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sabato 26 aprile 2025

Film 2358 - The Brutalist

Intro: We were really curious to watch this movie after hearing about it so much and in such good terms. Also, we thought  it would have played a bigger role during the awards season.

Film 2358
: "The Brutalist" (2024), Brady Corbet
Watched on: At the movies
Language: English
Watched with: Niamh, Elias, Debbi
Thoughts: Not a huge fan of Adrien Brody to be honest and I wasn't quite sure I could handle a 3 hour film - I'm not my younger and enthusiastic self anymore - but we ended up going all together to see Brady Corbet's epic WWII architectural saga because a) everyone was talking about it and b) it looked like the Oscars were going to recognize this movie big time. And point b) kinda happened.
Altought this is definitely not my movie of the year - neither in general, nor between the Oscar nominated pictures - I made peace with the fact that "The Brutalist" was going to win Best Picture a long time before the actual Oscars night. Imagine my shock when the winnder announced was actually "Anora". Two opposite movie experiences for me, one calm (althought traumatic), the other one screamed at you. Funny how things can still surprise you even when you think you have all figured out.
Anyway, "The Brutalist" wasn't as heavy to watch as I thought I would be: it's not an easy ride by any means, but the beautiful shots, the elegance of this film and the compelling story makes up for it. Still, not a huge fan of Adrien Brody. His performance is (obviously) good, and nobody does the a WWII movie like him, but another Oscar after "The Pianist"? For a very similar performance? Again? The only actor across all 4 acting categories who already had an Oscar, won his second one. Was it really necessary? I was hard-core rooting for Ralph Fiennes but I was happy to settle for Timothée... but Brody again? I don't know, it still doesn't sound right to me.
And, I'll be honest, it still shocks me that Brady Corbet didn't win for Best Director considering how beautifully shot and directed his movie is. A movie about an architect, the building of his visionary magnum opus, the epic tale of an artist, his struggle, the war, having to run away from your own country... It had all the elements. Especially considering that neither Edward Berger for "Conclave" nor Luca Guadagnino for "Challengers" were nominated.
Anyway, I enjoyed "The Brutalist" as a one time experience - with the intermission and all - and that part shot in the marble caves of Carrara stays with me to this day. It's a very well done movie, a visionary one fur sure and extremelly well executed. Not my favourite of them all, but still a great expample of contemporary cinema.  
Cast: Adrien Brody, Felicity Jones, Guy Pearce, Joe Alwyn, Raffey Cassidy, Stacy Martin, Emma Laird, Isaach de Bankolé, Alessandro Nivola.
Box Office: $50.1 million
Worth a watch?: Definitely not a film for everyone nor a cinematic experience for every occasion as the movie is 215 minutes long. But, if you have the willingness and the patience, it's definitely worth watching.
Awards: 3 Oscars wins (Best Actor for Brody, Original Score, and Cinematography) out of 10 nominations (Best Picture, Director, Supporting Actor for Pearce, Supporting Actress for Jones, Original Screenplay, Editing, and Production Design). 4 BAFTAs wins (Best Director, Actor in a Leading Role, Cinematography, and Original Score) out of 9 noms (Best Film, Actor in a Supporting Role, Actress in a Supporting Role, Original Screenplay, and Production Design) and 3 Golden Globes wins (Best Motion Picture – Drama, Actor in a Motion Picture – Drama, Director) out of 7 overall nominations (Best Supporting Actor, Supporting Actress, Screenplay, and Original Score). Winner of the Silver Lion (Brady Corbet) at 2024's Venice Film Festival.
Key word: Bulding.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 4 maggio 2017

Film 1362 - A Monster Calls

Invitati all'apertura del Future Film Festival grazie a Marta e al Cinema Galliera, io e Poe non ci siamo lasciati scappare l'occasione di vedere questa pellicola in anteprima.
A Monster Calls

Film 1362: "A Monster Calls" (2016) di J.A. Bayona
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: L'approccio a questa pellicola è stato di totale inconsapevolezza se escludiamo l'unico dettaglio a me conosciuto prima di entrare in sala, ovvero la presenza di Felicity Jones. La presentazione introduttiva di apertura all'evento ci fa scoprire qualche dettaglio in più, ma rimane il fatto che "A Monster Calls" è stato soprattutto una sorpresa.
In un festival che quest'anno punta tutto sui personaggi - più volte preferito l'inglese character -, pare abbastanza evidente che il mostro sia il motivo scatenante della presenza di questa storia addirittura prima di tutte le altre. Va detto che quest'ultimo risulta piuttosto d'impatto, fatto di rami ed effetti speciali, oltre che di una voce profonda e affascinante regalata da nientemeno che un Liam Neeson capace di rendere indimenticabile una performance catturata attraverso il mocap, ovvero il motion capture che, da una tuta e dei marcatori fissati su di essa e collegati a un computer, trasforma la recitazione in carne ed ossa in quella che qui è sotto forma di arbusto abnorme.
L'elemento mostruoso è certamente uno di quelli che colpisce di più relativamente a questo film, ma non solo. Ci sono la difficoltà dell'affrontare una malattia che non recede e, sorpresa non da poco, un giovane protagonista davvero capace. Su Lewis MacDougall ci si deve un attimo soffermare. Il 14enne scozzese, qui alla sua prima esperienza da protagonista, è un ragazzo né già uomo né tuttavia bambino (per dirla con la storia) con alcuni problemi a relazionarsi con gli altri, sofferente pe la malattia della madre e la lontananza di un padre risposato in America. La performance di MacDougall è intensa e credibile, sfaccettata e ricca di sfumature, neanche parlassimo di un consumato signore del mestiere. A lui sicuramente il merito di trainare un prodotto altrimenti francamente un po' lento, a volte quasi piatto.
Non fosse per la malattia della mamma (una brava Felicity Jones), per le storie e le belle illustrazioni che le animano o per gli elementi già citati, "7 Minuti dopo la Mezzanotte" (questo il titolo italiano) risulterebbe un tantino statico. La colonna sonora c'è, ma non sempre si nota, i personaggi di Conor e la nonna a volte si faticano a comprendere e per la maggior parte del tempo si vaga nella storia in attesa di una spiegazione che metta assieme i vari pezzi del puzzle, il tutto per 2 ore di pellicola a cui forse una sforbiciatina qua e là non avrebbe guastato. Il risultato finale non è male, quello no, ma forse considerate le premesse mi sarei aspettato un prodotto leggermente più dinamico, addirittura meno introspettivo.
Rimane incerta, tra l'altro, l'interpretazione del finale: anche la madre finirà per vedere il mostro, ma sarà perché lo aveva già visto o perché è una sorta di proiezione della figura del padre (me lo chiedo perché Neeson appare in una foto di famiglia, facendo capire che è il nonno di Conor)? E poi perché appare il mostro? Il ragazzo lo crea, si capisce dalla storia, ma allora come mai la donna finirà per vederlo?
Insomma, non è proprio tutto chiaro relativamente a questa pellicola che è tratta dall'omonimo romanzo di Patrick Ness. Il risultato finale è tecnicamente molto elevato, gli effetti speciali sono ben fatti e credibili e la scelta del cast mi è sembrata particolarmente felice; dal punto di vista del racconto e della sua resa per il grande schermo, forse avrei preferito un approccio più incisivo che riuscisse a trascinare anche lo spettatore inconsapevole del fatto che, iniziato il film, si sarebbe trovato di fronte ad una storia non facile, un percorso di formazione atipico e a tratti disperato, un'esperienza umana complessa e carica di emotività, un viaggio pesante verso un epilogo inevitabile, oltre che la maturità dei propri personaggi. Insomma, "A Monster Calls" mette sul piatto non pochi elementi complicati da gestire ed esporre e ne esce vincitore per i toni, un po' meno per i modi (cinematografici). Credo che il suo più grande pregio sia quello di saper comunicare in maniera perfetta la singolarità e peculiarità dell'essere umano, delle contraddizioni che lo caratterizzano e, neanche a dirlo, dell'umanità che ne sta alla base. Non mi sarei mai aspettato un budget tanto alto (43 milioni di dollari) per una storia tanto difficile da vendere. Il box-office non è stato clemente, anche se forse questo titolo qualche chance in più se la meritava.
Cast: Lewis MacDougall, Sigourney Weaver, Felicity Jones, Toby Kebbell, Liam Neeson, Geraldine Chaplin.
Box Office: $43.4 milioni
Consigli: Una storia per nulla facile, un protagonista con i problemi tipici dei ragazzi di oggi oltre che quelli stabilmente presenti dentro casa. A sbloccare la situazione ci penserà un mostro apparentemente cattivo, una sorta di Grillo parlante dalle dimensioni inconsuete che porterà il ragazzo al confronto con se stesso e la situazione che sta passando. Il risultato finale è di qualità, anche se a volte si ha la sensazione che niente stia procedendo. Il finale è assolutamente di impatto e dovrebbe ripagare anche chi, nel caso, non dovesse apprezzare i toni un po' sommessi della prima parte. Di sicuro non è un titolo da scegliere per un'occasione spensierata.
Parola chiave: 00:07.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 30 gennaio 2017

Film 1290 - Rogue One

Finalmente! Finalmente! Finalmente!

Film 1290: "Rogue One" (2016) di Gareth Edwards
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Questa non è una recensione facile da fare. Ho atteso impaziente di vedere questo film, ne avevo una voglia matta e sono arrivato al cinema carico di speranze. Adoro "Star Wars" e mi piace come si stia rinnovando e rivedendo il franchise, rilanciandone le sorti e certamente anche per questo motivo ho dato per scontato che avrei sicuramente amato "Rogue One". Non è andata esattamente così.
La verità è che durante il primo tempo ho fatto fatica a stare sveglio. Anzi, credo di aver ceduto, per qualche istante. Perché l'inizio di questa storia ha due difetti: è lentissimo ed è preso troppo alla lontana. Forse una trama leggermente sforbiciata (in 2h e 13 minuti qualcosina si trovava) avrebbe aiutato ad ingranare da subito e anche se è ovviamente apprezzabile che si sia deciso di contestualizzare bene la storia, rivelandone scenari principali e non, mi è parso tutto un tantino esagerato, anche perché ci si concentra molto sulla parte antagonista (che francamente non è così interessante). Inoltre ho trovato i personaggi principali - robot compreso - inizialmente antipatici ad esclusione di Saw Gerrera (Forest Whitaker) che, invece, lo è sempre.
Il secondo tempo è quello che mi ha salvato la situazione. Avvilito dalle prime impressioni negative, ho trovato nello svilupparsi della storia motivo di conforto. Grazie ad una seconda parte che si perde meno in chiacchiere e passa ai fatti, "Rogue One" riesce comunque a fare centro. La tanto decantata ribellione comincia e quando si prendono le armi in mano, non ce n'è per nessuno. Gli effetti speciali spettacolari rendono l'azione e la guerra particolarmente efficaci, incalzate da una colonna sonora d'effetto. Nel finale, la scena della battaglia è davvero ben riuscita e anche se manca un po' il dinamismo piacevole di J.J. Abrams, va detto che le scene sono efficaci e realistiche, tanto che mi hanno ricordato veri e propri sbarchi, oltre che in un certo qual modo la regia spielbergiana di "Salvate il soldato Ryan". Insomma, non mancano le emozioni forti. Le quali, tra l'altro, sono anche garantite da un paio di personaggi riprodotti interamente attraverso la computer grafica: Grand Moff Tarkin (Peter Cushing) e la Principessa Leila (Carrie Fisher). Il punto non è tanto che Cushing sia morto nel 1994 e la Fisher sia prematuramente venuta a mancare proprio il giorno in cui ho visto questo film, quanto che la loro ricostruzione attraverso gli effetti speciali è posticcia e si vede. Leila appare solo giovanissima in un cameo, ma Grand Moff Tarkin è un personaggio della storia a tutti gli effetti e la sua presenza a fianco degli altri attori stona e distrae non poco durante tutta la visione. Non so se questa fosse l'unica soluzione praticabile, sicuramente non ha mancato di far discutere.
Questa problematica a parte, il risultato finale si salva in corner, ma per quanto mi riguarda non è stata una visione soddisfacente. Certo, nel mio giudizio c'è anche la delusione di non aver trovato ciò che mi aspettavo, motivo per cui sono sicuro che una seconda visione saprà in parte ribaltare la mia prima impressione non esattamente entusiasta. Sta di fatto che, secondo me, questo spin-off sia assolutamente più debole di quell'intricata storia che è tutto il mondo di "Star Wars". Ho apprezzato l'onestà di un finale che non ha paura di mettere in pratica l'estremo sacrificio e questo, su tutto, mi ha fatto propendere per un'opinione complessivamente positiva dell'ennesimo prodotto del franchise di Lucas, anche se con le riserve di cui sopra. Poi sì, mi aspettavo molto di più e, forse per questo, ci sono rimasto male.
Ps. Candidato a 2 premi Oscar 2017: Migliori effetti speciali e missaggio sonoro.
Film 15 - Star wars: Episodio I - La minaccia fantasma
Film 23 - Star wars: Episodio II - L'attacco dei cloni
Film 30 - Star wars: Episodio III - La vendetta dei sith
Film 37 - Guerre stellari: Episodio IV - Una nuova speranza
Film 41 - Star Wars: Episodio V - L'impero colpisce ancora
Film 50 - Star Wars: Episodio VI - Il ritorno dello Jedi
Film 1072 - Star Wars - Il risveglio della Forza 3D
Film 1080 - Star Wars - Il risveglio della Forza
Film 1469 - Star Wars: The Last Jedi
Film 1595 - Star Wars: The Last Jedi
Film 1816 - Star Wars: The Rise of Skywalker
Film 1290 - Rogue One
Film 1679 - Solo: A Star Wars Story
Cast: Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Donnie Yen, Mads Mikkelsen, Alan Tudyk, Jiang Wen, Forest Whitaker, James Earl Jones.
Box Office: $1.030 miliardi
Consigli: C'è tutto il mondo di "Star Wars", ma non si vede. o meglio sì, la saga è sempre ben presente per tutto il film, ma "Rogue One" mette ben in chiaro che, diversamente dall'ultimo episodio 7, qui le vicende e i personaggi sono altri. Da un lato sarebbe meglio così, non fosse che il risultato finale traballa fra un primo tempo letargico e un secondo adrenalinico e spettacolare, per una sommatoria che non è necessariamente una sufficienza su tutti i fronti. Colonna sonora di Giacchino in linea con quelle di Williams, pur mantenendo l'identità del suo creatore, effetti speciali galattici e una protagonista un po' antipatica, ma ben impersonata dalla brava Felicity Jones, qui affiancata da un cast multietnico come solo l'eterogeneo mondo di Lucas poteva partorire. Insomma, sulla carta è sempre la solita solfa, ma il risultato differisce di non poco. Piacerà a moltissimi, ne sono certo, ma io non ho vissuto la magia.
Parola chiave: Stellina.

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Bengi

lunedì 14 novembre 2016

Film 1237 - Inferno

Dopo 4 notti ad Oslo, siamo tornati in quel di Copenaghen dove eravamo atterrati. Di nuovo 8 ore di pullman, un po' di cibo, molto trono di spade e una tesi da finire di scrivere. Arrivati in Danimarca, la prima serata ventosissima e bagna l'abbiamo dedicata al cinema: come a Londra, siamo tornati all'IMAX!

Film 1237: "Inferno" (2016) di Ron Howard
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Flop inaspettato sul mercato americano, incapace di generare oltre i miseri $31.6 milioni incassati ad oggi, il terzo titolo della saga creata da Dan Brown è stato stranamente snobbado rispetto ai suoi predecessori di successo. Non c'è una colpa particolare, il mix di elementi è sempre lo stesso, forse semplicemente a nessuno interessa più delle avventure cinematografiche di Robert Langdon.
Dopo i fasti iniziali dei primi due capitoli, con questo terzo ci spostiamo in un nuovo territorio per il famoso professore/detective casereccio: abbandonata la Chiesa, ci diamo alla scienza cattiva, quella che intende generare un virus in grado di sterminare una parte di popolazione mondiale così da evitare il collasso sociale cui stiamo arrivando a causa del sovrappopolamento. L'unico modo per raggiungere la stabilità, secondo la visione dei pazzoidi dietro all'ideona, è una piaga su scala mondiale e l'unico che lo capisce, ovviamente, è Langdon, tra l'altro complice suo malgrado.
Dalla trama particolarmente intricata di questo terzo episodio non si trae alcun piacere per un bel po' di tempo. La prima parte di film è tutta di ricerca di indizi che non si trovano, per cui le due scatole che non ti vengono. Se ci si aggiunge che la versione originale presenta un sacco di frasi in italiano pronunciate un po' a casaccio da attori internazionali - e mi dispiace dirlo ma Felicity Jones in questo non è per niente brava - e un sacco di frasi in inglese pronunciate un po' a casaccio da attori italiani, l'effetto teoricamente serio dell'operazione sfocia in una sorta di surreale calderone di accenti e battute incomprensibili. In aggiunta per noi italiani, fanno un po' ridere una serie di scene e trovate improbabili, capitanate da quella in ospedale, luogo in cui a) si parla in inglese* e b) le porte sono antiproiettile**. Insomma, quantomeno si manca di realismo.
Per il resto della storia, una volta che un po' di indizi si comincia a metterli insieme, in realtà manca quella messa in scena colossalmente assurda che oscilla tra la boiata e l'appagante, per cui alla fine si rimane un po' perplessi e basta. Sì, ok, il colpo di scena c'è e tutta quella serie di elementi catastrofico-apocalittici pure, ma la sensazione è che manchi qualcosa che renda questa storia un'avventura interessante oltre la maniacale e scrupolosa ricerca della trafila di indizi "culturali" sparpagliati a casaccio a testimonianza dell'enorme patrimonio di conoscenza del suo autore. Insomma, mi è parso talvolta tutto un attimo fine a se stesso. Oltre che sconnesso rispetto ai lavori precedenti.
Dunque un risultato finale traballante, una messa in scena eccessivamente patinata e un Robert Langdon francamente in affanno per un "Inferno" che lo è di nome, ma di fatto è solo un gran casino.
* Sappiamo tutti che in Italia si parla a malapena l'italiano, figuriamoci l'inglese. In una struttura pubblica.
** Ahahahahah, sto ancora ridendo.
Film 2448 - The Da Vinci Code
Film 81 - Angeli e demoni
Film 1287 - Angeli e demoni
Film 2451 - Angels & Demons
Film 1237 - Inferno
Cast: Tom Hanks, Felicity Jones, Irrfan Khan, Ben Foster, Sidse Babett Knudsen, Omar Sy, Ana Ularu.
Box Office: $202.6 milioni
Consigli: Il cast internazionale fa sempre figo, anche se mi aspettavo che le pronunce sarebbero state più comprensibili. In definitiva un terzo capitolo così così che fallisce nel consegnare al pubblico generico un thriller emozionante e finisce per risultare appetibile solo per i fan della saga. Too bad.
Parola chiave: Cerca trova.

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Bengi

venerdì 13 febbraio 2015

Film 877 - La teoria del tutto

Non vedevo davvero l'ora di vederlo!

Film 877: "La teoria del tutto" (2014) di James Marsh
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Avevo gigantesche aspettative per questa pellicola. Pensavo mi sarei trovato di fronte alla rivelazione della stagione. E invece non è stato così.
Anche "The Theory of Everything" finisce per guastarsi nel suo risultato finale non tanto per un motivo relativo al prodotto in sé, ma per colpa di tutto quel turbinio mediatico che lo ha già incoronato come uno dei migliori titoli di quest'anno (o meglio, l'anno scorso) e lo ha visto e vedrà trionfare in tante di quelle premiazioni che gli Oscar saranno solo la cigliegina sulla torta. Non che il film abbia una reale chance di vincere in tutte le categorie, ma è probabile che il Miglior attore sarà proprio l'Eddie Redmayne qui protagonista. E' evidente, infatti, che la sua trasformazione in Stephen Hawking sia degna di plauso, avendo meticolosamente sviscerato gli step di una malattia degenerativa crudele e debilitante. Io questo glielo riconosco senza se e senza ma. Poi, idiealisticamente, mi spendo solo un attimo per ricordare che è però molto meno facile rappresentare un personaggio di invenzione, che non soffre di disturbi invalidanti percepibili a occhio nudo, che riprodurre qualcosa (o qualcuno) che esiste o è esistito. Lo dico solo perché mi pare che ultimamente si tenda a premiare quasi sempre l'interpretazione biografica (le due di "Dallas Buyers Club" dell'anno scorso, la vittoria dell'anno prima di Daniel Day-Lewis che fa Lincoln, Sean Penn che interpreta Harvey Milk, Forest Whitaker che rifà Idi Amin in "The Last King of Scotland" e l'anno prima Philip Seymour Hoffman che veste i panni Truman Capote, mentre l'anno ancora precedente aveva vinto Jamie Foxx rifacendo Ray Charles. Sono 6 esempi su un campione di 10 edizioni degli Oscar considerati. E ho preso ad esempio solo la categoria del Miglior attore protagonista!) a discapito di altre ottime interpretazioni sempre, però, seconde per il fatto che non sono relative a un "ritratto" di qualcun'altro. Fatta questa postilla, continuiamo.
"La teoria del tutto" è una buona pellicola, tecnicamente molto curata, con un protagonista forte sia a livello narrativo che interpretativo. Hawking è chiaramente un soggetto interessante da 'studiare, una persona di cui si segue con curiosità la storia di vita, i numerosi successi, l'assoluta genialità e un quotidiano fatto di difficoltà che altri non affrontano nemmeno in una vita intera. Se, però, andiamo oltre questo e oltre la perfetta metamorfosi di Redmayne nel famoso fisico, ho trovato il progetto molto meno ispirato ed ispirante. Le immagini promozionali mi parevano suggerire più una storia concentrata sull'amore della coppia che sulla malattia, ma non è esattamente così. La prepotenza di un male che non ha cura e ti colpisce giorno dopo giorno deve avere certamente uno spazio privilegiato nella trama, eppure un approfondimento più specifico sulla relazione con la moglie Jane/Felicity Jones e sulle loro dinamiche famigliari mi sarebbe piaciuto di più. Il colpo di scena finale (per me che la storia vera non la sapevo) con l'ingresso dell'infermiera Elaine mi ha spezzato il cuore, eppure è trattato molto freddamente e rapidamente, cosa che non mi sarei aspettato.
Forse le patinate immagini di locandine e trailer mi avevano mandato completamente fuori strada, facendomi indirizzare su un tipo di biografia strappalacrime che, invece, si è dimostrata essere molto più concretamente la narrazione pacata di una vita certamente unica. Meno poesia del previsto, quindi, meno romanticismo, amore senza tempo (cioè c'è, ma non come te lo aspetteresti e in questo, ripeto, il finale è davvero qualcosa che ti lascia di stucco) e tutte quelle manfrine rosa cui i blockbuster americani ci hanno abituato. Ci sta, probabilmente è giusto così, eppure io altro mi aspettavo e la cosa mi ha un po' condizionato.
Tutto sommato, comunque, è la storia solo apparentemente straordinaria di una coppia che, invece, è più normale di quanto ci si aspetterebbe. Dalla coraggiosa scelta di Jane di stare al fianco di Stephen, al momento di mettere in piedi un sistema comunicativo ex novo per il professore, questa storia mettere a dura prova lo spettatore sensibile a questo tipo pellicole, eppure l'approccio è meno sdolcinato o caricato di quanto non ci si aspetterebbe.
In conclusione "La teoria del tutto" è certo uno dei titoli da non perdere di questo lungo percorso fino agli Oscar, eppure manca quella sensazione di epicità o, a seconda del tipo di approccio, di raccoglimento che forse l'avrebbero reso memorabile, oltre che valido per una grande interpretazione del protagonista. Devo dire che i candidati a Miglior film di questo 2015 non mi hanno ancora sconvolto, per quello che ho visto. Ne devo recuperare ancora molti, nella speranza di rimanere conquistato pienamente da almeno qualcheduno.
Box Office: $91.3 milioni
Consigli: Mi fa sempre sorridere quando leggo che i medici avevano pronosticato la morte imminente di qualcuno e quest'ultimo, invece, sopravvive contro ogni speranza. Mi fa sorridere più che altro perché è la prova tangibile che nessuno può pronosticare nulla con certezza, il che è sempre rassicurante. Le persone, poi, sono in grado (anche) di cose straordinarie e, nel caso Stephen Hawking, sopravvivere a una malattia come l'atrofia muscolare progressiva non è nemmeno la più peculiare.
Quello che è apprezzabile del film di James Marsh è l'approccio alla vicenda che sembra sincero e depurato da un sensazioalismo che certo la figura di uno scienziato di fama mondiale avrebbe potuto ispirare. Chi cerca una biografia onesta su una figura umana complessa qui troverà non poche soddisfazioni; meno chi si aspetta livelli di romanticismo da zucchero a causa della storia di un amore che fa affrontare la malattia. In ogni caso è una buona pellicola con un protagonista particolarmente efficace (Eddie Redmayne) e può essere vista anche solo per farsi un'idea più dettagliata sul fisico, matematico, cosmologo e astrofisico britannico. Anche se, lo ammetto, questo film mi ha colpito molto meno di quanto avrei sperato.
Parola chiave: Equazione.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 7 agosto 2012

Film 435 - Hysteria

Non ero ancora riuscito a vederlo ed era da un po' che aspettavo!


Film 435: "Hysteria" (2011) di Tanya Wexler
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Di sicuro uno spunto narrativo interessante per una storia che vanta un'originalità non usuale di questi tempi. Si tratta, infatti, della non certo nota vicenda che porta all'invenzione - romanzata - del vibratore.
Tra un gridolino e un orgasmo si snoda la vicenda del Dott. Mortimer Granville (Hugh Dancy) tra i meandri dell'isteria femminile guidato dal mentore Dr. Robert Dalrymple (Jonathan Pryce) in compagnia di due figlie che più diverse non si può. Chiaramente, nel corso della vicenda, quella che sembrava la più indomabile (Maggie Gyllenhaal), si rivelerà essere la perfetta compagna per la vita. Niente di nuovo per quanto riguarda la cornice amorosa, insomma, ma piuttosto interessante il racconto della genesi di uno strumento tanto conosciuto ai giorni nostri con, per sfondo, una rivoluzione sociale in pieno fermento per l'avvento di novità tecnologiche di grande portata. Insomma, un mix interessante e florido per un'unica vicenda da raccontare.
Non si risparmia alcuna gag sessuale in questo "Hysteria" e, soprattutto, si torna a far uso di uno degli attori più ironici e capaci del cinema british: Rupert Everett. Tagliente ed eloquente con un semplice sguardo, brillante spalla per tutta la durata della pellicola, è un peccato che venga usato con tanta parsimonia. E' certamente il personaggio più spassoso della pellicola, vedere per credere.
Insomma, la pellicola ha pecche anche piuttosto evidenti - ci sono molti passaggi noiosi in cui si preferirebbe decisamente passare oltre -, ma nel complesso l'idea è carina e riportata sullo schermo con semplicità e piacevolezza, tanto che un argomento così tecnicamente "spinoso" non risulta mai volgare o eccessivo. Si ride di gusto durante le performance orgasmiche delle anziane pazienti, ma si riflette anche sulle stranezze e il maschilismo umano: qualunque cambiamento umorale femminile era classificato dalla medicina come isterismo e, a volte, anche "curato" con tecniche estreme ed irreversibili. Sì, certo, si ride volentieri, ma se ci si sofferma un attimo su ciò che è stato davvero il nostro passato, si rimane un attimo interdetti.
Vale la pena di vederlo, anche se personalmente mi aspettavo qualcosina di più.
Consigli: Piacevole e garbato, mai volgare nonostante l'argomento che tratta. E' un buon film divertente che, alla fine, riesce anche a far riflettere. Non c'è male.
Parola chiave: Elettricità.

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Ric