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venerdì 2 agosto 2024

Film 2222 - Boyz n the Hood

Intro: Finalmente in pari con le pellicole viste di recente (farò una veloce eccezione con "Deadpool & Wolverine" che vado a vedere questa sera), torno sui miei passi alla lista di film che ho visto l'anno scorso e ho lasciato indietro qualche mese fa. Si ricomincia da questa classico.

Film 2222: "Boyz n the Hood" (1991) di John Singleton
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: ne avevo sempre sentito parlare ed ero curioso di recuperarlo, senza che mai ci fosse l'occasione giusta per farlo. E' successo l'anno scorso quando Cineworld ha riproposto la pellicola al cinema.
Onestamente non sapevo cosa aspettarmi né se "Boyz n the Hood" mi sarebbe piaciuto, considerato le tematiche a me poco familiari. In realtà sono rimasto molto colpito dalla visione.
Certo si tratta di un film non facile, la storia costellata di omicidi e promesse che mai si potranno avverare, con la possibilità di un futuro migliore difficile da raggiungere per i suoi protagonisti che, a causa del luogo in cui crescono, sono costretti ad assistere a numerosi episodi di violenza (che inevitabilmente chiama altra violenza). Provare a costruirsi la possibilità di un futuro diverso e migliore è complesso.
In mezzo a tutto questo, le relazioni umane, la famiglia, gli amici e le rivalità tra gang, omicidi a sangue fretto che chiamano altra violenza in una promessa di vendettà che è in realtà senza fine e non fa altro che portare via altre giovani vite.
E' una storia straziante, un pugno nello stomaco dietro l'altro anche quando, nel finale, qualcuno effettivamente ce la fa ad allontanarsi dalla realtà violenta del quartiere, il famoso "hood" del titolo.
Cast: Ice Cube, Cuba Gooding Jr., Morris Chestnut, Nia Long, Angela Bassett, John Singleton, Regina King, Tyra Ferrell, Larry Fishburne.
Box Office: $57.5 milioni
Vale o non vale: Storia potente e ben raccontata, con un cast di giovani talenti che spazia tra due futuri premi Oscar (Cuba Gooding Jr. e Regina King), il rapper Ice Cube e due tra le star di Hollywood più conosciute, ovvero Angela Bassett e Larry Fishburne (che, tra l'altro, due anni dopo saranno i protagonisti del biopic su Tina Turner "What's Love Got to Do with It"). Insomma, "Boyz n the Hood" ha fin da subito tutti gli elementi per essere una grande pellicola. Farà di più, però, passato alla storia come uno dei titoli più significativi nel suo genere. Assolutamente da vedere.
Premi: Candidato a 2 premi Oscar per Miglior regia e Miglior sceneggiatura originale. Nominato all'Mtv Movie + TV Awards per Best Movie e vincitore per Best New Filmmaker (Singleton).
Parola chiave: Futuro.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 29 maggio 2013

Film 554 - Città temporanee

Kinodromo (assemblea aperta di operatori del settore audiovisivo, volto a promuovere il cinema indipendente) ha organizzato e organizza al cinema Europa di via Pietralata una serie di incontri cinematografici tra cui quello di ieri sera per presentare il lavoro di ZimmerFrei, un "collettivo di origine bolognese, che da anni opera nel campo dell’arte e non solo. Formatosi nel 1999, produce opere di vario formato: ambienti sonori, installazioni video, performance, spettacoli multimediali, collaborando con gallerie d’arte, teatri, festival di videoarte e luoghi ibridi e recentemente sempre più in avvicinamento verso il mezzo cinematografico".
L'interesse mio e di Marco era legato al tema della serata che avrebbe toccato l'argomento urbano, focalizzando l'interesse su tre diversissime realtà cittanine: Milano, Copenhagen e Budapest.


Film 554: "Città temporanee" (2007, 2011, 2012) di ZimmerFrei (Massimo Carozzi, Anna de Manincor, Anna Rispoli)
Visto: al cinema
Lingua: italiano, danese, ungherese
Compagnia: Marco
Pensieri: Raggruppo i tre cortometraggi sotto l'unico titolo "Città temporanee", dato che ha contraddistinto l'iniziativa di Kinodromo e in quanto figli di un progetto più ampio e solo parzialmente visionato ieri sera. Di fatto "Memoria Esterna", "The Hill" e "Temporary 8th" sono solo alcuni dei cortometraggi realizzati da ZimmerFrei nell'ambito di una ricerca sulle città e le diverse realtà sociali che le contraddistinguono.
Nel caso particolare dei tre esempi visionati al cinema Europa, devo dire che, nonostante l'interesse per gli argomenti potenzialmente approfonditi, ho trovato meno riuscito il primo ("Memoria Esterna") sulla città di Milano. 

Essendo quello temporalmente meno recente, l'impressione che lascia è di un lavoro sperimentale, meno organizzato nel distribuire contenuti che, a volte, sembrano gettati alla rinfusa. L'idea di presentare la città attraverso i brevi racconti - a volte incomprensibili a causa di un audio mal gestito - di chi la vive e l'ha vissuta era certamente un buon espediente che, però, subisce l'inesperienza inevitabile di un progetto ai suoi primi sviluppi. Da questo punto di vista, infatti, i successivi "The Hill" (Copenhagen) e "Temporary 8th" (Budapest) sono nettamente più riusciti e capaci di veicolare un messaggio di fondo strutturato e comprensibile. L'esempio di Milano mi è sembrato a tratti senza un filo conduttore.
Dove, teoricamente, il macroargomento è il capoluogo lombardo, cambia radicalmente per "The Hill", incentrato sugli aspetti sociali e ambientali che la costruzione di una collina artificiale ha influenzato nel quartiere popolare di Nørrebro. Essendo una città unicamente piana, gli abitanti di quella zona di Copenhagen si sono dovuti confrontare con un progetto ambientale che sentivano estraneo alla loro terra. Strutturato tutto attorno a questa collina (all'interno della quale è stato realizzato un palazzetto da basket), si percepisce perfettamente l'intento di descrivere le implicazioni che questo progetto ha portato con sé nell'intaccamento di un'immagine collettiva prima, e nell'accettazione e 'riabilitazione' dell'oggetto incriminato poi.
Le voci narranti, questa volta, aiutano il pubblico a farsi un'idea del perchè la realizzazione di un ammasso di terra simil-collina potesse essere così problematico da digerire per la popolazione locale, finendo per spiegare anche come quest'ultima è poi riuscita a fare propria la nuova struttura messa a disposizione dal comune. Il tutto per un risultato affascinante e antropologicamente stimolante per chi, come noi, ha una prospettiva delle cose evidentemente differente.
Alla conclusione con "Temporary 8th" la serata era già stata caricata di numeosi stimoli. Il fascino decadente di Budapest ha quindi un po' risentito di un nonstop di precedenti stimolazioni e visive e mentali non supportate da alcuna pausa, né approfondimento precedente o successivo alla visione. L'idea che le immagini parlino da sole è funzionale nell'ottica di un gruppo di studenti che devono far proprie le teorie approfondite con lo studio, piuttosto che ad una platea incuriosita da un progetto di cui conosce solo i titoli di alcuni lavori.
Strutturando così la visione, quindi, è stato per tre volte di fila necessario collocare sé stessi all'interno di un flusso narrativo incostante, dovendo praticare molteplici inferenze personali. In questo contesto il lavoro su Budapest mi è piaciuto meno rispetto a "The Hill", sia perché l'Europa dell'est esercita un fascino minore su di me, sia perché sono arrivato stanco alla terza visione. In una cornice urbana influenzata da povertà, degrato e richiami della guerra, ho trovato più umanamente faticosa da affrontare la capatina fra le rive del Danubio. L'ennesima rappresentazione della periferia, talvolta fatiscente, durante i 56' di "Temporary 8th" è certamente meglio approfondita rispetto ai due esempi precedenti, ma mi ha caricato di una malinconia che ho faticato a scrollarmi di dosso. In questo senso mi sembra che comunque si sia riusciti a centrare l'obiettivo del progetto, questa volta "dedicato all’Ottavo distretto di Budapest, quartiere popolare che ha beneficiato e subìto una grande ristrutturazione urbanistica, che però ha avuto un brusco arresto nel 2008 a causa della crisi economica internazionale". Ciò nonostante ho preferito il corto "The Hill".
Nel complesso le tre produzioni forniscono un'occhiata interessante su spazi urbani tra il familiare (Milano) e lo sconosciuto, concentrandosi su una visione evidentemente più affine agli autori del progetto, ovvero zone periferiche, soggetti ai margini della società o personaggi che hanno storie curiose da raccontare. Il mix eterogeneo di frammenti di vite rimane l'aspetto forse più interessante del tutto, che lascia un po' in secondo piano quello che, invece, mi aspettavo sarebbe stato il punto centrale: la città.
I tre puzzle composti dalle narrazioni di soggetti così diversi sono quasi impossibili da paragonare tra loro e spetta ad ognuno degli spettatori decidere cosa, nell'ottica personale, è risultato più significativo; rimane comunque innegabile che l'insieme di visioni proposte sia un prodotto interessante su cui concentrare la propria attenzione.
Ps. Qui il link alle opere audivisive di ZimmerFrei.

Consigli: Particolare e personale approfondimento delle città e dei suoi abitanti nell'ottica di uno scardinamento delle consuete immagini-cartolina che potrebbero influenzare lo spettatore al momento dell'approccio ai tre documentari. L'approfondimento del legame tra le persone e il luogo in cui vivono è molto interessante, anche se questi tre esempi non possono essere che un punto di partenza per un vero approfondimento successivo del singolo.
Comunque, per una volta, qualcosa di diverso (che presenta contenuti) su cui riflettere.
Parola chiave: Periferia.

Trailer

Bengi

martedì 17 aprile 2012

Film 382 - Gran Torino

Sperando che non sia davvero il suo ultimo film anche come attore, rivediamo una pellicola che è già di culto.


Film 382: "Gran Torino" (2008) di Clint Eastwood
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea Puffo, Andrea, Marco, Diego
Pensieri: Come dicevo qualche tempo fa, non sempre il lavoro di Clint mi lascia pienamente soddisfatto, ma in questo caso posso dire che siamo di fronte ad uno dei suoi più recenti capolavori. Può un 82enne 4 volte premio Oscar riuscire ancora a produrre qualcosa che desti la curiosità del pubblico, nonché ispiri al dialogo? Caso raro, eppure siamo di fronte alla famosa eccezione.
Tornato nei panni dell'uomo da strada, selvaggio ma composto, figlio di una sofferenza tutta d'un pezzo che non da tregua, il nostro produttore-regista-attore-qui anche cantante, da il meglio di sé in un ruolo da protagonista che finirà, probabilmente, negli annali. Il suo Walt Kowalski è burbero e scontroso, solitario e razzista eppure non si sottrae da quello che vede accadergli proprio sotto il naso. Minacciati e picchiati, i vicini hmong di Walt rischiano la vita a causa del cugino "Spider" che vorrebbe il più piccolo Thao/Bee Vang tra gli 'adepti' della sua gang. Ci vorrà tutta la "persuasione" del vedovo Walt a fargli cambiare idea, anche a costo di un enorme sacrificio.
Forte di un artista della grandezza di Clint, "Gran Torino" riesce a perlustrare efficacemente un personaggio difficile come quello qui presentato, rappresentando - senza mai volerle celare - luci e ombre di un essere umano che il lavoro in fabbrica e la guerra in Corea, oltre che la recente scomparsa della moglie, hanno tentato più volte di mettere in ginocchio. Incorruttibile e coerente, risulta essere il naturale proseguimento di vita di uno qualunque dei mitici personaggi interpretati da Eastwood durante la sua lunghissima carriera.
Potente come un pugno nello stomaco - il finale è commovente - e poetico allo stesso tempo, "Gran Torino" è una di quelle pellicole che si basa sullo spessore del suo personaggio principale e vive, di riflesso, della stessa inaspettata grandezza. Sarà un caso che, al box office mondiale, sia riuscito ad incassare $269,958,228 (33milioni sono stati spesi per produrlo)? Eppure, sulla carta, non era certo un successo assicurato: protagonista 80enne, nessun'altro attore famoso di richiamo, una trama impegnata su un tema quasi sconosciuto (Hmong chi?) e una narrazione non certo da videoclip. Ma, guarda un po', Clint l'ha spuntata un'altra volta. E con gran classe.
Ps. Una sola nomination ai Golden Globes per la Miglior canzone originale e nessun altro grande riconoscimento in patria. In Europa, invece, la pellicola ha riscosso più consensi: Miglior film ai César (Francia), Fotogramas de Plata (Spagna e David di Donatello (Italia).
Consigli: Bello e con l'anima. Uno dei più riusciti film di Eastwood dell'ultimo periodo. Assolutamente da avere, vedere e rivedere!
Parola chiave: Gran Torino (l'auto).

Trailer

Ric

mercoledì 2 novembre 2011

Film 321 - Disturbia

Nuovo film del martedì sera. C'era voglia di tensione...


Film 321: "Disturbia" (2007) di D.J. Caruso
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea Puffo, Andrea, Diego
Pensieri: Al tempo dell’uscita, “Disturbia” era stato presentato come un moderno “La finestra sul cortile”. Si immagina che il paragone non sia dei più facili, specialmente se si considera che il film di Caruso ha una componente horror-thriller molto più marcata del classico hitchcockiano (si capisce già da trailer e locandina).
Con mia grande sorpresa, all’epoca, il film mi era piaciuto abbastanza da comprarne il dvd. Rivedere una pellicola come questa non è mai un gran peso, ma, se mi è concesso dire che mi aspettavo una gran cagata, in effetti sono rimasto sorpreso dal non trovarmi di fronte ad una noiosissima boiata.
Il paragone di partenza tra i due titoli non sussiste se non per l’idea di essere costretti in casa per un lungo periodo e, muniti di binocolo, spiare il vicinato. Per il resto i due film non si assomigliano in nulla (ovvio che c’è un omicidio, ma non posso dire altro...).
Shia LaBeouf è un adolescente ribelle agli estremi dopo la morte del padre che finisce ai domiciliari senza possibilità di distrazioni. L’arrivo dei nuovi vicini con sexy figlia adolescente - oltre a causargli turbe psicologiche - innescherà un meccanismo da binocolo-addicted che aiuterà a far partire una storia che un pò tarda a cominciare. E’ o non è un assassino il vicino di casa David Morse? Servono le prove, ma LaBeouf non può uscire di casa...
Intrattenere intrattiene, qualche spavento lo causa, il ritmo ha un buon crescendo. Da un teen movie non si può pretendere molto altro, quindi devo dire che “Disturbia” fa esattamente il suo dovere.
Consigli: Spassoso e con una giusta dose di tensione. Ottimo in compagnia.
Parola chiave: Binocolo.

Trailer

Ric