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mercoledì 16 settembre 2026

Film 2496 - The 'Burbs

Intro: I started watching the TV show that is based on this movie a while ago and got curious. So, once I finished the show, I decided to give the OG film a go.

Film 2496
: "The 'Burbs" (1989), directed by Joe Dante
Watched: From the projector
Language: English
Watched with: No one
Thoughts: I'll be honest, I had never heard of this film before, which is a bit strange considering Tom Hanks is in it. In Italian, the movie is called "L'erba del vicino" and even that didn't ring a bell, so I went in completely unaware of what to expect. I mean, to a certain extent, considering "The 'Burbs" TV series is based on it, but we all know remakes tend to differ quite a bit from the original material, so I was definitely expecting differences and changes to the plot, the first one being that the main character here is a man, whereas in the series it's a woman (Keke Palmer).
Differences from the original material aside -- there are, but not to the point that the main idea is different: the shady neighbors remain, the mystery behind everyone's door and how everyone keeps a secret is still there -- I have to admit I enjoyed the TV series more. Obviously, this movie is from the late 80s, so it's more rooted in the culture of the time. So is the humor and the execution of the mystery, which to me felt like the weakest point of the whole "The 'Burbs" experience. I know this isn't a horror movie, so it's OK that there aren't scary moments, but considering how the sketchy neighbors plotline is portrayed, I was expecting a little bit of... fright?
Instead, after spending so much time dissecting the mystery, the whole thing resolves in such a hurry that, as a viewer, I wasn't sure the story was actually done. Which felt quite strange, to be honest.
In this sense, I think this movie is a product of its time: it utilises a different visual language that I'm not sure fully works nowadays. The resolution of the story is explained rather than shown, and you get to know what the whole mystery was mostly through dialogue and what is said afterwards, rather than seeing it on the screen.
Aside from this, though, I can't say I didn't enjoy this trip to "The 'Burbs". It's a fun enough ride, and I can understand why it is now considered a cult classic: the characters are all over the top, the shady neighborhood is a fascinating idea, and Tom Hanks gives a quirky performance that is quite unusual for him. On top of that, Carrie Fisher -- the icon that she is -- plays his wife, and the movie was shot on the same set that would later be used to create Wisteria Lane from the (iconic) show "Desperate Housewives", so I totally see the appeal.
So, all in all, I think the TV series spoke to me more, but I still enjoyed Joe Dante's crazy ride to the suburbs.
Cast: Tom Hanks, Bruce Dern, Carrie Fisher, Rick Ducommun, Corey Feldman, Wendy Schaal.
Box Office: $49.1 million
Worth a watch?: If you watched the recent TV series, I'd say go ahead and watch this film to fully commit. The same applies to the opposite scenario: if you loved this movie in the past, I think Peacock's series is worth the watch, even just to compare the two products and see how they apply to the time period they were released in.
Awards: /
Key word: Furnace.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 12 gennaio 2023

Film 2158 - The Glass House

Intro: Secondo film di natale, nonché ultimo del 2022!

Film 2158: "The Glass House" (2001) di Leigh Whannell
Visto: dall tv di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Fre (prima parte), nessuno
In sintesi: era da tempo che lo volevo rivedere, nonistante sapessi perfettamente che questo "The Glass House" sarebbe stato deludente. E così è stato.
Da questa pellicola, però, cercavo più un intrattenimento da effetto nostalgia, quei titoli americani di inizio anni 2000 dalla trama a malapena passabile, ma per qualche motivo così inspiegabilmente capaci di intrattenermi. Ribadisco, la mia inclinazione nostalgica mi ha spinto a scegliere questo film, pur consapevole che alla fine ne sarei rimasto insoddifatto. Il punto è che questa pellicola di Leigh Whannell ha una trama scricchiolante (troppo concentrata sul cercare di lasciare indizi da nascondere malamente allo spettatore) e una regia tremenda, incapace di capitalizzare sulla location potenzialmente intrigante/inquietante che di fatto potrebbe costituire il centro della storia: la casa di vetro.
Qui, invece, manca proprio la casa come personaggio, che avrebbe dovuto essere percepita come una prigione, una trappola, una fortezza inespugnabile. Invece la casa è di vetro perché "fa figo" e il discorso finisce lì. E lo accetterei pure, non fosse che poi la regia è incapace di valorizzare esteticamente questa scelta particolare.
Insomma, "The Glass House" non funziona per tanti motivi, ma come secondo film di natale da guardare senza pretese e comodi comodi sul divano... è stato passabile.
Cast: Leelee Sobieski, Diane Lane, Stellan Skarsgård, Bruce Dern, Trevor Morgan, Kathy Baker, Chris Noth.
Box Office: $23.6 milioni
Vale o non vale: Diane Lane è probabilmente l'unica cosa che funziona di questo titolo. Il resto è un "così così" che alla fine tira troppo la corda. Da recuperare solo se senza pretese o nostalgici di un certo tipo di cinema. Detto questo, la vera domanda è: che fine ha fatto Leelee Sobieski?!
Premi: /
Parola chiave: The Jaguar.
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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 31 agosto 2016

Film 1203 - Haunting - Presenze

Mi hanno regalato il dvd di questo film che avrò avuto 19 anni. Ce ne sono voluti 10, quindi, perché decidessi di tirarlo fuori dalla custodia e premere play.

Film 1203: "Haunting - Presenze" (1999) di Jan de Bont
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: "Haunting - Presenze" è una scemenza giga galattica, eppure uno dei titoli cui sono più affezionato. Già alle medie ne avevo scritto una specie di analisi, riciclata e ampliata anche al liceo, nella quale approfondivo le tematiche relative a questa pellicola in maniera anche troppo lusinghiera rispetto a quanto questo prodotto si meriti in realtà. Poi, si sa, le infatuazioni giovanili passano e ci si ritrova a sorridere placidamente al passato, ricordandolo con una nota di nostalgia e, forse, una punta di rimprovero a cui si aggiunge la consapevolezza delle esperienze acquisite e si arriva, così, a ricollocare certi "cimeli" all'interno di un contesto più appropriato. Con questo film ho fatto proprio così.
Ricollocato nella più giusta dimensione dell'horror sciocco e ricolmo di effetti speciali - figlio di quella Hollywood fatta di testosterone ed effetti digitali computerizzati da irradiare a profusione -, "The Haunting" è una pellicola insufficiente, pur caratterizzata da una scenografia particolarmente evocativa e d'impatto.
La trama non è granché, soprattutto per quanto riguarda una caratterizzazione dei protagonisti che vive di cliché; per quanto riguarda la possessione del titolo, si fa riferimento a una casa che non perde occasione per muoversi, mutare ed uccidere sotto l'effetto dello spettrale Hugh Crain, già cadaverico prima ancora di morire. Da questo punto di vista siamo ancora di fronte ad un tipo di cinema che fa sfoggio dell'impiego delle più innovative tecniche digitali a discapito di un racconto che non ha comunque molto da dire. Diversamente da oggi, dove sono l'atmosfera e la suspense che contano, all'epoca l'esibizione dell'ultimo gioiellino della computer grafica rendeva il prodotto più appetibile che i contenuti dello stesso (del resto il successo, clamoroso anche in Italia, di un prodotto come "San Valentino di sangue" che nel 2009 ha saputo racimolare ben $100.7 milioni a fronte di una spesa di 14, è tutto dovuto a una tra le prime implementazioni massificate del 3D, all'epoca spacciato come vera avanguardia del nuovo millennio).
In definitiva, quindi, "Haunting - Presenze" è un prodotto debole che fa leva su qualche già visto espediente di paura e molta poca fantasia, pur riuscendo all'epoca nell'intento di catalizzare l'interesse del pubblico (non è un caso che questo film sia uno di quelli parodiati nel secondo "Scary Movie"). Non è granché, ma personalmente ci sono affezionato.
Ps. Tratto da "L'incubo di Hill House" di Shirley Jackson, il film ha ricevuto 5 nomination ai Razzie Awards del 2000, tra cui Peggior film.
Cast: Liam Neeson, Catherine Zeta-Jones, Owen Wilson, Lili Taylor, Bruce Dern, Marian Seldes, Virginia Madsen, Todd Field, Tom Irwin, Michael Cavanaugh, Alix Koromzay.
Box Office: $177.3 milioni
Consigli: Tra gli horror in circolazione, questo non è certo il più riuscito. Di sicuro è una scelta facile e senza troppe pretese in vista di una serata, più che spaventosa, carica di qualche suggestione e molti effetti speciali.
Parola chiave: Registri.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 28 febbraio 2013

Film 512 - Django Unchained

Io non lo volevo neanche vedere, a dire il vero.


Film 512: "Django Unchained" (2012) di Quentin Tarantino
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco, Andrea
Pensieri: E allora com'è questo "Django Unchained"? Bello!
E chi se lo sarebbe aspettato che mi sarei davvero goduto con piacere l'ultima fatica di Tarantino? Io no di certo. In generale non sono un suo fan - nel senso che non lo osanno né lo critico -, trovo che Jamie Foxx come attore sia decisamente sopravvalutato e questo tanto lodato sodalizio-bis con Christoph Waltz non mi convinceva del tutto. Dov'era la fregatura?
Di fatto non c'è. O meglio, se la vogliamo cercare, l'unica che potrei citare è legata al fatto che la pellicola è lunghissima (165 minuti!) e ci sono almeno un paio di volte in cui sembrerebbe arrivare un finale, che però, in realtà non arriva. E alla lunga si accusa il colpo.
Ma, a parte questo, l'vventura di Django mi è piaciuta. Inaspettatamente.
Non amo i western, ma comunque questa è una rivisitazione per niente faticosa da sopportare, il ritmo tiene e certi momenti di tensione sono davvero resi benissimo. In particolare la performance di DiCaprio al momento della cena, quando ormai ha scoperto che lo stanno truffando, è qualcosa di pazzesco: per tutta la durata della scena si vive con l'ansia nell'attesa per ciò che inevitabilmente succederà. Leonardo DiCaprio è davvero un bravo attore e questo ruolo gli rende pienamente giustizia. Almeno la nomination all'Oscar gliela potevano dare (l'hanno data a De Niro per "Il lato positivo" che è quasi un insulto).
Altrettanto riuscito il personaggio di Christoph Waltz (che sarà non protagonista per l'Academy, ma recita per almeno due ore di film), divertente, letale e ben recitato. Aiuterà Django/Jamie Foxx nel suo cammino verso la vendetta diventandone quasi un amico. Waltz è a suo agio nei panni del dentista Dr. King Schultz, e si vede! Ritengo che l'Oscar se lo sia meritato.
L'insieme mixato di elementi che Tarantino tira fuori questa volta funziona piuttosto bene, riuscendo sia nell'omaggio sia nel ricreare qualcosa di proprio che abbia un valore e un'identità tanto originali da risultare interessanti da vedere. C'è tanta violenza, come al solito, momenti che tendono allo splatter, tanti cameo (Franco Nero, Don Johnson, Jonah Hill, Amber Tamblyn e Tarantino stesso), una scena di nudo di Foxx, un Samuel L. Jackson invecchiatissimo in un ruolo infimo e spregevole, musiche belle e usate con cura, scene architettate ad arte per impressionare, mettere ansia o lasciare lo spettatore nell'attesa di sapere cosa accadrà dopo... e tanto, tanto altro ancora.
Ora, ripeto, io non sono un particolare estimatore di Quentin Tarantino (di suo ho visto solo "Pulp Fiction", "Four Rooms", i due "Kill Bill" e "Bastardi senza gloria"), ma questo "Django Unchained" me lo sono proprio goduto. Piaciuto!
Film 512 - Django Unchained
Film 1095 - Django Unchained
Film 1607 - Django Unchained
Consigli: Una delle migliori pellicole che hanno concorso all'Oscar quest'anno! Due statuette vinte (Christoph Waltz e Quentin Tarantino, la seconda per entrambi) e un incasso al botteghino mondiale di $380,448,000. Tarantino è in forma più che mai e questa pellicola lo dimostra ampiamente. Da vedere.
Parola chiave: Broomhilda von Schaft .

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 2 novembre 2010

Film 163 - Il grande Gatsby

Una pellicola che desideravo vedere da tempo di cui non conoscevo un solo dettaglio della storia, se non il nome del protagonista maschile principale...


Film 163: "Il grande Gatsby" (1974) di Jack Clayton
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Il grande Gatsby, per me, è stato anche sinonimo di grande noia.
Non che sia un brutto film, ma non posso dire di aver mai subito il fascino degli anni '20, men che meno quello di un'attrice così insipida come Mia Farrow. Partendo dal presupposto che la trovo infinitamente antipatica, in questa pellicola, col ruolo da oca che doveva rivestire, non hanno fatto altro che accentuare in me una certa insofferenza...
La storia, poi, è quella di un amore messo nel cassetto e ritrovato dopo anni, mariti e figlie di mezzo. Struggente e passionale (ma siamo pur sempre negli anni '20...), impossibile, drammatico, eatrale, questo sentimento un tempo sopito finisce per riaffiorare causando problemi un po' atutti. Chi ci rimetterà di più sarà proprio il povero Gatsby/Robert Redford che, per amore, sacrificherà tutto sé stesso.
Insomma, insomma, ai giorni nostri questa sembra una love story così lontana da quelle cui siamo abituati che forse in questa mia visione ne ho subito un po' anche io l'evidente differenza. Sta di fatto che non ho trovato coinvolgente o appassionante la storia come mi aspetto, invece, da un film di ricostruzione storica.
In definitiva: non ha soddisfatto le mie aspettative.
Consigli: Guardatelo e ditemi la vostra! Sarei curioso di sapere cosa ne pensate...
Parola chiave: Macchina.




Ric