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lunedì 29 giugno 2020

Film 1735 - Second Act

Intro: Era da quando avevo visto i poster appesi per tutta Auckland che ho sentito l'esigenza di vederlo. Non mi sono fatto scappare l'occasione non appena il film è stato disponibile in streaming.
Film 1735: "Second Act" (2018) di Peter Segal
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: è inutile nasconderlo, ho uno sweet-spot per le commediole facili facili e pure un po' sceme. In molte di queste, bisogna dirlo, Jennifer Lopez non solo è presente, ma ci sguazza proprio, per cui non ho potuto resistere alla tentazione di ritrovare l'immenso talento recitativo di J.Lo nuovamente mostrato sul grande schermo, questa volta in salsa businesswoman in carriera che non ha un soldo, ma è truccata e agghindata meglio di Chiara Ferragni. Adoro questi paradossi. 

Lopez qui è Maya, una donna che, dopo anni di eccellente lavoro per la grande catena di negozi per cui lavora, si vede soffiare la promozione che tutti, lei compresa, si aspettavano le sarebbe finalmente stata concessa. Ci rimane male e, con una spintarella esterna, riuscirà a rivoluzionare la sua vita e la sua carriera sulla base di una serie invenzioni creative da curriculum (leggi bugie).
Che "Second Act" profumasse di gran boiata fin da subito non c'era dubbio, in ogni caso ho sufficientemente apprezzato il ritorno della nostra cantate-attrice-modella-produttrice-businesswoman-ballerina-fashion designer ad uno dei suoi primi amori cinematografici, regalando al pubblico di aficionados l'ennesima performance monocorde tanto inevitabile quanto rassicurante. Che poi J.Lo si sarebbe riscattata con l'imminente "Hustlers" nessuno poteva profetizzarlo, eppure la magia è successa e adesso pare in molti l'abbiano perdonata per le precedenti performance in prodotti quali "Angel Eyes - Occhi d'angelo", "Via dall'incubo", "Amore estremo - Tough Love", "Jersey Girl", "Un amore a 5 stelle", "Prima o poi mi sposo", "Piacere, sono un po' incinta", "Che cosa aspettarsi quando si aspetta" e probabilmente questo "Second Act". Onestamente io devo ancora capire quanto di questo miracolo da Actors Studio sia effettivamente da riconoscerle in quanto fino ad ora si è spesso trovata in prodotti terribili: è il confronto con le sue precedenti performance ad averle reso giustizia o, in effetti, la sua performance dell'anno scorso come miglior spogliarellista professionista non protagonista è merito di un miglioramento qualitativo?
Rimarremo tutti ancora nel dubbio per un po' - il suo prossimo film, "Marry Me" è attualmente in post-produzione e si preannuncia più sulle corde di questa storia che di quella di "Hustlers" -, nella speranza che J.Lo continui a scegliere progetti più originali e nelle sue corde. Qui si salva in corner.
Cast: Jennifer Lopez, Leah Remini, Vanessa Hudgens, Treat Williams, Milo Ventimiglia, Annaleigh Ashford, Dave Foley, Larry Miller, Dan Bucatinsky.
Box Office: $72.3 milioni
Vale o non vale: Stiamo davvero parlando di niente, un prodotto buono per un momento a cervello spento che non racconta alcunché di originale o può fare affidamento su indimenticabili performance. Poi, per carità, ho visto ben di peggio (anche se sul casuale ricongiungimento madre-figlia ho fatto veramente fatica).
Premi: /
Parola chiave: Lavoro.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

domenica 12 gennaio 2020

Film 1726 - Can You Ever Forgive Me?

Intro: Ultimo film visto in aereo prima di atterrare, nuovamente, in Nuova Zelanda. E non poteva che essere una pellicola candidata agli imminenti Oscar!
Film 1726: "Can You Ever Forgive Me?" (2018) di Marielle Heller
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: non posso dire di aver amato questa pellicola, anche se bisogna ammettere che presenta una storia piuttosto intrigante. L'amicizia collerosa tra Lee Israel e Jack Hock è un cuore della storia pulsante e ben costruito, i due attori principali regalano performance perfette e la storia (spoiler, da Wiki: Dopo essere caduta in disgrazia, per pagare l'affitto la biografa Lee Israel decide di contraffare delle lettere di alcuni scrittori e di varie celebrità decedute. Quando le falsificazioni cominciano a sollevare dei sospetti, decide di rubare le vere lettere dagli archivi delle biblioteche e di venderle attraverso un ex detenuto incontrato in un bar, mentre l'FBI è in procinto di fermare la truffa) non manca di catturare l'attenzione dello spettatore. Eppure, a pellicola finita, la sensazione non è totalmente positiva, fosse anche solo per la rancorosa attitudine della protagonista o la costante pesantezza della fotografia. Insomma, una storia vera che ha dell'incredibile tradotta in un film che lascia una certa pesantezza.
Cast: Melissa McCarthy, Richard E. Grant, Dolly Wells, Jane Curtin, Ben Falcone, Anna Deavere Smith, Stephen Spinella.
Box Office: $95.9 milioni
Vale o non vale: Onestamente non lo rivedrei. Al di là delle buone interpretazioni del cast e della surreale vicenda raccontata, "Can You Ever Forgive Me?" mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Ho apprezzato che McCarthy si sia messa in gioco con un ruolo così complesso - uscendone vincente -, anche se credo che la vera sorpresa di questo titolo sia la vincente interpretazione di Richard E. Grant.
Premi: Candidato a 3 Oscar e 3 BAFTA per Miglior attrice protagonista (McCarthy), attore non protagonista (Grant) e sceneggiatura non originale; 2 nomination per gli stessi attori ai Golden Globes.
Parola chiave: Hitler’s diary.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 5 gennaio 2015

Film 848 - Scusate se esisto!

Ogni tanto una commedia italiana, dai...

Film 848: "Scusate se esisto!" (2014) di Riccardo Milani
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: 3 anni dopo il divertente "Nessuno mi può giudicare", Bova e la Cortellesi si ritrovano in un'altra commedia degli equivoci dove il più grosso di questi sarà l'omosessualità inizialmente piuttosto ben celata di Francesco/Raoul Bova. Inutile aggiungere che Serena/Paola Cortellesi inizialmente ne sarà cotta a puntino, con non poca delusione dopo il coming out.
Chiaramente le gag da fraintendimento non finiscono qui e il secondo più evidente di tutta la storia è quello che riguarderà la ragazza, architetto in carriera all'estero che decide di tornare in Italia e finisce per raschiare il fondo del barile fino a quando non presenta domanda per un progetto a suo nome il quale viene scambiato per il cognome di un fantomatico architetto (maschio) di cui lei sarebbe solo la segretaria.
Il diktat dei luoghi comuni si spreca e misoginia e maschilismo sul luogo di lavoro sono solo un paio di cliché che questa storia impiega per procedere al suo finale, molti dei quali riguardano l'omosessualità. Il più fastidioso è l'atteggiamento da prostituta di Francesco, capace di portarsi a letto un uomo diverso a sera, non importa età o tendenze, aspetto o carattere; il risultato per chi guarda e fa parte della comunità gay - per quanto facciano ridere le scenette che ne derivano - non è dei più soddisfacenti. Tralasciamo poi il personaggio-spalla dell'amico di Francesco, uno che apostrofarlo omofobicamente come "checca" è fargli un regalo di decenza. E ho detto tutto.
A parte questi scivoloni "delle pari opportunità" - eh sì, l'uomo gay è zoccola proprio come la donna etero -, devo ammettere che "Scusate se esisto!" è una commedia carina, anche se dal brutto titolo (o quanto meno sfruttato male). Probabilmente se ci si fosse interessati di più alla questione del maschilismo sui posti di lavoro o sul parallelismo tra condizioni di lavoro tra paesi europei e Italia, magari condendo il tutto con un'ironia più tagliente, sottile ed incisiva di quella che c'è qui, si sarebbe riusciti a valorizzare un progetto cinematografico che qualche pregio ce l'ha, in particolare quello di presentare al grande pubblico il progetto per la riqualificate di Corviale, un bruttissimo complesso urbanistico alla periferia di Roma (i titoli di coda ci sveleranno essere un progetto vero).
Questo film rimane quindi diviso a metà: una positiva e riuscita, che riguarda soprattutto il personaggio di Serena (ben interpretata da una Cortellesi in forma) e che ricorda all'Italia che è un Paese con gente capace, che può fare, migliorarsi, tentare. Poi c'è l'altra metà, quella che tenta attraverso la commedia di stemperare i toni più seri e critici: l'intenzione di per sé è anche sensata, ma la realizzazione da macchietta di Francesco è fastidiosa e innecessaria, il filone del padre gay un tema troppo complesso per liquidarlo con la battuta finale del figlio che sa e accatta il padre (che tenta in tutti i modi di dirglielo ma fallisce).
Insomma, in definitiva "Scusate se esisto!" ha i suoi buoni momenti e certamente il rallenti di Bova che scende le scale saprà mietere le sue vittime, però il risultato nel complesso è solo sufficiente.
Box Office: € 5.393.314
Consigli: Commedia nostrana che affronta numerosi snodi narrativi difficili (omosessualità e paternità, precarietà del lavoro in Italia, disparità lavorativa per uomini e donne, riqualifica urbana) senza però centrarli tutti, questa pellicola riesce comunque nell'intento di intrattenere e divertire e, soprattutto, ha una buona coppia di protagonisti collaudati ed affiatati. Il lieto fine è d'obbligo, la questione omosessuale affrontata a metà (o schivata, se vogliamo), il risultato finale cliché, ma bisogna ammettere che per una serata tranquilla e priva di pretese, sicuramente questo è un titolo azzeccato. Anche se "Nessuno mi può giudicare" aveva una marcia in più.
Parola chiave: Lavoro.

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#HollywoodCiak
Bengi