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giovedì 29 gennaio 2026

Film 2433 - Hamnet

Intro: I'm in my movie era once again and lately I've been trying to catch up with all the films that I missed during last year or saved "for later" and never went back to. So here we are, giving this franchise another chance after its disappointing latest entries. But I was looking for somthing fun and easy and I thought this one could be a good candidate.

Film 2433
: "Hamnet" (2025), Chloé Zhao
Watched: At the movies
Language: English
Watched with: Niamh
Thoughts: If "Shakespeare in Love" were a bit more similar to this one, maybe it would have received less backlash when winning all those Oscars...
Controversy aside, "Hamnet" really surprised me. I wasn’t sure I’d have enjoyed it — it’s a period drama about Shakespeare and the making of Hamlet, so not necessarily my go-to story. And yet, I really liked it.
It’s definitely not an easy watch. It’s a sad story about the struggle of a family; it revolves around grief and loss. But it’s so beautifully made — its connection to nature, death, and those powers that go beyond the human experience is ever-present — and the performances are so powerful that it all stays with you even after the movie has ended. It is, indeed, an experience, and I think Chloé Zhao’s sensibility and vision for this story really make it a unique piece of art.
On top of all of this, Jessie Buckley gives the performance of a lifetime. She’s magnetic and charismatic and almost carries the whole movie herself. It’s honestly a revelation. She’s so connected to her emotions, and she’s able to portray them in such a way that is exhilarating to watch and heartbreaking at the same time. If this performance doesn’t win her the Oscar, I don’t know what will. Paul Mescal is also great here, and it’s a bit disappointing to see him left out of the Supporting Actor category, even though he didn’t really have a shot at winning.
Possibly the biggest surprise of "Hamnet" is Jacobi Jupe, a kid actor who can hold his own in a room full of talented grown-ups. His performance is amazing and, although difficult for a younger actor, he should have been more recognized for his portrayal of Hamnet Shakespeare.
Overall, this is one of the best movies nominated at the Oscars that I’ve seen so far. I do think that the first part is a bit slow and can drag at times, yet once the story gets you to the city — once you’re in that theater — you’re hooked. That last scene, when Agnes (Buckley) reaches forward to hold the actor’s hand (Noah Jupe), is so powerful and meaningful that it was impossible for me to hold back my tears. If only for that scene, "Hamnet" is a great movie.
Cast: Jessie Buckley, Paul Mescal, Emily Watson, Jacobi Jupe, Noah Jupe, Joe Alwyn.
Box Office: $22 million
Worth a watch?: Not an easy watch and probably not everyone’s cup of tea. If you like beautifully shot dramas and/or if you’re a fan of the Oscars, this is a must-watch. And Jessie Buckley’s performance is one for the ages.
Awards: Nominated for 8 Oscars for Best Picture, Director, Actress (Jessie Buckley), Adapted Screenplay, Casting, Costume Design, Production Design, and Original Score. Nominated for 11 BAFTAs for Best Film, Director, Actress in a Leading Role (Buckley), Actor in a Supporting Role (Paul Mescal), Actress in a Supporting Role (Emily Watson), Adapted Screenplay, Costume Design, Production Design, Makeup and Hair, Original Score, and Outstanding British Film. Nominated for 6 Golden Globes (Best Director, Supporting Actor for Mescal, Screenplay, and Original Score), it won for Best Motion Picture - Drama and Best Actress in a Motion Picture - Drama (Buckley). 3 nominations at the Actor Awards for Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture, Outstanding Performance by a Female Actor in a Leading Role (Buckley), and Outstanding Performance by a Male Actor in a Supporting Role (Mescal).
Key word: London.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 6 giugno 2016

Film 1150 - Anna Karenina

Ogni tanto mi manca e lo riguardo. Questa volta in inglese e senza sottotitoli.

Film 1150: "Anna Karenina" (2012) di Joe Wright
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: La glaciale Russia è riscaldata dall'amore passionale e bruciante di Anna e il suo Vronsky grazie al capolavoro di Tolstoj qui trasposto dal regista inglese Joe Wright. Meno capolavoro rispetto al libro, eppure capace di suscitare non poche positive impressioni, il contemporaneo fratello cinematografico pecca di una certa mancanza di fuoco, è vero, ma è di una bellezza stilistica innegabile. Raffinato, geniale nella messa in scena - la vita è un teatro -, sontuoso nei costumi e ben presentato dagli attori, questo film compensa quel mancante cuore pulsante indomito che si riscontra nel libro, grazie a un lavoro d'insieme che appaga gli occhi e può lasciare soddisfatti. Basta dimenticarsi del classico e lasciarsi trasportare in quest'alternativa avventura fatta di suggestioni e corsetti, amore puro e amore scabroso. E la magia non tarda ad arrivare.
Ps. Oscar per i Migliori costumi.
Film 511 - Anna Karenina
Film 517 - Anna Karenina

Cast: Keira Knightley, Jude Law, Aaron Johnson, Kelly Macdonald, Matthew Macfadyen, Domhnall Gleeson, Ruth Wilson, Alicia Vikander, Olivia Williams, Emily Watson, Michelle Dockery, Raphaël Personnaz, Cara Delevingne.
Box Office: $68,929,150
Consigli: Affascinante, teatrale nelle scenografia e nelle movenze degli attori, sontuoso nella realizzazione e, certamente, ambizioso. Una suggestione di immagini e suoni ben architettata, per un risultato finale piacevole e che fa quello che può per accostarsi ad un originale che è capolavoro. Cast delle grandi occasioni (tra cui una già promettente Vikander, quest'anno premio Oscar) e regia che parrebbe ispirata. Insomma, un titolo non solo per chi ama i film in costume.
Parola chiave: Treno.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 18 marzo 2016

Film 1104 - Everest

Perso al cinema, era da un po' che ci tenevo a vedere questo film. Anche senza l'esperienza in sala, rimaneva la possibilità che si trattasse di un buon disaster movie anche se fruito fra le mura domestiche.
Film 1104: "Everest" (2015) di Baltasar Kormákur
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Basato sulla storia vera delle due spedizioni guidate da Rob Hall (Jason Clarke) e Scott Fischer (Jake Gyllenhaal), questa pellicola parla, neanche a dirlo, del disastroso tentativo di scalata dell'Everest tragicamente conclusosi con la morte dei due scalatori (e non solo) l'11 maggio 1996.
La pellicola si propone, quindi, come disaster movie in piena regola, più lontano dalle ipotesi catastrofiche di Roland Emmerich, ma non per questo - sulla carta - meno emozionante. Dove, però, il regista tedesco riesce nel creare suspense, pathos e coinvolgimento, questo titolo fatica a ingranare, trovare uua dimensione. L'incertezza è tutta qui: pellicola catastrofica o sorta di biografia cinematografica?
Con questa doppia anima, il risultato finale finisce per essere sì, buono, ma non eccelso. Indeciso se puntare sullo spunto drammatico da connessione empatica o emozione per gli occhi da effetto speciale di qualità, "Everest" rimane bloccato in un limbo che non valorizza nessuno dei due approcci e finisce col lasciare un po' insoddisfatti. Anche perché, diciamolo pure, con la sovrabbondanza di personaggi che c'è, il rischio di lasciare spaesati gli spettatori non solo c'era, ma si è anche concretizzato. Sia perché, una volta sul monte, le tute coprenti rendono tutti somiglianti più o meno l'uno all'altro, sia perché metà dei personaggi presenti era di fatto marginale. Non dico sacrificabile, per carità, ma i grandi nomi scelti per svettare in locandina - mi riferisco a Keira Knightley e soprattutto a Robin Wright - fungono da specchietto per le allodole. Hanno parti talmente misere da essere a malapena riscontrabili in termini di minuti di presenza video.
Anche questo aspetto riflette bene il conflitto di tutta l'operazione: dramma o spettacolarizzazione? Ha senso dare così poco spazio al dolore delle mogli che perdono i mariti, pur dandoglielo, per poi concentrarsi così tanto sulla lezione mai imparata della natura selvaggia che non si piega al volere dell'uomo proponendo "Everest" come una delle esperienze cinematografiche del 2015? Secondo me no.
In definitiva, quindi, un'occasione un po' sprecata. Si poteva scegliere di bilanciare meglio gli equilibri della narrazione e, forse, tantare di sfoltire un minimo il risalto dato di fatto a tutti i personaggi. Il grande cast chiamato in massa ne esce un po' mortificato e anche se l'ottima qualità tecnica di tutta l'operazione porta a casa il risultato, non so quanto questo sposti l'ago della bilancia nell'economia del risultato finale. Che è ok, ma si poteva anche essere migliore.
Ps. Tratto dal saggio "Aria sottile" ("Into Thin Air") di Jon Krakauer, il film ha aperto fuori concorso il Festival del Cinema di Venezia 2015.
Cast: Jason Clarke, Josh Brolin, John Hawkes, Robin Wright, Emily Watson, Keira Knightley, Sam Worthington, Jake Gyllenhaal, Michael Kelly, Thomas Wright, Martin Henderson, Elizabeth Debicki, Naoko Mori.
Box Office: $203.4 milioni
Consigli: Certamente d'imbatto per la storia che racconta, eppure non così efficace come si sarebbe potuto pensare. I coprotagonisti sono tanti e praticamente tutti famosi, ma l'apporto di ognuno non sopperisce all'eccessivo numero di protagonisti presenti in scena. Visivamente potente e tecnicamente ineccepibile, "Everest" è un prodotto mosso dalle migliori intenzioni che, però, si perde un po' per strada. Sicuramente non un film per rilassarsi, meglio approcciarvisi essendo preparati al peggio. I titoli di coda, poi, sono un pugno nello stomaco.
Parola chiave: Ossigeno.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 13 febbraio 2015

Film 877 - La teoria del tutto

Non vedevo davvero l'ora di vederlo!

Film 877: "La teoria del tutto" (2014) di James Marsh
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Avevo gigantesche aspettative per questa pellicola. Pensavo mi sarei trovato di fronte alla rivelazione della stagione. E invece non è stato così.
Anche "The Theory of Everything" finisce per guastarsi nel suo risultato finale non tanto per un motivo relativo al prodotto in sé, ma per colpa di tutto quel turbinio mediatico che lo ha già incoronato come uno dei migliori titoli di quest'anno (o meglio, l'anno scorso) e lo ha visto e vedrà trionfare in tante di quelle premiazioni che gli Oscar saranno solo la cigliegina sulla torta. Non che il film abbia una reale chance di vincere in tutte le categorie, ma è probabile che il Miglior attore sarà proprio l'Eddie Redmayne qui protagonista. E' evidente, infatti, che la sua trasformazione in Stephen Hawking sia degna di plauso, avendo meticolosamente sviscerato gli step di una malattia degenerativa crudele e debilitante. Io questo glielo riconosco senza se e senza ma. Poi, idiealisticamente, mi spendo solo un attimo per ricordare che è però molto meno facile rappresentare un personaggio di invenzione, che non soffre di disturbi invalidanti percepibili a occhio nudo, che riprodurre qualcosa (o qualcuno) che esiste o è esistito. Lo dico solo perché mi pare che ultimamente si tenda a premiare quasi sempre l'interpretazione biografica (le due di "Dallas Buyers Club" dell'anno scorso, la vittoria dell'anno prima di Daniel Day-Lewis che fa Lincoln, Sean Penn che interpreta Harvey Milk, Forest Whitaker che rifà Idi Amin in "The Last King of Scotland" e l'anno prima Philip Seymour Hoffman che veste i panni Truman Capote, mentre l'anno ancora precedente aveva vinto Jamie Foxx rifacendo Ray Charles. Sono 6 esempi su un campione di 10 edizioni degli Oscar considerati. E ho preso ad esempio solo la categoria del Miglior attore protagonista!) a discapito di altre ottime interpretazioni sempre, però, seconde per il fatto che non sono relative a un "ritratto" di qualcun'altro. Fatta questa postilla, continuiamo.
"La teoria del tutto" è una buona pellicola, tecnicamente molto curata, con un protagonista forte sia a livello narrativo che interpretativo. Hawking è chiaramente un soggetto interessante da 'studiare, una persona di cui si segue con curiosità la storia di vita, i numerosi successi, l'assoluta genialità e un quotidiano fatto di difficoltà che altri non affrontano nemmeno in una vita intera. Se, però, andiamo oltre questo e oltre la perfetta metamorfosi di Redmayne nel famoso fisico, ho trovato il progetto molto meno ispirato ed ispirante. Le immagini promozionali mi parevano suggerire più una storia concentrata sull'amore della coppia che sulla malattia, ma non è esattamente così. La prepotenza di un male che non ha cura e ti colpisce giorno dopo giorno deve avere certamente uno spazio privilegiato nella trama, eppure un approfondimento più specifico sulla relazione con la moglie Jane/Felicity Jones e sulle loro dinamiche famigliari mi sarebbe piaciuto di più. Il colpo di scena finale (per me che la storia vera non la sapevo) con l'ingresso dell'infermiera Elaine mi ha spezzato il cuore, eppure è trattato molto freddamente e rapidamente, cosa che non mi sarei aspettato.
Forse le patinate immagini di locandine e trailer mi avevano mandato completamente fuori strada, facendomi indirizzare su un tipo di biografia strappalacrime che, invece, si è dimostrata essere molto più concretamente la narrazione pacata di una vita certamente unica. Meno poesia del previsto, quindi, meno romanticismo, amore senza tempo (cioè c'è, ma non come te lo aspetteresti e in questo, ripeto, il finale è davvero qualcosa che ti lascia di stucco) e tutte quelle manfrine rosa cui i blockbuster americani ci hanno abituato. Ci sta, probabilmente è giusto così, eppure io altro mi aspettavo e la cosa mi ha un po' condizionato.
Tutto sommato, comunque, è la storia solo apparentemente straordinaria di una coppia che, invece, è più normale di quanto ci si aspetterebbe. Dalla coraggiosa scelta di Jane di stare al fianco di Stephen, al momento di mettere in piedi un sistema comunicativo ex novo per il professore, questa storia mettere a dura prova lo spettatore sensibile a questo tipo pellicole, eppure l'approccio è meno sdolcinato o caricato di quanto non ci si aspetterebbe.
In conclusione "La teoria del tutto" è certo uno dei titoli da non perdere di questo lungo percorso fino agli Oscar, eppure manca quella sensazione di epicità o, a seconda del tipo di approccio, di raccoglimento che forse l'avrebbero reso memorabile, oltre che valido per una grande interpretazione del protagonista. Devo dire che i candidati a Miglior film di questo 2015 non mi hanno ancora sconvolto, per quello che ho visto. Ne devo recuperare ancora molti, nella speranza di rimanere conquistato pienamente da almeno qualcheduno.
Box Office: $91.3 milioni
Consigli: Mi fa sempre sorridere quando leggo che i medici avevano pronosticato la morte imminente di qualcuno e quest'ultimo, invece, sopravvive contro ogni speranza. Mi fa sorridere più che altro perché è la prova tangibile che nessuno può pronosticare nulla con certezza, il che è sempre rassicurante. Le persone, poi, sono in grado (anche) di cose straordinarie e, nel caso Stephen Hawking, sopravvivere a una malattia come l'atrofia muscolare progressiva non è nemmeno la più peculiare.
Quello che è apprezzabile del film di James Marsh è l'approccio alla vicenda che sembra sincero e depurato da un sensazioalismo che certo la figura di uno scienziato di fama mondiale avrebbe potuto ispirare. Chi cerca una biografia onesta su una figura umana complessa qui troverà non poche soddisfazioni; meno chi si aspetta livelli di romanticismo da zucchero a causa della storia di un amore che fa affrontare la malattia. In ogni caso è una buona pellicola con un protagonista particolarmente efficace (Eddie Redmayne) e può essere vista anche solo per farsi un'idea più dettagliata sul fisico, matematico, cosmologo e astrofisico britannico. Anche se, lo ammetto, questo film mi ha colpito molto meno di quanto avrei sperato.
Parola chiave: Equazione.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 28 febbraio 2013

Film 511 - Anna Karenina

Più di un anno di attesa. Un libro bellissimo. Una storia complessa da rappresentare sullo schermo. E una premessa cinematografica quantomeno innovativa.


Film 511: "Anna Karenina" (2012) di Joe Wright
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Leoo
Pensieri: "Anna Karenina" è un libro bellissimo che mai avrei pensato di leggere nella mia vita. Perchè è lunghissimo. Perchè è di un autore russo (Lev Tolstoj). Perchè è uno di quei 'mattoni' solitamente considerati difficili da digerire.
Eppure ce l'ho fatta e, ripeto, il libro è stupendo. Mi ha emozionato, appassionato, in alcuni tratti annoiato, aprendomi gli occhi su una realtà a me sconosciutissima. Ma non siamo qui a parlare del libro, quindi mi limiterò a consigliarlo caldamente: ne vale la pena.
Con queste premesse, lasciate che vi dica che ero molto, molto perplesso riguardo questo progetto cinematografico. La storia di Anna è straziante, romantica, odiosa, carica di speranze, turbolenta, felice, infelice, incerta... Insomma, come rendere tutto questo in una sola pellicola? E, questione a me più vicina, come rendere la storia d'amore tra Levin e Kitty (la mia preferita)?
A questo proposito ho avuto di recente qualche scambio di opinioni riguardo le due coppie principali del film (che nel libro sono rese molto più accuratamente, specialmente la seconda che viene trattata secondariamente, sì, ma comunque meticolosamente approfondita): "La storia di Kitty e Levin è in parallelo con quella di Anna e Vronsky e serve a sottolineare la differenza tra le due concezioni di amore presentate nel libro. Da un lato quella passionale - che sembrerebbe più vera - tra i due amanti protagonisti, dall'altro quella più ordinaria e quotidiana di Levin e Kitty - che sembra, invece, più normale, se non banale -.
Leggevo che in realtà questo è stato fatto per rendere ancora più evidente quanto l'amore fatto delle piccole cose, della quotidianità e di sentimenti, anche se non gridati e sbandierati però veri, sia quello che trionfa e supera gli ostacoli della vita; mentre Anna si suicida, sopraffatta da una situazione che non sa più gestire e a livello sociale e perchè la gelosia per Vronsky diventa quasi follia. E la cosa assurda è che (dice nel libro) sarebbe bastato un dialogo franco fra i due e tutto si sarebbe risolto, in quanto si amavano davvero! Però, nonostante tutto quello che passano come coppia, nonostante legittimino un amore che è scabroso e contro Dio - che quindi lascia presupporre una genuinità, se non un'appropriazione consapevole dei propri sentimenti - falliscono anche se sulla carta sembrerebbero la coppia "più innamorata".
In effetti, ma credo di averti già rotto abbastanza sull'argomento, mi sono sentito molto vicino a Levin-Kitty in quanto non hanno bisogno di gridare al mondo il loro amore. Semplicemente se lo dimostrano giorno dopo giorno, standosi vicino e dimostrando nelle piccole cose che hanno l'una nel cuore l'altro.
E' molto più poetico di un sentimento venduto come tale dalle parole delle persone. Nel senso che lo è perchè è così e non perchè è autodefinito tale
".
Quindi si capirà perchè mi stava tanto a cuore la resa delle due storie d'amore.
Tutto sommato devo dire che Joe Wright riesce abbastanza nel suo intento, anche se riduce troppo la coppia Levin-Kitty a quasi comparse, il che rende il loro percorso difficile da afferrare in alcune parti. Bene, comunque, il duo Karenina(Keira Knightley)/Vronsky(Aaron Taylor-Johnson) che rendono in maniera appassionata i loro personaggi, riuscendo quasi sempre a sfaccettarli nella miriade di sentimenti che compete loro. In alcuni passaggi la Knightley risulta un po' acerba, ma questa sua collaborazione con il regista sta portando alla realizzazione di belle pellicole tecnicamente impeccabili, spesso molto poetiche e ben recitate. Insomma, una liaison artisticamente interessante.
Inutile dire che questo "Anna Karenina" è stilisticamente molto curato, pensato e realizzato in teatro, con un facile richiamo alla vita pubblica di Anna (sul palco e in platea) e quella privata (ambientata dietro le quinte). L'esperimento - che mi aveva un po' preoccupato quando ne avevo letto a proposito - aggiunge, in realtà, quel tocco in più che non stona. Potrà non piacere a tutti, lo capisco, ma personalmente ho apprezzato lo sforzo di rivisitare un classico in chiave più personale, rileggendo, riscrivendo e riadattando al proprio lavoro artistico una storia senza, però, snaturarne i contenuti. Per una volta un autore che ha tentato di fare sua l'opera di qualcun'altro rivedendone i confini, senza adagiarsi sulla semplice narrazione degli eventi. E questo, secondo me, è un valore aggiunto.
Bellissimi i costumi (Oscar a Jacqueline Durran meritatissimo), delicate e adatte come sempre le musiche dell'italiano Dario Marianelli, scenografie estremamente curate.
Posso capire che 129 minuti di pellicola ambientata nella Russia dell'800 non siano davvero cosa per tutti, ma assicuro che "Anna Karenina" vale lo sforzo. Potrà non piacervi la storia riveduta dallo sceneggiatore Tom Stoppard (che a volte è un po' troppo frammentario), ma non potrete non rimanere affascinati da una cornice così ben realizzata tanto da lasciare senza fiato.
Film 517 - Anna Karenina
Film 1150 - Anna Karenina
Consigli: Per gli amanti del romanzo è sicuramente una rilettura interessante. Per chi ama le storie d'amore qui c'è un trionfo di sentimenti vissuti in maniera viva, consapevole fino all'ultimo momento. Per chi è appassionato della coppia Joe Wright-Keira Knightley questo è sicuramente un'altra loro collaborazione degna di essere guardata. Un bel film, particolare e a tratti poetico. Non riuscito al 100%, ma sicuramente una delle poche pellicole che ho visto di recente di cui conservo un buon ricordo. E che rivedrò.
Parola chiave: Amore.


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Ric

mercoledì 2 gennaio 2013

Film 493 - Gosford Park

Prima recensione del 2013! Buon 2013

Lo volevo assolutamente rivedere perchè a distanza di anni non me lo ricordavo più così bene.


Film 493: "Gosford Park" (2001) di Robert Altman
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Alta società e servitù a stretto contatto con delitto annesso e sospettosi intrighi di contorno. Un bellissimo film diretto da Altman che - famoso per prediligere titoli corali - non si perde mai nella narrazione nonostante il corposo numero di non protagonisti che il cast annovera.
Un prodotto di grande qualità davvero, capace - nonostante la storia presenti un innumerevole numero di nomi impossibili da ricordare tutti - di coinvolgere e interessare senza mai annoiare. In particolare, nel finale carico di colpi di scena, è un vero piacere seguire lo sciogliersi della trama. Un ottimo lavoro!
Perfettamente resa la descrizione dei differenti ceti sociali, con un inevitabile confronto fra i due mondi che si vogliono tanto lontani, ma finiscono per essere piuttosto simili, ognuno con le sue gerarchie, figure ricorrenti e riti.
E' interessante, quindi, non solo per l'ottima trama scritta da Julian Fellowes (premiato con l'Oscar), ma proprio anche per i particolari legati alla descrizione della società degli anni '30, ben ricostruita e ben descritta.
Meraviglioso il gruppo di attori, ognuno veramente perfetto per il suo ruolo: Maggie Smith divina (in una parte molto simile a quella che ha oggi in "Downton Abbey"); Helen Mirren col botto nel finale; Ryan Phillippe veramente viscido; Clive Owen estremamente affascinante e misterioso; Kristin Scott Thomas antipatica altezzosa; e poi ancora (tra gli altri) Michael Gambon, Emily Watson, Kelly Macdonald e Derek Jacobi. Tutti azzeccatissimi per i loro personaggi.
Insomma, un cast d'eccezione per un film corale diretto da uno dei registi più famosi e acclamati di sempre: serve altro?
Ps. 7 candidature agli Oscar del 2002 (tra cui Miglior film, regia e attrici non protagoniste Smith e Mirren) e 1 premio portato a casa.
Film 1431 - Gosford Park
Consigli: Assolutamente da vedere. Un prodotto confezionato in maniera eccellente (oltre alla descrizione della società dell'epoca molto interessante, a livello tecnico bellissimi costumi e ambientazione) e recitato in modo impeccabile. Vale la pena di recuperarlo.
Parola chiave: Legami familiari.

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Bengi

giovedì 23 febbraio 2012

Film 385 - War Horse

Passiamo all'artiglieria pensante. E gli Oscar sono dietro l'angolo...!


Film 385: "War Horse" (2011) di Steven Spielberg
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Considerando la regia di Spielberg e le 6 candidature all'Oscar (tra cui Miglior film), le mie aspettative era elevate. Volevo toni epici, una fotografia da urlo e una colonna sonora capace di emozionarmi (grazie al genio di John Williams). Poi le immagini promozionali, così piacevolmente patinate, avevano risvegliato in me l'interesse per il filone di guerra sopito da tempo.
Eppure, visto il film, il risultato non è sufficiente. Non è da Spielberg, non è da miglior film dell'anno.
Dunque, qual è il problema? Innanzitutto più che un kolossal raffrontabile al precedente "Salvate il soldato Ryan", questa è una favoletta per bambini di un buonismo sconcertante. E una favoletta di 146minuti di durata non sempre è facile da digerire.
Qui i toni, più che epici, sono fantastici: un contadino squattrinato compra un cavallo che non si può permettere solo per seguire un sogno (e l'orgoglio), sicuro che l'animale sia speciale. Peccato che non potrebbe arargli i campi per via della corporatura non robusta. Ma il figlio Albert/Jeremy Irvine (non molto espressivo) riesce ovviamente nell'impresa di fargli rivoltare ogni granello di terra (spacca anche le pietre...) e tutto pare rimettersi al suo posto. La prospettiva di saldare i debiti e riscattare la dignità sfuma quando, con la guerra, il padre di Albert vende il cavallo all'esercito e i due, necessariamente, si devo dire addio. Qui parte la storia - anche se Spielberg ci mette una buona mezz'ora solo per l'incipit - che vedrà il ricongiungimento dei due amici Albert-Joey (il cavallo si chiama così) solo alla fine di mille peripezie.
Non fosse che la guerra è rappresentata in maniera abbastanza convincente - ma, ripeto, "Salvate il soldato Ryan" è tutta un'altra cosa - questo "War Horse" sembrerebbe solo l'ennesimo film mieloso della Disney. Tanto infarcito di buoni sentimenti quanto attaccato ai fili più sottili dell'ultima speranza, regia e sceneggiatura non risparmiano allo spettatore visioni romantiche, eloquenti espressioni equine (non parla, ma recita. E spesso è imbarazzante) e ambigui rapporti d'amicizia molto maschili. E' uno strano racconto che non vede Spielberg al suo massimo e, anzi, ne evidenzia una certa perdita di impronta graffiante. In mancanza di pathos e vera avventura si fatica ad amare la storia di un'amicizia tanto bizzarra quanto forzatamente bollata come 'bellissima'. E' tutto troppo preimpostato, suggerito e volontariamente sconvolgente. Peccato che, nella pratica, a parte una bellissima fotografia combinata con scenari e scenografie d'impatto, il risultato finale non impressioni per niente.
Sarebbe un buon film, ma un film qualunque, se non fosse che è di uno dei registi americani cult delle ultime 3-4 decadi. Da colui che ha sconvolto il mondo del cinema con titoli come "Lo squalo", "E.T. l'extra-terrestre", "Incontri ravvicinati del terzo tipo", "Il colore viola", "Jurassic Park" e "Schindler's List" (per citarne solo alcuni...) ci si aspetta molto di più e, concedetemelo, a pieno titolo.
Tutto sommato è un prodotto tecnicamente di buon livello, ma nel complesso non posso dire di essere rimasto soddisfatto. Un vero peccato.
Ps. $133,394,000 raccolti fino ad ora in tutto il mondo e 6 nomination all'Oscar: Miglior film, fotografia, scenografia, colonna sonora, sonoro e missaggio sonoro.
Pps. Tra gli attori, oltre al protagonista sconosciuto, ritroviamo alcuni visi noti: Emily Watson ("Miss Potter"), David Thewlis ("Harry Potter e i doni della morte: Parte 2"), Tom Hiddleston ("Thor"), Benedict Cumberbatch ("Espiazione") e David Kross ("The Reader - A voce alta").
Consigli: Essendo di Steven Spielberg, quantomeno per completezza, andrebbe visto. Ma non si può certo dire che sia uno dei suoi film migliori. Molto favola e poco storia rimane, comunque, visivamente molto potente (ma come avranno fatto ad addomesticare i cavalli?).
Parola chiave: Amicizia.

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Ric