Ricordavo che era un po' una banalità allo zucchero, però avevo voglia di qualcosa di certo e sicuro, un titolo che mi ricordasse quando ero ragazzino, uno di quei film che ero andato a vedere al cinema con i miei genitori e di cui, possibilmente, non mi ricordassi la trama...
Film 1258: "C'è post@ per te" (1998) di Nora Ephron
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Prima di Tinder e Grindr, prima delle chat di Facebook e Messenger, prima che il cellulare prendesse il sopravvento, la novità tecnologica per eccellenza era il computer e la novità a livello di comunicazione istantanea era certamente l'e-mail. In questo contesto, quello che oggi a posteriori assomiglia più che altro a una sorta di limbo tecnologico in cui c'erano tutti i presupposti ma non ancora la tecnologia necessaria, in questo contesto, si diceva, rinasce la storia di Miklós László dal titolo "Parfumerie" e prende la forma della commedia romantica assemblata e distillata da penna e mano di Nora Ephron, per trent'anni indiscussa regina dei film chick flick, ovvero quei titoli destinati principalmente ad un target femminile.
La premessa è semplice e nota a tutti: possono due che nella realtà si odiano, innamorarsi addirittura su internet? La risposta è ovvia e, in questo caso inevitabile. La qual cosa non è necessariamente un problema perché sì, una volta che si è deciso di vedere "You've Got Mail" sappiamo esattamente a cosa stiamo andando incontro, ovvero la ritualizzazione hollywoodiana dell'amore declinata secondo la "scenetta" del caso. Quindi è inutile storcere il naso a posteriori: la storia è quella che è, ma del resto lo sapevamo fin dall'inizio.
Scesi a patti con lo snobismo che è in noi, si può tranquillamente ammettere che "C'è post@ per te", nonostante l'orrida titolazione italiana, è un film carino ed innoquo, capace di veicolare quella calda sensazione di tranquillità e pace interiore che non molti altri titoli sono capaci di garantire. Poi ok, la nevrosi da maestrina di Meg Ryan a volte è insopportabile, ma tutto sommato il risultato finale è quello di una simpatica favoletta che, a quasi vent'anni di distanza, è ancora in grado di risultare piacevole.
Ps. Candidato a un Golden Globe per la Miglior attrice (commedia o musical) per Meg Ryan.
Cast: Tom Hanks, Meg Ryan, Parker Posey, Jean Stapleton, Dave Chappelle, Steve Zahn, Greg Kinnear, Heather Burns, Dabney Coleman, Chris Messina.
Box Office: $250.8 milioni
Consigli: Ormai evergreen delle pellicole romantiche, rivisitazione tecnologica del genere, "C'è post@ per te" è stato certamente uno tra i titoli più iconici della carriera di Meg Ryan, un bell'esempio di quanto un tempo bastasse poco per intrattenere il pubblico partendo da un semplice pressupposto: è possibile innamorarsi via mail? La questione non è per niente semplice e al giorno d'oggi certi dialoghi e certe remore dei personaggi fanno un po' ridere, ma preso con la giusta dose di affetto nostalgico questo film è ancora capace di lasciare il suo spettatore-tipo perfettamente soddisfatto. Per tutti gli altri magari ci sarà un po' di tedio, ma tutto sommato si tratta di una storia che si lascia ancora rivedere con piacere.
Parola chiave: NY152, Shopgirl.
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#HollywoodCiak
Bengi
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lunedì 12 dicembre 2016
Film 1258 - C'è post@ per te
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lunedì 20 giugno 2016
Film 1163 - Confirmation
Mi sono avvicinato a questo prodotto più che altro per una serie di polemicheche hasollevato e di cui avevo letto in un articolo su The Hollywood Reporter (qui). Poi perché i film della HBO solitamente sono una garanzia.
Film 1163: "Confirmation" (2016) di Rick Famuyiwa
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno nel primo tempo, Poe e Giro nel secondo tempo
Pensieri: Questo prodotto si inserisce nella categoria dei made-for-television film che, oggi più che mai, vede fiorire un numero particolarmente elevato di prodotti di qualità. Conseguente ad una serie di cambiamenti sociali e ambientali - potenziamento e miglioramento tecnologico, mescolamento dei generi, evoluzione dell'audience, nuovi spazi per lo sviluppo di storie e approfondimenti, ... -, il fenomeno ha portato ad una serie di sperimentazioni tutte televisive in un mondo, fino a qualche decennio fa, di appannaggio cinematografico.
Il risultato sono prodotti particolarmente riusciti come "The Normal Heart", "Behind the Candelabra", "Bernard and Doris", "Grace of Monaco" (questo più che altro per gli aspetti tecnici), "The Life and Death of Peter Sellers", ecc, che niente hanno da invidiare alle produzioni cui ci ha abituato il grande schermo.
In questo senso anche "Confirmation" è perfettamente iscrivibile nel gruppo con, però, un'aggiunta che cavalca un'ulteriore tendenza di oggi: il ritratto di una personalità femminile. Dopo anni di macho protagonismo, siamo di fronte ad una svolta piuttosto evidente. Ora che anche le donne possono essere validi supereroi in grado di trainare un intero show ("Jessica Jones", "Supergirl", "Agent Carter") e le attrici richiedono - giustamente - di essere pagate quanto i loro colleghi maschi (tra le tante Patricia Arquette, Jennifer Lawrence, Robin Wright), i tempi sono sufficientemente maturi per trattare figure emblematiche della storia anche quando esse sono femminili. Sembrerebbe un discorso inutile, scontato o misogino, eppure a ben vedere non è così. Non serve andare molto indietro nel tempo, ci si può già fermare ai soli anni '90 e citare un unico nome che funga da esempio: Marcia Clark (procuratore distrettuale nel processo per omicidio a O.J. Simpson).
A ben vedere "Confirmation" presenta non pochi parallelismi con l'attuale "The People v. O. J. Simpson", prima stagione della serie televisiva "American Crime Story". Entrambi si concentrano su un fatto di cronaca realmente accaduto negli Stati Uniti - peraltro negli anni '90; entrambi si svolgono negli ambienti del potere e coinvolgono direttamente strumenti della giustizia nazionale; entrambi si caratterizzano per toni realistici e una valida ricostruzione dei fatti; e, inutile sottolinearlo, entrambi si concentrano su una figura femminile di forte impatto. Relativamente a quest'ultimo aspetto, qualche considerazione in più.
Sia la Clark che Anita Hill (qui interpretata da una Kerry Washington piuttosto convincente e finalmente fuori dalla sovrabbondanza verbale di "Scandal") si trovano a fronteggiare un antagonista maschile, in entrambi i casi nero, più famoso di loro, familiare all'opinione pubblica e, di conseguenza, più apprezzato al momento in cui la macchina giudiziaria si mette in moto. Di fatto saranno entrambe sconfitte.
Le due donne faticano a trovare le simpatie di un pubblico che non tarda a metterle in croce, facendo loro subire il calvario del processo mediatico a causa di una non conformità del loro aspetto o della loro personalità rispetto ai canoni tradizionali cui il pubblico dell'epoca è abituato. Non da ultimo, entrambi i personaggi sono costretti a fronteggiare un secondo processo, "invisibile", che si consuma parallelamente alla storia principale e riguarda prettamente il loro essere donna in termini di inferiorità. Non mancano infatti commenti pubblici sessisti, avvilenti, sottintese allusioni di inferiorità e debolezza, anche declinata nell'accezione sessuale o relativa alla sfera dell'attendibilità.
In questo quadro generale, "Confirmation" dipinge le fragilità, l'integrità e la determinazione di una donna che prende la parola per fornire elementi aggiuntivi relativamente a un candidato a diventare giudice della Corte Suprema, Clarence Thomas. Sua ex collega di lavoro, la Hill denuncerà il comportamento inappropriato di Thomas che, secondo la donna, l'ha molestata sessualmente in numerose occasioni, anche al di fuori del contesto lavorativo. Non mancheranno, ovviamente, i dubbi e le perplessità, principalmente legati a comportamenti più ambigui della Hill che la vedranno seguire il suo superiore quando questo cambierà mansione o accettare un passaggio in macchina in sua sola compagnia. Senza contare i dubbi suscitati da una denuncia così tardiva dei fatti, a 10 anni di distanza dagli accadimenti.
Come viene sottolineato durante il film, pare evidente che, dove la Hill accusa di molestie sessuali e Thomas le respinge categoricamente, uno dei due stia mentendo. Non mancheranno di fare la loro comparsa altre donne intenzionate a sottoporre le stesse accuse, ma queste non saranno ascoltate durante l'udienza pubblica per la conferma della nomina alla Corte Suprema, si vocifera per motivi di comodo. Inutile dire che parteggiare per la Washington - e dunque per estensione la Hill - risulti piuttosto facile e nonostante la strenua difesa personale dell'accusato, si fa veramente fatica a dargli credito. Esattamente come accade per O.J. Simpson. In ogni caso, a ognuno il suo pensiero.
Per arrivare a una conclusione dopo questo pensiero più lungo del solito, qualche veloce considerazione: il risultato finale è buono, chiaro, ben esposto. La cura evidente dell'immagine, dei costumi e delle scenografie conferisce all'operazione un valore che plausbilmente verrà riconosciuto ai prossimi Emmy Awards quantomeno in forma di nomination (la vittoria è altra cosa). Il cast conta nomi davvero importanti, anche se ammetto non conoscessi Wendell Pierce (è l'accusato Thomas) e la presenza del premio Oscar Jennifer Hudson sembra più una trovata promozionale che una scelta qualitativa. In definitiva, comunque, un prodototto valido che sono contento di aver visto.
Cast: Kerry Washington, Wendell Pierce, Greg Kinnear, Jeffrey Wright, Eric Stonestreet, Bill Irwin, Zoe Lister-Jones, Grace Gummer, Treat Williams, Dylan Baker, Erika Christensen, Jennifer Hudson, Alison Wright.
Box Office: /
Consigli: Un film tv interessante, sufficientemente ricostruito e con una protagonista forte in grado di sostenere il peso di una storia vera, difficile, controversa. Non è, chiaramente, un prodotto facile adatto ad ogni occasione, ma chi può essere interessato dalla storia o dai temi trattati, può davvero valere la pena di dare una chance a questo titolo che non manca di interessare e coinvolgere lo spettatore. Solo in inglese (per ora).
Parola chiave: Candidatura.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 1163: "Confirmation" (2016) di Rick Famuyiwa
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno nel primo tempo, Poe e Giro nel secondo tempo
Pensieri: Questo prodotto si inserisce nella categoria dei made-for-television film che, oggi più che mai, vede fiorire un numero particolarmente elevato di prodotti di qualità. Conseguente ad una serie di cambiamenti sociali e ambientali - potenziamento e miglioramento tecnologico, mescolamento dei generi, evoluzione dell'audience, nuovi spazi per lo sviluppo di storie e approfondimenti, ... -, il fenomeno ha portato ad una serie di sperimentazioni tutte televisive in un mondo, fino a qualche decennio fa, di appannaggio cinematografico.
Il risultato sono prodotti particolarmente riusciti come "The Normal Heart", "Behind the Candelabra", "Bernard and Doris", "Grace of Monaco" (questo più che altro per gli aspetti tecnici), "The Life and Death of Peter Sellers", ecc, che niente hanno da invidiare alle produzioni cui ci ha abituato il grande schermo.
In questo senso anche "Confirmation" è perfettamente iscrivibile nel gruppo con, però, un'aggiunta che cavalca un'ulteriore tendenza di oggi: il ritratto di una personalità femminile. Dopo anni di macho protagonismo, siamo di fronte ad una svolta piuttosto evidente. Ora che anche le donne possono essere validi supereroi in grado di trainare un intero show ("Jessica Jones", "Supergirl", "Agent Carter") e le attrici richiedono - giustamente - di essere pagate quanto i loro colleghi maschi (tra le tante Patricia Arquette, Jennifer Lawrence, Robin Wright), i tempi sono sufficientemente maturi per trattare figure emblematiche della storia anche quando esse sono femminili. Sembrerebbe un discorso inutile, scontato o misogino, eppure a ben vedere non è così. Non serve andare molto indietro nel tempo, ci si può già fermare ai soli anni '90 e citare un unico nome che funga da esempio: Marcia Clark (procuratore distrettuale nel processo per omicidio a O.J. Simpson).
A ben vedere "Confirmation" presenta non pochi parallelismi con l'attuale "The People v. O. J. Simpson", prima stagione della serie televisiva "American Crime Story". Entrambi si concentrano su un fatto di cronaca realmente accaduto negli Stati Uniti - peraltro negli anni '90; entrambi si svolgono negli ambienti del potere e coinvolgono direttamente strumenti della giustizia nazionale; entrambi si caratterizzano per toni realistici e una valida ricostruzione dei fatti; e, inutile sottolinearlo, entrambi si concentrano su una figura femminile di forte impatto. Relativamente a quest'ultimo aspetto, qualche considerazione in più.
Sia la Clark che Anita Hill (qui interpretata da una Kerry Washington piuttosto convincente e finalmente fuori dalla sovrabbondanza verbale di "Scandal") si trovano a fronteggiare un antagonista maschile, in entrambi i casi nero, più famoso di loro, familiare all'opinione pubblica e, di conseguenza, più apprezzato al momento in cui la macchina giudiziaria si mette in moto. Di fatto saranno entrambe sconfitte.
Le due donne faticano a trovare le simpatie di un pubblico che non tarda a metterle in croce, facendo loro subire il calvario del processo mediatico a causa di una non conformità del loro aspetto o della loro personalità rispetto ai canoni tradizionali cui il pubblico dell'epoca è abituato. Non da ultimo, entrambi i personaggi sono costretti a fronteggiare un secondo processo, "invisibile", che si consuma parallelamente alla storia principale e riguarda prettamente il loro essere donna in termini di inferiorità. Non mancano infatti commenti pubblici sessisti, avvilenti, sottintese allusioni di inferiorità e debolezza, anche declinata nell'accezione sessuale o relativa alla sfera dell'attendibilità.
In questo quadro generale, "Confirmation" dipinge le fragilità, l'integrità e la determinazione di una donna che prende la parola per fornire elementi aggiuntivi relativamente a un candidato a diventare giudice della Corte Suprema, Clarence Thomas. Sua ex collega di lavoro, la Hill denuncerà il comportamento inappropriato di Thomas che, secondo la donna, l'ha molestata sessualmente in numerose occasioni, anche al di fuori del contesto lavorativo. Non mancheranno, ovviamente, i dubbi e le perplessità, principalmente legati a comportamenti più ambigui della Hill che la vedranno seguire il suo superiore quando questo cambierà mansione o accettare un passaggio in macchina in sua sola compagnia. Senza contare i dubbi suscitati da una denuncia così tardiva dei fatti, a 10 anni di distanza dagli accadimenti.
Come viene sottolineato durante il film, pare evidente che, dove la Hill accusa di molestie sessuali e Thomas le respinge categoricamente, uno dei due stia mentendo. Non mancheranno di fare la loro comparsa altre donne intenzionate a sottoporre le stesse accuse, ma queste non saranno ascoltate durante l'udienza pubblica per la conferma della nomina alla Corte Suprema, si vocifera per motivi di comodo. Inutile dire che parteggiare per la Washington - e dunque per estensione la Hill - risulti piuttosto facile e nonostante la strenua difesa personale dell'accusato, si fa veramente fatica a dargli credito. Esattamente come accade per O.J. Simpson. In ogni caso, a ognuno il suo pensiero.
Per arrivare a una conclusione dopo questo pensiero più lungo del solito, qualche veloce considerazione: il risultato finale è buono, chiaro, ben esposto. La cura evidente dell'immagine, dei costumi e delle scenografie conferisce all'operazione un valore che plausbilmente verrà riconosciuto ai prossimi Emmy Awards quantomeno in forma di nomination (la vittoria è altra cosa). Il cast conta nomi davvero importanti, anche se ammetto non conoscessi Wendell Pierce (è l'accusato Thomas) e la presenza del premio Oscar Jennifer Hudson sembra più una trovata promozionale che una scelta qualitativa. In definitiva, comunque, un prodototto valido che sono contento di aver visto.
Cast: Kerry Washington, Wendell Pierce, Greg Kinnear, Jeffrey Wright, Eric Stonestreet, Bill Irwin, Zoe Lister-Jones, Grace Gummer, Treat Williams, Dylan Baker, Erika Christensen, Jennifer Hudson, Alison Wright.
Box Office: /
Consigli: Un film tv interessante, sufficientemente ricostruito e con una protagonista forte in grado di sostenere il peso di una storia vera, difficile, controversa. Non è, chiaramente, un prodotto facile adatto ad ogni occasione, ma chi può essere interessato dalla storia o dai temi trattati, può davvero valere la pena di dare una chance a questo titolo che non manca di interessare e coinvolgere lo spettatore. Solo in inglese (per ora).
Parola chiave: Candidatura.
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venerdì 30 maggio 2014
Film 722 - Baby Mama
Visto in occasione del compleanno di Tina Fey domenica 18 maggio.
Film 722: "Baby Mama" (2008) di Michael McCullers
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Tina Fey + Amy Poehler sono una coppia esplosiva e lo hanno dimostrato negli anni servendo sotto lo stesso fuoco mediatico in non poche occasioni oltre questa ("Saturday Night Live" e due conduzioni dei Golden Globes e una, la prossima, che deve ancora arrivare). Qui, cinte dai meccanismi della commedia americana, funzionano bene, anche se non al loro meglio.
La sceneggiatura, per quanto divertente, non è all'altezza di quel capolavoro del suo genere che è "Mean Girls" - non a caso scritto dalle Fey - e i momenti divertenti sono per la maggior parte concentrati nella prima parte del film. Niente di veramente innovativo, a dire il vero, ma le due attrici sono in grado di far vivere le battute e le situazioni al limite dell'assurdo grazie alla loro comicità fisica ed espressiva.
Tutto ruota intorno a questa strana coppia dove la Fey è la signora single impostata, benestante e in cerca della chance di avere un figlio e la Poehler diviene colei che sarà in grado di darglielo affittandole l'utero. L'estrazione sociale diversissima, i caratteri opposti e i personaggi di contorno stralunati saranno gli elementi che porteranno le due ad avere non pochi diverbi... per cominciare!
Insomma, questo "Baby Mama" è un prodotto commerciale carino e spensierato che si può vedere in assoluta tranquillità facendosi due risate e riflettendo su quel vastissimo argomento che è il diventare genitori (e su quanto dovrebbe essere un diritto di tutti).
Ps. Presenti nel cast anche Sigourney Weaver, Steve Martin, Greg Kinnear, Dax Shepard e Maura Tierney.
Box Office: $64,163,648
Consigli: Classica commedia americana degli equivoci e dall'happy ending facile, ma impreziosita dalla presenza di due delle attrici comiche più capaci della televisione americana, ovvero Tina Fey ("30 Rock") e Amy Poehler ("Parks and Recreation"). Si può vedere e digerire con estrema facilità (e nel mentre, ragionare al volo sulla questione dell'inseminazione artificiale o delle madri surrogato). Carino.
Parola chiave: Gravidanza.
Trailer
Bengi
Film 722: "Baby Mama" (2008) di Michael McCullers
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Tina Fey + Amy Poehler sono una coppia esplosiva e lo hanno dimostrato negli anni servendo sotto lo stesso fuoco mediatico in non poche occasioni oltre questa ("Saturday Night Live" e due conduzioni dei Golden Globes e una, la prossima, che deve ancora arrivare). Qui, cinte dai meccanismi della commedia americana, funzionano bene, anche se non al loro meglio.
La sceneggiatura, per quanto divertente, non è all'altezza di quel capolavoro del suo genere che è "Mean Girls" - non a caso scritto dalle Fey - e i momenti divertenti sono per la maggior parte concentrati nella prima parte del film. Niente di veramente innovativo, a dire il vero, ma le due attrici sono in grado di far vivere le battute e le situazioni al limite dell'assurdo grazie alla loro comicità fisica ed espressiva.
Tutto ruota intorno a questa strana coppia dove la Fey è la signora single impostata, benestante e in cerca della chance di avere un figlio e la Poehler diviene colei che sarà in grado di darglielo affittandole l'utero. L'estrazione sociale diversissima, i caratteri opposti e i personaggi di contorno stralunati saranno gli elementi che porteranno le due ad avere non pochi diverbi... per cominciare!
Insomma, questo "Baby Mama" è un prodotto commerciale carino e spensierato che si può vedere in assoluta tranquillità facendosi due risate e riflettendo su quel vastissimo argomento che è il diventare genitori (e su quanto dovrebbe essere un diritto di tutti).
Ps. Presenti nel cast anche Sigourney Weaver, Steve Martin, Greg Kinnear, Dax Shepard e Maura Tierney.
Box Office: $64,163,648
Consigli: Classica commedia americana degli equivoci e dall'happy ending facile, ma impreziosita dalla presenza di due delle attrici comiche più capaci della televisione americana, ovvero Tina Fey ("30 Rock") e Amy Poehler ("Parks and Recreation"). Si può vedere e digerire con estrema facilità (e nel mentre, ragionare al volo sulla questione dell'inseminazione artificiale o delle madri surrogato). Carino.
Parola chiave: Gravidanza.
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martedì 29 novembre 2011
Film 334 – Ma come fa a far tutto?
Un clamoroso insuccesso al botteghino americano per una commediola che tenta la fortuna ricorrendo sempre ai soliti elementi. Ormai non molto vincenti…
Film 334: " Ma come fa a far tutto?" (2011) di Douglas McGrath
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Sarah Jessica Parker dovrebbe ormai aver imparato che non si vive di rendita tutta la vita. Dico dovrebbe perché il secondo capitolo di “Sex and the city”, dopo il clamoroso successo del primo (più di 400 milioni di $), ha incassato a malapena la metà del suo predecessore con, inoltre, annesse critiche molto pesanti alle 4 protagoniste di cui a capo sappiamo esserci proprio la nostra cavallona. Passare da quattro Golden Globes e un Emmy a un Razzie Award come peggiore attrice dell’anno non è esattamente ciò che si definisce un salto di qualità. E la nostra anoressica equina amica avrebbe dovuto capire che, per impegnarsi a non ripetere lo scivolone, sarebbe dovuta correre ai ripari.
Peccato che la sua mossa successiva sia questa pellicola fiacca e loffia, moscia come un qualunque soufflé che ha deciso di sgonfiarsi dopo una buona premessa di partenza. Già perché se l’idea della madre tuttofare che però non vuole rinunciare alla carriera ha un sapore di stantio che è inutile parlarne, diciamo che dal trailer si poteva sperare in un piglio più innovativo, proprio, se mi è concesso, alla “Sex and the city”.
Ma no, qui non c’è nulla delle magnifiche quattro ragazzone attempate e arrapate e, anzi, l’approccio un po’ glam un po’ sbarazzino serve solo ad attirare i poveretti che, come me, avevano voglia di ancora un po’ del tanto conosciuto tocco al ‘carrie’.
Si potrebbe dire, invece, che di tutte le trovate (plausibilmente) piacevoli sulla carta – per es. tutto ciò che non è Sarah J. fermo immobile e la nostra eroina di casa che interloquisce direttamente con il pubblico; la lista delle cose da fare il giorno dopo che appare sul soffitto; le ‘interviste’ quasi alla reality show degli altri personaggi come la mamma rivale per rivelare qualcosa in più sulla psicologia degli altri personaggi – non ce ne sia una che aiuti la pellicola a risultare omogenea nel suo insieme. Tutto un calderone di espedienti mal mescolati che lasciano, alla fine, un’idea di discontinuità e di non omogeneità della struttura narrativa.
Sarah J., poi, incarna sempre la solita fighetta chic alto borghese (anche in “La neve nel cuore”, uno dei film più brutti ed assurdi che abbia mai visto nella mia vita) che necessita di trovare sé stessa nell’uomo che ama, la coccola e le da sicurezza. Se, per una volta, osasse davvero cambiare un ruolo cinematografico – anche fallendo, per carità… Tanto è evidente che anche interpretando sempre lo stesso personaggio non si sta aiutando – potrebbe tentare, anche, di staccarsi di dosso questa immagine sempre uguale negli anni del suo personaggio che, ormai, vive di pari passo a lei nella realtà.
Insomma, film brutto e assolutamente inutile, che merita il poco successo (a malapena 9 milioni di $ di incasso negli USA…) che ha avuto in patria e nel resto del mondo.
E, abbiamo visto, Sarah J. non ha per niente imparato la lezione.
Consigli: Evitare, evitare, evitare! C’è una Sarah Jessica assolutamente più interessante in film come “Ed Wood” e “Hocus Pocus” o “Il clu delle prime mogli”. La attendiamo nel prossimo “Capodanno a New York” (no, per carità, non è un nuovo cinepanettone, ma il nuovo film di Garry Marshall – seguito naturale di “Appuntamento con la’more” – il cui titolo originale è “New eyar’s eve”) per vedere se, in effetti, qualcosa è cambiato…
Parola chiave: Famiglia.
Trailer
Ric
Film 334: " Ma come fa a far tutto?" (2011) di Douglas McGrath
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Sarah Jessica Parker dovrebbe ormai aver imparato che non si vive di rendita tutta la vita. Dico dovrebbe perché il secondo capitolo di “Sex and the city”, dopo il clamoroso successo del primo (più di 400 milioni di $), ha incassato a malapena la metà del suo predecessore con, inoltre, annesse critiche molto pesanti alle 4 protagoniste di cui a capo sappiamo esserci proprio la nostra cavallona. Passare da quattro Golden Globes e un Emmy a un Razzie Award come peggiore attrice dell’anno non è esattamente ciò che si definisce un salto di qualità. E la nostra anoressica equina amica avrebbe dovuto capire che, per impegnarsi a non ripetere lo scivolone, sarebbe dovuta correre ai ripari.
Peccato che la sua mossa successiva sia questa pellicola fiacca e loffia, moscia come un qualunque soufflé che ha deciso di sgonfiarsi dopo una buona premessa di partenza. Già perché se l’idea della madre tuttofare che però non vuole rinunciare alla carriera ha un sapore di stantio che è inutile parlarne, diciamo che dal trailer si poteva sperare in un piglio più innovativo, proprio, se mi è concesso, alla “Sex and the city”.
Ma no, qui non c’è nulla delle magnifiche quattro ragazzone attempate e arrapate e, anzi, l’approccio un po’ glam un po’ sbarazzino serve solo ad attirare i poveretti che, come me, avevano voglia di ancora un po’ del tanto conosciuto tocco al ‘carrie’.
Si potrebbe dire, invece, che di tutte le trovate (plausibilmente) piacevoli sulla carta – per es. tutto ciò che non è Sarah J. fermo immobile e la nostra eroina di casa che interloquisce direttamente con il pubblico; la lista delle cose da fare il giorno dopo che appare sul soffitto; le ‘interviste’ quasi alla reality show degli altri personaggi come la mamma rivale per rivelare qualcosa in più sulla psicologia degli altri personaggi – non ce ne sia una che aiuti la pellicola a risultare omogenea nel suo insieme. Tutto un calderone di espedienti mal mescolati che lasciano, alla fine, un’idea di discontinuità e di non omogeneità della struttura narrativa.
Sarah J., poi, incarna sempre la solita fighetta chic alto borghese (anche in “La neve nel cuore”, uno dei film più brutti ed assurdi che abbia mai visto nella mia vita) che necessita di trovare sé stessa nell’uomo che ama, la coccola e le da sicurezza. Se, per una volta, osasse davvero cambiare un ruolo cinematografico – anche fallendo, per carità… Tanto è evidente che anche interpretando sempre lo stesso personaggio non si sta aiutando – potrebbe tentare, anche, di staccarsi di dosso questa immagine sempre uguale negli anni del suo personaggio che, ormai, vive di pari passo a lei nella realtà.
Insomma, film brutto e assolutamente inutile, che merita il poco successo (a malapena 9 milioni di $ di incasso negli USA…) che ha avuto in patria e nel resto del mondo.
E, abbiamo visto, Sarah J. non ha per niente imparato la lezione.
Consigli: Evitare, evitare, evitare! C’è una Sarah Jessica assolutamente più interessante in film come “Ed Wood” e “Hocus Pocus” o “Il clu delle prime mogli”. La attendiamo nel prossimo “Capodanno a New York” (no, per carità, non è un nuovo cinepanettone, ma il nuovo film di Garry Marshall – seguito naturale di “Appuntamento con la’more” – il cui titolo originale è “New eyar’s eve”) per vedere se, in effetti, qualcosa è cambiato…
Parola chiave: Famiglia.
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Greg Kinnear,
I Don't Know How She Does It,
lavoro,
Ma come fa a far tutto?,
Pierce Brosnan,
Sarah Jessica Parker,
Sex and the City 2
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