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lunedì 10 ottobre 2022

Film 2138 - Don't Worry Darling

Intro: Tornati in Italia che si fa? Ma andiamo al cinema, ovviamente, a recuperare il film più chiacchierato della stagione e di Venezia 2022.

Film 2138: "Don't Worry Darling" (2022) di Olivia Wilde
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: il film non è perfetto, ma certamente non terribile. Forse il suo peggior difetto è quello di non portare con sé niente che non sia già stato fatto o mostrato prima, ma nel complesso il risultato finale è godibile.
Tecnicamente è un prodotto ben fatto, la fotografia di Matthew Libatique è impeccabile, la colonna sonora di John Powell assolutamente disturbante, bei costumi e location e la regia di Olivia Wilde, per quanto non particolarmente innovativa, serve la storia dignitosamente.
Ribadisco, per me l'unico vero difetto imputabile a "Don't Worry Darling" è che di fatto si serva di escamotage già visti e di una rivelazione finale che sa di meno eclatante del previsto. La storia si prende - giustamente - il suo tempo per stabilire le dinamiche incoerenti di un mondo perfetto solo in superficie e, fino a un certo punto, il racconto regge. Poeteva essere sforbiciato in alcune parti? Decisamente, ma quantomeno è coerente.
Poi con la virata rivelatoria del terzo atto, il tutto prende una piega un po' sciapa e ci troviamo di fronte a un epilogo meno forte rispetto alle premesse iniziali.
La realtà come una gabbia insopportabile da cui evadere, i ruoli sociali femminile e maschile, l'assoggettazione e l'abuso, il complesso di inferiorità, la riesumazione di valori datati, meccanismi psicologici di compensazione, tutti questi temi, insieme al finale fantascientifico (con intelligenza artificiale annessa), sono molto interessanti e favoriscono non pochi spunti di riflessione e discussione. Di fatto, però, questa pellicola manca di offrire nuove prospettive o addirittura una propria visione su tutti gli elementi tirati in ballo e finisce per liquidare tutte le implicazioni tirate in ballo dalla rivelazione finale in un rush finale che coglie lo spettatore di sorpresa, sì, ma non concede alla storia la possibilità di elaborare l'accaduto e trarne le necessarie conclusioni. E' chiaro che il giudizio di "Don't Worry Darling" rispetto alle azioni di suoi protagonisti (maschi) sia negativo, ma questo non è sufficiente. La storia dovrebbe prendere una posizione che non sia di banale evidenza e, con lei, chi scrive e dirige.
Poi mi rendo conto che si tratti di un film ad ampio consumo che puntasse il tutto sul richiamo di un cast stellare e particolarmente glam a cui aggiungere il doppio carico da novanta, ovvero Harry Styles al suo primo ruolo da protagonista, nonché Harry Styles che per la prima volta lavora con la sua compagna Olivia Wilde, qui nei tripli panni di regista, produttrice e attrice. Insomma, l'approfondimento di temi complessi e oggi molto rilevanti forse col tempo è sbiadito sullo sfondo.
Di fatto, comunque, rimane un film che si lascia seguire, perfettamente interpretato da una Florence Pugh sempre più in ascesa anche nel cinema mainstream. A lei l'onere dell'intera storia sulle spalle, che l'attrice inglese riesce sapientemente a condurre regalando un'interpretazione perfettamente calibrata tra note docili e più pacate, esplosioni di sensualità e incredulità, frustrazione e smarrimento. Per lei una grandissima prova d'attrice finalmente non più solamente relegata a ruoli secondari.
Decisamente meno efficace Harry Styles, a volte in evidente disparità recitativa rispetto al resto del cast e, in maggior misura, a Pugh che nelle scene di coppia (specialmente quelle emotivamente più cariche e coincitate) se lo divora. Chris Pine, invece, non delude nel ruolo del carismatico leader della "setta", ma non c'erano veramente dei dubbi a riguardo.
Insomma, "Don't Worry Darling" fa centro solo in parte, ma si perde nel finale. Sarebbe potuto essere un thriller più interessante e moderno e, invece, finisce per accantonare l'anima high-tech della storia in favore di un immaginario estetico troppo superficiale per costituire una solida base per la storia. Mettiamola così: il terzo atto sarebbe dovuto essere il secondo, cosicché nel finale si sarebbero potute esplorare meglio le implicazioni e conseguenze della rivelazione che la storia porta con sé. Peccato.
Cast: Florence Pugh, Harry Styles, Olivia Wilde, Gemma Chan, KiKi Layne, Nick Kroll, Douglas Smith, Sydney Chandler, Timothy Simons, Kate Berlant, Chris Pine.
Box Office: $69.3 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Esteticamente molto bello e curato, si perde nella sceneggiatura. Certi elementi della trama non tornano e non vengono spiegati, altri - specialmente nel finale - dovrebbero venire affrontati con più attenzione e dettaglio. Tutto sommato, però, il film si lascia guardare, specialmente grazie a una Florence Pugh in grandissima forma.
Premi:
Parola chiave: Plane crush.
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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 27 marzo 2020

Film 1852 - Richard Jewell

Intro: Ammetto che non ci fossero, per me, troppe attività ludiche in quel di Ushuaia. Una di queste è stata sicuramente l'andare al cinema nel multiplex alle porte della città argentina, un appuntamento settimanale che mi ha tenuto non poca compagnia nell'arco dei tre mesi che ho passato in Terra del Fuoco. Un pomeriggio ho proposto alla mia amica Claudia di accompagnarmici, avendo trovato il titolo perfetto per accontentare entrambi, io fan di Clint Eastwood e lei appassionata di pellicole basate su storie vere.
Film 1852: "Richard Jewell" (2019) di Clint Eastwood
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Claudia
In sintesi: sembra che Eastwood ultimamente si stia concentrando sulla figura dell'eroe, analizzandola da vari punti di vista. C'è stato l'eroe patriottico con il fucile in mano di "American Sniper", quello che previene una catastrofe grazie a nervi freddi e lucidità di "Sully" e quello rappresentato qui, eroe e martire di una vicenda che ha a dir poco dell'incredibile.
La storia di "Richard Jewell" è surreale e difficile da digerire ed Eastwood la presenta senza esclusione di colpi, anche se i toni sono sempre pacati e, per certi versi, gentili. Saranno il contegno e la dedizione di Jewell o la sua incredibile capacità di piegarsi al destino - che sembra volerlo vedere fallire a tutti i costi - pur non rinunciando mai ai suoi valori e alla sua etica, di fatto questa pellicola potenzialmente tragica per toni e narrazione è, in realtà, estremamente pacata. Devo dire che, da un certo punto di vista, l'approccio al racconto mi ha ricordato molto quello dello stesso "Sully" o di "Gran Torino" o ancora del più recente "The Mule", tutte storie che sarebbero potute essere state raccontate in tonalità ben più drammatiche e sensazionalistiche e, invece, scelgono un approccio più moderato, non gridato, il tutto per un risultato finale che, forse proprio per questo, è ancora più potente. Magari "Richard Jewell" avrebbe necessitato di un minimo di pepe in più - se così si può dire -, di una spinta adrenalinica che infuocasse anche il pubblico meno affezionato alle opere più recenti del grandissimo Eastwood. Personalmente ho trovato questo prodotto efficace e ben realizzato, anche se il risultato al box-office è stato estremamente deludente ($45 milioni solo per produrre la pellicola), con uno degli esordi al botteghino americano più disastrosi di sempre. D'altronde, stritolato tra una marea di sequel e una data di uscita (13 dicembre) che richiama un pubblico attratto più dallo svago che dall'impegno, il film ha finito per perdere di visibilità. Ed è un peccato, perché si tratta di un buon prodotto che non manca di far riflettere - specialmente sul ruolo rivestito dai media nella società odierna - e mettere a fuoco una storia vera che, altrimenti, per molti sarebbe rimasta sconosciuta. Buon cast e ottime performance di Paul Walter Hauser, qui nel ruolo di protagonista, e una Kathy Bates che ci ricorda ancora una volta perché sia una tra le migliori attrici in circolazione.
Cast: Paul Walter Hauser, Sam Rockwell, Kathy Bates, Jon Hamm, Olivia Wilde, Nina Arianda, Ian Gomez.
Box Office: $43.6 milioni
Vale o non vale: Chi ama i recenti lavori di Eastwood dovrebbe rimanere soddisfatto anche da questo nuovo titolo, un buon prodotto di qualità capace di interessare lo spettatore e lasciarlo con non poco su cui riflettere a fine visione. Non un film per ogni occasione, ma sicuramente una scelta da considerare quando si sia alla ricerca di una pellicola non solo ben fatta e interessante, ma capace anche di proporre allo spettatore spunti di riflessione e perché no, anche per un'autoanalisi. Lo consiglio.
Premi: Candidato all'Oscar e al Golden Globe per la Miglior attrice non protagonista.
Parola chiave: Media.

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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 29 febbraio 2020

Film 1817 - Booksmart

Intro: Avevo letto buonissime recensioni e una certa indignazione per un mancato successo commerciale legato ad una campagna di marketing poco pressante. Curiosità.
Film 1817: "Booksmart" (2019) di Olivia Wilde
Visto: dalla tv di Eric
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: simpatico, fresco quanto basta, con un'ottima coppia di protagoniste, "Booksmart" si inserisce perfettamente in quel genere di pellicole indie che riescono a ritagliarsi una fetta di pubblico mainstream per una serie di ragioni. In questo caso direi che, al di là dei meriti artistici, parte dell'attenzione ricevuta derivi anche da quella ondata di positivo interesse per prodotti cinematografici a principale componente femminile: Olivia Wilde dirige, Emily Halpern, Sarah Haskins, Susanna Fogel e Katie Silberman scrivono, Kaitlyn Dever e Beanie Feldstein recitano. 

In un mondo di risvegli di coscienza, movimenti e battaglie per diritti egualitari, l'attenzione dei media è stata in parte anche attratta da questo fattore, all'inizio dedicando particolare attenzione al sempre più numeroso numero di registe che riescono ad ottenere non solo buoni risultati al botteghino, ma anche una sempre maggiore considerazione e opportunità dai grandi studios (Kasi Lemmons con "Harriet", Lulu Wang con "The Farewell", Lorene Scafaria con "Hustlers", Nisha Ganatra con "Late Night", Greta Gerwig con "Lady Bird" e "Little Women", Patty Jenkins con "Wonder Woman" 1 e 2, Ava DuVernay con "Selma", "13th", "A Wrinkle in Time" e la serie "When They See Us", Sam Taylor-Johnson con "Fifty Shades of Grey", Elizabeth Banks con "Pitch Perfect 2" e "Charlie's Angels", per quanto il risultato di quest'ultimo sia stato disastroso) e successivamente per una certa dose di disinteresse relativamente a questo e ad alcuni dei film sopracitati da parte dei premi della Hollywood che conta (ad oggi solo 5 donne sono state candidate all'Oscar per la Miglior regia: Lina Wertmüller per “Pasqualino Settebellezze”, Jane Campion per “The Piano”, Sofia Coppola per “Lost in Translation”, Greta Gerwig per “Lady Bird” e Kathryn Bigelow per “The Hurt Locker”, la prima e unica ad aver vinto).
In tutto questo parlare e dibattere è finito in mezzo anche "Booksmart" che, vuoi o non vuoi, ha beneficiato di una certa visibilità che forse altrimenti non lo avrebbe spinto tanto in là al box-office (il film è costato $6 milioni). Con questo non voglio dire che sia un prodotto che non meriti il successo riscontrato, ma mi è parso che ci sia tanto di già visto nonostante il piacevole e godibilissimo risultato finale. Di amiche teenagers sfigate che realizzano troppo tardi che la baldoria senza conseguenze si può fare una volta sola nella vita, di quei racconti che ci fanno sentire bene, di quelle storie tanto americane quanto sopra le righe ne abbiamo già visti e ascoltati un bel po'; e non c'è niente di male in questo, semplicemente non confondiamo un buon risultato finale con un capolavoro.
Cast: Kaitlyn Dever, Beanie Feldstein, Jessica Williams, Lisa Kudrow, Will Forte, Jason Sudeikis, Billie Lourd, Skyler Gisondo, Maya Rudolph.
Box Office: $24.9 milioni
Vale o non vale: la storia funziona e le due protagoniste valgono da sole la visione del film che, nel suo complesso, non è male. Non particolarmente originale, ma comunque godibile e ben costruito. Una commedia del genere coming-of-age che si lascia guardare volentieri.
Premi: Candidato al Golden Globe per la Miglior attrice protagonista commedia o musical (Beanie Feldstein) e al BAFTA per la Miglior sceneggiatura originale.
Parola chiave: Malala.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 21 giugno 2017

Film 1376 - Rush

I miei genitori, che lo avevano visto al cinema al tempo, mi dissero che gli era piaciuto. Io ero un po' titubante, sia visto l'argomento che per una generica diffidenza immotivata. Poi ho trovato lo streaming online e, alla fine, mi sono convinto.

Film 1376: "Rush" (2013) di Ron Howard
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Considerata la regia di Ron Howard e le due nomination ai Golden Globe ero rimasto con la curiosità di recuperare questo film sulla Formula 1, nonostante sia uno sport che non mi trova particolarmente affascinato.
Certamente la magia del cinema è perfetta per catturare e rimandare precisamente il bello della corsa con le macchine, tra rombi di motori, velocità spericolate e quel brivido delle acrobazie più pericolose ed entusiasmanti che, nella routine della quotidianità, in una gara si verificherebbero certamente in minor quantità. Senza contare che l'occhio di Howard si avventura ben oltre l'interno della pista, regalando allo spettatore il brivido dell'azione dall'interno e, ancora meglio, dalla prospettiva del pilota. Da questo punto di vista il film riesce a far appassionare alle gare anche i profani, stimolando adrenalina e scatenando un certo senso dell'avventura. "Rush" risulta così un vincente esperimento riuscito, una scommessa che funziona al pari di quelle che i due protagonisti fanno con se stessi. Ma non è solo questo, perché parte di un risultato così appassionante è dovuto al fatto che si tratti di una storia vera: è il racconto dei percorsi personali di due grandi piloti le cui vite sono un interessantissimo argomento da sviscerare.
Il cast internazionale regge bene e le numerose location in giro per il globo contribuiscono all'idea della grande produzione hollywoodiana, pur con un "limitato" budget da 38 milioni di dollari. I due protagonisti Chris Hemsworth (James Hunt) e Daniel Brühl (Niki Lauda) sono decisamente in parte e funzionano bene, con il secondo favorito da un ruolo decisamente più eccentrico che rimane impresso; Pierfrancesco Favino si dimostra ancora una volta uno dei pochissimi italiani capaci di lavorare anche all'estero.
Insomma, risultato finale superiore alle aspettative, ben girato e appassionante, particolarmente interessante per la storia che racconta (ben narrata dal veterano Peter Morgan) e di efficace intrattenimento non solo sportivo.
Ps. Due candidature ai Golden Globe per Miglior film drammatico e attore non protagonista (Brühl) e 4 nomination ai BAFTA (Miglior film britannico, attore non protagonista, montaggio e sonoro).
Cast: Chris Hemsworth, Daniel Brühl, Olivia Wilde, Alexandra Maria Lara, Pierfrancesco Favino, Natalie Dormer.
Box Office: $98.2 milioni
Consigli: Un prodotto ben fatto e raccontato bene, bilanciato nel dosare le scene d'azione (= sportive) con i momenti legati alle vicende private dei due piloti. Un prodotto interessante e, personalmente, una sorpresa in positivo. Gli si può dare una chance.
Parola chiave: Circuito del Fuji.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 17 giugno 2015

Film 940 - The Lazarus Effect

Luigi è fan di Olivia Wilde ed era curioso di vederla in questo film. Io un po' meno, ma un horror alla fine ci sta sempre.

Film 940: "The Lazarus Effect" (2015) di David Gelb
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: L'idea di base è intrigante: trovare il modo di resuscitare i morti attraverso un siero. Da qui il Lazzaro del titolo. L'altra idea carina sta in ciò che accade dopo, ovvero la non proprio piacevole conseguenza: chi torna dall'aldilà è, sì, vivo, ma dimostra quasi subito un'indole ostile, poteri soprannaturali e, infine, una tendenza all'omicidio che potremmo considerare quale effetto collaterale peggiore. Fin qui tutto bene, pare un horror che abbia qualcosa da mostrare.
E, invece, la triste verità è che "The Lazarus Effect" è esattamente quel tipo di film che promette una buona idea, ma non ha altro da giocarsi. Quindi basta vederne il trailer e si è a posto. Chi come me si imbarca nella visione, rimane profondamente deluso: la trama è banale, se ne può intuire la conclusione non appena resuscitano la povera Zoe/Olivia Wilde (leggi so cazzi amari per tutti).
Il cast fa quello che può, ma la caratterizzazione dei personaggi è minima e tutto ciò che preme mostrare è la trasformazione demoniaca di Zoe di pari passo al suo desiderio di sterminare i suoi compagni di laboratorio, chiusi insieme a lei sottoterra a causa di un cortocircuito. Che, di base, non sarebbe nemmeno sbagliato, considerato che parliamo di un horro il cui intento è spaventare il suo pubblico. Il punto è che, non solo non spaventa, ma perde l'occasione di una premessa intrigante che avrebbe potuto portare a qualcosa di decisamente più interessante. Insomma, lasciamo Lazzaro riposare per sempre.
Ps. Cast composto, oltre che dalla Wilde, da Mark Duplass, Evan Peters, Sarah Bolger e Donald Glover.
Box Office: $36.1 milioni
Consigli: Pellicola dell'orrore dall'intrigante trovata della resurrezione in collegamento diretto con la figura biblica di Lazzaro con, aggiunte, implicazioni demoniache e visioni infernali, questo "The Lazarus Effect" fallisce nel tentativo di portare sullo schermo qualcosa di innovativo, preferendo percorrere alla grande la strada del già visto. E' un prodotto che si lascia guardare, anche se sarebbe stato preferibile il racconto di qualcosa di meno scontato o meno marcatamente "a scopo di lucro".
Parola chiave: Incendio.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 7 marzo 2014

Film 678 - Her

Visto qualche giorno prima degli Oscar!

Film 678: "Her" (2013) di Spike Jonze
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Her" è un film molto interessante. Racconta la storia di un uomo che, dopo la rottura con sua moglie e un periodo di profonda solitudine, intraprende la conoscenza con un sistema operativo, Samantha (la voce adattissima di Scarlett Johansson), fino a farla evolvere a vera e propria relazione sentimentale.
Questo è solo il nucleo centrale di una storia che affronta in maniera molto matura e realistica la possibilità, nemmeno impensabile, che in un futuro i computer saranno equipaggiati di sistemi operativi dotati di intelligenza artificiale. Il punto, qui, non è però l'aspetto a tinte fantasy, bensì l'interazione uomo-macchina e le relative conseguenze psicologiche e del quotidiano che un evento del genere scatenerebbe. E lo fa su larga scala, ovvero non concentrandosi solo sulla vicenda personale di Theodore (un Joaquin Phoenix bravissimo e, sinceramente, ingiustamente estromesso dai premi di maggior calibro della stagione come l'Oscar. Avrebbe meritato una nomination molto più di Christian Bale per "American Hustle", per dire).
Ho trovato il flusso degli eventi raccontato in maniera molto naturale e plausibile e questo mi ha ampiamente sorpreso, soprattutto nel finale, che trovo geniale. Come svincolarsi, infatti, dalle molteplici implicazioni che la storia di Spike Jonze mette in ballo, concludendo senza deludere lo spettatore? Per quanto la conclusione non sia per nulla un happy ending, penso che non si potesse trovare soluzione migliore.
In ogni caso, questa pellicola è stata una piacevole scoperta, minuto dopo minuto, per molteplici ragioni. In primis il cast tutto al femminile - paradossale se si pensa che Theodore non riesce ad instaurare un legame con una donna - che vede susseguirsi Olivia Wilde, Rooney Mara e Amy Adams e, chiaramente, per Phoenix che è sempre un grande attore. Poi, come dicevo, la trama (che si è pure aggiudicata l'Oscar per la Miglior sceneggiatura originale); ancora le musiche, la fotografia pastello e i costumi, che riflettono una semplicissima rivisitazione del guardaroba odierno, ma curato nei dettagli per farlo sembrare plausibilmente nuovo. In questo insieme gioca un ruolo per nulla scontato la scenografia, grazie ad un ambiente ricreato a mio avviso molto bene e, come per l'abbigliamento, moderno ma senza strafare.
Quest'ultimo concetto mi pare riassumere bene l'intero prodotto cinematografico, che presenta un'idea più o meno innovativa e comunque proiettata in un futuro ancora oggi fantastico, senza però eccedere in stranezze, kitsch o, volendo semplificare, senza scadere nelle famose 'americanate'.
Insomma, "Her" è stato un bellissimo film da vedere e seguire, certamente uno dei più interessanti visti di recente, oddimo esempio di cinema americano in grado di proporre una visione personale lasciando anche allo spettatore qualche domanda su cui riflettere.
Box Office: $30,835,686
Consigli: Assolutamente da vedere. Interessante, a tratti irriverente, riesce nella non facile impresa di non dirigersi dove ci si aspetterebbe vorrebbe andare a parare. Bello, ben scritto e molto ben recitato. E, non avrei mai pensato di dirlo, ben interpretato (vocalmente) da Scarlett Johansson.
Parola chiave: Amore.

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Bengi

lunedì 23 luglio 2012

Film 429 - In Time

Dopo aver dovuto per la terza volta riorganizzare il mio weekend, sono finito sul divano a guardare questa pellicola insieme al (paziente) Andrea.


Film 429: "In Time" (2011) di Andrew Niccol
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea
Pensieri: "In Time" mi è piaciuto per l'idea che motiva questa storia: è intrigante. Al bando i soldi, nel futuro il nuovo metodo di pagamento è il tempo. Tempo che possiede ogni individuo e senza il quale, necessariamente, si giunge alla morte. Il tempo è denaro e i poveri corrono, perchè non ci si può concedere il lusso di fare una passeggiata o dormire più dello stretto necessario.
In uno scenario di potenziale immortalità, è chiaro che i giochi di potere si sprecano. I ricchi custodiscono il tempo nelle banche e ne rendono disponibile quantità elargite col contagocce. Il popolo, quindi, distratto dalla necessità di sopravvivenza finisce per rimanere soggiogato da un meccanismo che si autoalimenta: lavoro da schiavi per guadagnare tempo per saldare i debiti proprio con coloro che quel tempo gliel'hanno fatto appena faticosamente sudare.
In una cornice interessante, quindi, si sviluppa la vicenda di amore e rivoluzione tra Will e Sylvia (Justin Timberlake e Amanda Seyfried) che, inevitabilmente, finiranno per cambiare le cose. Questa è la parte debole della pellicola, quella più scontata.
In uno scenario che ricorda molto un mix tra "Hunger Games" - anche qui abbiamo i distretti - e "1984" di Orwell, la vicenda si snoda inizialmente in maniera interessante e originale, in un futuro distopico che richiede sangue e rivoluzione per riportare l'equilibrio cancellato dalla brama di potere. Nello svolgimento, però, e molto nei personaggi, si finisce per raccontare macchiette sbiadite, nulla che non sia già stato visto in decine di altri prodotti come questo.
Manca la vera spinta rivoluzionaria, l'onda travolgente che motivi il cambiamento. Il che rende "In Time" riuscito solo a metà.
Ps. Molti protagonisti della tv in questa pellicola: Vincent Kartheiser ("Mad Men"), Johnny Galecki ("The Big Bang Theory"), Olivia Wilde ("Dr. House - Medical Division"), Matt Bomer ("White Collar - fascino criminale").
Consigli: Non male l'idea di partenza, ma si poteva puntare di più sull'originalità.
Parola chiave: Henry Hamilton.

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Ric

lunedì 7 novembre 2011

Film 324 - Cowboys & Aliens

Sabato sera al cinema...


Film 324: "Cowboys & Aliens" (2011) di Jon Favreau
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Giuseppe
Pensieri: In effetti questa pellicola mixa due generi piuttosto lontani l'uno dall'altro: western e fantascienza. Non che ci sia nulla di male nel vederli accostati, ma comunque di primo acchito rimane un pò strano.
Nell'insieme il film è piacevole, i toni da far west ci sono tutti. L'avventura non manca, come i combattimenti e gli effetti speciali. Bene la colonna sonora di Harry Gregson-Williams che mi ha colpito specialmente in apertura (link).
Protagonisti della pellicola 007 Daniel Craig, il redivivo Harrison Ford, l'anoressica Olivia Wilde (tutta mascella), Sam Rockwell (di solito più outsider) e il Paul Dano di "Little Miss Sunshine". Il cast è buono e Craig è duro quanto basta per uccidere alieni, conquistare la bella e riuscire sempre a cavarsela da bravo paladino protagonista. Ha un viso poco armonioso, ma la presenza fisica c'è tutta.
Ford - che pare più sveglio del solito - è una buona spalla, finto burbero dal cuore tenero per un ruolo facilotto, ma che strappa più di un sorriso agli affezionati del leggendario Indi. La Wilde, invece, interpreta uno strano personaggio. Prima piace, poi perde punti quando si rivela per ciò che realmente è. Ma non è colpa dell'attrice, è la sceneggiatura che è scontata.
Insomma, l'insieme è buono e - ripeto - strano, ma non è male per passare una buona serata tra amici. Abbiamo capito che alieni e cowboy posso convivere. Ma non facciamone un sequel.

Consigli: Strano film e strano mix di generi. Ma non è male e si vede volentieri in compagnia.
Parola chiave: Bracciale.

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Ric

sabato 21 maggio 2011

Film 259 - TRON: Legacy

Un film che non si poteva non vedere! Ottimo per la serata del martedì cinema+insalata!


Film 259: "TRON: Legacy" (2010) di Joseph Kosinski
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Marco, Alice, Andrea Puffo, Titti
Pensieri: Mia grande pecca è quella di non aver guardato il primo capitolo della saga ("Tron" del 1982) per introdurmi a questo secondo capitolo (di 28 anni posteriore). Non avendo idea di cosa parlassero questi due film, ho giusto vagamente reperito qualche informazione per non giungere totalmente 'vergine' al capitolo "Legacy".
L'idea del videogico che intrappola all'interno della realtà virtuale (rete) il suo creatore è interessante e dimostra un'occhio visionario. Peccato che le trovate geniali terminino praticamente qui.
Perché questo secondo episodio - se non consideriamo la cornice della vicenda che si svolge nella realtà contemporanea - si può suddividere in tre parti, nessuna di queste particolarmente originale: ingresso nel mondo virtuale + sfida in moto, bar e tradimento di Castor, raggiungimento della via d'uscita.
Nonostante la spettacolarità sbalorditiva delle immagini proposte (nel destino della saga non ricevere - clamorosamente - alcuna nomination all'Oscar per gli effetti speciali), un film non può basarsi solamente sull'immagine patinato-glam-futurista che gli è stata costruita intorno.
La sceneggiatura è scarsa e prova nel tentativo di vivere di rendita (etichettando come 'di culto' la saga, non si può fare a meno di alimentare una certa aspettativa molto 'cool' che oggi va di moda per rilanciare progetti - magari - all'epoca risultati stantii). Ma se guardare Jeff Bridges con il lifting digitale a confronto con l'originale è davvero divertente, non può essere solo questo l'effetto a sorpresa o motivo trainante per pensare di riproporre al pubblico un prodotto.
Tecnicamente la pellicola è perfetta (effetti speciali, fotografia, sonoro e costumi da 10 e lode, colonna sonora dei Daft Punk superlativa), manca un cuore pulsante che la distacchi da una mera operazione commerciale.
Volendo analizzare semplicemente quest'ultimo aspetto, tra l'altro, si noterà che, a posteriori, il revival di "Tron" non è stato così redditizio. $170,000,000 di spesa e un incasso di $400,062,763, che, per un film pubblicizzato e sponsorizzato come questo, sono effettivamente pochini, non lo portano nemmeno tra i primi 100 film più visti della storia del cinema (superato, tra gli altri, da pellicole come "Alvin Superstar 2", "Pretty Woman", "Twister", "Una notte al museo" o "New Moon"...).
Insomma, se visivamente è un film che vale la pena vedere, a livello di contenuti siamo carenti. Bene, comunque, i protagonisti da Jeff Bridges ("Il grande Lebowski", "Il Grinta") a Olivia Wilde ("The Next Three Days"), Michael Sheen ("Frost/Nixon - Il duello", "The Queen - La regina"), Bruce Boxleitner (già nell'originale "Tron") e il protagonista Garrett Hedlund ("Four Brothers", "Country Strong"). Non segnalato il cameo di Cillian Murphy.
In definitiva lo rivedrei, ma mi aspettavo decisamente molto di più.
Consigli: Innovativo per gli effetti speciali come lo fu "Guerre stellari" nel 1977, non può essere perso dagli amanti del genere fantasy che gradiscono immagini decisamente spettacolari. Nel complesso carino, da vedere in compagnia, avvolti dal dolby surround per non perdersi niente di effetti sonori e - soprattutto - della colonna sonora perfetta dei Daft Punk.
Parola chiave: Rete.

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Ric

lunedì 16 maggio 2011

Film 257 - The Next Three Days

Primo film visto con la card 'Grande Cinema' della 3. I film gratis mettono sempre di buon umore!


Film 257: "The Next Three Days" (2010) di Paul Haggis
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Stefano
Pensieri: Un film che considero fantasma. Mai visto un trailer, incasso talmente scarso in America da non aver destato in me il minimo interesse (c'è Russell Crowe, un attore che non mi piace e la regia è di Paul Haggis che considero colpevole di aver rubato più di un Oscar a "I segreti di Brokeback Mountain"), zero idee sulla trama. Ma, diciamocelo, un ingresso free non si butta mai via.
E allora, con nemmeno una vaga idea sul percorso di questo film, mi ritrovo catapultato nel dramma di chi viene ingiustamente (?) incolpato di omicidio. Una famiglia disgregata, una madre che non vede il figlio crescere, un bambino che non sente nessun legame per una donna che lo ha 'abbandonato'.
In tutto questo ci sono Crowe e la sua pancia che tentano ogni via d'uscita da questa insensata situazione. E insensata - se non folle - sarà la scelta di lui disperato, deluso dalla giustizia: far evadere la moglie/Elizabeth Banks di prigione.
Uscire non è il (vero) problema, gli spiegherà Damon Pennington/Liam Neeson in un rapidissimo cameo, perchè il passo successivo è scegliere dove andare... e tentare di restarci. Si rimarrà col fiato sospeso fino all'ultimo.
Se in un primo momento la pesantezza di un drammone familiare schiaccia e fa vacillare lo spettatore, il film prende nel tempo una piega thriller e, come nella famosa "Fuga da Alcatraz" ci conduce in un intricato piano per sfuggire ad un'ingiusta condanna.
Crowe è remissivo quanto basta, ma sa esplodere al momento giusto. La Banks è perfetta e, senza trucco, dimostra di saper esprimere emozioni forti anche con solo addosso l'uniforme carcerairia. La regia è funzionale alla trama e che sceneggiatore e regista coincidano non fa di certo male alla visione d'insieme finale che si voleva proporre al pubblico.
Finale incerto anche all'ultimo minuto e vaga citazione dell'anello di Allen in "Match Point".
Particina per Olivia Wilde, recente diva di "TRON: Legacy" e "Dr. House - Medical Division".
Consigli: Appassionante e ben calibrato nel ritmo. Prende con calma, ma non delude.
Parola chiave: Bottone.

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Ric

giovedì 12 novembre 2009

Film 4 - Anno uno

Questa sera non avevo voglia di impegnare troppo la mente, quindi ho scelto di vedere qualcosa di facile e indolore.

Film 4: "Anno uno" (2009) di Harold Ramis
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Innanzitutto non mi aspettavo proprio di scoprire che il regista del film è Igor dei "Ghostbusters"! So che non si dovrebbe identificare l'attore col personaggio, ma in ogni caso non mi sembrava proprio il tipo da dirigere una commedia demenziale. Quindi sorpresa gradita, il film ha fatto il suo dovere, ho riso di gusto per alcune gag e l'ho trovato simpatico nell'insieme. Si parte dall'età della pietra e man mano la storia si evolve coinvolgendo alcuni passaggi della storia della cristianità: Caino e Abele, Abramo e Isacco e infine le città di Sodoma e Gomorra. E poi c'è chi sostiene che gli episodi della Bibbia siano inventati: se li fanno vedere nei film...!
Comunque questi passaggi li ho trovati molto divertenti, non immaginavo proprio un incursione dissacrante nella storia della Bibbia. In particolare Abramo invasato che vuole circoncidere tutti l'ho trovato fantastico!
Jack Black in questo film fa la sua solita parte da sfigato che fa solo casini e rimedia alla fine, ma non ho scelto il film certo per la trama. Invece mi ha colpito molto Michael Cera, anche lui sempre nel suo perfetto ruolo di tardone del villaggio un po' come in "Juno", a cui mi pare evidente abbiano dato le battute migliori e che lui rende benissimo (e questo sì che mi ha stupito!).
Unica pecca, a mio parere, la parte in cui Zed/Jack Black ispeziona gli escrementi fino a leccarli: ora evidentemente io devo smetterla di mangiare mentre guardo i film (ma allora che ce li compriamo a fare i popcorn al cinema?!) però non posso fare a meno di chiedermi da quando la cacca sia stata totalmente sdoganata nel mondo del cinema. Cioè, perchè io devo VEDERE degli escrementi riprodotti così bene da sembrare veri? Non credo sia, tra l'altro, un lavoro di alcuna utilità quello di saper replicare al dettaglio la pupù di un puma... Mah.
Consigli: Niente cibo nel primo tempo. Meglio una compagnia di amici con cui ridere delle gag più stupide (vedi la fuga di Caino sul carro ai 2km/h!)
Parola chiave: Io sono l'eletto!



#HollywoodCiak
Bengi