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martedì 28 febbraio 2023

Film 2168 - Tár

Intro: Cate Blanchett esce al cinema con un nuovo film e io, da bravo discepolo, corro al volo.

Film 2168: "Tár" (2022) di Todd Field
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: avevo gigantesceh aspettative per questa pellicola per due semplici moditivi: la pioggia di critiche positive e a tratti entusiaste e, manco a dirlo, Cate Blanchett.
Per quanto riguarda l'inarrivabile attrice australiana, inutile dire che praticamente il film vale anche solo per lei. Dico praticamente perché in realtà gli altri elementi positivi di questo "Tár" ci sono, ovvero una bellissima fotografia, musiche molto interssanti di Hildur Guðnadóttir e una bravissima Nina Hoss che fa la parte della compagna del genio, silenziosa e quasi invisibile, eppure sempre presente anche se solo sullo sfondo, impossibile da dimenticare. Un'interpretazione che sembra scontata, ma è l'opposto.
Dicevamo, Cate Blanchett. Splendida. Camaleontica in maniera impressionante, anche se qui quasi ho faticato a capirne il motivo - sarà questa componente molto mascolina di Lydia Tár, per quando non venga mai a mancare l'elemento femminile. Questa sua ennesima prova cinematografica decisamente non è il suo film che preferisco, eppure ritrovare Blanchett sul grande schermo è stato un vero e proprio piacere, dopo una capatina televisiva molto interessante ("Mrs. America"), un titolo che non sono neanche riuscito a finire ("Nightmare Alley") e un altro simpatico quanto sopra le righe ("Don't Look Up"). Diciamo che per quanto si sia tenuta occupata, nessuno dei titoli in cui è stata coinvolta di recente mi aveva conquistato. Nemmeno "Tár" a dire il vero, però almeno qui la ritroviamo quale vera protagonista di un flm evento come non accadeva dai tempi di "Ocean's Eight" e "Thor: Ragnarok" e, diciamocelo, il talento dell'attrice australiana merita di essere messo al centro della storia. Todd Field fa proprio questo e fa centro.
Ora, l'altro motivo che mi ha spinto a vedere questa pellicola: la critica. Pur sapendo che in odore di Oscar le recensioni che girano sono quantomeno altisonanti, diciamo che pure io mi fossi fatto prendere dall'entusiasmo generale. Tra chi parlava del terzo Oscar di Kate, chi elogiava la sceneggiatura di Field e chi l'opera in generale, diciamo che sono entrato in sala con grandi speranze. Che, alla fine, non si sono rivelate totalmente disilluse, però un po' disattese sì. "Tár" è un film lungo (158 minuti), lento e che regala tutto un preambolo sulla musica classica che a) non ho capito (sia perché di musica classica mi intendo pochissimo, sia perché certi concetti così sèecifici spiegati in inglese proprio non li ho afferrati) e b) ho trovato francamente un po' fine a se stesso, il tutto per una storia che crea perfettamente i fantasmi della sua protagonista, il senso di soffocamento, lo scivolamento verso l'inesorabile caduta, però ci arriva con una lentezza che a volte sa quasi di immobilità, che alla lunga stanca.
Lo ammetto, sono uscito da cinema un po' fiaccato da un'esperienza visivamente stimolante, musicalmente interessante, ma narrativamente a tratti un po' impegnativa.
Cast: Cate Blanchett, Noémie Merlant, Nina Hoss, Sophie Kauer, Julian Glover, Allan Corduner, Mark Strong.
Box Office: $16.8 milioni
Vale o non vale: Film non facile, sicuramente non per il pubblico generico, "Tár" è il ritorno in pompa magna che si meritva Cate Blanchett dopo anni di ottimo lavoro, anche se di recente non esattamente memorabile. Con questa performance l'attrice ci ricorda perché ad oggi sia una delle più grandi attrici in circolazione. Lei meravigliosa, il film non lo rivedrei (anche se presenta spunti interessanti e atmosfere a tratti da horror).
Premi: Candidato a 6 Oscar per Miglior film, regia, attrice protagonista (Blanchett), sceneggiatura originale, fotografia e montaggio. Candidato a 3 Golden Globes per Miglior film drammatico e sceneggiatura, ha vinto quello per la Miglior attrice drammatica (Blanchett). 5 candidature ai BAFTAs tra cui Miglior film, regia e sceneggiatura, Cate Blanchett ha vinto come Miglior attrice. In concorso a Venezia 2022, il film ha vinto la Coppa Volpi per la Miglior attrice (Blanchett).
Parola chiave: Krista.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

martedì 20 gennaio 2015

Film 863 - La spia

Sufficientemente incuriositi per decidere di vederlo, lo abbiamo recuperato.

Film 863: "La spia" (2014) di Anton Corbijn
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "A Most Wanted Man" è uno di quei thriller tesi e lenti, in cui ti sembra non accada nulla fino alla fine in cui, poi, si decide tutta la storia. Fedele a questa formula, anche l'ultimo film con Philip Seymour Hoffman presenta questa peculiarità che lo caratterizza appieno.
Non che mi aspettassi una trama ricca di bombardamenti, sparatorie o inseguimenti, ma va detto che per la maggior parte del tempo qui si sta a guardare qualcuno che guarda qualcosa, ascolta o pensa e, diciamocelo pure, non è roba per tutti. Tra l'altro la trama parte in una direzione e finisce da un'altra parte, confondendo i meno attenti.
Tutto sommato non si può certo dire che questo prodotto non sia ben fatto e, in verità, se si ha la pazienza di scoprire come andrà a finire si rimane anche sorpresi in positivo. Semplicemente bisogna pazientare.
La freddezza delle immagini e dei luoghi - le location si trovano ad Amburgo, Germania - non aiuta il coinvolgimento dello spettatore all'interno della storia e, per quanto mi riguarda, mi ha lasciato un po' perplesso (come per "Il quinto potere"), probabilmente perché assuefatto da sfondi urbani americani o inglesi. Forse li ho collegati inconsciamente a pellicole come "Le vite degli altri" di cui ho ricordi freddi e solitari. Chissà.
In ogni caso questa produzione britannica tratta dal romanzo omonimo di John le Carré - dopo gli altri successi cinematografici "The Constant Gardener - La cospirazione", "La talpa" - è sufficientemente buono per essere visto, sufficientemente indipendente e al contempo sufficientemente mainstream per piacere ad una buona fetta di pubblico e, anche se non il caso più eclatante, è comunque un titolo che porta con onore il non facile compito di ultima pellicola di un attore che ha saputo regalare non poche buone interpretazioni.
Box Office: $31.6 milioni
Consigli: Cast importante (Philip Seymour Hoffman, Rachel McAdams, Willem Dafoe, Robin Wright, Grigoriy Dobrygin, Homayoun Ershadi, Nina Hoss, Daniel Brühl) per un thriller tratto dal romanzo di John le Carré che, visto con la giusta predisposizione d'animo, può valere la visione soprattutto nel finale. Seymour Hoffman guida bene il gioco e dimostra, ancora una volta, di essere un ottimo protagonista, anche decentrato dall'occhio vigile di Hollywood. Va visto se si ama il genere, l'autore del romanzo da cui è tratto o se si gradiscono le buone produzioni britanniche che strizzano l'occhio all'America pur rimanendo marcatamente europee. Eviterei, invece, di lasciare che trailer e locandina del film influenzino l'intenzione di seguire questa storia semplicemente per il fatto che sia l'ultima pellicola dell'attore newyorkese scomparso a febbraio. Se si vuole onorarlo simbolicamente attraverso le sue interpretazioni, meglio scegliere altri lidi ("Il dubbio", "Magnolia", "I Love Radio Rock" anche "Truman Capote - A sangue freddo" per quanto non mi sia piaciuto).
Parola chiave: Banca.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi