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mercoledì 8 aprile 2020

Film 1867 - Jojo Rabbit

Intro: In tanti ne avevano parlato benissimo e, purtroppo, mentre ero in Argentina non ero riuscito a vederlo al cinema. Per cui, appena l'ho trovato disponibile in streaming, non ho perso tempo e l'ho subito recuperato!
Film 1867: "Jojo Rabbit" (2019) di Taika Waititi
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Mirco
In sintesi: in soldoni, bambino pro Nazi che si immagina amicone di Hitler diventa amico di un'ebrea che la madre gli nasconde in casa. Il resto ve lo lascio scoprire.
Taika Waititi confeziona un film che prende in giro il nazismo e il suo leader - ma chi vi ha detto che siamo sulla falsa riga de "La vita è bella" vi ha perculato - e lo fa centrando sufficientemente il bersaglio (mainstream). Un prodotto non perfetto, ma è evidente che l'intento fosse positivo e in ogni caso il buon risultato finale fa sorvolare sull'a volte mancato approfondimento (specialmente di alcuni personaggi). A tratti fiaba, a tratti satira, a tratti dramma, a tratti un po' di quello che ci volete vedere, "Jojo Rabbit" funziona perché ha un suo ritmo e una sua voce e, soprattutto, un cast in gran spolvero, partendo da un protagonista estremamente dotato (Roman Griffin Davis), proseguendo per un Hitler surrealmente godibile (ricordiamoci che Taika Waititi è per metà Māori) e il personaggio migliore della storia, la madre sovversiva Scarlett Johansson (qui sì nomination all'Oscar meritata e, a mio avviso, statuetta scippata dalla compagna di altro film Laura Dern); nel mezzo c'è una coppia gay ancora nell'armadio (Alfie Allen e Sam Rockwell) e l'istruttrice del campo per giovani seguaci del führer Rebel Wilson, tre personaggi che avrebbero sicuramente goduto di qualche chance in più per raccontare se stessi, specialmente quest'ultima che, presentata così come, rimane un po' inutile alla storia. Sorprendentemente chi rimane più indigesta è proprio colei per la quale ci si aspetterebbe di simpatizzare di più, ovvero la piccola rifugiata Elsa (Thomasin McKenzie), molto spesso antipatica o comunque poco incline a rendersi piacevole. Non so se fosse volutamente Waititi o la storia originale di Christine Leunens a renderla già così, rimane il fatto che non si fa apprezzare facilmente.
In ogni caso "Jojo Rabbit" è un insolito film sulla seconda guerra mondiale che ritrae, a volte con sorprendente leggerezza, passaggi di un momento storico complesso e doloroso, pur non mancando mai di rispetto o facendo sentire a disagio lo spettatore. E' un grande pregio quello di Waititi, è in grado mettere in scena orrori pur facendolo con un tono mai pesante e, anzi, sempre fedele a quello che mi pare essere il suo stile narrativo (vedi "Thor: Ragnarok").
Cast: Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, Taika Waititi, Rebel Wilson, Stephen Merchant, Alfie Allen, Sam Rockwell, Scarlett Johansson.
Box Office: $90.3 milioni
Vale o non vale: Nel complesso una buona pellicola, sicuramente una delle migliori tra quelle candidate all'Oscar quest'anno (lo so, d'altronde le proposte non erano granché). Non è stato il film che mi aspettavo, la storia di Jojo completamente diversa da ciò che mi ero immaginato, senza contare che la figura di Hitler ha qui tutto un altro valore, mentre io avevo pensato si trattasse di un personaggio più concreto. Ma bene così, una visione che è stata una sorpresa, una Scarlett Johansson che è stata un piacere da vedere, un buon prodotto che, con il suo piglio contemporaneo, ha raccontato una storia particolare ma ambientata in un'epoca storica cinematograficamente già ampiamente spolpata, aggiungendo il suo peculiare punto di vista. Interessante. Premi: Candidato a 6 Oscar, tra cui Miglior film e attrice non protagonista, vincendo quello per la Miglior sceneggiatura non originale; 2 nomination ai Golden Globe per Miglior film e attore protagonista (Roman Griffin Davis) e 1 BAFTA per la Miglior sceneggiatura non originale su 6 nomination (tra cui attrice non protagonista e colonna sonora).
Parola chiave: Patriottismo.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 6 settembre 2018

Film 1508 - Darkest Hour

Intro: E finalmente si entra nel vivo della stagione dei premi, con il primo titolo da recuperare in vista della stagione degli Oscar! E non mancavano le giuste ragioni...
Film 1508: "Darkest Hour" (2017) di Joe Wright
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: risultato finale buono, soprattutto grazie alle ottime performance di Oldman (impressionante) e Scott Thomas. Forse da questa pellicola mi aspettavo qualcosa di più, in ogni caso la storia è molto interessante e costruita attorno ad un personaggio magnetico, a tratti ambiguo, difficile spesso da inquadrare. E la sceneggiatura è capace di sottolineare l'imperfetta umanità del proprio soggetto protagonista dandone un ritratto sfaccettato e credibile quanto basta;
il vero neo di prodotti come questo è l'enorme dislivello tra la performance dominante, ovvero quella che andrà a vincere l'Oscar - cito solo altri tre casi identici: Forest Whitaker in "The Last King of Scotland", Julia Roberts in "Erin Brockovich", Philip Seymour Hoffman in "Capote" -, e il resto del prodotto, che perde di visibilità nei confronti di tutta l'attenzione guadagnata dall'attore in odore da premio. "Darkest Hour" non si sottrae all'equazione e, a fronte delle 6 candidature solo due vanno a segno, anche perché nessuno si sarebbe mai aspettato di vederlo trionfare nella categoria Miglior film, suppongo;
curiosamente si ricollega in parte alla trama del "Dunkirk" di Nolan, uscito lo stesso anno e competitor diretto del film di Wright agli ultimi Academy Awards. Entrambi, infatti, parlano di Churchill e del famoso discorso che il primo ministro pronunciò per spronare le forze armate del Regno Unito a scacciare l'esercito tedesco di Hitler ("We shall fight on the beaches");
tutto sommato un biopic che centra l'obiettivo di approfondire la figura pubblica e privata del famoso politico britannico, mettendone in luce le molteplici facce e sfaccettature; del resto a Wright non manca un buon occhio e una perspicace scelta dei soggetti dei propri film. Non è un capolavoro, ma funziona.
Cast: Gary Oldman, Kristin Scott Thomas, Lily James, Stephen Dillane, Ronald Pickup, Ben Mendelsohn.
Box Office: $150.2 milioni
Vale o non vale: Recitato molto bene, capace di incuriosire lo spettatore avvicinandolo non solo al personaggio, ma anche alle vicende storiche narrate, questo film funziona bene e sicuramente merita i riconoscimenti ricevuti durante la recente stagione di premiazioni. Da recuperare.
Premi: 2 Oscar vinti su 6 candidature (Miglior attore protagonista e trucco, stessi premi vinti anche ai BAFTA), un Golden Globe a Oldman
Parola chiave: Pace.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 8 maggio 2017

Film 1352 - Lui è tornato

Cenetta di famiglia a casa mia con cugina. Indecisi su cosa guardare, abbiamo optato per questo titolo, curiosi di capire come potesse mai gestire l'ingombrante passato del proprio protagonista.

Film 1352: "Lui è tornato" (2015) di David Wnendt
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Francy
Pensieri: Un esperimento cinematografico non da poco basato sulla provocatoria idea alla base del romanzo di Timur Vermes, ovvero cosa succederebbe se Adolf Hitler riapparisse vivo e vegeto ai giorni nostri.
L'inquietante quanto intrigante presupposto della storia riesce a dar vita ad una pellicola che è un mix sorprendente di emozioni e sensazioni, una montagna russa che spazia da perplessità a genialità, sbigottimento e divertimento, per un'esperienza nel complesso ambigua, nel senso che è capace di suscitare ilarità ma pur sempre attraverso una satira e un umorismo che fanno leva su questioni estremamente delicate.
Tra l'altro è paradossale che un paese in grado di partorire un prodotto così evidentemente ironico e dissacrante nei confronti della propria stessa storia, sia al contempo popolato da realtà così fortemente orientate e schierate proprio a favore delle ideologie qui messe alla berlina.
Ed è inoltre non poco scioccante realizzare quanto le argomentazioni offerte dal personaggio hitleriano siano spesso non prive di raziocinio. Il senso di colpa, la memoria storica e il buon senso non tardano a farsi sentire, eppure quello che viene detto dall'infausto dittatore non è privo di un'analisi di base che funzionerebbe anche, non fosse per quell'inclinazione all'estremismo e al fanatismo di cui tutti siamo a conoscenza. E' poi questo, insieme all'attaccamento dei media per tutto ciò che faccia notizia, che riporta in auge Hitler nel racconto. Per quanto riguarda il "comparto umano", direi che l'ignoranza mischiata a una certa dose di menefreghismo e follia siano i fautori della grande presa sul pubblico di una figura storica legata a così tanti orrori e che per questo motivo mai dovrebbe avere occasione di tornare in auge agli occhi del pubblico. Qui, naturalmente, si tratta di far passare proprio quel peggio di un messaggio che gioca sulla provocazione per far riflettere lo spettatore e/o il lettore. E ciò accade ancora di più nel momento in cui ci si accorge che la pellicola contiene al suo interno scene girate dal vivo e senza un copione in cui Oliver Masucci (che, va detto, è molto bravo) e l'ingombrante personaggio che interpreta sono liberi di interagire con le persone in contesti non di fiction. Le reazioni vere dei passanti sono ancora più disturbanti che tutto il film nel suo complesso.
Detto questo, "Lui è tornato" è un prodotto cinematografico furbetto che, nonostante tutto, funziona e porta a casa un degno risultato. La storia era pericolosa e si sarebbe potuto sbagliare in tanti modi, eppure nel complesso convince dall'inizio alla fine.
Cast: Oliver Masucci, Fabian Busch, Katja Riemann, Christoph Maria Herbst, Franziska Wulf, Michael Kessler.
Box Office: $25.5 milioni
Consigli: Non è una commedia nel senso più spensierato del termine. E' una pellicola certamente ricolma di satira, dissacrante nel mostrare uno scenario alternativo plausibile perché supportato da episodi reali (le scene non di fiction girate tra la gente) e allo stesso tempo capace di farti rabbrividire. Per chi è in grado di coglierne la tagliente ironia, la storia è geniale oltre che maledettamente provocatoria. Per gli altri forse è meglio votarsi a pellicole meno impegnative.
Parola chiave: Cane.

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#HollywoodCiak
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lunedì 24 febbraio 2014

Film 674 - Monuments Men

La 3 ci riporta al cinema, questa volta con un prodotto decisamente superiore per qualità agli ultimi che lo hanno preceduto.

Film 674: "Monuments Men" (2014) di George Clooney
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: "Un plotone dell'esercito americano, composto da critici ed esperti d'arte, direttori di musei ed elementi simili, durante la seconda guerra mondiale ha il compito di cercare e recuperare le opere d'arte trafugate nei paesi occupati dai nazisti per salvarle dall'ordine di distruggerle di Adolf Hitler e restituirle ai legittimi proprietari." - da Wikipedia. 'Elementi simili' a parte, quoto ogni parola.
Il nuovo film da regista (e attore. E sceneggiatore. E produttore) di George Clooney presenta il nobile intento di portare alla luce la bella storia di amore e sacrificio per l'arte, senza, però, suscitarne un vero e proprio trasporto. La combricola di esperti dell'arte trasformati in militanti dell'esercito è simpatica, ma non trascinante e l'umorismo di fondo della sceneggiatura spesso è un po' troppo sommerso per arrivare al pubblico generalista (per intenderci, durante la visione, nella mia sala c'erano ragazzi che si tiravano i pop-corn e ridacchiavano criticando la lentezza della pellicola, priva del brivido della guerra che si aspettavano).
Maleducazione da aspettative fuorvianti a parte, "The Monuments Men" rimane una pellicola ben girata e interpretata, che presenta un cast di tutto rispetto tra cui 4 premi Oscar (Clooney, Matt Damon, Cate Blanchett e Jean Dujardin), 2 candidati all'Oscar (Bill Murray, Bob Balaban), il vincitore del Golden Globe John Goodman e il candidato al Golden Globe Hugh Bonneville. Insomma, qualche valido motivo per andare a vederlo al cinema c'è.
Non bastasse questo, bisogna dire che la storia è sinceramente interessante e, per coloro che fossero appassionati di storia o di arte, la sceneggiatura offre certamente numerosi punti di interesse. Questo prodotto cinematografico, infatti, è tratto dall'opera omonima di Robert M. Edsel, a sua volta basata sui fatti realmente accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Quindi il risultato finale è meno riuscito di quanto sperassi prima di vedere il film, ma ha certo i suoi pregi. L'inizio è un po' lento e forse qualche parte si sarebbe potuta accorciare, ma comunque quando si entra nel vivo dei vari intrecci narrativi la storia ingrana la marcia giusta e il tutto procede senza intoppi fino alla fine.
Ps. Cameo del compositore parigino Alexandre Desplat qui anche autore della colonna sonora. Desplat, a quota sei candidature, è in lizza anche quest'anno per l'Oscar alla Miglior colonna sonora del film "Philomena".
Box Office: $84,450,000 (ad oggi)
Consigli: Carino ed interessante Ha certamente i suoi pregi, primo fra tutti quello di portare il messaggio dell'importanza dell'arte nella cultura di ogni popolo. Va detto, però, che è un film di guerra non sulla guerra o, per precisione, non su come la guerra viene oggi rappresentata nei film (azione, sparatorie, esplosioni, rumore, rumore, rumore). Il risultato finale è comunque positivo, soprattutto grazie al buon cast.
Parola chiave: Opere d'arte.

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Bengi