno la sfortuna di incontrarlo.
Nel concreto: vale più la vita dello sconosciuto o le immagini che lo ritraggono dopo la sciagura che gli è capitata? E, potendo evitargli il peggio, interverremmo?
Questi, ridotti all'osso, gli interrogativi che pone la trama de "Lo sciacallo - Nightcrawler" e, nonostante siano domande inquietantemente intriganti e la realizzazione della pellicola sia di fatto molto buona, rimane comunque la sensazione che a questo film manchi qualcosa, che sia solo un esercizio (antropologico) o un tentativo di stuzzicare il pubblico con una tematica molto forte. Dietro a quest'ultima, però, pare esserci poco altro, anche perché difficilmente lo spettatore si identificherà nel disturbato Lou o nella direttrice senza scrupoli - figuriamoci nell'ingenuo e sottomesso Rick (Riz Ahmed) -, quindi anche a livello di personaggi e pubblico rimane una certa distanza.
In definitiva, ribadendo che era ora che sia Gyllenhaal che Russo rivedessero la ribalta cinematografica, non posso comunque dire che questo film mi abbia convinto o mi sia piaciuto. Forse è troppo anche per me, forse gli manca qualcosa per essere meno disumano. Non lo rivedrei.
Box Office: $38.3 milioni
Consigli: Jake Gyllenhaal regala una buona interpretazione degna di nota, perde tantissimo peso quasi a significare che il poco rimasto in fatto di carne è lo stesso rimasto al personaggio Lou in fatto di morale. Chiariamoci, Louis Bloom è disturbato e concepisce le relazioni umane in modo rigoroso e molto personale, quindi è difficile poter farne un esempio da studiare. In combutta con Nina Romina, i due costituiranno la coppia della disperazione, entrambi alla ricerca di un modo per sopravvivere e sopravviversi, disposti a tutto pur di riuscire in ciò che fanno e vogliono fare. Sono inquietanti e umanamente disgustosi. La tv qui è loro complice o, meglio, lo è quanto il pubblico che guarda.
Voyerismo mosrboso, quindi, impatto dei media, assenza di morale e ridefinizione del limite personale, tutti aspetti che concorrono a formare la storia di questa pellicola e che, come si capisce, non sono fatti esattamente per ogni tipo di spettatore. Non è un film facile, quindi prima di sceglierlo è bene essere pronti. A cosa? A salire sul furgone di quello spostato di Lou Bloom.
Parola chiave: Suv.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 852: "Lo sciacallo - Nightcrawler" (2014) di Dan Gilroy
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Sebbene sia stato felice di rivedere Jake Gyllenhaal e Rene Russo sul grande schermo e - finalmente! - con un titolo in grado di suscitare interesse e addirittura finire al #1 del box office americano (con il piuttosto modesto incasso del primo weekend di $10.4 milioni), non posso comunque dire che la cosa sia bastata a farmi piacere "Nightcrawler", primo esperimento registico dello sceneggiatore Dan Gilroy (sue le storie e sceneggiature di "The Fall", "Real Steel", "The Bourne Legacy").
La storia, inquietante e molto cruda, vede Gyllenhaal (per questo ruolo candidato ai Golden Globes 2015) interpretare Lou Bloom, un disoccupato disposto a tutto pur di lavorare che, per un caso fortuito viene in contatto con il mondo del giornalismo incentrato su servizi di cronaca nera. La disperazione di quest'ultimo, combinata al "desiderio di sangue" (da mostrare in tv) della direttrice del network televisivo per cui Lou finirà per lavorare saranno il motore di questo prodotto, più che film quasi esperimento sociologico.
Infatti la trama si spinge molto oltre e arriva a mostrare ciò che l'assenza di un limite - personale, etico, morale - può arrivare a creare: Lou diventerà, sì, un talentuoso venditore di sé stesso e pure di grande successo, ma a discapito dei molti che avranno la sfortuna di incontrarlo.
Nel concreto: vale più la vita dello sconosciuto o le immagini che lo ritraggono dopo la sciagura che gli è capitata? E, potendo evitargli il peggio, interverremmo?
Questi, ridotti all'osso, gli interrogativi che pone la trama de "Lo sciacallo - Nightcrawler" e, nonostante siano domande inquietantemente intriganti e la realizzazione della pellicola sia di fatto molto buona, rimane comunque la sensazione che a questo film manchi qualcosa, che sia solo un esercizio (antropologico) o un tentativo di stuzzicare il pubblico con una tematica molto forte. Dietro a quest'ultima, però, pare esserci poco altro, anche perché difficilmente lo spettatore si identificherà nel disturbato Lou o nella direttrice senza scrupoli - figuriamoci nell'ingenuo e sottomesso Rick (Riz Ahmed) -, quindi anche a livello di personaggi e pubblico rimane una certa distanza.
In definitiva, ribadendo che era ora che sia Gyllenhaal che Russo rivedessero la ribalta cinematografica, non posso comunque dire che questo film mi abbia convinto o mi sia piaciuto. Forse è troppo anche per me, forse gli manca qualcosa per essere meno disumano. Non lo rivedrei.
Box Office: $38.3 milioni
Consigli: Jake Gyllenhaal regala una buona interpretazione degna di nota, perde tantissimo peso quasi a significare che il poco rimasto in fatto di carne è lo stesso rimasto al personaggio Lou in fatto di morale. Chiariamoci, Louis Bloom è disturbato e concepisce le relazioni umane in modo rigoroso e molto personale, quindi è difficile poter farne un esempio da studiare. In combutta con Nina Romina, i due costituiranno la coppia della disperazione, entrambi alla ricerca di un modo per sopravvivere e sopravviversi, disposti a tutto pur di riuscire in ciò che fanno e vogliono fare. Sono inquietanti e umanamente disgustosi. La tv qui è loro complice o, meglio, lo è quanto il pubblico che guarda.
Voyerismo mosrboso, quindi, impatto dei media, assenza di morale e ridefinizione del limite personale, tutti aspetti che concorrono a formare la storia di questa pellicola e che, come si capisce, non sono fatti esattamente per ogni tipo di spettatore. Non è un film facile, quindi prima di sceglierlo è bene essere pronti. A cosa? A salire sul furgone di quello spostato di Lou Bloom.
Parola chiave: Suv.
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