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venerdì 8 luglio 2022

Film 2116 - The Emperor's New Groove

Intro: Mi è tornata improvvisamente voglia di vederlo, così l'ho recuperato appena ho avuto occasione.

Film 2116: "The Emperor's New Groove" (2000) di Mark Dindal
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: l'avevo già visto una volta, ma ammetto che non me lo ricordassi così bene. Ero principalmente incuriosito dallo status di cult che ha ottenuto nel corso degli anni e volevo capire se ne avrei apprezzato l'umorismo a quanto pare inusuale per un prodotto Disney di questo tipo, in un'epoca in cui la casa di Topolino non era certo al suo massimo splendore. E devo dire che "The Emperor's New Groove" è stata una piacevole riscoperta!
Simpatico, piacevole e dal ritmo incalzante, l'avventura di Kuzco (David Spade) e del GGG Pacha (John Goodman) è una boccata d'aria fresca che, a 22 anni dalla sua uscita nelle sale, funziona ancora meravigliosamente bene. Da non sottovalutare, poi, la forza dirompente del dinamico duo Yzma & Kronk (Eartha Kitt e Patrick Warburton) che, praticamente da soli, portano tutta la spinta comica della storia sulle loro spalle.
Forse non il classico Disney che uno si aspetta, ma certamente un felice caso di "esperimento riuscito" che devia dal racconto standard simil-fiaba più tradizionale cui eravamo stati abituati fino a quel momento, per concentrarsi su temi meno esplorati come l'amicizia, la scoperta di sé e il percorso di formazione. Da vedere.
Cast: David Spade, John Goodman, Eartha Kitt, Patrick Warburton, Wendie Malick.
Box Office: $169.6 milioni
Vale o non vale: Divertente e dal buon ritmo, "The Emperor's New Groove" rompe la tradizione delle principesse Disney e si concentra su un protagonista egocentrico e immaturo che, attraverso una magia e un viaggio forzato alla compagnia di un co-protagonista dalla personalità completamente opposta, imparerà che nella vita c'è molto di più che mettere sé stessi sempre al primo posto.
Per certi versi meno iconico di altri titoli Disney, ma ha un suo perché che vale la pena di scoprire.
Premi: Candidato all'Oscar e al Golden Globe per la Miglior canzone originale ("My Funny Friend and Me" di Sting e Dave Hartley); 1 nomination ai Grammy nella categoria Best Song Written for a Motion Picture, Television or Other Visual Media per la stessa canzone.
Parola chiave: Summer palace.
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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 9 giugno 2019

Film 1604 - Kong: Skull Island

Intro: Mi andava di rivederlo e, una mattina, ho trovato il momento perfetto per farlo.
Film 1604: "Kong: Skull Island" (2017) di Jordan Vogt-Roberts
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: Film 1330 - Kong: Skull Island
Film 1604 - Kong: Skull Island
Cast: Tom Hiddleston, Samuel L. Jackson, John Goodman, Brie Larson, Jing Tian, Toby Kebbell, John Ortiz, Corey Hawkins, Jason Mitchell, Shea Whigham, Thomas Mann, Terry Notary, John C. Reilly.
Box Office: $566.7 milioni
Vale o non vale: Magari non perfetto, ma riesce a intrattenere a dovere. Un misto tra il precedente "King Kong" di Peter Jackson e il più recente "Godzilla" di Gareth Edwards, questo rinnovato Kong picchia duro e si difende a sufficienza da risultare guardabile. Forse qualche parte si poteva sforbiciare un po'.
Premi: Candidato all'Oscar per i Migliori effetti speciali.
Parola chiave: Isola del Teschio.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 10 dicembre 2017

Film 1452 - Atomic Blonde

Mi era stato detto essere una gran figata, una delle sorpresone presentate in anteprima alle Giornate estive di Cinema (Ciné) di Riccione, ma non ero riuscito a vederlo al cinema. Per cui, appena si è presentata l'occasione - e soprattutto la memoria mi ha ricordato della sua esistenza - l'ho recuperato.

Film 1452: "Atomic Blonde" (2017) di David Leitch
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Francy
Pensieri: Premesso che lo abbiamo visto senza sottotitoli, devo ammettere che non ci ho capito granché. Anzi, che non ho troppo capito tutti i dialoghi, la parte visiva è certamente molto esplicita e comprensibile.
Charlize è un'agente dell'MI6 - lo stesso di Bond, James Bond - infiltrata nella Berlino pre-caduta del muro alla ricerca di una lista di nomi di agenti sotto copertura in città che qualcuno ha rubato. In mezzo ci sono CIA e KGB, sparatorie e botte da orbi, atmosfere decadenti e neon anni '80, amori saffici e tante tette, il tutto per un caotico risultato finale che, nonostante un'esaltante fotografia e un make-up piuttosto ben fatto, fallisce nell'intento di rimanere fedele alle promesse cool e sexy di trailer e poster, consegnando al pubblico una pellicola violentissima eppure priva di un particolare brio o personalità.
In tutta onestà non credo che la presenza della Theron riesca a salvare "Atomic Blonde" dalla sua incapacità di proporre qualcosa di nuovo o originale. Le atmosfere sanno di già visto in un qualsiasi "Io vi troverò" o simile. Ed è un peccato perché le carte in regola c'erano tutte; penso si potesse fare di meglio.
Cast: Charlize Theron, James McAvoy, John Goodman, Til Schweiger, Eddie Marsan, Sofia Boutella, Toby Jones, Roland Møller, Jóhannes Jóhannesson, Daniel Bernhardt, James Faulkner, Bill Skarsgård.
Box Office: $96.6 milioni
Consigli: Se guardiamo questa pellicola dal solo punto di vista dell'azione, è innegabile che si tratti di un grande prodotto, perfettamente confezionato per gli amanti delle scazzottate che sembrino vere e che sappiano di doloroso anche solo guardandole dallo schermo. In un'ottica più ampia, però, il film non riesce andare oltre il suo essere cool solo a livello nominale, fallendo nell'ampliarne questo aspetto a 360°. Poi, per carità, si lascia guardare e ha perfino certi buoni momenti particolarmente godibili (la scena in cui Lorraine tenta di salvare Spyglass dagli uomini che intendono ucciderlo), ma tutto sommato l'esperienza "Atomic Blonde" non ha davvero nulla di speciale da regalare.
Parola chiave: Doppio gioco.

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Bengi

martedì 28 marzo 2017

Film 1330 - Kong: Skull Island

Classico titolo imperdibile da vedere con papà!

Film 1330: "Kong: Skull Island" (2017) di Jordan Vogt-Roberts
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: padre
Pensieri: Un film colossale di cui si è parlato non poco nelle scorse settimane, questo nuovo arrivo al cinema di King Kong non mi è sembrato niente male. Anzi, molto meglio del previsto a dire il vero: ritmato, giocoso, ben contestualizzato, con un cast particolarmente ricco ed effetti speciali degni della creatura mastodontica che riproducono. Vero che le mie aspettative erano particolarmente basse, in ogni caso una piacevole sorpresa.
In particolare sono state 2 le cose che ho particolarmente apprezzato di questo titolo. Innanzitutto il montaggio particolare e la colonna sonora a ritmo serrato che vanno a creare una combinazione di musica e immagini veramente efficace, in più di un'occasione un connubio in grado davvero di fare la differenza; poi la distanza che separa "Kong: Skull Island" da "King Kong" di Peter Jackson. Qui si evita qualsiasi velleità artistica e si spinge l'acceleratore su azione e intrattenimento, cosa che ho particolarmente apprezzato - considerato di che prodotto stiamo parlando, insieme al fatto di non aver nuovamente tirato fuori l'amore fra Kong e la ragazza (qui solo accennata e molto discretamente): la storia è già sufficientemente assurda senza il bisogno di altri elementi bizzarri...
Curiosamente, invece, i due protagonisti Tom Hiddleston e Brie Larson sembrano venire fagocitati da tutto il carrozzone Kong senza trarne una particolare visibilità. Anzi, a dire il vero i due attori sono decisamente messi in ombra da un John C. Reilly in formissima e dal sempiterno Samuel L Jackson, attori di mestiere davvero capaci di rubare la scena. Non che le parti dei primi due siano particolarmente incisive - anzi! -, in ogni caso sono il tenente e il capitano ad aggiudicarsi la maggior parte delle battute, scene e primi piani (soprattutto nel primo tempo, tanto che dei due giovani protagonisti si fatica a ricordare volti e peculiarità).
Per quanto riguarda John Goodman, invece, devo dire che il suo personaggio qui mi ha molto ricordato quello interpretato in "Trumbo" il quale, a dire il vero, mi aveva a sua volta già ricordato la parte interepretata dall'attore in "Argo".
In ogni caso questo nuova versione di Kong non mi è dispiaciuta per niente. E' un intrattenimento facile facile anche se particolarmente violento (forse un po' troppo), in ogni caso un buon blockbuster, tecnicamente piuttosto ben fatto e dal buon ritmo per tutta la sua durata. Certamente una scommessa per un mercato oggi particolarmente saturato da ogni genere di mostro o racconto d'avventura - non a caso i timori sul successo economico di questo titolo erano piuttosto incalzanti: a fronte di una spesa di $185 milioni, pare che il film dovrà incassarne almeno 500 milioni per ritornare dei costi sostenuti - anche se bisogna ammettere che "Kong: Skull Island" è approdato nelle sale difendendosi egregiamente. Bisogna solo capire se riuscirà veramente a sfondare.
Ps. A quanto pare c'è una scena post credit 8che mi sono perso). Non uscite dalla sala prima che riaccendano le luci!
Film 1330 - Kong: Skull Island
Film 1604 - Kong: Skull Island
Cast: Tom Hiddleston, Samuel L Jackson, John Goodman, Brie Larson, Jing Tian, Toby Kebbell, John Ortiz, Corey Hawkins, Jason Mitchell, Shea Whigham, Thomas Mann, Terry Notary, John C. Reilly.
Box Office: $392.7 milioni (ad oggi)
Consigli: Budget monster e sforzi da pellicola ampiamente commerciabile per un risultato finale che a dire il vero funziona e performa bene per tutta la durata della pellicola (quasi due ore). Certamente non un capolavoro, ma preso per quello che è, abbracciandone l'anima ludica e un po' semplice, tutto sommato funziona. Vedere per credere
Parola chiave: Mostri.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 20 marzo 2017

Film 1326 - L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo

Proposto da Sky Go - per quanto non volessi più farmi abbindolare dal loro servizio becero -, mi sono lasciato convincere.

Film 1326: "L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo" (2015) di Jay Roach
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ero e al contempo non ero curioso di vederlo. Ammetto che la sovraesposizione di Bryan Cranston me lo ha reso un po' meno simpatico rispetto ai bei tempi di "Malcolm", in ogni caso la curiosità della sua prima nomination all'Oscar ha prevalso rispetto alla mia titubanza nei confronti di questo titolo.
La mia opinione nei confronti di "Trumbo" è duale esattamente come il mio atteggiamento prima di vedere il film. Devo dire che c'è una sorta di parte ludica che mi ha davvero appassionato, anche se il risultato finale non riesce ad andare oltre una ricostruzione quasi più televisiva che cinematografica. I toni, infatti, sembrano quasi più da piccolo schermo. Per quanto riguarda ciò che mi ha convinto, invece, devo dire che ho trovato i vari retroscena, dietro le quinte, curiosità sugli Oscar e pettegolezzi della vecchia Hollywood particolarmente intriganti e interessanti, legato ad un mondo oggi impensabile fatto di pionieri, attori leggendari, producers e starlette, per non parlare di una connotazione politica così netta da essere spaventosa. Puntare nuovamente i riflettori sull'episodio della lista nera di Hollywood, con i suoi 10 sfortunati protagonisti, è certamente un'operazione oggi ancora di valore, per cui ho apprezzato certamente l'argomento e il suo sviluppo, per quanto un approfondimento meno patinato e/o caricaturale sarebbe stato preferibile (mi chiedo ancora come si faccia ad affidare il ruolo di John Wayne a David James Elliott di "JAG - Avvocati in divisa"...).
Tutto sommato, comunque, ammetto che "Trumbo" non mi è dispiaciuto. Il cast è buono e particolarmente vario e Cranston è certamente in grado di lasciare il segno (ha certamente un ruolo che non fatica a rimanere impresso) e il film ha ampiamente superato le mie aspettative. non è un capolavoro, ma l'argomento è interessante e la due ore di pellicola passano in fretta.
Ps. Candidato agli Oscar 2016 per il Miglior attore protagonista.
Cast: Bryan Cranston, Diane Lane, Helen Mirren, Louis C.K., Elle Fanning, John Goodman, Michael Stuhlbarg, Alan Tudyk, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Dean O'Gorman, David James Elliott.
Box Office: $11
Consigli: Sicuramente meno epico di quanto cerchino di promuoverlo, è comunque un film discreto che ha il merito di trattare argomenti sempre attuali (libertà di pensiero, discriminazione, credo politico) qui mixati alle stravaganze della Hollywood classica. Se piace l'atmosfera, il cast o in generale le storie vere e sufficientemente impegnate, questo è un titolo da recuperare.
Parola chiave: Comunismo.

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Bengi

martedì 13 dicembre 2016

Film 1259 - The Big Lebowski

Mai visto prima, sempre voluto vedere. Netflix mi legge dentro.

Film 1259: "The Big Lebowski" (1998) di Joel Coen
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Ho vissuto 29 anni senza conoscere the Dude e ora che lo conosco, ammetto che un po' mi sta simpatico. Eccentrico, scansafatiche, innamorato del bowling e della vita comoda, della marijuana e del white russian, the Dude non è Lebowski anche se tutti lo credono. Ed è da qui che i Coen partono per raccontare la loro folle e intrigata storia fatta di tappeti, riscatti e dita del piede mancanti.
Una giravolta di nonsense a volte disorientante, a volte spassosissimo, a volte un po' random, il tutto per un mix nel puro stile dei registi che riescono a non tradire se stessi consegnando un post "Fargo" altrettanto degno di lasciare il segno. Non a caso ancora oggi questo film mantiene lo stato di cult. Da questo punto di vista, molto del merito va anche al grande cast, Jeff Bridges in testa, che riesce a rappresentare il pazzo mondo di questo film in maniera strambamente convince ed efficace, rendendo molti di questi personaggi davvero difficili da dimenticare. Poi è chiaro che the Dude è the Dude, o si ama o si odia, e se lo si ama qui sarà un vero e proprio colpo di fulmine!
Dunque questo primo incontro con "The Big Lebowski" è stata una bella stretta di mano, una conoscenza che pensavo difficile e forse addirittura pesante e che si è rivelata, invece, un assurdo e folle viaggio difficile da dimenticare.
Cast: Jeff Bridges, John Goodman, Julianne Moore, Steve Buscemi, David Huddleston, John Turturro, Philip Seymour Hoffman, Tara Reid, Peter Stormare, Flea, David Thewlis, Sam Elliott, Ben Gazzara.
Box Office: $46.2 milioni
Consigli: Quando Tara Reid aveva ancora una carriera, quando Tara Reid aveva una carriera è apparsa addirittura in un film dei Coen, ovvero questo. Già di per sé mi pare un valido motivo per voler vedere questa pellicola e riuscire a capire come cavolo abbia fatto a finirci (tranquilli, non deve poi recitare granché). Gli altri validi motivi sono cognomi (Coen, Bridges, Goodman, Moore, Buscemi), snodi narrativi (rapimento, rapina, gare di bowling, esplosioni, pestaggi) e un piccolo mondo folle fatto di una marea di dettagli che rendono questo film un titolo da vedere.
Parola chiave: Valigetta.
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lunedì 5 dicembre 2016

Film 1252 - Monsters & Co.

Ogni tanto un bel film d'animazione è quello che ci vuole. E Netflix ne offre una vasta collezione tra cui, fortunatamente, era presente anche questo.

Film 1252: "Monsters & Co." (2001) di Pete Docter
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Classicone dei primi titoli d'animazione computerizzata capace di sfondare, "Monsters & Co." (in realtà "Monsters, Inc.") è un piccolo capolavoro dei film per tutta la famiglia, nonché certamente una delle più indimenticabili tra le collaborazioni Disney-Pixar.
La storia la sappiamo tutti: i mostri, che in realtà sono completamente terrorizzati dagli umani, si introducono in maniera seriale nelle camere dei bambini con il solo intendo di spaventarli per convertire le urla in energia. Protagonisti sono i due amici Sulley e Mike, entrambi impiegati della Monsters Inc. i quali si occupano, appunto, del generare gli spaventi necessari all'imbottigliamento dell'energia. Saranno anche i due a scoprire il losco piano dei cattivi, oltre che trovare una fonte alternativa di sostentamento energetico.
Una bella storia da un'idea geniale raccontata in maniera simpatica e mai banale, capace di una caratterizzazione dei personaggi approfondita e ben pensata, per un risultato finale che non è "solo un cartone", ma un esempio di cinema di qualità adatto ad ogni pubblico e capace di mantenere intatto nel tempo il proprio appeal, guadagnandosi lo status di classico moderno.
Ps. 4 candidature all'Oscar, tra cui Miglior film d'animazione andato poi a "Shrek" (...), e una vittoria per la Miglior canzone originale di Randy Newman ("If I Didn't Have You").
Film 581 - Monsters University
Cast: John Goodman, Billy Crystal, Mary Gibbs, Steve Buscemi, James Coburn, Jennifer Tilly, Bonnie Hunt; (versione italiana) Marina Massironi, Loretta Goggi.
Box Office: $577.4 milioni
Consigli: Bello, simpatico e capace ancora di stupire lo spettatore nonostante i 15 anni ormai passati, un film per tutti e per ogni occasione in cui siano richiesti divertimento, spensieratezza, dolcezza e, naturalmente, la possibilità di tornare indietro con la mente a quando si era bambini.
Parola chiave: Energia.

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venerdì 1 luglio 2016

Film 1170 - 10 Cloverfield Lane

Perso al cinema, ma recuperato a casa ero davvero curioso di scoprire questo film!

Film 1170: "10 Cloverfield Lane" (2016) di Dan Trachtenberg
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Sequel "spirituale" del precedente e altrettanto di successo "Cloverfield" (che personalmente non mi era piaciuto), questo film gioca tutto sulla tensione e la claustrofobia, oltre che l'ansia da attacco nemico non identificato.
In un mondo in cui un misterioso avvenimento catastrofico costringe i sopravvissuti a rifugiarsi sottoterra, la nostra protagonista - in fuga da una relazione amorosa che ha la voce di Bradley Cooper - si ritrova imprigionata nel bunker di uno stranissimo uomo che giura di averla salvata da morte certa. L'aria all'esterno, infatti, sarebbe ora irrespirabile ed uscire comporterebbe morire. C'è da credergli? Diciamo che diventa difficile nel momento in cui la ragazza capisce di essere, di fatto, in trappolata.
Assolutamente impossibilitata a muoversi liberamente, inizialmente Michelle (Mary Elizabeth Winstead) pensa a un rapimento e cerca di scappare, ma l'aspetta l'evidenza di un contagio esterno che l'indurrà a rimanere. Assieme a lei e all'inquietante Howard (John Goodman), il giovane Emmett (John Gallagher Jr.) con cui la ragazza finirà per legare e ancor di più confabulare contro il più anziano del gruppo. Da qui alla degenerazione totale delle cose ovviamente non passa molto.
Nonostante i pochi elementi presenti (3 personaggi, un unico luogo ed evidentemente non un'infinità di scenari possibili) "10 Cloverfield Lane" è un thriller psicologico ben calibrato che riesce, di conseguenza, a condizionare non poco lo spettatore. La suspense, la tensione e l'ansia per tutte le situazioni che la trama porterà alla luce sono in grado di condizionare non poco chi guarda, rendendo l'esperienza certamente emozionante. Ovviamente si tratta di un prodotto che vive dei suoi elementi spettacolari e dunque ricade nel puro intrattenimento, in ogni caso si tratta di un film in grado di rispettare egregiamente le aspettative che genera oltre che rappresentare un evidente miglioramento rispetto alla pellicola che lo ha preceduto.
Cast: John Goodman, Mary Elizabeth Winstead, John Gallagher Jr., Bradley Cooper, Suzanne Cryer.
Box Office: $108.3 milioni
Consigli: Avendo perso il passaggio al cinema, ho recuperato la versione in lingua originale, che mi ha molto soddisfatto. Il cast è ottimo e Goodman è un protagonista magnificamente inquietante, sempre all'altezza delle aspettative. Consiglio la visione di "10 Cloverfield Lane", un titolo perfetto per l'estate che finalmente ci ha raggiunto. Carico di suspense e sufficientemente soffocante per rendere la visione degna di essere affrontata.
Parola chiave: Acido.

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martedì 1 marzo 2016

Film 1088 - Argo

Era da un po' che volevo rivederlo e, approfittando di un'offerta, qualche tempo fa ho comprato il dvd.
Film 1088: "Argo" (2012) di Ben Affleck
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Il secondo Oscar di Ben Affleck e George Clooney è arrivato con questa pellicola che, vincendo come Miglior film nel 2013, ha regalato ai due attori/registi/sceneggiatori il premio come migliori produttori. Lo so, è sempre strano quando si legge che, per esempio, Brad Pitt ha vinto l'Oscar per il Miglior film ("12 anni schiavo"), ma il discorso è sensato: come ci dice saggiamente Wikipedia, «Il produttore cinematografico è quella figura, nel mondo della cinematografia, che si assume l'onere del costo di produzione dei film cercando i finanziamenti. Egli sceglie il regista e alcune volte anche il cast degli attori protagonisti e si occupa poi di cercare un distributore che provveda a far arrivare il film nelle sale».
Ora che abbiamo fugato i dubbi tecnici, torniamo a noi. "Argo" è un film ben fatto, confeionato bene e girato con intelligenza. Il cast è molto variegato e propone un sacco di attori più o meno conosciuti provenienti da cinema e tv che concorrono a caratterizzare e sfaccettare ampiamente questa storia (vera).
Il succo della vicenda è questo: durante la rivoluzione islamica di Teheran, il 4 novembre 1979 dei militanti fanno irruzione nell'ambasciata americana e prendono in ostaggio 52 persone che vi lavorano. Alcuni di loro riescono a scappare e si rifugiano presso la casa dell'ambasciatore canadese, in attesa di capire come poter fare per rimpatriare. Interverrà la CIA che, nel tentativo di mettere in piedi un piano sensato, finirà con l'abbracciare l'idea apparentemente folle di Tony Mendez, esperto di operazioni sotto copertura, ovvero quella di produrre in maniera fittizia una pellicola cinematografica così da far passare i 6 rifugiati per membri canadesi della troupe. Il rischio, una volta in aeroporto, sarà quello di risultare credibili durante i controlli.
La storia regge bene durante le 2 ore di pellicola, la tensione nelle scene finali è palpabile e nonostante il pretesto sia anche divertente e intrigante grazie all'idea della CIA che produce una pellicola per salvare dei rifugiati, rimane il fatto che si tratti di una storia vera, il che può aumentare la suspense percepita dallo spettatore. L'unica critica che posso muovere a questa produzione riguarda il creare l'idea della violenza che, forse, fino alla fine rimane un po' debole. La tensione è tutta psicologica, sì, ma sarebbe servita qualche scena concreta in più per dare l'idea di pericolo effettivo e reale per le vite dei 6 protagonisti, necessariamente sempre confinati in casa.
A parte questo, comunque, il risultato finale è buono, compatto e piacevole da seguire. Affleck protagonista non è così male e i comprimari aiutano a carattrizzare bene la storia. Insomma, rivedere "Argo" mi ha lasciato soddisfatto.
Film 489 - Argo
Cast: Ben Affleck, Bryan Cranston, Alan Arkin, John Goodman, Tate Donovan, Clea DuVall, Christopher Denham, Scoot McNairy, Kerry Bishé, Rory Cochrane, Victor Garber, Kyle Chandler, Chris Messina, Željko Ivanek, Titus Welliver, Bob Gunton, Philip Baker Hall, Taylor Schilling.
Box Office: $232.3 milioni
Consigli: Un buon esempio di cinema d'intrattenimento e qualità che compie egregiamente il suo dovere e racconta una storia interessante e in parte sconvolgente. A chi, infatti, sarebbe venuto in mente di imbastire una produzione cinematografica vera, eppure fittizzia, per salvare le vite in pericolo di alcuni rifugiati? Onore al merito del Sig. Mendez, che qui fa davvero la figura dell'eroe. Credo che "Argo" renda giustizia a lui e a tutti coloro che hanno contribuito a rendere operativa un'operazione segreta rischiosa e pericolosa. Anche solo per la curiosità di capire come sono riusciti a conseguire un tale successo può valere la pena di dare una chance a questa pellicola.
Parola chiave: Operazione Eagle Claw.

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giovedì 4 settembre 2014

Film 768 - Le ragazze del Coyote Ugly

Al grido di 'rivanghiamo il passato', ecco una delle pellicole che aveva certamente colpito il mio immaginario di preadolescente.

Film 768: "Le ragazze del Coyote Ugly" (2000) di David McNally
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Supercult dei teen movie a stampo musical, "Coyote Ugly" è riuscito certamente a lasciare un suo segno. Le ragazze che ballano sul bancone servendo da bere innalzandosi a un livello di emancipazione femminile che passa per cameratismo, postfemminismo e 'girl power', sono entrate di sicuro nell'immaginario - non si sa quanto vasto, lo riconosco - delle (e degli) adolescenti che nel 2000 si sgolavano a ritmo di "Can't Fight the Moonlight" e sognavano di scatenarsi pazzi sul bancone di un bar.
Certamente va riconosciuta alla pellicola questa buona idea che fa presa sullo spettatore, abbastanza d'impatto da trascinare per intero il film. "Le ragazze del Coyote Ugly", infatti, non è nulla di che nel complesso e, anzi, certi livelli di miele e occhi a cuore sono, eredità del decennio precedente, rivissuti oggi non solo fanno venire la carie, ma anche ridere.
La favola di Violet/Piper Perabo che si trasferisce dal New Jersey a New York per sfondare come cantante, ma ha la fobia del pubblico è, se la si guarda più nel dettaglio, la stessa che l'industria del cinema americano racconta da anni in prodotti come questo. Perseguire il sogno, emanciparsi, fallire, rialzarsi, rimettersi in carreggiata, credere in se stessi e nel proprio talento, non svilirsi e affermare il proprio valore senza comprottersi e - naturalmente - trovare inaspettatamente l'amore della vita (nel giro di una settimana) sono tutti più o meno topic narrativi del genere commedia romantica per adolescenti. Tanto affermati che lo sono ancora oggi come un ventennio fa: ne sono esempi lampanti "Burlesque", "Crossroads", "Save the Last Dance", Step-Up", "Honey" come una volta lo erano stati "Flashdance" e "Dirty Dancing".
In questo caso specifico cambiano solo le motivazioni e gli ostacoli che la protagonista deve affrontare e, naturalmente, l'aspetto legato alla sensualità che, a dire il vero, per il genere è un po' insolito. Credo, però, che la giustificazione stia semplicemente nel fatto che il film si ispira all'articolo apparso su GQ "The Muse of the Coyote Ugly Saloon" di Elizabeth Gilbert, che parla proprio del bar Coyote Ugly che apre nel '93 nell'East Village.
Comunque, in definitiva, la pellicola ha - rivista a 14 anni di distanza - ancora una sua spinta personale, capace di magnetizzare lo sguardo sui balletti delle bariste e di (ri)lanciare la nostalgia per una canzone che, al tempo, fu di enorme successo. Quindi, per chiudere, la scelta di rivedere questo film è stata divertente (per il tuffo nel passato) e nemmeno troppo spiacevole.
Ps. Tra le ragazze del Coyote anche Maria Bello e Tyra Banks.
Box Office: $113,916,474
Consigli: Un po' teen, un po' romance, un po' chick flick, "Le ragazze del Coyote Ugly" è una specie di cult nel suo genere. Può non piacere, perché di certo non è un capolavoro e rimescola sempre i soliti elementi senza aggiungere quasi nulla di nuovo nel genere delle pellicole romantiche, ma di sicuro l'idea che sta dietro al titolo di questo film ha colpito nel segno, nell'immaginario collettivo. Se non l'avete mai visto vale la pena di scoprire da dove deriva il bizzarro nome del locale. Se lo avete già visto, può valere la pena rivederlo per ritrovare il confortante mondo di buoni sentimenti, indiscussi talenti e virtuosi protagonisti che questa pellicola ripropone. Si torna indientro di 14 anni e ci si può tranquillamente lasciar trasportare dalla storia. E cantare nel finale!
Parola chiave: Contratto discografico.

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Bengi

lunedì 24 febbraio 2014

Film 674 - Monuments Men

La 3 ci riporta al cinema, questa volta con un prodotto decisamente superiore per qualità agli ultimi che lo hanno preceduto.

Film 674: "Monuments Men" (2014) di George Clooney
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: "Un plotone dell'esercito americano, composto da critici ed esperti d'arte, direttori di musei ed elementi simili, durante la seconda guerra mondiale ha il compito di cercare e recuperare le opere d'arte trafugate nei paesi occupati dai nazisti per salvarle dall'ordine di distruggerle di Adolf Hitler e restituirle ai legittimi proprietari." - da Wikipedia. 'Elementi simili' a parte, quoto ogni parola.
Il nuovo film da regista (e attore. E sceneggiatore. E produttore) di George Clooney presenta il nobile intento di portare alla luce la bella storia di amore e sacrificio per l'arte, senza, però, suscitarne un vero e proprio trasporto. La combricola di esperti dell'arte trasformati in militanti dell'esercito è simpatica, ma non trascinante e l'umorismo di fondo della sceneggiatura spesso è un po' troppo sommerso per arrivare al pubblico generalista (per intenderci, durante la visione, nella mia sala c'erano ragazzi che si tiravano i pop-corn e ridacchiavano criticando la lentezza della pellicola, priva del brivido della guerra che si aspettavano).
Maleducazione da aspettative fuorvianti a parte, "The Monuments Men" rimane una pellicola ben girata e interpretata, che presenta un cast di tutto rispetto tra cui 4 premi Oscar (Clooney, Matt Damon, Cate Blanchett e Jean Dujardin), 2 candidati all'Oscar (Bill Murray, Bob Balaban), il vincitore del Golden Globe John Goodman e il candidato al Golden Globe Hugh Bonneville. Insomma, qualche valido motivo per andare a vederlo al cinema c'è.
Non bastasse questo, bisogna dire che la storia è sinceramente interessante e, per coloro che fossero appassionati di storia o di arte, la sceneggiatura offre certamente numerosi punti di interesse. Questo prodotto cinematografico, infatti, è tratto dall'opera omonima di Robert M. Edsel, a sua volta basata sui fatti realmente accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Quindi il risultato finale è meno riuscito di quanto sperassi prima di vedere il film, ma ha certo i suoi pregi. L'inizio è un po' lento e forse qualche parte si sarebbe potuta accorciare, ma comunque quando si entra nel vivo dei vari intrecci narrativi la storia ingrana la marcia giusta e il tutto procede senza intoppi fino alla fine.
Ps. Cameo del compositore parigino Alexandre Desplat qui anche autore della colonna sonora. Desplat, a quota sei candidature, è in lizza anche quest'anno per l'Oscar alla Miglior colonna sonora del film "Philomena".
Box Office: $84,450,000 (ad oggi)
Consigli: Carino ed interessante Ha certamente i suoi pregi, primo fra tutti quello di portare il messaggio dell'importanza dell'arte nella cultura di ogni popolo. Va detto, però, che è un film di guerra non sulla guerra o, per precisione, non su come la guerra viene oggi rappresentata nei film (azione, sparatorie, esplosioni, rumore, rumore, rumore). Il risultato finale è comunque positivo, soprattutto grazie al buon cast.
Parola chiave: Opere d'arte.

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Bengi

venerdì 13 settembre 2013

Film 581 - Monsters University

Dopo il gigantesco successo di "Monsters & Co." era inevitabile che gli succedesse un altro capitolo. Solo non immaginavo a così tanta distanza di tempo...


Film 581: "Monsters University" (2013) di Dan Scanlon
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Ricordo con piacere il primo film di 12 anni fa, ma devo dire che non sono mai stato un vero fan di questo cartoon Pixar. Quindi non attendevo l'arrivo di "Monsters University" con spasmodica impazienza e, sinceramente, ho appreso di questo sequel (in realtà prequel) con ampio ritardo rispetto alla massa.
Ciò detto, manco a immaginarlo, "MU" è veramente, veramente carino. L'idea di ripercorrere l'esperienza universitaria di Mike e Sulley è geniale e assolutamente ben sviluppata, oltre che contestualizzata (è pur sempre un campus dove si impara a spaventare gli umani!) con grande attenzione e precisione. Devo dire che finalmente questa pellicola riporta la Pixar ad un buon livello sia di trama che di realizzazione generale (gli ultimi film in ordine temporale erano stati "Ribelle - The Brave", carino ma niente di più, e "Cars 2" che non ho nemmeno visto dato che il primo episodio non mi era piaciuto).
L'inevitabile epilogo positivo della favola è egregiamente farcito di gag, personaggi secondari e dettagli estremamente spassosi e godibili, in un mix coloratissimo che per certi aspetti mi ha ricordato "La coniglietta di casa", per altri "Pitch Perfect" (escludendo la questione musicale) e comunque in generale tutte quelle pellicole spassose che parlino di campus universitari, confraternite, riti di passaggio e affermazione personale, oltre che riscatto e rivincita (per sé e per il gruppo di appartenenza) tutto sapientemente mescolato e amalgamato dalla simpatia dei due protagonisti.
Non che fosse messo in dubbio il possibile successo di "Monsters University", ma forse dopo il relativo flop - più che altro legato alle alte aspettative - di "Cars 2" e considerato il lasso temporale piuttosto lungo tra il primo film del franchise e il secondo, non era così scontato che il film sarebbe stato accolto così bene ($724,389,136 di incasso mondiale). Invece devo dire che questo prodotto si merita tutta la scia di critiche positive di cui ho letto documentandomi.
La Pixar ha nuovamente dato vita ad un microcosmo creativissimo e sorprendente, riuscendo senza alcun intoppo a ricreare la bella atmosfera del primo "Monsters & Co." e finendo con realizzare un prodotto successivo perfino superiore!
Ps. Nomination all'Oscar come Miglior film d'animazione agli Academy Awards 2014? Probabile, decisamente probabile...
Consigli: Per come hanno concepito questa storia, si possono guardare alternativamente prima sia "Monsters & Co." (2001) che "Monsters University" riuscendo perfettamente a capire tutta la struttura narrativa (il che è geniale, oltre che molto funzionale). Chi non li avesse mai visti, quindi, non ha che da scegliere.
Chi ha apprezzato il primo film della saga non potrà non gradire questo ritorno al mondo dei mostri che hanno paura degli umani: ci sono tutti i personaggi chiave di "Monsters & Co.", ma, in aggiunta, un'intera nuova gamma di spalle comiche davvero divertente. L'atmosfera è quella di sempre, ma non si è incappati nell'errore di realizzare un noioso prodotto-fotocopia.
Parola chiave: Spaventiadi.

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Bengi

domenica 17 marzo 2013

Film 519 - Di nuovo in gioco

Un film con Clint Eastwood va visto. Ero davvero curioso di vedere cosa ne usciva fuori...


Film 519: "Di nuovo in gioco" (2012) di Robert Lorenz
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco (Mi)
Pensieri: Tutto sommato questo "Trouble with the Curve" è un prodotto godibile, più che per la trama in sé, per godersi il solito ghigno del Sig. Eastwood questa volta combinato alla bravura di Amy Adams, una di quelle attrici sempre in ruoli secondari, ma capace di valorizzare il suo ruolo all'interno di prodotti concentrati non esattamente su di lei.
Il vero problema del film, invece, è che è troppo un collage di altre cose, senza una vera e propria identità. Non basta piazzare una delle leggende viventi del cinema contemporaneo per ottenere qualcosa di buono o valido da vedere. Ripeto, questa pellicola si lascia guardare e anche apprezzare per certi aspetti, ma se devo essere totalmente onesto, più di una volta ho pensato che ci fossero troppe, troppe somiglianze con "Gran Torino" e "Moneyball - L'arte di vincere".
Non c'è molto altro da aggiungere riguardo "Di nuovo in gioco" perchè, detta fra noi, Clint fa Clint, la sceneggiatura è piuttosto prevedibile (lui abbandona la figlia e sembra un colossale stronzo perchè le ha pure causato un sacco di problemi di autostima, ma poi nel finale si scoprono i veri motivi - e, permettetemi di dire che la spiegazione è un po' forzata e, peggio, il rimando onirico del cavallo è tra il pacchiano e l'ingenuo tentativo del regista e dello sceneggiatore di tentare di spacciare questo film per qualcosa che evidentemente non è, ovvero qualcosa con un messaggio e una trama di un certo spessore - e Mr. Clint recupera la stima e il rispetto della figlia, nonché del pubblico. Il tutto finisce con una grande rivincita e il colpaccio dei protagonisti), ci mancava solo che piazzassero una Gran Torino del '72 nel garage fatiscente di Clint e poi era il seguito senza asiatici Hmong di quell'ultima pellicola-capolavoro del regista attore prima di decidere di non recitare mai più. Chiaramente senza considerare questo film...
In aggiunta al cast un Justin Timberlake utile quanto un prendipolvere, ma capisco che per la scena del bagno quasi skinny dipping fosse utile avere un attore di bella presenza.
Insomma, anche se i difetti di questa pellicola sono evidenti e palesi, assicuro che guardare Eastwood recitare è sempre qualcosa di positivo e rassicurante. Amy Adams gli tiene testa con una chioma rossa che ti verrebbe voglia di pettinare ogni 10 minuti e tutto sommato la coppia padre-figlia regge sinceramente bene. Si poteva fare di meglio, approfondire in maniera meno scontata i personaggi e, soprattutto, evitare un happy ending tanto zuccheroso quanto scontato, però "Di nuovo in gioco" rimane comunque un prodotto piacevole e non volgare.
Ps. Perchè a John Goodman affibbiano sempre questi ruoli iper-secondari quando è un attore assolutamente capace? Non capisco il senso di sprecare un volto noto come il suo per quelle quattro scene che poteva recitare chiunque altro (ma qui come in "Flight", "Molto forte, incredibilmente vicino" o anche un po' in "Argo").
Consigli: Il confronto con "Gran Torino" è effettivamente impietoso (sia per la trama, sia per l'incasso: di $269,958,228 per la pellicola del 2008, $35,763,137 per questo film), ma rispetto al "Moneyball" con Brad Pitt vince decisamente "Di nuovo in gioco". Se piace Clint o la Adams è un buon esempio che testimonia le lori capacità recitative.
Leggero e senza pretese, ma comunque si guarda senza alcuna fatica.
Parola chiave: Baseball.

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Bengi

venerdì 1 marzo 2013

Film 513 - Flight

Un'altra pellicola candidata agli Oscar 2013. Questa volta ero stato incuriosito da un trailer piuttosto accattivante...


Film 513: "Flight" (2012) di Robert Zemeckis
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non mi piace Denzel Washington, ma mi è piaciuto "Flight". Non avrei dato nomination all'Oscar, in effetti, ma devo ammettere che questa pellicola ha un suo appeal ed è piuttosto godibile.
La storia del pilota che, ubriaco e drogato, riesce a salvare dal disastro totale il volo 277 per Atlanta è certamente affascinante, più che altro perchè accende subito la curiosità di capire come diavolo ciò sia possibile, presentato nel film, giustificato e successivamente analizzato nella trama ("Flight" ha avuto anche la nomination per la sceneggitura originale).
Al di là del fatto che quello di Washington sia un personaggio disprezzabile fino alla fine (con sorpresa), Whip Whitaker è comunque ben sviluppato e articolato: vive una solitudine fatta di alcolici del minibar e strisce di cocaina tentando di colmare un vuoto che non vuole affrontare, procrastinando alla ricerca di una soluzione che però non arriva. Quest'ultima c'è, ma arriva solo nel finale.
Anche qui abbiamo il classico percorso di formazione con storia d'amore annessa, ma non ci si interessa a questo film tanto per la liaison tra Whip e Nicole (Kelly Reilly), ma appunto è il personaggio principale a tenere bene banco con una sorta di magnetismo del degrado umano trasposto bene da Washington sullo schermo. Si prova pena per lui, quasi lo scuseresti per aver volato fumato e sbronzo perchè, in fin dei conti, è l'unico riuscito a portare in salvo quasi tutti i suoi passeggeri quando un'altra decina di piloti (sobri) nei simulatori hanno di fatto fallito ogni tentativo di emularlo. Qundi Whip cos'è? Eroe o cattivo? O forse più un eroe moderno, fatto delle classiche luci ed ombre? Di fatto non credo si possa dire altro se non che Whip è una persona, fatta di tante contraddizzioni e che, bene o male, pagherà per le sue colpe. Quindi no, non è eroe, ma nemmeno il cattivo della situazione. A ognuno di noi il giudizio su questo controverso personaggio. Ma è difficile scegliere da che "parte" stare.
Molto ben realizzata, poi, la parte in volo. Gli effetti speciali incollano alla sedia e, personalmente, sono rimasto concentrantissimo a seguire tutta la scena dell'aereo che precipita senza battere ciglio: veramente adrenalinica!
Altro punto a favore è la parte finale del processo, con un (quasi definibile) cameo di Melissa Leo che sbuca a sorpresa nel ruolo-chiave della seconda parte del film, che riesce a carpire l'attenzione dello spettatore quasi al pari della scena dell'aereo che precipita. Fino all'ultimo attendi di sapere cosa Whip riuscirà a tirare fuori.
In generale, quindi, ho trovato "Flight" un prodotto piacevole, i cui principali grandi difetti sono la lunghezza (138 minuti), un uso smodato di parolacce un po' stancante e un ruolo interessante (quello di John Goodman) ma poco approfondito. Il resto ho trovato filasse abbastanza bene.
Insomma, inaspettatamente anche "Flight" mi è piaciuto, nonostante Denzel Washington.
Ps. Buon incasso al botteghino mondiale con $146,872,375 di incasso a fronte di una spesa di 31 milioni: Robert Zemeckis è tornato!
Consigli: CHi ha paura di volare è meglio che eviti.
La storia dell'eroe americano creata ad arte dai media per poi essere precipitosamente smontata dagli stessi è interessante e da un'idea abbastanza veritiera, a mio avviso, di quanto solitamente tendiamo a dare giudizi veloci e in sole due direzioni: o massimamente buona, o massimamente cattiva. In mezzo, come dimostra questa pellicola, ci sta un mondo (e le persone). Il film avrà i suoi difetti, ma da questo punto di vista ha uno spunto buono.
Parola chiave: Katerina Marquez.

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Ric

venerdì 15 febbraio 2013

Film 503 - Molto forte, incredibilmente vicino

Mi era rimasta la voglia di vedere questo film dagli Oscar dell'anno scorso...


Film 503: "Molto forte, incredibilmente vicino" (2011) di Stephen Daldry
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Il libro di Jonathan Safran Foer da cui è tratto non l'ho letto, quindi posso parlare semplicemente di ciò che ho visto.
Stephen Daldry è sempre bravo a dirigere i propri attori e, soprattutto a cimentarsi con storie non scontate e, tendenzialmente, drammatiche (suoi "Billy Elliot", "The Hours", "The Reader - A voce alta"). Anche qui, devo dire, ho apprezzato il lavoro fatto per trasporre quello che ritengo essere un libro (e un tema) per nulla facile da raccontare e in immagini e per il tema. Eppure qualcosa non mi ha del tutto convinto.
Thomas Horn è un ragazzino sicuramente dotato, ma non posso dire che sia simpatico. Il suo ruolo è molto complesso e ha sfaccettature complesse da capire, far trasparire e accettare (da parte dello spettatore) e non sempre la trama rema a suo favore. Sembra, anzi, spesso un antipatico disadattato sociale saputello e piagniucolone. Alla lunga il ruolo stanca, ma si riscatta certamente nel finale. La scena che più ho odiato è quando Oskar Schell, il suo personaggio, insulta la madre Linda Schell/Sandra Bullock dicendole di non capire niente. Spezza il cuore.
La figura della madre, comunque, è appannata fino alle scene finali, in cui acquista una potenza da non sottovalutare. Non certo grazie all'interpretazione della Bullock, ma perchè la trama le consente un riscatto e soprattutto le dona un'umanità che fino ad allora non emergevano a causa della figura paterna troppo opprimente.
Quest'ultima è interpretata da Tom Hanks che, come al solito, è più fastidioso che bravo. Il suo Thomas Schell che vede solo suo figlio come piccolo genio e lo sprona in tale direzione è uno di quei personaggi che funzionano solo in funzione dei meccanismi che fanno scaturire (muore l'11 settembre 2001 in una delle torri). Credo che il mio pregiudizio derivi molto anche dal fatto che Hanks non mi faccia più impazzire come attore ormai da tanto tempo.
Per il resto l'atmosfera del film mi ha un po' ricordato il caos interiore e interraziale (esteriore) di "Mangia prega ama", in un mix di avventura e nonsense a volte non sempre riuscito. Alcune scene sembrano random, altre atte solamente a portare alla lacrima facile del pubblico più sensibile. Sicuramente, comunque, la pellicola ha come punto di forza l'interpretazione di Max von Sydow che, senza mai proferire una parola, risulta comunque comunicativo ed espressivo da lasciare senza parole. Intenso nonostante la pacatezza e il limite del mutismo del suo personaggio.
Tutto sommato, comunque, "Extremely Loud & Incredibly Close" è un film interessante, che affronta un tema difficile dal punto di vista di un ragazzino con (evidenti) problemi a relazionarsi con sé stesso, gli altri e ciò che lo circonda. Di sicuro vale per la bella colonna sonora, l'interpretazione di von Sydow e perchè, in generale, un punto di vista in più su ciò che accadde l'11 settembre non può che aiutare ad avere un'ulteriore prospettiva su un evento chiave della storia moderna.
Consigli: 2 nomination all'Oscar un po' a casaccio (Miglior film e attore non protagonista), ma vale la pena di dare a questa pellicola un'occasione. Bella fotografia e, per chi ama NY, un buon modo per "girare" la città.
Parola chiave: Chiave.

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Ric

mercoledì 12 dicembre 2012

Film 489 - Argo

Annunciato come il piccolo miracolo cinematografico di Ben Affleck. In attesa della pioggia di candidature ai vari premi che partiranno da domani con l'annuncio dei nominati ai Golden Globe, non potevo non cominciare il mio personale screening di quei film che probabilmente riceveranno più di una nomination.
Oscar arrivo!


Film 489: "Argo" (2012) di Ben Affleck
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Non a tutti piacerà, ma bisogna ammettere che Ben Affleck si è davvero reinventato scegliendo di cominciare a dirigere le sue pellicole. Al terzo tentativo di seguito conquista nuovamente la critica aggiungendo, però, anche il consenso del grande pubblico ($157,677,669 di incasso al botteghino mondiale).
Dopo i precedenti "Gone Baby Gone" e "The Town", questa volta Affleck racconta una storia dai risvolti politici internazionali focalizzandosi, però, su un fatto reale davvero curioso. Durante la rivoluzione iraniana del 1979, alcuni funzionari vengono presi in ostaggio dentro l'ambasciata americana di Teheran. Sei di loro riescono a scappare e si rifugiano presso la dimora dell'ambasciatore canadese Ken Taylor/Victor Garber ("Alias", "Ancora tu!"). Qui il fatto: come riportarli a casa? Ci penserà Tony Mendez/Affleck ad elaborare un piano per quella che viene identificata come la missione Canadian Caper. Mendez, infatti, esperto CIA in esfiltrazione, proporrà l'idea vincente di mettere in cantiere quella che sarà una produzione cinematografica hollywoodiana a tutti gli effetti, solo che per una pellicola fittizia. "Argo", appunto. L'idea quella di far uscire i 6 spacciandoli in aeroporto per membri della crew della pellicola.
Certamente bisogna ammettere che, già di per sé, il fatto è intrigante. "Argo" è stato davvero un film messo in produzione con tanto di letture del copione per la stampa, pubblicità e interviste, realizzazione di una locandina. Tutto con l'unico scopo di riuscire a mettere in salvo le 6 persone riuscite a scappare durante la presa dell'ambasciata.
Spunto narrativo a parte, questo "Argo" di Affleck funziona molto bene. Contestualizzazione precisa e spiegata senza fretta, prendendo il tempo necessario a raccontare i fatti in maniera chiara. Non ci si perde mai nella trama nonostante, personalmente, non conoscessi i fatti raccontati dalla storia.
Efficace la ricostruzione d'ambiente che rende alla perfezione il periodo storico in cui si svolge l'azione. I colletti oversize delle camicie sono molto buffi. E' una sciocchezza, rispetto all'insieme, ma non so perchè la cosa ad un certo punto mi ha colpito.
Il cast di attori è ben distribuito per le parti e, soprattutto, non scontato. A parte il regista e attore, pochi sono i visi noti. Si riconoscono facilmente John Goodman ("Pappa e ciccia","The Artist"), il premio Oscar Alan Arkin ("Little Miss Sunshine", "The Private Lives of Pippa Lee") e il Bryan Cranston di "Breaking Bad" (3 Emmy come Miglior attore drammatico portati a casa per 3 anni di fila).
Tanti anche i volti familiari, ma più difficili da identificare per il grande pubblico: Clea DuVall (adesso in tv con "American Horror Story", "Ragazze interrotte"), Kyle Chandler (Emmy per "Friday Night Lights", "Super 8"), Zeljko Ivanek ("In Bruges - La coscienza dell'assassino", Emmy per "Damages"), Titus Welliver ("The Good Wife"; è l'unico presente anche nelle precedenti pellicole di Affleck).
Tutto funziona bene e la pellicola ne guadagna notevolmente. Mi rendo conto a posteriori che questo è sicuramente stato uno dei film più riusciti e tecnicamente ben fatti che ho visto questa stagione. Dubito che avrà grandi chance di vincere premi in categorie che contano (o regia o attori), in ogni caso non posso giudicare dato che mi manca, al momento, possibilità di fare confronti.
Di sicuro, comunque, ad Affleck il merito di essere riuscito a raccontare una storia complessa e molto interessante evitando il patetico, la retorica o i cliché. Stile asciutto, battute al momento giusto e, nel dramma (riusciranno o no a mettersi in salvo?!), una storia raccontata prendendo in considerazione un episodio insolito e interessante. Ha tutte le carte in regola per piacere.
Ps. Bellissime musiche del mio favorito Alexandre Desplat: non delude mai.
Film 1088 - Argo
Consigli: Interessante e non scontato, parla di un momento della storia dell'Iran che certamente ai più è sconosciuta, riuscendo ad evitare toni accademici e, per di più, facendo interessare lo spettatore ad informarsi su ciò che è realmente accaduto.
Dal punto di vista tecnico molto Ben(!) fatto.
Parola chiave: Troupe cinematografica.

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Ric

giovedì 12 gennaio 2012

Film 356 - The Artist

Prima uscita serale (molto coperta) dopo giorni di clausura forzata. Si va al cinema a vedere il caso del momento.


Film 356: "The Artist" (2011) di Michel Hazanavicius
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Non so se sia lecito dirlo ad alta voce, ma a me "The Artist" non ha particolarmente colpito. Lo dico perchè, chi vedesse il trailer italiano in calce a questo post, potrebbe farsi prendere dall'entusiasmo a causa dei continui elogi che vengono mostrati con le testimonianze raccolte all'uscita dalla proiezione del film. Io, personalmente, non sono d'accordo.
Questa pellicola ha alcuni punti forti: propone un film muto e in bianco e nero nel 2011, è capace di ricostruire un genere filmico degli albori con meticolosa precisione, ha una realizzazione scenica bellissima al pari di fotografia e musiche. E il protagonista maschile è particolarmente adatto al ruolo che gli è richiesto: buona presenza, mimica facciale capace, faccia da schiaffi. Insomma, qui Jean Dujardin (uno scioglilingua?) è perfetto.
Però, poi, i miei elogi si fermano qui.
Non vorrei essere frainteso, passare per quello che canta fuori dal coro apposta per farsi notare. Ho guardato con interesse a questo film fin da quando ne ho sentito parlare, eppure trovo che il clamore con cui è stato accolto sia esagerato. L'esperimento è riuscito, un film muto si può far 'digerire' anche al pubblico odierno, ma a mio avviso, se si va oltre lo stupore del non-ci-sono-battute o è-in-bianco-e-nero ci si accorge che la trama è misera e che il tutto è troppo lungo. Io, poi, non amo la recitazione esasperata, quindi ci aggiungo anche questo. Ho trovato, inoltre, Bérénice Bejo meno capace del suo collega maschile.
Tutto questo mi porta ad un'ulteriore considerazione. Questo è il lungometraggio che ha ottenuto più candidature (6) ai Golden Globes del 2012: Miglior film, sceneggiatura, regia, musica, attore e attrice protagonisti. Probabilmente trionferà nelle categorie film, attore, regia e forse musica. Ma troverei sinceramente poco sensato consegnare il premio a sceneggiatura e attrice. Vedremo cosa accadrà questa domenica (15 gennaio).
Prima di concludere, comunque, vorrei specificare che la mia opinione su "The Artist" è positiva, semplicemente non capisco per quale motivo ci si stupisca tanto che al giorno d'oggi si sia capaci di presentare un prodotto come questo. Non è certo né un film sperimentale né d'avanguardia. E' un prodotto che ha saputo presentare con maestria la rievocazione di un genere filmico tanto lontano dai tempi in cui viviamo da sembrare, erroneamente, un miracolo contemporaneo. E, invece, si è solo ripescato qualcosa del passato.
Ps. Tra le facce note della pellicola troviamo John Goodman ("Pappa e ciccia", "Il grande Lebowski", "I Love Shopping"), James Cromwell ("L.A. Confidential", "Babe, maialino coraggioso", "La regina"), Missi Pyle ("La fabbrica di cioccolato", "Big fish - Le storie di una vita incredibile").
Consigli: Essendo il caso della stagione cinematografica, bisogna vederlo. E' un'esperienza insolita per chi non ha studiato cinema o ne conosce più le sfumature contemporanee, eppure può avere anche un'accezione educativa, se si è interessati. In più, per i fan di queste cose, è sicuramente uno dei favoriti a prossimi Oscar di febbraio... Attendiamo di sapere se e in quali categorie sarà candidato!
Parola chiave: Sonoro.

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Ric

lunedì 26 settembre 2011

Film 305 - I Love Shopping

Primo dei (ben!) 3 film di Ferragosto. Disimpegno a volontà!

Film 305: "I Love Shopping" (2009) di P.J. Hogan
Visto: dalla tv di Jessica
Lingua: italiano
Compagnia: Marco, Jessica
Pensieri: Sempliciotto e di dubbio gusto, questo "Confessions of a Shopaholic" (titolo originale) poteva intrattenerci giusto nella pigrizia di Ferragosto. Comprendo perfettamente l’appeal commerciale che poteva presentare questo prodotto - molto vicino a “Sex & the city” - ma, in tutta sincerità, il risultato è mediocre.
Le situazioni comiche sono mal gestite e di una semplicità quasi infantile. Il gioco degli equivoci - che in questo genere dovrebbe farla da padrone - è di una bassezza disarmante. Nemmeno il grande sogno della protagonista è trattato con l’attenzione dovuta: scrivere per una rivista di moda come movimento portante di tutte le azioni della sua protagonista è un ‘must’ che in questa pellicola pare essere seguito solo all’inizio (per dare l’input) e alla fine (al momento del rifiuto). La parabola di Becky pare più condotta dal caos che dalle sue scelte effettive.
E, così pare, anche per il film stesso, più un generico casino cinematografico (anche i generi si mischiano: comedy, romance, chick flick) che un prodotto lineare e ben confezionato.
La protagonista è brava e adatta (Isla Fisher), ma i personaggi sono talmente superficiali da risultare assolutamente intercambiabile chiunque decida di interpretarli.
Consigli: Insomma, così così. Da vedere se si amano i film patinati su moda, accessori e riviste capeggiate da stronze sui tacchi.
Parola chiave:Saldi.

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Ric