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martedì 2 luglio 2024

Film 2286 - The Fall Guy

Intro: Il trailer era dappertutto, non potevamo astenerci dal vederlo.

Film 2286: "The Fall Guy" (2024) di David Leitch
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Niamh
In sintesi: considerato quanto ci hanno speso per produrlo (125–150 milioni di dollari) e chissà quanto in marketing per promuoverlo, il risultato finale di questo "The Fall Guy" al botteghino è particolarmente deludente.
Il film di per sé non è male, ma non è nemmeno così innovativo o "interessante" come potrebbe sembrare dal trailer. Per carità, la storia è anche divertente e il duo Gosling - Blunt funziona anche bene, ma non è sufficiente a mio parere a giustificare tutto il rumore mediatico creato per spingere il film.
Insomma, per quanto "The Fall Guy" nel complesso funzioni, non aggiunge niente a quanto non si sia già visto nel passato in pellicole simili. E considerato quanto il pubblico si stia rivelando più selettivo ultimamente, non è decisamente sufficiente a convincere lo spettatore medio a recarsi al cinema. "Bullet Train" (il precedente film del regista David Leitch), che pure non aveva fatto sfacieli al box-office, almeno presentava una storia più particolare e unica nel modo di costruire il racconto. Qui la trama intricata e la durata di oltre 2 ore non aiutano.
Peccato, sulla carta pareva il titolo perfetto per cominciare la stagione cinematografica estiva.
Cast: Ryan Gosling, Emily Blunt, Aaron Taylor-Johnson, Hannah Waddingham, Teresa Palmer, Stephanie Hsu, Winston Duke, Jason Momoa.
Box Office: $174.6 milioni
Vale o non vale: Si lascia guardare tranquillamente e Ryan Gosling è, come sempre, un ottimo protagonista, ma il film di per sé non aggiunge niente di nuovo al genere action. Sequenze d'azione molto ben costruite, ma non mi aspettavo niente di diverso da Leitch che delle "botte da orbi" ci ha fatto il suo marchio di fabbrica.
Premi: /
Parola chiave: Incidente.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 27 giugno 2024

Film 2284 - Challengers

Intro: Uno dei film che attendevo di più questa stagione.

Film 2284: "Challengers" (2024) di Luca Guadagnino
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Niamh
In sintesi: non è la prima volta che mi capita di avere determinate aspettative su un film di Guadagnino che, una volta visto, rimangono parzialmente disattese. Di fatto, però, ammetto che rispetto a un tempo sia cambiato il mio modo di vedere le cose: non è il film che non ha soddisfatto le mie aspettative, sono io che non posso basare la mia opinione di una pellicola sulla base di quello che desidero vedere.
Una volta fatto pace con questa mia tendenza - e avendo avuto a disposizione almeno un mesetto per rifletterci - devo dire che "Challengers" mi è piaciuto e, più di tutto, mi è piaciuta Zendaya. Sempre più lanciata e desiderosa di mettersi alla prova, anche in questo nuovo progetto l'attrice si mette alla prova e consegna al pubblico un personaggio che non l'avevo ancora vista interpretare, una donna matura, con aspirazioni, famiglia, forte di carattere e dominante. Un'ottima prova d'attrice.
Relativamente alle mie aspettative disattese, dico solo che, alla vigilia della visione al cinema, avevo letto molti articoli che parlavano della sensualità di questo film, la sua aura gay, la scena del churro, ecc ecc. La realtà è che Guadagnino è più "pudico" di quanto non sembri esteriormente (era già successo con "Call Me By Your Name") e questo "Challengers" insieme a lui. Sì, qualche momento di tensione omoerotica c'è, ma non quanto mi aspettassi o volessi. Il che, come dicevo, non è necessariamente un male, semplicemente la storia ha un punto di vista differente ed è interessata a raccontare qualcosa di diverso: un triangolo amoroso, la competitività del mondo dello sport agonistico, la storia di 3 persone diverse attratte dallo stesso elemento comune (il tennis), la competitività "testosteronica" tra i due protagonisti. Insomma, ci sono tanti elementi a formare questo "Challengers" e solo collateralmente c'è un interesse ad approfondire la componente gay. Io tifafo per quella, volevo più di quella roba di lì. Ciò non toglie che ci sia un elemento di sensualità in generale che appartiene sia a Josh O'Connor e Mike Faist che a Zendaya. Aggiungo che, insieme, fanno un trio esplosivo.
Insomma, "Challengers" è sicuramente uno dei titoli più interessanti usciti in questo 2024 (curiosamente, due di questi vedono Zendaya come protagonista) e vale la pena di recuperarlo. Ottime prove d'attore, magnifica fotografia, colonna sonora pazzesca (di Trent Reznor e Atticus Ross), montaggio molto creativo che funziona per il film e le sue tematiche e un Guadagnino in gran forma. Match point.
Cast: Zendaya, Josh O'Connor, Mike Faist.
Box Office: $94.2 milioni
Vale o non vale:
Premi: /
Parola chiave: Match.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

martedì 28 febbraio 2023

Film 2169 - Plane

Intro: Pomeriggio al cinema di disimpegno domenicale.

Film 2169: "Plane" (2023) di Jean-François Richet
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: anche se si capisce che il film avesse un budget limitato, "Plane" mantiene le promesse del trailer e funziona in termini di puro intrattenimento scaccia pensieri. Gerard Butler, anche se evidentemente in declino di carriera, riesce ancora a trainare senza fatica tutta la baracca, per un risultato finale tra "Rsambo" e "Con Air" che non passerà alla storia del cinema, ma lascia sorpendentemente soddisfatti.
Cast: Gerard Butler, Mike Colter, Yoson An, Tony Goldwyn, Daniella Pineda, Paul Ben-Victor, Remi Adeleke, Joey Slotnick, Evan Dane Taylor.
Box Office: $50 milioni
Vale o non vale: Non certo un capolavoro, "Plane" riesce, però, dove tanti altri hanno fallito: intrattenere senza pretese lo spettatore. Che, se alla ricerca di un'oretta e mezza a cervello spento, trova pane per i suoi denti.
Premi: /
Parola chiave: Fulmine.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 12 gennaio 2023

Film 2158 - The Glass House

Intro: Secondo film di natale, nonché ultimo del 2022!

Film 2158: "The Glass House" (2001) di Leigh Whannell
Visto: dall tv di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Fre (prima parte), nessuno
In sintesi: era da tempo che lo volevo rivedere, nonistante sapessi perfettamente che questo "The Glass House" sarebbe stato deludente. E così è stato.
Da questa pellicola, però, cercavo più un intrattenimento da effetto nostalgia, quei titoli americani di inizio anni 2000 dalla trama a malapena passabile, ma per qualche motivo così inspiegabilmente capaci di intrattenermi. Ribadisco, la mia inclinazione nostalgica mi ha spinto a scegliere questo film, pur consapevole che alla fine ne sarei rimasto insoddifatto. Il punto è che questa pellicola di Leigh Whannell ha una trama scricchiolante (troppo concentrata sul cercare di lasciare indizi da nascondere malamente allo spettatore) e una regia tremenda, incapace di capitalizzare sulla location potenzialmente intrigante/inquietante che di fatto potrebbe costituire il centro della storia: la casa di vetro.
Qui, invece, manca proprio la casa come personaggio, che avrebbe dovuto essere percepita come una prigione, una trappola, una fortezza inespugnabile. Invece la casa è di vetro perché "fa figo" e il discorso finisce lì. E lo accetterei pure, non fosse che poi la regia è incapace di valorizzare esteticamente questa scelta particolare.
Insomma, "The Glass House" non funziona per tanti motivi, ma come secondo film di natale da guardare senza pretese e comodi comodi sul divano... è stato passabile.
Cast: Leelee Sobieski, Diane Lane, Stellan Skarsgård, Bruce Dern, Trevor Morgan, Kathy Baker, Chris Noth.
Box Office: $23.6 milioni
Vale o non vale: Diane Lane è probabilmente l'unica cosa che funziona di questo titolo. Il resto è un "così così" che alla fine tira troppo la corda. Da recuperare solo se senza pretese o nostalgici di un certo tipo di cinema. Detto questo, la vera domanda è: che fine ha fatto Leelee Sobieski?!
Premi: /
Parola chiave: The Jaguar.
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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 31 marzo 2022

Film 2099 - Downfall: The Case Against Boeing

Intro: Tornato dal cinema dopo la visione di "The Batman", avevo ancora voglia (e tempo) di vedere qualcosa. Così mi sono ricordato di questo documentario Netflix che avevo salvato nella mia lista dei preferiti.

Film 2099: "Downfall: The Case Against Boeing" (2022) di Rory Kennedy
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: interessante e scioccante, "Downfall: The Case Against Boeing" è un documentario ben fatto che racconta la tragedia dei due disastri aerei che hanno coinvolto la compagnia Boeing e il loro modello 737 MAX.
Perfettamente spiegato e ricco di dettagli esaustivi che aiutano lo spettatore a comprendere l'accaduto, questo documentario riesce nel suo intento di mettere in luce l'accaduto rispetto a questa tragedia, equilibrando perfettamente gli aspetti tecnici, le testimonianze dei parenti delle vittime e una ricostruzione dei fatti tanto dettagliata quanto sconcertante. Un ottimo documentario.
Cast: Chesley Sullenberger, Donald Trump, Ted Cruz, Lester Holt, Peter Jennings, Richard Blumenthal.
Box Office: /
Vale o non vale: Per chiunque abbia paura di volare, decisamente un film da evitare di vedere, anche se in termini di qualità e competenza del lavoro svolto "Downfall: The Case Against Boeing" è un ottimo documentario, pur su una vicenda spaventosa.
Premi: /
Parola chiave: MCAS.
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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 24 settembre 2021

Film 1826 - Aterrados

Intro: Rimaniamo sull'horror, questa volta scelto da Eric.

Film 1826: "Aterrados" (2017) di Demián Rugna
Visto: dalla tv di casa
Lingua: spagnolo
Compagnia: Eric
In sintesi: non posso dire che "Aterrados" ("Terrified" in inglese) sia esattamente il mio genere di horror, anche se ammetto che questo contatto con la cinematografia argentina dell'orrore è rimasto comunque un esperimento interessante. C'è da dire che Eric me lo avesse venduto come uno degli horror migliori degli ultimi anni, per cui le mie aspettative erano piuttosto alte.
"Aterrados" ha certamente idee interessanti, anche se l'esecuzione non è sempre eccellente. Gli effetti speciali non sempre all'altezza rovinano talvolta la resa della scena, anche se tutto sommato la pellicola si lascia guardare.
Cast: Maxi Ghione, Norberto Gonzalo, Elvira Onetto, George L. Lewis, Agustín Rittano, Demián Salomón, Julieta Vallina.
Box Office: $367,173
Vale o non vale: Non sono certo un esperto della filmografia argentina, men che meno di quella horror, quindi posso solo dire che "Aterrados" non sia stato all'altezza delle mie aspettative (alte, vedi sopra), anche se tutto sommato mi sono goduto la visione.
Premi: /
Parola chiave: Sensazione di paura.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 11 gennaio 2021

Film 1770 - I Feel Pretty

Intro: Ho sempre tempo per un po' di svago da commedia sciocchina e maistream. Specialmente se la protagonista è un'attrice che apprezzo e seguo con piacere. Saranno tradite le mie aspettative?
Film 1770: "I Feel Pretty" (2018) di Abby Kohn, Marc Silverstein
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: l'idea in sé non è neanche male e da un punto di vista culturale capisco anche il senso di questo "I Feel Pretty", però bisgona dire che l'esecuzione vanifica gli sforzi di un progetto che, proposto così com'è, predilige l'approccio comico superficiale nei confronti di una questione che avrebbe meritato una maggiore sensibilità.
Di base questa è la storia: Renee (Amy Schumer) è una normale ragazza americana che fatica a coniugare l'essere se stessa con l'idea standardizzata di bellezza imposta dalla società. La pressione sociale rispetto ai canoni estetici della donna moderna è altissima e la ragazza non riesce a credere nelle proprie capacità e potenzialità proprio a causa di come gli altri la vedono e percepiscono. Tutto cambia quando, a seguito di un incidente in palestra, Renee comincia a vedersi in maniera totalmente diversa o, per come la mette il film, una specie di bomba sexy. Nonostante sia l'unica testimone di questo cambiamento (che è tutto nella sua testa), di fatto questo metterà in moto uno stravolgimento in termini di autostima e sicurezza, finendo per influenzare il modo di porsi e vedersi nella ragaza che, finalmente, troverà il coraggio di realizzare quelle ambizioni messe in disparte a causa delle precedenti insicurezze. E fino a qui "I Feel Pretty" sulla carta funziona.
Il vero problema di questa storia, però, risiede nel suo svolgimento. Pur rendendomi conto che si tratti di una commedia mainstream che mira a raccimolare quanto più pubblico possibile - da non sottovalutare che si tratti di una pellicola con protagonista un'attrice famosa per la sua comicità fisica - di fatto il film si perde nella miriada di scnette stupide e imbarazzanti, nonché nella reiterazione di quegli stessi stereotipi che ambirebbe a mettere in ridicolo. Sembrerebbe, infatti, che una donna, per ottenere qualsivoglia successo nella vita, sia obbligata a trovare una motivazione plausibile unicamente nel suo aspetto fisico: Renee è costantemente messa in ridicolo da una sceneggiatura che la dipinge, sì, come finalmente priva di quelle inibizioni che ne avevano contenuto autostima e intraprendenza, ma di fatto veicola il messaggio che per poter appropriarsi di quella confidenza che le spetta, l'unico modo sia di vedersi bella in quell'unico termine plaubile concepito proprio dagli stereotipi che la nostra società basata sull'aspetto fisico e l'apparenza hanno contribuito a costruire. Ed è un peccato perché Renee quanto Amy Schumer non avrebbero alcun motivo di sentirsi condizionate da questo tipo di pressione sociale: sono entrambe donne intelligenti e con un proprio punto di vista, qualità che da sole basterebbero a mettere a tacere qualsiasi ansia da "prestazione fisica".
Insomma, capisco che possa risultare pure esagerato voler vedere troppe cose che non ci sono (o stanno) in un prodotto cinematografico come questo, però sento che le aspettative generate da questa pellicola siano state ampiamente tradite in nome di una banale comicità facile facile che non solo non aggiunge niente al genere della commedia cinematografica, ma nemmeno alla carriera di Amy Schumer (o se è per questo di Michelle Williams, qui sorta di Miranda Priestly all'acqua di rose). Occasione totalmente sprecata.
Cast: Amy Schumer, Michelle Williams, Rory Scovel, Emily Ratajkowski, Aidy Bryant, Tom Hopper, Naomi Campbell, Busy Philipps, Lauren Hutton.
Box Office: $94.5 milioni
Vale o non vale: La premessa è vagamente similare a quella di "Isn't It Romantic" che, come qui, mette al centro della sua storia una ragazza che non rispetta i canoni di bellezza mainstream e presenta se stessa in termini di comicità e goffaccine in un'avventura che vorrebbe mettere in ridicolo quell'ossessione hollywoodiana per certi canoni culturali e che, invece, finisce per reiterarli nella maniera più scontata. Poi, per carità, "I Feel Pretty" non è certamente il film più tremendo della storia, ma non rende particolare giustizia al talento della sua protagonista.
Premi: /
Parola chiave: Commozione cerebrale.
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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 23 gennaio 2017

Film 1286 - Source Code

In montagna ad inseguire i mercatini di Natale di Trento e Bolzano, per la prima serata ci siamo concessi un titolo proposto da Netflix.

Film 1286: "Source Code" (2011) di Duncan Jones
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: La storia di per sé è accattivante fino ad un certo punto (narrativo) e il film alla fine non è un cattivo intrattenimento, anche se l'impressione che ho avuto, come la prima volta che lo avevo visto, è che una volta sveltato il mistero che sta dietro alle ripetizioni all'infinito dello stesso momento, si perda un po' l'attrattiva generale. Volendo sorvolare su certi buchi narrativi.
Il risultato finale è comunque un prodotto insolitamente "pacato" per avere le sembianze del blockbuster e anche quando gli effetti speciali concorrono alla messa in scena della necessaria ricostruzione computerizzata, di fatto la sensazione di fondo è che siano altre le tematiche care alla storia (amore, vita dopo la morte, obbedienza cieca, confronto fra l'autorità e la propria coscienza umana). Questo fattore incide e fa sì che una pellicola che sarebbe potuta essere tutta testosterone e poco altro, giovi di un approccio più delicato e consegni allo spettatore sì, la dose d'azione e fantascienza che cercava, ma che si prenda anche il suo tempo per approfondire altro oltre ad esplosioni ed attentati.
Film 267 - Source Code

Cast: Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan, Vera Farmiga, Jeffrey Wright, Michael Arden, Russell Peters, Scott Bakula.
Box Office: $147.3 milioni
Consigli: Non un capolavoro, ma sicuramente un prodotto buono per passare una serata all'insegna del cervello in fase relax. Bei protagonisti (Gyllenhaal e Monaghan), storia curiosa ed happy ending metafisico che personalmente mi ha rovinato un po' il senso del tutto, ma la scelta del quale posso capire nel momento in cui si punta ad una platea globale.
Parola chiave: 8 minuti.

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Bengi

giovedì 12 gennaio 2017

Film 1280 - Shut In

Al cinema da solo con ingresso della 3 gratis a vedere un film scelto perché la fine coincideva con quella del turno di Poe. Non grandi presupposti...

Film 1280: "Shut In" (2016) di Farren Blackburn
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Io amo Naomi Watts e penso di aver visto quasi ogni suo film da "The Ring" in poi, anche quelli scemi, brutti o inutili. "Shut In" in termini di grandissima cagata li batte tutti.
Un merito è pur sempre un merito e per quanto questo non sia uno auspicabile da ottenere, di fatto l'ultima pellicola della mia prediletta Naomi fa schifo, è inutile e ha una trama banale per metà del tempo, sconcertantemente imbecille nel secondo. Poi certo me lo aspettavo che ne sarebbe venuta fuori una scemenza, ma ad un livello così basso proprio no.
Il personaggio di Stephen è imbarazzante e di certo Charlie Heaton non può fare molto per salvare la situazione; idem dicasi per la Watts che regge da sola il peso di una trama senza idee che per spaventare usa ancora la musica ad alto volume a tradimento (...) e si inventa un ragazzino psicopatico innamorato della matrigna che per rimanere con lei finge di essere catatonico. Quando questo "magistrale" colpo di scena viene rivelato non si può fare a meno di chiedersi se sia tutto uno scherzo. Per non parlare del bambino selvaggio che vive nei muri...
Insomma, "Shut In" è tra i peggiori film del 2016.
Cast: Naomi Watts, Oliver Platt, Charlie Heaton, Jacob Tremblay, David Cubitt, Clémentine Poidatz.
Box Office: $8.4 milioni
Consigli: Evitare, evitare, evitare. Nel suo essere così inutile e trash, non fa nemmeno divertire, il che indica che credessero davvero di fare un film serio. Male.
Parola chiave: Incidente stradale.

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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 27 dicembre 2014

Film 842 - Passengers - Mistero ad alta quota

Io non ero per nulla convinto, ma non si trovava altro e la cena era già pronta...

Film 842: "Passengers - Mistero ad alta quota" (2008) di Rodrigo García
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Francamente una pellicola deludente, sconclusionata, banale e ricca di cliché. Non mi aspettavo che Anne Hathaway potesse scegliere di partecipare ad un progetto così scarso e mal fatto.
Dopo un incidente aereo i sopravvissuti verrano "aiutati" da Claire/Anne Hathaway che li seguirà nell'esternazione ed elaborazione psicologica di ciò che è loro successo. Quando il misterioso e sempre sorridente Eric/Patrick Wilson comincia ad entrare in confidenza con Claire e, soprattutto, i pazienti di questa cominciano a sparire, la cosa si farà misteriosa.
Misteriosa più che altro perché lo dice il poster, di fatto ciò che è accaduto e si sta narrando è abbastanza intuibile e privo di alcuna aura di mistero. Peccato, si poteva tentare di fare un po' meglio sinceramente.
Box Office: $5,494,715
Consigli: 25 milioni di dollari di budget, un cast abbastanza ricco (Anne Hathaway, Patrick Wilson, Clea DuVall, Andre Braugher, Chelah Horsdal, David Morse, Dianne Wiest) e la promessa di un mistero dietro lo schianto di un aereo di linea sono le premesse di questo "Passengers". Di fatto, però, le premesse non si tramutano in promesse e il film rimane una storielle drammatico romantica sulla vita dopo la morte e spreca ogni possibilità di risultare interessante scegliendo di far passare la maggior parte del film in una specie di limbo in cui non cacate praticamente mai nulla e tutti sbucano all'improvviso da non si sa dove. Evitabile. Anzi, da evitare.
Parola chiave: Morte.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 16 maggio 2012

Film 407 - Che fine ha fatto Baby Jane?

Per una serata... di pazzia!


Film 407: "Che fine ha fatto Baby Jane?" (1962) di Robert Aldrich
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea
Pensieri: Una storia di psicopatiche che così torbida negli anni 60 proprio non te la aspetti! Due sorelle che non riescono a condividere gli spazi e finiscono per essere l'una la rovina dell'altra tanto da giungere a livelli di pazzia. Detta così sembra esaltante, ma ammetto che non ho apprezzato fino in fondo.
Al di là delle due grandi attrici che tengono la scena (Bette Davis e Joan Crawford, piuttosto rissose sul set, a quanto pare) e che sicuramente riescono a catalizzare lo sguardo dello spettatore ogni secondo della pellicola (134 minuti), una volta terminata la visione si rimane un po' perplessi. Direi che questa sensazione nasce più da un diverso approccio odierno a pellicole di genere psicoticho-claustrofobico e, dunque, uno sguardo più "giovane" subisce sicuramente la lentezza di certi tempi (morti) talvolta pesanti. Risulta incomprensibile anche l'eccessivo buonismo della sorella Blanche/Crawford e, soprattutto, l'improvvisa ingenuità della cameriera Elvira che prima è sempre sull'attenti ad osservare la sorella pazza, poi si fa fregare alla prima bugia che Jane/Davis le racconta.
Personalmente ho trovato più fastidiose queste ultime incongruità piuttosto che una dilatazione temporale di un racconto che poteva certamente essere più efficace con qualche decisa sforbiciata qua e là. Naturalmente all'epoca la suspance si creava in modo differente. Aggiungo che ho trovato spaventoso il trucco, sia perchè rendeva le due attrici mostruose, sia perchè non sempre risulta efficace.
Comunque, chiaramente solo per il fatto che due attrici di questa portata si siano prestate a due ruoli così estremi rende "What Ever Happened to Baby Jane?" un cult assolutamente da vedere almeno una volta nella vita. Però, ammetto, le mie altissime aspettative non sono state in pieno soddisfatte.
Ps. 5 candidature agli Oscar e una statuetta per i Migliori costumi (bianco e nero).
Consigli: Cult e da vedere per le due grandi attrici che vi recitano dato che, tra l'altro, se ne sono fatte di tutti i colori anche nella vita.
Parola chiave: Gelosia.

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Ric