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mercoledì 18 giugno 2014

Film 730 - The Lincoln Lawyer

Matthew McConaughey è ormai lanciatissimo - con probabilissima nomination agli Emmy per la sua interpretazione in "True Detective" - dopo Golden Globe e Oscar vinti all'inizio dell'anno. Volevo riscoprire qualche titolo della sua carriera che mi pareva interessante. Questo film ne é un esempio.

Film 730: "The Lincoln Lawyer" (2011) di Brad Furman
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Sinceramente un buon film. Trama ben scritta (dal romanzo "Avvocato di difesa" di Michael Connelly), atmosfera thriller e ottime scene in tribunale, un grande Matthew McConaughey già 3 anni fa sulla giusta strada verso i veri riconoscimenti. Sono rimasto piacevolmente colpito.
I vari risvolti della trama tengono assolutamente desta l'attenzione dello spettatore, riuscendo nell'intendo di portarlo fino al finale con un carico di domande che solo il finale saprà sciogliere. Non sono pochi, infatti, gli interrogativi che si presentano durante la visione del film, soprattutto perché fin quasi dall'inizio la colpevolezza di Louis Roulet è data per certa. La posizione dell'avvocato Mick Haller/McConaughey sarà, quindi, per niente semplice da sostenere in quanto conscio dei fatti che coinvolgono il suo cliente e obbligato comunque ad offrirgli il miglior servizio legale possibile. Da questa situazione di apparente stallo si verranno a creare numerosi scenari possibili che si concretizzeranno, però, solamente nel finale (abbastanza concitato).
Carino il personaggio di McConaughey - naturalmente d'acciaio e con un personalissimo codice del dovere - strutturato con stereotipata coerenza e uno humor personale e divertente. E' un buon protagonista che l'attore sa rendere davvero bene, capace di immergersi appieno nel personaggio dell'avvocato atipico con studio legale situato nella sua macchina e in grado, a l'occorrenza, di fare i conti con il suo passato.
Il tutto funziona bene e riesce a risultare come un buon prodotto thriller che bilancia le attese dello spettatore con un finale - anche se forse troppo veloce - degno di essere visto. "The Lincoln Lawyer", pellicola di cui non sapevo assolutamente nulla, si è rivelato un ottimo compagno di serata.
Box Office: $85,507,593
Consigli: Per chi ama le storie di casi da risolvere, scene in tribunale con interrogatori che ribaltano le conclusioni, di sicuro questo è un titolo da tenere a mente. inoltre, e non guasta, la storia è arricchita da qualche colpo di scena e una buona contestualizzazione dei vari elementi che la compongono, a risultare nell'insieme un buon film d'intrattenimento. Nel cast, oltre al premio Oscar McConaughey, anche Marisa Tomei, Ryan Phillippe, William H. Macy, John Leguizamo, Bryan Cranston e Frances Fisher.
Parola chiave: Colt Woodsman.

Trailer

Bengi

giovedì 18 aprile 2013

Film 535 - The Host

La 3 regalava questo ingresso e, sinceramente, ero proprio curioso di vedere cosa proponesse questa storia di cui avevo tanto sentito chiacchierare...


Film 535: "The Host" (2013) di Andrew Niccol
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: C'erano molte aspettative rispetto a questa pellicola, ufficialmente il post-Twilight della creatrice della saga Stephenie Meyer. Si cercava per lei, infatti, un nuovo tormentone milionario, una nuova scusa per mettere in cantiere altri 5trilioni di pellicole ispirate ai suoi libri. E "The Host" era il primo e sperimentale tentativo di fare il bis dopo il successo dei vampiri.
Questa volta la Meyer cambia macroargomento e dai canini affilati ma vegetariani, passiamo agli alieni invasori di corpi, ma con un anima. Il contorno, però, non cambia e rimane sempre la stessa precedente situazione amorosa del triangolo. Anche se formalmente Melanie/Saoirse Ronan è abitata dall'alieno Wanda, di fatto il corpo è uno solo, combattuto tra l'amore dei due belli della pellicola, il figlio di Jeremy Irons, Max (già visto nell'altro teen-horror "Cappuccetto rosso sangue"), e Jake Abel. Entrambi sono innamorati della/e protagonista/e, rispettivamente dell'umana Melanie e dell'aliena Wanda (al di fuori del corpo umano che ospita, ha l'aspetto di un neurone luminoso glitterato).
Di fatto, quindi, l'autrice della storia non sceglie di cambiare moltissimo le sue tematiche di interesse, ma le maschera solamente in altre forme per vedere se un fresh new start possa essere possibile. E diciamocelo, se questo è il risultato, la risposta è no.
L'infinita lentezza di questo film è già un grave difetto, ma evidentemente (ho visto solo il primo dei numerosi "Twilight", anche se ho in progetto di documentarmi) chi si dispone a vedere uno dei prodotti collaterali della Meyer scende a patti con questa mancanza volentieri, probabilmente ricercando una storia d'amore impossibile ed eterna, piuttosto che un buon ritmo e una buona sceneggiatura. Quindi va detto fin da subito che, oltre a non esserci originalità, non ci sono nemmeno grandi contenuti. L'approfondimento dei personaggi è al limite della sufficienza e anche se il duetto mentale tra la voce interiore di Melanie e quella di Wanda sembrerebbe legittimare un approfondimento psicologico necessariamente più maturo, serio e ricercato, in realtà la resa di questo aspetto è banalizzata e semplificata in maniera a tratti imbarazzante. Anche perchè, nonostante il dramma dell'essere 'spodestati' dal proprio corpo e la razza umana che viene soggiogata dall'alieno e la ribellione degli ultimi umani superstiti... Alla fine l'unica cosa su cui si concentra/no la/e protagonista/e sono i due ragazzi del cuore.
E, nel momento in cui tutta l'attenzione del film si sposta su questo argomento, capisci che "The Host" è un fallimento.
Mi rendo perfettamente conto che il pubblico cui mirasse il prodotto in questione fosse principalmente interessato alla love story, però io - da profano - ho trovato il tutto di una piatta banalità tanto sempliciotta che nemmeno sono riuscito a godermi l'insieme. Non c'è divertimento, non c'è malizia, né intrighi, la rivoluzione è trattata come cornice e le implicazioni mentali e sociali dell'essere abitati da un alieno non sono nemmeno prese in considerazione. Tutto ciò che viene proposto qui sono ambientazioni futuristiche e conseguenti gadget, relazioni stereotipate e una caccia all'uomo (o donna, in questo caso) all'acqua di rose. La storia, infatti, punta tutto sul nuovo triangolo Ronan-Irons-Abel, ma nessuno dei tre (forse giusto il secondo) ha l'appeal necessario a suscitare anche solo qualche interesse per il loro disagio amoroso. Saoirse Ronan si è scelta la non facile situazione di resuscitare le speranze della Meyer di una nuova Kristen Stewart dalle uova d'oro, senza però essere in grando di mantenere alcuna aspettativa, piatta e quasi annoiata in alcuni tratti, probabilmente a causa della stessa sceneggiatura...
Per farla breve, "The Host" poteva essere una pellicola carina visto i presupposti cool e patinati e la pubblicità collaterale grazie alla maternità della Meyer, eppure fallisce completamente il suo scopo, risultando noioso è per niente interessante. Giusto Diane Kruger regala un po' di movimento ad una trama che, altrimenti, è piatta e buonista.
Ps. 40 milioni di dollari per produrlo, ma insufficienti $45,420,419 di incasso mondiale.
Consigli: A questo punto suppongo sia meglio approfondire la questione "Twilight" perchè o Mrs. Meyer è una miracolata o davvero quella storia è migliore. Perchè se cercate qualcosa di banale, già visto, ma in salsa futuro allora "The Host" fa per voi; altrimenti lasciate stare.
Parola chiave: Viandante.

Trailer

Bengi