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martedì 21 maggio 2024

Film 2274 - The Talented Mr. Ripley

Intro: Prima ancora che uscisse la nuova serie di Netflix (a dire il vero nemmeno sapevo che fosse stata realizzata), una sera ho rivisto questo pellicola.

Film 2274: "The Talented Mr. Ripley" (1999) di Anthony Minghella
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: a differenza di "Ripley" che non sono riuscito a finire, non ho avuto alcun problema a vedere "The Talented Mr. Ripley" tutto d'un fiato.
Iconico ensemble di attori - con un Matt Damon che definire in forma è dire poco - e qualche momento nostrano che spicca (dico solo: Fiorello che duetta con Damon e Jude Law, momento per il quale i 3 sono stati nominati agli MTV Movie + TV Awards per Best Musical Performance), location bellissime e un stile che, in generale, non manca di farsi sentire, il film di Minghella non è perfetto, ma sicuramente riesce a lasciare il segno. L'intrigante quanto inquietante storia di Patricia Highsmith, poi, fa il resto.
Cast: Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Jude Law, Cate Blanchett, Philip Seymour Hoffman, Jack Davenport, James Rebhorn, Sergio Rubini, Philip Baker Hall, Fiorello, Stefania Rocca.
Box Office: $128.8 milioni
Vale o non vale: Il film che forse più di tutti racchiude l'essenza dell'era Gwyneth Paltrow, il più simile in termini di glamour e stile alla realtà che ha contraddistinto - almeno attraverso la lente dei media - quel momento che è stato il picco mediatico e più iconico dell'attrice.
In una sorta di dolce vita deviata, Ripley inquieta e seduce, spaventa e affascina e, soprendentemente, Matt Damon non delude nel ruolo di protagonista, anche aiutato da un cast di tutto rispetto e, specialmente, grazie alla sua contrapposizione con Jude Law, qui più che mai sexy ed invitante. Vedere per credere.
Premi: Candidato a 5 premi Oscar per Miglior attore non protagonista (Law), sceneggiatura non originale, costumi, colonna sonora e scenografie. 7 nomination ai BAFTA per Miglior film, regia, sceneggiatura non originale, attrice non protagonista (Blanchett), fotografia e colonna sonora e 1 vittoria per il Miglior attore non protagonista (Law). 5 candidature ai Golden Globe: Miglior film drammatico, regia, attore protagonista (Damon), attore non protagonista (Law) e colonna sonora. 2 nomination agli MTV Movie + TV Awards (Best Musical Performance per Matt Damon, Jude Law e Fiorello, Miglior cattivo per Damon)
Parola chiave: Anelli.
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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 13 agosto 2022

Film 2123 - Doubt

Intro: Ogni tanto ritornano...

Film 2123: "Doubt" (2008) di John Patrick Shanley
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: uno dei miei film preferiti che non mi stanco mai di rivedere, "Doubt" e il suo simbolismo mi lasciano ogni volta senza fiato. Motivo per cui ho voluto condividere la mia passione per questo film con Ciarán che, devo dire, ha apprezzato.
Cast pazzesco - una sorta di scontro fra titani attoriale - e storia intrigante e disturbante, "Doubt" lascia lo spettatore con, inevitabilmente, molti dubbi oltre che la possibilità di interpretare la storia secondo la propria sensibilità.
Da vedere.
Film 60 - Il dubbio
Film 125 - Il dubbio
Film 342 - Il dubbio
Film 2123 - Doubt
Cast: Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Viola Davis, Joseph Foster, Carrie Preston.
Box Office: $50.9 milioni
Vale o non vale: Una delle mie pellicole preferite in assoluto. Intelligente, ben scritto, interpretato magnificamente da un quartetto di attori assolutamente perfetti per la parte, "Doubt" richiede l'attenzione massima dello spettatore perché questo film sta tutto nei particolari.
Premi: Candidato a 5 Oscar (Miglior sceneggiatura non originale, attrice protagonista Streep, attore protagonista Hoffman e attrici non protagoniste Adams e Davis), 3 BAFTA (Miglior attrice protagonista Streep, attore non protagonista Hoffman e attrice non protagonista Adams), 5 Golden Globe (Miglior sceneggiatura non originale, attrice protagonista Streep, attore protagonista Hoffman e attrici non protagoniste Adams e Davis).
Parola chiave: Alcol.
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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 23 gennaio 2022

Film 2078 - Hunger Games: La ragazza di fuoco

Intro: Tornato in Italia e come sempre accampato a casa di zia, questa volta abbiamo avuto due ospiti speciali, finalmente approdati in Europa dopo quasi due anni in Australia: Karen e Lucas!
Dopo che mi hanno fatto visita a Dublino in novembre, a esattamente un mese di distanza, il 22 dicembre ci siamo trovati a Bologna per passare le feste nuovamente insieme (dopo che due anni fa le abbiamo passate in Argentina a Cordoba). Due persone meravigliose, la loro compagnia è sempre un piacere!

Film 2078: "Hunger Games: La ragazza di fuoco" (2013) di Francis Lawrence
Visto: dalla tv di zia
Lingua: italiano
Compagnia: Karen, Lucas, zia
In sintesi: dei quattro film della saga usciti forse il mio preferito, "The Hunger Games: Catching Fire" possiede quel dono raro non solo di replicare alla perfezione le atmosfere del primo film, ma anche di proporre qualcosa di nuovo in grado id mettere in moto una macchina narrativa che, non avessero completamente toppato con il terzo film, sarebbe stata quasi perfetta.
In ogni caso, sempre una certezza.
Film 412 - Hunger Games
Film 461 - Hunger Games
Film 541 - Hunger Games
Film 1551 - The Hunger Games
Film 2348 - The Hunger Games
Film 634 e 635 - Hunger Games: la ragazza di fuoco
Film 699 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 1171 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 1552 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 2078 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 836 - Hunger Games: il canto della rivolta - Parte I
Film 1176 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 1
Film 1056 - Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2
Film 1460 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 2
Film 2239 - The Hunger Games: The Ballad of Songbirds & Snakes
Cast: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Philip Seymour Hoffman, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland.
Box Office: $865 milioni
Vale o non vale: Ben fatto e narrativamente intelligente, riesce nell'ardua impresa di rievocare le intriganti quanto inquietanti atmosfere del primo "The Hunger Games" pur riuscendo a proporre qualcosa di nuovo e altrettanto appagante. Un ottimo sequel.
Premi: La canzone "Atlas" dei Coldplay candidata la Golden Globe per la Miglior canzone originale e al Grammy per Best Song Written for Visual Media.
Parola chiave: Ghiandaia imitatrice.
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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 18 aprile 2019

Film 1552 - The Hunger Games: Catching Fire

Intro: Visto il primo, segue naturalmente il secondo...
Film 1552: "The Hunger Games: Catching Fire" (2013) di Francis Lawrence
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi:
Film 412 - Hunger Games
Film 461 - Hunger Games
Film 541 - Hunger Games
Film 1551 - The Hunger Games
Film 2348 - The Hunger Games
Film 634 e 635 - Hunger Games: la ragazza di fuoco
Film 699 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 1171 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 1552 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 2078 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 836 - Hunger Games: il canto della rivolta - Parte I
Film 1176 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 1
Film 1056 - Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2
Film 1460 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 2
Film 2239 - The Hunger Games: The Ballad of Songbirds & Snakes
Cast: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Philip Seymour Hoffman, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Willow Shields, Toby Jones, Sam Claflin, Lynn Cohen, Jena Malone.
Box Office: $865 milioni
Vale o non vale: Un buonissimo secondo episodio, capace di elettrizzare e coinvolgere tanto quanto il primo, alzato non di poco la posta in gioco.
Premi: Candidato al Golden Globe per la Miglior canzone originale ("Atlas" dei Coldplay) e al Grammy per Best Song Written for Visual Media.
Parola chiave: Campo elettromagnetico.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 13 dicembre 2016

Film 1259 - The Big Lebowski

Mai visto prima, sempre voluto vedere. Netflix mi legge dentro.

Film 1259: "The Big Lebowski" (1998) di Joel Coen
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Ho vissuto 29 anni senza conoscere the Dude e ora che lo conosco, ammetto che un po' mi sta simpatico. Eccentrico, scansafatiche, innamorato del bowling e della vita comoda, della marijuana e del white russian, the Dude non è Lebowski anche se tutti lo credono. Ed è da qui che i Coen partono per raccontare la loro folle e intrigata storia fatta di tappeti, riscatti e dita del piede mancanti.
Una giravolta di nonsense a volte disorientante, a volte spassosissimo, a volte un po' random, il tutto per un mix nel puro stile dei registi che riescono a non tradire se stessi consegnando un post "Fargo" altrettanto degno di lasciare il segno. Non a caso ancora oggi questo film mantiene lo stato di cult. Da questo punto di vista, molto del merito va anche al grande cast, Jeff Bridges in testa, che riesce a rappresentare il pazzo mondo di questo film in maniera strambamente convince ed efficace, rendendo molti di questi personaggi davvero difficili da dimenticare. Poi è chiaro che the Dude è the Dude, o si ama o si odia, e se lo si ama qui sarà un vero e proprio colpo di fulmine!
Dunque questo primo incontro con "The Big Lebowski" è stata una bella stretta di mano, una conoscenza che pensavo difficile e forse addirittura pesante e che si è rivelata, invece, un assurdo e folle viaggio difficile da dimenticare.
Cast: Jeff Bridges, John Goodman, Julianne Moore, Steve Buscemi, David Huddleston, John Turturro, Philip Seymour Hoffman, Tara Reid, Peter Stormare, Flea, David Thewlis, Sam Elliott, Ben Gazzara.
Box Office: $46.2 milioni
Consigli: Quando Tara Reid aveva ancora una carriera, quando Tara Reid aveva una carriera è apparsa addirittura in un film dei Coen, ovvero questo. Già di per sé mi pare un valido motivo per voler vedere questa pellicola e riuscire a capire come cavolo abbia fatto a finirci (tranquilli, non deve poi recitare granché). Gli altri validi motivi sono cognomi (Coen, Bridges, Goodman, Moore, Buscemi), snodi narrativi (rapimento, rapina, gare di bowling, esplosioni, pestaggi) e un piccolo mondo folle fatto di una marea di dettagli che rendono questo film un titolo da vedere.
Parola chiave: Valigetta.
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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 20 luglio 2016

Film 1176 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 1

Non lo avevo più voluto rivedere dopo la delusione della prima volta che l'ho visto. Però ho pensato che una seconda possibilità gliela potevo anche concedere...

Film 1176: "The Hunger Games: Mockingjay - Part 1" (2014) di Francis Lawrence
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Dai, lo ammetto: un po' l'ho rivalutato. Poco.
Dopo la traumatica priva visione al cinema di 2 anni, dopo aver constatato che sì, anche un ottimo franchise può commettere un passo falso, alla fine ho ceduto e sono tornato "sulla scena del crimine". Rivedere "The Hunger Games: Mockingjay - Part 1" si inserisce in un connubio di due fattori. Il primo è puramente materiale, ovvero ho acquistato il dvd qualche tempo fa; il secondo, invece, riguarda la voglia di riscoprire la saga conseguente all'acquisto del film. Dopo aver rivisto qualche giorno prima il secondo capitolo, mi sono riproposto di dare una chance anche a questo terzo e parzialmente conclusivo episodio.
Nonostante l'evidente rottura del ritmo e una mancanza di base di pathos, certamente rimane evidente il buonissimo lavoro tecnico fatto e l'interessante approfondimento socio-politico, abbstanza inusuale per un prodotto commericale e destinato a un target giovane. I limiti di una mossa del genere - motivo per cui probabilmente si tende ad evitare di fornire al tema tanto spazio come qui - sono stto gli occhi di tutti, in quanto "Hunger Games 3" ha un consistente problema di carenza di contenuti. Il buon intento di contestualizzazione (e più che altro la promessa di ottimi incassi) ha prevaricato la mission finale di una storia che doveva giocare tutte le sue carte con un titolo conclusivo da cardiopalma che, invece, è stato rovinato da una suddivisione commerciale in due capitoli di cui il primo finisce per risultare il più insignificante e stiracchiato.
In ogni caso, messa da parte la cocente delusione, demonizzare non ha particolare senso. La delusione c'è ed è stata non solo percepita, ma anche concretamente riscontrata (il quarto capitolo ha incassato meno di tutti i capitoli precedenti!), ma come si diceva qualcosina di buono c'è. La Lawrence è una grande leader sia della storia che del grande schermo. Dà prova di essere credibile nonostante la mancanza di trama e di riuscire a portare sulle sue spalle il prodotto di cui è diventata il volto a prescindere dalla qualità di quest'ultimo. Insomma, senza di lei questo terzo titolo non solo non avrebbe senso, ma nemmeno esisterebbe.
Per quanto riguarda il resto, "Mockingjay - Part 1" funziona come i precedenti due capitoli, posizionandosi ad un alto standard tecnico-qualitativo e riuscendo a portare al cinema le immagini create dalla Collins con una certa efficacia (fotografia, costumi e scenografie hanno vividamente creato l'idea di Capitol City e dei distretti di Panem). Insomma, realizzato in maniera ineccepibile, ma un po' carente di contenuti, "Hunger Games 3" non ha particolare ragione di esistere come episodio a sé, ma dovendovici confrontare, ad una seconda visione migliora leggermente.
Ps. Candidato ai Golden Globes 2015 per la Miglior canzone originale ("Yellow Flicker Beat" di Lorde).
Film 412 - Hunger Games
Film 461 - Hunger Games
Film 541 - Hunger Games
Film 1551 - The Hunger Games
Film 2348 - The Hunger Games
Film 634 e 635 - Hunger Games: la ragazza di fuoco
Film 699 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 1171 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 1552 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 2078 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 836 - Hunger Games: il canto della rivolta - Parte I
Film 1176 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 1
Film 1056 - Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2
Film 1460 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 2
Film 2239 - The Hunger Games: The Ballad of Songbirds & Snakes
Cast: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Willow Shields, Sam Claflin, Jena Malone, Mahershala Ali, Natalie Dormer, Wes Chatham, Elden Henson, Patina Miller, Evan Ross.
Box Office: $755.4 milioni
Consigli: Direi che il riassunto più efficace relativamente a questo film lo fornisce il commento critico di Todd McCarthy di The Hollywood Reporter, che lo definisce "disappointingly bland and unnecessarily protracted."
A voler cercare il lato positivo, si tratta di un capitolo-ponte di una saga piuttosto ben riuscita che, dopo questo scivolone, saprà ampiamente riprendersi e regalare una giusta conclusione a Katniss Everdeen e compagni. Dunque il viaggio attraverso questo terzo capitolo si può affrontare: non è bello come i precedenti, ma ci traghetta verso l'epico finale.
Parola chiave: Peeta.

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Bengi

martedì 12 luglio 2016

Film 1171 - The Hunger Games: Catching Fire

Mi era venuta voglia di ritornare a Capitol City...

Film 1171: "The Hunger Games: Catching Fire" (2016) di Francis Lawrence
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Questa volta, per cambiare un po', l'ho visto in inglese. La storia, in lingua originale, è sufficientemente comprensibile lo stesso anche per chi non conosce a memoria la storia come me.
Il film è sempre bello, ricco di svolte interessanti, vera e propria avventura che non si risparmia sorprese e colpi di scena davvero spettacolari. Gli effetti speciali aiutano, la trama è ben costruita e il cast fa il resto: Jennifer Lawrence è una grande leader e il vasto ed eterogeneo gruppo di comprimari fa il resto. Davvero un ottimo secondo capitolo.
Ps. Candidato ai Golden Globe e ai Grammy per la Miglior canzone originale derivata da una pellicola ("Atlas" dei Coldplay).
Film 412 - Hunger Games
Film 461 - Hunger Games
Film 541 - Hunger Games
Film 1551 - The Hunger Games
Film 2348 - The Hunger Games
Film 634 e 635 - Hunger Games: la ragazza di fuoco
Film 699 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 1171 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 1552 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 2078 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 836 - Hunger Games: il canto della rivolta - Parte I
Film 1176 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 1
Film 1056 - Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2
Film 1460 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 2
Film 2239 - The Hunger Games: The Ballad of Songbirds & Snakes
Cast: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Philip Seymour Hoffman, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland.
Box Office: $865 milioni
Consigli: La ripetizione è alla base dei prodotti di fiction e mai come in questo caso si può dire che l'operazione sia riuscita: di fatto "The Hunger Games: Catching Fire" ripropone la stessa identica formula del primo "The Hunger Games", pur riuscendo a variare quel che basta per rendere questo secondo capitolo forse persino megliore del primo. Da vedere.
Parola chiave: Quarter Quell.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 13 dicembre 2015

Film 1049 - Mission: Impossible III

Ogni tanto mi ricordo anche che devo tener fede ai buoni propositi. E completare questa saga era uno di quelli...
Film 1049: "Mission: Impossible III" (2006) di J.J. Abrams
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Dopo il palese passo falso della saga con il secondo, rumorosissimo capitolo, anche "Mission: Impossible" ritrova la voglia di andare avanti e lo fa, neanche a dirlo, tramite la crisi mistica, la messa in discussione delle precedenti avventure, il riscatto del proprio eroe, prima solo muscoli e adrenalina. Ora, dopo questa revisione delle proprie priorità, anche Ethan Hunt decide di mettere su famiglia e lo fa trovando la donna più dolce, bella e normale che potesse trovare, qui nelle fattezze di Michelle Monaghan e della sua malvagia frangetta. Ovviamente l'aver archiviato le missioni impossibili di un tempo non significa minimamente che Ethan sia al sicuro o abbia davvero chiuso con l'IMF, ma questo è inutile specificarlo dato che altrimenti questo film non avrebbe ragione di esistere.
Quello che va detto, invece, è che "Mission: Impossible III" è il capitolo di svolta dopo l'errore commesso nel secondo, un titolo d'azione molto buono che riesce, però, anche a raccontare una storia. Le sequenze adrenaliniche sono sempre spettacolari e molto ben girate - non credo sia un caso che dietro alla macchina da presa ci sia il J.J. Abrams che mercoledì si appresta a sconvolgerci nientemeno che la saga di "Star Wars" - e il risultato finale è buono oltre che di grande intrattenimento. Si poteva chiedere di più?
Da non dimenticare, poi, il buon e rinnovato cast che ci introduce a nientemeno che Simon Pegg, da qui in poi fedele spalla di Ethan, oltre che a una serie di comprimari tra cui spiccano Jonathan Rhys Meyers, Maggie Q e Laurence Fishburne, una rediviva Keri Russell (sì, quella di "Felicity") per ben 5 minuti in scena e un supercattivo di nome Philip Seymour Hoffman che saprà tenere ben tese le corde di questo film. Insomma, ben tornata cara, vecchia, mission impossibile!
Film 1005 - Mission: Impossible
Film 2382 - Mission: Impossible
Film 1027 - Mission: Impossible II
Film 1049 - Mission: Impossible III
Film 409 - Mission: Impossible - Protocollo Fantasma
Film 1058 - Mission: Impossible - Protocollo fantasma
Film 1012 - Mission: Impossible - Rogue Nation
Film 1206 - Mission: Impossible - Rogue Nation
Film 1672 - Mission: Impossible - Fallout
Film 1747 - Mission: Impossible - Fallout
Film 2205 - Mission: Impossible - Dead Reckoning Part One
Film 2381 - Mission: Impossible - Dead Reckoning Part One
Film 2387 - Mission: Impossible - The Final Reckoning
Cast: Tom Cruise, Philip Seymour Hoffman, Ving Rhames, Billy Crudup, Michelle Monaghan, Jonathan Rhys Meyers, Simon Pegg, Keri Russell, Maggie Q, Laurence Fishburne.
Box Office: $397.9 milioni
Consigli: Buon esempio di film adrenalinico tutto situazioni al limite e grandi atti di eroismo, è il terzo capitolo di una saga che rivede la luce in fondo al tunnel. Tom Cruise è sempre perfetto, tanto concentrato nelle sue attività e tanto sicuro di fare quello che fa che riesce perfino a convincere lo spettatore più scettico. Basta farsi condurre dalla storia, Tom di certo non si risparmierà, come sempre. Un risultato efficace in vista di un vero e proprio reboot che, di fatto, continua con i capitoli successivi. Non il migliore dei 5, ma sicuramente perfetto per una serata senza troppi impegni mentali.
Parola chiave: Zampa di Lepre.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 20 gennaio 2015

Film 863 - La spia

Sufficientemente incuriositi per decidere di vederlo, lo abbiamo recuperato.

Film 863: "La spia" (2014) di Anton Corbijn
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "A Most Wanted Man" è uno di quei thriller tesi e lenti, in cui ti sembra non accada nulla fino alla fine in cui, poi, si decide tutta la storia. Fedele a questa formula, anche l'ultimo film con Philip Seymour Hoffman presenta questa peculiarità che lo caratterizza appieno.
Non che mi aspettassi una trama ricca di bombardamenti, sparatorie o inseguimenti, ma va detto che per la maggior parte del tempo qui si sta a guardare qualcuno che guarda qualcosa, ascolta o pensa e, diciamocelo pure, non è roba per tutti. Tra l'altro la trama parte in una direzione e finisce da un'altra parte, confondendo i meno attenti.
Tutto sommato non si può certo dire che questo prodotto non sia ben fatto e, in verità, se si ha la pazienza di scoprire come andrà a finire si rimane anche sorpresi in positivo. Semplicemente bisogna pazientare.
La freddezza delle immagini e dei luoghi - le location si trovano ad Amburgo, Germania - non aiuta il coinvolgimento dello spettatore all'interno della storia e, per quanto mi riguarda, mi ha lasciato un po' perplesso (come per "Il quinto potere"), probabilmente perché assuefatto da sfondi urbani americani o inglesi. Forse li ho collegati inconsciamente a pellicole come "Le vite degli altri" di cui ho ricordi freddi e solitari. Chissà.
In ogni caso questa produzione britannica tratta dal romanzo omonimo di John le Carré - dopo gli altri successi cinematografici "The Constant Gardener - La cospirazione", "La talpa" - è sufficientemente buono per essere visto, sufficientemente indipendente e al contempo sufficientemente mainstream per piacere ad una buona fetta di pubblico e, anche se non il caso più eclatante, è comunque un titolo che porta con onore il non facile compito di ultima pellicola di un attore che ha saputo regalare non poche buone interpretazioni.
Box Office: $31.6 milioni
Consigli: Cast importante (Philip Seymour Hoffman, Rachel McAdams, Willem Dafoe, Robin Wright, Grigoriy Dobrygin, Homayoun Ershadi, Nina Hoss, Daniel Brühl) per un thriller tratto dal romanzo di John le Carré che, visto con la giusta predisposizione d'animo, può valere la visione soprattutto nel finale. Seymour Hoffman guida bene il gioco e dimostra, ancora una volta, di essere un ottimo protagonista, anche decentrato dall'occhio vigile di Hollywood. Va visto se si ama il genere, l'autore del romanzo da cui è tratto o se si gradiscono le buone produzioni britanniche che strizzano l'occhio all'America pur rimanendo marcatamente europee. Eviterei, invece, di lasciare che trailer e locandina del film influenzino l'intenzione di seguire questa storia semplicemente per il fatto che sia l'ultima pellicola dell'attore newyorkese scomparso a febbraio. Se si vuole onorarlo simbolicamente attraverso le sue interpretazioni, meglio scegliere altri lidi ("Il dubbio", "Magnolia", "I Love Radio Rock" anche "Truman Capote - A sangue freddo" per quanto non mi sia piaciuto).
Parola chiave: Banca.

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Bengi

lunedì 24 novembre 2014

Film 836 - Hunger Games: il canto della rivolta - Parte I

Appena visto la recensione è subito d'obbligo!

Film 836: "Hunger Games: il canto della rivolta - Parte I" (2014) di Francis Lawrence
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Dopo un'attesa così estenuante che ha costretto i numerosi fan ad un conto alla rovescia forzato man mano che la data d'uscita si avvicinava (e soprattutto perché ogni due per tre la produzione faceva trapelare qualche nuovo dettaglio, immagine, poster, trailer o affini), finalmente il momento di rivedere Katniss Everdeen sul grande schermo è arrivato. In linea con la data d'uscita in America - da noi il debutto è stato giovedì il 21 - venerdì mi sono recato al cinema carico di attese e sicuro di portare a casa l'ennesima impressione positiva. Non è stato così.
Con non poco rammarico, da fan della saga cinematografica, mi sono trovato di fronte all'evidenza che, questa volta, un film in più su uno dei miei franchise preferiti non è equivalso ad una piacevole avventura in più. Per dirla fuori dai denti: "The Hunger Games: Mockingjay - Part 1" non ha molto da dire.
Credo che, visti i due precedenti titoli, le aspettative fossero altissime e questo certamente non abbia aiutato, ma il vuoto narrativo che il terzo capitolo porta con sé spiazza chi segue le disavventure del Distretto 12 e dei suoi abitanti in fuga. Katniss è la nuova paladina della rivolta e ci metterà un bel po' per decidersi ad abbracciare questo suo inatteso destino, e nonostante il sacrificio della ragazza dovrebbe suscitare in chi segue la storia una certa dose di empatia, di fatto si avverte solo un po' di noia misto impazienza. Non perché improvvisamente la saga di "Hunger Games" abbia perso mordente, ma perché è ovvio che ciò che viene raccontato in un libro, se non tradotto nel linguaggio cinematografico più adatto, rischia di non funzionare. Qui si è preso un romanzo, si è deciso di suddividerne la traspozione cinematografica in due parti e ci si è ritrovati col dover razionare il meglio per la fine trovando però il modo di raccontare qualcosa anche nel capitolo di passaggio. Il guaio è che, forse - dico forse perché i libri non li ho letti -, non c'era poi così tanto da raccontare tra "La ragazza di fuoco" e la seconda parte de "Il canto della rivolta". Il risultato, quindi, è qualcosa che oscilla tra il film più che altro per i fan della saga e un racconto di mezzo che, preso singolarmente, funziona poco.
Durante i 123 minuti di pellicola vengono riprese le fila del precedente capitolo, intavolati i nuovi snodi della trama e preparato lo scenario di una guerra che incombe, ma per il momento solo nei discorsi dei rivoluzionari. Mi aspettavo che da un momento all'altro Aragon saltasse fuori e pronunciasse una delle battute più iconiche del secondo capitolo de "Il signore degli Anelli": "La guerra aperta incombe, che tu la rischi o no".
Di fatto qui, a parte qualche imboscata, non si rischia granché e sono solo i nemici - capitanati dal Presidente Snow/Donald Sutherland - ad arrecare i danni più gravi, sacrificando vite innocenti ogni qualvolta la situazione lo consenta. Sul fronte ribelle, invece, si mette in scena qualcosa di curioso. Solitamente, infatti, siamo abituati ad una presa di coscienza del proprio ruolo da parte dell'eroe che percorre vie spontanee, una maturazione che avviene naturalmente dopo che gli eventi ne forzano l'avverarsi. Qui, invece, vi è una vera e propria costruzione dell'immagine dell'eroe - in questo caso eroina - che richiede la pianificazione quasi di una campagna pubblicitaria. C'è la scelta del testimonial, la realizzazione di abiti di scena, lo shooting promozionale e lo spot da far rimbalzare di televisore in televisore con lo scopo di risvegliare le coscienze altrui, intorpidite da paura e malainformazione, al fine di reclutare quanti più seguaci possibile. Per la guerra (aperta), naturalmente.
Quindi, una volta che Katniss viene scossa dal vedere un Peeta malridotto ostaggio del nemico e le rovine del suo ormai ex distretto, la storia prende il via e riesce finalmente a mostrare qualcosa di differente dai soli momenti di introspezione, rammarico, rabbia, frustrazione. Perché è giusto che si costruisca bene il carattere del personaggio fornendo allo spettatore i numerosi esempi della sua profondità o maturità, però costruirci l'intero primo tempo di un film sopra mi sembra un tantino eccessivo. Quando, poi, l'azione parrebbe cominciare, di fatto l'unica cosa che accade è la ritirata sottocoperta e, bombardamenti a parte, non si ha altra testimonianza di uno scontro.
Insomma, diciamo che il paragone tra le due arene precedenti con questa prima parte di una rivolta che ancora fatica a partire non è dei più felici. Il buon scenario politico architettato viene imbruttito da un'attesa e una lentezza che forse un titolo del genere non dovrebbe avere. Non solo perché 4 film su 3 libri sono tanti, ma anche perché con tutta questa storia delle trilogie e affini, lo spettatore si aspetta almeno che qualcosa accada in tutti gli episodi che si portano al cinema. Quello che qui viene mostrato si poteva condensare in una mezz'ora abbondante / un'ora, ritagliando lo stesso tempo per un finalone con il botto. A questo punto non so più cosa aspettarmi per l'"imminente" capitolo conclusivo e vorrei sperare che al diluirsi della trama in questa prima parte non ne corrisponda uno nella seconda. Il che mi farebbe ancora di più pensare che di un quarto capitolo non ci fosse bisogno (ma questo è un altro discorso che, chiaramente, non può tenere presente il riscontro monetario).
In definitiva, a caldo (ma ormai un po' raffreddato), posso dire che no, "Hunger Games: il canto della rivolta - Parte I" non è stato così emozionante, interessante o avvincente come mi aspettavo e volevo che fosse. Probabilmente una volta digerita la delusione saprò affrontare con più lucidità questo "Hunger Games 3" che, per il momento, rimane l'anello debole di tutta la catena. Suppongo che col tempo - e presa visione del quarto - saprò rimodellare la mia opinione su basi meno sentimentali (come è stato, per esempio, con il secondo capitolo de "Lo Hobbit") che mi porteranno a scorgere anche un'utilità dietro questa evidente operazione commerciale. Per il momento, però, posso solo affermare che se ai giochi di Capitol City togli l'arena ne elimini anche l'essenza.
Film 412 - Hunger Games
Film 461 - Hunger Games
Film 541 - Hunger Games
Film 1551 - The Hunger Games
Film 2348 - The Hunger Games
Film 634 e 635 - Hunger Games: la ragazza di fuoco
Film 699 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 1171 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 1552 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 2078 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 836 - Hunger Games: il canto della rivolta - Parte I
Film 1176 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 1
Film 1056 - Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2
Film 1460 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 2
Film 2239 - The Hunger Games: The Ballad of Songbirds & Snakes
Box Office: $275 milioni (incasso mondiale del primo weekend d'uscita)
Consigli: Anche questa volta si sono fatte le cose in grande. Al cast sempre magnifico si aggiungono principalmente Julianne Moore e Natalie Dormer; la produzione è quella delle grandi occasioni e tutto è curato, ricostruito e inscenato alla perfezione; la colonna sonora (attentissima ad essere super cool) sfodera nientemeno che Lorde per la canzone portante. Insomma, come per i precedenti episodi a livello tecnico non si può che tessere lodi. Qui, però, c'è una necessaria virata narrativa che forse non è intrapresa nel migliore dei modi. Molti tempi morti, moltissimi momenti lenti e poca azione fanno sì che "Il canto della rivolta - Parte I" abbassi lo standard cui il franchise ci aveva abituato. Fortunatamente Jennifer Lawrence è in grado di sopportare il peso di un capitolo di passaggio come questo e risultare non solo credibile, ma ancora interessante per il pubblico che, dopo una storia pesante come questa, avrebbe potuto (o potrebbe ancora) anche decidere di abbandonarla al suo destino. Non credo, di fatto, sia un caso che l'esordio al botteghino americano sia stato il peggiore dei tre titoli della saga, nonostante il crescente interesse del pubblico per l'opera della Collins e la totale assenza di titoli avversari in uscita. Come ho ribadito a sufficienza, questo terzo episodio si divide tra il voler creare attesa - di fatto non mostrando nulla che non si evincesse dal trailer - e una presa di coscienza contemporanea che il supereroe deve avere una forte caratterizzazione attraverso un intelligente lavoro di sceneggiatura. Qui si mette in scena il tentativo - anche lodevole - di farlo, senza forse centrare l'obiettivo in pieno. Motivo per il quale penso che "Mockingjay - Part 1" non sia perfetto per tutti, ma che privilegi maggiormente i fan della saga disposti a qualunque sacrificio pur di arrivare all'agognato finale della saga. Chi è meno devoto troverà più faticosa questa storia e sicuramente meno appassionante. Per carità, è un buon film-ponte e questo non glielo può togliere nessuno; preso singolarmente, però, è un titolo con evidenti limitazioni.
Parola chiave: Depistaggio.

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Bengi

mercoledì 8 ottobre 2014

Film 782 - Twister

Un'altra pellicola sui tornado...

Film 782: "Twister" (1996) di Jan de Bont
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Chiaro che visivamente parliamo di un risultato molto diverso dall'ultimo "Into the Storm", eppure "Twister" vive di un'energia propria che è difficile, se non impossibile, ritrovare nel gemello contemporaneo.
La giovanissima Helen Hunt è una forza della natura trascinante e travolgente al pari degli uragani che segue con il suo team e l'elemento scientifico che tratta la trama (studiare cosa succede all'interno del tornado, letteralmente nell'occhio del ciclone) ha un appeal abbastanza concreto. L'intendo, qui, è meno puramente intrattenitivo e un minimo più strutturato e si utilizza la spettacolarità di un fenomeno naturale distruttivo sfruttandone non solamente l'imponente spettacolarità, ma proponendo un racconto che ha anche un minimo di scopo.
Chiaramente l'intento di una pellicola come questa è assolutamente commerciale, ma eravamo ancora nel periodo in cui - anche solo per realizzare un prodotto come questo - si provava a giustificarlo attraverso una legittimazione anche narrativa (e non solo visiva). Per dirla facile: un po' di trama, anche solo qualcosina, almeno c'era.
Ora, chiaramente ci sono 18 anni di differenza tra un titolo e l'altro, ma risulta difficile non confrontarli anche solo un pochino. Io da bravo onnivoro del cinema facile, tutto effetti speciali, made in USA apprezzo entrambi i titoli, per motivi diversi. "Twister", considerando gli anni, vince soprattutto perché riesce ad evocare le stesse emozioni di "Into the Storm", ma con quasi 20anni di anticipo. Direi che lo si può considerare davvero un cult del genere 'disaster movie', sempre bello da rivedere.
Ps. E' stato il primo film a uscire in dvd.
Box Office: $494,471,524
Consigli: Se i membri votanti dei Razzie Award avessero potuto vedere cosa aspettava il futuro del cinema commerciale americano probabilmente non avrebbero castigato "Twister" con il premio per la Peggior sceneggiatura di un film che supera l'incasso dei 100 milioni di dollari. Chiaramente qui non parliamo di un capolavoro e, nonostante tutto, l'intento rimane sempre quello di spettacolarizzare la natura e catturare lo spettatore con le evidenti capacità della produzione nel ricreare queste situazioni limite (2 nomination all'Oscar per effetti speciali e sonoro). Io mi sento di dire che "Twister" è un bel film, nell'ottica di una scelta di disimpegno per una serata tra amici per rilassarsi e spegnere il cervello.
Parola chiave: F5.

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Bengi

giovedì 22 maggio 2014

Film 717 - I Love Radio Rock

Mi avevano prestato il dvd già da tempo, ma non ero ancora riuscito a vederlo.

Film 717: "I Love Radio Rock" (2009) di Richard Curtis
Visto: dalla tv dell'Erika
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: Un film molto carino, una storia interessante, una sceneggiatura scritta bene e un ritmo che non manca mai. Il risultato è un mix indie-rock-stralunato-sesso-droga-e(ancora)-rock che funziona proprio bene.
La storia - ispirata a fatti veri - racconta della radio pirata e dei suoi dj che, nel pieno della Swinging London, vivono su una barca per eludere le restrizioni del governo inglese in fatto di musica rock. Milioni gli ascoltatori e i fans, ma il pugno di ferro e le restrizioni non accennano a diminuire.
In questo contesto storicamente repressivo si svolge la storia del magrolino Carl/Tom Sturridge, che finisce sulla barca grazie alla spintarella della madre (Emma Thompson) che ce lo manda apparentemente per punirlo. Qualcosa puzza.
Le prime, vere, esperienze di vita di Carl finiranno per realizzarsi sulla barca insieme - e a volte grazie a -il gruppo di nuovi amici che si fa in mezzo al mare. Non mancano, chiaramente, le situazioni più assurde e i soggetti più disparati e strani, tutti interpretati da attori più o meno famosi. Si riconoscono subito Philip Seymour Hoffman, Kenneth Branagh, Rhys Ifans e Bill Nighy, poi ancora Nick Frost, Chris O'Dowd, Gemma Arterton, January Jones, Tom Wisdom e Poppy Delevingne. Insomma, anche il cast è di tutto rispetto.
Il film non è stato un successo a livello commerciale - e non capisco troppo il perché -, ma non si può certo farne una colpa alla trama che, invece, ha ottimi momenti divertenti e in generale un tono sempre scanzonato e positivo e, men che meno, se ne può fare colpa al cast che è di buon livello. A me, personalmente, è piaciuto.
Box Office: $36,348,784
Consigli: Godibile, scanzonato, divertente e con un approccio molto personale e caratteristico. E' un interessante esperimento cinematografico, oltre che un modo per presentare fatti storici molto originale. Buon cast e spunto narrativo curioso. E, chiaramente, ottima musica.
Parola chiave: Rock 'n' Roll.

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Bengi

lunedì 15 aprile 2013

Film 531 - Le idi di marzo

Sempre stato curioso di vederlo. Ecco l'occasione giusta: le feste pasquali!


Film 531: "Le idi di marzo" (2011) di George Clooney
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Sapevo solo che parlasse di politica, che sullo schermo lo scontro era fra Ryan Gosling e George Clooney e che non a tutti fosse piaciuto. Non molto, insomma, per essere una delle pellicole più chiacchierate di un paio di stagioni fa.
Già, perchè Mr. Gosling con "Le idi di marzo" e "Crazy, Stupid, Love." nel 2011-12 ha fatto veramente il botto, esplodendo a livello mediatico quale sex-symbol e attore capace di misurarsi in ruoli difficili o divertenti, spigliati o drammatici. Insomma, adesso anche Ryan tutto può.
A differenza di Ryan Reynolds, il cui effetto exploit si è rovinato a causa di un "Lanterna verde" piuttosto moscio, questo Ryan è riuscito a costruire l'immagine di bello e, soprattutto bravo, che si sposa perfettamente con l'immagine pubblica di George Clooney, da anni considerato uno che, oltre ad essere affascinante, è anche piuttosto capace di fare il suo mestiere (o mestieri, visto che da attore si è perfettamente calato nei panni di sceneggiatore e regista). La premessa per "Le idi di marzo", insomma, era allettante, ma non era l'unico fattore in ballo.
Alcuni commenti al film, infatti, mi erano arrivati tiepidi, se non addirittura freddini. Sembrava che le aspettative rispetto all'ultima fatica di Clooney fossero state disattese. L'approccio al film, quindi, era duplice curiosità: mi sarebbe piaciuto o alla fine sarei rimasto deluso anche io?
Ad essere totalmente onesti, "The Ides of March" non mi ha per nulla lasciato insoddisfatto, nonostante il mio approccio 'guardingo'. L'atmosfera apparentemente pacata è limpida sarà smascherata dalla trama in maniera interessante e intelligente, lasciando lo spazio, per il resto della pellicola, ad una tensione generale impalpabile ma sempre maledettamente presente. E la domanda sarà sempre: il Governatore Mike Morris è o non è colpevole?
L'intrigo, il potere, i compromessi e le verità delle persone sono tutti temi che mi appassionano sempre in un film, quindi man mano che la storia si evolveva ero sempre più interessato a capire come si sarebbe venuto a risolvere il tutto. L'idealismo iniziale, i valori della politica e l'etica delle persone sono tutte tematiche che finiranno per dover scontrarsi con i meccanismi umani più scotati e deludenti: carriera, arrivismo, tornaconto personale e, chiaramente, la gestione del potere. Anche i più 'puri' dovranno sporcarsi le mani, scendere a patti con i propri errori e sacrificare qualcosa in funzione di un obiettivo più grande: che sia la carriera politica, che sia il tenersi il proprio lavoro o prendersi una sonora rivincita.
La 'caduta agli Inferi' di Stephen Meyers/Gosling è ben architettata e pensata e la sceneggitura composta di meccanismi narrativi su più livelli, viene lentamente districata durante i 100 minuti di pellicola, con un crescendo nel finale proprio quando sarebbe sembrato tutto finito per Meyers. Il gioco d'astuzia, bilanciato da buone idee e bei dialoghi, funziona bene e lascia certamente soddisfatti. E' il prezzo richiesto al personaggio che, invece, lascia un po' di amaro in bocca.
Il percorso di del giovane e motivato Stephen, quindi, regge bene le sorti di una storia in cui fanno capolino una serie di altri personaggi ognuno con qualcosa da nascondere, il Governatore in primis. Il suo segreto - che ha un nome: Molly Stearns/Evan Rachel Wood - sarà il fulcro di tutta la vicenda, cui ruoteranno attorno una serie di avvenimenti che saranno necessariamente influenzati dal misterioso segreto (che, per carità, non è nulla di nuovo).
Sebbene i temi presentati non siano di originalità assoluta, il mix rende bene e, sullo schermo, tutto funziona a dovere: ci sono tensione e pathos, una buona sceneggiatura e un cast veramente all'altezza (oltre ai già citati sono presenti anche i premi Oscar Marisa Tomei e Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti e Jeffrey Wright). Insomma, sono rimasto soddisfatto da queste 'idi'. E George Clooney sa quello che fa.
Ps. Una nomination all'Oscar per la sceneggiatura, 4 ai Golden Globes (film drammatico, regia, attore protagonista e sceneggiatura) e $75,993,061 di incasso mondiale.
Consigli: Cast ricco e capace, bella fotografia e colonna sonora (di Alexandre Desplat), trama interessante e ben sviluppata (basata sull'opera teatrale "Farragut North" di Beau Willimon. Vale la pena di dargli un'opportunità se il genere politico con intrighi, giochi di potere e corruzione vi appassiona.
Parola chiave: Biglietto d'addio.

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Bengi

mercoledì 6 febbraio 2013

Film 502 - The Master

Una pellicola che volevo assolutamente vedere!


Film 502: "The Master" (2012) di Paul Thomas Anderson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Claudia
Pensieri: "The Master" è davvero un film molto strano. Quando sono uscito dalla sala, la prima cosa a cui ho pensato è stata: "Non ho capito niente". Il che è stato piuttosto frustrante.
Sulla via di casa, però, con la mente occupata da 100 pensieri, sono stato costretto a confrontarmi con una pellicola che mi ha davvero spiazzato, lasciandomi ben più di un interrogativo. Come facevo a spiegare cosa avevo visto a Leandro, che mi chiedeva una sintesi? Ebbene a distanza di quasi un mese faccio fatica ancora oggi a mettere in parole il mio pensiero, tanto è confuso.
Innanzitutto non è la storia di Scientology, ma prende spunto. Quindi quando sono stato al cinema ho capito man mano che mio padre mi aveva venduto una balla; di conseguenza, aspettandomi tutt'altro, sono rimasto ulteriormente spaesato. La storia, che si basa solo parzialmente su quel L. Ron Hubbard che ha fondato Scientology, racconta le tre vite che si intrecciano di Freddie Quell/Joaquin Phoenix, Lancaster Dodd/Philip Seymour Hoffman e Peggy Dodd/Amy Adams (tutti e tre candidati all'Oscar come migliori attori), in particolare concentrandosi sul primo, reduce dalla seconda Guerra Mondiale, che rimane affascinato e sedotto da una setta religiosa, la Causa, e dal suo capo spirituale (Seymour Hoffman).
I tormenti di Freddie, arrabbiato con il mondo e incapace di condurre una vita 'equilibrata', sembrano vedere finalmente un momento di pace quando si sottopone alle cure del "santone", motivo che lo spingerà sempre di più a mettersi nelle mani e al servizio di quella che diventerà poi la sua guida e punto di riferimento. La sua violenza ed irrequietezza, però, riaffioreranno fino a quando non sentirà il bisogno di allontanarsi dalla famiglia dei Dodd per un lungo periodo. Farà ritorno, ma solo per un brevissimo momento.
Questo, a grandi linee, quello che succede. Il resto, sia a livello di contenuti che di dialoghi, mi rimane spesso difficile da afferrare. Premesso che provo un mix di diffidenza, disprezzo e miscredenza nei confronti di questi soggetti "detentori di verità assolute", ho tentato di approcciarmi alle figure umane qui rappresentate prescindendo dai miei naturali pregiudizi. Eppure non ho provato alcuna simpatia, né sentimento di coinvolgimento verso alcuno di loro. Né sono riuscito a capire il perchè di tanta fiducia riposta in una persona che evidentemente non sa quello che dice (il secondo libro di Dodd finirà per scontrarsi con quanto asserito nel primo). Ponendomi in particolare questa domanda, ho supposto che l'intento nel raccontare questa storia fosse anche di mettere in luce la necessità delle persone di avere una guida nella vita, di potersi aggrappare a qualcosa di concreto e certo, di poter riporre la fiducia in qualcun altro che possa mostrare un sentiero sicuro e già pronto per essere percorso senza alcun rischio per sé stessi.
Mi sono chiesto, però, quale fosse la chiave di lettura di un personaggio come quello di Freddy. Disagiato, introverso, manesco a tratti sembra quasi ritardato. E' fedele spalla, braccio destro (violento) di una figura-pilastro della comunità pseudo-religiosa e certamente personaggio controverso davvero ben interpretato da Phoenix (zoppica, è stropicciatissimo, magrissimo e sembra sempre stia lì lì per crollare su sé stesso). Però, sarò molto sincero, mi sfuggiva moltissimo di questo personaggio. Cosa pensa? Perchè è ridotto così? E' pazzo? Rimane con i Dodd solo per convenienza o ci crede davvero anche lui nella Causa? Wikipedia è corsa in mio aiuto: "
Freddie Quell is a sex-obsessed alcoholic World War II veteran suffering from post-traumatic stress disorder and struggling to adjust to a post-war society". 
Quindi, a questo punto si può dire che, a maggior ragione, Freddie necessita più di altri di una figura-guida a cui affidarsi completamente, ripagando i momenti di pace ottenuti grazie alle "terapie" di Dodd con la sua più cieca e totale fedeltà. Chiaramente l'instabilità mentale del personaggio lo porterà ad agire in maniera più volte sconsiderata.
E' quindi un film sulla guerra, quello di Paul Thomas Anderson? E' un racconto sui traumi del ritornare ad un quotidiano che non esiste più dopo gli orrori di campi di battaglia e trincee? E' l'analisi di una follia (personale e collettiva) che critica la tendenza umana ad affidarsi a qualcuno o qualcos'altro per affrontare le prove della vita? O è una rappresentazione nel bene e nel male di queste sette religiose oggi anche abbastanza comuni?
Sono dell'idea che un film debba sempre suscitare qualche domanda in chi guarda, proporre interrogativi o comunque stimolare un dibattito - con sé stessi e con gli altri - che possa stimolare, in qualche modo. Qui non so se davvero si possa dire che le domande che rimangono in testa stimolino alcunché di sensato. La cosa che più mi chiedo ancora riguardo a "The Master" è: ma che cosa voleva dire?
Consigli: Di certo è un film che vale molto per le performance degli attori (c'è anche Laura Dern) e la Adams riesce nell'interpretazione di un personaggio brutto (e che a tratti mi ha destabilizzato) in maniera precisa ed efficace. Phoenix e Seymour Hoffman adattissimi alle loro parti valgono da soli la visione. Ma non è certo una pellicola facile e lascia molte perplessità. Non mi ha convinto, nell'insieme e non la rivedrei.
Parola chiave: Esperimenti.



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Ric

giovedì 19 aprile 2012

Film 391 - Moneyball - L'arte di vincere

Primo dei tre film visti in aereo durante l'interminabile volo Roma - Tokyo...


Film 391: "Moneyball - L'arte di vincere" (2011) di Bennett Miller
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non ho mai visto un film sul baseball meno interessante. Con tutto che ero certamente motivato a vederlo, considerate le 6 nomination all'Oscar (tra cui Miglior film) e le 12 ore di volo che mi attendevano; eppure non mi è per niente piaciuto.
Interessante lo spunto narrativo del general manager di una squadra che arriva sempre a tanto così dalla svolta in campionato (ma perde inesorabilmente) che, sotto consiglio del neolaureato in economia Jonah Hill, finisce per basare gli acquisti e gli scambi dei nuovi giocatori seguendo un principio matematico che assegna un valore di 'qualità' ad ogni giocatore. Peccato che non ci sia ritmo né pathos che animino l'azione e che, peggio di tutto, non ci siano praticamente momenti di gioco. Un film sul baseball con qualche immagine di repertorio di vecchie partite e... basta! Mi aspettavo di finire al centro dell'azione e invece, con sconforto, scopro che lo spettatore è al centro di una bagarre infinita di tecnicismi, sputacchiere e un crederci sempre/arrendersi mai più vicino a Simona Ventura che ad una produzione hollywoodiana. Non voglio fare il rompiscatole, però mi aspettavo davvero qualcosa di più emozionante!
Forse fuorviato dalla cornice sportiva ho gettato le mie speranze su una pellicola che di sportivo ha, appunto, solo il contorno. Si baratta e contratta, si dubita e scommette, ci si crede fino alla fine e poi... Che delusione! E' vero, la storia si ispira ad un fatto vero e non può che essere raccontata per quello che è, ma dopo tanto credere in sé stessi e nel proprio metodo anche lo spettatore finisce per sperare nel tanto agognato trionfo di Brad Pitt e soci, venendo smentiti nel finale. E, dopo aver seguito 133 minuti di pellicola, ti accorgi che non solo la squadra ne esce nuovamente sconfitta, ma di baseball "Moneyball" ne mostra davvero pochissimo! Che sia la definitiva morte del film sportivo, dopo che anche in "The Blind Side" erano più i protagonisti in carne ed ossa a farla da padrone?
Eppure il film ha avuto il suo corposo seguito con $110,206,216 di incasso, le già citate 6 nomination all'Oscar (la terza come attore per Brad Pitt), 4 ai Golden Globes e numerose altre comparsate nelle cinquine della maggior parte dei premi che conta nell'industria cinematografica.
Onestamente mi chiedo, anche abbastanza ad alta voce: perchè?
Co-star del film sono l'allenatore Philip Seymour Hoffman e Robin Wright in un ruolo che sinceramente non ricordo nemmeno...
Consigli: Se siete fan di Brad, meglio guardarselo. Quantomeno per capire se questa nuova candidatura all'Oscar sia frutto di un vero lavoro attoriale di qualità o semplicemente un malcelato tentativo di accaparrarsi la coppia glam per eccellenza ad ogni tipo di evento mondano che conta.
Parola chiave: Oakland Athletics.

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Ric

domenica 11 dicembre 2011

Film 342 - Il dubbio

Ampia compagnia per il film del martedì. Per l'occasione più impegnato che mai.


Film 342: "Il dubbio" (2009) di John Patrick Shanley
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Marco, Nicolò, Andrea Puffo, Diego, Andrea, Paki
Pensieri: Visto ormai abbastanza volte da ricordarmi anche i particolari più insignificanti, posso sempre di più dire che "Doubt" è uno dei migliori film di recente produzione. Non c'è cosa migliore, secondo me, che lasciare a chi guarda un interrogativo, un qualcosa di cui discutere una volta terminata la visione. Qui ci sono molte cose di cui si può parlare, terminati i 104minuti di film.
Non mi soffermerò troppo (è già la terza volta) ad elogiare la pellicola di John Patrick Shanley, autore dell'opera teatrale nonché regista e sceneggiatore del film. Ricorderò solamente le cose che saltano più all'occhio: un cast perfetto (Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Viola Davis); una sceneggiatura solita e carica di significati da interpretare; interpretazioni degne di essere definite tali. Solo per questo, a mio avviso, vale la pena di vedere e rivedere un film come "Il dubbio" anche all'infinito.
Ps. Fantastico lo scontro finale tra Sorella Aloysius Beauvier e Padre Flynn. Da lasciare col fiato sospeso. E quale sarà, poi, il peccato mortale commesso dalla Sorella? Io la mia tesi ce l'ho...
Film 60 - Il dubbio
Film 125 - Il dubbio
Film 342 - Il dubbio
Film 2123 - Doubt
Consigli: Vedere! Vedere! Vedere!
Parola chiave: Certezza.

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Bengi

mercoledì 17 febbraio 2010

Film 78 - Ritorno a Cold Mountain

Siccome Ale non lo aveva mai visto, lunedì ci siamo dedicati al film romantico con sfumature epiche in dvd. E se compro il dvd di un film, vuol dire che mi è proprio piaciuto molto...


Film 78: "Ritorno a Cold Mountain" (2003) di Anthony Minghella
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Ale
Pensieri: Non rivedendo questo film di Minghella da un po', mi ero dimenticato del vero viso della Kidman prima del botox. Non che qui non si fosse già riempita, ma almeno la sua originale bellezza traspare ancora. Questo è, però, già il periodo del biondo Barbie che mi ha sempre infastidito da quando ha deciso di lasciare il rosso che tanto bene la distingueva. Le labbra sono ancora sottili, la fronte non traslucente e i lineamenti naturali. Ora, come sappiamo (e vediamo) e tutta un'altra cosa...
Il film, comunque, mi era piaciuto moltissimo già al cinema, cosa strana per un film di Minghella che non è stato certo il mio autore preferito. La stessa sceneggiatura di "Nine" è stata scritta da lui, il che mi aveva fatto nasare un po' il tranello. Ma qui gli elementi mi sembrano al punto giusto.
Per essere un film sul viaggio con percorso di formazione e storia d'amore a distanza annessi, direi che è una pellicola piuttosto inusuale. Non tanto per le caratteristiche scene di guerra e i momenti sdolcinati, ma per la stranissima sensazione che nessun personaggio sia lì per restare. Chi è veramente in viaggio, insieme al protagonista? Come Inman/Jude Law vogliamo tornare a casa, a Cold Mountain, dove la vita era piacevole e sana e gli amici e l'amore presenti. E, come lui, passiamo in mille luoghi incrociando tantissime persone (che sono altrettanti attori famosi: Brendan Gleeson, Philip Seymour Hoffman, Natalie Portman, Giovanni Ribisi, Jena Malone, Emily Deschanel, Cillian Murphy), sapendo che non li rivedremo mai più.
E' triste, maledettamente triste sotto certi aspetti, ma anche una storia ricca di sentimento e passione (la scena di sesso Law-Kidman è una roba pazzesca, di lei si vede tutto, anche la mano di Jude che sta bella piazzata tra le cosce...), amicizia e valore. E poi c'è Renée Zellweger che ha un ruolo veramente perfetto per lei (Oscar 2004 come miglior attrice non protagonista), rustica e diretta, simpatica e tenera: la si adora da subito! Un Oscar meritato, a mio avviso.
Insomma, tra i film di guerra+amore sdolcinato credo di poter dire che "Ritorno a Cold Mountain" sia uno dei miei favoriti.
Ps. Il cast è ricchissimo: Jude Law, Nicole Kidman, Renée Zellweger, Anthony Minghella, Eileen Atkins, Kathy Baker, Brendan Gleeson, Philip Seymour Hoffman, Charlie Hunnam, Cillian Murphy, Natalie Portman, Giovanni Ribisi, Donald Sutherland, Jack White, Ray Winstone, Emily Deschanel, Jena Malone.
Consigli: Muoiono in tanti: preparatevi psicologicamente fin da subito!
Parola chiave: Dagherrotipo.



Ric

venerdì 15 gennaio 2010

Film 60 - Il dubbio

Finalmente comprato il dvd di questo film, non potevo attendere oltre per rivedere il capolavoro che l'anno scorso, prima degli Oscar, avevo visto in inglese. Questa volta, però, ho optato per l'italiano...


Film 60: "Il dubbio" (2009) di John Patrick Shanley
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: John Patrick Shanley non è solo il regista della pellicola, ma anche lo sceneggiatore e l'originale scrittore dell'opera teatrale che, tra gli altri premi, ha vinto un Pulitzer.
Questa è la premessa per "Il dubbio", film che l'anno scorso ha ricevuto 5 nomination all'Oscar di cui 4 nelle categorie recitative per gli attori principali (Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams e Viola Davis) e una proprio a Shanley per la sceneggiatura.
Cosa si può chiedere di più a un film? Io, personalmente, nulla. Questo è a tutti gli effetti il mio film preferito del 2009. Non "The Millionaire" che, probabilmente, ha riscosso tanto successo per il tema trattato e l'idea positiva di lotta contro il sistema e del non arrendersi mai che in tempo di crisi fa sempre tanto bene. Qui tutto funziona: gli interpreti, i personaggi, la storia, l'ambientazione. C'è atmosfera, c'è tensione, c'è mistero, c'è dramma e, ovviamente, c'è il dubbio.
Già, di che cosa dubitiamo, qui? Dell'onestà delle persone. Tutte le persone in generale, perchè tutti hanno il loro passato e qualcosa, magari, da nascondere. Ma c'è un personaggio qui, che costringe a più domande degli altri: Padre Flynn. Ha o non ha abusato dell'unico bambino di colore della scuola della sua parrocchia? Sorella Aloysius Beauvier ci pensa, indaga e poi emette la sua sentenza. E' 'granitica', come lo stesso Padre la definisce. Ma non tutto è così limpido come potrebbe sembrare.
Il dubbio come trama e filo narrativo di una storia è decisamente una sfida affascinante di non facile portata. La bellezza stessa di questa pellicola è che riesce ad insinuarlo di soppiatto, silenziosamente fino a portarti a credere che effettivamente la verità potrebbe non appartenere a chi credevi. Dove sono le certezze?
A mio avviso, la potente arma di questa pellicola e della sceneggiatura stessa, sta nella finezza del suo autore e nella sua sottile idea di portare il 'buio' nel cuore di quella che dovrebbe essere la 'luce'. Se nemmeno in una scuola cattolica i principi cristiani riescono a garantire la purezza dell'individuo, vuol dire che non c'è speranza effettiva per nessuno in nessun luogo. La stessa Sorella Beauvier confessa di aver commesso peccato capitale, ma quale sia lo capiamo solo alla fine. Unica speranza in questa incertezza dilagante è il buon cuore di Sorella James, personaggio creato dall'autore ispirandosi ad una vera Sorella James avuta come insegnante da bambino proprio in una scuola cattolica del Bronx.
Shanley tesse, quindi, la trama per un racconto che lascia tantissimo spazio al non detto, all'espressività del volto e al carattere fortemente simbolico delle immagini. Alcuni episodi sono parabole stesse che aiutano a centrare il senso del taciuto, come fossero uno dei tanti sermoni di Padre Flynn (il più bello è quello sul pettegolezzo). Attenzione, quindi, alla lampadina che si fulmina due volte nell'ufficio di Sorella Beauvier (in inglese, rivolgendosi a Sorella James che le ha appena confidato gli strani comportamenti di Padre Flynn, le dice: "Look at that. You blew out my light". Letteralmente: mi hai fatto scoppiare la luce...), alla scelta della Sorella di aumentare la luce nel suo ufficio, mentre il Padre si alza per richiudere la tapparella e aumentare il buio, al corvo che anticipa l'arrivo del Padre nel giardino, al rosone con disegnato l'occhio di Dio che "guarda" Padre Flynn dall'alto di una scala o ancora il vento che cambia quando, secondo Sorella Beauvier, non era mai successo, sintomo del Mondo che cade a pezzi. Questi e molti altri simboli o riferimenti sono disseminati per la storia, il piacere di chi guarda sta nel trovarli e usarne l'interpretazione che preferisce.
Perchè se è vero che è facile giudicare superficialmente, non è altrettanto facile ricredersi. E qui, il dubbio, la fa sempre da padrone.
Ps. Attenzione alla madre del ragazzo di colore, un personaggio che fa rabbrividire.
Film 60 - Il dubbio
Film 125 - Il dubbio
Film 342 - Il dubbio
Film 2123 - Doubt
Consigli: Da guardare in italiano, in inglese, di giorno, di notte, dal lunedì alla domenica, in ogni occasione possibile! Bellissimo.
Parola chiave: Vino.



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Bengi