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venerdì 9 agosto 2024

Film 2304 - Kneecap

Intro: Primo film da adepta della Cineworld Card per Debbi, ieri sera abbiamo scelto una pellicola irlandese come battesimo.

Film 2304: "Kneecap" (2024) di Rich Peppiatt
Visto: al cinema
Lingua: inglese, irlandese
Compagnia: Niamh, Debbi
In sintesi: uno dei migliori film del 2024 che ho visto fino ad ora.
Non avevo idea di cosa trattasse questo film, di chi fossero i Kneecap e, soprattutto, mi fidavo poco delle ottime critiche ricevute dal film. Non è che non volessi credere all'entusiasmo nei confronti di questo titolo, semplicemente di recente ho notato un mio generale disallineamento rispetto a quello che leggo nelle recensioni e la mia personale opinione. Quindi si può dire che mi sia approcciato a questa visione con un certo scetticismo.
In realtà ogni mio dubbio è stato dissipato fin da subito: la sceneggiatura ha un'evidente elemento personale caratteristico - il tono è coerente per tutta la storia (miracolo!) -, i protagonisti e i loro archi narrativi sono ben delineati, il montaggio perfettamente concertato al mood della storia, la colonna sonora pazzesca. Insomma, per me un vero trionfo, specialmente considerato che si tratti di un "piccolo" film.
Ancora più sorprendente, il messaggio della storia si traduce efficacemente anche in quello del film: il valore culturale di quello che i Kneecap fanno con la loro musica specificamente in lingua irlandese - dal film, parafrasando, "make every word as a bullett" - viene trasportato al valore della storia e, per estensione, della pellicola. Sfido chiunque, infatti, ad uscire dal cinema e non avere voglia di recuperare subito la discografia dei Kneecap, pur non capendo una parola di quello che dicono (per i curiosi, qui il link al loro Spotify). Il che, per me, è davvero eccezionale. Vivo da quattro anni a Dublino, sono in qualche modo esposto all'Irish praticamente ogni giorno, la mia coinquilina lo parla perfettamente, la segnaletica è bilingue, eppure mai davvero mi ero lasciato interessare da questa lingua prima di ieri.
Ovvio, la colpa è solamente mia ci mancherebbe, ma ho trovato particolarmente impressionante che "Kneecap" non solo si interessi di mostrare come un gruppo hip-hop dell'Irlanda del Nord sia riuscito, tramite le sue canzoni, ad avvicinare un pubblico generalista a una lingua che in molti ritenevano poco rilevante (specialmente per l'Irlanda del Nord che fa parte del Regno Unito e non della Repubblica d'Irlanda), ma inoltre sia in grado di trascendere l'elemento narrativo e tradurlo perfettamente in qualcosa di concreto, ovvero la voglia di avvicinarsi effettivamente al prodotto culturale che promuove: la musica dei Kneecap.
Non so, forse sono io che sono troppo immerso nella mia "primavera irlandese", però ho davvero apprezzato il lavoro fatto qui. Un prodotto solido, ben recitato, potente a livello narrativo e coeso nel rappresentare il suo punto di vista, capace anche con grande leggerezza a volte, di far passare un messaggio importante, oltre che raccontare una storia non facile. Un inatteso gioiellino di questa fresca estate a Dublino.
Cast: Naoise Ó Cairealláin, Liam Óg Ó Hannaidh, JJ Ó Dochartaigh, Josie Walker, Fionnuala Flaherty, Jessica Reynolds, Adam Best, Simone Kirby, Michael Fassbender.
Box Office: $470,977 (ad oggi)
Vale o non vale: C'è molto "Trainspotting" in questo "Kneecap", ma nel senso più positivo possibile. Non una copia, ma assolutamente un prodotto a sé stante, anche se il mood di questo film e certe tematiche (e pure qualche scena, a dire il vero) ricordano certamante il cult di Danny Boyle. Quindi, se questo tipo di pellicola è quello che piace o si sta cercando, "Kneecap" non deluderà assolutamente. Va notato che buona parte dei dialoghi è in Irish, per cui c'è molto da leggere, anche per le scene musicali in cui i testi delle canzoni appaiono sullo schermo (non sempre facili da leggere, devo ammettere).
Considerate le tematiche della storia, però, non un film per tutti, anche se a mio avviso davvero un titolo da recuperare, una delle storie originali più interessanti e ben realizzate che ho visto nell'ultimo periodo.
Premi: Presentato in anteprima al Sundance Film Festival di quest'anno, dove ha vinto il NEXT Audience Award.
Parola chiave: Notebook.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 28 ottobre 2021

Film 2049 - The Most Beautiful Boy in the World

Intro: Seconda pellicola recuperata grazie al cinema Galliera di cui, anche in questo caso, non avevo mai sentito parlare prima. Daje di documentario!

Film 2049: "The Most Beautiful Boy in the World" (2021) di Kristina Lindström, Kristian Petri
Visto: al cinema
Lingua: svedese, inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: storia triste dell'attore Björn Andrésen che, scelto nel ruolo di Tadzio nientemeno che da Luchino Visconti, vedrà la sua vita sconvolta - per non dire rovinata - dall'esperienza cinematografica che avrebbe di lì in avanti definito parte della sua esistenza: il film "Morte a Venezia".
Premesso che della pellicola del '71 sapessi poco e niente - vidi il film negli anni del liceo e ricordo che mi piacque moltissimo -, da questo "The Most Beautiful Boy in the World" mi aspettavo una sorta di dietro le quinte della realizzazione del film, quasi un'occhio indiscreto che andasse a sviscerare pregi e difetti di un'opera e una vicenda controverse. Insomma, mi ero immaginato un documentario più "investigativo", se vogliamo.
In realtà la fatica di Lindström e Petri, per quanto intrigante, si concentra solo inizialmente sulla produzione cinematografica, per poi indirizzare la narrazione unicamente su Andrésen, i suoi traumi e le complicate vicende personali. Il che non è necessariamente un male, ma rimane il fatto che il prodotto finale ha più a che fare con un biopic che un approfondimento socio-culturale sugli elementi che hanno portato alla creazione della pellicola ispirata al racconto di Thomas Mann.
"The Most Beautiful Boy in the World" non è facile da digerire. La fragilità estrema di Andrésen - sia fisica che mentale - mette lo spettatore di fronte a una serie di domande difficile e complesse che non lo abbandonano una volta terminata la visione. Quanto è lecito spingersi per ottenere ciò che si vuole, per di più in nome dell'arte? Quanti e quali sono gli elementi sacrificabili per mettere realizzare un capolavoro? Chi paga le conseguenze di azioni silenziose, ma senza scrupoli?
E' a queste domande che il film tenta di dar voce, stimolando una riflessione che parte, sì, dal soggetto protagonista del documentario (Andrésen), ma sconfina in quel territorio di compentenza di ogni singola coscienza.
Cast: Björn Andrésen, Riyoko Ikeda, Hajime Sawatari, Annike Andresen, Ann Lagerström, Luchino Visconti.
Box Office: $8,714
Vale o non vale: Pellicola dai toni tutt'altro che leggeri, "The Most Beautiful Boy in the World" pone di fronte a una serie di fatti complessi da decodificare e accettare con l'occhio moderno, anche se sono sicuro che meccanismi predatori del genere si verifichino tutt'oggi più di quanto non vogliamo immaginare.
Non si puà certo dire che si tratti di un documentario spensierato o che affronti tematiche perfette per una serata a casa sul divano, quindi nel momento in cui doveste scegliere di recuperare questo titolo, siate emotivamente preparati.
Premi: In concorso nella sezione documentari al Sundance Film Festival di quest'anno.
Parola chiave: Provino.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 21 dicembre 2020

Film 1757 - Beach Rats

Intro: Suggerito da Netflix, ricordo che mi avesse colpito la locandina e la storia intrigante a tema homo.
Film 1757: "Beach Rats" (2017) di Eliza Hittman
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: forse dalla storia mi aspettavo qualcosa di un attimo più sconvolgente, in ogni caso questo "Beach Rats" è intrigantee presenta un'estetica ben sviluppata che conferisce al prodotto finale un'anima ben delineata.
La storia di Frankie (Harris Dickinson), ragazzetto spiantato e confuso alle prese con droghe e amicizie discutibili, si fa interessante (e piccante) quando scopriamo che, nel tempo libero, cerca compagnia tra le lenzuola di ben più attempati signori che trova sulle chat in internet. Non ci sarebbe niente di rivoluzionario, non fosse che il ragazzo si considera etero e ha una fidanzata (Madeline Weinstein). Chiaramente nemmeno questo twist narrativo risulta particolarmente innovativo, ma aggiunge sicuramente pepe a una storia altrimenti relegata all'universo ragazzetti/bulletti allo sbando che, da sola, non avrebbe molto da dire.
Poi, ribadisco, "Beach Rats" è meno profondo di quanto non vorrebbe far credere, ma rimane comunque un titolo indipendente dotato di un certo proprio magnetismo.
Cast: Harris Dickinson, Madeline Weinstein, Kate Hodge, Neal Huff.
Box Office: $486,623
Vale o non vale: Intrigante, visivamente ben concepito e con un protagonista credibile, "Beach Rats" è un titolo sicuramente non per tutti, ma che può meritare una chance, specialmente se si apprezzato le tematiche LGBTQI.
Premi: Premio alla regia al Sundance Film Festival del 2017.
Parola chiave: Weed.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 3 agosto 2015

Film 966 - The Kings of Summer

Uscito due anni fa, ne scopro l'esistenza solo oggi. COn molto ritardo recupero.

Film 966: "The Kings of Summer" (2013) di Jordan Vogt-Roberts
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non è un caso che questo film sia seguito alla visione di "Jurassic World" dato che l'ho scoperto solo perché mi sono documentato su uno dei ragazzi protagonisti della pellicola con i dinosauri, Nick Robinson. Incuriosito dal cast (in particolare Nick Offerman e la moglie Megan Mullally), dalla trama e dai toni indipendenti, alla fine mi sono ritagliato un momento per scoprire "The Kings of Summer".
Nonostante certe dinamiche famigliari dipinte dalle storie all-American mi lascino un tantino perplesso (se io fossi sparito di casa per un mese i miei mi avrebbero probabilmente chiuso in collegio a vita, per non dire ai lavori forzati), questa storia è carina e racconta in maniera anche divertente un personalissimo percorso di formazione di un gruppetto di adolescenti che scappano di casa perché insofferenti nei confronti dei loro genitori e si rintanano in mezzo al bosco, dove costruiscono letteralmente la loro casa. A parte i complimenti per l'abilità progettuale-manuale, l'idea di fuggire da casa per sottrarsi alle grinfie dei genitori penso sia venuta in mente un po' a tutti nel corso della (in quel momento luuuuunga) adolescenza, per poi finire in un misero buco nell'acqua. I ragazzi, invece, qui si lanciano nel progetto a tutto spiano, scappando verso una libertà cui non sono preparati, ma che profuma di sogni, promesse e ribellione a non finire. E' un po' la versione cinematografica di come potrebbe essere stato scappare se solo lo avessimo fatto (e se solo abitassimo di fiancoa d un bosco e avessimo le palle per dormire al suo interno).
Il film è stato presentato con successo al Sundance Film Festival (uno dei più grandi di cinema indipendente) del 2013. Non c'è da stupirsi, quindi, che per toni e realizzazione questa produzione rispecchi lo standard (sempre che ne esista uno) del prodotto un po' di nicchia, conosciuto da pochi, praticamente sconosciuto fuor idai confini nazionali di origine. Io per primo non lo avrei mai visto non fosse stato per la mia curiosità e, soprattutto, per lo streaming che rende disponibile prodotti altrimenti inaccessibili in Paesi come l'Itala, dove a parte le commedie nostrane e i blockbuster anglofoni fatica ad arrivare altro (ma stiamo migliorando). Ed è un peccato, perché anche se "The Kings of Summer" non è un capolavoro, è comunque un film piacevole, meno incline a conformarsi allo standard cinematografico contemporaneo e dal sapore giovane e fresco, una sorta di "Stand by Me" senza drammi. Sentimenti amorosi a parte.
Box Office: $1,315,590
Consigli: Storia carina, una sorta di avventura moderna dove tre ragazzi (Nick Robinson, Gabriel Basso, Moises Arias) decidono di lasciarsi casa, genitori e obblighi vari alle spalle per rifugiarsi in mezzo al bosco dove cominciano a vivere alla giornata. La realtà della vita senza adulti sarà più complicata di quanto non avessero previsto e, come è ovvio, le cose non andranno proprio come erano state immaginate. Un racconto sull'adolescenza, quindi, sui riti di passaggio e sulle esperienze che cambiano te e chi ti sta intorno. Se questo genere di storie piace, "The Kings of Summer" è un titolo perfetto. Per non parlare del fatto che è estate, e ogni scusa è buona per lasciarsi trasportare da qualche racconto che ci parla di puntare i piedi contro qualche regola, reglarci l'emozione di mandare tutto e tutti a quel paese alla ricerca di chi si è veramente e di una vita più leggera. Sbagliare è lecito quanto lo è procedere per tentativi. Soprattutto se a pagarne le conseguenze non siamo noi direttamente, ma i protagonisti di un film.
Parola chiave: Serpente.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

martedì 20 gennaio 2015

Film 863 - La spia

Sufficientemente incuriositi per decidere di vederlo, lo abbiamo recuperato.

Film 863: "La spia" (2014) di Anton Corbijn
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "A Most Wanted Man" è uno di quei thriller tesi e lenti, in cui ti sembra non accada nulla fino alla fine in cui, poi, si decide tutta la storia. Fedele a questa formula, anche l'ultimo film con Philip Seymour Hoffman presenta questa peculiarità che lo caratterizza appieno.
Non che mi aspettassi una trama ricca di bombardamenti, sparatorie o inseguimenti, ma va detto che per la maggior parte del tempo qui si sta a guardare qualcuno che guarda qualcosa, ascolta o pensa e, diciamocelo pure, non è roba per tutti. Tra l'altro la trama parte in una direzione e finisce da un'altra parte, confondendo i meno attenti.
Tutto sommato non si può certo dire che questo prodotto non sia ben fatto e, in verità, se si ha la pazienza di scoprire come andrà a finire si rimane anche sorpresi in positivo. Semplicemente bisogna pazientare.
La freddezza delle immagini e dei luoghi - le location si trovano ad Amburgo, Germania - non aiuta il coinvolgimento dello spettatore all'interno della storia e, per quanto mi riguarda, mi ha lasciato un po' perplesso (come per "Il quinto potere"), probabilmente perché assuefatto da sfondi urbani americani o inglesi. Forse li ho collegati inconsciamente a pellicole come "Le vite degli altri" di cui ho ricordi freddi e solitari. Chissà.
In ogni caso questa produzione britannica tratta dal romanzo omonimo di John le Carré - dopo gli altri successi cinematografici "The Constant Gardener - La cospirazione", "La talpa" - è sufficientemente buono per essere visto, sufficientemente indipendente e al contempo sufficientemente mainstream per piacere ad una buona fetta di pubblico e, anche se non il caso più eclatante, è comunque un titolo che porta con onore il non facile compito di ultima pellicola di un attore che ha saputo regalare non poche buone interpretazioni.
Box Office: $31.6 milioni
Consigli: Cast importante (Philip Seymour Hoffman, Rachel McAdams, Willem Dafoe, Robin Wright, Grigoriy Dobrygin, Homayoun Ershadi, Nina Hoss, Daniel Brühl) per un thriller tratto dal romanzo di John le Carré che, visto con la giusta predisposizione d'animo, può valere la visione soprattutto nel finale. Seymour Hoffman guida bene il gioco e dimostra, ancora una volta, di essere un ottimo protagonista, anche decentrato dall'occhio vigile di Hollywood. Va visto se si ama il genere, l'autore del romanzo da cui è tratto o se si gradiscono le buone produzioni britanniche che strizzano l'occhio all'America pur rimanendo marcatamente europee. Eviterei, invece, di lasciare che trailer e locandina del film influenzino l'intenzione di seguire questa storia semplicemente per il fatto che sia l'ultima pellicola dell'attore newyorkese scomparso a febbraio. Se si vuole onorarlo simbolicamente attraverso le sue interpretazioni, meglio scegliere altri lidi ("Il dubbio", "Magnolia", "I Love Radio Rock" anche "Truman Capote - A sangue freddo" per quanto non mi sia piaciuto).
Parola chiave: Banca.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi