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giovedì 12 gennaio 2023

Film 2158 - The Glass House

Intro: Secondo film di natale, nonché ultimo del 2022!

Film 2158: "The Glass House" (2001) di Leigh Whannell
Visto: dall tv di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Fre (prima parte), nessuno
In sintesi: era da tempo che lo volevo rivedere, nonistante sapessi perfettamente che questo "The Glass House" sarebbe stato deludente. E così è stato.
Da questa pellicola, però, cercavo più un intrattenimento da effetto nostalgia, quei titoli americani di inizio anni 2000 dalla trama a malapena passabile, ma per qualche motivo così inspiegabilmente capaci di intrattenermi. Ribadisco, la mia inclinazione nostalgica mi ha spinto a scegliere questo film, pur consapevole che alla fine ne sarei rimasto insoddifatto. Il punto è che questa pellicola di Leigh Whannell ha una trama scricchiolante (troppo concentrata sul cercare di lasciare indizi da nascondere malamente allo spettatore) e una regia tremenda, incapace di capitalizzare sulla location potenzialmente intrigante/inquietante che di fatto potrebbe costituire il centro della storia: la casa di vetro.
Qui, invece, manca proprio la casa come personaggio, che avrebbe dovuto essere percepita come una prigione, una trappola, una fortezza inespugnabile. Invece la casa è di vetro perché "fa figo" e il discorso finisce lì. E lo accetterei pure, non fosse che poi la regia è incapace di valorizzare esteticamente questa scelta particolare.
Insomma, "The Glass House" non funziona per tanti motivi, ma come secondo film di natale da guardare senza pretese e comodi comodi sul divano... è stato passabile.
Cast: Leelee Sobieski, Diane Lane, Stellan Skarsgård, Bruce Dern, Trevor Morgan, Kathy Baker, Chris Noth.
Box Office: $23.6 milioni
Vale o non vale: Diane Lane è probabilmente l'unica cosa che funziona di questo titolo. Il resto è un "così così" che alla fine tira troppo la corda. Da recuperare solo se senza pretese o nostalgici di un certo tipo di cinema. Detto questo, la vera domanda è: che fine ha fatto Leelee Sobieski?!
Premi: /
Parola chiave: The Jaguar.
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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 19 luglio 2017

Film 1389 - Insonnia d'amore

Ancora una volta Netflix fornisce la soluzione per il film da guardare a cena...

Film 1389: "Insonnia d'amore" (1993) di Nora Ephron
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Edo
Pensieri: Cult dei primi anni '90 che non ricordo di aver mai visto per intero prima di questa occasione, "Sleepless in Seattle" della Ephron è stato un po' una delusione. Non che mi aspettassi capolavori eccelsi della cinematografia americana, però da una pellicola candidata per l'Oscar alla sceneggiatura qualcosina in più me la immaginavo. Tant'è.
I diktat dell'operazione romantica ci sono tutti, tra relazioni di coppia stantie, possibili partner sbagliati, un colpo di fulmine non convenzionale e un incontro in cima all'Empire State Building che sa di fiaba come poche altre cose al mondo, il tutto confezionato per piacere a quel pubblico che cerca sì l'happy ending, ma anche una strada ben infiocchetata che ce lo conduca. Io solitamente apprezzo il tipo di operazione commerciale, eppure in questa occasione ho gradito meno di quanto mi ero prefigurato. Non è colpa certo di Hanks e Ryan, una coppia sullo schermo capace di funzionare ampiamente; probabilmente è stato il semplice caso dell'aspettativa vs realtà, dove quest'ultima non ha corrisposto le attese.
Ps. 2 candidature agli Oscar del 1994 per Miglior sceneggiatura originale e canzone ("A Wink and a Smile"), 3 nomination ai Golden Globes (Migliori film commedia, attore e attrice protagonisti) e 2 ai BAFTA (sceneggiatura e colonna sonora).
Cast: Tom Hanks, Meg Ryan, Bill Pullman, Ross Malinger, Rob Reiner, Rosie O'Donnell, Gaby Hoffmann, Victor Garber, Rita Wilson, Frances Conroy.
Box Office: $227.8 milioni
Consigli: Delizia per romanticoni incalliti, scelta perfetta per una serata di disimpegno e nostalgia canaglia, questo film è sicuramente uno dei più famosi legati al genere commedia romantica e sono sicuro che per molti il risultato finale sia ancora soddisfacente. Per tutti coloro che, al contrario, desiderassero un piglio meno fiabesco, meglio evitare.
Parola chiave: Radio.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 31 gennaio 2017

Film 1292 - Una promessa è una promessa

Non mi vergogno a dire che sì, questa è stata la mia prima scelta del 2017!

Film 1292: "Una promessa è una promessa" (1996) di Brian Levant
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Presenti Schwarzenegger e Rita Wilson, la recitazione non era tra le preoccupazioni principali. Sicuramente quella di ricreare le fortunate sorti di "Mamma ho perso l'aereo" sì.
In realtà questo "Jingle All the Way", che da bambino ricordavo anche piacevole, è un titolo natalizio non particolarmente riuscito, più casinaro e incasinato che simpatico e per certi aspetti anche troppo vicino a quegli elementi che nel tempo hanno reso più famosi altri titoli a tema festivo.
Certamente l'aspetto più "personale" di questa pellicola riguarda tutta la costruzione che c'è dietro il personaggio del supereroe, forse ai tempi addirittura una non troppo celata scelta di marketing collaterale da associare all'uscita del film. Il problema, al di là del globale intendo commerciale che si annida spesso dietro le produzioni cinematografiche americane, è che né il supereroe, né le disavventure simpatiche, né tutta la buona volontà di Schwarzenegger - che, va detto, si mette in gioco - possono salvare una pellicola così così che si impegna 0 per portare sul grande schermo qualcosa di davvero originale oltre la superficie.
Cast: Arnold Schwarzenegger, Sinbad, Phil Hartman, Rita Wilson, Robert Conrad, Jim Belushi.
Box Office: $129.8 milioni
Consigli: Tra i titoli natalizi questo è certamente il più caotico e scalmanato, ma non certo il migliore. Ha qualche momento simpatico, un forte richiamo natalizio e una storia nella storia che genera addirittura un mondo alternativo di supereroi e supercattivi (il che è forse l'elemento più peculiare), ma a parte questo non molto altro. E' certamente uno svago perfetto per un momento di relax famigliare, magari proprio in occasione delle feste.
Parola chiave: Turbo Man.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 16 ottobre 2012

Film 465 - Amiche per sempre

Prosegue la maratona filmica con Paola: terzo film, ma questa volta ci spostiamo un po' in là rispetto ai precedenti prodotti negli anni '80. Ma qui è il cast a farla da padrone.


Film 465: "Amiche per sempre" (1995) di Lesli Linka Glatter
Visto: dal computer di Paola
Lingua: italiano
Compagnia: Paola
Pensieri: Un giorno, per caso, nella mia consultazione quotidiana dei siti web riguardo al cinema, scopro dell'esistenza di una pellicola che, potenzialmente, sembra una bomba. Un cast stellare da film corale tutto al femminile, un racconto generazionale di crescita e amicizia... insomma elementi da cui sono naturalmente attratto. Tanto per essere chiari, si riunisce in una sola (poi ribattezzata sòla) pellicola attrici come Demi Moore, Thora Birch, Melanie Griffith, Christina Ricci, Rosie O'Donnell e Rita Wilson (più che altro famosa per essere la moglie di Tom Hanks).
Ora forse qualcuno capisce il perchè di tanta fibrillazione da parte mia. Sicuro che sarei riuscito a neutralizzare ogni mio azzardo di pronostico negativo relativo a quest'opera solo per il fatto che, certamente, nonostante tutto sarei rimasto soddisfatto da una 'favoletta' alla "Stand by me - Ricordo di un'estate" solo molto femminile, ho costretto una Paola decisamente riluttante alla visione di questo "Now and Then". Errore.
Più che un'alternativa al film di Rob Reiner, credo si possa dire che "Amiche per sempre" è una proposta inutile. Una trama superficiale al limite dell'assurdo (cito solo questi due esempi: 1. pioggia torrenziale che impedisce a bambina caduta dentro la grata di un tombino - che ha la stessa metratura del mio appartamento - di uscirne; 2. sala parto con travaglio in atto. Presenti, oltre alla futura madre, solo la dottoressa - presunta lesbica - amica di quest'ultima. Non un infermiere che sia uno. Non una complicazione. Bambino fuori nel giro di due minuti di cronometro, a malapena una sudata della partoriente e via, ready-to-go), uno spunto narrativo che non prende e un uso insensato delle quattro protagoniste di rilievo. Nello specifico avremmo una combinazione Moore-Griffith-O'Donnell-Wilson sfruttabile che, invece, si intravede giusto in un paio di passaggi ricalcolabili in una decina di minuti totali. Peccato. Mi chiedo a che pro scomodare attrici (più o meno) famose quando in realtà le vere protagoniste sono le ragazzine.
Insomma, delusione generale per un prodotto privo di originalità che sfrutta malissimo le sue carte puntando tutto sulla storiella di finta suspense delle quattro amichette che credono di avere a che fare con un caso di omicidio (dopo una seduta spiritica, tra l'altro...) quando invece è palese tanto da volerlo urlare che non c'entra una mazza. Aggiungo, come nota di colore finale, che la caratterizzazione delle ragazze da adulte - avendo solo i famosi 10minuti di tempo citati prima - è principalmente affidata alle scelte di look quali riflesso delle principali sfumature caratteriali di ognuna delle quattro: la peggiore è la dark-Demi (look insensato), ma la costumista Deena Appel si è divertita a ricavare dai luoghi comuni più banali un guardaroba orrendo per ognuna delle amiche. Impresa titanica riuscita, con i miei più calorosi complimenti.
Ps. $37,591,674 di incasso mondiale a fronte di una spesa di 12.
Consigli: Molti i volti noti presenti (a parte le quattro già citate anche Christina Ricci, Thora Birch, il premio Oscar Cloris Leachman, Hank Azaria, Bonnie Hunt) che possono rappresentare uno dei due motivi che potrebbero spingere alla visione questa pellicola. L'altro è non avere ancora superato i 10 anni di età.
Parola chiave: Johnny.

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BB

mercoledì 30 novembre 2011

Film 336 – L'amore all'improvviso - Larry Crowne

Le premesse non erano esattamente fantastiche, ma perchè non dare una possibilità a due che per decenni hanno saputo intrattenere il pubblico cinematografico mondiale?


Film 336: "L'amore all'improvviso - Larry Crowne" (2011) di Tom Hanks
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Daniele
Pensieri: Dopo alcuni episodi tv e un altro lungometraggio (“Music Graffiti” del 1996) Tom Hanks torna alla regia di un film – che scrive insieme alla Nia Vardalos, famosissima per “Il mio grosso grasso matrimonio greco”, di cui Hanks era produttore – che, in sostanza, non ha nulla da raccontare.
Larry Crowne, più volte impiegato del mese e più facilmente scambiato per ritardato e disadattato sociale, viene licenziato dal posto di lavoro perché non ha fatto l’università. Deciderà, quindi, di rimboccarsi le maniche per rimettersi in carreggiata e cominciare una nuova vita. E, già che c’è, rimorchiare anche la disillusa professoressa Julia Roberts, detentrice del corso che, pare, cambia la vita di Larry.
In sostanza si gioca di incontri fortuiti. Larry Crowne non sa niente di nulla. Al suo primo giro in un’università incontra il rettore che lo indirizza a (ben) quattro corsi che gli permetteranno di cavarsela nel suo futuro slancio verso una vita migliore. Beccherà a) il corso con la Roberts che, appunto, gli cambierà la vita; b) certi compagni di corso troppo cool perché gironzolano in moto per la città che lo tireranno subito in mezzo e gli rifaranno pure il look; c) i corsi giusti di economia per potersi liberare di una casa ormai troppo grande per lui che affibbierà alla banca; d) l’amore della prof Roberts. Tutto questo, il nostro protagonista, lo ottiene senza far nulla. E’ vero, per carità, che all’università lui si applica e nel frattempo lavora pure, ma non può essere che nella vita tu proceda solo per culo. O sbaglio?
Sarà anche che io difetto di simpatia per chi è palesemente troppo fortunato, comunque questo “Larry Crowne” (l’altra parte di titolo l’hanno, ovviamente, aggiunta i distributori italiani con la solita creatività che li distingue) non mi è piaciuto. La banalità semplicistica della trama è sconcertante e lascia un po’ basiti che uno come Hanks, che è riuscito a salvare una barba mortale come “Cast Away”, sia caduto ingenuamente nella trappola star+star = successone al botteghino.
Già, perché questa pellicola è stata un clamoroso flop praticamente ovunque (52.4 millioni di $ incassati in tutto il mondo), segnale forte e chiaro che al pubblico Julia Roberts ha un po’ rotto le palle. Non posso dire che questo sia totalmente vero riguardo a Tom Hanks visto che “Il codice Da Vinci” & co. sono stati piuttosto floridi in quanto ad incassi, ma per colei che per anni è stata l’incarnazione vivente della fidanzata ideale americana, si può dire che sia da tempo giunto un evidente declino. L’ultimo suo successo commerciale è stato “Mangia Prega Ama” che, nonostante la notorietà del libro da cui è tratto, nel mondo non è riuscito a superare nemmeno i 200milioni di $. Un vero smacco per una che, un tempo, arrivava 256mln (“Erin Brockovich – Forte come la verità”, 2000), 309mln (“Se scappi ti sposo”, 1999) o 363mln (“Notting Hill”, 1999)… Non certo pellicole dalle trame intense, complesse o straripanti di originalità, eppure clamorosi incassi al box office. Julia, insomma, non è più sinonimo di certezza commerciale.
Sarà, dunque, che i due vedono le loro stelle un po’ appannate, comunque questa pellicola di certo non ha aiutato loro né si è distinta per creatività o originalità. Poi, per carità, vederla non uccide nessuno, ma è anche vero che, se si vuole raccontare qualcosa, sarebbe meglio ci fosse, appunto, qualcosa da dire. E qui non c’è.
Ps. Hanks non dimentica la moglie Rita Wilson (famosa per essere sua moglie) e le regala una piccola parte nella pellicola nel ruolo di impiegata della banca.
Consigli: Niente di nuovo sotto il sole. Un film che, più che altro, va visto se si è fan della coppia di attori o, quantomeno, di uno dei due. Ma non aspettatevi niente di che, davvero.
Parola chiave: Riscatto.

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Ric