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giovedì 14 luglio 2016

Film 1173 - Warcraft: L'inizio

A Rimini per qualche giorno di relax a giugno, ovviamente il tempo non poteva minimamente risultare clemente. Motivo per cui la sera ci siamo recati al cinema alla ricerca di un po' di sciocco svago vacanziero...saga

Film 1173: "Warcraft: L'inizio" (2016) di Duncan Jones
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Il caso "Warcraft" è particolare non tanto per il prodotto in sé, derivato dal videogioco omonimo, quanto per le modalità che hanno caratterizzato il suo impatto al box-office internazionale.
Curiosamente, infatti, nonostante il pochissimo successo in patria e in generale nei mercati occidentali, questa pellicola ha avuto una clamorosa performance al botteghino cinese, che è stato capace di generare qualcosa come 156 milioni di dollari in 5 giorni a fronte di un'apertura americana imbarazzantemente ferma a $24.2 milioni di incasso d'esordio. Di conseguenza non in pochi si sono interrogati sul valore dei differenti mercati cinematografici mondiali - ridiscutendo il primato americano - oltre che sulle diverse potenzialità che ogni contesto locale è in grado di offrire per uno stesso prodotto.
"Warcraft: L'inizio" è il classico prodotto USA da esportazione, ricolmo di effetti speciali, dalla trama ricca di mitologia da saga - e quindi adatta alla proliferazione di sequel -, con un cast più o meno riconoscibile e una regia che comincia a farsi conoscere (Duncan Jones è il figlio di David Bowie, nonché regista di titoli di discreto successo quali "Moon" e "Source Code"). Dunque gli elementi da colossale blockbuster c'erano tutti ed erano perfettamente allineati. Cosa ha generato il problema?
Diciamoci subito la verità: "Warcraft" è un film tremendo. La grafica e gli effetti speciali fanno schifo, trucco e parrucco neanche sufficienti per una scadente serie tv, la trama è scioccamente prevedibile. Non bastano, quindi, i presupposti teorici a creare quello che si può considerare un caso cinematografico di successo. Va notato, tra l'altro, che ultimamente le trasposizioni dal video game al grande schermo non hanno ottenuto particolare fortuna per quanto riguarda gli incassi: "Max Payne" (2008) ha incassato $85.8 milioni, "Doom" (2005) $56 milioni, "Tomb Raider 2" (2003) $156.5 milioni, "Silent Hill 2" (2012) $52.3 milioni, "Alone in the Dark" (2005) $10.4 milioni, "Prince of Persia - Le sabbie del tempo" (2010) $336.4 milioni su un budget che aggirava intorno ai $200 milioni. Insomma, il connubio ludico-intrattenitivo non sembra riuscire a spiccare il volo.
In questo quadro si inserisce a metà strada "Warcraft: L'inizio" che, pur presentando una perdita rispetto al budget stanziato per la produzione e promozione, si differenzia l'anomalia del mercato cinese.
Al di là dell'aspetto economico, in ogni caso rimane l'evidente mancanza di fantasia dei moleplici piani che riguardano il film e si sganciano dai punti fermi già delineati dal videogioco. Oltre all'universo creato dal prodotto originale, infatti, "Warcraft: L'inizio" non presenta alcun elemento in grado di colpire lo spettatore in modo così incisivo o peculiare ed realizzato in una maniera troppo "economica" per riuscire a rivestire il ruolo della saga cinematografica di qualità.
In definitiva, quindi, si rimane un po' con l'amaro in bocca perché invece di una bella avventura fantasy, si assiste ad uno spettacolo mediocre e nemmeno particolarmente interessante. Peccato.
Cast: Travis Fimmel, Paula Patton, Ben Foster, Dominic Cooper, Toby Kebbell, Ben Schnetzer, Robert Kazinsky, Daniel Wu, Ruth Negga.
Box Office: $430.2 milioni
Consigli: Solitamente ritengo che le scelte di casting che coinvolgono Paula Patton siano indice di scarsa qualità del prodotto e anche in questo caso il mio essere naturalmente prevenuto nei suoi confronti si è rivelato un modo di vedere le cose vicente.
Scemenze a parte, "Warcraft" è un prodotto bruttino e mal riuscito, versione di seconda categoria delle saghe fantasy che negli ultimi anni hanno tanto preso piede. Nonostante la collocazione estiva, gli effetti speciali e la promozione monster, il film non è riuscito nel suo intento di portare in sala non solo i fan del video gioco, ma anche chi in un prodotto del genere ricerca semplice svago e divertimento. Si può vedere e di fatto si tratta di una pellicola innoqua, ma il risultato finale non è sufficiente.
Parola chiave: Vil.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 28 dicembre 2015

Film 1058 - Mission: Impossible - Protocollo fantasma

Per completare la visione della saga cominciata ormai mesi fa, finalmente sono arrivato all'ultimo titolo mancante!
Film 1058: "Mission: Impossible - Protocollo fantasma" (2011) di Brad Bird
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Brad Bird dirige (alla grande) una saga che ha ritrovato il suo antico splendore. Sto un po' esagerando? Non direi, visto i buoni risultati di questo "Mission: Impossible", ma soprattutto del successivo uscito proprio quest'anno al cinema.
Dopo aver diretto il terzo capitolo, J. J. Abrams qui produce insieme a Cruise, sempre più lanciato quale agente segreto impossibile da neutralizzare Ethan Hunt. In questa nuova (dis)avventura dovrà fronteggiare un Cremlino che esplode, il disconoscimento dell'IMF da parte del governo degli Stati Uniti, la scalata del Burj Khalifa di Dubai, le tempeste di sabbia del deserto e, che lo dico a fare, chi più ne ha più ne metta. Il risultato finale, evitando l'accozzaglia di scene d'azione ad effetto fine a se stessa, riesce a portare nuova linfa al franchise, sempre più proiettato nel mondo delle saghe prolifiche e interessanti da seguire. Non era un risultato per niente scontato e se ora "Mission: Impossibile" ha raggiunto questo traguardo è solo perché si è riusciti a fare mea culpa dopo lo scivolone del secondo capitolo.
Bene quindi, "Mission: Impossible - Ghost Protocol" è una pellicola d'azione ad alta tensione, molto spettacolare e dagli effetti speciali veramente ben fatti. Il cast consolidato prosegue nel regalare buone prove, soprattutto Cruise che, ormai, trascina da solo tutta l'operazione grazie ad un physique du rôle invidiabile. Di nuovo, missione compiuta.
Film 1005 - Mission: Impossible
Film 2382 - Mission: Impossible
Film 1027 - Mission: Impossible II
Film 1049 - Mission: Impossible III
Film 409 - Mission: Impossible - Protocollo Fantasma
Film 1058 - Mission: Impossible - Protocollo fantasma
Film 1012 - Mission: Impossible - Rogue Nation
Film 1206 - Mission: Impossible - Rogue Nation
Film 1672 - Mission: Impossible - Fallout
Film 1747 - Mission: Impossible - Fallout
Film 2205 - Mission: Impossible - Dead Reckoning Part One
Film 2381 - Mission: Impossible - Dead Reckoning Part One
Film 2387 - Mission: Impossible - The Final Reckoning
Cast: Tom Cruise, Jeremy Renner, Simon Pegg, Paula Patton, Michael Nyqvist, Anil Kapoor, Léa Seydoux, Josh Holloway, Ving Rhames, Tom Wilkinson, Michelle Monaghan.
Box Office: $694.7 milioni
Consigli: Buon film d'azione, carico d'adrenalina e tensione, sequenze mozzafiato e colpi di scena niente male, "Mission: Impossible 4" è in grado di rendere felice i fan della saga e, al contempo, di intrattenere a dovere anche chi non ricordasse i precedenti titoli o non fosse un particolare adepto. Cruise perfetto nel ruolo, assolutamente suo, è qui accompagnato da un team che lo seguirà anche nel prossimo capitolo (tranne la protagonista femminile) e avrà come antagonista nientemeno che l'ultima, biondissima Bon Girl Léa Seydoux. E, dopo averla creduta morta, rivedremo per un attimo la Sig.ra Hunt...
Parola chiave: Cobalt.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 10 dicembre 2014

Golden Globes 2015: nomination live!

L'annuncio live delle nomination per la 72esima edizione dei Golden Globes sarà un appuntamento per cui ben 4 star verranno scomodate, ovvero Kate Beckinsale, Peter Krause, Paula Patton e Jeremy Piven.
Questi fortunelli, che si godranno l'alba americana delle 5 di mattina, si troveranno per snocciolare una ad una le innumerevoli categorie che caratterizzano il premio tra tv e cinema, 'comedy' e 'drama', per un totale di 25 cinquine che, solitamente, sono di buon auspicio per quelle che seguiranno degli Oscar (quest'anno annunciate il 15 gennaio 2015).
Nell'attesa dello show che sarà presentato da Tina Fey e Amy Poehler e si terrà al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills (California), l'annuncio della candidature (11 dicembre) sarà visibile ai link in fondo al post.

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Kate Beckinsale, Peter Krause, Paula Patton and Jeremy Piven will announce the nominees for the 72nd Annual Golden Globe Awards on Thursday, December 11.
You can join the live stream nomination announcement starting today at 5:20am PST/8:20am EST on the links below.






#HollywoodCiak

Bengi

martedì 18 marzo 2014

Film 683 - L'amore in valigia

Una cavalota per un po' di relax post weekend a Milano.

Film 683: "L'amore in valigia" (2013) di David E. Talbert
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Non era capace a regitare in "Amore e altri guai", non è capace qui. Ovvero neanche un minimo miglioramento per Paula Patton che, nonostante questo, si vede affidare la leadership di un'intera produzione cinematografica per quanto riguarda il comparto attoriale. Seppure di nicchia, anche questo "L'amore in valigia" ha un suo pubblico e non mi capacito del fatto che ci sia chi è disposto a pagare per vederla regitare.
Ma non è tutta colpa sua se, nel complesso, questo prodotto è un brutto esempio di cinema all-black. La trama, per citare il macro-esempio più evidente, è sciatta e banale, superficiale e stiracchiata in ogni sua parte. Nessun approfondimento dei personaggi che vada oltre il cliché, il ricorso all'espediente della caccia all'appuntamento in volo dopo neanche 20 minuti di pellicola, una serie di personaggi spalla da far venire i brividi per la loro inadeguatezza e una storia d'amore tra la protagonista Montana Moore e il suo miglior amico della porta accanto che è tanto prevedibile quanto mal gestita. Per dire: c'era bisogno di inserire la moglie fedifraga (l'ex cantante Christina Milian) perché la storia funzionasse? William Wright non poteva andar bene anche senza dover passare per il cucciolone-amicone-poverone perché lasciato dalla moglie che sgualdrineggia con un altro in aereo? E, se proprio volessimo sovranalizzare: questa moglie è così pirla che prenota un volo su cui sa che sarà con l'amante... proprio presso la compagnia dove lavora la nostra monoespressiva hostess Montana Moore? Che è pure sua vicina di casa? Che è pure amica amicissima dei suo marito corna-munito? S-t-i-r-a-c-c-h-i-a-t-o.
E il matrimonio della sorella di Montana, che salta il giorno prima delle nozze perché la nostra eroina fa capire ai due ragazzi che si devono sposare solo quando saranno pronti e non solo perché spinti da pressioni esterne? Banalità buoniste a go-go.
Quindi, per tirar le somme, "Baggage Claim" è un brutto, brutto esempio di prodotto commerciale per la comunità afroamericana - ma c'è ancora bisogno di segnare questo netto confine di o tutti neri o tutti bianchi? - e veramente pessimo dal punto di vista dell'intrattenimento in generale. Perché non intrattiene, non diverte, non funziona. L'unico aspetto divertente è vedere Adam Brody, unico bianco, nei panni di Sam, l'unico gay. Bah.
Box Office: $22,456,509
Consigli: Si può tranquillamente saltare la visione di questo film. Come, se mi è concesso, tutta la filmografia di Paula Patton (forse tranne "Mission: Impossible - Protocollo fantasma" e "Precious", ovvero dove lei ha ruoli marginali).
Parola chiave: Vero amore.

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Bengi

sabato 3 novembre 2012

Film 475 - Jumping the Broom

Se per me questo non era un titolo sconosciuto, per la mia cara amica Licia era certamente qualcosa di cui non aveva mai sentito parlare. Ma, siccome siamo una coppia di cinefili sperimentatori, non abbiamo resistito alla tentazione di buttarci nell'ennesimo esperimento.


Film 475: "Jumping the Broom" (2011) di Salim Akil
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Licia
Pensieri: Pellicola all-black multigenere praticamente sconosciuta da noi (su wiki Italia non c'è nemmeno la scheda) che però arriva doppiata e storpiata nel titolo al grido di "Amore e altri guai".
Dato che è inutile spiegare perchè ho preferito mantenere il titolo originale in questa scheda (tra l'altro il significato che esprime è simbolico e legato al gesto di saltare la scopa durante la celebrazione del matrimonio, che serviva a suggellare di fatto l'unione tra gli schiavi nelle comunità afro-americane), procedo direttamente dicendo che il film è così così. Alcune gag sono simpatiche ed effettivamente certi comprimari tengono bene la scena, ma di fatto ho trovato davvero troppo disturbante la costante e pressante presenza di Dio in ogni discorso proferito.
Per quanto effettivamente non dovrebbe suonare strana questa critica, specialmente perchè parliamo di un film sul matrimonio, devo dire che non mi aspettassi davvero una tale pressione cristiana da parte degli sceneggiatori. Tra l'altro con un uso stupido, superficiale ed utilitaristico (primo esempio: la protagonista Sabrina prega il Signore perchè le faccia trovare l'uomo della sua vita...). Questa ostentazione religiosa è fastidiosa e davvero superflua.
Ma, come dicevo prima, questa è una pellicola multigenere, figlia di una produzione legata ad un certo target di pubblico che apprezza questo tipo di prodotti. Ma il romanticismo e la religione non bastano. Ci vuole lo spirito da commedia, il percorso di formazione (le madri), lo stile ghetto, un cast all-black per l'identificazione e, chiaramente, l'happy ending a coronare il sogno d'amore dei due piccioncini.
Scesi a patti con la realtà dei fatti, si può accettare la visione di "Jumping the Broom" senza provare momenti di particolare insofferenza.
Un elemento molto negativo, però, che ci tengo a sottolineare è la presenta dell'attrice Paula Patton (già vista in "Mission: Impossible - Protocollo fantasma" e "Precious") che ha l'irritante capacità di sembrare sempre sotto l'effetto di metanfetamine. Storpiata in una smorfia continua di finta felicità prenuziale, risulta antipatica e finta, nonché incapace della semplice recitazione basic e disimpegnata come una commediola come questa vorrebbe. Insopportabile.
Infine davvero di cattivo gusto il colpo basso della madre Loretta Devine (famosa per il suo ruolo in "Grey's Anatomy") che spiffera il segreto nascosto della famiglia Watson solo per il piacere di dimostrare che anche gente del ghetto può risultare migliore di quelli della upper class.
Nel cast, oltre alle attrici già citate, troviamo anche Angela Bassett (nominata all'Oscar per "Tina - What's Love Got to Do with It", bio-drama sulla vita di Tina Turner), Laz Alonso ("Avatar", "Jarhead") e Julie Bowen (due Emmy Awards per "Modern Family"). Ps. Box office in linea con il target di nicchia: $37,710,610 a fronte di una spesa di $6.6 milioni.
Consigli: Niente di che, comunque passabile per una serata piacevole tra amici e una pellicola di compagnia priva di qualunque pretesa culturale o di contenuti. Innocua.
Parola chiave: Scopa.

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BB

lunedì 21 maggio 2012

Film 409 - Mission: Impossible - Protocollo Fantasma

Si torna al film adrenalinico carico di ritmo e suspance...


Film 409: "Mission: Impossible - Protocollo Fantasma" (2011) di Brad Bird
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: E Tom non si arrende! La sua stella un po' offuscata tenta il riscatto con il quarto episodio del suo personaggio cinematografico più famoso: Ethan Hunt. E ci riesce.
Un po' come seguendo il mantra della Ventura, credendoci sempre e non arrendendosi mai pare che Tom sia riuscito finalmente a tornare in favore di una fortuna che da un po' sembrava avergli voltato le spalle. Dopo salti su divani, particolarità made in Scientology e una serie di pellicole non fortunatissime ("Leoni per agnelli", "Operazione Valchiria", "Innocenti bugie"), sembrava non fosse più capace di brillare come si richiede ad una stella di Hollywood. E invece "Mission: Impossible - Ghost Protocol" funziona e incassa $693,054,071, il più alto guadagno al botteghino dell'intera saga (il peggiore è stato il terzo, arrivando a quasi 400milioni).
Inutile riassumere una trama carica di intrighi e voltagabbana, basti sapere che come al solito la missione sarà ricca di pericoli e scenografici svolgimenti con quel tocco alla James Bond che fa sempre figo in un film del genere. Da un tono, regala sex appeal e poi passa sempre per 'un classico'. Chiaramente Bond qui non c'entra niente, Hunt-Cruise sono più avvezzi alla scalata di grattacieli che allo spionaggio con pistola e silenziatore, ma il risultato è omogeneo e piuttosto riuscito. Il tutto pare non soffrire della crisi del quarto episodio e, forse, in un periodo in cui le pellicole di genere spari&adrenalina non sembrano particolari gioielli, un ritorno al buon caro vecchio classico "Mission: Impossible" può dare una certa sicurezza ad un pubblico che non sa più verso chi dirottarsi. Cruise è sempre stato capace di regalare alle folle quel brivido pazzo di chi non utilizza controfigure e si gioca la parte buttandosi nel vuoto, quindi anche questo probabilmente ha contribuito ad un successo su cui non in molti avrebbero scommesso. Da aggiungere, anche, che la stagione scorsa non è stata particolarmente prolifica di capolavori, quindi sicuramente c'è stato chi se ne è avvantaggiato.
Di fatto la pellicola scorre liscia, c'è anche una spiegazione familiare riguardo ad Hunt che dovrebbe piacere agli appassionati, in più il cast di comprimari sa difendersi bene: Simon Pegg ("Hot Fuzz", "Paul", l'unico del cast ad aver partecipato anche al precedente "Mission: Impossible III"), Jeremy Renner ("The Avengers", due nomination all'Oscar per "The Hurt Locker" e "The Town"), Paula Patton ("Precious"), Léa Seydoux ("Robin Hood", "Midnight in Paris"), Josh Holloway ("Lost"). Tutto sommato è un buon quarto capitolo che intrattiene a dovere.

Film 1005 - Mission: Impossible
Film 2382 - Mission: Impossible
Film 1027 - Mission: Impossible II
Film 1049 - Mission: Impossible III
Film 409 - Mission: Impossible - Protocollo Fantasma
Film 1058 - Mission: Impossible - Protocollo fantasma
Film 1012 - Mission: Impossible - Rogue Nation
Film 1206 - Mission: Impossible - Rogue Nation
Film 1672 - Mission: Impossible - Fallout
Film 1747 - Mission: Impossible - Fallout
Film 2205 - Mission: Impossible - Dead Reckoning Part One
Film 2381 - Mission: Impossible - Dead Reckoning Part One
Film 2387 - Mission: Impossible - The Final Reckoning
Consigli: Chiaramente per i fan della saga è imperdibile, ma si lascia guardare anche da chi non ha troppa confidenza con lo spericolato Ethan Hunt. Divertente.
Parola chiave: Cobalt.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 14 marzo 2010

Film 89 - Precious: Based on the Novel Push by Sapphire

Domenica scorsa, prima degli Oscar, io e Ale ci siamo voluti guardare uno dei film candidati che sicuramente si sarebbe portato a casa qualche premio. E non avevamo torto...


Film 89: "Precious: Based on the Novel Push by Sapphire" (2009) di Lee Daniels
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Ale
Pensieri: L'altra mattina sono arrivato troppo in anticipo al lavoro e sono andato in un bar a fare colazione e buttare giù qualche idea su un foglietto.
L'intento originale era scrivere, finalmente, la mia più onesta impressione su Harry Potter, ma non riuscivo a non ascoltare i discorsi tra barista e signora al bancone. E' sabato mattina e i più fortunati si riposano e si godono l'inizio weekend. E di cosa parlano? Il discorso in cui prima o poi cadono tutti: 'mio figlio qui, mia figlia là'... Non dico che non sia giusto straparlare della propria prole come fosse l'unica mai esistita sulla terra, ma comunque non posso non pensare quanto il mondo, o una certa realtà di mondo, si ripeta all'infinito. Sicuramente anche mia nonna si sarà vantata di mia madre e, a sua volta, lei di me e - speriamo di no - magari ci cascherò anch'io.
Non essendo così grande da aver archiviato sotto la voce 'molto tempo fa' i ricordi del liceo, ho ancora perfettamente delineati nella mente certe tappe della vita dello studente di cui un genitore non può fare a meno di parlare. E quale università sia migliore e quale voto alla maturità sia dignitoso e quali materie siano utili, quali inutili, quali insegnate male. Si suppone che la scuola debba accompagnare i ragazzi nel loro personale percorso di vita, aiutarli a scoprire i loro talenti e a imparare a coltivarli. Sorvolando sul fatto che raramente sia così, io posso parlare solo della mia esperienza, da cui ho ricavato le seguenti pillole: puoi contare solo su pochi buoni e fidati, stare simpatico a qualcuno aiuta notevolmente e puoi imparare una miriade di cose, ma non ne saprai mai abbastanza. Ah, e soprattutto che, per quanto abusata possa essere questa frase, la prima impressione è decisamente quella che conta. Come in "Precious" (Lee Daniels non me ne voglia se ho segato il titolo del suo film che non solo trovo troppo lungo e poco comunicativo, ma anche piuttosto infantile).
Che cosa si pensa, infatti, della protagonista appena la si vede? Senza volersi nascondere dietro falsi moralismi, direi che si guarda decisamente all'aspetto fisico. Se era tornato di moda, qualche tempo fa, il motto 'grasso è bello', anche da questo film deduciamo che decisamente non è sano. La nostra Precious, eroina moderna del ghetto analfabeta dei neri, pesa più o meno quanto un lottatore di Sumo, mangia schifezze come se non ci fosse un domani e annega i suoi problemi e le sue (innumerevoli) frustrazioni in sogni di una vita famosa che mai si realizzeranno. Già, perchè non è vita la sua, non è vita quella di un'adolescente stuprata dal padre dall'età di 3 anni, già madre di una bambina down avuta da lui e, al momento dell'inzio della storia, incinta di un secondo bambino.
Si parte in quarta in questo film, non si risparmia niente allo spettatore che, come la povera protagonista, subisce soprusi per gli occhi, ma soprattutto per l'anima. Letteralmente agghiacciante la scena di uno degli stupri del padre con, sulla soglia della porta aperta, la madre che guarda sua figlia subire una simile violenza non facendo nulla se non provare risentimento per quella ragazza che le ha 'rubato l'uomo'.
Dopo i primi 10 minuti di film avrei voluto chiudere, ma Ale ha voluto continuare lo stesso. E come evolve questo film? Meno male in qualcosa di positivo, anche se MOLTO gradualmente. Prima di goderci uno spiraglio di libertà della povera Precious dobbiamo passare attraverso botte, spintoni, violenze verbali, mortificazioni morali e una sterminata landa desolata di non-sentimenti. E fa male, ve lo assicuro.
Ma, nonostante tutto, non è quello di Preciuos il personaggio che colpisce di più. Lei, in ogni caso, riesce a salvarsi, è buona e avrà la sua meritata occasione. Quella che sconvolge è la madre, patetica figura di donna che ha nascosto l'amore sotto una massa di grasso e odio che fa rabbrividire. Il mondo non è stato giusto neanche con lei, sia chiaro, ma l'aridità di questa figura non può lasciare indifferenti. Nessuna pietà per chi picchia la figlia con padelle, vasi, tv. Nessuna pietà per chi accusa la figlia di aver adescato il padre all'età di 3 anni. Nessuna pietà per chi uccide la dignità di un'altra persona.
Su questo siamo tutti d'accordo immagino. Ora pongo la mia solita domandina: ma tutta questa violenza, questo odio, questa cattiveria gratuita a chi giova? Nello specifico: è giusto, utile, necessario mostrare così crudelmente immagini che, se non accompagnate, potrebbero far nascere equivoci? Di solito non sono un moralista, ma qui mi sono interrogato sulla natura e la necessità di dare voce a un personaggio schifoso come quello interpretato, senz'altro magistralmente, da Mo'Nique (Oscar 2010 senza sorpresa come attrice non protagonista). Lo so bene che le persone intelligenti, quelle che sanno usare il cervello, sanno distinguere tra realtà e finzione, tra bene e male. Ma quelle che non colgono le differenze? Non so, sento meno la minaccia di una sparatoria, forse perchè il risultato sarebbe evidente agli occhi di tutti, mentre una violenza domestica è silenziosa e difficile da scovare e poi entrano in gioco meccanismi psicologici complessi come il senso di colpa della vittima.
In questo senso non saprei dire se questo film mi sia veramente piaciuto. Personalmente odio la violenza gratuita, sia fisica che verbale e la tollero con molta fatica. Questo film è carico di cattiveria ingiustificata o, quantomeno, sfogata su innocenti. Forse questo mi ha reso ipercritico riguardo la sceneggiatura. Questo e, sicuramente, un trafiletto che tempo fa avevo letto su Vanity Fair riguardo al film, definito sì bello, ma un po' furbetto. Sono d'accordo, nel senso che è più facile raccogliere critiche eccellenti se imposti la storia tragica, con un percorso di formazione dell'individuo, fino al superamento della crisi, e l'elevazione del personaggio grazie alla maturità acquisita con l'esperienza drammatica. Ovviamente ci vogliono bravi attori e bravi sceneggiatori, altrimenti il trucchetto si sgama. Qui devo dire che la pellicola funziona, si toccano spesso toni estremamente drammatici, ma ci si affeziona alla sfortunata protagonista e fino all'ultimo si spera nella sua totale emancipazione.
Comunque, a pellicola terminata, ringrazi il cielo che ti siano capitati genitori normali e se proprio vogliono 'bullarsi' dei propri figli anche nei giorni del riposo chi se ne frega. Paragonati a quello che hai appena visto i tuoi problemi sono diventati grandi come un granello di sabbia e Precious l'eroina della giornata.
Consigli: In un marasma di sensazioni da lacrimuccia, spicca la facciona struccata di Maryah Carey che spaventa per l'evidente uso ed abuso di photoshop nelle sue foto ufficiali o da cd. Meglio prepararsi al trauma, perchè è davvero uno shock!
Parola chiave: Abdul.




Ric