Sempre con la 3. Questa pellicola non potevo non vederla!
Film 692: "300 - L'alba di un impero" (2014) di Noam Murro
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Anche se il primo, violentissimo "300" mi era piaciuto, non posso dire di essere mai stato un fan sfegatato; la voglia di vedere questo sequel però c'era. Forse 7 anni di distanza tra le due pellicole è molta, considerando il tipo di prodotto, comunque il risultato finale è stato in grado di non deludere le aspettative.
Di base, le più evidenti somiglianze con il suo predecessore sono lo stile delle immagini, la violenza, le tematiche generali di onore e vendetta. Alcuni personaggi ritornano (Serse, la regina Gorgo, Delios), molti altri sono nuovi a partire dal protagonista Temistocle/Sullivan Stapleton e dalla sua nemesi Artemisia/Eva Green.
Il fulcro di tutta la vicenda sarà, di fatto, incentrato su questi ultimi e sulla loro questione in sospeso, a causa della quale non pochi troveranno la morte. Morte che ha moltissimo spazio all'interno della trama, tanto da domandarsi se non ci sia stata una tendenza ad esagerare. Va bene che il prodotto promette sangue, azione e numerosi effetti speciali, ma - seppure l'integrità del franchise è garantita - alla lunga stanca. Così come gli interminabili soliloqui di alcuni personaggi, dei quali a farne più uso è Artemisia, signora della guerra e, a quanto pare, anche del monologo interminabile. Niente di male se esternasse pensieri irraggiungibili per lo spettatore, ma dato che si limita a commentare, passo passo, ogni azione che decide di mettere in pratica è palese che sia uno sforzo narrativo superfluo.
In generale, comunque, va detto che "300: Rise of an Empire" fa il suo dovere, mantenendo abbastanza fedelmente non solo le promesse legate a questo film nello specifico, ma anche relativamente al primo capitolo di questa saga che, si intuisce, potrebbe vedere un ulteriore episodio generato ai fini della storia (sperando in una gestazione un po' più breve). Il continuum temporale tiene e, anche se Stapleton non ha il magnetismo di Gerard Butler né un personaggio interessante quanto Leonida, il girotondo di personaggi-spalla che si susseguono durante i 102 minuti di pellicola tiene abbastanza alto l'interesse dello spettatore per tutta la visione. Chiaro, non è come "300", ma anche questo seguel ha un suo perché.
Box Office: $324,703,000 (ad oggi)
Consigli: Per i fan del primo episodio questo film è certo imperdibile, come lo è per chi ama lo splatter in salsa fumetto. Tanta violenza gratuita e tanti scenari ricreati al pc, oltre che battaglie in slow-motion ed epici discorsi d'incoraggiamento pre battaglia. Se è ciò che si cerca questo "300 - L'alba di un impero" è perfetto.
Parola chiave: Vendetta.
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Bengi
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martedì 8 aprile 2014
Film 692 - 300 - L'alba di un impero
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lunedì 10 marzo 2014
Film 679 - Pompei
Ennesimo ingresso gratuito con la 3: per certi film non sono disposto a pagare il prezzo del biglietto.
Film 679: "Pompei" (2014) di Paul W.S. Anderson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Come era ampiamente immaginabile, questo "Pompei" (con aggiunta di una seconda 'i' finale nella versione originale) è una pellicola banale ed estremamente superficiale, interessata solamente a racontare la spettacolarità di un evento drammatico attraverso l'(ab)uso di effetti speciali nemmeno troppo ben riusciti.
Nonostante un budget imbarazzante di 100 milioni di dollari - che, affidati all'incapacità congenita del regista Paul W.S. Anderson, equivalgono ad un furto - l'obiettivo del film non va davvero oltre il raccontare la fiaba di Milo/Kit Harington, novello "gladiatore" 2.0 sacrificato all'estetica da fumetto alla "300", col risultato di essere la versione povera di entrambi, e la brutta (spacciata per bella) Emily Browning, le cui orecchie a sventola sono le uniche vere protagoniste nelle scene del suo personaggio, Cassia. I due amanti, insieme, sono piuttosto mal assortiti sia per l'evidente disparità di bellezza sia a causa dell'irrilevanza internazionale di lei rispetto alla carriera certamente più avviata di Harington (grazie a "Il trono di spade").
Il contorno di personaggi che ruotano attorno alle vicende della coppia si compone di alcuni nomi anche conosciuti, tra cui Kiefer Sutherland - qui molto cattivo -, Carrie-Anne Moss - qui molto buona - e Adewale Akinnuoye-Agbaje ("Lost") di cui solo quest'ultimo rappresenta un elemento apprezzabile. Non certo per una questione di novità del personaggio, ma semplicemente perché Akinnuoye-Agbaje riporta nel personaggio di Atticus (classica spalla del protagonista, che prima lo sfida, ma poi ne diventa fedelissimo amico) tutta l'onestà di chi non poteva essere meglio impiegato in un ruolo del genere. Il risultato, quindi, seppure basso a causa di una pessima sceneggiatura, risalta comunque grazie all'attore.
Nel complesso direi che "Pompeii" non è niente di diverso da ciò che mi aspettavo e, in questo, l'approccio è apprezzabile. Voleva essere una boiata di serie B spilla-soldi e il risultato è quello. Ciò che non funziona e, al contempo, mi sconvolge è che per produrre un risultato così piatto ci sia voluto un tale esborso monetario. Nonostante un budget più basso del 30%, lo stesso discorso vale anche per "Hercules - La leggenda ha inizio", altro esempio di produzione cinematografica con l'unico scopo di racimolare soldi dagli spettatori. Nonostante la distanza tematica di questi due esempi, per tutti è due è evidente la bassa qualità su tutti i fronti (anche se "Pompeii" è più riuscito).
Insomma, Paul W.S. Anderson dimostra nuovamente - dopo l'esempio più che esplicativo di "I tre moschettieri" - di non essere in grado di gestire una produzione ad alto budget, bruciando pathos ed azione in favore di una suggestione visiva che non solo non gli appartiene, ma non è nemmeno in grado di evocare.
Box Office: $78,168,000 (ad oggi)
Consigli: Se si cerca disimpegno, una trama al limite del limite della sufficienza, ricolma di cliché, buonismo e stereotipi facili, questo è un esempio in pompa magna di ciò che la cultura di massa è in grado di creare con l'unico fine del profitto.
Parola chiave: Vesuvio.
Trailer
Bengi
Film 679: "Pompei" (2014) di Paul W.S. Anderson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Come era ampiamente immaginabile, questo "Pompei" (con aggiunta di una seconda 'i' finale nella versione originale) è una pellicola banale ed estremamente superficiale, interessata solamente a racontare la spettacolarità di un evento drammatico attraverso l'(ab)uso di effetti speciali nemmeno troppo ben riusciti.
Nonostante un budget imbarazzante di 100 milioni di dollari - che, affidati all'incapacità congenita del regista Paul W.S. Anderson, equivalgono ad un furto - l'obiettivo del film non va davvero oltre il raccontare la fiaba di Milo/Kit Harington, novello "gladiatore" 2.0 sacrificato all'estetica da fumetto alla "300", col risultato di essere la versione povera di entrambi, e la brutta (spacciata per bella) Emily Browning, le cui orecchie a sventola sono le uniche vere protagoniste nelle scene del suo personaggio, Cassia. I due amanti, insieme, sono piuttosto mal assortiti sia per l'evidente disparità di bellezza sia a causa dell'irrilevanza internazionale di lei rispetto alla carriera certamente più avviata di Harington (grazie a "Il trono di spade").
Il contorno di personaggi che ruotano attorno alle vicende della coppia si compone di alcuni nomi anche conosciuti, tra cui Kiefer Sutherland - qui molto cattivo -, Carrie-Anne Moss - qui molto buona - e Adewale Akinnuoye-Agbaje ("Lost") di cui solo quest'ultimo rappresenta un elemento apprezzabile. Non certo per una questione di novità del personaggio, ma semplicemente perché Akinnuoye-Agbaje riporta nel personaggio di Atticus (classica spalla del protagonista, che prima lo sfida, ma poi ne diventa fedelissimo amico) tutta l'onestà di chi non poteva essere meglio impiegato in un ruolo del genere. Il risultato, quindi, seppure basso a causa di una pessima sceneggiatura, risalta comunque grazie all'attore.
Nel complesso direi che "Pompeii" non è niente di diverso da ciò che mi aspettavo e, in questo, l'approccio è apprezzabile. Voleva essere una boiata di serie B spilla-soldi e il risultato è quello. Ciò che non funziona e, al contempo, mi sconvolge è che per produrre un risultato così piatto ci sia voluto un tale esborso monetario. Nonostante un budget più basso del 30%, lo stesso discorso vale anche per "Hercules - La leggenda ha inizio", altro esempio di produzione cinematografica con l'unico scopo di racimolare soldi dagli spettatori. Nonostante la distanza tematica di questi due esempi, per tutti è due è evidente la bassa qualità su tutti i fronti (anche se "Pompeii" è più riuscito).
Insomma, Paul W.S. Anderson dimostra nuovamente - dopo l'esempio più che esplicativo di "I tre moschettieri" - di non essere in grado di gestire una produzione ad alto budget, bruciando pathos ed azione in favore di una suggestione visiva che non solo non gli appartiene, ma non è nemmeno in grado di evocare.
Box Office: $78,168,000 (ad oggi)
Consigli: Se si cerca disimpegno, una trama al limite del limite della sufficienza, ricolma di cliché, buonismo e stereotipi facili, questo è un esempio in pompa magna di ciò che la cultura di massa è in grado di creare con l'unico fine del profitto.
Parola chiave: Vesuvio.
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lunedì 17 febbraio 2014
Film 670 - Hercules - La leggenda ha inizio
Il cinema gratis della 3 sembrerebbe una benedizione in questo periodo squattrinato. Eppure, visti i film in convenzione, non si direbbe proprio.
Film 670: "Hercules - La leggenda ha inizio" (2014) di Renny Harlin
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika, Luigi
Pensieri: Scoprendo solo ora che Gaia Weiss, la protagonista femminile di questo film, ha esordito sul grande schermo grazie all'immagino imperdibile "Bianca come il latte, rossa come il sangue" con Luca Argentero, capisco molte cose a proposito di "Hercules - La leggenda ha inizio".
Altro protagonista insieme a lei nei panni di solo muscolo umano è Kellan Lutz, famoso più che altro per aver preso parte a tutta l'imperdibile saga di "Twilight" e ad altre produzioni pseudo mitologiche come "Immortals", il cui apporto recitativo a questo ennesimo Hercules è pari a quello di Kristen Stewart nella sopracitata saga.
Purtroppo o per fortuna - per loro - l'orrore legato a questo franchise non è imputabile solo all'imbarazzante duo protagonista (che suscita le stesse emozioni dei dolori di stomaco successivi alla digestione di cibo avariato), ma è proprio un insieme di fattori totalmente negativi a decretare lo stato di shock nello spettatore ignaro di approcciarsi a siffatta boiata.
Gli effetti speciali sono degni di una barzelletta; la trama è qualcosa di inesistente e costantemente caratterizzata da buchi narrativi; il risultato finale è un prodotto ridicolo se si pensa che per produrlo sono serviti 70 milioni di dollari (palesemente irrecuperabili). Si scopiazza tutto e malissimo: non c'è lo stile personalissimo di "300", né il phatos de "Il gladiatore" e nemmeno la ludica spensieratezza delle avventure di "Scontro tra titani", nonostante le evidenti maldestre scopiazzature da ognuna di queste pellicole.
Un vero disastro.
Box Office: $35,025,559
Consigli: Non vale la pena di vederlo nemmeno con l'ingresso gratuito. Sciocco, mal recitato, brutto e privo di una benché minima impronta di originalità.
Parola chiave: Zeus.
Trailer
Bengi
Film 670: "Hercules - La leggenda ha inizio" (2014) di Renny Harlin
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika, Luigi
Pensieri: Scoprendo solo ora che Gaia Weiss, la protagonista femminile di questo film, ha esordito sul grande schermo grazie all'immagino imperdibile "Bianca come il latte, rossa come il sangue" con Luca Argentero, capisco molte cose a proposito di "Hercules - La leggenda ha inizio".
Altro protagonista insieme a lei nei panni di solo muscolo umano è Kellan Lutz, famoso più che altro per aver preso parte a tutta l'imperdibile saga di "Twilight" e ad altre produzioni pseudo mitologiche come "Immortals", il cui apporto recitativo a questo ennesimo Hercules è pari a quello di Kristen Stewart nella sopracitata saga.
Purtroppo o per fortuna - per loro - l'orrore legato a questo franchise non è imputabile solo all'imbarazzante duo protagonista (che suscita le stesse emozioni dei dolori di stomaco successivi alla digestione di cibo avariato), ma è proprio un insieme di fattori totalmente negativi a decretare lo stato di shock nello spettatore ignaro di approcciarsi a siffatta boiata.
Gli effetti speciali sono degni di una barzelletta; la trama è qualcosa di inesistente e costantemente caratterizzata da buchi narrativi; il risultato finale è un prodotto ridicolo se si pensa che per produrlo sono serviti 70 milioni di dollari (palesemente irrecuperabili). Si scopiazza tutto e malissimo: non c'è lo stile personalissimo di "300", né il phatos de "Il gladiatore" e nemmeno la ludica spensieratezza delle avventure di "Scontro tra titani", nonostante le evidenti maldestre scopiazzature da ognuna di queste pellicole.
Un vero disastro.
Box Office: $35,025,559
Consigli: Non vale la pena di vederlo nemmeno con l'ingresso gratuito. Sciocco, mal recitato, brutto e privo di una benché minima impronta di originalità.
Parola chiave: Zeus.
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Bengi
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sabato 5 dicembre 2009
Film 27 - Le cronache di Narnia: Il principe Caspian
Ieri avevo iniziato a vedere il film tv di Sky "Moana", ma dopo un quarto d'ora circa il pc si è ribellato e il browser riavviato da solo, quindi ciao ciao streaming. Allora ho deciso di finire di guardare un film che avevo cominciato quest'estate senza mai decidermi a terminarne la visione...

Film 27: "Le cronache di Narnia: Il principe Caspian" (2008) di Andrew Adamson
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: No no no. Brutto. Noioso. Non mi è proprio piaciuto. Un caos di effetti speciali e nullità. Questo film è solo la brutta copia di tanti altri, ma senza la capacità di crearsi una sua "voce". Come tutta la saga, del resto. Non ci sono battaglie epiche, non ci sono personaggi veramente eroici, non c'è pathos, non c'è atmosfera. Ci sono solo quattro ragazzini relativamente capaci di recitare (l'unica brava è la più piccola) più alcuni nuovi personaggi (Castellitto e Favino?!), tantissime comparse di flora e fauna e il principe del titolo. Caspian è talmente inutile che anche se non ci fosse stato non me ne sarei reso conto. Ben Barnes, l'attore che lo interpreta, è veramente incapace a recitare e ad esprimere decentemente un'emozione che sia una.
Quello che è veramente sprecato in questa pellicola è il potenziale. Poteva essere una grandissima produzione, diventare "Il Signore degli Anelli" o l'"Harry Potter" della Disney e, invece, hanno realizzato il tutto basandosi unicamente sull'effetto speciale. Ricordo che anche il primo capitolo non mi era piaciuto, ma qui proprio non ci siamo. E' tutto una brutta copia del già visto, del banale. La natura che si ribella all'uomo? "Le due torri". Il fiume che, tramite la magia, si risveglia e affonda i nemici? "La compagnia dell'anello". I centauri? Qualsiasi "Harry Potter". Il duello all'ultimo sangue tra l'eroe e il suo rivale con tanto di maschere e spade? Cito solo "Il gladiatore", ma ce ne sarebbero tanti altri. Le aquile giganti che combattono in battaglia? "Il ritorno del re". Le frecce lanciate verso l'alto come un unico corpo nero che colpisce il nemico a chilometri di distanza? "King Arthur" o "300". Ma insomma, dov'è la novità, in questo film? Lo so che è tratto da un libro, scritto da un amico di Tolkien e che la Rowling è venuta molto dopo. Però questo non vuol dire che non si possa proporre la stessa roba con metodologie diverse, con un qualche accorgimento per evitare di sembrare la copia del cinema fantasy o storico.
Tra l'altro il regista Andrew Adamson non è uno sprovveduto, prima della saga di Narnia è stato regista di "Shrek" e "Shrek 2", film che mescolano storie di tradizione fiabesca con l'innovazione di un racconto non convenzionale. Qui, invece, l'effetto Shrek manca decisamente.
Nota positiva il fatto che in una produzione così ampiamente pubblicizzata ci siano anche due attori italiani. Favino, poi, sta cominciando a inserirsi lentamente in produzioni hollywoodiane a grande budget, ottimo modo per farsi conoscere all'estero. Incrociamo le dita! Nota positiva (2) il ritorno anche in questo capitolo, seppure molto relativamente, di Tilda Swinton. Nel 2005 l'attrice ha ottenuto un grande riscontro di fama, con una pubblicità veramente enorme per sé stessa. La Swinton è una vera attrice, già affermata professionalmente da anni, ma prima non trovava mai un grande successo a livello di pubblico. Non so nemmeno se a lei interessasse, a dire il vero. Comunque, grazie al successo de "Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l'armadio", all'Oscar nel 2007 per "Michael Clayton", la collaborazione coi Coen in "Burn After Reading" e la parte nel film "Il curioso caso di Benjamin Button", l'attrice si è fatta conoscere e apprezzare (finalmente) a livello mondiale. Altro attore scoperto da Narnia è James McAvoy, visto recentemente in "Wanted - Scegli il tuo destino", "L'ultimo re di Scozia" ed "Espiazione".
Consigli: Questo film ha senso solo come seguito al precedente. E' meglio vederlo in successione al primo.
Parola chiave: Lucy: "Chissà chi viveva qui", Susan: "Io credo noi..."
Ric

Film 27: "Le cronache di Narnia: Il principe Caspian" (2008) di Andrew Adamson
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: No no no. Brutto. Noioso. Non mi è proprio piaciuto. Un caos di effetti speciali e nullità. Questo film è solo la brutta copia di tanti altri, ma senza la capacità di crearsi una sua "voce". Come tutta la saga, del resto. Non ci sono battaglie epiche, non ci sono personaggi veramente eroici, non c'è pathos, non c'è atmosfera. Ci sono solo quattro ragazzini relativamente capaci di recitare (l'unica brava è la più piccola) più alcuni nuovi personaggi (Castellitto e Favino?!), tantissime comparse di flora e fauna e il principe del titolo. Caspian è talmente inutile che anche se non ci fosse stato non me ne sarei reso conto. Ben Barnes, l'attore che lo interpreta, è veramente incapace a recitare e ad esprimere decentemente un'emozione che sia una.
Quello che è veramente sprecato in questa pellicola è il potenziale. Poteva essere una grandissima produzione, diventare "Il Signore degli Anelli" o l'"Harry Potter" della Disney e, invece, hanno realizzato il tutto basandosi unicamente sull'effetto speciale. Ricordo che anche il primo capitolo non mi era piaciuto, ma qui proprio non ci siamo. E' tutto una brutta copia del già visto, del banale. La natura che si ribella all'uomo? "Le due torri". Il fiume che, tramite la magia, si risveglia e affonda i nemici? "La compagnia dell'anello". I centauri? Qualsiasi "Harry Potter". Il duello all'ultimo sangue tra l'eroe e il suo rivale con tanto di maschere e spade? Cito solo "Il gladiatore", ma ce ne sarebbero tanti altri. Le aquile giganti che combattono in battaglia? "Il ritorno del re". Le frecce lanciate verso l'alto come un unico corpo nero che colpisce il nemico a chilometri di distanza? "King Arthur" o "300". Ma insomma, dov'è la novità, in questo film? Lo so che è tratto da un libro, scritto da un amico di Tolkien e che la Rowling è venuta molto dopo. Però questo non vuol dire che non si possa proporre la stessa roba con metodologie diverse, con un qualche accorgimento per evitare di sembrare la copia del cinema fantasy o storico.
Tra l'altro il regista Andrew Adamson non è uno sprovveduto, prima della saga di Narnia è stato regista di "Shrek" e "Shrek 2", film che mescolano storie di tradizione fiabesca con l'innovazione di un racconto non convenzionale. Qui, invece, l'effetto Shrek manca decisamente.
Nota positiva il fatto che in una produzione così ampiamente pubblicizzata ci siano anche due attori italiani. Favino, poi, sta cominciando a inserirsi lentamente in produzioni hollywoodiane a grande budget, ottimo modo per farsi conoscere all'estero. Incrociamo le dita! Nota positiva (2) il ritorno anche in questo capitolo, seppure molto relativamente, di Tilda Swinton. Nel 2005 l'attrice ha ottenuto un grande riscontro di fama, con una pubblicità veramente enorme per sé stessa. La Swinton è una vera attrice, già affermata professionalmente da anni, ma prima non trovava mai un grande successo a livello di pubblico. Non so nemmeno se a lei interessasse, a dire il vero. Comunque, grazie al successo de "Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l'armadio", all'Oscar nel 2007 per "Michael Clayton", la collaborazione coi Coen in "Burn After Reading" e la parte nel film "Il curioso caso di Benjamin Button", l'attrice si è fatta conoscere e apprezzare (finalmente) a livello mondiale. Altro attore scoperto da Narnia è James McAvoy, visto recentemente in "Wanted - Scegli il tuo destino", "L'ultimo re di Scozia" ed "Espiazione".
Consigli: Questo film ha senso solo come seguito al precedente. E' meglio vederlo in successione al primo.
Parola chiave: Lucy: "Chissà chi viveva qui", Susan: "Io credo noi..."
Ric
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