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mercoledì 31 agosto 2016

Film 1203 - Haunting - Presenze

Mi hanno regalato il dvd di questo film che avrò avuto 19 anni. Ce ne sono voluti 10, quindi, perché decidessi di tirarlo fuori dalla custodia e premere play.

Film 1203: "Haunting - Presenze" (1999) di Jan de Bont
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: "Haunting - Presenze" è una scemenza giga galattica, eppure uno dei titoli cui sono più affezionato. Già alle medie ne avevo scritto una specie di analisi, riciclata e ampliata anche al liceo, nella quale approfondivo le tematiche relative a questa pellicola in maniera anche troppo lusinghiera rispetto a quanto questo prodotto si meriti in realtà. Poi, si sa, le infatuazioni giovanili passano e ci si ritrova a sorridere placidamente al passato, ricordandolo con una nota di nostalgia e, forse, una punta di rimprovero a cui si aggiunge la consapevolezza delle esperienze acquisite e si arriva, così, a ricollocare certi "cimeli" all'interno di un contesto più appropriato. Con questo film ho fatto proprio così.
Ricollocato nella più giusta dimensione dell'horror sciocco e ricolmo di effetti speciali - figlio di quella Hollywood fatta di testosterone ed effetti digitali computerizzati da irradiare a profusione -, "The Haunting" è una pellicola insufficiente, pur caratterizzata da una scenografia particolarmente evocativa e d'impatto.
La trama non è granché, soprattutto per quanto riguarda una caratterizzazione dei protagonisti che vive di cliché; per quanto riguarda la possessione del titolo, si fa riferimento a una casa che non perde occasione per muoversi, mutare ed uccidere sotto l'effetto dello spettrale Hugh Crain, già cadaverico prima ancora di morire. Da questo punto di vista siamo ancora di fronte ad un tipo di cinema che fa sfoggio dell'impiego delle più innovative tecniche digitali a discapito di un racconto che non ha comunque molto da dire. Diversamente da oggi, dove sono l'atmosfera e la suspense che contano, all'epoca l'esibizione dell'ultimo gioiellino della computer grafica rendeva il prodotto più appetibile che i contenuti dello stesso (del resto il successo, clamoroso anche in Italia, di un prodotto come "San Valentino di sangue" che nel 2009 ha saputo racimolare ben $100.7 milioni a fronte di una spesa di 14, è tutto dovuto a una tra le prime implementazioni massificate del 3D, all'epoca spacciato come vera avanguardia del nuovo millennio).
In definitiva, quindi, "Haunting - Presenze" è un prodotto debole che fa leva su qualche già visto espediente di paura e molta poca fantasia, pur riuscendo all'epoca nell'intento di catalizzare l'interesse del pubblico (non è un caso che questo film sia uno di quelli parodiati nel secondo "Scary Movie"). Non è granché, ma personalmente ci sono affezionato.
Ps. Tratto da "L'incubo di Hill House" di Shirley Jackson, il film ha ricevuto 5 nomination ai Razzie Awards del 2000, tra cui Peggior film.
Cast: Liam Neeson, Catherine Zeta-Jones, Owen Wilson, Lili Taylor, Bruce Dern, Marian Seldes, Virginia Madsen, Todd Field, Tom Irwin, Michael Cavanaugh, Alix Koromzay.
Box Office: $177.3 milioni
Consigli: Tra gli horror in circolazione, questo non è certo il più riuscito. Di sicuro è una scelta facile e senza troppe pretese in vista di una serata, più che spaventosa, carica di qualche suggestione e molti effetti speciali.
Parola chiave: Registri.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 19 gennaio 2014

Film 655 - Red 2

Avevo visto il primo e chiaramente volevo troppo vedere il seguito! br />
Film 655: "Red 2" (2013) di Dean Parisot
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Tanta azione e molto stile fumetto, proprio come nel primo episodio, questo "Red 2" è però un po' meno divertente del primo. Funziona soprattutto grazie al grandissimo cast di attori (Bruce Willis, Helen Mirren, John Malkovich, Mary-Louise Parker, Anthony Hopkins, Catherine Zeta-Jones, David Thewlis, Brian Cox, Byung-hun Lee), e alle scene d'azione alcune delle quali veramente, veramente adrenaliniche!
In questo nuovo capitolo, la storia d'amore tra Frank e Sarah continua, anche se è in un momento di leggero fermo: ovvero come passare dalle pazze sparatorie, corse in macchina e avventure per salvarsi la pelle, all'entusiasmo per qualche nuovo gingillo casalingo comprato al supermercato. Sarah, che vuole nuovamente il brivido, si lascerà subito convincere dal surreale e disadattato Marvin quando comparirà nuovamente per reclutarli, mentre Frank sarà più duro da convincere (ma ne andrebbe della loro vita!).
E così via di nuovo, in fuga, per scoprire chi li ha incastrati e cosa c'è sotto, passando per scenari di mezza Europa e per una miriade di personaggi nuovi e vecchi, di cui il più inutile è la povera Katja/Catherine Zeta-Jones, che è credibile come russa quando io come cinese.
Tutto sommato questo film non è peggio del precedente, solo ha la sfortuna di arrivare per secondo e, quindi, non apportare alcuna novità sullo schermo, ma semplicemente ricalca un format che in prima battuta era andato alla grande (una nomination ai Golden Globes come Miglior film comedy e un incasso mondiale di $199,006,387). Di questo, di fatto, si tratta: il film non è male, ma il primo, essendo una novità, rimane migliore.
Ps. Meno successo al box office del previsto: $142,078,971 e 84 milioni per produrlo, quando il primo ne era costati "solo" 58.
Film 199 - Red
Consigli: Insieme "Red" e "Red 2" sono una bella coppia di film d'azione da vedere e sono perfetti per una serata in compagnia. Spensierato, un po' folle e surrealissimo nei personaggi, vince su tutti una Helen Mirren spietata killer dal fascino innegabile, cui le segue il leggermente pazzo Marvin che John Malkovich rende con estrema bravura. Il risultato finale è assolutamente spassoso.
Parola chiave: "Notte fonda".

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Bengi

lunedì 20 maggio 2013

Film 549 - Effetti collaterali

Prima volta al cinema a Milano con Leoo. In Bicocca. Sotto il diluvio universale.


Film 549: "Effetti collaterali" (2013) di Steven Soderbergh
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Leoo
Pensieri: Mi aspettavo di vedere un film orrendo, mi sono ricreduto. Per quanto non lo consderi un capolavoro, è comunque un prodotto ben confezionato e realizzato, lucido nel giocare i suoi assi nella manica che, alla fine, inaspettatamente piacciono.
Niente, infatti, è come sembra in questo "Effetti collaterali", dove si finisce per cambiare spesso parere sui quattro personaggi principali, coinvolti volenti o nolenti in un piano macchinoso che ha dell'incredibile. Al di là dell'esplorazione della cosa uomo (approfondento il tema del conscio e non conscio, instabilità e malattia, depressione e debolezza, volontà e inconsapevolezza), nella storia si parlerà a lungo riguardo la questione dei medicinali e la facilità con cui si tende a prescriverli. Una pillola per tutto diventa una soluzione per tutto, nonché scappattoia dalle proprie responsabilità. Due macroargomenti sempre presenti in un racconto che passerà per omicidi, relazioni e ricoveri psichiatrici.
Il quartetto di attori (velocemente terzetto dato che Channing Tatum finirà per morire) rappresenta una scelta azzeccata sia per le capacità (Jude Law e Rooney Mara funzionano bene) sia per un discreto appeal che riescono ad esercitare tutti insieme. L'evolversi della storia farà il resto. Tra l'altro Law si ritrova nuovamente in una situazione a 4 che ricorda numericamente quel "Closer" di Mike Nichols.
Senza pretendere troppo da "Side Effects" (la scena dell'omicidio è sinceramente un po' ridicola), ci si può lasciar trasportare dall'intricata trama che finirà per sciogliersi in un epilogo al sapore agrodolce al grido di una meritata, spietata vendetta. Cercando di non lasciare che le elucubrazioni personali finiscano per sovrapporsi all'andamento della pellicola, ci si può serenamente lasciar portare dove lo sceneggiattore Scott Z. Burns desiderava portarci. La sorpresa vale la pena di essere vissuta senza sovraccaricarsi di ipotesi.
Presente all'ultimo Festival di Berlino in concorso, la pellicola ha riscosso un discreto successo al botteghino ($60.288.363, esattamente il doppio della spesa per produrlo) anche se gli incassi della precedente collaborazione Soderbergh-Tatum ("Magic Mike" ha guadagnato $167,221,571) sono lontani. Questo film, però, è decisamente meglio.
Consigli: Fitti misteri dai risvolti erotici, il tutto annebbiato da farmaci e pazzia. Cosa sia vero e cosa sia una messa in scena sta allo spettatore deciderlo, finché la verità non sarà svelata alla fine del film. "Effetti collaterali" fa bene il suo dovere, riuscendo a catalizzare la totale attenzione dello spettatore fin quasi da subito. Non mancheranno le sorprese, tra le quali una Catherine Zeta-Jones in insoliti panni lesbo.
Parola chiave: Siero della verità.

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Bengi

martedì 29 gennaio 2013

Film 499 - Entrapment

Casualmente due film con Catherine Zeta-Jones uno di seguito all'altro. Sembrerebbe voglia confrontare il presente con il passato dell'attrice, ma è stato puramente casuale.


Film 499: "Entrapment" (1999) di Jon Amiel
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Penultima pellicola del 2012 che, da un po' di tempo, volevo rivedere. In effetti ricordavo che da piccolo, quando l'avevo vista con i miei al cinema, mi era abbastanza piaciuta; non ricordavo però quasi nulla se non il fatto che si parlasse di ladri e amore tra anziano e giovane ragazza di bella presenza.
In effetti la coppia Sean Connery - Catherine Zeta-Jones è un connubio piuttosto insolito e genericamente non apprezzo la grande divergenza di età trattata con troppa nonchalance. Superato questo mio personale gap, la macchina "Entrapment" funziona bene nell'ottica di ciò che è: un blockbuster d'azione misto thriller.
La trama del colpaccio milionario è sempre affascinante e credo che, 14 anni fa, il mix di love affair, gadget all'avanguardia e rischi ad alta quota sia stato funzionale a decretare il buon successo di questo prodotto ($212,404,396 al botteghino mondiale) che, però, oggi risulta un po' sorpassato. Dopo l'ottimo svecchiamento di Bond, Connery sembra piuttosto un attempato anziano giocatore occasionale di Bingo e la Zeta-Jones un'attrice in cerca di un ruolo con cui sbancare.
Detto ciò, ho gradito la visione del film che ho trovato piacevole e assolutamente d'intrattenimento. Tutto è come deve essere, in una prevedibilità rassicurante ma anche, quando chi guarda ne ha necessità, completamente funzionale. Cercavo quello che ho trovato e in effetti mi sono divertito. Non male.
Consigli: Non sarà mai considerato un capolavoro, né una perla rara di originalità, però il risultato finale di questa pellicola non delude se ciò che si cercava era uno spensierato passatempo non volgare e con una buona dose di romanticismo. E, nel mezzo, una molto erotica scena in tutina aderente e laser ti-uccido-all'istante che oggi è quasi casta, ma all'epoca fece non poco scalpore.
Parola chiave: Laser.

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Ric

mercoledì 16 gennaio 2013

Film 498 - Rock of Ages

Attendevo questa pellicola dall'estate, quando a giugno a Londra i cartelloni pubblicitari dei bus erano tappezzati di poster del film!


Film 498: "Rock of Ages" (2012) di Adam Shankman
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Un vero casino questo film.
Bruttissime parrucche, protagonisti insignificanti, non pochi momenti di nonsense e una trama che quando non copia è di un flebile che ti verrebbe voglia di non finire di vederlo.
Essendo ispirato ad uno spettacolo teatrale posso immaginare che non sia "Rock of Ages" ad aver copiato "Burlesque", me ne rendo conto, ma posso assicurare che la trama è uguale. E non solo, anche la protagonista: qui la biondina tutta speranze e gran(??) voce è Julianne Hough, che in "Burlesque" era una delle ballerine del club di Cher che diventa amica dell'Aguilera.
Più insignificante di lei, comunque, riesce ad esserlo Diego Boneta che è uguale ai tanti altri che come lui non brillano particolarmente. A mio avviso la coppia era male assortita dall'inizio per avere i due ruoli principali.
Forse si puntava tutto sulla mitica, fantastica, unforgettable performance di Tom Cruise nei panni del rocker maledetto Stacee Jaxx che, in effetti, è uno dei due ruoli riusciti della pellicola. L'altro è quello di Catherine Zeta-Jones (mi ero dimenticato cantasse così bene!) nei panni della convertita-bigotta e fervente attivista conto i demoni del rock. Come in "Burlesque" anche in "Rock of Ages" si vuole far chiudere il locale storico (qui è quello gestito da Alec Baldwin dove Jaxx ha mosso i primi passi come star): in questo caso la colpa è proprio del personaggio di Catherine.
Proprio il personaggio di Baldwin, il super rocker (sfigatissimo) Dennis Dupree si rivelerà essere gay - e innamorato del non proprio stupendo con la parrucca Russell Brand -, come in "Burlesque" lo era il personaggio di Stanley Tucci.
Somiglianze a parte, comunque, "Rock of Ages" è un progetto troppo debole per avere senso sullo schermo. Non fa ridere, spesso i collegamenti narrativi non funzionano e ci sono troppi momenti awkward e personaggi meritevoli di essere cancellati dalla sceneggiatura. Il momento dell'intervista di Stacee con la giornalista-ABBA Malin Åkerman (dopo questa "prova d'attrice" mandiamola a casa, grazie) è imbarazzante oltre l'inverosimile. La loro è una delle coppie più brutte, credo, della storia del cinema. Penso che la scena in cui lui le chiede di aprire la bocca e lei spera in un bacio tirando fuori la lingua con una delle espressioni più idiote del pianeta rappresenti perfettamente l'inutilità di questo duo. Ma in effetti anche la scena dove cantano e "fanno sesso" non manca certo di chicche trash.
Non so come si sia potuto pensare di finanziare con 75 milioni di dollari questo film, che è un concentrato di anziani in crisi di mezza età, stereotipi e cliché come se piovessero e un "dinamico" duo di protagonisti di cui si fatica a ricordare la presenza tra una scena e l'altra. Scena, per di più, calcata in maniera massiccia dalla non-si-sa-perchè-sono-qui Mary J. Blige. Assente per buona parte del primo tempo, dal momento che il suo personaggio si palesa riescono ad infilarlo praticamente in ogni numero musicale, tanto che con Marco scommettevamo sempre su quando l'avremmo rivista apparire. Non ci siamo.
Ah, dimenticavo... Dove lavora Mary J.? In un locale di spogliarello dove, guarda caso, il palo per la lap dance sul palco è pari pari a quello che si vede anche in qualche scena di "Burlesque"...
"Rock of Ages": lo chiameremo fantasia.
Consigli: Sicuramente un film evitabile, un musical brutto e un prodotto che non a caso ha incassato solo $56,359,422 nel mondo.
Gli unici numeri musicali di valore sono quelli in cui c'è Catherine Zeta-Jones ("Hit Me With Your Best Shot" è bellissima), attrice che ho rivalutato in questa veste dopo anni di carriera appannata. La grinta c'è ancora.
Parola chiave: Rock.

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Ric

giovedì 5 luglio 2012

Film 425 - Alta fedeltà

Alla ricerca di qualcosa di nuovo da vedere in una serata casalinga, ho rispolverato questo dvd che avevo comprato qualche tempo fa.


Film 425: "Alta fedeltà" (2000) di Stephen Frears
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Sono rimasto folgorato da questo film. Non ricordo una visione così piacevole da non so più quanto tempo. L'ho trovato bellissimo.
Anche se non posso dire sia il mio solito genere di pellicola - un po' indie - "High Fidelity" mi ha proprio convinto: bei dialoghi, una concezione dell'amore simile alla mia, una storia interessante e un protagonista davvero azzeccato (John Cusack, che ha scritto anche la sceneggiatura tratta dal libro di Nick Hornby).
Ora faccio un attimo di autocritica. Sono consapevole che il momento che sto attraversando mi rende particolarmente sensibile a certe tematiche. Probabilmente anche solo un anno fa avrei 'capito' di meno i sentimenti o le emozioni che si riportano in questa storia. Ma adesso, per come sono cambiato, posso dire di essermi sentito davvero vicino a Rob Gordon/Cusack e, suppongo anche per questo, ho tanto gradito quanto ho visto. La richiesta di matrimonio di Rob a Laura/Iben Hjejle è una delle più belle e vere che abbia mai sentito e riflette alla perfezione ciò che credo manchi a molti di noi oggi: la capacità di renderci conto di cosa abbiamo già a dispetto di un mondo di fantasie irreali che potrebbero distrarci proprio dal vedere finalmente che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è già a nostra disposizione.
Ripeto, so di essere particolarmente suscettibile all'argomento per motivazioni totalmente personali, ma per come mi sono andate le cose ultimamente, se avessi avuto la possibilità di un dialogo sincero, anche io avrei voluto dire alla persona che mi stava di fronte le stesse cose che dice Rob a Laura.
In un contesto come questo, quindi, credo sia facile capire per quale motivo io sia tanto affascinato da "Alta fedeltà". L'idea della finale, sincera maturazione e presa di coscienza del protagonista è un percorso di formazione (non scontato) che eliminerebbe alla fonte molti dei problemi di coppia del nostro presente. La frenetica necessità del ricercare sempre qualcos'altro nella speranza che sia migliore, più interessante o più stimolante ci ha reso ciechi nei confronti dei nostri veri sentimenti. Accorgersi, appunto, di avere già quello di cui si ha bisogno è un esercizio di maturità che non in molti sono capaci di fare (anche io, eh!).
Oltre, quindi, a condividere un'idea delle cose di coppia con chi è autore di quest'opera, ho trovato anche molto simpatica l'idea morbosa delle classificazioni a tutti i costi che accomuna i protagonisti (tra cui anche un giovanissimo Jack Black): una particolarità che li rende ancora più nerd.
Altra trovata carina è il flusso di coscienza traboccante che il protagonista rivolge direttamente allo spettatore guardando in macchina. Rende perfettamente il senso di intimo che il tono confidenziale delle cose riferite sottintende. Approfondisce con spessore il carattere del personaggio e lo rende ancora più simpatico agli occhi di chi guarda per le cose spesso strampalate che racconta. In questo John Cusack è davvero formidabile.
Tra gli altri attori conosciuti la sorella di Cusack, Joan ("Una donna in carriera", "In & Out"), Catherine Zeta-Jones ("Chicago"), Tim Robbins ("Mystic River"), Lisa Bonet ("I Robinson") e Lili Taylor ("Haunting - Presenze").
Insomma, lo spaccato sociale che racconta la storia è secondo me ben analizzato e rappresentato con ironia, disillusione e una certa dose di cinismo che rende il tutto un mix davvero riuscito. Un cult.
Consigli: Se è piaciuto il film bisogna recuperare assolutamente il libro. Cosa che ho tutta l'intenzione di fare.
Parola chiave: Top Five.

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Ric

martedì 1 febbraio 2011

Film 212 - Chicago

Sinceramente non ricordavo più tanto bene questo film che, nel 2003, aveva rubato l'Oscar come miglior film a pellicole del calibro di "Il signore degli anelli - Le due torri" e "Il pianista". Meglio dare una rinfrescata alla memoria...


Film 212: "Chicago" (2002) di Rob Marshall
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Nicolò
Pensieri: "Chicago" è uno strano film. Per riassumerlo in una frase un po' estrema: è un bel musical con delle brutte canzoni.
Sarà che penso a "Moulin Rouge!" tutte le volte che vedo un film di genere, ma oggettivamente non posso dire mi sia piaciuta davvero una sola delle canzoni proposte (il film è tratto dal musical di Broadway). L'unica canticchiabile e che rimane in testa è "Overture/And All That Jazz" cantata dalla Zeta-Jones (per questo ruolo Oscar 2003 come attrice non protagonista). Le altre o sono troppo lunghe o spezzate dai troppi dialoghi in mezzo, interrotte facendo perdere, così, l'attenzione (e il ritmo) dello spettatore.
Probabilmente la scelta di adattare questo musical in film, evitando il più possibile l'effetto videoclip di due ore (vedi il recente "Burlesque"), ma piuttosto tentando un approccio un attimo più adulto e raffinato (dire di nicchia forse è azzardato), fa deragliare il regista Rob Marshall ("Memorie di una Geisha") che non è sempre capacissimo (ma dimostrerà di più la sua incompetenza in "Nine"). Nonostante certi effetti suggestivi nelle coreografie (figure in ombra dietro neon di luci colorate o numeri di ballo particolarmente efficaci), l'effetto è spesso molto caotico. Come si ripeterà nel musical ispirato ad "8 1/2" di Fellini, le scenografie sono ampie, illuminate da luci a occhio di bue che lasciano nel buio il resto della scena. Molto teatrale, in effetti, ma a volte non capire dove terminino i confini è fastidioso. La collocazione non ha spazio, nonostante sia alternata grazie al montaggio a scene in tribunale o in carcere, quindi ben delineate nel perimetro, ma, alla lunga, mi hanno stancato.
Tecnicamente parlando, invece, bei costumi e brava Renée Zellweger; deludente la voce di Richard Gere e un po' esagerato l'Oscar a Catherine Zeta-Jones (quell'anno c'erano anche Meryl Streep e Julianne Moore in nomination con lei...); simpatici Queen Latifah, John C. Reilly e Christine Baranski (Mamma Mia!"). Troppi, sicuramente, i 6 Oscar vinti (tra cui miglior film). Non a caso, in un sondaggio di qualche anno fa sugli (allora) recenti vincitori della categorie 'Best Movie', questa pellicola è risultata la meno significativa tra gli ultimi dieci ad essersi aggiudicati il titolo.
Ps. $306,776,732 di incasso nel mondo, di cui $170,687,518 solo in America.
Consigli: E' curioso confrontare questo musical e l'altro dello stesso regista, "Nine", per notare e riconoscere un certo stile che ritorna. Fateci caso!
Parola chiave: Omicidio.


Ric