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lunedì 11 giugno 2018

Film 1496 - The Visit

Intro: Ero curioso di vedere questo film da quando era stato annunciato come il grande ritorno di M. Night Shyamalan, quindi è facile intuire la mia gioia quando mi sono ricordato di averlo scaricato prima di venire al Takarakka e, soprattutto, quando finalmente abbiamo deciso di vederlo!
Film 1496: "The Visit" (2015) di M. Night Shyamalan
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: insieme a “The Mountain Between Us” questo è un altro film che mi ha ispirato l’impellente necessità di gridare al mondo: ma cos’è questa cagata?!
Non so se Shamalan volesse prenderci per il culo o non si sia semplicemente reso conto di quanto brutto sia il suo film, in ogni caso l’ho trovato orrendo e deludente;
come sempre le premesse sembrerebbero garantire un’ottima storia – e con gli horror non è facile -, quindi non è impossibile capire il mio stato d’animo nel momento in cui la storia prende la ridicola piega dell’infermità mentale accostata ad una sorta di possessione notturna. Per farla breve: i piccoli nipotini che non hanno mai conosciuto i nonni li vanno finalmente a trovare per una settimana di vacanza senza la madre, che è ancora in rotta con i genitori. Le regole della casa vogliono che, una volta saliti in camera per andare a dormire, la porta non possa essere aperta. Tassativamente.
Non mancando i classici rumori sospetti, i ragazzini non tarderanno a decidere di uscire, il tutto per ritrovare i nuovi parenti in bizzarri momenti alla esorcista che, notte dopo notte, non fanno altro che peggiorare. Desiderosi di capirne l’origine i due tenteranno di parlarne con i nonni, poi passeranno ad indagare man mano che le situazioni si fanno paradossali e pericolose. Noi insieme a loro tenteremo di dare un senso ad una storia che punterà tutto su una rivelazione finale ben architettata, ma massacrata da un’ora e un quarto di film tremendo. Tanto che a quel punto ti chiedi: ma sul serio, Shyamalan, non hai trovato un modo per migliorare la storia?
non bastasse l’idiozia dell’insieme, a rendere irritante la visione ci si mette anche la scelta stilistica alla “Blair Witch Project” che vede il giovane protagonista alle prese con una sorta di documentario famigliare che costringe lo spettatore a riprese ondulanti, fuori fuoco, volutamente amatoriali;
personalmente gliel’ho data su (mentalmente) quando la nonna fa letteralmente entrare nel forno la nipote chiedendole di pulirlo per bene.
Cast: Olivia DeJonge, Ed Oxenbould, Deanna Dunagan, Peter McRobbie, Kathryn Hahn.
Box Office: $98.5 milioni
Vale o non vale: orrendo.
Premi: /
Parola chiave: 9:30.

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Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 12 giugno 2015

Film 937 - Franklyn

Erano anni che volevo recuperarlo, curioso di capire di cosa potesse parlare questa pellicola.

Film 936: "Franklyn" (2008) di Gerald McMorrow
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Convinto che fosse una specie di storia distopica su futuri disastrosi e uomini che tentano di sopravvivere, ho conservato una certa attesa negli anni relativamente a questo "Franklyn", davvero interessato a capire di cosa potesse mai parlare. Peccato che il risultato finale sia assolutamente lontano da ciò che mi aspettassi, completamente fuori da ogni possibile previsione e, non ultimo, piuttosto brutto.
Debole e deludente come quell'"Identità" di James Mangold portato al cinema ormai 12 anni fa, anche qui si racconta qualcosa che, in realtà, si svolge tutta nella mente del protagonista. L'idea in sé, che certo non è originale, sarebbe comunque in grado di stuzzicare lo spettatore se portata sullo schermo in maniera interessante. Voglio dire, "Shutter Island" è un capolavoro e di base fonda il colpo di scena della sua storia proprio sulla doppia realtà creata dalla mente disturbata del suo protagonista.
Qui invece, nonostante la costruzione dell'altro mondo sia piuttosto affascinante e inizialmente capace di coinvolgere lo spettatore - l'idea di una società che richiede obbligatoriamente ai suoi componenti di essere affiliati a una religione, qualunque essa sia, è uno spunto da non sottovalutare -, gli svolgimenti successivi e la presentazione dei vari personaggi oltre quello interpretato da Ryan Phillippe è totalmente fallimentare. Si perde interesse non appena si capisce che era "tutto finto" e non la si recupera più. Anzi, le cose peggiorano man mano che viene definito il personaggio di Eva Green, pseudo artista estrema che mette in scena la sua morte come un'opera d'arte, e quello di Sam Riley, innamorato di un'immagine mentale che, di fatto, è interpreta dalla stessa Green (che poi, perché?).
Il finale misto action-onirico è un'ulteriore virata che stona nel risultato complessivo, troppo frammentato e indeciso su che strada (narrativa) percorrere. Insomma, visivamente "Franklyn" è in grado di creare un altro mondo affascinante, cupo e bello da vedere, ma fallisce per ciò che riguarda la trama: forse c'era troppa carne sul fuoco per l'esordiente Gerald McMorrow che, in definitiva, non mi pare sia stato in grado di gestirla.
Box Office: $1,279,576 (no USA)
Consigli: Esordio possibilmente interessante, ma incapace di mantenere le aspettative. Il mondo parrallelo di Città di Mezzo è ben ricreato ed è francamente l'unica cosa che vale la pena di vedere di "Franklyn". Per il resto il risultato finale è abbastanza deludente e la visione di questa pellicola può interessare a chi sia affascinato da storie di follia, realtà parallele e, per certi versi, futuri distopici. Gli altri meglio che guardino altrove.
Parola chiave: L'individuo.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi