Ho speso $21.5 per vedere questo film al cinema. Soldi buttati.
Film 1436: "The Snowman" (2017) di Tomas Alfredson
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Christian
Pensieri: "The Snowman" ovvero il film senza trama. O almeno potrebbe averla, peccato che la sceneggiatura si dimentichi un po' troppo spesso di spiegare allo spettatore che cosa stia succedendo o perché.
E' evidente che le intenzioni sono buone dato che la produzione è molto curata, le atmosfere suggestive e il cast è da grandi occasioni, peccato che si sprechi la ghiotta occasione in nome di una sorta di sottinteso che, però, è tale solo per gli autori o chi abbia letto il libro di Jo Nesbø da cui la pellicola è tratta, anche se non credo che la storia abbia un senso nemmeno per loro considerato che, da quello che ho potuto capire via Wikipedia, la trama del libro è completamente diversa.
La cosa davvero fastidiosa è che di tutti gli indizi fatti emergere, di tutte le piste seguite, di tutti gli elementi in ballo, niente finisce per combaciare e, anzi, la sensazione finale è che tutto il mix di personaggi e avvenimenti presentato sia solo la lunga scusa da sopportare per arrivare a un finale non solo banale, ma anche facilmente intuibile (io non sono una volpe, ma verso metà film c'ero già arrivato per semplice esclusione). Quindi sono tantissime le domande che non trovano risposta, delle quali le più eclatanti a mio avviso sono:
1) perché l'assassino ce l'ha con e prende di mira la famiglia del protagonista Harry Hole (Michael Fassbender)?;
2) a parte fotografare disgraziate nude, qual è nella vicenda il ruolo preciso di Arve Stop (J.K. Simmons)?;
3) che senso ha scomodare addirittura una sorella gemella di una delle vittime (Chloë Sevigny) se poi le si dà a malapena una battuta?;
4) perché mai uno che fa disinfestazioni dovrebbe avere libero accesso all'appartamento di un cliente senza che questo ne sia a conoscenza?;
5) perché siamo ad Oslo e girano tutti senza sciarpa e guanti in pieno inverno quando io, semplicemente ad ottobre, quando ero lì indossavo pure due paia di pantaloni e usava sempre il cappuccio della giacca per rimanere più caldo?;
6) perché non spiegare che Rafto (Val Kilmer), ex investigatore, era colui che aveva indagato sul serial killer del pupazzo di neve tanti anni prima e che quello di adesso è un mitomane?;
7) perché il nuovo marchingegno elettronico in dotazione alla polizia per accumulare le prove durante le indagini non fa nemmeno un back-up dei vecchi dati salvati? Dopo che Katrine Bratt (Rebecca Ferguson) fa praticamente 780 video di ogni cosa, all'assassino basta fare click su 'cancella dati' per svuotare completamente la memoria... Ma allora qual è l'utilità di quell'affare?;
8) all'inizio del racconto la madre del ragazzino, dopo essere stata scoperta a fare sesso con un vecchio poliziotto che l'ha pure appena menata, si suicida non prima di avergli promesso di rivelare a sua moglie che è il padre del giovane. Subito ero stato portato a pensare che la donna venisse regolarmente stuprata e che, dopo l'orrenda scoperta da parte del figlio, avesse trovato il coraggio di confrontare il suo aguzzino e finalmente respingerlo. Quando però il poliziotto se ne va la donna lo insegue disperata, tanto che poi finirà per suicidarsi nel lago. Ma qual è il senso di farci vedere questa introduzione dalle tinte bipolari?;
9) e perché la prescrizione delle pillole è l'elemento chiave della storia? Perché!?!?
Ora la smetto con la lista dei quesiti che poi rischio di sembrare La Repubblica e le sue 10 domande a berlusconi...
Dunque, per riassumere, "The Snowman" parte con in suo possesso tutti gli elementi per risultare un buon successo, dal bestseller internazionale al cast di grido, buttando tutto alle ortiche in nome di quella che potremmo definire una sorta di pigrizia, quasi che fosse banale spiegare al pubblico il senso della propria trama e del proprio prodotto. Perché ok, Harry Hole è strano e apatico, alcolizzato e bisognoso di superare i propri traumi, ma questo non significa che il prodotto che lo vede protagonista possa condividerne sembianze e atteggiamenti sciatti e autodistruttivi. Così facendo si ottiene solo un film banale e superficiale, un thriller caotico in cui l'unico elemento capace di aiutarti a mettere in ordine tutti gli elementi è soltanto Wikipedia.
Cast: Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Jonas Karlsson, Val Kilmer, J. K. Simmons, Chloë Sevigny, Toby Jones, James D'Arcy, David Dencik, Genevieve O'Reilly.
Box Office: $34.5 milioni (ad oggi)
Consigli: Brutto e fatto male, ridicolo in alcuni passaggi e in generale con una serie di giganteschi buchi nella trama, questo thriller si rivela fin da subito privo di qualsivoglia appeal che vada oltre gli attori, l'ambientazione inusuale o il libro da cui cui è tratta la storia. Per cui, onestamente, lasciate perdere.
Parola chiave: Trauma infantile.
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#HollywoodCiak
Bengi
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lunedì 13 novembre 2017
Film 1436 - The Snowman
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lunedì 24 ottobre 2016
Film 1225 - Independence Day - Rigenerazione
Altro giro altro regalo! Sempre al cinema in attesa di Poe, il secondo film scelto è stato questo.
Film 1225: "Independence Day: Resurgence" (2016) di Roland Emmerich
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Uhm. Insomma.
"The bigger the better" non è sempre vero e questa pellicola lo dimostra ampiamente. 20 anni dopo il primo film, Emmerich ritorna in sala con la continuazione della storia sugli alieni cattivi che tentano di conquistare la terra e oggi (addirittura) più che allora, il gioco non funziona. Tante sottotrame, tanti personaggi, tanti effetti speciali, ma un risultato finale che è molto pompato e poco riuscito, nonostante gli sforzi di camuffare questa operazione quale implemento di innovazione e giovinezza per un franchise che, fino all'anno scorso, non sapeva nemmeno di essere tale. Anche perché, diciamocelo: c'era bisogno di un sequel di "Independence Day"?
Preso atto che, no, non se ne sentiva il bisogno, il punto è che "IDR" fallisce nel confezionare un prodotto interessante e praticamente fotocopia la formula precedente senza tenere presente che dove nel 1996 bastavano gli effetti speciali megagalattici per attirare un vasto pubblico al cinema, oggi la formula non assicura più alcun risultato certo. Siamo invasi dagli effetti computerizzati e ormai chiunque è avvezzo ai prodigi della computer grafica, per cui o si condiscono le immagini con una struttura narrativa degna di nota o si soccombe ad un mercato saturo di proposte, talmente saturo che da inizio anno i sequel faticano ad ingranare e per quasi tutti si è trattato di un clamoroso flop. E "Independence Day - Rigenerazione" non si è sottratto al massacro (non solo di critica): 165 milioni di dollari per produrlo e neanche 400 di incasso, dove nel '96 i milioni spesi erano stati 75 a fronte di un incasso globale di $817.4.
Dunque, per quanto il caso in questione si sia difeso meglio di altri, va comunque rilevato l'ampio disappunto relativamente alle aspettative da colossal che ruotavano attorno a questo blockbuster. Hollywood potrebbe provare a guardare oltre la numerazione in fila di episodi fotocopia alla ricerca di prodotti, pur mainstream, che rappresentino un buon livello di qualità e non solo un ampio numero di mirabolanti scene d'azione. Poi, naturalmente, "IDR" non ha colpe da questo punto di vista, semplicemente ha avuto il timing sbagliato: è un prodotto degli anni '90 con le risorse dei nostri giorni. Si poteva ampiamente fare di meglio anche se, per carità, non si tratta di qualcosa di inguardabile. Solo davvero non necessario.
Film 1000 - Independence Day
Cast: Liam Hemsworth, Jeff Goldblum, Bill Pullman, Maika Monroe, Jessie T. Usher, Travis Tope, William Fichtner, Charlotte Gainsbourg, Judd Hirsch, Brent Spiner, Sela Ward, Patrick St. Esprit, Vivica A. Fox, Angelababy. .
Box Office: $386.9 milioni
Consigli: Effetto nostalgia e un tentativo di riportare sullo schermo i brutti alieni che vent'anni fa avevano fatto esplodere la Casa Bianca. Il risultato è mediocre e dimostra ancora una volta quanto Emmerich, purtroppo, abbia perso il suo smalto. C'è di peggio, ovviamente, ma si poteva e doveva fare di più. E poi, detto tra noi, oggi i protagonisti del primo film hanno davvero poco da dire.
Parola chiave: Sterminatrice.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 1225: "Independence Day: Resurgence" (2016) di Roland Emmerich
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Uhm. Insomma.
"The bigger the better" non è sempre vero e questa pellicola lo dimostra ampiamente. 20 anni dopo il primo film, Emmerich ritorna in sala con la continuazione della storia sugli alieni cattivi che tentano di conquistare la terra e oggi (addirittura) più che allora, il gioco non funziona. Tante sottotrame, tanti personaggi, tanti effetti speciali, ma un risultato finale che è molto pompato e poco riuscito, nonostante gli sforzi di camuffare questa operazione quale implemento di innovazione e giovinezza per un franchise che, fino all'anno scorso, non sapeva nemmeno di essere tale. Anche perché, diciamocelo: c'era bisogno di un sequel di "Independence Day"?
Preso atto che, no, non se ne sentiva il bisogno, il punto è che "IDR" fallisce nel confezionare un prodotto interessante e praticamente fotocopia la formula precedente senza tenere presente che dove nel 1996 bastavano gli effetti speciali megagalattici per attirare un vasto pubblico al cinema, oggi la formula non assicura più alcun risultato certo. Siamo invasi dagli effetti computerizzati e ormai chiunque è avvezzo ai prodigi della computer grafica, per cui o si condiscono le immagini con una struttura narrativa degna di nota o si soccombe ad un mercato saturo di proposte, talmente saturo che da inizio anno i sequel faticano ad ingranare e per quasi tutti si è trattato di un clamoroso flop. E "Independence Day - Rigenerazione" non si è sottratto al massacro (non solo di critica): 165 milioni di dollari per produrlo e neanche 400 di incasso, dove nel '96 i milioni spesi erano stati 75 a fronte di un incasso globale di $817.4.
Dunque, per quanto il caso in questione si sia difeso meglio di altri, va comunque rilevato l'ampio disappunto relativamente alle aspettative da colossal che ruotavano attorno a questo blockbuster. Hollywood potrebbe provare a guardare oltre la numerazione in fila di episodi fotocopia alla ricerca di prodotti, pur mainstream, che rappresentino un buon livello di qualità e non solo un ampio numero di mirabolanti scene d'azione. Poi, naturalmente, "IDR" non ha colpe da questo punto di vista, semplicemente ha avuto il timing sbagliato: è un prodotto degli anni '90 con le risorse dei nostri giorni. Si poteva ampiamente fare di meglio anche se, per carità, non si tratta di qualcosa di inguardabile. Solo davvero non necessario.
Film 1000 - Independence Day
Cast: Liam Hemsworth, Jeff Goldblum, Bill Pullman, Maika Monroe, Jessie T. Usher, Travis Tope, William Fichtner, Charlotte Gainsbourg, Judd Hirsch, Brent Spiner, Sela Ward, Patrick St. Esprit, Vivica A. Fox, Angelababy. .
Box Office: $386.9 milioni
Consigli: Effetto nostalgia e un tentativo di riportare sullo schermo i brutti alieni che vent'anni fa avevano fatto esplodere la Casa Bianca. Il risultato è mediocre e dimostra ancora una volta quanto Emmerich, purtroppo, abbia perso il suo smalto. C'è di peggio, ovviamente, ma si poteva e doveva fare di più. E poi, detto tra noi, oggi i protagonisti del primo film hanno davvero poco da dire.
Parola chiave: Sterminatrice.
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martedì 15 aprile 2014
Film 697 - Nymphomaniac - Volume 1
Un cast ricchissimo (Charlotte Gainsbourg, Christian Slater, Shia LaBeouf, Stacy Martin, Stellan Skarsgård, Uma Thurman, Connie Nielsen), un tema potenzialmente scabroso e una pellicola chiacchieratissima su cui non si può non farsi una propria opinione. Sopratutto perché il 24 aprile esca la seconda parte al cinema.
Film 697: "Nymphomaniac - Volume 1" (2013) di Lars von Trier
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Scegliendo di vedere questo film mi ero comunque lasciato aperta la possibilità di mollare nel caso in cui lo avessi trovato fastidioso o noioso. Non che solitamente questa possibilità non si verifichi, ma questa volta è stato proprio un ragionamento esplicito. Ragionamento inutile, alla fine, in quanto è evidente che, almeno per questo primo capitolo, mi ero fasciato la testa troppo presto.
Probabilmente fuorviato da un'immaginario creato dall'esterno, ho abboccato subito alle provocazioni di chi lo vuole mera pornografia o semplice scusa per attirare l'attenzione. Chiaro, l'espediente narrativo richiama sicuramente la curiosità di molti, ma non posso proprio dire che la visione di "Nymphomaniac: Vol. I" mi abbia turbato più di altri film che ho visto di recente. E' vero, ero preparato al peggio, ma proprio non ce n'era bisogno. Sia perché il mostrato non è poi così tanto, sia perché è tutto abbastanza coerente con la storia raccontata e quindi meno gratuito del previsto.
Ho immaginato che, avendo scelto di trattare la biografia "sentimentale" di una ninfomane, tanto valeva essere onesti e nel ritratto della protagonista delineato e nella scelta di un linguaggio in immagini preciso e coerente al contesto. Questo è apprezzabile, anche se suppongo non condivisibile da tutti. E' chiaro che, anche non fosse voluto, l'idea di partenza in sé è già provocatoria e non ci si poteva non aspettare delle critiche, ma suppongo che scegliere di non vedere il film sia sufficiente a sottolineare il proprio dissenso meglio che spendersi in facili atticchi o moralismi.
Ciò detto, a parte qualche momento un po' lento o noioso, ho trovato questa pellicola ben realizzata e interessante. Sbircia in un mondo a me totalmente estraneo e, per quanto sia una ricostruzione, mi ha affiscinato calarmi (letteralmente) nei panni di un personaggio tanto distante da me e dalle persone di cui solitamente si parla al cinema. Si può, naturalmente, non condividere sempre la scelta di linguaggio o messa in immagini, ma rimane il fatto che "Nymphomaniac" allarghi non di poco gli orizonti sessualmente leciti trattati sul grande schermo (e quindi fruibili dalle grandi masse).
L'idea che ho gradito di più è stata quella di associare in parallelo la caccia al coito di Joe (Charlotte Gainsbourg) alla pesca, grazie al suo pacato interlocutore Seligman (Stellan Skarsgård). Credo sia un modo geniale e delicato di affrontare l'argomento e, al contempo, un espediente per accentuare il divario tra la scelta narrativa - se vogliamo più "soft" - e quella visiva più cruda. Un contrasto tra la quiete della pratica della pesca, attività assolutamente solitaria, e la frenesia che spinge Joe a ricercare anche 7-8 uomini a giornata per appagare il suo desiderio così rapidamente insoddisfatto. Eppure entrambe le pratiche (pesca e caccia) sono accomunare da una meticolosa preparazione e organizzazione. E, a ben rifletterci, dalla condizione della solitudine.
Insomma, Lars von Trier in qualche modo è riuscito a portare sullo schermo anche questa sua creatura nonostante gli scetticismi, le difficoltà e gli ostacoli. Per quanto mi riguarda questo progetto ha il suo perché e sono veramente curioso di vedere come andrà a finire la vicenda, dato che la storia si interrompe in maniera assolutamente brusca e, come si suol dire, sul più bello (in molti sensi). Mancano ancora da chiarire numerosi interrogativi (per esempio perché Joe all'inizio del film è atterra malmenata), oltre che approfondire la conoscenza dei due interlocutori - a mio avviso trattata con troppa fretta nell'incipit del film - e incontrare molti personaggi che ancora non sono comparsi in questo primo capitolo. Vedremo se la continuazione sarà in grado di mantenere immutato l'interesse per la storia e, finalmente, come interagirà Charlotte Gainsbourg con i suoi amanti al momento di trattare l'età adulta del suo personaggio (fino ad ora la parte dei racconti coinvolge una giovane Joe interpretata da Stacy Martin). Allo stato attuale delle cose, sono molto curioso.
Box Office: $10,219,478
Consigli: Non è necessario essere particolarmente disinibiti per poter affrontare questo "Volume 1". Sesso, chi più chi meno, lo abbiamo fatto tutti, quindi è inutile scandalizzarsi troppo, meglio guardare e, prima di farsi un'idea, aspettare almeno che la pellicola sia finita. Per quanto mi riguarda ho trovato più faticoso seguire un film come "300" con quel misto di violenza ostentata e cruenta celebrazione della guerra come affermazione dell'egemonia del vincitore. Chiaramente "Nymphomaniac" è un prodotto destinato alla controversia, ma non è qui - non ancora, perlomeno - tanto spaventoso da far coprire gli occhi allo spettatore.
Parola chiave: Jerôme.
Trailer
Bengi
Film 697: "Nymphomaniac - Volume 1" (2013) di Lars von Trier
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Scegliendo di vedere questo film mi ero comunque lasciato aperta la possibilità di mollare nel caso in cui lo avessi trovato fastidioso o noioso. Non che solitamente questa possibilità non si verifichi, ma questa volta è stato proprio un ragionamento esplicito. Ragionamento inutile, alla fine, in quanto è evidente che, almeno per questo primo capitolo, mi ero fasciato la testa troppo presto.
Probabilmente fuorviato da un'immaginario creato dall'esterno, ho abboccato subito alle provocazioni di chi lo vuole mera pornografia o semplice scusa per attirare l'attenzione. Chiaro, l'espediente narrativo richiama sicuramente la curiosità di molti, ma non posso proprio dire che la visione di "Nymphomaniac: Vol. I" mi abbia turbato più di altri film che ho visto di recente. E' vero, ero preparato al peggio, ma proprio non ce n'era bisogno. Sia perché il mostrato non è poi così tanto, sia perché è tutto abbastanza coerente con la storia raccontata e quindi meno gratuito del previsto.
Ho immaginato che, avendo scelto di trattare la biografia "sentimentale" di una ninfomane, tanto valeva essere onesti e nel ritratto della protagonista delineato e nella scelta di un linguaggio in immagini preciso e coerente al contesto. Questo è apprezzabile, anche se suppongo non condivisibile da tutti. E' chiaro che, anche non fosse voluto, l'idea di partenza in sé è già provocatoria e non ci si poteva non aspettare delle critiche, ma suppongo che scegliere di non vedere il film sia sufficiente a sottolineare il proprio dissenso meglio che spendersi in facili atticchi o moralismi.
Ciò detto, a parte qualche momento un po' lento o noioso, ho trovato questa pellicola ben realizzata e interessante. Sbircia in un mondo a me totalmente estraneo e, per quanto sia una ricostruzione, mi ha affiscinato calarmi (letteralmente) nei panni di un personaggio tanto distante da me e dalle persone di cui solitamente si parla al cinema. Si può, naturalmente, non condividere sempre la scelta di linguaggio o messa in immagini, ma rimane il fatto che "Nymphomaniac" allarghi non di poco gli orizonti sessualmente leciti trattati sul grande schermo (e quindi fruibili dalle grandi masse).
L'idea che ho gradito di più è stata quella di associare in parallelo la caccia al coito di Joe (Charlotte Gainsbourg) alla pesca, grazie al suo pacato interlocutore Seligman (Stellan Skarsgård). Credo sia un modo geniale e delicato di affrontare l'argomento e, al contempo, un espediente per accentuare il divario tra la scelta narrativa - se vogliamo più "soft" - e quella visiva più cruda. Un contrasto tra la quiete della pratica della pesca, attività assolutamente solitaria, e la frenesia che spinge Joe a ricercare anche 7-8 uomini a giornata per appagare il suo desiderio così rapidamente insoddisfatto. Eppure entrambe le pratiche (pesca e caccia) sono accomunare da una meticolosa preparazione e organizzazione. E, a ben rifletterci, dalla condizione della solitudine.
Insomma, Lars von Trier in qualche modo è riuscito a portare sullo schermo anche questa sua creatura nonostante gli scetticismi, le difficoltà e gli ostacoli. Per quanto mi riguarda questo progetto ha il suo perché e sono veramente curioso di vedere come andrà a finire la vicenda, dato che la storia si interrompe in maniera assolutamente brusca e, come si suol dire, sul più bello (in molti sensi). Mancano ancora da chiarire numerosi interrogativi (per esempio perché Joe all'inizio del film è atterra malmenata), oltre che approfondire la conoscenza dei due interlocutori - a mio avviso trattata con troppa fretta nell'incipit del film - e incontrare molti personaggi che ancora non sono comparsi in questo primo capitolo. Vedremo se la continuazione sarà in grado di mantenere immutato l'interesse per la storia e, finalmente, come interagirà Charlotte Gainsbourg con i suoi amanti al momento di trattare l'età adulta del suo personaggio (fino ad ora la parte dei racconti coinvolge una giovane Joe interpretata da Stacy Martin). Allo stato attuale delle cose, sono molto curioso.
Box Office: $10,219,478
Consigli: Non è necessario essere particolarmente disinibiti per poter affrontare questo "Volume 1". Sesso, chi più chi meno, lo abbiamo fatto tutti, quindi è inutile scandalizzarsi troppo, meglio guardare e, prima di farsi un'idea, aspettare almeno che la pellicola sia finita. Per quanto mi riguarda ho trovato più faticoso seguire un film come "300" con quel misto di violenza ostentata e cruenta celebrazione della guerra come affermazione dell'egemonia del vincitore. Chiaramente "Nymphomaniac" è un prodotto destinato alla controversia, ma non è qui - non ancora, perlomeno - tanto spaventoso da far coprire gli occhi allo spettatore.
Parola chiave: Jerôme.
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Stacy Martin,
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Uma Thurman
martedì 17 aprile 2012
Film 381 - Nuovomondo
Una pellicola che guardo sempre volentieri.
Film 381: "Nuovomondo" (2006) di Emanuele Crialese
Visto: dal computer di di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Nel 2006 a Venezia Crialese con "Nuovomondo" vince tutto tranne che il Leone d'Oro. Ai David di Donatello si porta a casa 3 premi (costumi, scenografia, effetti speciali), ma nessuno di quelli importanti. Lo propongono come candidato italiano per il Miglior film straniero agli Oscar, ma non entra in cinquina.
Nel 2011, sempre Crialese, questa volta con "Terraferma", a Venezia vince molto, ma niente Leone d'Oro. Ai David di Donatello riceve 3 nomination (film, regia, attrice protagonista) e agli Oscar viene nuovamente scelto come rappresentante italiano per la categoria film straniero, ma anche in questa occasione non viene scelto.
Ora vorrei trarre delle facili conclusioni. Innanzitutto a Crialese piace coniare per le sue pellicole nuove parole composte da due separate. E, lo si deduce anche solo dai trailer, c'è uno stretto legame con il mare in entrambe. Lo trovo curioso. Poi, evidentemente, è un autore che in Italia piace, ma a cui non si da il pieno appoggio. Il che non è funzionale ad un supporto a livello internazionale tale da giustificare un richiamo di pubblico. Se tutti, da noi, dicessero che è un film che va visto, allora forse anche all'estero si prenderebbero la briga di riconoscerci qualcosa. Ma non tocchiamo un tema sconfinato come questo. Direttamente collegato a quanto appena detto, poi, un fatto bizzarro. Crialese risulta sempre la seconda scelta del nostro Paese quale candidato rappresentante italiano agli Oscar. Fu così con "La sconosciuta" di Tornatore (che aveva battuto la pellicola in oggetto ai David nelle categorie principali tra cui Miglior film) e che venne proposto come 'rappresentante' per l'anno successivo a "Nuovomondo" ed è stato così quest'anno quando, impossibilitati per motivi di regolamento a scegliere "This Must Be the Place" (negli USA il film non sarebbe uscito in tempo nelle sale per risultare idoneo a competere) si è finito per proporre "Terraferma".
"The Golden Door", come è stato ribattezzato il film a livello internazionale, è uno di quei rari casi in cui il cinema italiano riesce ad emergere per qualità e capacità oltre che per un certo tono visionario e creativo e, nonostante questo, non viene comunque universalmente osannato. Non perchè serva per forza che la critica si compatti tutta e lotti per un prodotto di qualità, ma perchè, per una volta, sarebbe bello udire un unico coro di voci che, invece di commentare facile il tono idiota di un qualunque prodotto medio nostrano (cito alcune perle: "Femmine contro maschi", "Ex", "Natale in crociera", "Benvenuti al nord", "Com'è bello far l'amore"), esalta un film che vale la pena di essere visto per diversi motivi.
La trama è, innanzitutto, interessante e tocca una realtà storica che nel nostro Paese ha coinvolto numerose famiglie: l'emigrazione verso il paradiso USA. Poi il cast, a partire dai bravissimi Vincenzo Amato e Charlotte Gainsbourg (una nomination anche a lei per qualche premio non la si poteva dare, dato che recita pure in italiano? Quando si dice un'occasione persa...) che da prova di essere davvero azzeccato per i ruoli richiesti dalla pellicola. Infine un'attenzione per i particolari che, generalmente, non appartiene al nostro cinema.
Bellissima, per esempio, la scena in cui, finalmente lasciatisi Ellis Island alle spalle, i protagonisti riemergono da un mare di candida acqua bianca, quasi a voler suggerire l'inizio di un futuro ancora tutto da scrivere, pulito e pieno di possibilità che aspettano solo di essere colte. Un bagno che pulisce l'anima, insomma, da tutto ciò che è stato prima. Visivamente potentissimo oltre che piuttosto poetico.
Molto belle, ancora, le allucinazioni degli ortaggi giganti che suggestionano Salvatore - e non solo lui - nell'attesa di mettersi in viaggio verso l'America. Le foto dei soldi che crescono sugli alberi, poi, fanno il resto. Molto curato, insomma, l'universo di contorno alla storia, funzionale a raccontare una psicologia dei personaggi approfondita e resa attraverso meccanismi efficaci, con un linguaggio visivo semplice ma azzeccato.
In una specie di Titanic per sfollati, dunque, si sviluppa la vicenda di una famiglia che impacchetta sogni e speranze di un'esistenza migliore e lascia la terra natia (una Sicilia che più rurale non si può) per imbarcarsi nella scommessa più grande della loro vita. Si lega a loro la vicenda di Lucy Reed che finirà per rimanere più coinvolta del previsto.
Al di là della vicenda umana in sé, comunque, incuriosisce la ricostruzione meticolosa delle ispezioni ad Ellis Island in cui i nuovi arrivati venivano sottoposti a controlli sull'igiene e le funzioni mentali. Successivo step quello del matrimonio 'forzato', nel senso che chi non aveva un consorte locale pronto all'arrivo negli Stati Uniti, veniva presto imbarcato nuovamente per essere rimpatriato.
I destini di tanti si incrociano in un unico lunghissimo momento, tra speranza e paura, curiosità e aspettative, ma non tutti saranno così fortunati da poter varcare il tanto agognato cancello per il paradiso.
Consigli: Cinema italiano da esportazione, cast internazionale, storia di qualità. Se non basta questo a convincervi, lasciatevi almeno tentare dalle verdure giganti o... gli alberi dei soldi!
Parola chiave: Matrimonio.
Trailer
Ric
Film 381: "Nuovomondo" (2006) di Emanuele Crialese
Visto: dal computer di di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Nel 2006 a Venezia Crialese con "Nuovomondo" vince tutto tranne che il Leone d'Oro. Ai David di Donatello si porta a casa 3 premi (costumi, scenografia, effetti speciali), ma nessuno di quelli importanti. Lo propongono come candidato italiano per il Miglior film straniero agli Oscar, ma non entra in cinquina.
Nel 2011, sempre Crialese, questa volta con "Terraferma", a Venezia vince molto, ma niente Leone d'Oro. Ai David di Donatello riceve 3 nomination (film, regia, attrice protagonista) e agli Oscar viene nuovamente scelto come rappresentante italiano per la categoria film straniero, ma anche in questa occasione non viene scelto.
Ora vorrei trarre delle facili conclusioni. Innanzitutto a Crialese piace coniare per le sue pellicole nuove parole composte da due separate. E, lo si deduce anche solo dai trailer, c'è uno stretto legame con il mare in entrambe. Lo trovo curioso. Poi, evidentemente, è un autore che in Italia piace, ma a cui non si da il pieno appoggio. Il che non è funzionale ad un supporto a livello internazionale tale da giustificare un richiamo di pubblico. Se tutti, da noi, dicessero che è un film che va visto, allora forse anche all'estero si prenderebbero la briga di riconoscerci qualcosa. Ma non tocchiamo un tema sconfinato come questo. Direttamente collegato a quanto appena detto, poi, un fatto bizzarro. Crialese risulta sempre la seconda scelta del nostro Paese quale candidato rappresentante italiano agli Oscar. Fu così con "La sconosciuta" di Tornatore (che aveva battuto la pellicola in oggetto ai David nelle categorie principali tra cui Miglior film) e che venne proposto come 'rappresentante' per l'anno successivo a "Nuovomondo" ed è stato così quest'anno quando, impossibilitati per motivi di regolamento a scegliere "This Must Be the Place" (negli USA il film non sarebbe uscito in tempo nelle sale per risultare idoneo a competere) si è finito per proporre "Terraferma".
"The Golden Door", come è stato ribattezzato il film a livello internazionale, è uno di quei rari casi in cui il cinema italiano riesce ad emergere per qualità e capacità oltre che per un certo tono visionario e creativo e, nonostante questo, non viene comunque universalmente osannato. Non perchè serva per forza che la critica si compatti tutta e lotti per un prodotto di qualità, ma perchè, per una volta, sarebbe bello udire un unico coro di voci che, invece di commentare facile il tono idiota di un qualunque prodotto medio nostrano (cito alcune perle: "Femmine contro maschi", "Ex", "Natale in crociera", "Benvenuti al nord", "Com'è bello far l'amore"), esalta un film che vale la pena di essere visto per diversi motivi.
La trama è, innanzitutto, interessante e tocca una realtà storica che nel nostro Paese ha coinvolto numerose famiglie: l'emigrazione verso il paradiso USA. Poi il cast, a partire dai bravissimi Vincenzo Amato e Charlotte Gainsbourg (una nomination anche a lei per qualche premio non la si poteva dare, dato che recita pure in italiano? Quando si dice un'occasione persa...) che da prova di essere davvero azzeccato per i ruoli richiesti dalla pellicola. Infine un'attenzione per i particolari che, generalmente, non appartiene al nostro cinema.
Bellissima, per esempio, la scena in cui, finalmente lasciatisi Ellis Island alle spalle, i protagonisti riemergono da un mare di candida acqua bianca, quasi a voler suggerire l'inizio di un futuro ancora tutto da scrivere, pulito e pieno di possibilità che aspettano solo di essere colte. Un bagno che pulisce l'anima, insomma, da tutto ciò che è stato prima. Visivamente potentissimo oltre che piuttosto poetico.
Molto belle, ancora, le allucinazioni degli ortaggi giganti che suggestionano Salvatore - e non solo lui - nell'attesa di mettersi in viaggio verso l'America. Le foto dei soldi che crescono sugli alberi, poi, fanno il resto. Molto curato, insomma, l'universo di contorno alla storia, funzionale a raccontare una psicologia dei personaggi approfondita e resa attraverso meccanismi efficaci, con un linguaggio visivo semplice ma azzeccato.
In una specie di Titanic per sfollati, dunque, si sviluppa la vicenda di una famiglia che impacchetta sogni e speranze di un'esistenza migliore e lascia la terra natia (una Sicilia che più rurale non si può) per imbarcarsi nella scommessa più grande della loro vita. Si lega a loro la vicenda di Lucy Reed che finirà per rimanere più coinvolta del previsto.
Al di là della vicenda umana in sé, comunque, incuriosisce la ricostruzione meticolosa delle ispezioni ad Ellis Island in cui i nuovi arrivati venivano sottoposti a controlli sull'igiene e le funzioni mentali. Successivo step quello del matrimonio 'forzato', nel senso che chi non aveva un consorte locale pronto all'arrivo negli Stati Uniti, veniva presto imbarcato nuovamente per essere rimpatriato.
I destini di tanti si incrociano in un unico lunghissimo momento, tra speranza e paura, curiosità e aspettative, ma non tutti saranno così fortunati da poter varcare il tanto agognato cancello per il paradiso.
Consigli: Cinema italiano da esportazione, cast internazionale, storia di qualità. Se non basta questo a convincervi, lasciatevi almeno tentare dalle verdure giganti o... gli alberi dei soldi!
Parola chiave: Matrimonio.
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Vincenzo Amato
sabato 26 novembre 2011
Film 331 - Melancholia
Sabato sera di cinema impegnato con un film di cui si è tanto sentito parlare. Inevitabile la visione...
Film 331: "Melancholia" (2011) di Lars von Trier
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Gloria
Pensieri: L'ultimo film di Lars von Trier ha un cast insolitamente glam per lo standard del regista. Non cambia, però, l'impronta, il suo inconfondibile stile.
E' una strana pellicola, composta da una struttura narrativa divisa in tre parti (prologo, primo e secondo capitolo) di cui la prima è, a mio avviso, quella più interessante e sperimentale.
Giocando d'anticipo, il regista racconta - in maniera lentissima - nei primi cinque minuti quello che vedremo nelle successive due ore. Suggestive immagini in slow(slow)motion, colpiscono l'occhio dello spettatore e rimangono impresse, forse come manifesto più rappresentativo di un'opera non facile come questa.
Visivamente potente, se non visionario, perde parte del suo appeal - specialmente nella seconda parte - a causa della lenta narrazione. La depressione pre e post matrimoniale non è certo un argomento allegro, ma il malumore di Justine/Kirsten Dunst all'inizio non è solo non chiaro, ma quasi irritante. Il collegamento con la rigida figura materna e il superficiale rapporto con il padre (farfallone) offrono in corso d'opera una possibile spiegazione del rigetto viscerale del vincolo matrimoniale nella novella sposa.
Il pianeta Melancholia avanza e risulterà fatale simbolo di liberazione da depressione e angoscia, tanto che la più coraggiosa (come la luna influenza le maree, così pare che il pianeta influenzi Justine) risulterà proprio colei che fino a quel momento pareva la più vulnerabile. Arresa al suo destino, consapevole che non c'è via di scampo, la ragazza accetterà la (letterale) fine del mondo accompagnando gli altri per mano, con un'evidente inversione di ruoli rispetto alla prima parte della pellicola.
Al contrario, la coppia Gainsbourg-Sutherland finirà per passare dall'immagine solida e collaudata dell'inizio ad una scissione dei due individui con vigliacco gesto di dipartita da parte di lui. Particolare disprezzo per la figura del marito John/Sutherland, quindi, sarà inevitabile.
La bellezza intrinseca di "Melancholia" è la capacità che la pellicola ha di sviscerare il vero io delle persone. Alla resa dei conti i personaggi non potranno che rivelarsi per ciò che sono, seguendo la loro vera natura. Che sia l'influenza del pianeta o l'inarrestabile consapevolezza che tutto sta volgendo al termine, ognuno è costretto a confrontarsi con le proprie paure e le proprie domande, consapevole che il tempo a disposizione (per trovare le risposte) è decisamente breve. Il risultato sarà a tratti desolante, ma decisamente vero.
Ps. E' stato piacevole seguire la proiezione della pellicola in lingua originale, ma devo ammettere che la voce della Gainsbourg l'ho trovata spesso fastidiosa.
Pps. Il film ha vinto a Cannes 2011 il premio per la Miglior attrice Kirsten Dunst, che, dopo anni un po' appannati, torna in grande stile alla ribalta del cinema mondiale.
Consigli: Potente nelle immagini e fortissimo nel prologo, prosegue a ritmo lento. Non è una storia facile, ma può aiutare a porre interrogativi che, forse, normalmente non ci porremmo mai: io, se fossi al loro posto, cosa farei? Bella colonna sonora.
Parola chiave: Magic cave.
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Film 331: "Melancholia" (2011) di Lars von Trier
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Gloria
Pensieri: L'ultimo film di Lars von Trier ha un cast insolitamente glam per lo standard del regista. Non cambia, però, l'impronta, il suo inconfondibile stile.
E' una strana pellicola, composta da una struttura narrativa divisa in tre parti (prologo, primo e secondo capitolo) di cui la prima è, a mio avviso, quella più interessante e sperimentale.
Giocando d'anticipo, il regista racconta - in maniera lentissima - nei primi cinque minuti quello che vedremo nelle successive due ore. Suggestive immagini in slow(slow)motion, colpiscono l'occhio dello spettatore e rimangono impresse, forse come manifesto più rappresentativo di un'opera non facile come questa.
Visivamente potente, se non visionario, perde parte del suo appeal - specialmente nella seconda parte - a causa della lenta narrazione. La depressione pre e post matrimoniale non è certo un argomento allegro, ma il malumore di Justine/Kirsten Dunst all'inizio non è solo non chiaro, ma quasi irritante. Il collegamento con la rigida figura materna e il superficiale rapporto con il padre (farfallone) offrono in corso d'opera una possibile spiegazione del rigetto viscerale del vincolo matrimoniale nella novella sposa.
Il pianeta Melancholia avanza e risulterà fatale simbolo di liberazione da depressione e angoscia, tanto che la più coraggiosa (come la luna influenza le maree, così pare che il pianeta influenzi Justine) risulterà proprio colei che fino a quel momento pareva la più vulnerabile. Arresa al suo destino, consapevole che non c'è via di scampo, la ragazza accetterà la (letterale) fine del mondo accompagnando gli altri per mano, con un'evidente inversione di ruoli rispetto alla prima parte della pellicola.
Al contrario, la coppia Gainsbourg-Sutherland finirà per passare dall'immagine solida e collaudata dell'inizio ad una scissione dei due individui con vigliacco gesto di dipartita da parte di lui. Particolare disprezzo per la figura del marito John/Sutherland, quindi, sarà inevitabile.
La bellezza intrinseca di "Melancholia" è la capacità che la pellicola ha di sviscerare il vero io delle persone. Alla resa dei conti i personaggi non potranno che rivelarsi per ciò che sono, seguendo la loro vera natura. Che sia l'influenza del pianeta o l'inarrestabile consapevolezza che tutto sta volgendo al termine, ognuno è costretto a confrontarsi con le proprie paure e le proprie domande, consapevole che il tempo a disposizione (per trovare le risposte) è decisamente breve. Il risultato sarà a tratti desolante, ma decisamente vero.
Ps. E' stato piacevole seguire la proiezione della pellicola in lingua originale, ma devo ammettere che la voce della Gainsbourg l'ho trovata spesso fastidiosa.
Pps. Il film ha vinto a Cannes 2011 il premio per la Miglior attrice Kirsten Dunst, che, dopo anni un po' appannati, torna in grande stile alla ribalta del cinema mondiale.
Consigli: Potente nelle immagini e fortissimo nel prologo, prosegue a ritmo lento. Non è una storia facile, ma può aiutare a porre interrogativi che, forse, normalmente non ci porremmo mai: io, se fossi al loro posto, cosa farei? Bella colonna sonora.
Parola chiave: Magic cave.
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