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martedì 26 ottobre 2021

Film 2048 - Io, lui, lei e l'asino

Intro: Tornato in Italia per tre settimane tra la fine di agosto e settembre, ricomincio a lavorare per qualche tempo al mio amato Cinema Galliera. Questa la prima pellicola - di cui non avevo mai sentito parlare prima - che ho recuperato comodamente seduto in poltrona e rigorosamente munito di mascherina.

Film 2048: "Io, lui, lei e l'asino" (2020) di Caroline Vignal
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
In sintesi: basato sul percorso descritto nell'opera di Robert Louis Stevenson, "Travels with a Donkey in the Cévennes", questo film racconta in maniera simpatica la storia di una maestra (Laure Calamy) che ha una storia clandestina con il papà (Benjamin Lavernhe) di una delle sue alunne e decide di seguirlo durante la vacanza che l'uomo farà insieme alla sua famiglia che la moglie ha organizzato all'ultimo minuto. Particolare - non da poco - di questa avventura nelle campagne francesi? Il viaggio si farà sulle spalle di un asino.
La commedia di Vignal è piacevole quanto basta a far passare una buona oretta e mezza in compagnia della strana coppia maestra-asino che, bisogna ammettere, funziona piuttosto bene sullo schermo. Il personaggio principale (umano) inizialmente si fa fatica ad apprezzare per una serie di nevrosi e ingenuità che rendono difficile per lo spettatore i tentativi di provare empatia per una così cieca testardaggine e illusione sentimentale. Man mano che la storia procede, però, bisogna ammettere che Antoinette riesce a farsi scoprire più profondamente - anche grazie alla contrapposizione con il padre/amante, un brutto personaggio che non si fatica a disprezzare - per cui non si potrà fare a meno di tifare per lei. Non tanto sulla sfera amorosa (disastrosa), quanto per il suo percorso di formazione che procede di pari passo ai chilometri di viaggio macinati. E, strano a dirsi, all'"aiuto" del quadrupede.
Insomma, "Io, lui, lei e l'asino" non è un capolavoro del cinema moderno francese, ma è certamente un racconto piacevole di una piccola avventura on the road che ha un sapore molto intimo e personale e che dà valore alla riscoperta di sé e al trovare la propria forza per affrontare le sfide della vita (qui in particolare quelle amorose). Personalmente non mi sarei aspettato un tale numero di candidature ai César, ma abbiamo visto prodotti ben peggiori trovare anche maggior riscontro.
Ps. Io licenzierei chiunque della distribuzione italiana abbia deciso di approvare un titolo così imbarazzante, anche considerato che il "lui" cui si fa riferimento ha un ruolo minore all'interno della storia e nel secondo tempo non è nemmeno presente. Detto ciò, il titolo originale è "Antoinette dans les Cévennes".
Cast: Laure Calamy, Benjamin Lavernhe, Olivia Côte, Marc Fraize, Jean-Pierre Martins.
Box Office: $6.3 milioni
Vale o non vale: Simpatico piccolo film francese che, non si sa bene come, riesce a rendere un asino protagonista di tutta la vicenda. Forse il concentrarsi più sulle tappe del viaggio che sull'aspetto amoroso avrebbe aiutato a "vendere" allo spettatore più un'esperienza che una storia, ma tutto sommato "Antoinette dans les Cévennes" lascia soddisfatti.
Premi: Candidato a 8 César 2021 tra cui Miglior film, sceneggiatura, attore non protagonista (Lavernhe) e montaggio, il film ha vinto per la Miglior attrice protagonista (Calamy). In concorso a Cannes 2020.
Parola chiave: Patrick.

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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 15 maggio 2021

Film 1999 - The Sisters Brothers

Intro: Ferdia decide e noi guardiamo. Un altro western...
Film 1999: "The Sisters Brothers" (2018) di Jacques Audiard
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: non conoscevo questo film e sicuramente anche se fosse stato il contrario non credo mi sarei preso la briga di recuperarlo. Detto questo, per quanto "The Sisters Brothers" non mi abbia cambiato l'esistenza, non è un prodtto malvagio.
Lento nella prima parte, la storia prende finalmente il via quando i 4 protagonisti - John C. Reilly, Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal e Riz Ahmed - si ritrovano assieme alla ricerca dell'oro e devo ammettere che la dinamica di gruppo è davvero ben sviluppata, tanto da conferire alla narrazione nuovo interesse. Il momento, però, dura poco.
In ogni caso il risultato finale non è male, anche se il western rimane un genere che, pur non dispiacendomi, trovo talvolta faticoso. Qui a salvare "The Sisters Brothers" sono i due bravissimi protagonisti Reilly e Phoenix, una strana coppia che funziona e regala una solida performance. Detto questo, non lo rivedrei.
Cast: John C. Reilly, Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed, Rebecca Root, Allison Tolman, Carol Kane.
Box Office: $13.1 milioni
Vale o non vale: Un po' lento specialmente nella prima parte, "The Sisters Brothers" è un western moderno che vive della performance dei due protagonisti principali e della dinamica ben sviluppata tra di loro. A volte si fatica un po' a capire dove il film intenda andare a parare, in ogni caso il risultato finale non è malvagio. Semplicemente non troppo il mio genere. Poi sono sicuro che i fan del genere wester troveranno in questa pellicola valide ragioni per una visione soddisfacente.
Premi: In concorso a Venezia 2018, Jacques Audiard ha vinto il Leone d'Argento per la Miglior regia. Ai César 2019 il film ha ricevuto 9 candidature (tra cui Migliro film e sceneggiatura non originale) e ha vinto 4 premi per Miglior regia, fotografia, scenografia e sonoro.
Parola chiave: Formula.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 8 novembre 2019

Film 1674 - 120 battements par minute

Intro: In Italia non sono mancate le polemiche a causa della scarsissima partecipazione in sala del pubblico, soprattutto quello della comunità LGBTQ+, teoricamente la più interessata a supportare e rendere popolare una pellicola portabandiera di quell'ideologia e quel senso di lotta ancora oggi così importante all'interno del gruppo (specialmente nel nostro Paese). Onestamente non credo che il supporto della propria causa passi necessariamente per il pagamento di un ticket, ciò detto ci si sarebbe sicuramente aspettati un'accoglienza più calorosa.
Ovviamente ero interessato a farmi un'idea personale rispetto a questo film, anche per capire se la carenza di pubblico in sala potesse essere direttamente legata alla qualità del prodotto.
Film 1674: "120 battements par minute" (2017) di Robin Campillo
Visto: dal computer portatile
Lingua: francese, sottotitoli in inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: il mio francese è arrugginito come non mai, ma non avevo voglia di vedere questa pellicola tradotta; i sottotitoli in inglese sono stati molto d'aiuto, anche se a tratti - specialmente all'inizio - mi è servito tempo per assestarmi sul triangolo da ascolto in francese ma leggo in inglese e cerco di tradurre in italiano. Difficoltà tecniche a parte, "BPM (Beats per Minute)" mi è molto piaciuto: fa riflettere, fa commuovere e mette in evidenza l'ancora oggi rilevante problematica della questione dell'AIDS;
i fatti qui riportati si svolgono in una Parigi dei primi anni '90, raccontano la piaga della malattia e il conseguente stigma di chi la contrae, nonché la lotta degli attivisti e l'indifferenza di coloro che - credendosi immuni o superiori - preferiscono far finta che il problema non esista. Ma non solo, perché c'è la bella storia d'amore tra Sean e Nathan (Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois), nonché viene messa in luce l'importanza del confronto e attivismo della e nella comunità LGBTQ+; il tutto mostrato con garbo, evitando vittimismi o stereotipazioni. Insomma, "120 battements par minute" ha qualcosa da dire e lo dice bene.
Cast: Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel, Antoine Reinartz, Felix Maritaud, Médhi Touré, Aloïse Sauvage, Simon Bourgade, Catherine Vinatier.
Box Office: $7.7 milioni
Vale o non vale: Simile per tematiche ed elementi della storia a quel "The Normal Heart" di Ryan Murphy, questo film analizza e racconta la scena Parigina della comunità omosessuale esposta alla piaga della malattia e l'indifferenza - per non dire intolleranza - generale. Fa male ricordarsi cosa si sia dovuto passare per ottenere il riconoscimento alla normalità e all'accettazione, nonché pensare a quante persone abbiano perso la vita durante questo percorso ancora in essere. 

"120 battements par minute" è un bel film da vedere, ricordandosi che per vincere le battaglie, i combattimenti richiedono enormi sacrifici.
Premi: Vincitore del Grand Prix e Queer Palm al Festival di Cannes 2017; 12 nomination ai César e 6 premi vinti per Miglior film, sceneggiatura, attore non protagonista (Reinartz), attore esordiente (Biscayart), colonna sonora e montaggio.
Parola chiave: AIDS.

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Bengi

giovedì 29 novembre 2018

Film 1524 - The Salt of the Earth

Intro: Un documentario è sempre un ottimo modo per approfondire qualche argomento. In questo caso si tratta del lavoro di oltre 40 anni di un artista di fama internazionale.
E poi cugina spingeva tanto per farmelo vedere...
Film 1524: "The Salt of the Earth" (2014) di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado
Visto: dal computer della Fre
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: Un documentario affascinante e ben realizzato, un lavoro che racconta la storia dell'uomo e artista Sebastião Salgado in maniera particolarmente approfondita e intimista attraverso l'occhio del figlio Juliano Ribeiro e quello esperto di Wim Wenders;
colpisce innanzitutto la forza di Salgado, costantemente alla ricerca di nuovi progetti e stimoli, oltre che di storie da raccontare. C'è la ricerca di una verità sull'uomo e la sua natura, sulla Natura, sui rapporti tra individui, nonché quelli tra la Terra e chi la abita. C'è molto da vedere, oltre che da farsi raccontare, per un approfondimento sul lavoro di un grande fotografo che ha saputo essere l'occhio del suo tempo, narrando conflitti, accendendo riflettori, puntando il dito. Non si può fare a meno di rimanere affascinati, stregati dal suo lavoro, oltre che profondamente scossi dalle immagini potentissime e dalle storie tragicamente umane che fanno parte di questo documentario. Un vero e proprio tour de force che lascia lo spettatore con non pochi spunti su cui riflettere.
Cast: Sebastião Salgado, Wim Wenders, Lélia Wanick Salgado, Juliano Ribeiro Salgado.
Box Office: $3.6 milioni
Vale o non vale: Bello e potente, nonché carico di significato. Interessante per chi già conosce l'artista e certamente di valore per chi non dovesse ancora conoscerlo. Vale davvero la pena di lasciarsi condurre attraverso questo "The Salt of the Earth".
Premi: Candidato all'Oscar per il Miglior documentario; vincitore nella categoria Meilleur film documentaire ai César 2015 e vincitore a Cannes 2014, tra i vari premi, anche del Un Certain Regard - Special Jury Prize.
Parola chiave: Fotografia.

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Bengi

martedì 27 settembre 2016

Film 1216 - Nella casa

Caldamente suggerito da Poe, visto il trailer mi sono lasciato convincere!

Film 1216: "Nella casa" (2012) di François Ozon
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Intrigante e davvero ben realizzato, questo film è un'intelligente sorta di esperimento, un viaggio all'interno di non pochi meccanismi mentali e sociali.
Complesso e ben costruito, giocato su atmosfere rassicuranti che, col tempo, si trasformano in morbose, quasi spaventose; un percorso pericoloso sul sottile confine di realtà e finzione e tanto, tanto voyerismo che da una parte lo spettatore (insieme al protagonista) condanna e dall'altra desidera sempre di più. Dunque cosa succede in questa casa?
Meglio non svelare troppo per non rovinare l'effetto sorpresa finale, basti sapere che, tra compagni di scuola, il più intelligente e forse fin troppo adulto osserva e riporta scrupolosamente per iscritto ogni aspetto legato alla famiglia del compagno cui da ripetizioni. Non importa che siano dinamiche familiari, annotazioni personali o descrizione di ambienti, il risultato è una sorta di occhio privilegiato all'interno del micromondo medio-borghese di una qualunque famiglia francese, via via alterato dalla presenza invadente del giovane Claude (Ernst Umhauer) che non tarderà ad intromettersi. Sul finire della storia, poi, il suo professore (Fabrice Luchini) - che inizialmente lo incoraggia -, tenterà di fermare e far ragionare il ragazzo, con risultati inattesi.
Insomma, "Dans la maison" è una pellicola veramente riuscita, capace di mantenere le aspettative generate e lasciare lo spettatore non solo soddisfatto, ma anche magneticamente incollato allo schermo mentre si svolge la storia. Ottimo il cast, soprattutto nel presentare il confronto tra due protagonisti opposti eppure perfettamente assortiti (professore e alunno inquietante), regia discreta eppure apertamente invadente e una storia che è un piccolo gioiellino. Da non perdere, davvero!
Ps. Candidato a 6 premi César tra cui Miglior film, regia e sceneggiatura.
Cast: Fabrice Luchini, Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Denis Menochet, Ernst Umhauer.
Box Office: $18.3 milioni
Consigli: Interessante, ben diretto e recitato, con una grande storia a reggere tutto il film, "Nella casa" riesce ad essere al contempo inquietante e magnetico. Impossibile non rimanere rapiti dalla narrazione, non chiedersi come evolveranno le varie situazioni e cosa, irrimediabilmente, andrà storto, tutto a vantaggio di un racconto in grado di trattenere l'interesse di chi guarda dall'inizio alla fine, lasciando tra l'altro molto soddisfatti. Insomma, una pellicola riuscita, un titolo da tenere presente quando si cerchi una pellicola che della sua storia fa il suo più grande pregio.
Parola chiave: Talento.

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Bengi

martedì 14 giugno 2016

Film 1158 - Tutto sua madre

Una pellicola che mi aveva davvero sorpreso e di cui di recente ho acquistato il DVD. Motivo per cui ci tenevo moltissimo a farla vedere anche a Poe.

Film 1158: "Tutto sua madre" (2013) di Guillaume Gallienne
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Io lo trovo geniale.
Una dichiarazione d'amore alle donne, una pellicola simpaticissima sullo scoprire se stessi, amarsi, conoscersi, dettarsi i propri tempi che sui molti momenti comici costruisce l'idea di una storia che, in realtà, non si tira certo indietro quando si tratta di passare a toni più seri.
Rivedere "Les garçons et Guillaume, à table!" mi ha messo nuovamente di buon umore, mi ha fatto ancora ridere come la prima volta, mi ha lasciato un ricordo ancora più piacevole, rinsaldando l'idea che si tratti di un prodotto speciale, pellicola garbata nonostante tutte le stramberie e le parolacce che certo non mancano, esempio di cinema europeo vitale, creativo e perfettamente in grado di essere esportato.
Guillaume Gallienne mattatore - sceneggiatore, regista, attore con doppio ruolo e doppi, triplo orientamento sessuale - vale da solo tutta l'operazione che, inutile sottolinearlo, regge interamente sulle sue spalle. Davvero bravo, tagliente. Insieme a lui una serie di protagonisti tra i quali spicca - per quanto mi riguarda unico volto familiare - una Diane Kruger rigidissima erogatrice di clisteri purificanti a cui è regalata una delle scene più divertenti di tutto il film.
Insomma, un gioiellino divertente, intelligente, ben scritto e recitato.
Ps. Vincitore di 5 César su 10 nomination, tra cui Miglior film e Miglior attore.
Film 672 - Tutto sua madre
Cast: Guillaume Gallienne, André Marcon, Françoise Fabian, Nanou Garcia, Diane Kruger, Reda Kateb, Götz Otto.
Box Office: $24 milioni
Consigli: Un titolo da scoprire e riscoprire, imperdibile per chiunque ami la commedia brillante in grado non solo di intrattenere e divertire, ma che lasci anche spunti di riflessione (e qui non sono pochi). Piacerà il doppio madre-filio, il ritmo incalzante, la descrizione attenta dell'universo femminile e gli sforzi del protagonista nel chiedersi se ciò che tutti pensano di lui sia effettivamente ciò in cui lui stesso si rivede.
Parola chiave: Sessualità.

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Bengi

giovedì 17 marzo 2016

Film 1103 - Marguerite

Poe voleva vederlo, abbiamo provveduto subito a recuperarlo.
Film 1103: "Marguerite" (2015) di Xavier Giannoli
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: In occasione del prossimo "Florence Foster Jenkins" con Meryl Streep (al cinema il 6 maggio in Gran Bretagna), abbiamo voluto recuperare il suo corrispettivo francese.
Ispirato alla vera storia della soprano statunitense, conosciuta per la sua totale mancanza di talento canoro, questa pellicola ricostruisce le plausibili tappe della vita della donna, in relazione al crescere della sua passione per il canto lirico, le conseguenze che questo avrà sul suo matrimonio e sulla sua vita sociale facoltosa.
Al di là di quanto sia sempre vero che la realtà a volte superi - e di molto - la fantasia, "Marguerite" è un ottimo esempio di cinema europeo contemporaneo, con un evidente slancio di budget che permette alla produzione di investire non poco delle sue energie su quegli aspetti tecnichi fondamentali per una ricostruzione in costume come questa (siamo nei primi anni del '900). E' quasi superfluo, quindi, sottolineare quanto costumi e scenografie siano ben fatte. In aggiunta, gran parte del merito va alla grandissima performance di Catherine Frot che interpreta un ruolo solo apparentemente facile. Risultare bonariamente ridicoli e conquistarsi, per giunta, il favore incondizionato del pubblico, è qualcosa non per tutti. La Frot ci riesce con classe e metodo, regalando a se stessa e al personaggio una performance perfetta (Meryl ora ti attendo al varco).
Insomma, un piccolo gioiellino, vera sorpresina francese che, ad essere onesti, mi sarei perso non fosse stato per il gemello inglese a breve nelle sale. Ad essere ancora di più onesti(ssimi), mi viene da pensare che questo "Marguerite" sarà pure meglio di "Florence Foster Jenkins" per tematiche e toni, ma rimango più che aperto alla possibilità di essere smentito.
In ogni caso, Xavier Giannoli ha realizzato davvero un ottimo film.
Ps. Presentato in concorso a Venezia 2015, il film ha ottenuto 11 candidature ai César 2016 e 4 premi portati a casa: Miglior attrice protagonista, sonoro, costumi e scenografie.
Film 1244 - Florence Foster Jenkins
Cast: Catherine Frot, André Marcon, Denis Mpunga, Michel Fau, Christa Theret, Sylvain Dieuaide, Aubert Fenoy, Sophia Leboutte, Théo Cholbi.
Box Office: $7.4 milioni
Consigli: Da vedere sia per la delicatezza e piacevolezza dei toni, sia in previsione del gemello inglese presto in uscita. Tutti siamo abituati a performance da Oscar della Streep, sarà così anche questa volta?
In questo caso la bravura di Catherine Frot è evidente e il film ne giova, pur rappresentato nell'insieme un ottimo esempio di cinema di per sé.
Parola chiave: Corde vocali.

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Bengi

mercoledì 15 luglio 2015

Film 951 - La famiglia Bélier

Perso al cinema, ma recuperato in streaming appena trovato.

Film 951: "La famiglia Bélier" (2014) di Eric Lartigau
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: La Francia sempre più in vena di esportazione non solo gastronomica, ecco il nuovo caso locale, tramutatosi certamente in mondiale (visto l'incasso). La storia della famiglia Bélier è particolare, non tanto perché vivono ancora in campagna, hanno una fattoria, allevano animali e vendono i loro prodotti al mercato; non tanto perché la figlia maggiore è un astro nascente della musica; non tanto perché il padre sarà il futuro sindaco cittadino; non tanto perché 3 dei suoi 4 membri sono sordi... Più che altro per tutti questi elementi insieme.
Ma dove sta la novità, ci si può chiedere. In fin dei conti sì, tutte queste singolarità insieme formano un'inusuale quadretto familiare, eppure in un momento storico in cui tutto sa di già visto, spiccare è pur sempre qualcosa di eccezionale. Qui l'impresa è riuscita più che altro per l'approccio, la sensazione positiva che tutto il film, tutta la storia si porta con sé. E allora sì, siamo sordi, siamo strani, siamo eccessivi e lunatici... E allora?
"La famille Bélier" è un bel caso di cinema commerciale con messaggio positivo e pure da esportazione. Si parla di diversità, di affermazione, di scelte di vita, di rispetto di se stessi e degli altri, di responsabilità e, naturalmente, di amore. Certi valori sanno già un po' di vecchio ultimamente, qualcosa che ha perso il suo significato. Ogni tanto è bello ricordarsi che stare insieme, essere amici, essere una famiglia, avere qualcuno che si aspetta qualcosa da noi è bello, non solo un ostacolo.br/> Ecco, personalmente mi è piaciuto questo della pellicola di Eric Lartigau, un misto di commedia, un pizzico di dramma e molta, molta vita di tutti i giorni. Non stiamo parlando di un capolavoro e dopo un po' ascoltare e riascoltare quella maledetta "Je vais t'aimer" (che si sente anche nel trailer) ti rende insofferente, per non parlare di un sottofondo continuamente chiassoso nella prima parte della pellicola, ma in generale devo proprio ammettere che la visione de "La famiglia Bélier" ha soddisfatto e compiaciuto le mie aspettative.
Ps. 6 candidature ai César 2015 (tra cui Miglior film, sceneggiatura e attori) e un premio vinto per la Miglior attrice esordiente Louane Emera. Per capirsi, stiamo parlando della stessa edizione che ha incoronato Kristen Stewart vincitrice nella categoria Miglior attrice non protagonista per "Clouds of Sils Maria".
Box Office: $82,566,570
Consigli: Se ultimamente le scelte commerciali del cinema francese vi hanno convinto (vedi "Non sposate le mie figlie!", "Giù al nord", "Tutta colpa del vulcano", "Quasi amici", "Per sfortuna che ci sei"), questo è assolutamente un altro titolo da non perdere. in ogni caso un bell'esempio di storia su diversità e quotidiano, amore e famiglia, responsabilità e scelte di vita, occasioni e talento. Non c'è male e, da non sottovalutare, ci si diverte pure (ma bisogna avere pazienza per la canzone portante...). In ogni caso da vedere, titoli di coda compresi!
Parola chiave: Radio France.

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Bengi

venerdì 21 febbraio 2014

Film 673 - Lo sconosciuto del lago

Weekend relax in compagnia del cinema francese parte 2.

Film 673: "Lo sconosciuto del lago" (2013) di Alain Guiraudie
Visto: dal computer di casa
Lingua: francese
Compagnia: Luigi
Pensieri: "L'inconnu du lac" è stata la rivelazione queer dell'ultimo festival di Cannes, con ovazioni e consensi entuasiasti da ogni fronte. La critica lo ha incoronato capolavoro contemporaneo del cinema e no, chiaramente, non potevo esimermi dal vederlo. Il mio scetticismo in questi casi è sempre compagno di visione, in quanto fatico a credere nei capolavori assoluti, soprattuto quando proclamati con tale osannazione e rapidità. Mi ha stranito, poi, un così grande successo considerati i due aspetti fondamentali di questa pellicola: parla di gay che si incontrano ad un lago per, di fatto, fare cruising e, per più della metà del tempo, i protagonisti sono nudi. E, diciamocelo fin da ora, se nel mondo cartoon piovevano polpette, qui piovono piselli.
In tutta onestà questo sconosciuto mi ha abbastanza annoiato. Non succede granché e quel poco che succede - tra erotismo e omicidi - era perfettamente riassumibile in qualcosa di veloce come una mezzora. Invece la pellicola dura 100 minuti, tra auto che parcheggiano, vento tra le fronde, dorati riflessi solari sull'acqua, qualche omicidio e tantissima ricerca di sesso. Che, alla lunga, è un po' fine a sé stessa.
Insomma, non mi aspettavo di rimanere folgorato da uno strabordante susseguirsi di eventi carismatici e narrativamente parlando pregni di significati metaoforici, però, ecco, questo film non mi ha esattamente sconvolto come le promesse di trailer e critici mi avrebbero fatto pensare. E' un prodotto estremamente di nicchia e di difficile incasellamento, che oscilla pericolosamente tra il soft-porno voyeristico e la crime-story perversa, con la parte debole innamorata della parte forte della coppia nonostante tutto (ovvero un ominicio visto commettere a inizio film).
In tutta onestà la sensazione che ho avuto è quella che si sia inserito l'omicidio solo come pretesto per portare avanti una storia altrimenti senza qualcosa da dire che non fosse stato legato all'immaginario erotico omosessuale. E, diciamocelo, non c'è niente che un porno - più o meno spinto - non possa raccontare altrettanto sufficientemente.
In ultima analisi, quindi, "Lo sconosciuto del lago" è un film che non è un film, ovvero racconta una realtà certo non familiare a tutti, eppure portata sullo schermo solo con intento provocatorio e non di denuncia: il nudo c'è non perché sia interessante (o si sia interessati) a capire il comportamento umano che spinge le persone ad imboscarsi, ma è solamente accessorio per la provocazione, poiché la trama tratta marginalmente l'aspetto del cercare 'refrigerio' tra le fresche frasche.
Quindi no, questa pellicola non mi ha convinto e, anzi, l'ho trovata un po' pesante alla lunga, proprio per questa sua natura incosnsistente e inconcludente (specialmente il finale). L'aspetto che invece ho trovato più interessante è l'amicizia tra Franck/Pierre Deladonchamps e Henri/Patrick d'Assumçao - che mi sarebbe piaciuto veder trattare anche fuori dal contesto lacustre, ma che invece è sacrificata in favore della love story tra il primo e lo sconosciuto baffuto Michel/Christophe Paou.
Ps. 8 candidature ai César 2014 tra cui Miglior film. A Cannes 2013 il film, in gara nella sezione "Un certain regard", ha vinto i premi la Queer Palm e il Prix de la mise en scène conferito ad Alain Guiraudie.
Box Office: € 118,590 (Francia), $ 148,325 (USA)
Consigli: A tratti thriller erotico, a tratti omaggio alla pace dei sensi ed elogio della natura, questa pellicola è un excursus sull'imbosco alla ricerca di un onanismo becero e francamente desolante. Se rifletta o meno la realtà dei fatti io non lo so, ma di certo è il racconto di una realtà che mi ha messo un po' di tristezza. Mio limite, per carità, ma rimango dell'idea che si possa andare al lago per godersi la giornata piuttosto che per godere tra i cespugli.
Parola chiave: Sesso.

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Bengi

mercoledì 18 aprile 2012

Film 390 - Quasi amici

Sfruttando un ingresso della 3, l'ultimo film prima del viaggio in Giappone!


Film 390: "Quasi amici" (2011) di Olivier Nakache, Eric Toledano
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Questa è una di quelle pellicole che ti senti quasi obbligato a dire che ti è piaciuta. Non perchè non sia un buon prodotto, ma siccome tutti ne hanno parlato benissimo, allora non si può dire con troppa convinzione che ti aspettavi un pelino di più.
In effetti il film è piacevole, ma mi è sembrato per tutto il tempo che fosse troppo facile ricevere consensi parlando dell'amicizia che nasce tra un bianco totalmente disabile e un nero della strada venuto su a sussidi di disoccupazione e famiglia con 100 fratelli da mantenere. Poi forse io sono cinico, però la sensazione che mi ha accompagnato durante la visione della pellicola è stata questa.
Per il resto "Intouchables" è il racconto della strana coppia Philippe/François Cluzet-Driss/Omar Sy (che ha vinto il César per questa sua interpretazione battendo il compagno di pellicola) e del loro personalissimo corso alla sopravvivenza - dell'anima - che comincia nel momento in cui Philippe assume il ragazzo come suo tuttofare essendo lui disabile permanente. Tra facili gag e momenti per pensare, il duo cresce tanto da portare il livello di conoscenza da puramente lavorativo a qualcosa di sempre più vicino ad un'amicizia. Che, per inciso, diventerà tale (di qui la mia perplessità al titolo italiano del film, peraltro totalmente fuori contesto da quello originale francese). Non mancherà la cornice amorosa e il momento di crescita finale a testimoniare che la vita può cambiare se ti metti d'impegno e - fortuna - incontri qualcuno di speciale.
Insomma, non è male, ma mi sembra sia davvero troppo teso all'approvazione totale di un pubblico che sicuramente gradisce le storie di grande impatto e una critica che, volente o nolente, parlandone male finirebbe un po' come a sparare sulla Croce Rossa. Non è un brutto film, assolutamente, e ha il grandissimo pregio di portare all'attenzione del grande pubblico il problema della disabilità cercando di evitare l'autocommiserazione (anche se si tende troppe volte a farlo notare. Io avrei lasciato che la cosa fosse più implicita). Dall'altra parte, però, protende troppo alla lacrima facile dello spettatore medio. E' comunque un film 'patinato' e manca di una certa poesia di fondo - quasi oserei dire un'anima - che elevi il progetto da prodotto di facile esportazione e fruizione, a qualcosa di più simile al racconto di una straordinaria storia di amicizia che vale in quanto tale e non perchè si parla bene di disabilità e lotta al razzismo sociale (e di classe). Insomma, sì o no? Ni. Je suis desolé.
Ps. Incassi record per questo film che è riuscito ad ottenere diversi primati (oltre che un incasso di 312.2 milioni di dollari): è il film del 2011 più visto oltre che il secondo più visto di tutti i tempi in Francia. Ed è la pellicola non in lingua inglese che ha incassato di più nel mondo, battendo il precedente record del film giapponese "La città incantata" (Oscar come Miglior film d'animazione del 2003).
Consigli: Essendo un po' il fenomeno cinematografico degli ultimi tempi, vale la pena di farsi una propria opinione andandolo a vedere. E' una pellicola ben realizzata dal punto di vista tecnico ed ha come valore aggiunto quello di spingere a riflettere se non addirittura dibattere riguardo alla condizione umana costretta nella quotidiana disabilità. E poi è tratto da una storia vera.
Parola chiave: Eleonore.

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Ric

martedì 17 aprile 2012

Film 382 - Gran Torino

Sperando che non sia davvero il suo ultimo film anche come attore, rivediamo una pellicola che è già di culto.


Film 382: "Gran Torino" (2008) di Clint Eastwood
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea Puffo, Andrea, Marco, Diego
Pensieri: Come dicevo qualche tempo fa, non sempre il lavoro di Clint mi lascia pienamente soddisfatto, ma in questo caso posso dire che siamo di fronte ad uno dei suoi più recenti capolavori. Può un 82enne 4 volte premio Oscar riuscire ancora a produrre qualcosa che desti la curiosità del pubblico, nonché ispiri al dialogo? Caso raro, eppure siamo di fronte alla famosa eccezione.
Tornato nei panni dell'uomo da strada, selvaggio ma composto, figlio di una sofferenza tutta d'un pezzo che non da tregua, il nostro produttore-regista-attore-qui anche cantante, da il meglio di sé in un ruolo da protagonista che finirà, probabilmente, negli annali. Il suo Walt Kowalski è burbero e scontroso, solitario e razzista eppure non si sottrae da quello che vede accadergli proprio sotto il naso. Minacciati e picchiati, i vicini hmong di Walt rischiano la vita a causa del cugino "Spider" che vorrebbe il più piccolo Thao/Bee Vang tra gli 'adepti' della sua gang. Ci vorrà tutta la "persuasione" del vedovo Walt a fargli cambiare idea, anche a costo di un enorme sacrificio.
Forte di un artista della grandezza di Clint, "Gran Torino" riesce a perlustrare efficacemente un personaggio difficile come quello qui presentato, rappresentando - senza mai volerle celare - luci e ombre di un essere umano che il lavoro in fabbrica e la guerra in Corea, oltre che la recente scomparsa della moglie, hanno tentato più volte di mettere in ginocchio. Incorruttibile e coerente, risulta essere il naturale proseguimento di vita di uno qualunque dei mitici personaggi interpretati da Eastwood durante la sua lunghissima carriera.
Potente come un pugno nello stomaco - il finale è commovente - e poetico allo stesso tempo, "Gran Torino" è una di quelle pellicole che si basa sullo spessore del suo personaggio principale e vive, di riflesso, della stessa inaspettata grandezza. Sarà un caso che, al box office mondiale, sia riuscito ad incassare $269,958,228 (33milioni sono stati spesi per produrlo)? Eppure, sulla carta, non era certo un successo assicurato: protagonista 80enne, nessun'altro attore famoso di richiamo, una trama impegnata su un tema quasi sconosciuto (Hmong chi?) e una narrazione non certo da videoclip. Ma, guarda un po', Clint l'ha spuntata un'altra volta. E con gran classe.
Ps. Una sola nomination ai Golden Globes per la Miglior canzone originale e nessun altro grande riconoscimento in patria. In Europa, invece, la pellicola ha riscosso più consensi: Miglior film ai César (Francia), Fotogramas de Plata (Spagna e David di Donatello (Italia).
Consigli: Bello e con l'anima. Uno dei più riusciti film di Eastwood dell'ultimo periodo. Assolutamente da avere, vedere e rivedere!
Parola chiave: Gran Torino (l'auto).

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Ric

Film 380 - Emotivi Anonimi

Consigliato direttamente da mamma&papà.


Film 380: "Emotivi Anonimi" (2010) di Jean-Pierre Améris
Visto: dal computer di di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Premesso che i film francesi sul cioccolato corrono il rischio di richiamare troppo fortemente il fortunato "Chocolat" di Lasse Hallström (che di francese ha giusto location, protagonista femminile e titolo del film), possiamo tranquillamente dire che questa pellicola vive di vita propria e pure piuttosto piacevolmente.
Divertente e delicato, gioca bene le sue carte (i protagonisti Benoît Poelvoorde e Isabelle Carré) e, da una storia che sulla carta correva due rischi grandi - essere banale o particolarmente fastidiosa -, riesce invece a cavarsela con classe e spirito.
Terrorizzato dalle donne lui, spaventata dal mondo esterno lei, sembra che i due protagonisti procedano verso la solitudine perenne fino a quando non si incontrano: sarà, invece, un procedere verso la catastrofe? In un certo senso si potrebbe dire così. Ma, ovviamente, l'amore è più forte (o il cioccolato) ed inutile che vi risparmi la sorpresa di un lieto fine. Strambo, ovviamente.
"Les émotifs anonymes" è una pellicola piacevole e garbata, adatta ad una serata veloce (dura solo 80 minuti) e... gustosa!
Consigli: Non guardarlo se si è particolarmente affamati, a dieta o momentaneamente nevrotici. Per il resto... è una pellicola molto carina. Per la Carré una nomination come Miglior attrice ai César 2011.
Parola chiave: Eremita.

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