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venerdì 1 marzo 2024

Film 2255 - American Fiction

Intro: Il trailer e le numerose nomination alle varie cerimonie di premiazione mi hanno incuriosito, per cui ha recuperato questa pellicola non appena ne ho avuto l'occasione.

Film 2255: "American Fiction" (2023) di Cord Jefferson
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: dal trailer avevo avuto l'impressione che il film fosse decisamente più divertente o che, quantomeno, propendesse di più per l'aspetto comico della vicenda. In realtà il risultato finale è sì, piacevole, ma non esattamente una commedia in senso stretto.
In particolare è la premessa che getta le basi per gli elementi comici del racconto, ma in realtà, man mano che il racconto procede, sono sempre meno le parti comiche e la storia si concentra di più sugli aspetti drammatici della vicenda.
Onestamente e personalmente avrei gradito di più che venissero esplorate le possibilità della trama connesse alla comicità - scrittore impegnato che non vede il successo dall'uscita del primo libro, finisce per scriverne uno che racchiude tutti gli stereotipi legati all'essere afroamericani e ritrovare istantaneamente il successo (pur decidendo di pubblicare il romanzo sotto pseudonimo) - mentre in realtà si finisce per parlare un sacco della famiglia di Monk (Jeffrey Wright) e dei vari problemi e situazioni che si susseguono.
Tutto sommato ho gradito la visione di "American Fiction", ma non è stato il film che mi aspettavo.
Cast: Jeffrey Wright, Tracee Ellis Ross, John Ortiz, Erika Alexander, Leslie Uggams, Adam Brody, Issa Rae, Miriam Shor, Myra Lucretia Taylor, Sterling K. Brown.
Box Office: $21.8 milioni
Vale o non vale: Onestamente non descriverei questo film come commedia, quanto più come una pellicola drammatica a cui si alternano momenti divertenti (specialmente all'inizio). Jeffrey Wright fa, come sempre, un egregio lavoro, Tracee Ellis Ross speravo avesse una parte più prominente e il personaggio di Sterling K. Brown è insostenibile. "American Fiction" non è decisamente un prodotto per tutti, ma bilancia bene un'idea di partenza molto commerciale (che ha un buon appeal per il grabde pubblico) all'anima di fatto piuttosto "indie" del prodotto finale.
Premi: Candidato a 5 premi Oscar per Miglior film, attore protagonista (Wright), attore non protagonista (Brown), sceneggiatura non originale e colonna sonora. Vincitore del BAFTA per la Miglior sceneggiatura non originale. 2 nomination ai Golden Globe per il Miglior film musical/commedia e attore protagonista.
Parola chiave: Libro.
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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 30 marzo 2022

Film 2098 - The Batman

Intro: Biglietto prenotato con una settimana di anticipo e a giusta ragione: il cinema era completamente pieno!

Film 2098: "The Batman" (2022) di Matt Reeves
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Oisin, Rafael
In sintesi: era da un po' che non mi capitava di vivere un'esperienza cinematografica collettiva e devo dire che la cosa è stata un'aggiunta positiva alla visione di questo nuovo Batman. Che, diciamocelo pure, è stato una grande sorpresa.
Nonostante non mi sia perso nessuna delle ultime uscite cinematografiche del giustiziere di Gotham, non posso certo dire di essere uno dei suoi fan più accaniti, per cui il fatto che mi sia sentito tanto rapito e coinvolto da questa pellicola mi ha davvero colto di sorpresa.
Innanzitutto ho davvero apprezzato l'interpretazione di Zoë Kravitz che ho trovato servire perfettamente il tono e il mood della storia: ottima scelta di cast e finalmente per lei il ruolo da protagonista che si merita. Robert Pattinson è sorprendentemente in parte e funziona bene, nonostante una sorta di ritorno al pallore di "Twilight" e quell'allure costante da cane bastonato. Devo dire che, comunque, considerata quale atmosfera si è voluta dare al film, il suo Bruce Wayne è ben costruito e credibile.
Per il resto è la storia a farla davvero da padrone, o almeno così è stato per me. L'anima thriller di questa nuova avventura di Batman è ben mescolata ad atmosfere horror che confezionano un film cupo e tesissimo che ricorda molto (quel capolavoro di David Fincher) "Seven" e il violento sadismo di "Saw", il tutto per un risultato finale che mi ha coinvolto dall'inizio alla fine. Anzi, devo ammetterlo, che mi ha tenuto incollato alla sedia dall'inizio alla fine. E non è cosa da poco per un film di 3 ore.
Ecco, se poi devo trovare un difetto a "The Batman" posso dire che la durata è un fattore da non sottovalutare, anche se onestamente non ho sofferto troppo la tempistica sopra la media (ho sofferto più il fatto di essere seduto di fianco a qualcuno che non vedeva una doccia da tempi immemori).
Detto ciò, per me "The Batman" è stato la sorpresa che non mi aspettavo e il buon film di supereroi di cui avevo bisogno, specialmente per credere ancora nell'universo DC.
Cast: Robert Pattinson, Zoë Kravitz, Paul Dano, Jeffrey Wright, John Turturro, Peter Sarsgaard, Andy Serkis, Charlie Carver, Max Carver, Barry Keoghan, Colin Farrell.
Box Office: $674.5 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Decisamente da vedere, specialmente se sia amano i film intensi e densi di storia, magari a tinte thriller/horror. Mettiamoci, poi, che si tratti di un film sui supereroi e, boom!, abbiamo fatto l'en plein. Per me un grande film su Batman, un ottimo cast, una storia avvincente e raccontata col giusto tono.
Premi: /
Parola chiave: Rat.
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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 2 ottobre 2021

Film 2055 - No Time to Die

Intro: Faccio un balzo in avanti con le recensioni per anticipare quello che è il film del momento che ho visto al cinema il giorno di uscita, giovedì 30 settembre. Esattamente un anno prima, invece, mi trasferivo ufficialmente in Irlanda.

Film 2055: "No Time to Die" (2021) di Cary Joji Fukunaga
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: John
In sintesi: dopo averlo tanto atteso, aspettato e immaginato, finalmente l'ultimo James Bond è arrivato al cinema. Ultimo anche per il suo protagonista Daniel Craig che, alla sua quinta avventura da 007, saluta ufficialmente il franchise. Con il botto.
Già perché se "No Time to Die" parte un po' lentamente e sembra non ingranare inizialmente, la realtà è che, una volta preso il ritmo, la storia non delude, soprattutto grazie ad un finale che definire da bomba è dire poco. BOOM.
Devo ammettere che all'inizio, un po' inebetito dalla splendida cornice italiana di Matera - tanti ricordi dalla vacanza dell'anno scorso! - un po' esasperato dalla lunga attesa e desideroso di scoprire questa nuova storia, il film di Fukunaga mi è parso un filino complesso da seguire, con una trama particolarmente intricata di cui faticavo a tenere il passo. Ci sono tanti passati con cui fare i conti e questa volta non è il passato di Bond ad essere messo sotto la lente di ingrandimento, quanto quello della sua amata Madeleine Swann (Léa Seydoux), il che ingarbuglia ancora di più le carte in tavola. L'intricato intreccio si scioglierà lentamente e porterà alla ribalta anche le pericolose intenzioni di un cattivo che, però, risulta essere l'unico vero anello debole di tutta la storia.
Rami Malek nei panni di Lyutsifer Safin non è assolutamente il problema che, invece, risiede in una sceneggiatura che ha preferito optare per un antagonista "casuale", che sembra quasi lì per caso. Nonostante la classica minaccia globale (in questo caso inquietantemente preveggente, considerando che si parla di una sorta di virus su scala mondiale), il punto qui è che Lyutsifer e Bond non condividono alcun passato, non sono vecchi nemici, non hanno punti in comune non fosse che Bond deve salvare il mondo e Lyutsifer è il prossimo sulla lista a voler tentare il colpaccio. Poi sì, è vero che il cattivo sfigurato ha una connessione diretta con l'amore di Bond, Madeleine, ma per come viene sviluppata la storia il super villain di questa pellicola è più collaterale del previsto.
Parte del motivo sta nel fatto che la sceneggiatura - co-firmata dalla sempre più lanciata Phoebe Waller-Bridge e dallo stesso regista - avesse la necessità di portare avanti una narrazione in cui molti elementi avevano necessità di spazio: la love story di Bond e Madeleine, il passato oscuro della donna, vecchi nemici da riportare sullo schermo un'ultima volta e vecchi amici da salutare definitivamente, tutte le varie e necessarie scene action e, perno portante di tutta l'operazione, un finale shock che lascia lo spettatore a bocca aperta.
Tutto questo cinsiderato, "No Time to Die" è stato il grande spettacolo d'azione che doveva essere (anche se meno del solito) con un'ottima dose di elementi più profondi e ponderati per dare spazio alla crescita del personaggio che, da quando Craig è entrato in squadra, ha gradualmente guadagnato spazio nelle avventure di 007.
Insomma, "Bond 25" si è fatto a lungo attendere, ma ne è valsa sicuramente la pena. E ora la grande domanda: what's next for James Bond? Ps. Ana de Armas, che ha già lavorato con Craig in "Knives Out", ha un ruolo piccolo, veloce, ma veramente ben riuscito che rimane impresso.
Film 468 - Casino Royale
Film 1745 - Casino Royale
Film 471 - Quantum of Solace
Film 483 - Skyfall
Film 618 - Skyfall
Film 1165 - Skyfall
Film 1738 - Skyfall
Film 1044 - Spectre
Film 1167 - Spectre
Film 2055 - No Time to Die
Cast: Daniel Craig, Rami Malek, Léa Seydoux, Lashana Lynch, Ben Whishaw, Naomie Harris, Jeffrey Wright, Christoph Waltz, Ralph Fiennes, Billy Magnussen, Ana de Armas, David Dencik, Rory Kinnear.
Box Office: $321.2 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Quest'anno ha portato con sé una certa dose di film "evento", molti dei quali lo sono stati più che altro come conseguenza della mancanza di numerose proposte cinematografiche valide e concorrenti. La realtà è che "No Time to Die" è uno dei pochi film evento del 2021, nonché appuntamento imperdibile per i fan del franchise e del Bond targato Daniel Craig. Da vedere.
Premi: La canzone portante del film cantata da Billie Eilish, "No Time to Die", ha vinto il Grammy per Best Song Written for Visual Media. Candidato a 5 BAFTA per Miglior fotografia, montaggio, effetti speciali, sonoro e film britannico dell'anno.
Parola chiave: Nanobots.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 8 luglio 2020

Film 1745 - Casino Royale

Intro: Non ricordo bene per quale motivo ho rivisto prima "Skyfall" che questo film, in ogni caso mi era sicuramente tornata voglia delle avventure di 007.
Film 1745: "Casino Royale" (2006) di Martin Campbell
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: ingresso trionfale di Daniel Craig come James Bond, anche se va detto che qui siamo ancora in una fase un po' tamarra del personaggio, avendo appena ottenuto il testimone da Pierce Brosnan che di sicuro ha incarnato una versione molto high tech/ludica della famosa spia con licenza di uccidere.
"Casino Royale" è un grande rilancio per 007 che, da questo titolo in poi, non solo si rifarà il look, ma procederà per un percorso narrativo più maturo e interessante da seguire che, tra l'altro, gioca benissimo la carta Vesper Lynd (Eva Green).
Film 468 - Casino Royale
Film 1745 - Casino Royale
Film 471 - Quantum of Solace
Film 483 - Skyfall
Film 618 - Skyfall
Film 1165 - Skyfall
Film 1738 - Skyfall
Film 1044 - Spectre
Film 1167 - Spectre
Film 2055 - No Time to Die
Cast: Daniel Craig, Eva Green, Mads Mikkelsen, Jeffrey Wright, Judi Dench, Giancarlo Giannini, Caterina Murino, Tobias Menzies, Claudio Santamaria.
Box Office: $616.1 milioni
Vale o non vale: Primo titolo di 5 James Bond con al timone Daniel Craig che, grazie a questo franchise, acquista fama internazionale e grande popolarità. "Casino Royale" funziona, ha ritmo e grandi scene d'azione, per un risultato finale di grande intrattenimento.
Premi: Candidato a 9 BAFTA (tra cui Miglior attore protagonista (Craig), sceneggiatura non originale e film britannico dell'anno) ha vinto quello per il Miglior sonoro. La canzone "You Know My Name" cantata da Chris Cornell nei titoli di testa è stata candidata al Grammy per Best Song Written for Motion Picture, Television or Other Visual Media.
Parola chiave: Poker.

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Bengi

lunedì 23 gennaio 2017

Film 1286 - Source Code

In montagna ad inseguire i mercatini di Natale di Trento e Bolzano, per la prima serata ci siamo concessi un titolo proposto da Netflix.

Film 1286: "Source Code" (2011) di Duncan Jones
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: La storia di per sé è accattivante fino ad un certo punto (narrativo) e il film alla fine non è un cattivo intrattenimento, anche se l'impressione che ho avuto, come la prima volta che lo avevo visto, è che una volta sveltato il mistero che sta dietro alle ripetizioni all'infinito dello stesso momento, si perda un po' l'attrattiva generale. Volendo sorvolare su certi buchi narrativi.
Il risultato finale è comunque un prodotto insolitamente "pacato" per avere le sembianze del blockbuster e anche quando gli effetti speciali concorrono alla messa in scena della necessaria ricostruzione computerizzata, di fatto la sensazione di fondo è che siano altre le tematiche care alla storia (amore, vita dopo la morte, obbedienza cieca, confronto fra l'autorità e la propria coscienza umana). Questo fattore incide e fa sì che una pellicola che sarebbe potuta essere tutta testosterone e poco altro, giovi di un approccio più delicato e consegni allo spettatore sì, la dose d'azione e fantascienza che cercava, ma che si prenda anche il suo tempo per approfondire altro oltre ad esplosioni ed attentati.
Film 267 - Source Code

Cast: Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan, Vera Farmiga, Jeffrey Wright, Michael Arden, Russell Peters, Scott Bakula.
Box Office: $147.3 milioni
Consigli: Non un capolavoro, ma sicuramente un prodotto buono per passare una serata all'insegna del cervello in fase relax. Bei protagonisti (Gyllenhaal e Monaghan), storia curiosa ed happy ending metafisico che personalmente mi ha rovinato un po' il senso del tutto, ma la scelta del quale posso capire nel momento in cui si punta ad una platea globale.
Parola chiave: 8 minuti.

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Bengi

martedì 12 luglio 2016

Film 1171 - The Hunger Games: Catching Fire

Mi era venuta voglia di ritornare a Capitol City...

Film 1171: "The Hunger Games: Catching Fire" (2016) di Francis Lawrence
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Questa volta, per cambiare un po', l'ho visto in inglese. La storia, in lingua originale, è sufficientemente comprensibile lo stesso anche per chi non conosce a memoria la storia come me.
Il film è sempre bello, ricco di svolte interessanti, vera e propria avventura che non si risparmia sorprese e colpi di scena davvero spettacolari. Gli effetti speciali aiutano, la trama è ben costruita e il cast fa il resto: Jennifer Lawrence è una grande leader e il vasto ed eterogeneo gruppo di comprimari fa il resto. Davvero un ottimo secondo capitolo.
Ps. Candidato ai Golden Globe e ai Grammy per la Miglior canzone originale derivata da una pellicola ("Atlas" dei Coldplay).
Film 412 - Hunger Games
Film 461 - Hunger Games
Film 541 - Hunger Games
Film 1551 - The Hunger Games
Film 2348 - The Hunger Games
Film 634 e 635 - Hunger Games: la ragazza di fuoco
Film 699 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 1171 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 1552 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 2078 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 836 - Hunger Games: il canto della rivolta - Parte I
Film 1176 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 1
Film 1056 - Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2
Film 1460 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 2
Film 2239 - The Hunger Games: The Ballad of Songbirds & Snakes
Cast: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Philip Seymour Hoffman, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland.
Box Office: $865 milioni
Consigli: La ripetizione è alla base dei prodotti di fiction e mai come in questo caso si può dire che l'operazione sia riuscita: di fatto "The Hunger Games: Catching Fire" ripropone la stessa identica formula del primo "The Hunger Games", pur riuscendo a variare quel che basta per rendere questo secondo capitolo forse persino megliore del primo. Da vedere.
Parola chiave: Quarter Quell.

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Bengi

lunedì 20 giugno 2016

Film 1163 - Confirmation

Mi sono avvicinato a questo prodotto più che altro per una serie di polemicheche hasollevato e di cui avevo letto in un articolo su The Hollywood Reporter (qui). Poi perché i film della HBO solitamente sono una garanzia.

Film 1163: "Confirmation" (2016) di Rick Famuyiwa
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno nel primo tempo, Poe e Giro nel secondo tempo
Pensieri: Questo prodotto si inserisce nella categoria dei made-for-television film che, oggi più che mai, vede fiorire un numero particolarmente elevato di prodotti di qualità. Conseguente ad una serie di cambiamenti sociali e ambientali - potenziamento e miglioramento tecnologico, mescolamento dei generi, evoluzione dell'audience, nuovi spazi per lo sviluppo di storie e approfondimenti, ... -, il fenomeno ha portato ad una serie di sperimentazioni tutte televisive in un mondo, fino a qualche decennio fa, di appannaggio cinematografico.
Il risultato sono prodotti particolarmente riusciti come "The Normal Heart", "Behind the Candelabra", "Bernard and Doris", "Grace of Monaco" (questo più che altro per gli aspetti tecnici), "The Life and Death of Peter Sellers", ecc, che niente hanno da invidiare alle produzioni cui ci ha abituato il grande schermo.
In questo senso anche "Confirmation" è perfettamente iscrivibile nel gruppo con, però, un'aggiunta che cavalca un'ulteriore tendenza di oggi: il ritratto di una personalità femminile. Dopo anni di macho protagonismo, siamo di fronte ad una svolta piuttosto evidente. Ora che anche le donne possono essere validi supereroi in grado di trainare un intero show ("Jessica Jones", "Supergirl", "Agent Carter") e le attrici richiedono - giustamente - di essere pagate quanto i loro colleghi maschi (tra le tante Patricia Arquette, Jennifer Lawrence, Robin Wright), i tempi sono sufficientemente maturi per trattare figure emblematiche della storia anche quando esse sono femminili. Sembrerebbe un discorso inutile, scontato o misogino, eppure a ben vedere non è così. Non serve andare molto indietro nel tempo, ci si può già fermare ai soli anni '90 e citare un unico nome che funga da esempio: Marcia Clark (procuratore distrettuale nel processo per omicidio a O.J. Simpson).
A ben vedere "Confirmation" presenta non pochi parallelismi con l'attuale "The People v. O. J. Simpson", prima stagione della serie televisiva "American Crime Story". Entrambi si concentrano su un fatto di cronaca realmente accaduto negli Stati Uniti - peraltro negli anni '90; entrambi si svolgono negli ambienti del potere e coinvolgono direttamente strumenti della giustizia nazionale; entrambi si caratterizzano per toni realistici e una valida ricostruzione dei fatti; e, inutile sottolinearlo, entrambi si concentrano su una figura femminile di forte impatto. Relativamente a quest'ultimo aspetto, qualche considerazione in più. 

Sia la Clark che Anita Hill (qui interpretata da una Kerry Washington piuttosto convincente e finalmente fuori dalla sovrabbondanza verbale di "Scandal") si trovano a fronteggiare un antagonista maschile, in entrambi i casi nero, più famoso di loro, familiare all'opinione pubblica e, di conseguenza, più apprezzato al momento in cui la macchina giudiziaria si mette in moto. Di fatto saranno entrambe sconfitte. 
Le due donne faticano a trovare le simpatie di un pubblico che non tarda a metterle in croce, facendo loro subire il calvario del processo mediatico a causa di una non conformità del loro aspetto o della loro personalità rispetto ai canoni tradizionali cui il pubblico dell'epoca è abituato. Non da ultimo, entrambi i personaggi sono costretti a fronteggiare un secondo processo, "invisibile", che si consuma parallelamente alla storia principale e riguarda prettamente il loro essere donna in termini di inferiorità. Non mancano infatti commenti pubblici sessisti, avvilenti, sottintese allusioni di inferiorità e debolezza, anche declinata nell'accezione sessuale o relativa alla sfera dell'attendibilità.
In questo quadro generale, "Confirmation" dipinge le fragilità, l'integrità e la determinazione di una donna che prende la parola per fornire elementi aggiuntivi relativamente a un candidato a diventare giudice della Corte Suprema, Clarence Thomas. Sua ex collega di lavoro, la Hill denuncerà il comportamento inappropriato di Thomas che, secondo la donna, l'ha molestata sessualmente in numerose occasioni, anche al di fuori del contesto lavorativo. Non mancheranno, ovviamente, i dubbi e le perplessità, principalmente legati a comportamenti più ambigui della Hill che la vedranno seguire il suo superiore quando questo cambierà mansione o accettare un passaggio in macchina in sua sola compagnia. Senza contare i dubbi suscitati da una denuncia così tardiva dei fatti, a 10 anni di distanza dagli accadimenti.
Come viene sottolineato durante il film, pare evidente che, dove la Hill accusa di molestie sessuali e Thomas le respinge categoricamente, uno dei due stia mentendo. Non mancheranno di fare la loro comparsa altre donne intenzionate a sottoporre le stesse accuse, ma queste non saranno ascoltate durante l'udienza pubblica per la conferma della nomina alla Corte Suprema, si vocifera per motivi di comodo. Inutile dire che parteggiare per la Washington - e dunque per estensione la Hill - risulti piuttosto facile e nonostante la strenua difesa personale dell'accusato, si fa veramente fatica a dargli credito. Esattamente come accade per O.J. Simpson. In ogni caso, a ognuno il suo pensiero.
Per arrivare a una conclusione dopo questo pensiero più lungo del solito, qualche veloce considerazione: il risultato finale è buono, chiaro, ben esposto. La cura evidente dell'immagine, dei costumi e delle scenografie conferisce all'operazione un valore che plausbilmente verrà riconosciuto ai prossimi Emmy Awards
quantomeno in forma di nomination (la vittoria è altra cosa). Il cast conta nomi davvero importanti, anche se ammetto non conoscessi Wendell Pierce (è l'accusato Thomas) e la presenza del premio Oscar Jennifer Hudson sembra più una trovata promozionale che una scelta qualitativa. In definitiva, comunque, un prodototto valido che sono contento di aver visto.
Cast: Kerry Washington, Wendell Pierce, Greg Kinnear, Jeffrey Wright, Eric Stonestreet, Bill Irwin, Zoe Lister-Jones, Grace Gummer, Treat Williams, Dylan Baker, Erika Christensen, Jennifer Hudson, Alison Wright.
Box Office: /
Consigli: Un film tv interessante, sufficientemente ricostruito e con una protagonista forte in grado di sostenere il peso di una storia vera, difficile, controversa. Non è, chiaramente, un prodotto facile adatto ad ogni occasione, ma chi può essere interessato dalla storia o dai temi trattati, può davvero valere la pena di dare una chance a questo titolo che non manca di interessare e coinvolgere lo spettatore. Solo in inglese (per ora).
Parola chiave: Candidatura.

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Bengi

martedì 9 febbraio 2016

Film 1066 - Il viaggio di Arlo

Molto interessato a recuperare questo film per capire se potesse essere uno dei possibili contendenti agli Oscar 2016.
Film 1066: "Il viaggio di Arlo" (2015) di Peter Sohn
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Storia carina, ma non particolarmente indimenticabile.
Se penso alla Pixar, ormai, mi immagino un certo tipo ti prodotto abbastanza lontano dalle sole favolette per bambini, per cui mi ha stupito vedere quanto, con questo "The Good Dinosaur", si sia puntato più sul fiabesco bello da vedere che sulla qualità di una storia interessante. E la cosa è ancora più evidenziata dal fatto che, nello stesso anno dell'assolutamente maturo "Inside Out", esce questo titolo che sembra più un passo indietro per la casa d'animazione che un ulteriore passo in avanti. E non si può nemmeno dire che fosse semplicemente una pellicola-tampone da far uscire così per racimolare qualche soldo, visto che è costata un'oscillazione fra i 175 e i 200 milioni di dollari... Mica niente.
Dunque rimango ulteriormente perplesso - a fronte di una visione datata qualche mese fa - e non posso non pensare che in fin dei conti Arlo sia stato un esperimento fallimentare. Non che sia un brutto film, ma la storia è debole, ricorda moltissimo "L'era glaciale" e no, non vale tutti quei soldi spesi.
Resta un ricordo simpatico, la piacevolezza di un racconto per bambini che scorre liscio come l'olio e regala la morale finale, assicura uno spirito familiare compatto e affronta l'ormai necessario snodo della morte parentale, ma proprio niente di più. Un po' inspido, perché non ha una spiccata natura personale che spinga lo spettatore a valorizzarlo per qualcos'altro rispetto alle evidenti mancanze e, in definitiva, un po' poco per una produzione così costosa e, soprattutto, Pixar.
Ps. Candidato al Golden Globe come Miglior film d'animazione.
Cast: Raymond Ochoa, Jack Bright, Sam Elliott, Anna Paquin, A. J. Buckley, Jeffrey Wright, Frances McDormand, Steve Zahn.
Box Office: $294.4 milioni
Consigli: Carino, ma non sufficientemente ispirato. E' certamente un titolo adatto ad ogni occasione e davvero per tutte le età, però a parte bellissimi paesaggi, due protagonisti simpatici, una premessa anche interessante (e se i dinosauri non si fossero estinti e si fossero incontrati con l'uomo?) e la piacevolezza confortante della fiaba, non c'è molto altro. Ed è uno spreco.
Parola chiave: Impronta.

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Bengi

venerdì 15 febbraio 2013

Film 503 - Molto forte, incredibilmente vicino

Mi era rimasta la voglia di vedere questo film dagli Oscar dell'anno scorso...


Film 503: "Molto forte, incredibilmente vicino" (2011) di Stephen Daldry
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Il libro di Jonathan Safran Foer da cui è tratto non l'ho letto, quindi posso parlare semplicemente di ciò che ho visto.
Stephen Daldry è sempre bravo a dirigere i propri attori e, soprattutto a cimentarsi con storie non scontate e, tendenzialmente, drammatiche (suoi "Billy Elliot", "The Hours", "The Reader - A voce alta"). Anche qui, devo dire, ho apprezzato il lavoro fatto per trasporre quello che ritengo essere un libro (e un tema) per nulla facile da raccontare e in immagini e per il tema. Eppure qualcosa non mi ha del tutto convinto.
Thomas Horn è un ragazzino sicuramente dotato, ma non posso dire che sia simpatico. Il suo ruolo è molto complesso e ha sfaccettature complesse da capire, far trasparire e accettare (da parte dello spettatore) e non sempre la trama rema a suo favore. Sembra, anzi, spesso un antipatico disadattato sociale saputello e piagniucolone. Alla lunga il ruolo stanca, ma si riscatta certamente nel finale. La scena che più ho odiato è quando Oskar Schell, il suo personaggio, insulta la madre Linda Schell/Sandra Bullock dicendole di non capire niente. Spezza il cuore.
La figura della madre, comunque, è appannata fino alle scene finali, in cui acquista una potenza da non sottovalutare. Non certo grazie all'interpretazione della Bullock, ma perchè la trama le consente un riscatto e soprattutto le dona un'umanità che fino ad allora non emergevano a causa della figura paterna troppo opprimente.
Quest'ultima è interpretata da Tom Hanks che, come al solito, è più fastidioso che bravo. Il suo Thomas Schell che vede solo suo figlio come piccolo genio e lo sprona in tale direzione è uno di quei personaggi che funzionano solo in funzione dei meccanismi che fanno scaturire (muore l'11 settembre 2001 in una delle torri). Credo che il mio pregiudizio derivi molto anche dal fatto che Hanks non mi faccia più impazzire come attore ormai da tanto tempo.
Per il resto l'atmosfera del film mi ha un po' ricordato il caos interiore e interraziale (esteriore) di "Mangia prega ama", in un mix di avventura e nonsense a volte non sempre riuscito. Alcune scene sembrano random, altre atte solamente a portare alla lacrima facile del pubblico più sensibile. Sicuramente, comunque, la pellicola ha come punto di forza l'interpretazione di Max von Sydow che, senza mai proferire una parola, risulta comunque comunicativo ed espressivo da lasciare senza parole. Intenso nonostante la pacatezza e il limite del mutismo del suo personaggio.
Tutto sommato, comunque, "Extremely Loud & Incredibly Close" è un film interessante, che affronta un tema difficile dal punto di vista di un ragazzino con (evidenti) problemi a relazionarsi con sé stesso, gli altri e ciò che lo circonda. Di sicuro vale per la bella colonna sonora, l'interpretazione di von Sydow e perchè, in generale, un punto di vista in più su ciò che accadde l'11 settembre non può che aiutare ad avere un'ulteriore prospettiva su un evento chiave della storia moderna.
Consigli: 2 nomination all'Oscar un po' a casaccio (Miglior film e attore non protagonista), ma vale la pena di dare a questa pellicola un'occasione. Bella fotografia e, per chi ama NY, un buon modo per "girare" la città.
Parola chiave: Chiave.

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Ric

venerdì 19 ottobre 2012

Film 468 - Casino Royale

Il 31 ottobre si avvicina e bisogna presentarsi preparati all'appuntamento con il nuovo 007...


Film 468: "Casino Royale" (2006) di Martin Campbell
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Paola
Pensieri: Bond è tornato. Ed è seriamente incazzato.
Superato il più raffinato e imbolsito Pierce Brosnan, Daniel Craig da un calcio nel sedere a tutti i precedenti 007 e - piaccia o no - regala un bello scossone alla serie di spie più famosa al mondo. Aggiungo: e finalmente mi piace.
E' nota la mia propensione naturale verso i film dove 'ci si mena di brutto' e qui, finalmente, si prende la piega giusta per giustificare una spia che da anni ha licenza di uccidere. E Craig, diciamocelo, non si lascia dietro nessuno.
Con la trama curata, tra gli altri, dal Paul Haggis dell'inutile "Crash - Contatto fisico" e l'adrenalinico "The Next Three Days", pare si sia riusciti a colmare quel gap che per anni ha voluto Bond più un personaggio patinato e stereotipato che un vero re dell'azione spionistica. Con questa full immersion nella caratterizzazione di un eroe più plausibilmente incorniciato nella realtà - chiaro che evoluzioni e avventure rimangono di stupefacente inverosimiglianza - finalmente Mr. James Bond si regala un'anima capace perfino di amare davvero. Scottato dalla sensuale visione di Vesper Lynd/Eva Green, il nostro granitico sciupafemmine troverà perfino il tempo tra un'autorianimazione e una partita di poker di scappare in giro per il mondo con la donna riuscita a sciogliergli il cuore.
Nuovi interessanti spunti in questo "Bond 21", carico di azione e scenari (anche italiani) in cui si muovono personaggi composti da un cast internazionale: al solito Judi Dench nei panni di M, poi il danese Mads Mikkelsen (Le Chiffre), gli italiani Giancarlo Giannini, Caterina Murino e Claudio Santamaria (che non ha una sola battuta...), l'americano Jeffrey Wright, il francese Simon Abkarian e l'ivoriano Isaach De Bankolé.
E' davvero una pellicola ben riuscita quella che regala al pubblico il regista Martin Campbell (già dietro di "GoldenEye" e del più recente flop "Lanterna verde"), certamente una ventata d'aria fresca e meno 'giocosa' dell'universo delle spie di Sua Maestà. Scritto bene, con battute ad effetto che colgono alla perfezione lo stile pungente e 'furbetto' di 007 che lo rende tanto piacione (e piacevole), ha a suo favore l'inusuale (per la serie) volto del duro Craig che, oltre ad essere biondo con occhi azzurro ghiacchio, ha quella che più comunemente e semplicisticamente si potrebbe definire una 'faccia da cattivo'. A ben pensare, però, il nostro Bond non è così tanto buono e, come i puristi della saga hanno dovuto fare, bisogna ammettere che l'attore inglese è davvero tagliato per il ruolo. Tosto e tutto d'un pezzo, ha ridato vigore ad un personaggio che stava cominciando a rischiare di diventare la caricatura di sé stesso.
Bene, dunque, davvero una pellicola piacevole e spassosa da seguire, con la giusta dose di azione mischiata a suspense e paesaggi mozzafiato. Bei vestiti, belle donne e belle macchine aggiungono quel tocco macho che non può mancare a ogni tombeur de femmes che si rispetti. Adrenalinico Bond, non si risparmia mai. Ma fa bene, perchè questa volta ha fatto il botto.
Ps. In lingua originale è davvero divertente ascoltare il pessimo accento della Murino. Giannini se la cava piuttosto bene, ma la migliore è Eva Green che, nonostante sia francese, parla un inglese perfetto.
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Consigli: "Casino Royale" è il film della serie di bond che ha incassato di più, con $594.7 milioni al box office mondiale. La critica ne ha parlato molto bene, specialmente lodando la performance di Craig (per lui anche la nomination come Miglior attore ai Bafta del 2007). Con questi presupposti non si può non dare una chanche a questa pellicola che - al contrario di "The Amazing Spider-Man" - svecchia davvero un prodotto da molti anni ormai appannato e poco convincente. E Eva Green è davvero stupenda.
Parola chiave: Poker.

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Bengi