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giovedì 29 novembre 2018

Film 1524 - The Salt of the Earth

Intro: Un documentario è sempre un ottimo modo per approfondire qualche argomento. In questo caso si tratta del lavoro di oltre 40 anni di un artista di fama internazionale.
E poi cugina spingeva tanto per farmelo vedere...
Film 1524: "The Salt of the Earth" (2014) di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado
Visto: dal computer della Fre
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: Un documentario affascinante e ben realizzato, un lavoro che racconta la storia dell'uomo e artista Sebastião Salgado in maniera particolarmente approfondita e intimista attraverso l'occhio del figlio Juliano Ribeiro e quello esperto di Wim Wenders;
colpisce innanzitutto la forza di Salgado, costantemente alla ricerca di nuovi progetti e stimoli, oltre che di storie da raccontare. C'è la ricerca di una verità sull'uomo e la sua natura, sulla Natura, sui rapporti tra individui, nonché quelli tra la Terra e chi la abita. C'è molto da vedere, oltre che da farsi raccontare, per un approfondimento sul lavoro di un grande fotografo che ha saputo essere l'occhio del suo tempo, narrando conflitti, accendendo riflettori, puntando il dito. Non si può fare a meno di rimanere affascinati, stregati dal suo lavoro, oltre che profondamente scossi dalle immagini potentissime e dalle storie tragicamente umane che fanno parte di questo documentario. Un vero e proprio tour de force che lascia lo spettatore con non pochi spunti su cui riflettere.
Cast: Sebastião Salgado, Wim Wenders, Lélia Wanick Salgado, Juliano Ribeiro Salgado.
Box Office: $3.6 milioni
Vale o non vale: Bello e potente, nonché carico di significato. Interessante per chi già conosce l'artista e certamente di valore per chi non dovesse ancora conoscerlo. Vale davvero la pena di lasciarsi condurre attraverso questo "The Salt of the Earth".
Premi: Candidato all'Oscar per il Miglior documentario; vincitore nella categoria Meilleur film documentaire ai César 2015 e vincitore a Cannes 2014, tra i vari premi, anche del Un Certain Regard - Special Jury Prize.
Parola chiave: Fotografia.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 12 giugno 2015

Film 937 - Franklyn

Erano anni che volevo recuperarlo, curioso di capire di cosa potesse parlare questa pellicola.

Film 936: "Franklyn" (2008) di Gerald McMorrow
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Convinto che fosse una specie di storia distopica su futuri disastrosi e uomini che tentano di sopravvivere, ho conservato una certa attesa negli anni relativamente a questo "Franklyn", davvero interessato a capire di cosa potesse mai parlare. Peccato che il risultato finale sia assolutamente lontano da ciò che mi aspettassi, completamente fuori da ogni possibile previsione e, non ultimo, piuttosto brutto.
Debole e deludente come quell'"Identità" di James Mangold portato al cinema ormai 12 anni fa, anche qui si racconta qualcosa che, in realtà, si svolge tutta nella mente del protagonista. L'idea in sé, che certo non è originale, sarebbe comunque in grado di stuzzicare lo spettatore se portata sullo schermo in maniera interessante. Voglio dire, "Shutter Island" è un capolavoro e di base fonda il colpo di scena della sua storia proprio sulla doppia realtà creata dalla mente disturbata del suo protagonista.
Qui invece, nonostante la costruzione dell'altro mondo sia piuttosto affascinante e inizialmente capace di coinvolgere lo spettatore - l'idea di una società che richiede obbligatoriamente ai suoi componenti di essere affiliati a una religione, qualunque essa sia, è uno spunto da non sottovalutare -, gli svolgimenti successivi e la presentazione dei vari personaggi oltre quello interpretato da Ryan Phillippe è totalmente fallimentare. Si perde interesse non appena si capisce che era "tutto finto" e non la si recupera più. Anzi, le cose peggiorano man mano che viene definito il personaggio di Eva Green, pseudo artista estrema che mette in scena la sua morte come un'opera d'arte, e quello di Sam Riley, innamorato di un'immagine mentale che, di fatto, è interpreta dalla stessa Green (che poi, perché?).
Il finale misto action-onirico è un'ulteriore virata che stona nel risultato complessivo, troppo frammentato e indeciso su che strada (narrativa) percorrere. Insomma, visivamente "Franklyn" è in grado di creare un altro mondo affascinante, cupo e bello da vedere, ma fallisce per ciò che riguarda la trama: forse c'era troppa carne sul fuoco per l'esordiente Gerald McMorrow che, in definitiva, non mi pare sia stato in grado di gestirla.
Box Office: $1,279,576 (no USA)
Consigli: Esordio possibilmente interessante, ma incapace di mantenere le aspettative. Il mondo parrallelo di Città di Mezzo è ben ricreato ed è francamente l'unica cosa che vale la pena di vedere di "Franklyn". Per il resto il risultato finale è abbastanza deludente e la visione di questa pellicola può interessare a chi sia affascinato da storie di follia, realtà parallele e, per certi versi, futuri distopici. Gli altri meglio che guardino altrove.
Parola chiave: L'individuo.

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#HollywoodCiak
Bengi