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martedì 15 maggio 2018

Film 1491 - Victoria & Abdul

Intro: L’avevo perso al cinema a Melbourne, ma ero assolutamente intenzionato a vederlo in qualche modo. Così quando si è presentata l’occasione streaming l’ho colta al volo e una volta qui è stata una delle nostre prime scelte..
Film 1491: "Victoria & Abdul" (2017) di Stephen Frears
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: “Victoria & Abdul” non è male, anche se non mi ha folgorato, diciamo. A Judi Dench non puoi dirle mai niente, è bravissima, quindi basta sottolinearlo e si può procedere oltre. Il suo compagno id avventura (Ali Fazal) è un simpatico ed impacciato comprimario a cui va la fortuna di una compagna di scena tanto capace. Senza la dolce durezza della protagonista non credo che il risultato finale sarebbe altrettanto riuscito. Che poi non stiamo proprio parlando di un gran capolavoro, ma la storia è interessante (ma quanto romanzata?);
Belli i costumi e le scenografie, davvero degni di attenzione. La candidatura all’Oscar per il trucco, invece, non l’ho troppo capita; il resto della corte è antipatica e gretta, attaccata ad un titolo ed un agio figli di un’epoca ormai agli sgoccioli. Non riesco a fare a meno di chiedermi quanto dell’acume di sua Maestà qui ritratto e sfoggiato sia fiction e quanto, invece, plausibile realtà. Ognuno di noi è figlio dei suoi tempi, non è facile spiccare per virtù e mentalità tipiche di secoli a venire…
Cast: Judi Dench, Ali Fazal, Eddie Izzard, Adeel Akhtar, Paul Higgins, Michael Gambon, Olivia Williams.
Box Office: $65.4 milioni
Vale o non vale: nell’insieme il risultato è buono. Mi aspettavo di più, lo devo ammettere, ma alcuni validi motivi per non lasciare indietro questo titolo ci sono e sicuramente Judi Dench è il primo di questi. Per chi ama, poi, le pellicole in costume questa è una manna.
Premi: Candidato all'Oscar per i Migliori costumi e il trucco; candidato al Golden Globe per la performance di Judi Dench.
Parola chiave: The Banquet Hall of Eternity.

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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 21 ottobre 2017

Film 1423 - The Sixth Sense

Per un po' di giorni sono andato per grandi aree tematiche. Dopo i tre cartoni animati di fila, sono passato all'horror a tinte thriller come se niente fosse. E, soprattutto, nonostante l'assordante casino dell'area comune del mio ostello.

Film 1423: "The Sixth Sense" (1999) di M. Night Shyamalan
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ma sì, ovviamente lo avevo già visto, eppure è stato come rivederlo per la prima volta; insomma, come al solito non ricordavo nulla. Tranne la famosa scena del "Vedo la gente morta". Quella non si scorda...
Vedere "The Sixth Sense" a quasi vent'anni dalla sua uscita in sala fa un po' effetto, considerando che adesso Bruce Willis non ha più un capello e fa la pubblicità della Vodafone e Haley Joel Osment è un ometto strano che ha conservato la faccia da bambino nel corpo di un adulto non esattamente in formissima. Al di là di questo, dicevo, fa effetto pensare che sia passato già così tanto tempo da quando il mondo conobbe il fenomeno M. Night Shyamalan, solo recentemente riabilitato grazie a titoli degni di nota dopo notevoli passi falsi e flop ("Lady in the Water", "E venne il giorno", "After Earth").
Questioni marginali a parte, come sta il nostro caro sesto senso? In forma direi, nonostante la quasi maggiore età conquistata (mi riferisco alla data di uscita italiana, 29 ottobre 1999, in America uscì il 6 agosto). Il film infatti è sempre in grado di evocare un certo buon numero di scene intriganti e singolari, riuscendo a costruire un crescendo di suspense e tensione rotto solo dalla rivelazione del grande segreto che sta dietro tutta la storia (spoilerone con 6.567 giorni di ritardo): Bruce Willis muore dopo la prima scena.
Bisogna ammettere che al tempo fu una trovata geniale, un colpo di scena da maestro che conferiva alla trama quel giusto elemento di sorpresa perfettamente in linea con tutto il racconto, tanto da far esclamare a fine visione "Finalmente ha tutto senso!". E in effetti senso ce l'ha (mi astengo da facili battute legate al titolo). Insomma, la scelta di rivedere questa pellicola mi ha soddisfatto, ricongiungendomi a una storia di cui ricordavo gli snodi essenziali senza però riuscire a connettere tutti i punti. Di fatto "The Sixth Sense" è un buon thriller che mixa intelligentemente alcune caratteristiche dell'horror, per un risultato finale spaventoso quanto soddisfacente e sufficientemente riuscito. Ancora oggi. Ps. 6 candidature agli Oscar del 2000 (Miglior film, regia, sceneggiatura, attrice e attore non protagonisti (Collette, Osment), montaggio), 2 ai Golden Globes (sceneggiatura e attore non protagonista) e 4 ai BAFTA (film, regia, sceneggiatura e montaggio).
Cast: Bruce Willis, Toni Collette, Olivia Williams, Haley Joel Osment, Donnie Wahlberg, Glenn Fitzgerald, Mischa Barton, M. Night Shyamalan.
Box Office: $672.8 milioni
Consigli: Devo dire che questo titolo è riuscito a mantenere intatto un certo fascino nonostante gli anni che passano e la storia che, una volta conosciuto il finale, perde parte del suo originale appeal. Forse non una scelta valida per ogni occasione, eppure una pellicola da tenere presente quando si sia alla ricerca di un buon thriller dalle tinte in parte horror e dal sapore già leggermente vintage.
Parola chiave: Fantasmi.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 6 giugno 2016

Film 1150 - Anna Karenina

Ogni tanto mi manca e lo riguardo. Questa volta in inglese e senza sottotitoli.

Film 1150: "Anna Karenina" (2012) di Joe Wright
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: La glaciale Russia è riscaldata dall'amore passionale e bruciante di Anna e il suo Vronsky grazie al capolavoro di Tolstoj qui trasposto dal regista inglese Joe Wright. Meno capolavoro rispetto al libro, eppure capace di suscitare non poche positive impressioni, il contemporaneo fratello cinematografico pecca di una certa mancanza di fuoco, è vero, ma è di una bellezza stilistica innegabile. Raffinato, geniale nella messa in scena - la vita è un teatro -, sontuoso nei costumi e ben presentato dagli attori, questo film compensa quel mancante cuore pulsante indomito che si riscontra nel libro, grazie a un lavoro d'insieme che appaga gli occhi e può lasciare soddisfatti. Basta dimenticarsi del classico e lasciarsi trasportare in quest'alternativa avventura fatta di suggestioni e corsetti, amore puro e amore scabroso. E la magia non tarda ad arrivare.
Ps. Oscar per i Migliori costumi.
Film 511 - Anna Karenina
Film 517 - Anna Karenina

Cast: Keira Knightley, Jude Law, Aaron Johnson, Kelly Macdonald, Matthew Macfadyen, Domhnall Gleeson, Ruth Wilson, Alicia Vikander, Olivia Williams, Emily Watson, Michelle Dockery, Raphaël Personnaz, Cara Delevingne.
Box Office: $68,929,150
Consigli: Affascinante, teatrale nelle scenografia e nelle movenze degli attori, sontuoso nella realizzazione e, certamente, ambizioso. Una suggestione di immagini e suoni ben architettata, per un risultato finale piacevole e che fa quello che può per accostarsi ad un originale che è capolavoro. Cast delle grandi occasioni (tra cui una già promettente Vikander, quest'anno premio Oscar) e regia che parrebbe ispirata. Insomma, un titolo non solo per chi ama i film in costume.
Parola chiave: Treno.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 25 marzo 2015

Film 895 - Il settimo figlio

La 3 ci offre lo spettacolo e noi accorriamo, ben felici di non perderci nemmeno una boiata!

Film 895: "Il settimo figlio" (2014) di Sergey Bodrov
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: Ci aspettavamo una boiata, e una boiata abbiamo avuto. E' giusto così, non cercavamo niente di diverso.
A dire il vero questo "Seventh Son" avrebbe qualche carta in regola per riuscire a intrattenere il pubblico e non fallire nella realizazione generale, eppure nonostante ciò la produzione manda tutto all'aria in nome di una spettacolarità che non possono permettersi: la storia non è poi così innovativa o entusiasmante, né gli effetti speciali sbalorditivi a dispetto di un budget monster di 95 milioni di dollari (e poi scopro grazie a Wiki: "Gli effetti speciali del film sono stati realizzati grazie a un finanziamento della portata di 5 milioni di dollari alla compagnia della Rhythm & Hues Seeks, cui la produzione si è affidata e che è finita in bancarotta quando il film doveva ancora finire le riprese, perché venisse completato il lavoro sul film, dal momento che la Universal e la Fox avevano fornito prestiti non sufficienti per coprire l'opera per intero"). Il risultato finale quindi è mediocre, quasi da B-movie, con scenografie tanto finte da essere imbarazzanti, dialoghi non certo magistrali e un protagonista che, nonostante anni di esperienza come attore, ancora non riesce a migliorare sotto il profilo recitativo. Ho sempre trovato che Ben Barnes fosse praticamente inespressivo e non mi spiego come ancora gli si possa affidare un ruolo da protagonista in un film commerciale che sull'appeal dei suoi attori ci basa gli incassi. Non che sia tutta colpa di Barnes se al box office questo film non ha brillato, però è chiaro che il suo status di attore non sia minimamente paragonabile a quello di altri e per capacità e per fama.
La cosa veramente strana qui però è la presenza dei 2 premi Oscar Jeff Bridges e la neo vincitrice Julianne Moore (che a dire il vero non si risparmia in quanto a pellicole discutibili) che, almeno sulla carta, dovrebbero garantire un po' di sicurezza sulla qualità recitativa del film o perlomeno definire uno standard minimo... Non che la recitazione ne "Il settimo figlio" sia una priorità, è chiaro.
Comunque, attori a parte, la storia parla di streghe e magie, del settimo figlio di un settimo figlio che si rivelerà essere l'unico capace di sottomettere la malvagia madre Malkin (Moore) e sconfiggere lei e il suo "esercito" (saran tipo 6) di mutaforma. Se la realizzazione non fosse così sciatta, la pellicola avrebbe anche un suo mercato cui rivolgersi perché è chiaro che, nonostante la palese mancanza di qualità, dall'incasso si deduce che non in pochi in giro per il mondo siano andati a vederlo. Ma, appunto, il risultato finale è mediocre e poco accattivante e ricorda una serie tv anni '90 alla stregua di "Xena: Principessa guerriera" o "Hercules" piuttosto che un prodotto destinato al cinema. Peccato, il fantasy è un genere d'intrattenimento che, se fatto bene, ha sempre il suo perché.
Ps. Tratto da "L'apprendista del mago" di Joseph Delaney, autore della saga "The Wardstone Chronicles".
Box Office: $108.1 milioni
Consigli: Si salva solo la bellezza di Julianne Moore e la simpatica goffaggine del personaggio di Bridges, ma per il resto il tutto è un po' banale e mal realizzato. Oltre alle due star il cast è composto da attori piuttosto noti: Ben Barnes, Alicia Vikander, Kit Harington, Olivia Williams, Antje Traue, Djimon Hounsou. Protagonisti a parte, "Il settimo figlio" rimane un titolo fantasy un po' debole, nonostante la trama tenti di giustificare i 102 minuti di pellicola con non pochi escamotage narrativi. Se la realizzazione fosse stata più di qualità questo film avrebbe sicuramente avuto molte chance in più di riuscire nel suo intento commerciale. Proprio come "Eragon" nel 2006...
Comunque se si scende a patti con il fatto che questa pellicola sia qualcosa di assolutamente dimenticabile, è chiaro che la si può tranquillamente scegliere per una serata senza pretese. Una storiella che tiene compagnia per il tempo necessario a spegnere un po' il cervello e rilassarsi davanti a qualche sciocchezza fantasy assolutamente innocua. C'è di meglio, è chiaro, però lo si può guardare tranquillamente.
Parola chiave: Collana.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 30 ottobre 2014

Film 805 - Hanna

Mi era sempre rimasta la curiosità di vedere questa pellicola. L'occasione grazie a Sky go.

Film 805: "Hanna" (2011) di Joe Wright
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Un action thriller violento, crudo e super adrenalinico, volutamente sporco e freddo che rinnega qualsivoglia forma patinata alla ricerca di un plausibile realismo che lascia a tratti spiazzato lo spettatore.
L'ossigenata Hanna del titolo (Saoirse Ronan) è stata addestrata dal padre (Eric Bana) per tutta la sua vita in funzione di un'unica cosa: diventare un'assassina per uccidere l'agente CIA Marissa Wiegler/Cate Blanchett. Quest'ultima, si scoprirà con l'evolversi della storia, ha un conto in sospeso con il padre di Hanna che, sapendo delle doti speciali della figlia e conoscendo bene l'indole dell'agente, addestra la ragazzina al grido di un unico imperativo: o ti adatti o muori.
Un po' forte, non c'è che dire, eppure il risultato finale di questo film è positivo. Le ottime musiche dei Chemical Brothers aiutano a differenziare questo prodotto dai soliti action in circolazione, ma anche l'ottima mano di un regista come Wright - di solito visto in ben più pesanti panni quali "Orgoglio e pregiudizio", "Espiazione", "Anna Karenina" - aiuta non poco nell'intento di creare una realtà per questa pellicola che sia diversa da tutte le altre.
In poche parole, "Hanna" è qualcosa che non ci si aspetterebbe, sia nella forma che nella messa in scena, curioso e ben confezionato esperimento cinematografico che equilibra bene glie elementi necessariamente violenti (uccisioni, duelli, scazzottate, ecc) con un certo strano humor che finisce per funzionare quando Hanna si approccia alle normali esperienze di vita di una 15enne (il primo bacio, fare amicizia, uscire la sera, ecc).
Insomma, Wright a quanto pare riesce anche in territori solitamente a lui più lontani e l'ottima scelta di cast - due antagoniste in testa - rende questa caccia all'uomo tra affascinanti scenari di sfondo una forte ma interessante avventura capace di catturare chi guarda.
Box Office: $63,782,078
Consigli: Saoirse Ronan, Cate Blanchett, Eric Bana, Michelle Dockery, Olivia Williams, Tom Hollander + la regia di Joe Wright + la musica dei Chemical Brothers = "Hanna", thriller inusuale su quella che quasi potrebbe essere definita la figlia illegittima di Jason Bourne. La Ronan è molto credibile, Cate Blanchett - ma che lo dico a fare - è fantastica anche nei panni della cattiva. Se si cerca qualcosa che spinga subito il piede sull'acceleratore, questo film funziona bene.
Parola chiave: Vendetta.

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Bengi

sabato 29 ottobre 2011

Film 316 - L'uomo nell'ombra

Nuovo dvd - acquisto milanese - che casualmente porta ad un Polanski dopo Polanski.


Film 316: "L'uomo nell'ombra" (2010) di Roman Polanski
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Diego, Andrea, Andrea Puffo, Gianpaolo
Pensieri: "The Ghost Writer " è un film di gran classe diretta in sordina da Polanski che sa, però, tenere con fermezza le redini della narrazione. Compatto, ben recitato e intrigante, misterioso per l'atmosfera cupa e l'isolamento che segnano la quotidianità di Ewan McGregor non appena diventa a tutti gli effetti il ghostwriter per la biografia del politico Adam Lang/Pierce Brosnan.
Appassionante fino all'ultimo secondo - ricordate di non abbassare mai la guardi! - conduce lo spettatore sempre più vorticosamente nel mistero che lega i vari personaggi della storia uno ad uno grazie al manoscritto blindadissimo dell'ex Primo Ministro Britannico Lang.
Un libro che scotta, un omicidio come prologo, un'isoletta sperduta e una serie di personaggi ognuno con qualcosa da raccontare. Bella storia, ottimo cast (oltre ai già citati anche Kim Cattrall, Olivia Williams, Tom Wilkinson, James Belushi, Timothy Hutton) e grande atmosfera. Bello.
Film 113 - L'uomo nell'ombra
Consigli: Grande regia e bel film, solido e ben scritto, da vedere.
Parola chiave: Autobiografia.

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Ric

venerdì 21 maggio 2010

Film 113 - L'uomo nell'ombra

Finalmente di nuovo al cinema dopo tanto tempo - tralasciando la parentesi inglese - a vedere un film di un grandissimo autore dei nostri tempi!


Film 113: "L'uomo nell'ombra" (2010) di Roman Polanski
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Stefano
Pensieri: Di questo film non riesco a ricordare il titolo italiano. Sarà che anche questa volta ci troviamo di fronte a un caso di banalità imbarazzante - tanto che io avrei lasciato il titolo originale ("The Ghost Writer") che rendeva perfettamente lo stesso - che, al solito, penalizza la prima impressione che lo spettatore può farsi della pellicola (la locandina come specchio dell'anima di un film: sarà per questo che i film italiani mi attirano così poco?).
Comunque, a parte la problematica del titolo, questa nuova fatica di Polanski (suoi film visti: "La nona porta", "Chinatown" e "Rosemary's Baby") mi è decisamente piaciuta. E (indovinate?) a cosa mi ha fatto ripensare? A un bellissimo film visto di recente, claustrofobico e teso come questo, di un altro autore stra-acclamato: "Shutter Island" di Scorsese.
Come in quest'ultimo si ha l'impressione di non aver via di scampo, un'uscita secondaria da cui fuggire, così qui, isolati dalla civiltà, prigionieri di un'isola che non lascia scampo (e inghiotte le sue vittime), siamo costretti a sottostare alle ferree regole imposte dall'ex primo ministro Pierce Brosnan/Adam Lang/un-poì-anche-Tony-Blair che vuole scrivere la sua biografia e necessita, appunto, di un 'ghost writer', autore-fantasma che scriva per lui la storia della sua vita.
Il lavoro, già cominciato da un precedente scrittore (presunto) suicida, deve essere concluso da un sostituto, lavoro per cui viene assunto Ewan McGregor, ritenuto capace di resuscitare un libro potenzialmente esplosivo, ma decisamente da sfoltire.
Ovviamente non mancheranno stranezze, misteri, problemi (la gabbia non piace a nessuno) e svariate complicazioni che porteranno a un epilogo decisamente non scontato.
Insomma, man mano che la storia procede, l'intreccio coinvolge lo spettatore che si ritrova a chiedersi come potrà mai risolversi un casino tanto ben costruito. Se l'idea (ottimamente realizzata) non risulterà delle più innovative, sorprenderanno, di più forse proprio per quest'ultimo motivo, i colpi di scena finali che trascinano, per forza di cose, il film in una dimensione quasi più da thriller d'azione.
Interessante, ben realizzato, sicuramente un buon intrattenimento, perfetto per ricordarci che Polanski, nonostante le vicende giudiziarie che lo coinvolgono, è un regista di qualità, certamente da ricordare più per le sue opere che per il resto.
Buono anche il cast che, oltre ai già citati (ma Brosnan ha una faccia da sberle fastidiosissima), vede il sempre bravissimo Tom Wilkinson, garanzia per il cinema di qualunque genere, Olivia Williams, qui moglie dell'ex 'prime minister', ambigua e misteriosa figura che sembra relegata in secondo piano, ma in realtà dimostrerà lati nascosti; infine e, ammettiamolo, un po' a sorpresa, la Kim Cattrall di "Sex and the City" (ricordiamo l'appuntamento a brevissimo, il 28 maggio, con il secondo capitolo), qui meno glam e tirata, ma comunque impressionantemente in forma, recita finalmente senza botox e cazzi attorno e si presenta unicamente come attrice capace e adatta al ruolo.
Un insieme equilibrato di elementi che fanno davvero apprezzare il film e la sua storia. Sicuramente da vedere, anche per il premio alla regia di Polanski all'ultimo Festival del cinema di Berlino.
Consigli: Rimanere concentrati durante la visione, non perdere i dettagli e lasciare che la narrazione metta insieme i pezzi. Chi è davvero sé stesso?
Parola chiave: Penna USB.




Ric