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venerdì 24 settembre 2021

Film 1826 - Aterrados

Intro: Rimaniamo sull'horror, questa volta scelto da Eric.

Film 1826: "Aterrados" (2017) di Demián Rugna
Visto: dalla tv di casa
Lingua: spagnolo
Compagnia: Eric
In sintesi: non posso dire che "Aterrados" ("Terrified" in inglese) sia esattamente il mio genere di horror, anche se ammetto che questo contatto con la cinematografia argentina dell'orrore è rimasto comunque un esperimento interessante. C'è da dire che Eric me lo avesse venduto come uno degli horror migliori degli ultimi anni, per cui le mie aspettative erano piuttosto alte.
"Aterrados" ha certamente idee interessanti, anche se l'esecuzione non è sempre eccellente. Gli effetti speciali non sempre all'altezza rovinano talvolta la resa della scena, anche se tutto sommato la pellicola si lascia guardare.
Cast: Maxi Ghione, Norberto Gonzalo, Elvira Onetto, George L. Lewis, Agustín Rittano, Demián Salomón, Julieta Vallina.
Box Office: $367,173
Vale o non vale: Non sono certo un esperto della filmografia argentina, men che meno di quella horror, quindi posso solo dire che "Aterrados" non sia stato all'altezza delle mie aspettative (alte, vedi sopra), anche se tutto sommato mi sono goduto la visione.
Premi: /
Parola chiave: Sensazione di paura.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 21 agosto 2020

Film 1911 - Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin

Intro: Si continua con la visione al Galliera dei film per la prossima stagione: questa volta ho scelto io.
Film 1911: "Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin" (2019) di Werner Herzog
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Marta, Mattia
In sintesi: il trailer mi aveva catturato per due motivi fondamentali: il film parla della Patagonia, in ordine temporale la parte finale dei miei 2 anni e mezzo di viaggio (ho vissuto 3 mesi ad Ushuaia, la città più a sud del mondo), e, a sorpresa, del popolo indigeno argentino dei Selk'nam, di cui mi sono tatuato sulla caviglia la figura di un indigeno vestito secondo i costumi locali.
Nonostante non sapessi nulla di Bruce Chatwin e della sua opera, è chiaro che questo documentario mi abbia attirato dal primo istante, incuriosendomi non poco rispetto alla storia di un viaggio, una vita e un'amicizia di cui mi pareva ci fosse molto su cui parlare.
La realtà è che "Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin" è un prodotto che se la canta e se la suona da solo, con Herzog - qui anche cantilenante narratore - che pensa più che altro a mettere in scena le fasi dell'amicizia che lo ha stretto a Chatwin in una glorificazione totale che, anche se affonda le sue considerazioni in fatti concreti, finisce inevitabilmente per risultare di parte e a tratti noiosa. Perché Chatwin era un grande scrittore, un uomo affascinato dalle molteplici sfaccettature dell'esistenza umana, eppure Herzog perde troppo tempo a rintracciare un percorso iniziale che rimane spesso vago e difficilmente comprensibile a chi non conosca già l'oggetto dell'analisi, finendo per lasciare lo spettatore medio ancora più confuso e stordito. Insomma, c'è troppa carne al fuoco e anche se la pellicola dura nemmeno un'ora e mezza, la sensazione che si ha a fine visione è quella di aver assistito ad uno spettacolo eterno che si è protratto per tappe eterogenee (Galles, Australia, Cile, Argentina, Africa) e difficili da interconnettere.
Sicuramente la forza di questo film sta nel dare visibilità a un personaggio degno di nota, ma il problema a mio avviso è che le buone intenzioni si perdono nel mix caotico di auto-citazioni, simbolismi, rimandi dati per scontato e un senso generale di mancanza di un baricentro di una storia che propone diverse angolature per l'analisi del suo oggetto di studio, ma fatica a decidere quale sia il suo leitmotiv: è il viaggio in Patagonia? E' l'opera artistic di Chatwin? E' l'amicizia con Herzog? E' l'interesse mistico? E' l'ultimo periodo di vita dell'autore, segnato dalla malattia dell'HIV? Non si capisce. E la divisione in 8 capitoli (troppi!) non aiuta a dare un senso di unità, nonostante l'evidente omaggio/rimando alla struttura di un'opera letteraria.
Insomma, per quanto abbia apprezzato il rivedere sullo schermo parti del mio viaggio (Australia, Argentina, Cile) e abbia fatto la conoscenza di un autore prima di allora a me sconosciuto, non posso dire che "Nomad" mi abbia aiutato a delineare un'opinione precisa e ben strutturata sulla figura di Bruce Chatwin. Forse meglio leggere il suo libro "In Patagonia" per cominciare a farsi una propria idea.
Cast: Werner Herzog, Bruce Chatwin, Karin Eberhard, Nicholas Shakespeare, Elizabeth Chatwin.
Box Office: /
Vale o non vale: Sicuramente gli amanti del cinema di Herzog e gli estimatori di Chatwin apprezzeranno, anche se credo che chi non conosca nessuno dei due autori faticherà a farsi un'idea concreta sullo scrittore. "Nomad" è più che altro un documentario di sensazioni e misticismo che approfondisce poco i temi centrali dell'opera del suo oggetto di studio e si concentra molto sull'idea di ripercorrere parti del viaggio di Chatwin e nel rendere omaggio a un'amicizia. In questo senso credo che, appunto, la pellicola sia più che altro un atto d'amore e, per questo, perda un po' di vista quell'oggettività necessaria a far da sfondo ad un progetto di questo tipo. Non fa certo male vederlo, ma non è un film per tutti.
Premi: /
Parola chiave: Songlines.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

domenica 6 novembre 2016

Film 1233 - Il segreto dei suoi occhi

Non smaniavo per vederlo, ma ero comunque disposto a dargli un'occasione nel caso fosse arrivato il momento giusto. Così, quando Netflix l'ha aggiunto alla sua offerta, mi sono convinto a vederlo. Ho fatto bene.

Film 1233: "Il segreto dei suoi occhi" (2009) di Juan José Campanella
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Particolare, misterioso, intrigante e certamente ben scritto, "El secreto de sus ojos" racconta una storia forte, nostalgica, talvolta malinconica e lascia lo spettatore con una buona dose di emozioni non facili da scrollarsi di dosso. Rimane la violenza del crimine iniziale - lo stupro e l'uccisione di una donna innocente -, l'ingiustizia della scarcerazione del colpevole, la tristezza per la condizione del marito che ha perso la sua amata e, allo stesso tempo, una sorta di desolata simpatia nei confronti di un uomo che, privato di ogni speranza, reagisce alla violenza di cui è stato testimone infliggendo una pena che altrimenti non sarebbe mai arrivata.
Dunque si tratta di un film forte, un racconto che non può non lasciare tracce sullo spettatore attento, sempre più coinvolto da una storia che procede per flashback e si incammina verso uno scioglimento dei suoi enigmi che sarà allo stesso tempo giusto e sconvolgente, tutto in nome di una sorta di tormento del protagonista che, ancora alla ricerca di risposte, decide di scrivere un libro sulla storia dell'omicidio della povera donna.
Da "Il segreto dei suoi occhi" non sapevo cosa aspettarmi e certamente ho cominciato la visione totalmente aperto a qualsiasi tipo di esperienza, conscio soltanto del fatto che certamente non so sarebbe certamente trattato di un film "leggero". Non lo è certamente e richiede una buona dose di predisposizione alla visione, diciamo, ma in ogni caso è un bel film, uno di quelli che quando finisce ti lascia con qualcosa di cui pensare.
Ps. Vincitore dell'Oscar per il Miglior film straniero (Argentina).
Cast: Ricardo Darín, Soledad Villamil, Pablo Rago, Javier Godino, Guillermo Francella.
Box Office: $34 milioni
Consigli: Non un titolo per tutti i giorni, "Il segreto dei suoi occhi" richiede al suo spettatore una dose di pazienza e fiducia che, forse, ultimamente siamo meno abituati a concedere. Vale la pena di attendere, per un finale sorprendente e sconvolgente che lascerà molto su cui riflettere.
Parola chiave: Stazione ferroviaria.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi