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venerdì 25 marzo 2016

Film 1108 - 45 Years

Alla vigilia degli Oscar, il giorno stesso della diretta da Los Angeles ho recuperato gli ultimi due titoli fondamentali per affrontare la cerimonia in possesso di tutti i dati a me necessari per una visione consapevole. Questo è il primo film.
Film 1108: "45 Years" (2015) di Andrew Haigh
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Lei, lui, l'altra 45 anni dopo.
Cosa succede a un matrimonio ben più che collaudato quando l'ombra di un passato doloroso e mai dimenticato riemerge inaspettatamente? E' questa la premessa di "45 Years", pellicola non tanto eclatante di per sé, ma viva grazie all'interpretazione di due protagonisti da standing ovation, intensi, veri, fragili ed esposti come capita di rado di vedere al cinema. Soprattutto relativamente a tematiche come queste. La terza età, l'occasione di un anniversario, i sacrifici di una vita, il bilancio che, vuoi o no, alla fine arriva. E, nel momento più sbagliato, torna, appunto, il ricordo di una vita fa - quasi un'altra vita -, in cui l'altra, primo vero amore di lui, fa nuovamente la comparsa sulla soglia di casa, senza mai entrare. Il ricordo s'insinua, il dolore avvolge, i dubbi non tardano a comparire.
In questo contesto complesso e difficile da affrontare, i due protagonisti Kate e Geoff (Charlotte Rampling, Tom Courtenay) sono costretti a sviscerare punto per punto la questione, a mettersi di nuovo in gioco quando, invece, la vita sembrava averli definitivamente lasciati in pace. Arriva piano, ma arrivo lo tsunami che sconvolgerà le loro vite - più quella di lei, a dire il vero -, arriva sotto forma di lettera che, una volta letta, non potrà più essere dimenticata. Sarà un fiore conservato tra le pagine di un diario, una diapositiva, una vecchia foto e, tassello dopo tassello, sarà inesorabile ed emotivamente violento.
Non ci sono urla qui, non ci sono scenate, ma il logorio interno di una mente che, tarlata, procede a corrodersi da dentro nel tentativo di capire, indagare su un fatto tragico che, nel concreto, è stato il punto di partenza per un'altra storia, un altro racconto al quale ci approcciamo, di fatto, allo scoccare dei 45 anni dal suo inizio.
Insomma, un racconto che sembra placido per via dei modi, ma non lo è. Una storia che è sempre più un pugno nello stomaco man mano che la trama procede e lo spettatore non può fare a meno di immedesimarsi nella splendida protagonista. "45 Years" è una pellicola che sembra per molto tempo ciò che in realtà non è, ma che sa catturare l'attenzione e le emozioni di chi guarda grazie a un finale che è tanto inaspettato quanto ruvido, emotivamente violento. Un prodotto che vive della bravura dei suoi protagonisti che sono in grado di valorizzare un risultato finale buono e, soprattutto, in grado di lasciare lo spettatore con non poche cose su cui riflettere.
Ps. Prima candidatura all'Oscar in carriera per la bravissima Charlotte Rampling, particolarmente conturbante, e per entrambi i protagonisti l'Orso d'Argento come migliori attori all'ultimo Festival del Cinema di Berlino.
Cast: Charlotte Rampling, Tom Courtenay, Geraldine James, Dolly Wells, David Sibley.
Box Office: $13.6 milioni
Consigli: Non una pellicola per tutte le occasioni, ma certamente una storia interessante da seguire soprattutto per chi è interessato a quei racconti sui rapporti umani che non si esprimono per frasi fatte, filtri sociali o mettendo in mezzo le solite banalità da cinema commerciale. Un profondo e riflettuto ritratto di una coppia sposata che, nel quotidiano, affronta l'ultima fase di una vita insieme e, nello specifico, si trova a dover gestire un nuovo capitolo di una storia apparentemente abbandonata quasi 50 anni prima. Un carico emotivo non da poco che farà vacillare le fondamenta di un'unione apparentemente solidissima e ben oliata. Insomma, "45 Years" va visto (in inglese!) consci che non si tratti di un racconto facile, ma di un viaggio introspettivo, un'interrogarsi che è un mettersi in discussione nonostante tutto e tutti. Chi è pronto ad affrontare il viaggio troverà in questa pellicola un ottimo prodotto che lascia, tra l'altro, molto su cui riflettere.
Parola chiave: Lettera.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 21 ottobre 2013

Film 600 - Royal Affair

Da qeulla nomination all'Oscar come Miglior film straniero ricevuta quest'anno, ho atteso il momento buono per vedere questa pellicola, ricostruzione in costume della vita di Cristiano VII di Danimarca e della moglie Carolina Matilde di Hannover.


Film 600: "Royal Affair" (2012) di Nikolaj Arcel
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Alicia Vikander è la stessa interprete di Kitty in "Anna Karenina" di Joe Wright e aveva già abbondantemente attirato la mia attenzione per quel ruolo: devo dire che sembra trovarsi molto bene nei film in costume. Anche in quest'opera riesce a catalizzare l'attenzione su di sé, capace di immergersi in maniera consapevole in un ruolo portante e certamente complesso per via del percorso che la persona (realmente esistita) compie nell'arco della sua brevissima esistenza - Carolina Matilde di Hannover muore nel 1775 a 24 anni -.
Ho apprezzato, quindi, la scelta di affidare a lei questo personaggio, innocente e fragile all'inizio, consapevole ed emancipato alla fine anche grazie alla relazione extra-coniugale con il dottore di suo marito, Johann Friedrich Struensee.
Proprio sulla loro relazione si concentra il fulcro della storia che ha influenzato le dinamiche storiche della Danimarca del XVI° secolo. Per un discreto numero di mesi, infatti, il trio Re-Regina-medico governarono la nazione attraverso una manipolazione nemmeno troppo celata da parte dei due amanti del monarca, quest'ultimo affetto da non pochi problemi mentali e certamente incline ad essere succube della reggenza altrui (poi ci penserà la matrigna). Smacherata la storia d'amore segreta, gli amanti saranno allontanati per sempre: lei esiliata a Celle, lui messo a morte.
Il fascino della vicenda raccontata da Arcel va oltre la liaison amorosa - francamente piuttosto simile a molte altre -, ma sta più verosimilmente nella ricostruzione di tutta la vicenda, con intrighi di corte ben rappresentati e sviluppati oltre che una messa in scena perfetta a livello tecnico. Bellissimi, infatti, i costumi, curatissime scenografia e fotografia; la sensazione è che questa produzione non abbia nulla da invidiare alle più famose hollywoodiane. Il collegamento più diretto che mi è venuto in mente è stato l'"Amadeus" di Milos Forman.
Insomma, trovo meritata la nomination all'Oscar - qualche altra nelle categorie tecniche sarebbe stata altrettanto sensata -, anche se l'effettivo vincitore ("Amour" di Haneke) era praticamente imbattibile. Al di là del fascino che le pellicole in costume esercitano su di me, ho trovato molto interessante scoprire questa storia di monarchia a me sconosciuta. L'attenzione e la cura per i particolari è evidente e la resa finale è di alto livello, grazie anche alle interpretazioni dei tre attori protagonisti davvero capaci (oltre alla Vikander anche il lanciatissimo Mads Mikkelsen - "Casino Royale", "Il sospetto" - e Mikkel Boe Følsgaard che vince a Berlino come Miglior attore per questo ruolo, prima ancora di aver terminato gli studi alla Danish National School of Theatre and Contemporary Dance).
Bello e affascinante.
Consigli: Una bella produzione europea capace di ricreare l'atmosfera della Corte del Re di Danimarca con estrema precisione e cura. Stilisticamente ricercato e affascinante, "Royal Affair" è un buon esempio di dramma in costume capace di bilanciare l'impegno nella ricostruzione degli aspetti tecnici con quella di rappresentare con coscienza la storia da cui è tratta la vicenda.
Parola chiave: Illuminismo.

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Bengi