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giovedì 31 ottobre 2024

Film 2317 - Under Paris

Intro: Secondo film del sabato sera casalingo salotto con proiettore. In realtà avevo in programma di recuperare un'altra pellicola, ma dato che non si scaricava, ho optato per l'opzione più semplice: Netflix.

Film 2317: "Under Paris" (2024) di Xavier Gens
Visto: dal proiettore
Lingua: francese
Compagnia: nessuno
In sintesi: ammetto che fossi un po' restio a scegliere questo film all'inizio: non solo si tratta di un prodotto di Netflix (si sa che i loro film sono terribili), ma per di più in francese, il che avrebbe comportato il dover seguire tramite sottotitoli. D'altro canto, però, adoro i film con squali assassini che sembrano intenzionati a voler decimare la razza umana, per cui alla fine mi sono deciso. E ho fatto bene.
Per quanto "Sous la Seine" non si certo "Lo squalo", devo comunque ammettere che la visione non mi sia per niente dispiaciuta. Mi ci è voluto un attimo per risintonizzare l'orecchio sul francese (parlano veramente veloci), ma una volta abituato non ho più avuto problemi, anche perché, diciamocelo pure, non è che la storia sia poi troppo complessa da seguire.
Non troppo complessa, comunque, non vuol dire semplice. Succedono un sacco di cose in questa storia, infatti, il che è abbastanza inusuale per un prodotto di questo genere. Di solito o il racconto non ha niente di nuovo da dire, oppure la trama è talmente farcita di elementi, che il risultato finale è un'accozzaglia informe difficile da digerire. Qui mi pare si sia trovato il giusto equilibrio.
La storia è assurda tanto quanto lo può sembrare ad una prima occhiata: uno squalo bianco che si "trasferisce" nella Senna per mettere al mondo una colonia di altri squali bianchi, il tutto per culminare in una frenesia di spuntini per pescioloni affamati durante una competizione di triathlon in previsioni delle Olimpiadi di Parigi 2024. Insomma, c'è proprio un po' di tutto in questo "Under Paris".
Per quanto, appunto, ampiamente ancorato all'universo dell'improbabile, il film riesce in ogni caso a presentare un mondo sufficientemente credibile e radicato nella realtà. La sempre ottima Bérénice Bejo - la stessa di "The Artist", ruolo per cui fu candidata all'Oscar come Miglior attrice non protagonista - sostiene alla grande il film, tra l'altro in compagnia di un Nassim Lyes davvero niente male. Gli effetti speciali non sono perfetti, ma funzionali e le scene d'azione sono ben girate, specialmente quelle nelle catacombe e della gara. Il finale deraglia un po' nell'assurdo e, ammetto, se non avessi letto il riassunto su Wikipedia avrei faticato a mettere insieme i pezzi del cosa sta succedendo e perché, ma a parte questo "Under Paris" funziona senza intoppi.
Una piacevole sorpresa di Halloween!
Cast: Bérénice Bejo, Nassim Lyes, Léa Léviant, Sandra Parfait, Aksel Ustun, Aurélia Petit, Anne Marivin.
Box Office: /
Vale o non vale: Il film mantiene le promesse: c'è uno squalo che divora tutti, ci sono ottime scene d'azione e il risultato finale è tanto assurdo quanto ben confezionato. Per gli amanti del genere, un titolo sicuramente da tenere in considerazione.
Premi: /
Parola chiave: Parthenogenesis.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 5 marzo 2021

Film 1963 - Le jeu

Intro: Continuiamo con la lista di remake tratti dal fenomeno "Perfetti sconosciuti", questa volta passando per la Francia.
Film 1963: "Le jeu" (2018) di Fred Cavayé
Visto: dal computer portatile
Lingua: francese
Compagnia: nessuno
In sintesi: niente di particolare da dichiarare rispetto a questo rifacimento francese, molto, molto simile a quello italiano. Qui ci si focalizza di più sull'idea del gioco rispetto alle altre versioni e... per il resto rimane tutto più o meno uguale al film di Genovese.
Buono per il pubblico locale, anche se per chi ha visto l'originale questo film non aggiunge davvero molto altro rispetto al film da cui è tratto.
Cast: Bérénice Bejo, Suzanne Clément, Stéphane De Groodt, Vincent Elbaz, Grégory Gadebois, Doria Tillie, Roschdy Zem.
Box Office: $13.115.272
Vale o non vale: Semplicemente una versione in francese del film "Perfetti sconosciuti". Si può vedere, per carità, ma non aggiunge niente che non sia già mostrato nell'originale.
Premi: /
Parola chiave: Gioco.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 17 settembre 2015

Film 996 - Il paradiso degli orchi

A casa in malattia: film 6.

Film 996: "Il paradiso degli orchi" (2013) di Nicolas Bary
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Nonostante il libro rimanga imbattibile e irraggiungibile, non posso negare che questo "Au bonheur des ogres" abbia un suo perché.
E' vero che la storia di per sé è peculiare - il protagonista Benjamin Malaussène di professione fa il capro espiatorio e vive con i suoi numerosi fratelli con i quali condivide solo la madre, per altro costantemente in giro per il mondo -, ma anche la trasposizione cinematografica riesce a trovare una sua personale dimensione in cui collocarsi. Quindi, tutto sommato e nonostante un mio ampio scetticismo iniziale, devo dire che questo film non è male.
Raphaël Personnaz alla fine è un buon Malaussène, gradevole e stralunato a dovere, anche se è quasi sempre vero che i personaggi di quei libri che leggi prima che diventino film sono difficili da riconoscere in tutto e per tutto negli attori in carne ed ossa che li interpretano. Qui l'evocazione del personaggio di Pennac è buona, al pari della strana famiglia al seguito. Innumerevoli Malaussène a parte, tra gli altri spiccano Sainclair (Guillaume de Tonquedec), il proprietario del Bonheur Parisien presso il quale Benjamin lavora; Stojil (nientemeno che Emir Kusturica!) guardia notturna dei grandi magazzini e amico di Ben; Zia Julia (Bérénice Bejo) giornalista che ficca il naso in giro e finisce per innamorarsi del protagonista.
Come se già tutto questo insieme di situazioni e personaggi non bastasse, ai grandi magazzini stanno avvenendo numerosi incidenti che sembrano essere, più che casuali, mirati ad uccidere. E, naturalmente, il nostro Malaussène si troverà sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato...
Insomma, in generale l'operazione non mi è dispiaciuta. Erano anni che aspettavo una trasposizione cinematografica dei bellissimi libri di Pennac e anche se avrei sperato in un prodotto un po' più commerciale - inteso nel senso di più pubblicizzato e mirato al grande pubblico tutto -, mi accontento felice per aver ritrovato questa bella storia. Lo stile dell'autore è inconfondibile e vale davvero la pena di confrontarcisi, specialmente perché è uno di quegli aspetti che dal libro alla pellicola si perdono. Diciamo che questo "Il paradiso degli orchi" può servire a rompere il ghiaccio in vista di una serie di letture (6 libri) targate Pennac.
Box Office: €260.911 (solo Italia)
Consigli: Esperimento cinematografico sufficientemente personalizzato da rendere giustizia ad una saga di romanzi bellissima e, a mio avviso, di base irraggiungibile. Il risultato è molto dinamico, divertente, rende bene la varie vicende e anche le stramberie di tutto il gruppo di protagonisti e, in generale, del mondo che Pennac è riuscito a creare. Un film adatto anche a chi non conosca il libro e che abbia voglia di un po' di svago piacevole e simpatico, con qualche mistero da risolvere e che, per una volta, non abbia il solito marchio di fabbrica americano.
Parola chiave: Bambini.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 12 gennaio 2012

Film 356 - The Artist

Prima uscita serale (molto coperta) dopo giorni di clausura forzata. Si va al cinema a vedere il caso del momento.


Film 356: "The Artist" (2011) di Michel Hazanavicius
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Non so se sia lecito dirlo ad alta voce, ma a me "The Artist" non ha particolarmente colpito. Lo dico perchè, chi vedesse il trailer italiano in calce a questo post, potrebbe farsi prendere dall'entusiasmo a causa dei continui elogi che vengono mostrati con le testimonianze raccolte all'uscita dalla proiezione del film. Io, personalmente, non sono d'accordo.
Questa pellicola ha alcuni punti forti: propone un film muto e in bianco e nero nel 2011, è capace di ricostruire un genere filmico degli albori con meticolosa precisione, ha una realizzazione scenica bellissima al pari di fotografia e musiche. E il protagonista maschile è particolarmente adatto al ruolo che gli è richiesto: buona presenza, mimica facciale capace, faccia da schiaffi. Insomma, qui Jean Dujardin (uno scioglilingua?) è perfetto.
Però, poi, i miei elogi si fermano qui.
Non vorrei essere frainteso, passare per quello che canta fuori dal coro apposta per farsi notare. Ho guardato con interesse a questo film fin da quando ne ho sentito parlare, eppure trovo che il clamore con cui è stato accolto sia esagerato. L'esperimento è riuscito, un film muto si può far 'digerire' anche al pubblico odierno, ma a mio avviso, se si va oltre lo stupore del non-ci-sono-battute o è-in-bianco-e-nero ci si accorge che la trama è misera e che il tutto è troppo lungo. Io, poi, non amo la recitazione esasperata, quindi ci aggiungo anche questo. Ho trovato, inoltre, Bérénice Bejo meno capace del suo collega maschile.
Tutto questo mi porta ad un'ulteriore considerazione. Questo è il lungometraggio che ha ottenuto più candidature (6) ai Golden Globes del 2012: Miglior film, sceneggiatura, regia, musica, attore e attrice protagonisti. Probabilmente trionferà nelle categorie film, attore, regia e forse musica. Ma troverei sinceramente poco sensato consegnare il premio a sceneggiatura e attrice. Vedremo cosa accadrà questa domenica (15 gennaio).
Prima di concludere, comunque, vorrei specificare che la mia opinione su "The Artist" è positiva, semplicemente non capisco per quale motivo ci si stupisca tanto che al giorno d'oggi si sia capaci di presentare un prodotto come questo. Non è certo né un film sperimentale né d'avanguardia. E' un prodotto che ha saputo presentare con maestria la rievocazione di un genere filmico tanto lontano dai tempi in cui viviamo da sembrare, erroneamente, un miracolo contemporaneo. E, invece, si è solo ripescato qualcosa del passato.
Ps. Tra le facce note della pellicola troviamo John Goodman ("Pappa e ciccia", "Il grande Lebowski", "I Love Shopping"), James Cromwell ("L.A. Confidential", "Babe, maialino coraggioso", "La regina"), Missi Pyle ("La fabbrica di cioccolato", "Big fish - Le storie di una vita incredibile").
Consigli: Essendo il caso della stagione cinematografica, bisogna vederlo. E' un'esperienza insolita per chi non ha studiato cinema o ne conosce più le sfumature contemporanee, eppure può avere anche un'accezione educativa, se si è interessati. In più, per i fan di queste cose, è sicuramente uno dei favoriti a prossimi Oscar di febbraio... Attendiamo di sapere se e in quali categorie sarà candidato!
Parola chiave: Sonoro.

Trailer

Ric