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martedì 15 settembre 2026

Film 2495 - The Invite

Intro: There was good buzz around this film and I was really curious to see for myself if it was worth the watch.

Film 2495
: "The Invite" (2025), directed by Olivia Wilde
Watched: At the movies
Language: English
Watched with: Niamh, Debbi
Thoughts: "The Invite" is a very interesting film, especially in the current cinematic landscape. And it's even more interesting that it managed to become so successful, considering I would consider this quite the niche film rather than a mainstream one. Instead, it managed to do well at the box office (on a $15 million production budget) and gather Oscar buzz this early in the year.
What caught my attention the most is how intimate this movie feels, to the point that I thought its story was taken from a play. There are only four characters, basically just one location we never get to escape, a dialogue-heavy script, and themes that are mainly ordinary and close to what would be any adult's life nowadays. Instead, this is actually the English-language remake of the 2020 Spanish film "Sentimental" by Cesc Gay.
Because of its theatrical vibe and remake essence, this film inherently reminds me of these other two: "Carnage" -- based on the play "Le Dieu du carnage" by Yasmina Reza -- and "Perfetti sconosciuti" -- in 2024 recognised as the most remade film by Guinness World Records, with productions in 24 different languages.
All three of these movies share similar qualities and themes: the confined space, limited characters and a story that revolves around couples, their relationships, struggles and secrets. Additionally, they all share a very specific tone: the story starts slowly in what would be an everyday life situation and gradually (and brutally) escalates, eventually peaking in some sort of explosive truth that shakes the couples to their core.
In this specific instance, "The Invite" leans more towards comedy than drama, which I appreciated. I especially enjoyed this because I don't think many would have expected Olivia Wilde and Penélope Cruz to be such a perfect fit for a story like this. To me, they are the true stars -- I can't call them revelations, as we all know how amazing and talented these ladies are -- of this film. It's true I'm drawn to strong female characters, but here I think they really outshine their male counterparts. Don't get me wrong, both Seth Rogen and Edward Norton do a great job, but I think the ladies really ate their parts. The sexual tension Cruz is able to bring to life between her and literally any other character is insane, and I never would have expected to see her in such a sexually charged role. On the other hand, Wilde portrays her character with such tension. There's a nervousness about her, an uneasiness that makes you feel the same way while you watch the story unfold. It's nerve-wracking, but it serves the character so well, especially opposite Cruz.
On top of a great performance, Wilde also directed the movie. This is not her first endeavour, but possibly her best one so far. I always find it commendable when a director succeeds in finding a way to tell a story that is spatially limited to a sole location. It would be so easy for the story to fail and for it to be visually presented in such a boring way that it would turn the audience away. Instead, Wilde's vision is extremely aware of the spaces and camera angles and never shies away from the actors' faces, keeping you constantly (and emotionally) engaged.
Overall, I really enjoyed "The Invite". I think it's a refreshing example of how smaller movies can feel big and engaging and entertain the hell out of you.
Cast: Seth Rogen, Olivia Wilde, Penélope Cruz, Edward Norton.
Box Office: $55.6 million
Worth a watch?: I really liked it. The actors are perfectly cast, the story is interesting and has enough crazy twists to keep you entertained and engaged. It's the perfect movie for a movie night that doesn't require bombastic entertainment, but rather something more adult-themed (there's a lot of sex talk indeed). If you liked "Carnage" or "Perfetti sconosciuti" (here's my personal deep dive on this unexpected Italian sensation), you can't miss this film.
Awards: /
Key word: Sex party.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 16 agosto 2012

Film 438 - Un anno da leoni

Dal regista de "Il diavolo veste Prada" e il prossimo "Hope Springs - Consigli per gli affetti", una commedia che parrebbe strana e inusuale sul mondo dell'avvistamento uccelli. Un po' di curiosità c'è.


Film 438: "Un anno da leoni" (2011) di David Frankel
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Erika
Pensieri: Considerando che è stato uno dei più clamorosi flop del botteghio americano dell'anno scorso, mi aspettavo sinceramente una pellicola orrenda e mal confezionata. In realtà, pur non essendo nulla di che, non è nemmeno un prodotto tanto pessimo da dover essere snobbato in maniera tanto evidente.
Ammetto che, pur non amando nessuno dei tre attori protagonisti della pellicola (Owen Wilson, Jack Black e Steve Martin), l'idea un po' più originale del solito che fa da sfondo di questa commediola americana (il birdwatching) è gradita e mi ha fatto dimenticare il naso storto di Wilson, gli occhi da fumato di Black e la costante aria da idiota di Martin. Detto ciò nulla di nuovo all'orizzonte. A parte il disorientamento da nome di uccello - troppi - non si cavalca certo l'onda dell'originalità. E chi vorrebbe lasciare il lavoro, ma non riesce ad abbandonare le responsabilità; e chi è uno sfigato totale che deve dimostrare al padre e al mondo intero che ce la può fare; e chi mette a repentaglio il suo matrimonio in favore della sua più grande passione.
Ora, a parte la scontatezza, ammetto che questa storia del birdwatching non la conoscevo. Cito da Wikipedia: "Il birdwatching (in italiano osservazione degli uccelli) è un hobby inerente all'osservazione e allo studio degli uccelli in natura. È sinonimo del termine birding, usato negli Stati Uniti d'America, che comprende, oltre all'osservazione, anche l'ascolto e il riconoscimento dei canti". Premesso che a me sembra follia, rimane comunque un approfondimento di una cosa di cui non conoscevo l'esistenza e, alla fine, mi ha divertito. Non c'è molto altro da aggiungere, però, e forse, oltre ad incorniciare la vicenda all'interno del big year (ossia l'anno di tempo in cui si gira per il mondo intenti ad avvistare il maggior numero di volatili possibili), si sarebbe potuto investire di più su una trama che sa di già visto non appena comincia la visione della pellicola.
In fin dei conti non posso dire che sia un brutto film, però "The Big Year" poteva sfruttare molto meglio i 41 milioni di dollari spesi per produrlo (ne ha incassati $7,448,385 in tutto il mondo...).
Ps. Titolo italiano assolutamente fuoriluogo e insensato.
Consigli: Finché c'è l'ingresso gratis con la 3 niente vieta di andare a vederlo. Ma a prezzo pieno, diciamoci la verità, può essere anche tranquillamente evitato. Una pellicola molto easy.
Parola chiave: Record.

Trailer

Ric

lunedì 7 maggio 2012

Film 403 - The Social Network

Avevo intenzione di rivederlo da quando avevo comprato il dvd qualche tempo fa. L'occasione giusta a metà aprile.


Film 403: "The Social Network" (2010) di David Fincher
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Rileggo la mia recensione di qualche anno fa ("Film 201 - The Social Network", quasi esattamente 201 pellicole orsono) e mi rendo conto che questo sia uno di quei film da rivedere almeno una seconda volta. Con la foga delle premiazioni alle porte, era necessario all'epoca stilare una veloce classifica di quello che era il meglio e il peggio della stagione, in un gigantesco rimescolio di idee ed opinioni.
No, "The Social Network" rimane un film che non mi piace, ma questa volta ho chiaro il perchè. Non tanto perchè al prodotto in sé manchi qualcosa - anzi gli aspetti tecnici sono piuttosto buoni -, ma perchè la storia mi mette tristezza. Il Mark Zuckerberg di questo racconto (scritto da Aaron Sorkin) è desolantemente solo, in balia di una costante ricerca affettiva - che siano amici o ragazze - talmente spasmodica da risultare patetica. E questa necessità lo spinge a mettere da parte persone che, effettivamente, gli avevano sempre dimostrato vera fedeltà. Ecco perchè, credo, il suo personaggio durante lo svolgimento della trama risulta così inesorabilmente antipatico.
Rispetto a due anni fa, comunque, posso trarre qualche conclusione in più. Innanzitutto Fincher, oltre ad essere diventato finalmente visibile per l'Academy, è uno che con le sue pellicole riesce sempre ad ottenere un grande impatto sul pubblico. Tra le sue 'creature', infatti, ce n'è solamente una su 9 ("Zodiac")a non aver sfondato il tetto dei 100milioni di dollari di incasso mondiale.
Poi, che alcune scommesse attoriali di "The Social Network" sono state effettivamente vinte. Prima fra tutti Rooney Mara che, sempre con Fincher, ha ricevuto quest'anno la sua prima nomination all'Oscar per "Millennium - Uomini che odiano le donne". Ancora Armie Hammer, appena visto in "Biancaneve" e "J. Edgar" e, infine, il protagonista Jesse Eisenberg che, oltre a ricevere la nomination all'Oscar per questa pellicola, è ora sugli schermi con "To Rome with love" di Allen.
Tutto sommato, comunque, è un film che ho rivisto perchè sentivo la necessità di farlo, fedele al percorso di un regista che da molti anni seguo e apprezzo. Tutto sommato il lavoro è buono, ma inevitabilmente riesce a catapultarmi in una negatività tale da rendermi difficoltosa la visione. E, se come credo, l'intento era quello di rendere sullo schermo la storia di una persona sola e ossessionata dalla necessità di essere popolare, il risultato è decisamente riuscito.
Consigli: 3 Oscar (sceneggiatura, musiche e montaggio) e 4 Gloden Globes sono indicatori su cui vale la pena di riflettere. A suo tempo le recensioni alla pellicola furono piuttosto entusiaste e forse è il caso di farsi una propria opinione sull'ottavo film di Fincher.
Parola chiave: Facebook.

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Ric

martedì 28 dicembre 2010

Film 201 - The Social Network

Uno dei film più attesi della stagione, osannato a destra e a manca, in Italia e all'estero. E vediamocelo!


Film 201: "The Social Network" (2010) di David Fincher
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Pare questo sia l'anno buono di Fincher. Dopo il recente successo di Benjamin Button, il regista è tornato in grande stile con il biopic sulla vita di quello che è da qualche giorno l'uomo dell'anno 2010.
Mark Zuckerberg è famoso, oltre che per il cognome impronunciabile, il ciabatta-da-piscina-style e il conto in banca miliardario, specialmente per il merito di aver inventato Facebook.
Tralasciando disquisizioni riguardo al secondo sito più cliccato al mondo (il primo è Google), è bene concentrarsi sulla pellicola che ricostruisce la storia di Mark e di chi, insieme a lui, ha preso parte alla realizzazione e fondazione del social network cui si riferisce il titolo.
Partiamo col dirlo subito: Zuckerberg è antipatico. Jesse Eisenberg che lo interpreta (nomination ai Golden Globes) rende molto bene questa peculiarità sfavorevole, sicuramente aiutato da una storia (vera) che non esclude alcun colpo basso. Tra avvocati, ex amici, ex fidanzate e tantissimi sproloqui sulla proprietà intelletuale, la storia del nostro anti eroe è una spirale di sofferenza in cui l'affermazione sociale diventa, a tutti i costi, l'unica via di salvezza per un'esistenza migliore. Popolarità e consenso. Triste come inizio.
Il film, di per sé, riflette bene questo disagio del protagonista, la sua atipicità e non conformità che vengono estremizzate con una geniale glacialità e la famosa antipatia di cui si è già parlato. Zuckerberg è l'esempio perfetto di quella che in America è una figura sociale universalmente riconosciuta (e che sta effettivamente prendendo molto piede anche da noi): il nerd. Ma, al contrario dei molti 'sfigati' del grande schermo, non c'è un solo secondo in cui si tifi spassionatamente per lui. E' vero, è intelligentissimo, ha inventato uno strumento potentissimo che moltissimi usano, ma, alla fine della fiera, non rimangono che le sue uscite lapidarie e la genialità con cui affronta le avversità.
Personalmente - anche se avevo un po' sbirciato la biografia del vero Mark - ho trovato giusto fargli pagare le svariate penali per aver, di fatto, fregato buona parte di chi gli stava attorno. Che l'abbia fatto per un ''bene superiore'' (leggere la distribuzione di un oggetto tanto remunerativo quale Facebook) non ha decisamente importanza. In definitiva si può dire che si tifi spesso per la parte opposta al protagonista.
Altra caratteristica della pellicola, la totale assenza di una figura femminile di riferimento. Oltre a non esserci effettivamente un'attrice che sia davvero famosa agli occhi del grande pubblico, non esiste nemmeno un personaggio femminile all'interno della storia che si possa dire di ricordare. O che faccia la differenza. E' sicuramente un film molto maschile, forse anche a riflettere il disagio del 'nerd' con l'approccio verso l'altro sesso (l'unico modo per avere una donna è essere popolari o avere dei soldi).
Tra il cast tutto al maschile, oltre ad Eisenberg ("Benvenuti a Zombieland"), anche Andrew Garfield (nomination ai Golden Globes, già visto in "Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo" e futuro Spider Man), Justin Timberlake ("Alpha Dog") ormai avviato oltre che nel canto anche nella recitazione - anche se la sua parte in questo film è davvero brutta - e Max Minghella ("Agora", "Syriana").
Insomma, tutto sommato un film interessante per la storia che racconta (anche la sceneggiatura di Aaron Sorkin premiata con la nomination ai Globes) e per come analizza in maniera chiara tutta la vicenda dalla data d'inizio, il 2003, fino ad oggi. Io, però, vivo con meno entusiasmo l'uscita di questo film rispetto alla critica che l'ha accolto quale capolavoro dei nostri tempi. A differenza di Benjamin Button, qui Fincher (nomination anche lui) racconta una storia più semplice in maniera più complicata. Il montaggio non lineare che si districa tra flashback ed aule di tribunale, il fatto che i personaggi esistano veramente e la storia sia vera o la colonna sonora che tiene in perenne tensione, sono tutti elementi che appesantiscono il film penalizzando leggermente il risultato finale. E' una storia, si può dire, meno soggettiva, tendente ad un'esposizione dei fatti che vuole essere talmente veritiera da rendere il risultato più impersonale, quasi una cronaca romanzata degli eventi. E questo, forse, è un po' il grande limite di "The Social Network".
Ps. Rosee previsioni anche per le nominations agli Oscar 2011, dove questo titolo è uno dei più quotati tra i più presenti nelle cinquine. Attenderemo il 25 gennaio per verificare.
Consigli: E' un biopic interessante, quasi un documentario romanzato sulla vita di Mark Zuckerberg. Per gli appassionati di Facebook, documentarsi sul suo fondatore è decisamente d'obbligo!
Parola chiave: Amicizia.




Ric