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giovedì 6 giugno 2024

Film 2281 - Civil War

Intro: Il trailer mi aveva incuriosito sia per il cast che per la regia di Alex Garland.

Film 2281: "Civil War" (2024) di Alex Garland
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: David
In sintesi: film bello, ma non facile.
Estremamente ben realizzato e credibile, "Civil War" è un pugno nello stomaco difficile da dimenticare. Intenso e e sempre molto teso, questo film mi ha un po' provato, nel senso che è talmente realistico che è difficile non immedesimarsi nei personaggi e non essere coinvolti dalla storia. Mi ha fatto molta impressione, poi, vedere quando il lavoro di un reporter di guerra abbia implicazioni morali così forti: la gente ti muore davanti agli occhi e non solo non puoi farci nulla, ma hai il dovere di riportare quello che sta succedendo, mettendo in pericolo la tua stessa vita. Un tema difficile che questa pellicola affronta senza fronzoli e mai tirandosi indietro. Kirsten Dunst dà nuovamente prova di essere una grande protagonista in questo ruolo.
Ribadisco, titolo non facile, ma una visione che stimola una riflessione.
Cast: Kirsten Dunst, Wagner Moura, Cailee Spaeny, Stephen McKinley Henderson, Sonoya Mizuno, Jefferson White, Jesse Plemons, Nick Offerman.
Box Office: $114.2 milioni
Vale o non vale: Non per tutti, ma sicuramente un ottimo prodotto. Intenso, estremamente violento e realistico, "Civil War" non dà tregua allo spettatore, costantemente al centro dell'azione. Anche i momenti più "tranquilli" hanno un'atmosfera alquanto tesa. Tema difficile e, seppure collocato in un'ambientazione fittizia, non si può fare a meno di notare i parallelismi con la realtà che ci circonda. Per certi versi mi ha ricordato "The Last of Us".
Premi: /
Parola chiave: Intervista.
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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 8 novembre 2021

Film 2058 - V for Vendetta

Intro: Ho visto questo film in realtà quando ero ancora in Argentina, ma per qualche motivo lo avevo erroneamente lasciato indietro.

Film 2058: "V for Vendetta" (2005) di James McTeigue
Visto: dalla tv di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Eric
In sintesi: adoro questo film, lo trovo sempre gentiale e narrativamente ben architettato. Nonché probabilmente l'ultimo buon esempio di prodotto delle sorelle Wachowskis (qui sceneggiatrici).
Molto orwelliano, a tratti inquietantemente similare alla realtà (odierna), "V for Vendetta" è un piccolo gioiellino che, nel tempo, è riuscito a guadagnarsi lo status di cult sia a livello estetico (chi non conosce la maschera di V?!) che narrativo che andrebbe, a mio avviso, oggi riscoperto. Bello e con un cast pazzesco capitanato da una Natalie Portman rasata a zero e uno Hugo Weaving (troppo spesso sottovalutato) che fa scintille anche privato dell'espressività del volto. E se non è talento questo, non so cosa lo sia.
Film 771 - V per Vendetta
Film 2058 - V for Vendetta
Cast: Natalie Portman, Hugo Weaving, Stephen Rea, Stephen Fry, John Hurt, Rupert Graves, Eddie Marsan, Imogen Poots.
Box Office: $132.5 milioni
Vale o non vale: Ben congeniato, di grande intrattenimento e capace di sollevare non pochi spunti di riflessione, "V for Vendetta" è un titolo assolutamente da recuperare che, a suo tempo, avrebbe meritato ben più riconoscimento.
Premi: /
Parola chiave: Virus.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 21 aprile 2021

Film 1986 - The Purge

Intro: Bizzy non aveva mai visto questo film e, a me e Kate, sembrava assurdo. Così abbiamo provveduto a rimediare durante una delle sessioni del nostro Penthouse Cineforum.
Film 1986: "The Purge" (2013) di James DeMonaco
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Bizzy, Kate
In sintesi: secondo me l'idea dietro a "The Purge" rimane geniale in termini narrativi, anche se devo dire che il ricordo di questo primo episodio fosse ben più positivo rispetto al risultato finale del film. Che, per carità, rimane comunque un ottimo esempio di prodotto originale, anche se meno indimenticabile di quanto fossi inizialmente convinto.
Ci sono buoni momenti di tensione e scene decisamente interessanti anche in riferimento a certi aspetti sociali che la trama affronta in superficie, anche se tutto sommato la storia procede a passo abbastanza lento per una buona parte di pellicola - bizzarro, se si pensa che la durata totale di questo primo episodio è di appena 85 minuti... - e il risultato finale è più votato all'anima thriller e horror della questione che alle implicazioni sociali di un evento così evidentemente drammatico come quello di una purga sociale che si basa sul concetto di "tutto è lecito" per 12 ore non stop di violenti omicidi e vendette da vicinato. Insomma, si poteva andare più in profondità. Ciò detto, "The Purge" rimane un prodotto interessante che gioca bene le carte della sua premessa inquietante e regala una sufficiente dose di angoscia e pathos che, non a caso, hanno contribuito a fare di questo titolo il capostipite di un lucroso franchise (5 film - il prossimo, "The Forever Purge", in uscita il 2 luglio - e una serie tv).
Film 591 - La notte del giudizio
Film 1986 - The Purge
Film 758 - Anarchia - La notte del giudizio
Film 1205 - La notte del giudizio - Election Year
Cast: Ethan Hawke, Lena Headey, Adelaide Kane, Max Burkholder.
Box Office: $89.3 milioni
Vale o non vale: A mio avviso il film non è male e vive principalmente dell'idea alla base della sua storia, dando vita a quella possibilità assurda che prevede il "tutto è possibile" durante un arco di 12 ore che, non troppo inaspettatamente, si trasformano in pura angoscia da horror. Vi siete mai chiesti cosa si provi ad essere la preda chiusa in gabbia? Vedere questo film vi darà una risposta.
Premi: /
Parola chiave: Sconosciuto.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 28 aprile 2020

Film 1698 - Mortal Engines

Intro: Di passaggio a Hamilton per andare a trovare una coppia di amici prima di ritornare in Italia per le feste 2018, ho trovato il tempo di fare una capatina al cinema per farmi un'idea sull'ultimo titolo della cinematografia mainstream neozelandese.
Film 1698: "Mortal Engines" (2018) di Christian Rivers
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Donna
In sintesi: avendo precedentemente spiato le recensioni sul film, ammetto che fossi abbastanza preparato. Devo dire che questo "Mortal Engines", pur visivamente d'impatto, fatica non poco dal punto di vista della sceneggiatura, il che mi ha colpito considerando che è stata scritta dagli stessi che ci hanno regalato "Il Signore degli Anelli", "King Kong" e "Lo Hobbit". C'è poco approfondimento dei personaggi, nonché un approfondimento sociale (che sarebbe stato anche molto interessante), e una certa dose di frettolosità, il tutto combinato alla necessità di orientare il prodotto finale alla spettacolarità, il che ha portato a un generale deragliamento verso una minor qualità d'insieme.
Ribadisco, rimango perplesso più che altro dal fatto che il punto debole del tutto sia la trasposizione della storia - tratta dal romanzo omonimo (in italiano "Macchine mortali") di Philip Reeve - immaginandomi che quello sarebbe stato il porto sicuro di tutta la produzione. Poi rimane il fatto che si tratti di una pellicola inoffensiva e di certo non pessima, ma nemmeno all'altezza delle aspettative generali. Insomma, un viaggio un po' inconcludente.
Cast: Hera Hilmar, Robert Sheehan, Hugo Weaving, Jihae, Ronan Raftery, Leila George, Patrick Malahide, Stephen Lang.
Box Office: $83.7 milioni
Vale o non vale: Budget mastodontico tra i 100 e i 150 milioni di dollari ed effetti speciali a gogo non salvano l'ultima fatica (narrativa) di Peter Jackson, che non riesce a sprigionare il magico interesse dei suoi lavori precedenti. La colpa non è certo della sua assenza dietro la macchina da presa, la verità è che questa pellicola manca di un generale appeal commerciale (non c'è nessuna vera e propria star riconoscibile se si esclude Hugo Weaving, comunque più conosciuto nel continente oceanico) oltre che di una storia confezionata a dovere. Il risultato finale non è terribile, ma nemmeno da considerarsi sufficiente. Si lascia guardare, ma non ricordare.
Premi: /
Parola chiave: U.S.A.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 27 agosto 2018

Film 1505 - The Maze Runner

Intro: Qui comincia il nostro personale "calvario" per terminare la trilogia di "Maze Runner", nella speranza (vana) di riuscire a vedere il terzo capitolo al cinema di Emerald come festeggiamento per il mio compleanno.
Film 1505: "The Maze Runner" (2014) di Wes Ball
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: sapendo dell'imminente uscita del terzo e conclusivo capitolo della trilogia, abbia passato al setaccio i primi due episodi di cui, questo primo, ricordavo praticamente tutti i passaggi. Poco male, il film mi piace;
sufficientemente misterioso, con un buon cast di giovani attori capitanati da Dylan O'Brien, "The Maze Runner" riesce a convincere quando altri sci-fi per giovani adulti falliscono. Il perché sta probabilmente nel buon mix di suspense e azione, oltre che una trama accattivante alla cui base c'è quello stesso intrigo alla "Lost" che per anni ci ha ossessionato: cosa c'è dietro l'organizzazione segreta? Chi sono gli altri? Perché questa prova di isolamento?
Le risposte arriveranno piano piano con i vari sequel, pur fallendo nel consegnare al pubblico di fan altri due prodotti dello stesso livello.
Film 809 - Maze Runner - Il labirinto
Film 860 - Maze Runner - Il labirinto
Film 1505 - The Maze Runner
Film 1051 - Maze Runner - La fuga
Film 1614 - Maze Runner: The Death Cure
Cast: Dylan O'Brien, Kaya Scodelario, Thomas Brodie-Sangster, Will Poulter, Patricia Clarkson, Ki Hong Lee.
Box Office: $348.3 milioni
Vale o non vale: carino, veloce, giovane e di intrattenimento. Se cercate quella giusta dose di mistero e azione sicuramente avete trovato un buon titolo.
Premi: /
Parola chiave: Wicked.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 5 gennaio 2017

Film 1273 - Equals

Quest'estate avrei voluto vederlo al cinema, ma non ero riuscito. Così quando lo streaming me lo ha proposto a sorpresa, non ho resistito.

Film 1273: "Equals" (2015) di Drake Doremus
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Le premesse glam-chic da futuro distopico si dimenticano presto non appena ci si accorge che la storia non ha nulla da raccontare.
Linee molto pulite, grafica accattivante, una rielaborazione degli spazi futuristica e che ricorda non pochi altri prodotti similari ("The Giver - Il mondo di Jonas", "Divergent", "Gattaca - La porta dell'universo", "Automata", "Elysium", "In Time") e due protagonisti bellocci e altrettanto alla moda non riescono, però, a rimescolare a sufficienza le carte di una storia che, di fatto, non ha nulla di originale e, anzi, non manca di essere ampiamente prevedibile fin dai primi passaggi. E, in tutta onestà, trovo sconcertantemente banale che l'unica molla in grado di svegliare gli intorpidi protagonisti di questo genere di storie sia sempre e solo l'amore. Il vero amore che in 30 secondi arriva e travolge le vite di chi, fino a pochi secondi prima, a malapena era in grado di sviscerare un pensiero proprio a causa di dittature mentali o modi di vivere completamente diversi da come siamo noi abituati. L'amore è tanto, sì, ma non può essere sempre tutto. Voglio dire, ci saranno dei sogni che questi ragazzi hanno? Ci saranno aspirazioni, voglie, desideri che i vari protagonisti matureranno nell'arco della loro esperienza di vita, che siano o meno soggiogati da un potere autoritario o un'organizzazione sociale simil-militare? Mi chiedo: maturerà in loro qualcosa che possa disincantarli dalla condizione di moderna schiavitù che possa essere forte tanto quanto l'amore? Non potrà essere sempre per tutti quanti la stessa molla emotiva, altrimenti che senso ha produrre un nuovo film che parli esattamente della stessa vicenda trattata dalle pellicole precedenti?! Appunto, non ha senso.
Ecco perché di fatto "Equals" è un titolo debole e insignificante, incapace di generare il benché minimo interesse in chi guarda e di essere anche solo vagamente rilevante. Un film fra tanti altri uguali, incapace di distinguersi e con niente di nuovo da dire.
Cast: Nicholas Hoult, Kristen Stewart, Guy Pearce, Jacki Weaver, Scott Lawrence, Claudia Kim.
Box Office: $2 milioni
Consigli: Francamente un prodotto un po' inutile e assolutamente perdibile. Potrà interessare chi abbia apprezzato titoli simili (vedi sopra) o chi sia fan dei due attori protagonisti, ma a parte un'estetica particolarmente curata, il film non ha molto da offrire.
Parola chiave: Gravidanza.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 19 settembre 2016

Film 1212 - La quinta onda

Una scleta un po' casuale, a dire il vero.

Film 1212: "La quinta onda" (2016) di J Blakeson
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: La pretesa post apocalittica è smorzata da toni infantili e da scelte narrative che privilegiano un tipo di target giovanile che di fatto va ad intaccare un risultato finale così più da teen drama che da blockbuster su un futuro distopico.
Questa la premessa della storia, così ben riassunta da Wiki: "Un devastante attacco alieno ha distrutto il pianeta Terra grazie a quattro onde: interruzione di tutti i dispositivi elettrici, terremoti, epidemia del virus dell'aviaria modificato dagli alieni ed risveglio degli alieni che erano stati innestati tempo prima in alcuni umani, impedendo così ogni tentativo di preparazione e resistenza da parte dell'uomo per l'attacco successivo".
Di per sé nemmeno malaccio l'idea di partenza, ma ci si perde ampiamente strada facendo, soprattutto perché la trama è ampiamente intuibile già a metà della storia. In aggiunta, una serie di aspetti ridicoli (come il fatto che la protagonista cerca il fratello e lo incontra, ovviamente, per caso) ed effetti speciali non sempre riusciti confezionano una pellicola mediocre nonostante le buone intenzioni. Che si vede ci sono, visto l'ottimo cast, una produzione che pur non avendo un budget faraonico (35 milioni di $) prova lo stesso a proporre un certo standard qualitativo di immagine e resa finale, ma rimane il fatto che il punto debole qui sia la sceneggiatura: sciocca, concentrata troppo sul romanticismo e i temi adolescenziali. Non che mi aspettassi molto altro, lo ammetto.
Ps. Tratto dall'omonimo romanzo di Rick Yancey.
Cast: Chloë Grace Moretz, Ron Livingston, Nick Robinson, Maggie Siff, Alex Roe, Maria Bello, Maika Monroe, Zackary Arthur, Liev Schreiber, Tony Revolori.
Box Office: $110.7 milioni
Consigli: Tra i vari titoli catastrofici questo non è esattamente il più riuscito. Si lascia guardare, ma questo "The 5th Wave" non è capace di lasciare il segno, nonostante il tentativo. Si vede e si dimentica in frettissima.
Parola chiave: Testa.

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Bengi

venerdì 2 settembre 2016

Film 1205 - La notte del giudizio - Election Year

Non ero troppo ansioso di vedere questa pellicola, più che altro perché fa parte di un genere che è in grado di lasciarmi sempre una certa dose di inquietudine addosso. Però avevo già visto i primi due film della serie e, inoltre, Poe era molto motivato a vederlo, quindi non potevamo lasciarcelo sfuggire.

Film 1205: "La notte del giudizio - Election Year" (2016) di James DeMonaco
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Dopo il precedente "Anarchia - La notte del giudizio", devo dire che questo film me lo aspettavo più ansiogeno. In realtà si tratta dell'azzardo più evidente di tutta la trilogia fino a qui realizzata, molto più concentrato sul fronte politico e impegnato a dare una contestualizzazione di fondo che agli altri capitoli mancava. Da questo punto di vista, quindi, il film si contraddistingue in positivo, riuscendo tra l'altro a mettere in discussione gli stessi presupposti su cui tutta questa storia si basa: lo Sfogo ha ancora motivo di esistere o è solo un violentissimo espediente per tenere a bada le masse?
Per estensione potremmo chiederci se "The Purge: Election Year" abbia sul serio qualcosa da dire o non sia semplicemente l'ennesimo modo per farci tirare fuori i soldi dal portafoglio. Da questo punto di vista direi che ci troviamo di fronte al più debole dei tre capitoli sul fronte della violenza e della carneficina, il che non è necessariamente un male anche se porta a un leggero fuori rotta per la serie.
A parte ciò, mi pare che un vero problema qui stia nella scelta di alcuni attori, oltre che l'intuile presenza di certi personaggi, il gruppo di ragazze prima di tutti; tra queste, Brittany Mirabile è la peggiore e mi ha lasciato brividi di imbarazzo ogni volta che ha mosso il sopracciglio come una "vera" bad girl metropolitana. Terribile.
E' proprio questo sovraffollamento di inutili comparse che fa perdere un po' di vista la strada da percorrere, a mio avviso. Una volta che si è deciso per lo scenario politico e la contestualizzazione pseudo impegnata, è superfluo farcire la storia di ragazzacce che vogliono uccidere il proprietario di un negozio solo per mangiarsi una merendina. Oltre che un estremamente banale sfoggio di una cieca violenza che sa davvero di già visto e non lascia scioccato nessuno.
Quando si tratta dei due protagonsti, invece, la storia funziona molto meglio e dà non pochi spunti su cui poter, a tempo perso, riflettere. L'estrema circostanza narrata dalla vicenda consente comunque una pur superficiale analisi di uno scenario sociale spaventoso, eppure non impossibile da immaginare. La casta che soffoca i più deboli attraverso falsi strumenti di gratificazione, il culto elitario del potere che vive attraverso pagani rituali, l'ascendente dei media e del messaggio che possono veicolare sono tutte tematiche qui, appunto, estremizzate anche se non così lontane da possibili eventualità.
In ogni caso questo "The Purge 3" non mi ha totalmente soddisfatto e forse tutta la saga, primo capitolo a parte, non mi vede troppo entusiasta. L'idea di partenza riesce sempre a stuzzicarmi e di volta in volta sono curioso di scoprire cosa andrà ad affrontare la sceneggiatura, ma l'anima prettamente commerciale del progetto non si spende particolarmente nell'approfondimento di un contesto che, invece, sarebbe particolarmente interessante sviluppare, primo fra tutti una richiesta di violenza così ampia da parte di una popolazione. Quindi sì, suspense e assenza di regole hanno il loro fascino, ma per realizzarci un'intera trilogia non si può vivere solo di quello.
Film 591 - La notte del giudizio
Film 1986 - The Purge
Film 758 - Anarchia - La notte del giudizio
Film 1205 - La notte del giudizio - Election Year
Cast: Frank Grillo, Elizabeth Mitchell, Mykelti Williamson, Edwin Hodge, Kyle Secor, Betty Gabriel, Liza Colón-Zayas.
Box Office: $105.6 milioni
Consigli: I fan di questo ormai divenuto franchise non dovrebbero rimanere delusi, anche se va detto che la caratteristica di 'pura azione' presente nel precedente film, qui viene un po' a mancare. Tutto sommato, comunque, un titolo che si lascia vedere e gli amanti della suspense avranno di che nutrirsi. In generale, però, non credo sia il capitolo più riuscito dei tre.
Parola chiave: Elezioni presidenziali.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 7 giugno 2016

Film 1152 - The Lobster

Avrei voluto vederlo al cinema, ma non c'era stata occasione. Così, quando lo streaming lo ha reso disponibile, ho subito recuperato.

Film 1152: "The Lobster" (2015) di Yorgos Lanthimos
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Un film stranissimo che parte da un'idea inusuale quanto accattivante: in una società futura che non accetta la solitudine, i single vengono radunati in un hotel dove hanno 45 giorni di tempo per trovarsi un compagno/a tra i vari ospiti della struttura. Nel caso in cui non riescano a trovare nessuno, allo scadere del tempo a loro disposizione vengono trasformati in un animale a loro scelta. Bizzarro, no?
Ecco spiegato, dunque, il titolo che fa riferimento all'animale scelto dal protagonista (l'aragosta), anche se le stranezze non si concludono nelle poche righe di cui sopra. Tra i vari personaggi, infatti, anche un gruppo di solitari che si rifiuta di cedere alle regole dell'accoppiamento forzato predicando, invece, l'assoluto divieto al congiungersi con chiunque altro.
Tra questi due fronti opposti ed estremi, naturalmente, la battaglia del protagonista (Colin Farrell) che non tarderà ad innamorarsi della bella solitaria interpretata da Rachel Weisz, dovendo fronteggiare non solo gli attacchi da parte dei residenti dell'hotel, che si divertono ad andare letteralmente a caccia dei solitari, ma anche la minaccia costituita dal capo di questi ultimi (Léa Seydoux) che, dovesse scoprirli, non tarderebbe a punirli.
Al suo debutto anglofono, dunque, il regista greco Lanthimos confeziona una pellicola che molto si distanzia dai canoni hollywoodiani, nonostante un cast di star invidiabile. Gioca molto con le relazioni umane e non teme di estremizzarle, ridicolizzarle, in un gioco finale al massacro che è sconcertante quanto assurdo e divertente. Il tutto riassumibile in: quanto saresti disposto a fare per trovare l'anima gemella (in una società che ti obbliga a trovare l'amore nella somiglianza con l'altro/a)?
Insomma, esperimento non convenzionale, ma godibile.
Ps. Selezione ufficiale di Cannes 2015, il film ha vinto il premio della giuria e il Queer Palm.
Cast: Colin Farrell, Rachel Weisz, Jessica Barden, Olivia Colman, Ashley Jensen, Ariane Labed, Angeliki Papoulia, John C. Reilly, Léa Seydoux, Michael Smiley, Ben Whishaw.
Box Office: $10.3 milioni
Consigli: Un Colin Farrell decisamente fuori forma, una storia da futuro distopico, un'ambientazione sufficientemente futuristica e un'idea di partenza particolarmente stimolante, il tutto mixato in questa storia che non manca di intrattenere e, all'occorrenza, divertire grazie a toni surreali ed estremi. Sicuramente da vedere!
Parola chiave: Amore.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 12 giugno 2015

Film 937 - Franklyn

Erano anni che volevo recuperarlo, curioso di capire di cosa potesse parlare questa pellicola.

Film 936: "Franklyn" (2008) di Gerald McMorrow
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Convinto che fosse una specie di storia distopica su futuri disastrosi e uomini che tentano di sopravvivere, ho conservato una certa attesa negli anni relativamente a questo "Franklyn", davvero interessato a capire di cosa potesse mai parlare. Peccato che il risultato finale sia assolutamente lontano da ciò che mi aspettassi, completamente fuori da ogni possibile previsione e, non ultimo, piuttosto brutto.
Debole e deludente come quell'"Identità" di James Mangold portato al cinema ormai 12 anni fa, anche qui si racconta qualcosa che, in realtà, si svolge tutta nella mente del protagonista. L'idea in sé, che certo non è originale, sarebbe comunque in grado di stuzzicare lo spettatore se portata sullo schermo in maniera interessante. Voglio dire, "Shutter Island" è un capolavoro e di base fonda il colpo di scena della sua storia proprio sulla doppia realtà creata dalla mente disturbata del suo protagonista.
Qui invece, nonostante la costruzione dell'altro mondo sia piuttosto affascinante e inizialmente capace di coinvolgere lo spettatore - l'idea di una società che richiede obbligatoriamente ai suoi componenti di essere affiliati a una religione, qualunque essa sia, è uno spunto da non sottovalutare -, gli svolgimenti successivi e la presentazione dei vari personaggi oltre quello interpretato da Ryan Phillippe è totalmente fallimentare. Si perde interesse non appena si capisce che era "tutto finto" e non la si recupera più. Anzi, le cose peggiorano man mano che viene definito il personaggio di Eva Green, pseudo artista estrema che mette in scena la sua morte come un'opera d'arte, e quello di Sam Riley, innamorato di un'immagine mentale che, di fatto, è interpreta dalla stessa Green (che poi, perché?).
Il finale misto action-onirico è un'ulteriore virata che stona nel risultato complessivo, troppo frammentato e indeciso su che strada (narrativa) percorrere. Insomma, visivamente "Franklyn" è in grado di creare un altro mondo affascinante, cupo e bello da vedere, ma fallisce per ciò che riguarda la trama: forse c'era troppa carne sul fuoco per l'esordiente Gerald McMorrow che, in definitiva, non mi pare sia stato in grado di gestirla.
Box Office: $1,279,576 (no USA)
Consigli: Esordio possibilmente interessante, ma incapace di mantenere le aspettative. Il mondo parrallelo di Città di Mezzo è ben ricreato ed è francamente l'unica cosa che vale la pena di vedere di "Franklyn". Per il resto il risultato finale è abbastanza deludente e la visione di questa pellicola può interessare a chi sia affascinato da storie di follia, realtà parallele e, per certi versi, futuri distopici. Gli altri meglio che guardino altrove.
Parola chiave: L'individuo.

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Bengi

giovedì 16 aprile 2015

Film 898 - Automata

Tornato ieri da due bellissime settimane in Giappone, devo recuperare ancora una marea di film che ho visto ormai chissà quanto tempo fa...
Questa pellicola ci aveva attirato principalmente per un trailer accattivante e l'interessante combinazione di estetica hollywoodiana minata a una produzione spagnola.

Film 898: "Automata" (2014) di Gabe Ibáñez
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: "Autómata" parrebbe un buon titolo finché non ci si addentra davvero all'interno della storia. I primi minuti, le prime scene, la ricostruzione, il cast internazionale... Tutto sembrerebbe suggerire un tentativo riuscito di rubare ad Hollywood il monopolio fantascientifico riuscendo a produrre un titolo commerciale europeo di pari livello. Più, però, la storia procede e più ci si rende conto che non si è, in effetti, in tale scenario.
Gli sforzi tecnici sono evidenti, eppure la storia non riesce mai per davvero ad ingranare e rimane semplicemente un'insieme di buone promesse che non trovano un riscontro effettivo durante lo svolgimento della trama. L'intrigante incipit distopico di un mondo in cui i robot sono parte della vita quotidiana delle persone (specialmente di una certa élite) e sono sotto il controllo umano grazie ad una serie di regole che gli impediscono di fare del male agli esseri umani o autoripararsi (Asimov mi senti?), non va oltre le interessanti premesse, finendo per riproporre all'infinito le stesse domande e implicazioni, senza prodursi in qualcosa di veramente concreto. Ok, vengono scoperti robot che si autoriparano e...? Niente, scappano in mezzo al deserto.
Forse sopraffatto dalla ricerca di un bilanciamento tra spettacolarità da esibire e una valorizzazione scientifica che rendesse giustizia alla trama, Gabe Ibáñez (regista e anche tra gli sceneggiatori) non riesce a districarsi bene tra gli snodi della vicenda che vuole mostrare, finendo nella seconda parte del film per non centrare minimamente le aspettative nettamente caricate durante il primo tempo. Sembra sempre di essere sull'orlo di una rivoluzione, di una guerra civile o comunque di un cambiamento tanto violento e importante da cambiare il destino dell'umanità, mentre nella realtà ciò che verrà mostrato è un'emigrazione, la scelta di abbandonare un territorio ostile verso un ponte che regalerà la libertà ai robot fuggiaschi. Un po' deludente, nonostante alcune implicazioni (non sviluppate dalla storia).
Sceneggiatura a parte, comunque, "Automata" ha anche un altro paio di problemi, uno connesso all'altro. Innanzitutto manca fortemente di un'identità personale. C'è troppo di preso in prestito ("Blade Runner", "Terminator", "District 9" "Io, Robot", "Elysium" ma anche l'imminente "Ex Machina" di Alex Garland in uscita a giugno) e talmente tanto mescolato da proporre un rimpasto francamente un po' irrilevante, a volte anche brutto. Poi la mancanza di tempistiche giuste. Forse proprio per adeguarsi allo standard che le pellicole citate hanno imposto sulla scena mondiale, questa produzione si è trovata a dover fare i conti con un linguaggio sci-fi oggi particolarmente articolato e in continua evoluzione. Il futuro distopico, la civiltà in rovina, le macchine coscienti sono tutti temi assolutamente attuali al cinema e questo film, trattando proprio di questo, ha dovuto cercare il suo linguaggio per mettere in scena le proprie idee. Peccato che i centrali robot ultratecnologici siano di una lentezza inimmaginabile sia per quanto riguarda i movimenti, sia per ciò che concerne la parola. Una scena dopo l'altra, lo spettatore non può fare a meno di chiedersi perché non si prema di più sull'acceleratore. Stiamo parlando di una storia di fuga, di una pellicola d'azione che vede inseguimenti, sparatorie ed effetti speciali a pioggia. E allora perché sembra sempre tutto così lento? Chiaramente la Spagna non è Hollywood (e non lo dico certo in senso dispregiativo!) e necessariamente i tipi di linguaggio cinematografico sono diversi, come le possibilità regalate dal budget. Ma allora non posso fare a meno di chiedermi perché ricercare un cast internazionale (Antonio Banderas, Birgitte Hjort Sørensen, Dylan McDermott, Robert Forster, Tim McInnerny, Melanie Griffith, David Ryall e Javier Bardem) per richiamare un'audience internazionale se poi le possibilità di mettere in scena qualcosa che valga la pena di essere visto non ci sono. Perché per quanto accattivanti nell'aspetto, i robot non sono sciolti, ma sempre legatissimi nei movimenti, quasi statici e non si può fare a meno di domandarsi come si possa mettere in scena una storia di azione con dei protagonisti che per fare un passo ci mettono 30 secondi.
Insomma, il risultato finale, come si capisce, mi ha deluso essendo stato certamente non conforme alle mie aspettative. E' meno puramente d'intrattenimento di quanto il trailer non faccia credere, eppure nemmeno dal punto di vista dei contenuti riesce a compensare la mancanza di buone scene d'azione. Banderas è quasi sempre un buon protagonista, Melanie Griffith è uno scempio di chirurgia facciale ma, nonostante tutto, la loro scena insieme è forse la migliore di tutto il film. Anche se, chiaramente, non basta.
Box Office: $5.681.069 (incasso totale di alcuni mercati internazionali - tra cui l'Italia - fornito da Box Office Mojo)
Consigli: Tra i titoli di fantascienza direi che non è certo il più rappresentativo e, anzi, mi ha spesso ricordato "Blade Runner" e alcuni altri film dello stesso genere. Diciamo che, viste le premesse, ci si aspetterebbe di più da questo titolo chiaramente commerciale e di intrattenimento. Da quest'ultimo punto di vista, in particolare, devo dire che spesso manca quella spinta, quella marcia in più che trasporta una storia come questa alla strizzatina d'occhio al genere dei film d'azione. E' una pellicola che può andare benissimo per gli amanti delle storie fantascientifiche catastrofiche o per gli appassionati di robot e implicazioni etiche connesse. Per gli altri, forse, può risultare alla lunga un po' piatto.
Parola chiave: Orologiaio.

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Bengi

mercoledì 3 dicembre 2014

Film 829 - Gattaca - La porta dell'universo

Dopo che negli ultimi mesi ci hanno ripetutamente portato nello spazio con titoli di successo quali "Gravity" e "Interstellar", recupero per caso un titolo che 17 anni fa aveva incassato molto meno, ma era arrivato fino a Titano...

Film 829: "Gattaca - La porta dell'universo" (1997) di Andrew Niccol
Visto: dalla tv di Rosita
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Rosita, Pierluca, Rosalia
Pensieri: Un titolo intrigante, una sceneggiatura che credevo scritta da Christopher Nolan, una storia d'amore nata sul set e una tematica a sfondo scentifico: ecco tutti gli elementi in mio possesso relativamente a questo film di Andrew Niccol. Ecco quanto poco ne sapevo.
Per quanto non si possa dire che "Gattaca" sia un film pieno di ritmo, ho trovato questo prodotto cinematografico molto intrigante e interessante, con una premessa narrativo-futuristica particolarmente riuscita. In un domani (distopico) in cui gli esseri umani vengono geneticamente preconfezionati prima della nascita in modo da selezionarne tratti, caratteristiche e prestazioni future, Vincent Freeman/Ethan Hawke è uno di quegli sfortunati che sono, invece, stati concepiti alla vecchia maniera. Questo fatto ne determina la vita intera in quanto tutta la società lo tratta da inferiore, discriminandolo in qualsiasi aspetto della sua esistenza: può fare solo lavori per cui non sia richiesta una preventiva selezione genetica e, di fatto, è escluso da qualsiasi interazione con individui che non condividano con lui la nascita "naturale" (i non validi); a questi aspetti già di per sé frustranti si aggiunge l'elemento scatenante della vicenda, ovvero il sogno di Vincent di diventare astronauta.
Queste premesse si fanno particolarmente interessanti quando scopriamo che, per realizzare il suo scopo, l'uomo - che, da non sottovalutare, soffre di cuore -, ricorre all'aiuto di uno specialista della metamorfosi in chiave moderna (German/Tony Shalhoub) che lo metterà in contatto con il geneticamente modificato ma sfortunato Jerome/Jude Law (è disabile a causa di un incidente stradale) per uno scambio di identità che avrà dell'incredibile. Ai due futuri "amici per forza" verrà spiegato cosa e come fare per scambiarsi le identià e questo comporterà lo scambio di sangue e urina tramite sacche, l'utilizzo di lenti a contatto colorate, ma anche una quotidiana esfoliatura totale da parte di Vincent per minimizzare il più possibile la contaminazione degli ambienti che frequenta con le sue cellule corporee naturali. Insomma, Vincent si annulla nella persona di Jerome pur mantenendo le sue fattezze originali, ma giocandosi la carta del superuomo preconfezionato che, presso Gattaca - l'ente aerospaziale responsabile delle missioni interplanetarie -, riscuote il successo sperato: Vincent viene considerato per il prossimo viaggio spaziale, ovvero la missione per Titano.
In mezzo a tutto questo un problema: l'omicidio di uno dei direttori di volo che porterà quasi da subito i sospetti sul Vincent-Jerome, nonché a un passo dallo smascherare la sua quotidiana metamorfosi.
Inutile dire che, oltre agli aspetti scientifici a le tinte thriller, uno degli elementi portanti della storia sarà l'amore, nello specifico quello per la bellissima Irene/Uma Thurman.
Come si può dedurre da quanto ho scritto fino ad ora, "Gattata" mi è piaciuto e non poco. E' una di quelle pellicole che magari non rivedrò più, ma che ha scatenato in me qualcosa che continua a farmela apprezzare. Sarà l'intreccio narrativo o la mia predisposizione alla curiosità per le storie ambientate in futuri plausibili e scientificamente all'avanguardia, sarà che la questione del doppio, dell'assumere un'identià altrui è tra le più appassionanti, di fatto il risultato finale - che pure come dicevo è meno adrenalinico di quanto mi aspettassi - mi ha convinto. Ammetto che non è un prodotto cinematografico poi così facile, meno commerciale di quanto uno potrebbe dedurre ad esempio dal cast patinato (Hawke, Thurman, Law, Shalhoub, ma anche Gore Vidal, Elias Koteas, Maya Rudolph, Ernest Borgnine e Alan Arkin), eppure una volta che ci si lascia coinvolgere e affascinare dalla storia, credo che "Gattaca" possa conquistare molti. Tra l'altro certi paesaggi scelti e certe ambientazioni utilizzate (o ricreate) sono di una bellezza inaspettata.
Box Office: $12,532,777
Consigli: Dopo religione, colore della pelle, sesso e orientamento sessuale, il futuro della discriminazione passerà per il DNA? E' questa la domanda che si e ci pone Andrew Niccol ipotizzando la società non troppo lontana di "Gattaca" dove l'uomo sarà in grado di selezionare il meglio per la sua progenie, ma non di evitare che chi non è stato creato in laboratorio sia costretto a vivere ai margini della società. Si parla di andare nello spazio, eppure l'altro, l'alieno è già tra noi e siamo stati noi a crearlo.
Se queste non sono premesse intriganti per un'unica storia da mostrare in un film non so cosa potrebbe esserlo. In mezzo c'è anche un omicidio, il che contribuisce a spaziare anche nel genere thriller. Ottimo cast di comprimari dove svetta un bellissimo Ethan Hawke accompagnato da un paraplegico Jude Law e una Uma Thurman all'apice della sua femminilità inusuale e conturbante. C'è tutto quello che servirebbe a una pellicola hollywoodiana, eppure la magia non ha funzionato (il budget era 36 milioni di dollari). Una sola nomination all'Oscar (per le scenografie) che non rende giustizia a un lavoro d'insieme bello e ben fatto a cui manca solo un pizzico di ritmo in più. E' un titolo adatto a una serata in cui si ha voglia di recuperare un titolo che si è recuperato la sua nicchia col tempo e che richiede una certa dose di concentrazione. In gruppo scatenerà non poche discussioni.
Parola chiave: Ciglio.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 3 novembre 2014

Film 809 - Maze Runner - Il labirinto

Incuriosito sia dal titolo che dalla locandina, il trailer mi aveva convinto a vederlo...

Film 809: "Maze Runner - Il labirinto" (2014) di Wes Ball
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "The Maze Runner" è stata una piacevole sorpresa.
Nonostante il cast di attori praticamente sconosciuto e, soprattutto, ai limiti del teenager faccia pensare ad un target di pubblico realisticamente vicino all'età dei protagonisti, questa pellicola è però meglio confezionata dei soliti prodotti destinati ai giovani.
Innanzitutto c'è una buona storia, intrigante e in grado di generare abbastanza suspense da tenere alto l'interesse dello spettatore. La scelta del labirinto come luogo di mistero e costante pericolo e furba, soprattutto se si pensa al finale e all'idea delle cavie, e riesce a mantenere la sua aura di mestero - anzi aumentarla - man mano che la storia si sviluppa. Anche se di fatto il film non fa paura, è comunque un prodotto che in sé racchiude un'idea disturbante e in grado di generare un certo malessere nel momento in cui la si prende in considerazione. Merito della sceneggiatura, delle scenografia e degli effetti speciali, certo, ma anche del romanzo da cui è tratto: "The Maze Runner" di James Dashner.
Credo che questo film sia molto meglio di ciò che poteva aspettarmi. Psicologicamente è sufficientemente approfondito, i protagonisti - seppur semisconosciuti - in grado di sostenere una prova di 113 minuti di pellicola, la storia ha mordente e un ottimo finale a sorpresa che anticipa l'arrivo del prossimo "The Maze Runner: Scorch Trials". Insomma, al contrario dei molti titoli usciti di recente e tutti privi di alcun appeal - per es. "The Giver - Il mondo di Jonas", "Shadowhunters - Città di ossa", "Beautiful Creatures - La sedicesima luna", "The Host", "Vampire Academy", "Beastly" ma anche "Divergent" - questo riesce nella non facile impresa di rimanere impresso positivamente. Non è certo un capolavoro, però riesce nell'intento di ritagliarsi il suo spazio, nonostante i più che evidenti elementi comuni con altre storie viste più o meno recentemente (il labirinto di Potter in "Harry Potter e il calice di fuoco", l'arena di "Hunger Games" e gli inspiegabili avvenimenti di "Lost"). Sarà che non mi aspettavo veramente nulla di che, ma mi sono davvero goduto la visione di "Maze Runner - Il labirinto".
Film 809 - Maze Runner - Il labirinto
Film 860 - Maze Runner - Il labirinto
Film 1505 - The Maze Runner
Film 1051 - Maze Runner - La fuga
Film 1614 - Maze Runner: The Death Cure
Box Office: $305,530,000
Consigli: Incasso corposo considerando i 34 milioni di dollari spesi per produrlo - e soprattutto se paragonato a quel "Divergent" che tanto successo mediatico ha riscosso, ma che al cinema ha fatto $288,747,895 costandone 85... -. Una piccola sorpresa del cinema "giovane" che riesce a catturare fin da subito l'attenzione del pubblico tutto grazie ad un inizio che lo immerge da subito nella misteriosa storia. Intricato quanto basta e sufficientemente aiutato dal computer, questo film riesce nell'intento di intrattenere e soddisfare allo stesso tempo. Di questi tempi non solo non è scontato, ma nemmeno tanto frequente.
Parola chiave: Dolenti.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 23 settembre 2014

Film 771 - V per Vendetta

Una pellicola vista al cinema tanti anni fa. Prima del mio amore per i film, prima dei miei studi di semiotica. Tutta un'altra storia, insomma.

Film 771: "V per Vendetta" (2005) di James McTeigue
Visto: dalla tv di Erika
Lingua: italiano
Compagnia: Erika, Luigi
Pensieri: "V per Vendetta" è un gran bel film, scritto bene e ricchissimo di idee. Da non sottovalutare, poi, le scelte della trama che rimandano ad approccio coi media, rapporto tra stato e potere, cittadini e giustizia, ideale e reale, per non parlare di un rimando a "1984" di Orwell.
I fratelli Wachowski sviluppano bene il graphic novel di Alan Moore (che però si è dissociato dal risultato finale della pellicola) e le idee che lo compongono e riescono nell'intento di costruire la nascita di un'eroina moderna, plasmata da un rivoluzionario che sarà in grado di scuoterne animo e coscienza risvegliandola da un torpore sociale e personale che l'aveva dominata per tutte l'esistenza.
Natalie Portman si dona al ruolo in maniera magnifica - rasata è sempre stupenda -, ma la vera sorpresa rimane Hugo Weaving in grado di risultare tanto espressivo quanto enigmaticamente immobile dietro la sua maschera-simbolo. Due protagonisti che insieme da soli fanno la storia e conducono la pellicola dall'inizio alla fine.
Il risultato finale è un'opera molto interessante, basata moltissimo sul verbale, che gioca sulla costruzione di simboli e si genera nella concretizzazione di un'idea che diventa ideale: battere il sistema, il governo corrotto, riportare l'equilibrio attraverso atti di mirata violenza e mediatico scalpore, combattere in ciò in cui si crede fino all'estremo sacrificio. Insomma, per certi versi epico, per altri molto moderno, sicuramente distopico ed inquietante, ma assolutamente irresistibile se gli si da il tempo di carburare. V è un personaggio intricatissimo, il governo corrotto che qui è rappresentato ha caratteristiche molto attuali (il film è di 9 anni fa). Bello.
Box Office: $132,511,035
Consigli: Credo di non esagerare nel dire che è certamente un film simbolo degli anni '00, uno di quelli che si deve vedere. "V for Vendetta", con i Wachowski in gran forma, un cast perfetto e il molto interessante graphic novel da cui è tratto, si colloca nell'universo sci-fi guadagnandosi un posto di tutto rispetto nelle pellicole di genere. Una dialettica fantastica per V, una meravigliosa trasformazione per Evey, una storia appassionante e una buona realizzazione tecnica. Davvero vale la pena di vederlo almeno una volta nella vita: anche non dovesse piacere, gli spunti che la storia regala valgono certamente la visione.
Parola chiave: 5 novembre.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 8 settembre 2014

Film 770 - Elysium

Una pellicola che volevo recuperare da qualche tempo.

Film 770: "Elysium" (2013) di Neill Blomkamp
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Visto lo scarso successo commerciale e le voci che mi erano giunte, non ero esattamente sicuro mi sarebbe piaciuto questo "Elysium". Tutto sommato, invece, me lo sono goduto.
Dico 'tutto sommato' perché non parliamo di un prodotto innovativo o di un capolavoro cinematografico, ma nemmeno lo sconclusionato blockbuster tutto effetti speciali e nient'altro che mi aspettavo. Forse il vero problema di questa pellicola è che risulta semplicemente come l'ennesia del suo genere - quello distopico di fantascienza ultimamente tanto caro a Tom Cruise - e soffre, come hanno sofferto altri prodotti simili prima di lui ("Oblivion", "Edge of Tomorrow - Senza domani"), di quello che si potrebbe definire un calo di popolarità.
La storia è sempre la stessa, cambiano solo i motivi per cui l'elemento pacificamente integrato nel suo 'sistema' diventi eroe solitario capace di vincere il sistema che soggioca lui e il popolo, causandone la liberazione in ultima battuta. Poco male, allora, se si sceglie che il gioco valga la candela. Per quanto riguarda "Elysium", rendono assolutamente accettabile la visione i bellissimi effetti speciali e la presenza di una cattivissima Jodie Foster, per troppo tempo lontana dal grande schermo.
Il risultato finale, comunque, richiama vagamente anche la pellicola d'esordio cinematografico del regista Neill Blomkamp "District 9": non solo per la presenza dell'attore Sharlto Copley in entrambi i film, ma soprattutto per l'evoluzione ibrida dei suoi protagonisti, che in entrambe le storie fondono il loro DNA con organismi estranei - lì alieni, qui componenti robotiche - e si muovono per un tempo del racconto che è scandito tachicardicamente da un conto alla rovescia per la vita.
In ogni caso, questione di gusti, ho assolutamente preferito questo film al precedente - e clamorosamente di successo - "District 9" che, all'epoca, mi era parso privo di particolari motivi di rilievo che giustificassero le 4 nomination all'Oscar tra cui Miglior film (bah!).
In conclusione, per tornare ad "Elysium", un film di fantascienza con un minimo di morale (equità sociale) ed un largo uso di effetti speciali, con un Matt Damon protagonista che è pompato da far paura (43 anni wow) e una realizzazione che è degna del miglior blockbuster. Migliore, per esempio, di quel "World War Z" che ha incassato 254 milioni di dollari in più, ma che non ha nulla di più di questo film (se escludiamo, chiaramente, al voce Brad Pitt). Insomma, considerato cosa riesce ad ottenere successo al cinema al giorno d'oggi, si sarebbe potuto ipotizzare un risultato ben migliore per questa pellicola al box-office (dove pure ha esordito alla #1), che però non si è verificato. Né male né bene: il film è carino, ma nulla di più.
Box Office: $286,140,700
Consigli: Per una serata nello spazio o che ipotizzi un futuro dove ricchi e poveri siano tanto separati da vivere su pianeti differenti, questo è il film giusto. Anche per gli appassionati di effetti speciali o, inevitabilmente, per i fan di Damon o Foster. Per gli altri "Elysium" può rappresentare una buona distrazione serale capace di intrattenere dignitosamente senza stancare o annoiare. Non molto di più, però.
Parola chiave: Radiazioni.

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Bengi

lunedì 18 agosto 2014

Film 758 - Anarchia - La notte del giudizio

Sponsorizzati dalla 3, ci accingiamo alla purificazione.

Film 758: "Anarchia - La notte del giudizio" (2014) di James DeMonaco
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika, Richard
Pensieri: L'idea non solo è sempre originale, ma intrigante e stuzzicante, oltre che maledettamente spaventosa (ho evitato inquietante per non fare proprio tutto in rima). E, gli va riconosciuto, il tentativo di migliorarsi rispetto al primo "La notte del giudizio" c'è e si vede, anche se l'intento commerciale è sempre il più spiccatamente evidente.
Il contesto è lo stesso del primo film e anche le premesse. Cambiano i protagonisti - praticamente tutti sconosciuti ai più - e il punto di vista: prima interno, legato fisicamente alle mura della famiglia Sandin, ora esterno, in giro per le strade di Los Angeles.
L'incipit presenterà tutti i personaggi principali descrivendome un minimo di background e contribuendo a creare un'atmosfera di simpatia e antipatia per alcuni di loro, nell'attesa che la legalizzazione di quasi ogni crimine per 12 ore sconvolga le vite e gli equilibri di tutti e ne influenzi le scelte. E, nonostante ognuno pensi di avere libero arbitrio, si scoprirà che una mano più potente si intromette nell'influenzare la sorte dei giochi. Scelgo non a caso questa parola perché, di fatto, ad un certo punto la piega presa dal film sarà proprio quella del videogioco di violenza urbana - cui non in pochi sono abituati - ma non solo. Una scena in particolare, infatti, calca le orme del famosissimo "Hunger Games" di Suzanne Collins, e anche se qui uccidere i poveri e i malcapitati per strada diventa sport di lusso per l'aristocrazia annoiata e in cerca di una purificazione spirituale attraverso il massacro, è comunque evidente la somiglianza tra questo particolare snodo narrativo e il film con protagonista Katniss Everdeen, dove caccia all'uomo nell'arena e voyerismo della classe dominante sono scelte di trama assolutamente identiche.
Somiglianze "ispirate" a parte, devo comunque ammettere che questa pellicola non mi è dispiaciuta. Avrei immaginato un seguito scialbo e privo di qualsivoglia appeal e, invece, ho trovato "The Purge: Anarchy" migliore del previsto. Non un capolavoro e, certo, fallimentare nel tentativo di portare questo franchise su un più alto livello fatto di implicazioni politiche e sociali, dinamiche umane e approfondimenti psicologici oltre lo stereotipo. Eppure le idee di base non sono malvagie e, per quanto grossolano, il tentativo di espandere la visuale di "Anarchia" rispetto a "La notte del giudizio" è apprezzabile e con qualche buona idea. Mancava forse un budget adeguato (qui 9 milioni di dollari, per il precedente erano 3) o una narrazione più esperta. In ogni caso, come film estivo e sequel di un film a basso budget e dalle idee alquanto estreme, si può dire che questo "The Purge 2" faccia il suo dovere.
Box Office: $101,401,000
Film 591 - La notte del giudizio
Film 1986 - The Purge
Film 758 - Anarchia - La notte del giudizio
Film 1205 - La notte del giudizio - Election Year
Consigli: Naturale seguito del primo esperimento legato al processo di 'purificazione sociale' che i nuovi Padri Fondatori d'America hanno regalato alla propria nazione, concedendole 12 ore ogni anno per fare letteralmente ciò che le pare. Anche uccidere. Ma, se nel primo episodio lo spettatore se ne stava in casa, in questo secondo è trascinato fuori a vivere il brivido della caccia all'uomo. Ansia, colpi di scena e tanta violenza, neanche a dirlo. Se si cerca una pellicola commerciale, se si ha apprezzato il capitolo originale o se si è interessati in storie di futuri distopici questo "Anarchia - La notte del giudizio" è sicuramente un buon titolo da scegliere. Meglio, chiaro, se si è prima visto "La notte del giudizio".
Parola chiave: Sfogo annuale.

Trailer

Bengi

mercoledì 2 ottobre 2013

Film 591 - La notte del giudizio

Trailer estremamente accattivante. Storia decisamente non convenzionale. Possibili sviluppi apocalittici.
Da vedere assolutamente.


Film 591: "La notte del giudizio" (2013) di James DeMonaco
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Lena Headey prezzemolina 2013, fra "Il trono di spade", "Shadowhunters - Città di ossa" e il prossimo "300 - L'alba di un impero" (2014), me la ritrovo anche in questo "The Purge", una delle inaspettate sorprese col botto del botteghino di quest'anno (3 milioni di dollari per produrlo, $85.600.152 di incasso mondiale), tanto che è già stata messa in cantiere l'idea di un sequel.
Premessa (da Wiki): "Nel 2022, gli Stati Uniti sono una nazione rinnovata, governata dai Nuovi Padri fondatori dell'America. Per mantenere i tassi di criminalità e disoccupazione bassi, il governo ha istituito un periodo annuale, di dodici ore, chiamato "La Purificazione", durante il quale tutte le attività criminali, tra cui l'omicidio, diventano legali".
Ora, a mio avviso l'idea che da il la a questo film oscilla pericolosamente tra l'intrigante e l'inquietante, finendo per catturare appieno la fantasia dello spettatore. Una miriade di domande si frappongono fra chi sta per vedere "La notte del giudizio" e l'effettivo risultato finale messo in scena: per esempio come si è arrivati a questo tipo di soluzione estrema? Quali sono le implicazioni sociali rispetto a questo tipo di approccio? E quelle morali? E cosa accade, finita la Purificazione? Quali sono le conseguenze di una scelta tanto estrema?
Ecco, chiaramente queste sono alcune delle domande che mi sono posto io (e che non hanno trovato risposta).
A parte spiegare che la Purificazione viene vissuta come una catarsi del popolo che poi vive in piena armonia durante il resto dei 364 giorni e mezzo dell'anno, non viene aggiunto molto. La furbizia degli autori sta nel realizzare una pellicola sul popolo, senza inquadrarlo praticamente mai (molte immagini di rivolta, lotta e conflitto sono di repertorio). Lasciando, insomma, poco spazio alle implicazioni generali, concentrandosi invece su un unico nucleo familiare (chiaramente di ceto alto) e sulla sua notte da incubo, si finisce per sfruttare poco o niente delle possibilità narrative che l'incipit pareva regalare. In poche parole "The Purge" non va oltre lo sforzo di costruire una buona premessa che finirà per tradire un po' per colpa del budget inadeguato, un po' per assecondare la necessità di violenza e atmosfere thriller che lo spettatore medio parrebbe richiedere.
Personalmente avrei preferito un approfondimento sociale più consistente, oltre che un'analisi psicologica dei personaggi meno rarefatta e funzionale all'unica descrizione di terrore da attacco alla proprietà privata e personale. Non c'è lungimiranza in un approccio del genere, in quanto si finisce per ricadere nel meccanismo della banalità e della standardizzazione dei contenuti vincolati. L'unico momento veramente interessante a trama inoltrata è quello che coinvolge i due genitori James/Ethan Hawke e Mary/Headey e lo sconosciuto lasciato entrare in casa per pietà dal figlioletto (disturbato): il loro primo impulso è quello di consegnare lo sconosciuto ai personaggi in giardino che lo richiedono minacciandoli, innescando una serie di implicazioni psicologiche come l'istinto di sopravvivenza che sarebbe stato veramente interessante approfondire per più di quei due minuti scarsi di scena.
Anche perchè il tutto si risolverà in maniera abbastanza prevedibile, giacché i vicini della famigliola protagonista sono sospetti dalla prima inquadratura e, a parte qualche trovata inusuale a livello di scelte finali (non sarà proprio un happy ending), la storia viene condotta più o meno come ci si aspetterebbe dal momento in cui si capisce che il film non andrà oltre le sfumature del trhiller fantascientifico claustrofobico a tratti splatter e post apocalittico.
In definitiva non si può dire che "La notte del giudizio" - come non mi piace questo titolo - non offra qualche spunto innovativo o in direzione meno standardizzata, ma finisce per cadere nella trappola della direzione sicura, preferendo scene di violenza e tensione ad un'analisi più approfondita e seria della situazione presentata come incipit. E questa è davvero un'occasione mancata. Dal punto di vista commerciale, invece, è certamente una furbata.
Ps. Il cattivo Rhys Wakefield sembra un giovane Christoph Waltz.
Film 591 - La notte del giudizio
Film 1986 - The Purge
Film 758 - Anarchia - La notte del giudizio
Film 1205 - La notte del giudizio - Election Year
Consigli: E' un film che si lascia guardare e, se preso nel verso giusto, può perfino regalare qualche spunto di riflessione. Scade un po' in una prevedibilità narrativa, ma tutto sommato ha un suo appeal e ha presa specialmente all'inizio.
Parola chiave: Sistemi di sicurezza.

Trailer

Bengi