Una pellicola vista al cinema tanti anni fa. Prima del mio amore per i film, prima dei miei studi di semiotica. Tutta un'altra storia, insomma.
Film 771: "V per Vendetta" (2005) di James McTeigue
Visto: dalla tv di Erika
Lingua: italiano
Compagnia: Erika, Luigi
Pensieri: "V per Vendetta" è un gran bel film, scritto bene e ricchissimo di idee. Da non sottovalutare, poi, le scelte della trama che rimandano ad approccio coi media, rapporto tra stato e potere, cittadini e giustizia, ideale e reale, per non parlare di un rimando a "1984" di Orwell.
I fratelli Wachowski sviluppano bene il graphic novel di Alan Moore (che però si è dissociato dal risultato finale della pellicola) e le idee che lo compongono e riescono nell'intento di costruire la nascita di un'eroina moderna, plasmata da un rivoluzionario che sarà in grado di scuoterne animo e coscienza risvegliandola da un torpore sociale e personale che l'aveva dominata per tutte l'esistenza.
Natalie Portman si dona al ruolo in maniera magnifica - rasata è sempre stupenda -, ma la vera sorpresa rimane Hugo Weaving in grado di risultare tanto espressivo quanto enigmaticamente immobile dietro la sua maschera-simbolo. Due protagonisti che insieme da soli fanno la storia e conducono la pellicola dall'inizio alla fine.
Il risultato finale è un'opera molto interessante, basata moltissimo sul verbale, che gioca sulla costruzione di simboli e si genera nella concretizzazione di un'idea che diventa ideale: battere il sistema, il governo corrotto, riportare l'equilibrio attraverso atti di mirata violenza e mediatico scalpore, combattere in ciò in cui si crede fino all'estremo sacrificio. Insomma, per certi versi epico, per altri molto moderno, sicuramente distopico ed inquietante, ma assolutamente irresistibile se gli si da il tempo di carburare. V è un personaggio intricatissimo, il governo corrotto che qui è rappresentato ha caratteristiche molto attuali (il film è di 9 anni fa). Bello.
Box Office: $132,511,035
Consigli: Credo di non esagerare nel dire che è certamente un film simbolo degli anni '00, uno di quelli che si deve vedere. "V for Vendetta", con i Wachowski in gran forma, un cast perfetto e il molto interessante graphic novel da cui è tratto, si colloca nell'universo sci-fi guadagnandosi un posto di tutto rispetto nelle pellicole di genere. Una dialettica fantastica per V, una meravigliosa trasformazione per Evey, una storia appassionante e una buona realizzazione tecnica. Davvero vale la pena di vederlo almeno una volta nella vita: anche non dovesse piacere, gli spunti che la storia regala valgono certamente la visione.
Parola chiave: 5 novembre.
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#HollywoodCiak
Bengi
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martedì 23 settembre 2014
Film 771 - V per Vendetta
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lunedì 23 luglio 2012
Film 429 - In Time
Dopo aver dovuto per la terza volta riorganizzare il mio weekend, sono finito sul divano a guardare questa pellicola insieme al (paziente) Andrea.
Film 429: "In Time" (2011) di Andrew Niccol
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea
Pensieri: "In Time" mi è piaciuto per l'idea che motiva questa storia: è intrigante. Al bando i soldi, nel futuro il nuovo metodo di pagamento è il tempo. Tempo che possiede ogni individuo e senza il quale, necessariamente, si giunge alla morte. Il tempo è denaro e i poveri corrono, perchè non ci si può concedere il lusso di fare una passeggiata o dormire più dello stretto necessario.
In uno scenario di potenziale immortalità, è chiaro che i giochi di potere si sprecano. I ricchi custodiscono il tempo nelle banche e ne rendono disponibile quantità elargite col contagocce. Il popolo, quindi, distratto dalla necessità di sopravvivenza finisce per rimanere soggiogato da un meccanismo che si autoalimenta: lavoro da schiavi per guadagnare tempo per saldare i debiti proprio con coloro che quel tempo gliel'hanno fatto appena faticosamente sudare.
In una cornice interessante, quindi, si sviluppa la vicenda di amore e rivoluzione tra Will e Sylvia (Justin Timberlake e Amanda Seyfried) che, inevitabilmente, finiranno per cambiare le cose. Questa è la parte debole della pellicola, quella più scontata.
In uno scenario che ricorda molto un mix tra "Hunger Games" - anche qui abbiamo i distretti - e "1984" di Orwell, la vicenda si snoda inizialmente in maniera interessante e originale, in un futuro distopico che richiede sangue e rivoluzione per riportare l'equilibrio cancellato dalla brama di potere. Nello svolgimento, però, e molto nei personaggi, si finisce per raccontare macchiette sbiadite, nulla che non sia già stato visto in decine di altri prodotti come questo.
Manca la vera spinta rivoluzionaria, l'onda travolgente che motivi il cambiamento. Il che rende "In Time" riuscito solo a metà.
Ps. Molti protagonisti della tv in questa pellicola: Vincent Kartheiser ("Mad Men"), Johnny Galecki ("The Big Bang Theory"), Olivia Wilde ("Dr. House - Medical Division"), Matt Bomer ("White Collar - fascino criminale").
Consigli: Non male l'idea di partenza, ma si poteva puntare di più sull'originalità.
Parola chiave: Henry Hamilton.
Trailer
Ric
Film 429: "In Time" (2011) di Andrew Niccol
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea
Pensieri: "In Time" mi è piaciuto per l'idea che motiva questa storia: è intrigante. Al bando i soldi, nel futuro il nuovo metodo di pagamento è il tempo. Tempo che possiede ogni individuo e senza il quale, necessariamente, si giunge alla morte. Il tempo è denaro e i poveri corrono, perchè non ci si può concedere il lusso di fare una passeggiata o dormire più dello stretto necessario.
In uno scenario di potenziale immortalità, è chiaro che i giochi di potere si sprecano. I ricchi custodiscono il tempo nelle banche e ne rendono disponibile quantità elargite col contagocce. Il popolo, quindi, distratto dalla necessità di sopravvivenza finisce per rimanere soggiogato da un meccanismo che si autoalimenta: lavoro da schiavi per guadagnare tempo per saldare i debiti proprio con coloro che quel tempo gliel'hanno fatto appena faticosamente sudare.
In una cornice interessante, quindi, si sviluppa la vicenda di amore e rivoluzione tra Will e Sylvia (Justin Timberlake e Amanda Seyfried) che, inevitabilmente, finiranno per cambiare le cose. Questa è la parte debole della pellicola, quella più scontata.
In uno scenario che ricorda molto un mix tra "Hunger Games" - anche qui abbiamo i distretti - e "1984" di Orwell, la vicenda si snoda inizialmente in maniera interessante e originale, in un futuro distopico che richiede sangue e rivoluzione per riportare l'equilibrio cancellato dalla brama di potere. Nello svolgimento, però, e molto nei personaggi, si finisce per raccontare macchiette sbiadite, nulla che non sia già stato visto in decine di altri prodotti come questo.
Manca la vera spinta rivoluzionaria, l'onda travolgente che motivi il cambiamento. Il che rende "In Time" riuscito solo a metà.
Ps. Molti protagonisti della tv in questa pellicola: Vincent Kartheiser ("Mad Men"), Johnny Galecki ("The Big Bang Theory"), Olivia Wilde ("Dr. House - Medical Division"), Matt Bomer ("White Collar - fascino criminale").
Consigli: Non male l'idea di partenza, ma si poteva puntare di più sull'originalità.
Parola chiave: Henry Hamilton.
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giovedì 31 maggio 2012
Film 412 - Hunger Games
Accompagnando padre al cinema a quegli spettacoli che madre si rifiuta di portarlo a vedere #3.
Film 412: "Hunger Games" (2012) di Gary Ross
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: papà
Pensieri: Che dire? Non sapevo proprio cosa aspettarmi da questo film, enorme successo in patria (ad oggi, dopo 10 settimane in classifica, il film ha incassato 396 milioni di dollari) e da noi sbarcato dopo numerosa pubblicità che mi aveva caricato di aspettative.
Bene, "Hunger Games" mi è proprio piaciuto, per diversi fattori. Il primo credo sia Jennifer Lawrence, di cui mi ero innamorato alla cerimonia degli Oscar 2011 quando era candidata come Miglior attrice per "Un gelido inverno" alla giovane età di 21anni. Avendola seguita con attenzione ("Mr. Beaver", "X-Men: L' inizio") posso dire di apprezzarla in maniera genuina. E' brava, (non convenzionalmente) bella, capace di interpretare qualsiasi ruolo e di rendersi magnetica. Per quanto mi riguarda è nel gruppo da tenere sott'occhio.
Poi, ancora, bella la storia. Tratta dall'omonimo libro di Suzanne Collins - che firma anche la sceneggiatura (furba!) -, la vicenda segue il teen drama dei giovani Katniss Everdeen/Lawrence e Peeta Mellark/Josh Hutcherson ("I ragazzi stanno bene", "Aiuto vampiro") nel tentativo di vincere gli spietati Hunger Games del titolo. In un'arena all'aria aperta dovranno sopravvivere alla natura oltre che ai giochetti degli organizzatori dello spettacolo e, peggio di tutto, alla spietata violenza dei compagni di gara, giunti a coppie dai dodici distretti del regno. Vince l'ultimo che rimane vivo.
Interessante anche la spiccata cura dell'esteriore, che definirei quasi d'avanguardia. Colori shock, taglio inusuale, parrucche e barbe dagli innaturali colori, tendenza all'eccentrico. Stranisce, all'inizio, ma poi piace. I costumi di Judianna Makovsky (3 nomination all'Oscar tra cui quella per "Harry Potter e la pietra filosofale") sono d'effetto ed efficaci a delineare il mondo della città di Capitol tra i suoi eccessi e crudeltà.
Chiara anche la critica alla società contemporanea rappresentata tramite il voyeurismo dei cittadini della capitale, unicamente interessati allo show e alla carneficina, ricercando continuamente quella spettacolarità del nuovo che li strappi alla noia delle loro vite. Il film stesso suggerisce che rendendosi più carini o giocandosi le carte di romanticismo, eroismo o, anche, vittimismo, ci si possa accattivare uno spettatore che non aspetta altro che essere ammaliato dal protagonista del televisore. Apparire per sopravvivere e, soprattutto, piacere.
In una specie di 'Grande fratello' mixato al Gladiatore, con un'evidente rimando alla mano che ci governa dall'alto alla Truman Show, "The Hunger Games" produce efficacemente una critica alla società dell'apparire estremizzando le conseguenze che l'invadere la privacy altrui potrebbe provocare. Creare uno show attorno ad una arena dove sta per svolgersi una carneficina di adolescenti è un'idea malsana e fa paura, eppure in un mondo (reale) dove riprendere ciò che sta accadendo col cellulare è più importante che intervenire o essere partecipi, niente è mai da dare per scontato.
Insomma, interessante sotto molti profili, attendo di vedere così si produrrà per il seguito già messo in cantiere. Come per questo primo episodio non ho idea di come si sviluppi la trama e rimango sinceramente in attesa di capire quale delle due ipotesi che ho sviluppato a fine spettacolo riguardo al proseguirsi della trama si avvicinerà di più a ciò che verrà effettivamente narrato. Fino ad allora: "Che la fortuna sia sempre con te".
Ps. Il box office mondiale segna $639,940,781 di incasso a fronte di una spesa di 78 milioni di dollari.
Film 412 - Hunger Games
Film 461 - Hunger Games
Film 541 - Hunger Games
Film 1551 - The Hunger Games
Film 2348 - The Hunger Games
Film 634 e 635 - Hunger Games: la ragazza di fuoco
Film 699 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 1171 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 1552 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 2078 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 836 - Hunger Games: il canto della rivolta - Parte I
Film 1176 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 1
Film 1056 - Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2
Film 1460 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 2
Film 2239 - The Hunger Games: The Ballad of Songbirds & Snakes
Consigli: E' veramente un bel film nel suo genere. Se piacciono le atmosfere alla "1984" di Orwell non può che essere un ottimo esempio moderno del filone. Buon cast (oltre ai già citati protagonisti anche Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Stanley Tucci, e Donald Sutherland) e trama interessante. Intrattiene a dovere.
Parola chiave: Ghiandaia imitatrice.
Ti è piaciuto? ACQUISTALO QUI
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 412: "Hunger Games" (2012) di Gary Ross
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: papà
Pensieri: Che dire? Non sapevo proprio cosa aspettarmi da questo film, enorme successo in patria (ad oggi, dopo 10 settimane in classifica, il film ha incassato 396 milioni di dollari) e da noi sbarcato dopo numerosa pubblicità che mi aveva caricato di aspettative.
Bene, "Hunger Games" mi è proprio piaciuto, per diversi fattori. Il primo credo sia Jennifer Lawrence, di cui mi ero innamorato alla cerimonia degli Oscar 2011 quando era candidata come Miglior attrice per "Un gelido inverno" alla giovane età di 21anni. Avendola seguita con attenzione ("Mr. Beaver", "X-Men: L' inizio") posso dire di apprezzarla in maniera genuina. E' brava, (non convenzionalmente) bella, capace di interpretare qualsiasi ruolo e di rendersi magnetica. Per quanto mi riguarda è nel gruppo da tenere sott'occhio.
Poi, ancora, bella la storia. Tratta dall'omonimo libro di Suzanne Collins - che firma anche la sceneggiatura (furba!) -, la vicenda segue il teen drama dei giovani Katniss Everdeen/Lawrence e Peeta Mellark/Josh Hutcherson ("I ragazzi stanno bene", "Aiuto vampiro") nel tentativo di vincere gli spietati Hunger Games del titolo. In un'arena all'aria aperta dovranno sopravvivere alla natura oltre che ai giochetti degli organizzatori dello spettacolo e, peggio di tutto, alla spietata violenza dei compagni di gara, giunti a coppie dai dodici distretti del regno. Vince l'ultimo che rimane vivo.
Interessante anche la spiccata cura dell'esteriore, che definirei quasi d'avanguardia. Colori shock, taglio inusuale, parrucche e barbe dagli innaturali colori, tendenza all'eccentrico. Stranisce, all'inizio, ma poi piace. I costumi di Judianna Makovsky (3 nomination all'Oscar tra cui quella per "Harry Potter e la pietra filosofale") sono d'effetto ed efficaci a delineare il mondo della città di Capitol tra i suoi eccessi e crudeltà.
Chiara anche la critica alla società contemporanea rappresentata tramite il voyeurismo dei cittadini della capitale, unicamente interessati allo show e alla carneficina, ricercando continuamente quella spettacolarità del nuovo che li strappi alla noia delle loro vite. Il film stesso suggerisce che rendendosi più carini o giocandosi le carte di romanticismo, eroismo o, anche, vittimismo, ci si possa accattivare uno spettatore che non aspetta altro che essere ammaliato dal protagonista del televisore. Apparire per sopravvivere e, soprattutto, piacere.
In una specie di 'Grande fratello' mixato al Gladiatore, con un'evidente rimando alla mano che ci governa dall'alto alla Truman Show, "The Hunger Games" produce efficacemente una critica alla società dell'apparire estremizzando le conseguenze che l'invadere la privacy altrui potrebbe provocare. Creare uno show attorno ad una arena dove sta per svolgersi una carneficina di adolescenti è un'idea malsana e fa paura, eppure in un mondo (reale) dove riprendere ciò che sta accadendo col cellulare è più importante che intervenire o essere partecipi, niente è mai da dare per scontato.
Insomma, interessante sotto molti profili, attendo di vedere così si produrrà per il seguito già messo in cantiere. Come per questo primo episodio non ho idea di come si sviluppi la trama e rimango sinceramente in attesa di capire quale delle due ipotesi che ho sviluppato a fine spettacolo riguardo al proseguirsi della trama si avvicinerà di più a ciò che verrà effettivamente narrato. Fino ad allora: "Che la fortuna sia sempre con te".
Ps. Il box office mondiale segna $639,940,781 di incasso a fronte di una spesa di 78 milioni di dollari.
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Film 461 - Hunger Games
Film 541 - Hunger Games
Film 1551 - The Hunger Games
Film 2348 - The Hunger Games
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Film 699 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 1171 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 1552 - The Hunger Games: Catching Fire
Film 2078 - Hunger Games: La ragazza di fuoco
Film 836 - Hunger Games: il canto della rivolta - Parte I
Film 1176 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 1
Film 1056 - Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2
Film 1460 - The Hunger Games: Mockingjay - Part 2
Film 2239 - The Hunger Games: The Ballad of Songbirds & Snakes
Consigli: E' veramente un bel film nel suo genere. Se piacciono le atmosfere alla "1984" di Orwell non può che essere un ottimo esempio moderno del filone. Buon cast (oltre ai già citati protagonisti anche Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Stanley Tucci, e Donald Sutherland) e trama interessante. Intrattiene a dovere.
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