Appena uscito in Italia, ho visto questo film un mesetto fa perché non riuscivo a trattenermi dalla curiosità!
Film 1125: "The Dressmaker" (2015) di Jocelyn Moorhouse
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Ammetto che mi aspettassi un prodotto più sciocchino, forse quasi più una commedia all'americana. Invece "The Dressmaker", che pure è simpatico e suscita qualche risata, non disdegna momenti anche molto drammatici, oltre che una certa cattiveria di fondo, il che mi ha sorpreso.
Tutto comincia con la bellissima Tilly Dunnage (Kate Winslet) che torna nel suo sperduto paesino natale australiano dopo essersi girata il mondo grazie al suo lavoro e al suo talento: la nostra protagonista è donna di stile e gusto capace di creare abiti da red carpet e di valorizzare la fisicità praticamente di chiunque. Ovviamente il suo ritorno a Dungatar creerà non poco scompiglio, sia perché la donna si presenterà ai suoi concittadini in abiti cui certamente loro non sono abituati, sia perché il suo andarsene via era legato ad un fatto del passato che aveva scosso la comunità, che aveva finito per odiarla.
Queste, a grandi linee, le premesse di una trama in grado di regalare non poche sorprese. Principalmente perché fin dall'inizio la sensazione è che di questa pellicola se ne voglia trarre un prodotto principalmente comico, uno di quelli cui siamo solitamente abituati, ma in realtà si tratta di qualcosa di meno convenzionale che si rifà a canoni leggermente diversi da quelli più (ab)usati. Anche solo per questo "The Dressmaker" si guadagna non pochi punti. In aggiunta a ciò, va detto che la Winslet è la solita ottima scelta in grado di valorizzare una pellicola con la sua capacità e bravura e qui anche con una bellezza spiazzante. Insieme a lei, altri aspetti positivi sono assolutamente i non protagonisti: la madre pazza Molly (Judy Davis) e il poliziotto en travesti Farrat (Hugo Weaving, che qui ripercorre i vecchi fasti di quel gioiellino che è "Priscilla - La regina del deserto"), insieme al sempre ben piazzato Liam Hemsworth nella parte dell'amore della protagonista.
In generale, quindi, un titolo riuscito, sorpresa piacevole e meno convenzionale di quanto non ci si potrebbe aspettare all'inizio. Sarà l'animo australiano della produzione, sarà il materiale da cui è tratto - dal romanzo di Rosalie Ham - o la semplice presenza magnetica di una Winslet in gran forma, di fatto "The Dressmaker" riesce nell'impresa di piacere e coinvolgere sufficientemente lo spettatore che, neanche a dirlo, per tutta la durata del film tiferà per l'emarginata Tilly. Insomma, un ottimo lavoro.
Ps. Vincitore di 4 AACTA Awards - gli Oscar australiani - su 13 nomination totali: Miglior attrice protagonista (Winslet) e Migliori attori non protagonisti (Davis e Weaving), Migliori costumi.
Cast: Kate Winslet, Judy Davis, Liam Hemsworth, Hugo Weaving, Sarah Snook, Kerry Fox, Rebecca Gibney, Julia Blake, Gyton Grantley, James Mackay.
Box Office: $18.34 milioni
Consigli: Un titolo carino da tenere in considerazione, soprattutto ora che è appena uscito al cinema da noi. Gran bei costumi, una Winslet che porta sulle sue spalle tutta la produzione - e ci riesce divinamente -, un cast veramente ben assortito, con due piacevoli ritrovamenti: Hugo Weaving e una grandissima Judy Davis. La storia non sarà sempre tutta lustrini e scollature pericolose, il che potrebbe stupire chi da "The Dressmaker" si aspetta solo qualche passerella e un mondo di battute, però il risultato finale è piacevole e meno 'a catena di montaggio' del solito, per cui correte al cinema e date una chance a questo film!
Parola chiave: Stewart Pettyman.
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Bengi
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sabato 30 aprile 2016
Film 1125 - The Dressmaker
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tratto da un libro
venerdì 10 luglio 2015
Film 949 - Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet
Luigi lo ha scovato e voleva vederlo, specialmente per la presenza della fantastica Helena Bonham Carter (per una volta non diretta dal suo ormai ex marito).
Film 949: "Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet" (2013) di Jean-Pierre Jeunet
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Jean-Pierre Jeunet mi aveva colpito al cuore con lo stupendo "Il favoloso mondo di Amélie" e definitivamente conquistato con il successivo "Una lunga domenica di passioni", quindi mi ha stupito ritrovarlo in questo contesto più anglofono e, se vogliamo, commerciale (il film prevedeva anche il 3D). Francamente, pur essendo un lavoro carino, questo titolo non fa centro.
Sarà che T.S. Spivet (Kyle Catlett) non è simpatico né ci si affeziona a lui davvero fino in fondo, saranno gli strani rapporti umani che la storia dipinge, saranno gli altrettanto strani personaggi di conseguenza, comunque il tutto risulta più bizzarro che piacevole.
La storia è concepita alla maniera classica di Jeunet, capace di caratterizzare i suoi personaggi in maniera particolarissima, riuscendo a regalare loro sfumature presentandone manie, piaceri nascosti, pensieri profondi. Così troviamo il ragazzino geniale in competizione con l'immagine da vero cowboy del gemello scomparso, il padre mandriano che dice una parola in croce e si ritira a bere nello studio/museo delle teste impagliate, la sorella maggiore che è la versione americana della velina wannabe e, infine, una madre con la testa fra le nuvole, buona anche se un po' distratta, a volte assente. Ci sta tutto, la famiglia è composta da membri eterogenei e l'idea di base di tenerli tutti l'uno ancorato all'altro attraverso piccoli gesti, sguardi e situazioni particolari mi è piaciuta. Il problema è che poi T.S. parte per un viaggio in solitaria attraverso l'America per andare a ritirare un premio che ha vinto (fingendosi adulto) e, da quel momento, parte una carovana di situazioni tra l'inutile e il circense che alla lunga logorano. Svariati incontri un po' futili, tutti fini a se stessi e non particolarmente in grado di caratterizzare ulteriormente il personaggio protagonista, solo brevi momenti, scene a parte che, non ci fossero state, sarebbe stato uguale. Per non parlare poi del finale, dove T.S. - scoperto bambino prodigio - viene letteralmente inglobato dalla macchina del successo, con annesso sfruttamento infantile da parte della curatrice del museo Smithsonian (Judy Davis) e successiva fagocitazione del povero ragazzo dalla melma mediatica che lo vuole nuovo fenomeno. La cosa di per sé ha anche un senso e sarebbe un buono spunto di critica, peccato che la cosa sia rovinata dalla messa in scena generale, talvolta farsesca, talvolta solo fastidiosa.
Insomma, nonostante la bella fotografia, gli effetti speciali davvero efficaci a sostegno di una storia che è soprattutto fantasia e una caratterizzazione dei personaggi ben costruita - per non parlare della straordinaria capacità di Jeunet di potenziare le immagini attraverso la sua regia, connotandole di qualcosa che sta tra il fiabesco e il giocoso -, "The Young and Prodigious T.S. Spivet" non riesce però a centrare il suo obiettivo, risulta meno coinvolgente di Amélie e, sì, anche meno ispirato. Diciamo che lo stile è ben riconoscibile e anche se in fin dei conti seguire la filmografia di questo regista è sempre piacevole, questa volta non posso dire che il risultato sia conforme alle aspettative.
Ps. Tratto dal romanzo "Le mappe dei miei sogni" ("The Selected Works of T.S. Spivet") di Reif Larsen.
Box Office: $9,321,225
Consigli: Il box office è stato impietoso (33 milioni di dollari per produrlo) e non so in quanti possano dire di aver visto questa pellicola. Io francamente prima di vederlo in streaming non ne avevo nemmeno sentito parlare... Comunque è un titolo carino, ma niente di più. Chi ha amato i precedenti lavori di Jeunet apprezzerà di certo, anche se credo che sia evidente un po' a tutti che non siamo di fronte ad uno dei suoi massimi lavori. Helena Bonham Carter è insolitamente bella, nonostante non le si riesca mai a staccare di dosso quell'aura un po' nebbiosa e scura, e per una volta è bello vederla recitare in qualcosa che non le abbiano cucito addosso (come forse non accadeva dai tempi de "Il discorso del re"). In generale questa pellicola può funzionare per un momento di spensieratezza. E' una storia on the road per bambini, un viaggio che mi ha molto ricordato quello di "Molto forte, incredibilmente vicino", pur in toni molto più leggeri. Bei colori e bellissimi paesaggi.
Parola chiave: Baird Award.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 949: "Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet" (2013) di Jean-Pierre Jeunet
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Jean-Pierre Jeunet mi aveva colpito al cuore con lo stupendo "Il favoloso mondo di Amélie" e definitivamente conquistato con il successivo "Una lunga domenica di passioni", quindi mi ha stupito ritrovarlo in questo contesto più anglofono e, se vogliamo, commerciale (il film prevedeva anche il 3D). Francamente, pur essendo un lavoro carino, questo titolo non fa centro.
Sarà che T.S. Spivet (Kyle Catlett) non è simpatico né ci si affeziona a lui davvero fino in fondo, saranno gli strani rapporti umani che la storia dipinge, saranno gli altrettanto strani personaggi di conseguenza, comunque il tutto risulta più bizzarro che piacevole.
La storia è concepita alla maniera classica di Jeunet, capace di caratterizzare i suoi personaggi in maniera particolarissima, riuscendo a regalare loro sfumature presentandone manie, piaceri nascosti, pensieri profondi. Così troviamo il ragazzino geniale in competizione con l'immagine da vero cowboy del gemello scomparso, il padre mandriano che dice una parola in croce e si ritira a bere nello studio/museo delle teste impagliate, la sorella maggiore che è la versione americana della velina wannabe e, infine, una madre con la testa fra le nuvole, buona anche se un po' distratta, a volte assente. Ci sta tutto, la famiglia è composta da membri eterogenei e l'idea di base di tenerli tutti l'uno ancorato all'altro attraverso piccoli gesti, sguardi e situazioni particolari mi è piaciuta. Il problema è che poi T.S. parte per un viaggio in solitaria attraverso l'America per andare a ritirare un premio che ha vinto (fingendosi adulto) e, da quel momento, parte una carovana di situazioni tra l'inutile e il circense che alla lunga logorano. Svariati incontri un po' futili, tutti fini a se stessi e non particolarmente in grado di caratterizzare ulteriormente il personaggio protagonista, solo brevi momenti, scene a parte che, non ci fossero state, sarebbe stato uguale. Per non parlare poi del finale, dove T.S. - scoperto bambino prodigio - viene letteralmente inglobato dalla macchina del successo, con annesso sfruttamento infantile da parte della curatrice del museo Smithsonian (Judy Davis) e successiva fagocitazione del povero ragazzo dalla melma mediatica che lo vuole nuovo fenomeno. La cosa di per sé ha anche un senso e sarebbe un buono spunto di critica, peccato che la cosa sia rovinata dalla messa in scena generale, talvolta farsesca, talvolta solo fastidiosa.
Insomma, nonostante la bella fotografia, gli effetti speciali davvero efficaci a sostegno di una storia che è soprattutto fantasia e una caratterizzazione dei personaggi ben costruita - per non parlare della straordinaria capacità di Jeunet di potenziare le immagini attraverso la sua regia, connotandole di qualcosa che sta tra il fiabesco e il giocoso -, "The Young and Prodigious T.S. Spivet" non riesce però a centrare il suo obiettivo, risulta meno coinvolgente di Amélie e, sì, anche meno ispirato. Diciamo che lo stile è ben riconoscibile e anche se in fin dei conti seguire la filmografia di questo regista è sempre piacevole, questa volta non posso dire che il risultato sia conforme alle aspettative.
Ps. Tratto dal romanzo "Le mappe dei miei sogni" ("The Selected Works of T.S. Spivet") di Reif Larsen.
Box Office: $9,321,225
Consigli: Il box office è stato impietoso (33 milioni di dollari per produrlo) e non so in quanti possano dire di aver visto questa pellicola. Io francamente prima di vederlo in streaming non ne avevo nemmeno sentito parlare... Comunque è un titolo carino, ma niente di più. Chi ha amato i precedenti lavori di Jeunet apprezzerà di certo, anche se credo che sia evidente un po' a tutti che non siamo di fronte ad uno dei suoi massimi lavori. Helena Bonham Carter è insolitamente bella, nonostante non le si riesca mai a staccare di dosso quell'aura un po' nebbiosa e scura, e per una volta è bello vederla recitare in qualcosa che non le abbiano cucito addosso (come forse non accadeva dai tempi de "Il discorso del re"). In generale questa pellicola può funzionare per un momento di spensieratezza. E' una storia on the road per bambini, un viaggio che mi ha molto ricordato quello di "Molto forte, incredibilmente vicino", pur in toni molto più leggeri. Bei colori e bellissimi paesaggi.
Parola chiave: Baird Award.
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Bengi
venerdì 1 giugno 2012
Film 413 - To Rome with Love
Dopo "Midnight in Paris" torna Allen in trasferta. Questa volta in Italia.
Film 413: "To Rome with Love" (2012) di Woody Allen
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika
Pensieri: Vorrei cominciare dicendo che, visti i primi 10 minuti di film, mi sembrava di guardare un episodio de "I Cesaroni" diretto dai Vanzina. E io non ho mai visto un episodio de "I Cesaroni". Non si metteva bene.
"To Rome with Love", mi spiace dirlo, è un generico nonsense. Quattro storie che non si incrociano mai raccontano le vicende di amore, fama e genericamente vita di personaggi bidimensionali tanto macchiette quanto privi di ogni realisticità. O Roma ad Allen ispira follia e semplicità (di quella grezza), oppure c'è una mancanza di approfondimento. La critica di Verdone ("La sua Roma non mi fa ridere, anzi, mi fa piangere. E' un brutto film girato da qualcuno che non ha capito niente della città. Una pellicola da cartolina da tabaccai") è parzialmente azzeccata. Fermo restando che Allen non si tocca, pare vero che il regista non abbia colto appieno lo spirito della città, se non addirittura di un popolo.
Privo del romanticismo e della magia del precedente "Midnight in Paris", qui ci si trova di fronte a personaggi burini, una trama banale e noiosa, una mancanza di idee. L'uomo che diventa famoso per essere famoso (la critica è evidente, ma non è mascherata e risulta quindi fastidiosa e buttata lì tanto per), il cantante lirico capace di esibirsi solo quando è sotto la doccia (questa è la trovata che ho ritenuto più idiota e inutile), la prostituta scambiata per moglie a causa di un equivoco (però, che novità)... Insomma, non ci siamo. Non si ride, manca la verve e gli attori italiani sono imbarazzanti (Ornella Muti, Riccardo Scamarcio, Alessandra Mastronardi e sì, anche Benigni). Peccato per l'occasione sprecata, perchè il resto del cast era veramente da sogno (Penélope Cruz, Alec Baldwin, Judy Davis, Jesse Eisenberg, Ellen Page - non ce n'è uno che non abbia avuto almeno una nomination all'Oscar). E, soprattutto, perchè come al solito veniamo dipinti come sempliciotti creduloni e superficiali.
Consigli: Meglio ripassare la filmografia di Allen escludento questa poco felice parentesi.
Parola chiave: Roma.
Trailer
Ric
Film 413: "To Rome with Love" (2012) di Woody Allen
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika
Pensieri: Vorrei cominciare dicendo che, visti i primi 10 minuti di film, mi sembrava di guardare un episodio de "I Cesaroni" diretto dai Vanzina. E io non ho mai visto un episodio de "I Cesaroni". Non si metteva bene.
"To Rome with Love", mi spiace dirlo, è un generico nonsense. Quattro storie che non si incrociano mai raccontano le vicende di amore, fama e genericamente vita di personaggi bidimensionali tanto macchiette quanto privi di ogni realisticità. O Roma ad Allen ispira follia e semplicità (di quella grezza), oppure c'è una mancanza di approfondimento. La critica di Verdone ("La sua Roma non mi fa ridere, anzi, mi fa piangere. E' un brutto film girato da qualcuno che non ha capito niente della città. Una pellicola da cartolina da tabaccai") è parzialmente azzeccata. Fermo restando che Allen non si tocca, pare vero che il regista non abbia colto appieno lo spirito della città, se non addirittura di un popolo.
Privo del romanticismo e della magia del precedente "Midnight in Paris", qui ci si trova di fronte a personaggi burini, una trama banale e noiosa, una mancanza di idee. L'uomo che diventa famoso per essere famoso (la critica è evidente, ma non è mascherata e risulta quindi fastidiosa e buttata lì tanto per), il cantante lirico capace di esibirsi solo quando è sotto la doccia (questa è la trovata che ho ritenuto più idiota e inutile), la prostituta scambiata per moglie a causa di un equivoco (però, che novità)... Insomma, non ci siamo. Non si ride, manca la verve e gli attori italiani sono imbarazzanti (Ornella Muti, Riccardo Scamarcio, Alessandra Mastronardi e sì, anche Benigni). Peccato per l'occasione sprecata, perchè il resto del cast era veramente da sogno (Penélope Cruz, Alec Baldwin, Judy Davis, Jesse Eisenberg, Ellen Page - non ce n'è uno che non abbia avuto almeno una nomination all'Oscar). E, soprattutto, perchè come al solito veniamo dipinti come sempliciotti creduloni e superficiali.
Consigli: Meglio ripassare la filmografia di Allen escludento questa poco felice parentesi.
Parola chiave: Roma.
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